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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 gennaio 2016

Il Family Day sia la festa di tutti i conviventi !

La famiglia è un nucleo di persone che convivono nella medesima abitazione. Possono essere parenti, amici, una coppia, o anche semplicemente una persona e un animale.

Questa la definizione autentica del concetto e che andrebbe spiegata a coloro i quali pretendono – ideologicamente - che la famiglia sia composta da un padre, una madre e, eventualmente, dei figli.

Una famiglia siamo, in sostanza, anche io e il mio gatto, con buona pace di monsignor Bagnasco & Co., che della famiglia hanno un concetto tutto loro. O forse non convivono con un gatto.

Per cui al Family Day potrebbe partecipare chiunque conviva nella medesima abitazione: eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali, amici, parenti, animali domestici ecc....

Anzi, sarebbe bello vi partecipassero tutti i conviventi d'Italia, proprio per celebrare la giornata della famiglia, ovvero della convivenza. Convivenza che è alla base della tolleranza reciproca e dell'amore fraterno.

Il messaggio che gli organizzatori ufficiali del Family Day dal 2007 ad oggi vorrebbero far passare, è invece un messaggio ideologico e di divisione umana fra modi di pensare e di vivere/convivere diversi. E stupisce che una Chiesa che, a parole quantomeno, dovrebbe predicare l'amore, abbia al suo interno esponenti che fomentano contrapposizioni e divisioni, anziché promuovere la concordia ed il rispetto fra le genti.

Ed è altresì ideologico e sessuofobico ritenere che un figlio non possa essere cresciuto da un single o crescere in seno ad una coppia omosessuale, dato che ciò di cui necessita un bambino è solo l'amore. Quell'amore ucciso dalle divisioni e dalle ideologie in nome della destra, della sinistra, del cattolicesimo, dell'ebraismo, dell'islamismo e così via. Un bambino, un figlio, grazie al cielo, di tutte queste cose se ne frega e non ha certo bisogno (auguriamoci che nemmeno da adulto abbia mai bisogno di questi “ameni” aspetti della più varia umanità e sia uno spirito che pensi sempre con la sua testa !).

Non sappiamo come questo Parlamento intenda legiferare in merito, per quanto noi abbiamo le idee più che chiare nell'ambito di uno Stato che voglia garantire laicità e libertà per tutti, senza ingerenze o divisioni ideologiche. Quel che è certo è che è oltremodo ridicolo pensare che il tema delle unoni civili o del matrimonio omosessuale sia un'”arma di distrazione”, visto che in realtà è un tema centrale per milioni di persone omosessuali che pagano regolarmente le tasse.


Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Mirtillo)



12 novembre 2015

Democrazia, libertà e giustizia sociale nelle parole di Mu'Ammar Gheddafi e Evita Peron



18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



24 maggio 2015

Elezioni Amministrative: la necessità del non voto e di una sua rappresentanza popolare

Le elezioni Amministrative sono imminenti e, in assenza di serie rappresentanze popolari, ovvero in presenza di forze politiche oligarchiche ed autoreferenziali, è molto probabile che, ancora una volta a prevalere sarà un sano e auspicabile astensionismo.

Astensionismo che, come dicevamo l'autunno scorso a proposito delle Amministrative di Emilia Romagna e Calabria, meriterebbe un'adeguata rappresentanza cittadina, anziché politico-oligarchica-clientelare-mediatica.

In quale modo ? Attraverso il modello rappresentativo dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero che preveda l'attribuzione dei seggi dei non votanti a tutti i cittadini aventi diritto al voto, estraendoli a sorte.

Bisognerebbe, in sostanza, far sì che le singole intelligenze delle persone, dei cittadini, possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia (Grecia ben diversa da quella attuale).
In questo senso, infatti, nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (
www.amoreeliberta.altervista.org - www.amoreeliberta.blogspot.it) ci battiamo da tempo per un sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni.

Per la prima volta si permetterebbe così, dunque, alle singole intelligenze, di avere un posto all'interno del Parlamento, dei Consigli Regionali e Comunali. E dunque di costituire, via via, una base per una prima assunzione di responsabilità politica e civile da parte della cittadinanza attiva.
E tutto ciò al di là del solito imbroglio partitico-mediatico-elettorale che, di fatto, rappresenta una vera e propria "delega in bianco" che i cittadini, ormai a larghissima maggioranza, hanno dimostrato e stanno dimostrando di non volere più.


Luca Bagatin



12 marzo 2015

"Nuda varietà !": aforismi e riflessioni sull'ipocrisia, la nudità, l'erotismo, l'eroismo, la politica di ieri e di oggi by Luca Bagatin

Che cosa c'è di offensivo in un corpo nudo ? Solo la mente di chi lo guarda con malizia.

Nudità è verità. E' l'opposto metaforico dell'ipocrisia. E credo anche che la nudità rappresenti un ritorno allo stato di natura, di cui parlava anche Henry David Thoreau. La nudità ci rende tutti ugualmente bellissimi, perché reali, realistici, non mediati né mediatici. Liberi, insomma, non solo dall'ipocrisia e dalle pruderie, ma anche dai mezzi cadotico-tecnologici, che ci rendono diversi (e spesso più brutti e ipocriti) da ciò che siamo realmente. Nemmeno un video pornografico trovo sia offensivo, ma una forma d'arte. Certo, un conto è la forma d'arte e l'altra lo sfruttamento dei corpi e quindi anche delle menti. Ma il sistema economico-politico nel quale viviamo, non è anch'esso una forma di sfruttamento, che andrebbe - pertanto - abbattuto ?

Mazzini e Garibaldi non sono mai stati iscritti ad un partito elettoralistico ! Mazzini ha fondato un partito di combattenti !
(dall'intervento al Congresso del Partito Repubblicano Italiano, 7 marzo 2015)
Ma i bilanci dei partiti non dovrebbero essere pubblici ?
Francamente non ho mai trovato democratica la realtà dei partiti elettoralistici. Che, come tali, andrebbero sciolti e sostituiti da persone pensanti e comuni, che si battano per i loro diritti civili e sociali.
Amo molto gli Stati Uniti d'America, ovviamente quando ancora non si chiamavano così ed erano abitati dai legittimi popoli: i Nativi.
Poi sono arrivati gli "incivilizzatori" dall'Europa...e sappiamo come è finita.

I popoli latini dovrebbero riaffermare la loro indipendenza e sovranità di fronte agli yankee, che non hanno nulla, ma proprio nulla da insegnare a nessuno ! Solidarietà al Venezuela e al Chavismo !

Mazzini e Garibaldi non si scannavano in Parlamento. Erano degli eroi e dei combattenti, sprezzanti del pericolo e della loro stessa vita, per il benessere collettivo.
Garibaldi - in polemica con la politica ed i politicanti della sua epoca - rinunciò addirittura al suo seggio parlamentare, ritirandosi a Caprera a fare l'agricoltore.
Questi sono uomini degni di essere chiamati tali.
Da imitare, onorare, ricordare, tenere nel cuore.


Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistica



12 febbraio 2015

Su Chavez e dintorni



Alcuni giorni fa ho ricevuto dalla Redazione del quotidiano con cui collaboro, ovvero "L'Opinione delle Libertà", una lettera di protesta relativa ad un mio articolo - apparso sul medesimo quotidiano -  relativo alla figura ed alla storia politica dell'ex Presidente del Venezuela Hugo Chavez e sul Socialismo del Ventunesimo secolo.
Il mio articolo lo potete reperire a questo link: http://www.opinione.it/politica/2015/02/05/bagatin_politica-05-02.aspx
La persona che ha inviato la lettera non ha voluto accettare la mia proposta di un confronto pubblico, ad ogni modo ritengo utile comunque pubblicare la mia lettera di risposta che, comunque, mi è costata del tempo.
Dell'universo chavista, così come il mondo latinoamericano in genere ed il fenomeno del Socialismo del Ventunesimo secolo (che molto, a parer mio, avrebbe da insegnare allo pseudo-socialismo di casa nostra, che ha perduto ogni collegamento con la Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata, fra gli altri, da Garibaldi e Mazzini, che per me sono e rimangono dei punti di riferimento politico-intellettuale e spirituale imprescindibili) in Italia si parla davvero molto poco e davvero molto male, per cui ogni occasione di confronto può risultare positiva.
Del resto lo scontro, in luogo del confronto, specie in un'epoca che necessita di un autentico superamento dell'ideologia per approdare ad un recupero dell'idea, non ha mai scaturito alcunché di buono.

L.B.



Sono felice di poter rispondere a chi ha inviato una lettera di critica relativa al mio articolo che spiega, per filo e per segno, pur nella doverosa stringatezza giornalistica, le politiche adottate dal Presidente Hugo Chavez in Venezuela ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo.

Ne sono felice per due ragioni. La prima è che il confronto è sempre positivo. Esso contribuisce alla riflessione e denota rispetto nei confronti dell'interlocutore, pur nella differenza di opinioni.

La seconda ragione è che mi permette di ringraziare il quotidiano L'Opinione per lo spazio che sempre concede ai miei articoli, proprio in quanto organo liberale, ovvero non servile nei confronti di qualsivoglia padrone o ideologia precostituita e proprio per questo concede spazio anche a chi, anziché seguire la corrente della cultura mediatica dominante, preferisce approfondire e permettere ai lettori di farsi un'opinione che possa andare al di là di quanto i media tradizionali propinino quaotidianamente loro.

Si possono avere opinioni di pregiudizio nei confronti dello chavismo, certo, ma non si può dare del dittatore a chi è stato eletto democraticamente, come lo fu Chavez a suo tempo (dal 1998 sino alla sua morte, nel 2013) oppure al Presidente Maduro.

Il Venezuela, in sostanza, non ha nulla a che vedere con la dittatoriale e sanguinaria Corea del Nord paventata dalla persona che ha inviato la lettera e pur difesa da più di qualche nostro parlamentare (sic !).

Personalmente non sono fra coloro i quali nutre dei pregiudizi, specie non prima di aver approfondito una realtà. E, da quando ho iniziato ad approfondire la realtà latinoamericana – che con la nostra Storia risorgimentale e garibaldina ha molti punti in comune, per non parlare delle comuni radici - debbo riconoscere che essa ha molto da insegnarci. Sia in termini di democrazia partecipativa – come ho scritto anche nel mio articolo – che di prospettive sociali.

E lo dico da persona che non ha nulla a che spartire con il comunismo, ma che trova parimenti interessanti e di rottura, tanto le prospettive offerte dal Socialismo del XXIesimo secolo, ovvero una vera Terza Via fra capitalismo e comunismo, che il libertarianesimo proposto da Ron Paul negli USA, il primo a denunciare le politiche truffaldine della Federl Reserve.

Prospettive che, per quanto riguarda la fattispecie del mio articolo riguardante il Venezuela, pur fra mille difficoltà hanno dato i loro frutti.

Non ho affatto negato che la criminalità non sia dilagante, così come ho parlato di un'alta inflazione. Purtuttavia il tasso di povertà è stato ridotto, per non parlare dell'analfabetismo.

Non risulta, ad ogni modo, che la situazione precedente all'avvento di Chavez al governo, fosse così rosea, al punto che la corruzione era di molto superiore a quella attuale ed alle classi meno abbienti, oltre che alle periferie, non pensava davvero nessuno.

Sulla nazionalizzazione del petrolio posso dire: è meglio che le risorse siano sfruttate da una multinazionale, oppure è meglio che a gestire il tutto sia uno Stato ? Meglio sarebbe che a gestire le risorse di una nazione siano i cittadini/lavoratori medesimi, direi io.

Purtuttavia se queste risorse sfruttate dallo Stato possono dare benefici ai meno abbienti, ben venga che ciò accada. Ben venga che siano avviate delle Missioni sociali, piuttosto che inseguire la fredda legge del mercato che da tempo immemorabile ci sta rendendo tutti quanti schiavi.

Possiamo semmai riconoscere che il Venezuela, a differenza di Bolivia o Brasile ha incentrato quasi esclusivamente le sue politiche sociali solo sugli introiti derivanti dal petrolio. E ciò è stato un errore, certo.

Ci sono luci e ombre in Venezuela, come ve ne sono in tutti gli Stati. Ma dobbiamo tenere presente che quel Paese, come tutta l'America Latina, ha vissuto una storia di sfruttamento. Prima coloniale e successivamente dittatoriale o semi dittatoriale. Da qualche decennio qualche spiraglio di luce si è visto. E si è visto in tutto quel continente, dal quale da noi provengono notizie solo parziali. Viene visto come una “realtà lontana” quando in realtà le radici sono comuni. E sono latine. Noi siamo latini, non anglosassoni, nonostante la cultura che nei secoli ci è stata imposta dalla politica e dall'economia e ci ha voluto rendere eguali agli anglosassoni, con tanto di politiche speculative importate da quelle realtà. Politiche speculative che sono all'origine della crisi economica mondiale.

Una crisi che però è prima di tutto umana.

Il Socialismo del Ventunesimo Secolo – slogan ideato dal sociologo Dieterich, che ne spiegò il fenomeno in un saggio purtroppo non pubblicato in Italia – ed avviato con la prima elezione di Chavez (e con le successive elezioni di Lula in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Morales in Bolivia, di Mujica in Uruguay ecc...), ha offerto per la prima volta ad un continente sfruttato una via di liberazione.

Una via di liberazione nazionale e non globalista, ovvero che non è detto possa andare bene per tutte le realtà mondiali, che non vuole essere necessariamente esportata, come avvenuto sia per l'imperialismo sovietico che per quello capitalistico. Una via di liberazione che affonda le sue radici non nel comunismo – come i media e la vulgata dominante vorrebbero farci credere - bensì nel socialismo libertario, nel cristianesimo delle origini, persino nelle influenze che il nostro Garibaldi ebbe in quelle terre, al punto che l'Eroe dei due Mondi è l'eroe simbolo dell'America Latina ed è secondo solo a Simon Bolivar.

Ora, non so e non posso sapere se il quotidiano “L'Opinione” deciderà di non pubblicare più le mie “falsità”, come le ha chiamate qualcuno, che ha peraltro deciso di non accettare alcun confronto pubblico. “Falsità” comunque di studioso appassionato che ha trovato in quella realtà così apparentemente lontana, ma così culturalmente vicina, l'unica reale prospettiva per uscire dalla crisi attraverso la ricerca del sentimento umano, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, pur fra mille difficoltà e limiti causati dai meccanismi del potere politico stesso.

Sinceramente mi auguro che “L'Opinione” possa essere e rimanere la voce di tutti le voci. Della mia, come di coloro i quali la pensano diversamente da me. E me lo auguro anche perché oggi, al pensiero “eretico” e libertario – che non vuole essere né collocarsi a sinistra o a destra e che è disgustato dagli pseudo-movimenti alla Grillo – non viene data più alcuna voce.


Luca Bagatin



27 settembre 2014

Quei regolamenti per i dipendenti pubblici che...sono poco rispettosi della libertà d'associazione !

Non molte settimane fa avevo scritto un articolo a proposito del nuovo codice etico che i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri dovranno seguire.

In proposito, fra le altre cose, scrivevo: Un “codice etico” che sa molto di Stato Etico di fascista memoria. Un “codice etico” che, come nel periodo mussoliniano, prevede fra le altre cose l'obbligo da parte del dipendente di dichiarare l'appartenenza a qualsiasi associazione, anche riservata, esclusa l'appartenenza a partiti e sindacati (che, però, ricordiamolo, sono le uniche associazioni che non possiedono personalità giuridica).

E' chiaro che tale norma voglia colpire l'appartenenza dei dipendente ad associazioni riservate (ma non certo segrete !) quali la Massoneria.

Alcuni giorni fa, un caro amico dirigente provinciale da trent'anni, mi fa notare che un regolamento simile esiste già – per tutti i pubblici dipendenti – ed è contanuto nel DPR 62/2013 dal titolo, appunto, “Codice di comportamento dei dipendenti pubblici”. All'Articolo 5 leggiamo infatti, testualmente, al comma 1: Nel rispetto della disciplina vigente del diritto di associazione, il dipendente comunica tempestivamente al responsabile dell'ufficio di appartenenza la propria adesione o appartenenza ad associazioni od organizzazioni, a prescindere dal loro carattere riservato o meno, i cui ambiti di interessi possano interferire con lo svolgimento dell'attività dell'ufficio. Il presente comma non si applica all'adesione a partiti politici o a sindacati.

In sostanza, se un dipendente aderisce ad una qualsiasi associazione, sia essa un'Obbedienza massonica oppure semplicemente Legambiente, Arcigay, Club degli Amici del Gambero o vattelapesca, sarebbe obbligato a dichiararlo al responsabile del suo ufficio.

Il che, nei fatti, va a ledere il diritto alla riservatezza di ciascuno. Ridicolo, poi, che tale obbligo non sussista per chi aderisce ad un partito...visto che è proprio semmai un partito politico che ha qualche “rapporto privilegiato” con il potere e potrebbe essere in contrasto con lo svolgimento dell'attività dell'ufficio pubblico in questione ! Per quanto, in nome della libertà di associazione, personalmente ritenga che ciascuno possa riservarsi di aderire a qualsiasi tipo di associazione egli voglia, senza che debba comunicare gli affari suoi ad alcuno.

Curioso che, sino ad oggi, nessuno abbia ancora sollevato “il caso” e mi auguro che, da oggi, qualcuno inizi a scandalizzarsi poiché, ancora una volta, lo Stato italiano (ed i suoi relativi legislatori) si qualifica per quel che è, in sostanza. Poco rispettoso delle libertà dei suoi cittadini.


Luca Bagatin



25 luglio 2014

Perché nessuna persona omosessuale decida di togliersi più la vita a causa della stupidità e la violenza altrui

E' necessario rispettare i morti. Ed onorarne la memoria.

E' necessario piangere e commuoversi, di fronte ad un morto di morte violenta come un suicida.

Ho da sempre profondo rispetto per i suicidi, nonché profonda compassione, nel senso etimologico del termine.

E' il caso dell'ennesimo ragazzo omosessuale. Ora, io non so che cosa significhi essere omosessuale ma so che cosa significhi essere criticato per il tuo modo di essere, di intendere le cose, di amare.

Un omosessuale è una persona che ama. Lo compresi – fortunatamente – sin da bambino. Perché, evidentemente, sin da bambino non ero uno stupido.

Nella vita ho ed ho avuto diversi amici omosessuali. Con uno di questi ho intrapreso anche diverse battaglie politico-culturali assieme per anni, attraverso inchieste ed articoli. Si chiamava Peter Boom e contro l'omofobia ha lottato per oltre cinquant'anni. Peter era un vero leader del movimento di liberazione sessuale ed omosessuale sin dagli Anni '60.

Quando sento di un ragazzo che si suicida “in quanto omosessuale” perché non accettato “dalla società” in cui vive, non posso che provarne un senso di sconforto, di scoramento, di vertigine.

E' questa la razza umana ? E' davvero così cattiva e criminale la razza umana ? E' così violenta da poter spingere un ragazzo al suicidio ? Spesso la rispostà è: sì. Non è forse questa la vera origine della crisi nella quale stiamo vivendo, che è prima di tutto una crisi di umanità ?

Sono cose che mi chiedo da anni. Poi riprendo a fare battaglie, a non smettere di lottare contro la stupidità e l'ipocrisia umana. Contro i rompipalle che non hanno altro da fare se non giudicare l'orientamento sessuale altrui, il pensiero, il comportamento, le opinioni, la famiglia. Sei di buona famiglia ? Allora vai bene. Non lo sei ? Allora sei guasto.

Mi dicono che, solo qualche giorno fa, in un paesino della provincia di Potenza un ragazzo gay si è suicidato gettendosi dalla finestra. Me l'ha detto uno dei suoi più cari amici. Mi ha detto che G. V. subiva le angherie di molti, di troppi (persino di un autista di autobus che lo avrebbe invitato a scendere, in quanto gay) e che la sua fragilità interiore lo ha portato a...

Nonostante la sua solarità e la sua voglia di vivere.

Scopro che i media non ne hanno parlato, che è bene mantenere tutto sotto riserbo. Mi scende una lacrima. Penso che la stupidità, la grettezza mentale e l'omofobia siano un crimine contro l'umanità. Penso che, se esiste un'umanità così, allora significa che è un'umanità criminale, pericolosa socialmente.

Penso che, se fra i valori umani esiste l'amore per il prossimo, queste cose non dovrebbero mai più accadere. Evidentemente questo valore non esiste, oppure è scaduto, oppure non frega a nessuno. Evidentemente siamo condannati.

Oppure no ?

Qualcuno mai vuole imparare ad alzare la testa ? Qualcuno là fuori, dico. Nei paesini più sperduti dello Stivale e dell'Europa. Nelle aule di tribunale, nei Parlamenti ed all'interno dei Governi che – evidentemente – se ne fregano ?

Ci siete razza di cacasotto che se in Italia arrivasse la dittatura lecchereste il culo del nuovo Leader Maximo come avete sempre fatto ???

Vogliamo fare qualche cosa contro la stupidità e la violenza che ci attanaglia tutti quanti ???

Oppure vogliamo morire. Morire di inedia. Morire perché privi e privati della consapevolezza di amare, di pensare e di combattere ?

Ogni qual volta muore una persona in quanto vittima di soprusi e angherie, in realtà, muore un po' anche la nostra coscienza. Non cerchiamo più alibi o scusanti. Ricordiamocelo !


Luca Bagatin



24 giugno 2014

Mazzini contro Marx ed il nuovo messaggio di emancipazione sociale proposto da "Amore e Libertà"

Oggi nessuno più ci pensa. Tutti presi dagli smartphone o come cappero si chiamano.

Tutti presi a parlare di crisi, meglio se se ne parla nei cosiddetti “social”, che di sociale non hanno proprio nulla.

Di sociale, in effetti, su un piano pragmatico e serio parlavano quelli della Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata nel 1864 e che vedeva uniti socialisti, anarchici e repubblicani.

Ovvero vedeva uniti i seguaci di Karl Marx, di Michail Bakunin e di Giuseppe Mazzini.

Tre correnti diversissime fra loro ma unite dall'ideale di emancipazione sociale.

Nella fattispecie le due correnti maggiormente contrapposte erano quelle dei mazziniani e dei marxisti, specie in Italia.

Giuseppe Mazzini guardava alla democrazia, alla repubblica, all'unione fra capitale e lavoro.

Karl Marx e Friedrich Engels, invece, guardavano al socialismo scientifico (non già umanitario), alla socializzazione dei mezzi di produzione, alla lotta di classe.

Mazzini scrisse, non a caso - contrapponendosi al “Manifesto del Partito Comunista” del 1848 - i “Discorsi sulla democrazia in Europa”. Egli non credeva alla “società dei castori” - come amava ricordare - propugnata dai marxisti. Egli guardava alla democrazia, all'umanità.

Mazzini, molto più di Marx, guardava ad un sentimento come l'Amore. Un Amore quasi religioso, anche verso Dio, oltre che verso il Popolo.

Marx, diversamente, era un filosofo, un economista, un materialista e, per quanto corrette potessero essere le sue analisi, ciò che mancava a Marx era una visione sentimentale e spirituale, oltre che umanista della Storia, in luogo di una visione meramente scientifica ed economicistica.

Non si può governare senza amore, anche se la maggioranza dei governi si fonda sulla mancanza d'amore. Mazzini lo sapeva, Marx lo ignorava.

Garibaldi lo sapeva, Engels lo ignorava.

Mazzini e Garibaldi erano due teosofi. Conoscevano Madame Blavatsky e la stimavano. Addirittura la arruolarono nelle loro fila.

Giuseppe Garibaldi, addirittura, prima di definirsi repubblicano, era socialista sansimoniano, ovvero aveva una visione cristiana di quel tipo di socialismo – diffuso da Henri de Saint-Simon - che mirava alla diffusione dell'amore per il prossimo.

Non è un caso che, la prima rivoluzione nonviolenta e dell'amore sia stata attuata da Gandhi in India, nel Novecento, il quale si ispirò a Mazzini ed ai suoi “Doveri dell'uomo”.

Marx, diversamente, di strada ne aveva da percorrere per comprendere che la rivoluzione andava fatta prima di tutto all'interno dell'animo umano. E la vera rivoluzione è prima di tutto evoluzione dell'anima, non già lotta fra classi, conflitto, ma unità nella diversità.

Mazzini, nel 1853, fondò ad ogni modo il Partito d'Azione. Un partito di attivisti, non già un partito di potere. La medesima cosa faranno Marx ed Engels, teorici del Partito Comunista che, alla fine dell'Ottocento, ispirerà i primi partiti socialdemocratici d'Europa (non ancora comunisti, si badi bene !).

Mazzini ispirerà il Partito Repubblicano del 1895 e, successivamente, durante il fascismo, le brigate partigiane antifasciste Giustizia e Libertà ed il successivo Partito d'Azione che ben presto si dividerà in sostenitori del Partito Radicale di Mario Pannunzio e del Partito Repubblicano Italiano di Ugo La Malfa. Giuseppe Garibaldi, invece, ispirerà prima il Partito Socialista Italiano dal 1948 (compresa la breve parentesi frontista) sino alla morte di Bettino Craxi, oltre che ispirerà il piccolo Partito dell'Amore di Moana Pozzi, fondato nel 1991 con intenti tutt'altro che goliardici e gaudenti e tutt'ora presente nel panorama politico – per quanto non si presenti più alle elezioni politiche – e oggi guidato da Mauro Biuzzi.

Purtuttavia Mazzini (e men che meno Garibaldi) mai aveva in mente di fondare un mero partito per la gestione del potere !

Egli parlava agli operai d'amore e di spiritualità. Di Repubblica, ma non della Repubblica dei Partiti, bensì della Repubblica del Cuore. La stessa cosa faceva Giuseppe Garibaldi, assieme alla moglie Anita, la prima eroina della Storia moderna a morire – in terra a lei straniera - a soli 28 anni, per la Repubblica Romana. La stessa cosa peraltro aveva fatto Simon Bolivar in Venezuela, nei primi anni dell'Ottocento.

Ecco il grande sogno repubblicano e socialista umanitario e libertario, non marxista.

Ecco il grande sogno che anima anche noi di “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) e che propugnamo la Civiltà dell'Amore in luogo della sociatà del piacere, dei media, del danaro e del potere.

Il limite di coloro i quali, nel corso della Storia, non hanno saputo cogliere il messaggio di Mazzini e Garibaldi ed hanno preferito rivolgersi a Marx, è evidente. Anteporre l'economia al sentimento finisce per rendere la società schiava di una lotta fra classi infinita.

Anteporre l'economia al sentimento ed all'umanità significa ancora seguitare a dare credito al sistema monetario internazionale, al sistema politico dei governi e dei parlamenti, al sistema delle tasse e delle imposte che ingrassa solamente il sistema politico (senza garantire alcun effettivo servizio), al sistema della pubblicità e di un mercato delle vacche che ha reso gli individui merci di scambio, invece che persone affratellate, che potrebbero vivere felici del loro lavoro, cooperando, barattando beni e servizi, approfondendo lo studio delle scienze umane, alla ricerca di nuove tecnologie non già da commerciare, bensì da condividere, senza costi per nessuno.

Giuseppe Mazzini, a differenza di Marx, parlò per primo, nell'ambito della Prima Internazionale dei Lavoratori, di interlcassismo. Ma l'interclassismo è niente senza la cooperazione e alla base di questa o vi è libertà ed emancipazione ed amore fraterno che unisce gli individui oppure non vi è nulla.

Vi è barbarie. Vi è prevaricazione. Vi è potere, danaro, mercificazione.

Questo il messaggio del nostro movimento (anti)politico “Amore e Libertà”, che non è un partito politico nel senso classico, bensì è un partito nel senso ottocentesco del termine. E' una tendenza politica o, meglio (anti)politica, come lo era il Partito d'Azione di Mazzini, che si contrapponeva alla realpolitik delle monarchie-oligarchie europee. Non vuole gestire il potere, ma far capire agli individui che è possibile vivere senza di esso. Che è possibile, forse, vivere anche senza danaro, senza rapporti mercificatori, se si permette ai rapporti umani – ovvero all'Amore - di trionfare.

Ciò può sembrare un discorso utopistico ma non lo è. Non diciamo nulla di nuovo, visto che ciò che diciamo lo dicevano Mazzini, Garibaldi, D'Annunzio dell'impresa di Fiume, Gandhi e prima di loro lo diceva Cristo, Buddha e tutti i Grandi Iniziati del passato.

La chiave dell'alternativa repubblicana e socialista libertaria è l'Amore, non il potere o, meglio, la gestione dello stesso. E' l'autogestione, la condivisione.

Chissà se ci arriveremo mai. La strada è lunga, ma io credo che questa crisi, che prima di tutto è umana-umanitaria, ci sta già costringendo a fare i conti con il nostro presente e quindi con il nostro passato.


Luca Bagatin



23 giugno 2014

Intervista di Luca Bagatin a Serena Marzucchi, avvocato, blogger ed ex concorrente di "The Apprentice"

Serena Marzucchi, classe 1979, toscana di Siena. Vive a Roma da dieci anni ed esercita la professione di avvocato nell'ambito di un'Autorità indipendente ove scrive norme a tutela dei diritti dei consumatori, oltre che gestisce l'ironico blog www.lifeacrobat.com (ove ultimamente parla con arguzia della vera o presunta tirchieria degli uomini...).

Serena è ormai conosciuta da molti per aver partecipato quale concorrente al programma televisivo “The Apprentice”, in onda su Sky e condotto da Flavio Briatore. Un vero e proprio colloquio di lavoro, con tanto di prove pratiche, attraverso le quali Briatore seleziona, fra i candidati, chi andrà a ricoprire la carica di suo collaboratore di fiducia nell'ambito della sua azienda, la Billionaire Holding.

Serena mi ha subito incuriosito per due motivi. E' una donna di ottima cultura ed il suo approccio e lavoro è orientato verso i sociale ed i diritti dei consumatori. Ciò la rendeva assolutamente alternativa rispetto agli altri concorrenti e per tale ragione le ho voluto proporre questa intervista.


Luca Bagatin: Innanzitutto mi piacerebbe sapere chi è davvero Serena Marzucchi. Come ti definiresti ?

Serena Marzucchi: E' sempre difficile definirsi, ma cercherò di riassumerti me stessa in tre parole: poliedrica, ottimista e orgogliosamente imperfetta !


Luca Bagatin: Orgogliosamente impertefetta ?

Serena Marzucchi: Certo ! Vorrei sempre fare tutto e di tutto, ho molti interessi e vorrei riuscire a fare tutto bene. Purtroppo spesso non ci si riesco. Sono una mamma, con due figlie e, oltre a loro ho un lavoro che mi impegna moltissimo. Faccio sempre i salti mortali e questo mi gratifica ! Non amo le “etichette”, i percorsi obbligati, il fatto che se sei madre e moglie ti debba per forza precludere il resto della vita.


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinta a partecipare a “The Apprentice” ?

Serena Marzucchi: Ho avuto due gravidanze, una di seguito all'altra. Volevo andare oltre i miei limiti. Sono andata ai provini del programma e sono riuscita a far cadere una delle tante etichette che volevano affibbiarmi: sei madre e funzionario pubblico e quindi perché partecipi ad un programma televisivo ? Alle fine, contro ogni possibile previsione, sono stata presa ! E sono anche arrivata quasi in finale !


Luca Bagatin: Fra i concorrenti a “The Apprentice” tu eri decisamente la persona meno legata al mondo del “business”, ovvero – come abbiamo detto - con un approccio più orientato verso il sociale ed i diritti dei consumatori. Pensi che ciò ti abbia favorita o penalizzata ?

Serena Marzucchi: Il lavoro che svolgo, ovvero la policy maker presso un'Autorità indipendente, non è certamente orientato al business, anzi. La mia idea, infatti, era di portare la logica dei diritti del consumatore all'interno dell'azienda di Briatore, proprio perché i consumatori non sono dei fessacchiotti. Quando il prodotto che vendi è privo di qualità i consumatori finiscono per rivolgersi altrove, ovvero ad altre aziende. Sono per la sostanza, più che per l'esteriorità. Ciò, purtroppo, nella logica del programma non ha pagato. Ma sono orgogliosa comunque di averci provato.


Luca Bagatin: Flavio Briatore ti ha definita “fredda”, “poco sorridente”, che cosa rispondi in merito ?

Serena Marzucchi: L'ambiente di “The Apprentice” era troppo competitivo e poco rilassante. Io poi ero così concentrata sul lavoro che dovevo svolgere, ovvero sulle varie prove pratiche del programma, che non mi sembrava il caso di sorridere. In questo senso non sono stata “vittima” delle logiche televisive.


Luca Bagatin: Che cosa consiglieresti ad una persona giovane che oggi, per la prima volta, si affaccia al difficile mondo del lavoro (o, meglio, del sempre più diffuso “non-lavoro”) ?

Serena Marzucchi: Penso che il primo consiglio che potrei dare ai giovani sia quello di iniziare a lavorare il prima possibile ed accettare qualsiasi tipo di lavoro, anche eventualmente umile. Anche lavorare durante gli studi può essere la cosa migliore. Io stessa ho iniziato a lavorare presto, a 22 anni. Trovo che il lavoro sia utile e gratificante, non tanto per una ragione economica, quanto piuttosto in quanto può essere uno dei modi per essere utili alla società. Vedo invece ragazzi che hanno 30 anni che non hanno mai lavorato un solo giorno in vita loro e rimango allibita. E' poi importante non trincerarsi dietro la scusa del “non trovo lavoro in quanto non sono raccomandato”. Certo, purtroppo è vero, le raccomandazioni ci sono. Però sono convinta che l'impegno premi sempre e comunque. E' necessario essere ottimisti. Quindi: niente scuse !


Luca Bagatin: Sei un avvocato che lavora per un'Autorità indipendente. In che cosa consiste, in concreto, il tuo lavoro ?

Serena Marzucchi: Lavoro come policy maker presso l'IVASS-Banca d'Italia. Ovvero scrivo norme e regolamenti nell'ambito del settore assicurativo a tutela dei diritti dei consumatori. Tutti pensano che le leggi si scrivano solamente in Parlamento ed invece talvolta se ne occupano anche le Authorities.


Luca Bagatin: In una delle prove che hai sostenuto in “The Apprentice” il giornalista economico Alan Friedman ha definito la categoria a cui appartieni, ovvero quella degli avvocati: “una lobby più potente dei tassisti di Roma”. Ti rispecchi in questa definizione ?

Serena Marzucchi: Gli avvocati sono una lobby, è vero. Ma ciò non ha nulla a che vedere con il mio lavoro. Le Authorities, infatti, dialogano con le lobby e con le associazioni di categoria. Il problema dei legislatori in Parlamento, in effetti, è che spesso non dialogano per nulla o non dialogano abbastanza con la società e/o con le associazioni di categoria. Cosa che cerchiamo, invece, di fare noi.


Luca Bagatin: Pensi di utilizzare la popolarità acquisita e, soprattutto, le tue competenze professionali, per progetti di rilevanza sociale e, perché no, magari anche culturale ? Quali sono le tue prospettive future ?

Serena Marzucchi: La politica è sempre stata, sin da giovanissima, il mio interesse più grande. Ero un'iscritta ai Democratici di Sinistra. Poi me ne sono distaccata in quanto non ero d'accordo con i vertici. Oggi, ad ogni modo, le cose stanno cambiando e ciò sta riaccendendo in me una certa passione politica. Mi auguro ad ogni modo che il diffuso malcontento nei confronti della politica si diradi. Mi soffermo spesso a pensare al fatto che il 60% delle persone vada a votare quasi a caso. Sarà che sin da ragazzina mi hanno insegnato ad avere una coscienza politica, ovvero a pensare che ogni atto, dall'andare al lavoro, dal portare i bambini a scuola, al chiacchierare sia, nel suo piccolo, un atto politico.


Luca Bagatin: Per concludere mi piacerebbe sapere com'è nata l'idea di Lifeacrobat, a partire proprio dal nome del tuo blog e quali sono le cose di cui, prevalentemente, ti piace scrivere.

Serena Marzucchi: Lifeacrobat, sin sal suo nome, vuole significare il fatto che le donne di oggi sono una sorta di acrobati che, come me, si trovano a dover gestire una vita famigliare ed al contempo lavorativa, oltre che sociale. Ed in tutto ciò ci rifiutiamo di avere etichette, ruoli precostituiti, imposti da chissà chi.

Il mio blog vuole, in questo senso, presentare la mia ottica. Io ho una vita normale, purtuttavia il mio approccio mi fa vedere la mia vita in modo eccezionale. Questo, insomma, il mio messaggio da inguaribile ottimista !


Luca Bagatin


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