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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 giugno 2015

El presidente de la paz: Hugo Chavez


Marinella Correggia e il suo saggio "El presidente de la paz" (Sankara Edizioni)

Hugo Chavez Frias, il Presidente che viene dalla periferia, nato a Sabaneta, piccola cittadina dello Stato venezuelano di Barinas.

E proprio nella periferia di Roma, ironia della sorte, è stato presentato un bellissimo saggio a lui dedicato, scritto dalla giornalista Marinella Correggia che il 25 giugno scorso, presso la Biblioteca Vaccheria Nardi di Via Grotta di Gregna, ha infatti intrattenuto appassionati e lettori con il suo “El presidente de la paz” (Sankara Edizioni).

El presidente de la paz è lui, Hugo Chavez, purtroppo scomparso nel 2013 per un tumore, e che ha guidato il Venezuela dal 1999 sino alla sua morte.

A Chavez ho dedicato numerosi articoli, alcuni dei quali saranno anche presenti nel mio prossimo saggio “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore” e per me è il Giuseppe Garibaldi del XXIesimo secolo.

La particolarità del saggio di Marinella Correggia è che si vanno a toccare tematiche meno conosciute e più di scottante attualità geopolitica. Il ruolo del Presidente Chavez, del Venezuela e dei Paesi dell'Alba (Alleanza bolivariana per le Americhe, comprendenti Venezuela, Cuba, Nicaragua e Bolivia) per la prevenzione delle guerre e dei conflitti internazionali.

Guerre che, come ben sappiamo, sono foriere di un'immigrazione forzata, di un vero e proprio sradicamento di persone dalle proprie terre d'origine, con il conseguente sfruttamento nei Paesi occidentali, falsamente definiti “democratici” (visto anche che spesso hanno causato quelle guerre !).

Pensiamo alla guerra in Iraq durata dagli Anni '90 sino a pochi anni fa e a quella dell'Afghanistan, ennesime guerre per le risorse petrolifere e spacciate per “interventi umanitari”, per “guerre preventive” o peggio ancora di “esportazione della democrazia”. Guerre fatte sulla pelle dei popoli e di bambini inermi. Veri e propri crimini contro l'umanità commessi da Capi di Stato presunti democratici (solo perché eletti !) quali i Bush e Tony Blair, denunciati più volte dallo stesso Chavez, il quale più volte ne ha chiesto l'incriminazione in sede internazionale, ma ancora oggi rimasto inascoltato.

Pensiamo alla guerra in Libia del 2011, all'invasione franco-anglo-statunitense – un vero e proprio Asse della Guerra - di uno Stato sovrano, spacciata anch'essa per “protezione dei civili e dei diritti umani”. Civili che, intanto, sono stati bombardati dall'Occidente (sic !). La medesima cosa, peraltro, è accaduta in Siria e ne pagano le conseguenze interi popoli, costretti peraltro a migrare in quell'Occidente che li ha sfruttati e sfrattati per secoli e continua a farlo, chiudendo le porte come fa la Francia, i cui governi hanno le mani sporche di sangue sin dai tempi della Guerra d'Algeria degli anni '50 e '60. Purtuttavia sono considerati “civili e democratici” e finanche “repubblicani” (sic !). Mai terroristi. Stranamente. E così gli USA di Barack Obama, che ha ricevuto un Premio Nobel per la Pace in modo totalmente ingiustificato e ingiusto. Perché chi uccide e bombarda, tutto è tranne che un uomo di pace.

In tutto ciò l'azione dei Paesi latinoamericani dell'Alba. Hugo Chavez in prima linea per trovare una soluzione che evitasse l'intervento della Nato in Libia come in Siria, tentando anche di coinvolgere i Paesi fratelli e non allineati dell'Africa, ma senza purtuttavia successo. Le forze dell'Asse della Guerra Nato-petromonarchie saranno infatti troppo forti. E riusciranno a coinvolgere tutta l'Europa, persino l'Italia (che pur con Gheddafi aveva raggiunto un ottimo accordo) con l'avallo del Presidente Giorgio Napolitano, il quale – come ricordato nel saggio di Marinella Correggia – assumerà un ruolo interventista e quindi anticostituzionale, a cento anni dalla colonizzazione italiana della Libia (sic !).

Solo i Paesi dell'Alba e gli altri Paesi latinoamericani che guardano al Foro di San Paolo, fra cui il Brasile e l'Argentina, si oppongono alla guerra imperialista in Libia e Siria, spacciate anche dai social-network come delle guerre di librazione nazionale (sic !).

Una guerra che, ancora una volta, mira all'accaparramento delle risorse petrolifere ed economiche. Fanno gola infatti soprattutto le riserve libiche collocate nelle banche occidentali. Una guerra che, oggi, ci ha consegnato l'attuale situazione di migrazione di massa e ci ha consegnato l'Isis, per decenni finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita. Ma nessuno ne parla. Nessuno ha memoria del suo passato, anche perché i governi ed i media hanno fatto in modo di distorcerlo ad uso e consumo di chi sulle guerre lucra e continua a lucrare: governi, sistema bancario, multinazionali...oltre che le cooperative mafiose di casa nostra. Come abbiamo ben visto con la recente inchiesta su mafia Capitale.

E continueranno a farlo se seguiteremo a delegare ad altri, se seguiteremo a rinunciare alla nostra sovranità ed alla cooperazione internazionale. Che poi è la nostra libertà e quella di tutti i popoli della terra.

Marinella Correggia, nel raccontare di questo - che è peraltro il fulcro del suo saggio su Chavez - racconta la suggestione di un economista gandhiano durante la Guerra di Corea, J.C. Kumarappa, il quale fece un appello a tutti i Paesi non allineati della Terra - spesso appartenenti al cosiddetto Terzo Mondo - affinché si coalizzassero in termini di cooperazione economica in chiave anti-bellica e dunque anti-statunitense, oltre che anti-sovietica. E ciò proprio al fine di costruire una prospettiva di pace, al di fuori dei due blocchi, capitalista e comunista. Il suo pensiero, purtroppo, non influenzò per nulla la nostra vecchia Europa, la quale è sempre finita fra i Paesi belligeranti e si è resa colpevole, come abbiamo già detto, di milioni di morti fra i civili.

Il saggio di Marinella Correggia è dunque un pretesto per parlare di chi ha lavorato contro le guerre nel mondo, a quarant'anni, peraltro, della fine della Guerra in Vietnam. E per parlare inevitabilmente di anticolonialismo e di antimperialismo, ovvero di sovranità nazionale, oltre che delle prospettive ecosocialiste del Venezuela chavista.

Un Venezuela che, assieme alla Cuba dei fratelli Castro, alla Bolivia di Morales ed al Nicaragua del sandinista Ortega, si è subito adoperato per una prospettiva umanitaria e proprio per questo, nel 2002, è stato destabilizzato da un colpo di Stato finanziato dagli USA e nel 2014, il governo del chavista Maduro ha subìto l'attacco da parte dell'opposizione di destra – sostenuta dai ricchi oligarchi – attraverso violente manifestazioni di piazza.

Il secondo capitolo de “El presidente de la paz” pone in parallelo la vicenda di Hugo Chavez con quella di Thomas Sankara, Presidente per soli quattro anni del Burkina Faso, assassinato nel 1987 a soli 38 anni nel corso di un colpo di Stato.

Anche Sankara, come Chavez, fu un sognatore con i piedi per terra, un lucido utopista, un rivoluzionario non a caso definito il “Che Guevara africano”, che avviò una serie di progetti di lotta ai privilegi ed agli sprechi e di sviluppo nazionale che permisero al Burkina Faso di essere indipendente economicamente e socialmente, senza per forza dover dipendere da organismi esterni, usurai ed oligarchici quali il Fondo Monetario Internazionale.

Dei progetti che permisero ai cittadini di avere due pasti al giorno, l'acqua, l'assistenza sanitaria gratuita, un programma di istruzione gratuita, di rimboschimento, di redistribuzione delle terre e di politiche in favore delle donne, contro l'infibulazione genitale femminile e la poligamia.

Progetti che richiamano il “Plan de la Patria 2013 – 2019” avviato da Hugo Chavez che, oltre a richiamare principi di collaborazione geopolitica fra i Paesi del Sud del Mondo in chiave antimilitarista, propone un progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, le cosiddette comunas ed un progetto ecosocialista che vada oltre l'estrattivismo petrolifero e che punti allo sviluppo delle energie e delle risorse rinnovabili.

Ecco che, dunque, Marinella Correggia con il suo piccolo saggio - i cui proventi peraltro andranno all'opera dei Fratelli maristi, i quali gestiscono un ospedale ad Aleppo - in Siria - e varie attività sociali, assistenziali ed educative – ci ha aperto un mondo, misconosciuto ai più.

Il mondo dei poveri e dei diseredati. Degli abitanti delle periferie del mondo, dei socialisti del XXIesimo secolo, dei bolivariani, dei sandinisti, degli amici di Sankara. Di coloro i quali, sfruttati da secoli di colonialismo e di neo-colonialismo, hanno ricercato una loro via di liberazione che è ogni giorno messa a rischio dai Signori della guerra, dai signori del danaro. Dai tiranni senza cuore, ovvero senza amore, che si proclamano, a torto, difensori di una libertà e di una democrazia che non conoscono.


Luca Bagatin



Salviamo le biblioteche di Roma !

A questo link la petizione da diffondere e firmare.



31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




12 febbraio 2015

Su Chavez e dintorni



Alcuni giorni fa ho ricevuto dalla Redazione del quotidiano con cui collaboro, ovvero "L'Opinione delle Libertà", una lettera di protesta relativa ad un mio articolo - apparso sul medesimo quotidiano -  relativo alla figura ed alla storia politica dell'ex Presidente del Venezuela Hugo Chavez e sul Socialismo del Ventunesimo secolo.
Il mio articolo lo potete reperire a questo link: http://www.opinione.it/politica/2015/02/05/bagatin_politica-05-02.aspx
La persona che ha inviato la lettera non ha voluto accettare la mia proposta di un confronto pubblico, ad ogni modo ritengo utile comunque pubblicare la mia lettera di risposta che, comunque, mi è costata del tempo.
Dell'universo chavista, così come il mondo latinoamericano in genere ed il fenomeno del Socialismo del Ventunesimo secolo (che molto, a parer mio, avrebbe da insegnare allo pseudo-socialismo di casa nostra, che ha perduto ogni collegamento con la Prima Internazionale dei Lavoratori, fondata, fra gli altri, da Garibaldi e Mazzini, che per me sono e rimangono dei punti di riferimento politico-intellettuale e spirituale imprescindibili) in Italia si parla davvero molto poco e davvero molto male, per cui ogni occasione di confronto può risultare positiva.
Del resto lo scontro, in luogo del confronto, specie in un'epoca che necessita di un autentico superamento dell'ideologia per approdare ad un recupero dell'idea, non ha mai scaturito alcunché di buono.

L.B.



Sono felice di poter rispondere a chi ha inviato una lettera di critica relativa al mio articolo che spiega, per filo e per segno, pur nella doverosa stringatezza giornalistica, le politiche adottate dal Presidente Hugo Chavez in Venezuela ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo.

Ne sono felice per due ragioni. La prima è che il confronto è sempre positivo. Esso contribuisce alla riflessione e denota rispetto nei confronti dell'interlocutore, pur nella differenza di opinioni.

La seconda ragione è che mi permette di ringraziare il quotidiano L'Opinione per lo spazio che sempre concede ai miei articoli, proprio in quanto organo liberale, ovvero non servile nei confronti di qualsivoglia padrone o ideologia precostituita e proprio per questo concede spazio anche a chi, anziché seguire la corrente della cultura mediatica dominante, preferisce approfondire e permettere ai lettori di farsi un'opinione che possa andare al di là di quanto i media tradizionali propinino quaotidianamente loro.

Si possono avere opinioni di pregiudizio nei confronti dello chavismo, certo, ma non si può dare del dittatore a chi è stato eletto democraticamente, come lo fu Chavez a suo tempo (dal 1998 sino alla sua morte, nel 2013) oppure al Presidente Maduro.

Il Venezuela, in sostanza, non ha nulla a che vedere con la dittatoriale e sanguinaria Corea del Nord paventata dalla persona che ha inviato la lettera e pur difesa da più di qualche nostro parlamentare (sic !).

Personalmente non sono fra coloro i quali nutre dei pregiudizi, specie non prima di aver approfondito una realtà. E, da quando ho iniziato ad approfondire la realtà latinoamericana – che con la nostra Storia risorgimentale e garibaldina ha molti punti in comune, per non parlare delle comuni radici - debbo riconoscere che essa ha molto da insegnarci. Sia in termini di democrazia partecipativa – come ho scritto anche nel mio articolo – che di prospettive sociali.

E lo dico da persona che non ha nulla a che spartire con il comunismo, ma che trova parimenti interessanti e di rottura, tanto le prospettive offerte dal Socialismo del XXIesimo secolo, ovvero una vera Terza Via fra capitalismo e comunismo, che il libertarianesimo proposto da Ron Paul negli USA, il primo a denunciare le politiche truffaldine della Federl Reserve.

Prospettive che, per quanto riguarda la fattispecie del mio articolo riguardante il Venezuela, pur fra mille difficoltà hanno dato i loro frutti.

Non ho affatto negato che la criminalità non sia dilagante, così come ho parlato di un'alta inflazione. Purtuttavia il tasso di povertà è stato ridotto, per non parlare dell'analfabetismo.

Non risulta, ad ogni modo, che la situazione precedente all'avvento di Chavez al governo, fosse così rosea, al punto che la corruzione era di molto superiore a quella attuale ed alle classi meno abbienti, oltre che alle periferie, non pensava davvero nessuno.

Sulla nazionalizzazione del petrolio posso dire: è meglio che le risorse siano sfruttate da una multinazionale, oppure è meglio che a gestire il tutto sia uno Stato ? Meglio sarebbe che a gestire le risorse di una nazione siano i cittadini/lavoratori medesimi, direi io.

Purtuttavia se queste risorse sfruttate dallo Stato possono dare benefici ai meno abbienti, ben venga che ciò accada. Ben venga che siano avviate delle Missioni sociali, piuttosto che inseguire la fredda legge del mercato che da tempo immemorabile ci sta rendendo tutti quanti schiavi.

Possiamo semmai riconoscere che il Venezuela, a differenza di Bolivia o Brasile ha incentrato quasi esclusivamente le sue politiche sociali solo sugli introiti derivanti dal petrolio. E ciò è stato un errore, certo.

Ci sono luci e ombre in Venezuela, come ve ne sono in tutti gli Stati. Ma dobbiamo tenere presente che quel Paese, come tutta l'America Latina, ha vissuto una storia di sfruttamento. Prima coloniale e successivamente dittatoriale o semi dittatoriale. Da qualche decennio qualche spiraglio di luce si è visto. E si è visto in tutto quel continente, dal quale da noi provengono notizie solo parziali. Viene visto come una “realtà lontana” quando in realtà le radici sono comuni. E sono latine. Noi siamo latini, non anglosassoni, nonostante la cultura che nei secoli ci è stata imposta dalla politica e dall'economia e ci ha voluto rendere eguali agli anglosassoni, con tanto di politiche speculative importate da quelle realtà. Politiche speculative che sono all'origine della crisi economica mondiale.

Una crisi che però è prima di tutto umana.

Il Socialismo del Ventunesimo Secolo – slogan ideato dal sociologo Dieterich, che ne spiegò il fenomeno in un saggio purtroppo non pubblicato in Italia – ed avviato con la prima elezione di Chavez (e con le successive elezioni di Lula in Brasile, dei Kirchner in Argentina, di Morales in Bolivia, di Mujica in Uruguay ecc...), ha offerto per la prima volta ad un continente sfruttato una via di liberazione.

Una via di liberazione nazionale e non globalista, ovvero che non è detto possa andare bene per tutte le realtà mondiali, che non vuole essere necessariamente esportata, come avvenuto sia per l'imperialismo sovietico che per quello capitalistico. Una via di liberazione che affonda le sue radici non nel comunismo – come i media e la vulgata dominante vorrebbero farci credere - bensì nel socialismo libertario, nel cristianesimo delle origini, persino nelle influenze che il nostro Garibaldi ebbe in quelle terre, al punto che l'Eroe dei due Mondi è l'eroe simbolo dell'America Latina ed è secondo solo a Simon Bolivar.

Ora, non so e non posso sapere se il quotidiano “L'Opinione” deciderà di non pubblicare più le mie “falsità”, come le ha chiamate qualcuno, che ha peraltro deciso di non accettare alcun confronto pubblico. “Falsità” comunque di studioso appassionato che ha trovato in quella realtà così apparentemente lontana, ma così culturalmente vicina, l'unica reale prospettiva per uscire dalla crisi attraverso la ricerca del sentimento umano, attraverso il coinvolgimento diretto dei cittadini, pur fra mille difficoltà e limiti causati dai meccanismi del potere politico stesso.

Sinceramente mi auguro che “L'Opinione” possa essere e rimanere la voce di tutti le voci. Della mia, come di coloro i quali la pensano diversamente da me. E me lo auguro anche perché oggi, al pensiero “eretico” e libertario – che non vuole essere né collocarsi a sinistra o a destra e che è disgustato dagli pseudo-movimenti alla Grillo – non viene data più alcuna voce.


Luca Bagatin



26 novembre 2014

Daniella Cabello: eroina moderna d'Amore e Libertà


Daniella Cabello, cantante venezuelana, militante bolivariana e membro attivo del Partito Socialista Unito del Venezuela, che a me, personalmente, ricorda tanto Anita Garibaldi.



Cuando el poder de amar sea mayor que el amor al poder, el mundo conocerá la paz.
(Jimi Hendrix)

Quando il potere di amare sarà maggiore rispetto all'amore per il potere, il mondo conoscerà la pace
(Jiimi Hendrix).






18 novembre 2014

Il socialismo libertario e umanitario di Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron, Bettino Craxi, Hugo Chavez

Giuseppe Garibaldi, Juan Domingo Peron, Bettino Craxi, Hugo Chavez.

Quattro combattenti, quattro patrioti, quattro leaders socialisti libertari, nazionali ed umanitari.

Ad accomunarli, oltre a ciò, l'essersi trovati alla guida – in periodi diversi della Storia – dei loro rispettivi popoli e Paesi.

Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882), condottiero che – esiliato dall'Italia per aver aderito agli ideali mazziniani della Giovine Itala - si fece le ossa nell'America Latina oppressa in particolare dall'Impero del Brasile, contro il quale il Generale uscirà vittorioso, contribuendo così all'indipendenza dell'Uruguay.

Giuseppe Garibaldi che, con l'Impresa dei Mille contribuì alla liberazione del Mezzogiorno dal giogo borbonico ed il cui unico errore fu non istituire una Repubblica del Sud, di ispirazione socialista, con sé stesso a capo, come da lui stesso vagheggiato.

Giuseppe Garibaldi, il Gran Maestro dell'Umanità, animato dalla fede massonica, cristiana e teosofica che, con Mazzini ed altri repubblicani, contribuì all'istituzione della Prima Internazionale dei Lavoratori (1864) ed all'istituzione delle prime Società Operaie di Mutuo Soccorso e che, infine, deluso dalla politica burocratica ed arruffona dei politicanti della sua epoca, si dimise da Parlamentare per ritirarsi nella sua Caprera, a fare il lavoro che sempre gli diede maggiori soddisfazioni, ovvero l'agricoltore.

Juan Domingo Peron (1895 - 1974), Presidente della Repubblica Argentina dal 1946 al 1955 eletto democraticamente, alla guida dei descamisados, ovvero dei più poveri dei poveri argentini fondò, poco tempo dopo, il Partito Giustizialista, ovvero un partito socialista, nazionale e cristiano, ma di matrice anticlericale, che fondava la sua politica in una chiara ed inequivocabile terza posizione: alternativa al capitalismo borghese ed al marxismo comunista. Ovvero alternativa ai due imperialismi: quello statunitense e quello sovietico.

Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio sino al 1973, per giungere, pochi anni dopo, all'avvento di dittature militari che spazzeranno via il peronismo sino almeno agli Anni '80.

Bettino Craxi (1934 - 2000), socialista della prima ora, come il padre Vittorio. Figlio politico di Pietro Nenni e figlio ideale di quel Pierre-Joseph Proudhon, socialista anarchico che Craxi inviterà a studiare ed approfondire, allorquando lo contrappose al conservatorismo marxista, offrendo così alla sinistra italiana una visione al contempo nazionale ed internazionalista, ispirata al patriottismo di Garibaldi ed al contempo al suo internazionalismo al punto che il Partito Socialista Italiano sarà il primo partito a fornire sostegno economico alla rivoluzione democratica e socialista di Salvador Allende in Cile ed ai molti Paesi opporessi dalle dittature, specie nell'Est europeo.

Bettino Craxi che, dalla metà degli Anni '70, dialogherà con le avanguardie della sinistra extraparlamentare, con i demoproletari, con i radicali e con i laici, vagheggiando l'idea di un partito di sinistra unitario, di matrice socialista libertaria. Sogno che sarà infranto da quei cattocomunisti che gli scaglieranno contro i media e le procure, ovvero dagli antenati di quel Partito Democratico che oggi, raggiunto il potere, stanno distruggendo il mondo del lavoro e dell'impresa, sostenuti da quei poteri forti politici, bancari e mediatici, nazionali ed internazionali, che volutamente misero fuori gioco Bettino Craxi, costringendolo ad un lungo esilio, che lo porterà alla morte.

Infine Hugo Chavez (1954 - 2013), Presidente del Venezuela sino alla prematura morte, avvenuta nel 2013, il quale quando era ancora un semplice militare sconosciuto, nel 1992, si ribellò alla corruzione che dilagava nel suo Paese, ovvero alla corruzione dei partiti e dei politicanti dei suo Paese e progettò un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che purtuttavia fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe libertario dell'America Latina.

Hugo Chavez lancerà successivamente, fra il 1994 ed il 1995, una campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compiendo un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà solo nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela ha nuovamente la maggioranza dei seggi.

Garibaldi, Peron, Craxi e Chavez, uniti tutti e quattro dalla “rottura con il sistema”, animati da una fede di matrice socialista, umanitaria e spirituale (tutti e quattro si opporranno sempre ad una visione materialista della politica e dell'umanità, non ultimo Chavez con i suoi discorsi sull'umanesimo cristiano) ed animati da un profondo senso di laicità dello Stato, testimoniato dai loro scritti, discorsi ed atti compiuti durante la loro esistenza.

Oggi si sente profondamente la mancanza di leaders di questo tipo. Leders con un entroterra politico-culturale, capaci di ascoltare il proprio popolo in quanto figli del popolo loro stessi. Leders senza compromessi al punto da poter risultare addirittura invisi alle “elite” per la loro rudezza, per il loro spirito da combattenti, da Caudillos, per dirla alla sudamericana.

Leaders che, non a caso, talvolta se non spesso saranno destituiti dai loro incarichi, finiranno in esilio, subiranno Colpi di Stato di varia natura.

Oggi di loro rimane purtroppo poco ed in pochi ne hanno davvero saputo coglierne l'eredità.

L'eredità di Garibaldi è oggi raccolta dalla sola Associazione Nazionale Volontari e Reduci Garibaldini (www.garibaldini.it) che, pur con grande fatica, riesca ancora oggi a portare avanti i principi e gli ideali del Nostro.

L'eredità di Peron è portata avanti dall'attuale Presidentessa della Repubblica Argentina Cristina Fernandez de Kirchner e da associazioni volontaristiche quali il Movimiento Peronista Terecia Posicion (www.movimientoperonista3posicion.blogspot.it).

L'eredità di Bettino Craxi invece, se togliamo la Fondazione a lui intitolata (www.fondazionecraxi.org), è facile notare come non esista alcun partito italiano che davvero possa dirsi ispirato al suo socialismo.

Infine, pur fra alterne vicende ed alterni successi, almeno il Venezuela ha confermato alla guida del Paese un degno erede di Chavez in Nicolas Maduro, di cui pur nella nostra Penisola arrivano poche e spesso fuorvianti notizie, ma fortunatamente è consultabile in rete il sito del Partito Socialista Unito del Venezuela (www.psuv.org.ve) e le sue attività.

Più ci guardiamo indietro, in sostanza, più osserviamo come oggi – nell'era degli smartphone, ma anche della pesante crisi economica – il presente sia tutt'altro che roseo proprio per la mancanza di autentici combattenti politici e di autentici ideali popolari per i quali lottare.

Ad oggi - almeno nella nostra Europa - sembra che a vincere siano state le elite, i tecnocrati, i burocrati e quei politicanti arruffoni che Garibaldi, Peron, Craxi e Chavez combattevano ogni giorno.


Luca Bagatin



19 agosto 2014

L'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla realpolitik fondata sull'economia e sul potere dei governi. Gli esempi di Bolivar, Garibaldi, D'Annunzio, Peron e Chavez

In un articolo di luglio focalizzammo l'attenzione sulla questione latinoamericana, contrapponendola a quella europea. Scrivemmo, in particolare: “Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi”. E, a proposito dell'Europa scrivevamo: E” vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile”.

In questo senso, volendo parlare dell'epopea di Bolivar e Garibaldi, ci rendiamo conto che questi eroi erano eroi (anti)politici. Non dimentichiamo mai che Giuseppe Garibaldi, prima di abbandonare per sempre il suo seggio al Parlamento italiano, per tornarsene nella sua Caprera a fare il contadino, schifato dalla politica post-risorgimentale dell'epoca, dichiarò: “Quando i posteri esamineranno gli atti del Governo e del Parlamento italiano durante il Risorgimento vi troveranno cose da cloaca”. Così come (anti)politici – ma ingiustamente definiti in senso spregiativo “populisti” - furono il Generale Juan Domingo Peron ed il Comandante Hugo Chavez.

Figure del nostro recente passato, Peron e Chavez offrirono tanto al popolo argentino quanto al popolo venezuelano, una prospettiva “terzista”, alternativa rispetto al Potere statunitense e sovietico, alternativa alla destra ed alla sinistra, attraverso una chiave terzomondista ed umanitaria. Peron e Chavez, in sostanza, stavano, almeno idealmente, dalla parte dei poveri e dei diseredati sfruttati dalla corruzione e dalla politica-partitica e pseudo-democratica che, allontanatasi dall'Agorà greca, ha costituito una nuova oligarchia.

L'oligarchia dei Roosvelt che fecero uscire gli USA dal sistema aureo, ovvero vietarono la conversione del dollaro in oro, costringendoci all'attuale signoraggio bancario (consideriamo che il valore nominale di ogni singola moneta o cartamoneta non corrisponde affatto alle riserve auree possedute da ciascuno Stato e ciò a tutto vantaggio delle Banche Centrali e dei Governi); l'oligarchia dei Truman e dei Kennedy, noti guerrafondai ed imperialisti, colonizzatori di Stati indipendenti; l'oligarchia dei Clinton e dei Bush, altrettanto guerradondai, come i loro precessori, che contraddissero l'esempio libertario e umanitario dei Padri Fondatori degli USA quali George Washington e Thomas Jefferson, i quali affermavano che la nazione americana avrebbe dovuto basarsi sul non interventismo, secondo il motto di Jefferson: “Pace, commercio e amicizia tra tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”.

In questo senso, il XX ed il XXIesimo secolo hanno visto il consolidarsi negli USA - che di fatto condizionano l'economia e la politica europea e mondiale - di un'alleanza fra liberal e neocon. Fra Partito Democratico in salsa roosveltian-fascio-kennedyana e destra neofascista in salsa famiglia Bush. Un'alleanza anti-libertaria smascherata solamente da personalità quali Barry Goldwater e Ron Paul e dagli antimperialisti quali Peron prima e Chavez, Lula, Morales e Kirchner negli ultimi anni. Per non parlare del Vate italiano Gabriele d'Annunzio nei primi anni del '900, il quale non solo non lesinò critiche alla casta politica (“Veramente sembra che l'Italia non possa assistere allo spettacolo che dà la casta politica se non con le narici turate, come quei cavalieri dei suoi vecchi affreschi fermi davanti ai cadaveri verminosi nelle bare senca coperchio”), ma lanciò invettive anche contro l'economia come mera fonte di accumulazione della ricchezza: “Dovunque la lotta mercantile, la lotta per la ricchezza, porta il pericolo delle più terribili conflagrazioni marziali”.

Il libertarismo e l'(anti)politica, dunque, smascherano la realpolitik e la costringono ad un confronto mediatico, per quanto i media tendano ad oscurare ed a mascherare l'(anti)politica, il libertarismo classico, il socialismo libertario, le posizioni terziste, oltre la destra e la sinistra, le posizioni che, di volta in volta, saranno bollate come “populiste”, “fasciste”, “comuniste”, “golpiste” o “reazionarie”.

Juan Peron era un Giustizialista. Hugo Chavez un Bolivariano.

Il limite dei due fu, semmai, un certo attaccamento al potere. Perché il potere è seduttivo e finisce per fagocitare gli uomini di contro-potere. Quando si scende nell'arena politica, nella competizione elettorale, si finisce spesso per perdere per strada gran parte delle buone intenzioni originarie.

Purtuttavia, ciò che ci interessa qui analizzare, sono le prospettive. Le prospettive di un Chavez che, nel 1992, si ribella alla corruzione che dilaga nel suo Paese, il Venezuela. Alla corruzione dei partiti e della politica e progetta un golpe, non già autoritario, bensì basato su prospettive bolivariane. La figura e gli ideai di Simon Bolivar – il Garibaldi latinoamericano – sono il cardine del progetto anti-autoritario di Chavez e del Movimento Bolivariano Rivoluzionario. Un golpe che fallirà, ma che consacrerà Chavez quale nuovo eroe (anti)politico e libertario dell'America Latina.

Allorquanto Hugo Chavez lancia, fra il 1994 ed il 1995, la sua campagna astensionista contro la corruzione della classe politica venezuelana, compie un atto eminentemente politico e di rottura con il sistema. Ma sarà nel 1998 che Chavez, con il Movimento Quinta Republica, diventerà Presidente del Venezuela con il 56% dei voti.

E ciò gli permetterà di redigere una nuova Costituzione, sempre secondo gli insegnamenti di Bolivar, ponendo attenzione ai diritti umani e via via introducendo norme per la lotta alla povertà ed all'analfabetismo, uscendo poi dal Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale, promuovendo leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia, ottendendo spesso risultati soddisfacenti al punto che, anche dopo la sua morte - avvenuta lo scorso anno - il Partito Socialista Unito del Venezuela, guidato oggi dal Presidente Nicolas Maduro - evoluzione del Movimento Quinta Republica – ha nuovamente la maggioranza dei seggi, pur con risultati non sempre soddisfacenti.

Il potere, ad ogni modo, è un brutto cancro e Maduro dovrebbe ricordarselo, così come tutti noi dovremmo sempre aver presente l'esempio di Bolivar, Garibaldi e del D'Annunzio dell'impresa di Fiume. Eroi con risultati alterni, grandi condottieri, ma animati unicamente dalla ricerca dell'amore per la libertà e della libertà come visione d'amore per l'umanità.

In questo senso l'(anti)politica fondata sull'emancipazione dei popoli ha vinto sulla politica, sulla realpolitik fondata sull'economia, sul mercimonio, sul potere dei governi e delle banche centrali, ovvero su un debito pubblico che, ogni economista serio sa bene, è impagabile ed è fonte unicamente di sfruttamento dell'individuo.

Il lungo ragionamento che abbiamo fatto potrebbe riassumersi in un'unica frase che, forse, potrebbe essere un piccolo incentivo all'uscita dalla crisi (che prima di tutto è umama, di valori, di mancanza d'amore fra gli individui): i popoli, anziché continuare ad eleggere e/o a seguire pedissequamente i propri rappresentanti, dovrebbero raggiungere un livello di evoluzione umana tale da imparare ad autogestirsi e ad auto-governarsi.

Questa è l'essenza dell'insegnamento dei nostri Padri storici e degli Eroi di un passato che è lì, pronto per essere riscoperto.


Luca Bagatin



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini