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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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24 marzo 2014

Cari liberali, o abbracciate la linea extraparlamentare oppure siete destinati all'oblìo. "Amore e Libertà" ve ne offrirebbe la possibilità...

  VERSUS

Non conoscevo questo Guy Verhofstadt, così come non conoscevo questo Tsipras di cui pur i media si occupano, in vista dello spettacolo pornocratico delle elezioni europee previste per fine maggio.

Uno spettacolo pornocratico, dicevamo, utile unicamente a spartire le poltrone di un Parlamento europeo senza alcun potere se non quello di determinare la...lunghezza delle zucchine o giù di lì (se non è pornocrazia questa !).

Uno spettacolo inutile se non fosse che 751 politicanti eletti a Bruxelles si spartiranno altrettanti stipendi loro lautamente pagati dai contribuenti europei ai quali, della lunghezza zucchine e del resto, francamente, interessa poco o nulla.

Ma torniamo a Guy Verhofstadt che, un po' come Tsipras per i comunisti italiani, sta diventando un'icona liberaldemocratica da utilizzare a mo' di feticcio di un'accozzaglia partitocratica utile solo a raccattare qualche voto e tentare di superare la fatidica soglia del 4%. Impresa, lo abbiamo sempre sostenuto, peraltro, impossibile.

Ora, qui non ci interessa tanto parlare di Guy Verhofstadt, sicuramente degnissimo politico liberale belga (che però di partiti italiani temiamo conosca poco o nulla), ma dell'alleanza-accozzaglia che vogliono mettere in piedi il Centro Democratico di Tabacci (che nel Parlamento italiano sta con i cattocomunisti) e quel che resta di Fare per Fermare il Declino di Michele Boldrin. Un'alleanza-accozzagli che vuole richiamarsi all'Alde - ovvero all'Alleanza Liberaldemocratica Europea - e dovrebbe chiamarsi “Scelta Europea con Guy Verhofstadt”.

Apprendiamo che anche ciò che resta del Partito Nucariano...ehm, del Partito Repubblicano Italiano (ben diverso dal partito che fu di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, intendiamoci) ha aderito a quest'alleanza e che sarebbero corteggiati anche il neo-partito di Giannino ALI; quel che resta del PLI del sempreverde De Luca e forse anche ciò che resta di Scelta Civica (partito peraltro inutile all'indomani dell'uscita del suo leader Mario Monti).

Ora, ci si chiede a chi giovi tutto ciò in casa liberale, ovvero quale programma comune di ispirazione liberale e magari libertaria possa scaturire da una tale accozzaglia che vede uniti democristian-cattocomunisti e pseudoliberali in salsa ammuffita.

Tanto più ci chiediamo a che cosa serva una lista liberale (ma anche una socialista, popolare o comunista o grillina o neofascista) in Europa, visto che l'Unione Europea è di fatto governata dalla Banca Centrale Europea e, per decidere della lunghezza delle zucchine, ripetiamo, non servono liberali, socialisti o popolari !

Diverso sarebbe se i liberali, quelli duri e puri però, contaminati da un sano liberlsocialismo e da un sano repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che conoscono le battaglie di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Ernesto Nathan e ancor prima quelle di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini per un'Europa affratellata, ove il Popolo governa sull'economia e sulle ruberie politico-bancarie, iniziassero una sana battaglia extraparlamentare.

E' ciò che da lungo tempo ho proposto loro, così come lo propongo a tutti i cittadini pensanti (magari anche ai dissidenti ex grillini, se non rimanessero sordi all'appello del loro stesso elettorato) allorquando ideai “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), che non è un partito elettoralistico, bensì è un Partito d'azione. D'azione extraparlamentare in primis, per la Civiltà dell'Amore, per un'Europa affratellata, per i diritti sociali e politici che possono essere ottenuti fornendo ai cittadini una sovranità che non è mai stata fornita loro. Attraverso l'autogestione e la libertà di scelta: del proprio corpo, delle attività economiche, della circolazione delle idee (attraverso lo sviluppo del copyleft e l'abolizione del copyright), dell'autogestione dei capitali attraverso l'unione fra capitale e lavoro di mazziniana memoria.

Tutto ciò è utipistico, forse. Ma è utile ed ha senso. Per uscire da una crisi che è prima di tutto umana. Da una crisi imposta dall'economia per mezzo della politica. Imposta da una cattiva politica fatta da persone che ritengono sia più utile il proprio posto assicurato nelle istituzioni-prostituzioni - pagato dal cittadino-contribuente - rispetto all'interesse del cittadino.

Temiamo di rimanere, purtuttavia, una volta di più inascoltati dai partiti tradizionali. Ma, ad ogni modo, ci auguriamo di non esserlo dalla gran parte degli elettori (o, meglio, degli ex elettori) che, a maggio, si rifiuteranno di partecipare allo spettacolo pornocratico delle elezioni europee. E preferiranno dare una chances all'amore ed alla libertà di crescere in un'Europa e in un mondo senza violenze e soprusi politico-economico-sociali.


Luca Bagatin



18 settembre 2009

Lo spirito vivo del nostro XX Settembre

Come ogni anno i Massoni del Grande Oriente d'Italia, il XX Settembre, celebrano l'Equinozio d'Autunno (e dunque la ripresa dei lavori massonici) ed il ricordo della Breccia di Porta Pia (XX Settembre 1870), allorquando, con l'entrata dei Bersaglieri in Roma, si pose fine al Potere temporale dei Papi e si riportò la città alla civiltà.
In questi giorni ho avuto modo di trovarmi fra le mani un vecchio numero della "Rivista Massonica" del GOI, diretta dall'ex Gran Maestro Giordano Gamberini, del gennaio 1975.
Vi ho trovato un bell'articolo di Spartaco Mennini, a ricordo proprio del XX Settembre e dell'Unità d'Italia.
Nell'articolo è detto chiaramente che la Massoneria non partecipò direttamente al processo di unificazione ed emancipazione dell'Italia dal giogo austriaco, papalino, francese e borbonico, ma allo stesso tempo furono molti i Massoni a parteciparvi. Massoni che furono imprigionati, che morirono a Novara, Custoza, Curtatone, Montanara, che furono decapitati a Roma in Piazza del Popolo e così via....
Questo, spiega Mennini, perché "la Massoneria è l'anima delle cose, è l'idea che muove ma che mai può pretendere o meglio che mai deve imporre la soluzione temporale". Ed ancora: "Il Massone deve essere il cavaliere della libertà, ma non deve imporre un modello di libertà....".
Questo a dire quali alti ideali antidogmatici ed antitotalitari ispirarono personalità carismatiche e coraggiose quali Giuseppe Garibaldi e Goffredo Mameli e moltissimi altri, persino dall'estero e persino donne come Madame Helena Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che combattè fra le truppe garibaldine nella battaglia di Mentana.
Tornando al XX Settembre, ad ogni modo, essa è la festa di tutti i sinceri democratici, laici, liberali, repubblicani e monarchici per le libertà, di tutti gli ebrei, i carbonari, i massoni, i cattolici liberali, di tutti gli italiani e le italiane insomma.
E Festa Nazionale deve tornare ad essere, come proposto dal disegno di legge di iniziativa dei deputati Mario Pepe (PdL), Maria Antonietta Farina Coscioni (Radicali), Giancarlo Lenher (PdL) e Maurizio Turco (Radicali), perché abolita ingiustamente dal totalitarismo fascista negli anni '20 del '900 e perché patrimonio dell'Italia intera in quanto simbolo della stessa Unità Nazionale.
Unità Nazionale che compirà fra poco 150 anni e della quale dovremmo davvero andare orgogliosi. Non per mero ed illusorio "sentimento di Patria", bensì perché siamo un Paese tutto sommato libero anche se non del tutto democratico e civile (a causa anche di una classe politica assai poco colta e lungimirante). E perché siamo un Paese ancorato all'Occidente, nonostante le pericolose spinte vaticane.
Un Paese di fratelli con un'unica lingua e medesimi usi e costumi.
Un Paese che dovrebbe provare dunque vergogna per coloro i quali propongono di insegnare nelle scuole il dialetto e/o osano parlare in dialetto persino nel Parlamento Europeo (non volendosi dunque far comprendere dai più), sede democratica e civile per eccellenza !
E' altresì vergognoso che quest'anno sia stato espressamente vietato ai Radicali di tenere la consueta "marcia anticlericale" il 19 settembre da Porta Pia a Piazza Pio XII, davanti al Vaticano, nemmeno se svolta "in fila indiana".
Ad ogni modo i Radicali affermano con forza che in quella data, a partire dalle 14.00, a Porta Pia, ci saranno comunque.
Come ci saranno fisicamente - o con il cuore - tutti coloro i quali credono che la laicità dello Stato non sia mai bieca o malata, ma sempre e comunque civile ed emancipatoria.
E che ritengono che la "malattia" stia altrove, ovvero laddove vi è teocrazia, ideologia, totalitarismo in nome del mero Potere.
Questo è e sarà - come sempre – lo spirito vivo del nostro XX Settembre.


Luca Bagatin


Ecco la proposta di legge presentata alla camera e attualmente ancora al vaglio delle commissioni.

XVI LEGISLATURA

CAMERA DEI DEPUTATI

N. 449

PROPOSTA DI LEGGE
d'iniziativa dei deputati

MARIO PEPE (PdL), FARINA COSCIONI ( Pd-Radicali), GIANCARLO LEHNER ( PdL), MAURIZIO TURCO ( Pd-Radicali )

Ripristino della festa nazionale del 20 settembre

Presentata il 29 aprile 2008

Onorevoli Colleghi! - Per un lungo periodo il 20 settembre 1870, data della presa di Porta Pia a Roma da parte delle truppe piemontesi, è stato festeggiato come giornata della riunificazione nazionale e della conquista di un'identità nazionale, perduta sin dai tempi della caduta dell'Impero romano d'Occidente nel lontano anno 476.
Le basi liberali dello Stato unitario sono state a lungo oscurate dopo la conclusione del periodo risorgimentale, con la fine della prima guerra mondiale, da molti considerata la quarta guerra d'indipendenza. Subito dopo, per ragioni non chiare, tale festa venne abolita.
Paradossalmente questa memoria è rimasta nel nome delle vie e delle piazze site in quasi tutte le città italiane. E molto spesso a portare il nome «XX Settembre» sono le vie e le piazze principali, realizzate nei tumultuosi anni successivi alla riunificazione nazionale e custodi ormai dello stile costruttivo oltre che della concezione di città moderna dell'Italia liberale e risorgimentale. Luoghi che sarà opportuno sottoporre al regime vincolistico dei beni culturali, in quanto depositari di una precisa memoria storica.
Tuttavia quanti, fra coloro che vi abitano o vi lavorano, sanno cosa è successo il 20 settembre? L'oscuramento, la rimozione della data in cui l'Italia ha ritrovato la sua capitale, è quasi totale.
Il settennato del Presidente Ciampi ha riportato in auge l'inno di Mameli: che piaccia o no è il nostro inno nazionale, tutti lo conoscono, lo cantano e ci si riconoscono, è un elemento della nostra identità.
È ora pertanto che la Nazione recuperi la memoria del 20 settembre 1870, giorno dal quale non siamo più stati «calpestati e derisi» e siamo diventati un popolo.
Riproporre la festività del 20 settembre significa recuperare alla memoria collettiva una data fondante per la nostra Nazione e al contempo respingere ogni forma di inaccettabile revisionismo per quanto riguarda le gloriose vicende del nostro Risorgimento.


PROPOSTA DI LEGGE

Art. 1.

1. A decorrere dall'anno 2008 la celebrazione del Risorgimento italiano ha nuovamente luogo il 20 settembre di ciascun anno, che pertanto è ripristinato come giorno festivo, ai fini di cui all'articolo 2 della legge 27 maggio 1949, n. 260.

Art. 2.

1. Il Ministro per i beni e le attività culturali, su istanza motivata dell'ente locale interessato, presentata alla soprintendenza competente per territorio, provvede alla verifica della sussistenza degli elementi che consentano la dichiarazione dell'interesse culturale, ai sensi e per gli effetti del codice dei beni culturali e del paesaggio, di cui al decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni, delle vie, delle piazze e di ogni altro luogo intitolato alla ricorrenza del 20 settembre.

Art. 3.

1. La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale.



18 aprile 2009

Parliamo di Europa con le ragazze del Movimento Federalista Europeo di Udine

Articolo-intervista di Luca Bagatin



Chissà chi immagina o chi si ricorda che i primi a parlare di un'Europa unita e federale furono gli eroi del Risorgimento italiano Giuseppe Mazzini e Giuseppe Garibaldi.
Il primo mise in piedi anche un'associazione clandestina - giudicata dai monarchici, dai clericali e dagli austriaci “sovversiva” -  ovvero la Giovine Europa (il cui simbolo fu l'Edera), la quale mirava ad un'Europa unita, federata, affratellata e repubblicana. Il secondo, non a caso, parlava delle Nazioni come “sorelle” le quali avrebbero duvuto unirsi per emanciparsi socialmente e combattere la tirannide.
Si dovrà tuttavia aspettare sino agli anni '40 del '900 allorquando dei lucidi sognatori antifascisti di estrazione politico-culturale liberalsocialista e repubblicana, come Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed Eugenio Colorni – nel loro confino di Ventotene – elaboreranno il famoso “Manifesto” che getterà le basi per il Movimento Federalista Europeo.
Il MFE è dunque un'associazione politica indipendente dai partiti che mira – tutt'oggi - ad una piena integrazione politica e federale europea al fine di superare i conflitti fra i singoli Stati e tentare di risolvere, dunque, ogni tipo di crisi economica e sociale.
E così, con le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo alle porte, abbiamo deciso di intervistare tre giovani attiviste del Movimento Federalista Europeo della Sezione di Udine che è  sorta storicamente nel 1943.
Parliamo di Diana Coseano, Segretaria del MFE di Udine, di Greta Facile, Vicesegretaria e della Tesoriera Giulia Tasso. Tre venticinquenni laureate in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il polo goriziano dell'Università degli studi di Trieste.


Il Direttivo del MFE di Udine. In piedi a partire da sinistra: Giulia Tasso (Tesoriera); Gianfranco Cosatti (Presidente, già Presidente dell'Associazione Mazziniana Italiana sezione friulana "Luciano Bolis"). Sedute: Greta Facile (Vicesegretaria) e Diana Coseano (Segretaria)

Luca Bagatin: Che cosa vi ha spinte, così giovani, ad occuparvi di Europa ?

Giulia Tasso:
Posso parlare della mia esperienza. Sin da ragazzina mi sono interessata d’Europa e degli aspetti pratici che la riguardano: i confini aperti fra i diversi stati nazionali, la moneta comune, la possibilità di spostarsi da un paese all’altro con la sola carta d’identità per studiare, lavorare o anche per turismo. Il fatto di nascere e crescere in una regione come il Friuli Venezia Giulia, ha poi sicuramente facilitato lo sviluppo del mio sentimento di curiosità verso l’Europa, proprio per la sua posizione geografica a stretto contatto con altri Stati europei. E proprio negli ultimi anni con l’ingresso della Slovenia nel Trattato di Schengen e l’arrivo della moneta unica, ho potuto assistere ad una parte di quello che l’Europa fa quotidianamente per i propri cittadini. Cose che spesso vengono date per scontate nonostante i sacrifici fatti per raggiungerle.


Luca Bagatin: Come mai avete scelto di associarvi proprio allo storico Movimento Federalista Europeo ?

Diana Coseano:
Abbiamo iniziato a conoscere il MFE al primo anno d’Università a Gorizia grazie ad un corso sulle Istituzioni europee e poi, nel 2005, grazie al supporto di Gianfranco Cosatti Simon (attuale Presidente del MFE udinese ed ex Presidente dell'Associazione Mazziniana Italiana sezione friulana “Luciano Bolis” n.d.r.), abbiamo rifondato la sezione di Udine da un anno inattiva. Ciò che ci ha spinto verso il MFE è stato senza dubbio il nobile scopo del movimento al di sopra delle fazioni e del “tifo politico” così comune nel nostro Paese. E poi la concretezza di questo ideale e la passione che abbiamo visto in chi, per anni, ha lavorato e lavora nel sogno di vedere un giorno l’Europa unita.


Luca Bagatin
: Perché è importante, secondo voi, giungere alla Federazione degli Stati europei ?

Greta Facile:
Perché la  dimensione nazionale dello Stato ha dimostrato di essere ormai inadeguata non solo per affrontare i grandi problemi contemporanei (crisi economica e finanziaria, problematiche ambientali, terrorismo, criminalità organizzata internazionale, etc) la cui dimensione è mondiale, ma anche per garantire un'effettiva partecipazione dei cittadini alla “cosa pubblica” ed un'efficace programmazione del territorio. Il federalismo consente infatti di organizzare democraticamente i rapporti fra differenti comunità territoriali, dal livello più basso - come quello regionale - a quello  più alto come quello continentale.
Non dimentichiamo inoltre che lo Stato federale non è solo una nuova forma di governo, ma è anche una nuova forma di organizzazione internazionale: la sola in grado di realizzare pienamente la pace, perché sottrae agli Stati il potere di dichiarare guerra, trasformando i rapporti di forza internazionali in rapporti basati sul diritto; il nazionalismo ha invece dimostrato di essere l'ideologia politica che ha condotto l'Europa ed il mondo al tragico epilogo del nazi-fascismo e della guerra totale.


Luca Bagatin
: Siamo faticosamente, dopo anni, giunti all'unità economica dell'Europa.
Pensate sia stato – per così dire – saggio, per i Paesi fondatori, puntare prima all'unità economica e solo poi, all'unità politica dell'Europa ?

Greta Facile:
Pensiamo che a quel tempo (i primi accordi comuni riguardanti la Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, risalgono ai primi anni ’50) non si presentavano le condizioni per un'immediata integrazione politica e quindi i Paesi fondatori non ebbero altra alternativa che dare inizio al processo di unificazione attraverso accordi economici e commerciali. Non dimentichiamo, infatti, che sino a pochi anni prima, gli Stati europei, stavano combattendo una guerra fratricida che aveva lasciato grossi traumi nella psiche collettiva delle popolazioni europee. E’ però noto a tutti che i fautori dei primi accordi degli anni ‘50 avevano già chiaro nella loro mente l’obiettivo finale dell’unificazione politica e sociale. Conseguire questo risultato sarà compito della nostra e delle generazioni future.


Luca Bagatin: Attualmente l'Unione Europea ed il suo Parlamento hanno obiettivamente pochi poteri concreti. Una vera Federazione di Stati europei è ancora al di là da venire.
Quali sono, secondo voi, gli strumenti ed i meccanismi che possono essere messi in atto affinché ciò possa avvenire il più rapidamente possibile ?

Diana Coseano:
Oggi non sono moltissimi i poteri concreti dell’Unione Europea, anche se sono maggiori di quello che comunemente si pensa. Questo soprattutto a causa degli Stati nazionali che temono di perdere, oltre che parte della loro sovranità, anche parte della loro identità.
Per giungere ad una forma federale dell’Europa, ad oggi, di certo si deve agire potenziando il ruolo del Parlamento Europeo, magari ripensando all’assetto comunitario attuale e sensibilizzando l’opinione pubblica. Mi soffermo su quest’ultimo punto: la società civile è mediamente poco informata su tutto ciò che riguarda l’Europa. Si lascia pertanto “ingannare” dalla tendenza dei vari governi di prendersi il merito dei risvolti positivi di talune politiche e scaricare la colpa sull’UE quando qualcosa non funziona. Risulta dunque fondamentale - e per noi è un vero e proprio dovere - informare e sensibilizzare circa questi temi.


Luca Bagatin
: In tutto ciò, il MFE, che cosa fa ?

Giulia Tasso:
Il ruolo del Parlamento Europeo - privo di reali poteri decisionali rispetto agli altri organi dell’Unione - è da sempre al centro di accesi dibattiti all'interno del Movimento Federalista Europeo. Il principale obiettivo del MFE è infatti quello di avere, per l’Europa, un Parlamento realmente rappresentativo della volontà dei propri cittadini e che sia in grado di legiferare a livello sovranazionale per attuare una politica da Stati Uniti d’Europa e non frammentaria, ovvero fatta di rivendicazioni nazionali. Ricordo poi che già nel 1943, anno della sua fondazione, il Movimento Federalista Europeo ha sostenuto che non è possibile sostenere la creazione degli Stati Uniti d’Europa senza la partecipazione del popolo.


Luca Bagatin
: Secondo voi l'Italia ha attualmente una politica estera aperta all'Europa ?

Diana Coseano:
E’ importante dire che oggi non è più la politica estera di un Paese ad avere il monopolio delle relazioni con l’Europa. Negli ultimi anni sempre più politiche sono regolamentate e discusse a livello comunitario e diversi soggetti interagiscono direttamente ed abbastanza autonomamente a più livelli con l’Europa. Si pensi ai singoli Ministeri o alle Regioni. Più che parlare di una politica aperta all’Europa, sarebbe il caso di parlare, oggi, di una politica di fatto necessariamente europea sempre facendo attenzione a chi auspica passi indietro.


Luca Bagatin
: Le elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo sono imminenti.
Qual è per voi il valore delle elezioni europee di fronte ad un Parlamento che, obiettivamente, è assai poco incisivo nella politica dei singoli Stati europei ?


Giulia Tasso
:
E’ purtroppo innegabile che il Parlamento Europeo svolge un ruolo di secondo piano a livello di politiche generali dell’Unione. Le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo  rispondono comunque al criterio democratico di rappresentanza per ogni singolo cittadino. E’ dunque indispensabile che il valore delle elezioni europee non venga ulteriormente svalutato perché, nonostante lo scarso potere che traspare dalle attività del PE, questo specifico organo è posto a rappresentanza e servizio di ogni singolo cittadino dell'Unione.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensate dello sbarramento al 4% introdotto recentemente nella legge elettorale italiana per le Europee ?

Greta Facile:
Osserviamo innanzitutto che l'introduzione di una soglia di sbarramento è presente nella legge elettorale nazionale fin dal 1993 e in leggi elettorali europee di molti Paesi e che spesso, nel passato, un'eccessiva frammentazione della rappresentanza politica aveva costituito un disvalore al pari di una sua eccessiva compressione, sacrificando importanti espressioni del pluralismo politico. Si tratta di una delicata composizione fra esigenze diverse che dovranno necessariamente trovare un accordo che permetta di tutelare gli interessi di tutta la collettività politica.
Ciò che però a noi sta più a cuore è che queste elezioni non si riducano ad essere l’ennesimo teatro di scontro e di polemica tra fazioni politiche nazionali. Noi intendiamo, anzi, lanciare un appello ai candidati alle europee perché si impegnino a presentare ai propri elettori un programma specifico volto alla soluzione delle grandi sfide che l’Europa dovrà affrontare. In questo modo le elezioni diventeranno l’occasione per accorciare la distanza tra partiti europei e cittadini e per superare il divario comunicativo  tra  cittadini e istituzioni europee. Rilanciando così il processo costituente europeo su rinnovate basi democratiche.


Post Scriptum:
Scusate ma, la foto è troppo "giotta" & simpatica......per non essere giocosamente segnalata (le altre componenti del Direttivo mi perdoneranno...spero)

Diana Coseano che si pappa una fetta di torta !!!!
A parer mio una foto davvero ben riuscita.



27 agosto 2008

Laicità e Religiosità per un nuovo 20 settembre italiano ed europeo


Marco Pannella scrive: "Credo che sia giunta di gran tempo l’ora di sottolineare che il 20 settembre 1870 (data della Breccia di Porta Pia e della liberazione di Roma dal potere pontificio) ha avuto un significato e un valore grande nella storia europea ed internazionale, sul piano istituzionale, politico, laico e religioso" - ed aggiunge - "che da tempo le tradizionali celebrazioni del XX Settembre, a Porta Pia mi sembrano troppo poco europee come dovrebbero essere".
E così, il leader storico dei Radicali lancia il primo Convegno di studio sulla laicità in ambito europeo con l'intento finale di celebrare l'anniversario del 20 settembre di quest'anno a Londra, una delle più grandi metropoli occidentali ed europee che, peraltro, fu la patria d'esilio di Giuseppe Mazzini: Apostolo e propugnatore dell'Unità Italiana, della Repubblica e della Laicità dello Stato.
E così, dal 27 al 29 agosto, presso la sede del Parlamento Europeo di Bruxelles, il Partito Radicale Transnazionale assieme all'Alleanza dei Liberaldemocratici Europei (Alde), ha indetto un Convegno dal titolo:  “Religiosità e laicità di fronte alla violenza fondamentalista”.
Come ci ricorda Pannella, esso può essere occasione per parlare anche "del 20 Settembre italiano e della fine degli Stati Pontifici”; “Ernesto Nathan londinese e romano: radici culturali e politiche familiari e britanniche, vicenda storica italiana”; “Lord Acton e gli eventi religiosi e politici degli anni ‘860 e ‘870 pontifici e italiani”; “Cause e conseguenze in Europa, nel mondo politico, in quello religioso (in particolare cattolico, evangelico, anglicano), in quello massonico e laico”; “Cause e conseguenze francesi del 20 settembre 1870, dell’Unità italiana e della Terza Repubblica”…
Dal Risorgimento liberale italiano, insomma, a quello Europeo. Ovvero a quel grande movimento borghese e popolare, liberale e repubblicano, laico e massonico, che ha portato via via alla caduta dell'Assolutismo monarchico ovvero al suo ridimensionamento e contemporaneamente all'affermazione di una nuova religiosità laica al servizio dell'individuo e dell'Umanità. Una religiosità al di là dei dogmi e al di là delle differenze di classe sociale, propugnata dal Mazzini sin dai tempi clandestini in cui scriveva sulla stampa inglese e che giunse ad influenzare positivamente gli Stati Uniti d'America in favore delle lotte risorgimentali italiane.
Questa volta Marco Pannella ci ha proprio preso. Piuttosto di organizzare la solita ed ennesima manifestazione radicale a Porta Pia, apre all'Europa ed a tutta la cultura laica e risirgimentale. Ma anche alle verie Chiese e forme spirituali che saranno peraltro presenti al Convegno con rispettivi relatori: cristiani, ebrei, muslulmani e buddhisti.
Un momento di confronto spirituale ed umano.....sotto i Lumi di Porta Pia !




Luca Bagatin



16 giugno 2008

Renato Brunetta ha scoperto l'acqua calda !



"Ho scoperto l'acqua calda !", così ha esordito venerdì 13 giugno scorso il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta nella gremita Sala della Regione di Via Roma a Pordenone, presentatosi in abbigliamento sportivissimo con camicia a righe rosse e giubbino smanicato bianco.
"Ho fatto pubblicare i dati sui tassi di assenteismo sul sito web del mio Ministero e presto farò pubblicare anche i dati relativi ai permessi sindacali dei miei dipendenti".
Trasparenza. Questa la parola d'ordine del Ministro che ha chiesto anche agli altri suoi colleghi di Governo di fare altrettanto ma, per ora, come egli stesso ammette, hanno fatto orecchie da mercante.
Renato Brunetta, già economista di scuola liberale e già a suo tempo vicino al Psi di Bettino Craxi, va avanti per la sua strada: legittimo prendere permessi nella pubblica amministrazione, purché i cittadini ne siano informati e possano controllarne l'attività !
Puro buonsenso , pressoché mai introdotto nei governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni.
Il Ministro ne ha anche per la Sinistra Arcobaleno di cui un gruppetto di 6-7 persone volantinava al di fuori della sala citando un articolo del giorno prima de "Il Piccolo" di Trieste che aveva pubblicato dei dati sull'assenteismo dello stesso Brunetta al Parlamento Europeo quando era deputato.
"Questo volantino è merda !", ha tuonato senza mezzi termini Brunetta, piccato, informando i volantinatori e tutta la platea che quei dati sono fasulli al punto che lo stesso "Il Piccolo" ha pubblicato la smentita lo stesso venerdì 13, confermando i dati ufficiali che attestano le sue presenze fra il 60 ed il 70 %.
"E' necessario premiare i migliori e punire i furbi ed i fannulloni, magari a partire dal licenziamento di coloro i quali nel settore pubblico presentano certificati medici fasulli. E punire i medici stessi che si prestano a tale truffa", questa la linea del Ministro dell'Innovazione il quale prospetta anche che l'attuale Governo farà di tutto per ridurre la spesa pubblica cominciando con l'abolizione delle comunità montane e con la riduzione del numero delle Provincie.
E poi si spinge oltre: "Entro i prossimi 3 anni arriveremo a coprire con la banda larga tutta l'Italia e a semplificare i bilanci dei Comuni sotto i 3000 abitanti mediante l'introduzione di una modulistica semplificata".
E ancora, il Ministro Brunetta, ha parlato della riforma federale dello Stato che prevede che ciascuna Regione italiana trattenga al suo interno l'80% della ricchezza prodotta. Il che significherebbe maggiore responsabilità nella spesa pubblica. Diversamente si può arrivare anche al commissariamento della regione stessa.
E termina parlando di un ambito non di sua competenza ministeriale, ma che lo ha sempre appassionato: quello del lavoro.
"E' vergognoso che in Italia vi siano pochissimi ispettori del lavoro" utili tanto per i controlli sulla sicurezza che sulla trasparenza dei contratti. Ricorda come anni fa proponeva di spostare gli impiegati dal settore del collocamento del lavoro, ormai abolito, a funzioni di ispettorato, ma incontrò la totale opposizione dei sindacati.
Renato Brunetta, ad ogni modo, non è disposto a lasciarsi intimidire e almeno nella Pubblica Amministrazione farà di tutto per rivoluzionarla, in quanto, sottolinea: "I servizi pubblici sono di tutto vantaggio dei ceti più deboli e meno abbienti".
Un Renato Brunetta che parla come un uomo di sinistra e da rivoluzionario, almeno nella definizione classica del termine.
Un Ministro che darà certamente filo da torcere ma, a giudicare dall'ovazione tributatagli dalla platea pordenonese e dai sondaggi, destinato a diventare sempre più popolare.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini