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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 gennaio 2016

Ciao Barbarella, vorrei ricordarti così. Saresti stata una donna politica migliore dei politicanti di oggi. Proprio perché eri una persona comune come noi




2 gennaio 2016

Lettera aperta a Gianroberto Casaleggio da parte di Luca Bagatin, Presidente di "Amore e Libertà" (tratta da www.amoreeliberta.blogspot.it)


Casaleggio "guarda" ad "Amore e Libertà" ?

Gentile Gianroberto Casaleggio,


da qualche tempo si parla del suo recente saggio “Veni vidi web” che, mi dicono, abbia trovato pessime recensioni sulla stampa e finanche nel movimento da lei fondato, il Movimento Cinque Stelle, in pochi ne vogliano parlare.

Non nutro alcuna simpatia per il Movimento da lei fondato e ne ho spiegato le ragioni in innumerevoli articoli, ma le dirò che, poiché non amo i pregiudizi di nessun genere, ho voluto approfondire le cose da lei scritte nel suo testo e vi ho trovato diverse assonanze con le cose che andiamo dicendo nell'ambito del pensatoio che ho fondato nel maggio 2013, ovvero “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it).

Unitamente alle assonanze ho trovato anche parecchie dissonanze e assurdità non di poco conto. La prima il suo contrapporre Garibaldi a Gandhi (che poi mi dicono che in realtà lei vorrebbe sostituire le statue di Garibaldi con quelle di Gengis Khan, più che con quelle di Gandhi !).

Si dà il caso che, tanto Garibaldi che Gandhi siano figure ispiratrici del nostro pensatoio che, peraltro, ha per simbolo una illustre Garibaldi, ovvero la combattente e combattiva Anita.

Forse lei ignora che Giuseppe Garibaldi e il Mahatma Gandhi furono entrambi teosofi, oltre che massoni. Appartenenti proprio a quella Massoneria che il suo Movimento Cinque Stelle tanto contesta e che vorrebbe rendere illegale e che, invece, è associazione spirituale sulla quale possono fondarsi le basi di un'autentica Fratellanza, Uguaglianza e Libertà fra le persone ed i popoli.

Forse lei e il suo sodale Beppe Grillo ignorate che in realtà fra Garibaldi e Gandhi vi sono fortissime assonanze ed un nome che li unisce: Giuseppe Mazzini. Altra figura ispiratrice del nostro “Amore e Libertà”.

Giuseppe Mazzini fu infatti autore di un testo visionario per l'epoca, ovvero i “Doveri dell'Uomo”. Testo rivolto agli operai ed alla povera gente, che parlava, per la prima volta, di associazionismo, di autogestione, di unione fra capitale e lavoro e di fratellanza fra i lavoratori ed i cittadini. E, molto prima di Lei e di Grillo, parlava di Cittadini liberi ed eguali. Oltre che poneva una seria critica al sistema politico dell'epoca.

Si dà il caso che i “Doveri dell'Uomo”, oltre ad aver ispirato Garibaldi – il quale fu, assieme a Mazzini, fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori nel 1864 – ispirò il Mahatma Gandhi che ne fu avido lettore al punto di fondare la sua Rivoluzione nonviolenta e l'India da lui immaginata, su principi mazziniani, oltre che teosofici.

Forse lei ignora peraltro il fatto che Garibaldi abbandonò il suo seggio in Parlamento per tornare a fare l'agricoltore proprio perché non condivideva affatto le “pastette” dei politicanti di allora, non dissimili da quelle di oggi. Garibaldi, infatti, fu forse il primo esponente (anti)politico che l'Italia abbia mai conosciuto !

Dunque le statue di Garibaldi, Eroe non solo italiano ed europeo, ma anche latinoamericano di quell'America Latina che si è poi ispirata al Socialismo del XXIesimo secolo ed al Peronismo, non vanno sostituite. Ma accanto ad esse vanno aggiunte statue di Giuseppe Mazzini, oltre che di Gandhi. E accanto a queste andrebbero aggiunte statue di Anita Garibaldi, Eroina dei Due Mondi, che morì per l'unica vera Repubblica che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana del 1849.

Precisato questo, che non ci pare affatto cosa da poco, vorremmo andare oltre.

Lei profetizza un sistema elettorale di estratti a sorte tanto quanto lo auspichiamo noi da quando siamo nati (ed ancora oggi ci prendono per pazzi) e per questo siamo contrari ad ogni tipo di sistema elettorale ed invitiamo gli elettori ad astenersi ad ogni tornata elettorale. Addirittura noi sosteniamo che i voti non espressi alle elezioni, ovvero il numero degli astenuti, andrebbe ripartito ed assegnato a cittadini comuni estratti a sorte. Purtuttavia non è cosa che fa il movimento da lei fondato: il Movimento Cinque Stelle, infatti, avalla il sistema elettorale e si presenta alle elezioni eleggendo deputati, senatori, consiglieri di ogni tipo. Peraltro dando precise indicazioni di “comportamento” ai suoi eletti. Cosa che, in un sistema democratico, ovvero di rappresentanza popolare diretta, senza mediazioni ai sorta, non dovrebbe avvenire: ciascun cittadino dovrebbe essere libero di votare come meglio gli detta la sua coscienza.

Lei poi nel suo saggio si pone “contro il mercato”, ma è in palese contraddizione essendo lei stesso un imprenditore, peraltro un imprenditore della comunicazione. Noi di “Amore e Libertà”, diversamente, come si evince dal nostro Manifesto d'intenti (http://amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm), ci poniamo in antitesi rispetto al mercato ed alla società di mercato proponendo il sistema della cooperazione e dell'autogestione diretta delle imprese da parte dei lavoratori, sostenendo peraltro la socializzazione di imprese ex pubbliche, municipalizzate e/o pubblico/private (dall'Eni alla Telecom/Tim sino all'Acea ed alla Rai) e la conseguente autogestione di esse da parte di tutti i cittadini. Non mi pare che lei ed il suo Movimento proponiate altrettanto e, se fosse davvero coerente con quanto afferma, dovrebbe lei per primo abbandonare il mercato e cedere la sua azienda ai suoi dipendenti, che diventerebbero i nuovi proprietari associati e dunque i nuovi produttori.

Oltretutto noi parliamo di introduzione dell'economia del dono e del baratto, tipica delle Società Matriarcali ancora oggi esistenti. Unica alternativa all'economia fondata sul capitale e sull'egoismo, ovvero sulla speculazione.

La visione prospettata dal suo saggio, che è poi quella che pratica assieme a Beppe Grillo nel suo Movimento, è in realtà una visione piuttosto autoritaria ed imposta dall'alto. Lo vediamo con le continue espulsioni nei confronti di coloro i quali “non seguono la linea” da voi dettata e stabilita.

Diversamente, la visione di “Amore e Libertà”, essendo una visione sentimentale e non ideologica, è l'unica visione autenticamente democratica, perché permette a chiunque di autogestirsi e di tentare di comprendere, anche attraverso gli errori, il proprio prossimo.

E' chiaro che, per elevare le coscienze, più che delle “rieducazioni forzate” come lei prospetta, noi proponiamo la costituzione di scuole di formazione politica, culturale, spirituale ecc... totalmente gratuite ed accessibili a tutti. I partiti elettoralistici stessi – che perderebbero ogni loro funzione - e le loro Fondazioni potrebbero essere riconvertiti in scuole di formazione politica sin da ora !

Vi sono innegabilmente aspetti comuni fra il suo pensiero ed il nostro, ma noi non dimentichiamo di dire – e lo ricordiamo sempre - che sono aspetti che hanno radici antiche e traggono lifa dal pensiero gnostico, esoterico, spirituale, oltre che socialista libertario, mazziniano, anarchico, finanche massonico. Dalle Società Matriarcali (vedi il punto relativo alla cura dei figli disagiati da parte della comuità, oltre che l'aspetto dell'economia del dono) sino al socialismo di Saint Simon (al quale si rifaceva anche Garibaldi); dalla Teosofia sino al pensiero mazziniano, passando persino per talune battaglie storiche del Partito Radicale prima maniera e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi.

Noi di “Amore e Libertà”, ad ogni modo, siamo coerenti e conseguenti. Non siamo un partito elettoralistico, ma un libero pensatoio che è consapevole – sin dal suo simbolo rappresentato da Anita Garibaldi su fondo rosso, contornata da una miriade di cuori bianchi – di avere radici antiche.

Voi del Movimento Cinque Stelle, in realtà, sembrate più che altro parte del Sistema che noi e solo noi, al momento, vorremmo modificare.

Se quanto le ho scritto le accenderà qualche “lampadina” e le “risuonerà” in qualche modo, saremmo pronti ad un serio confronto sul presente e sul futuro di quanto ci circonda.

Diversamente sarà l'ennesima occasione perduta.


Cordiali saluti.


Luca Bagatin

www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it



9 dicembre 2015

Tre anni fa veniva a mancare un grande artista e uomo politico trasgressivo: Riccardo Schicchi



In memoria di Riccardo Schicchi
articolo di Luca Bagatin del 9 dicembre 2013

Il 9 dicembre del 2012 moriva Riccardo Schicchi, soprannominato il “Re del porno”.

In realtà Schicchi detestava la parola “pornografia”, preferendole il termine “erotismo” e “trasgressione”.

Trasgressione delle regole imposte da una (in)cultura bigotta e repressa, quella italica, che lui combatterà per tutta la vita, attraverso il suo lavoro e le sue iniziative.

Riccardo Schicchi ed Ilona Staller-Cicciolina, fondando l'Agenzia Diva Futura, nei primi Anni '80, sdoganarono l'erotismo e lo portarono persino il televisione ed in politica, scatendando così una delle più grandi provocazioni che siano mai state ideate e realizzate nel nostro Paese.

Fecero forse ciò che oggi, nei Paesi dittatoriali o pseudo-democratici, fanno le attiviste di “Femen”, mostrando i loro seni nudi, per contrapporsi alla violenza della politica antidemocratica, antilaica, antilibertaria.

Pochissimi, anzi quasi nessuno sa o ricorda che fu Riccardo Schicchi a ideare la prima lista verde-ambientalista in Italia, nel 1979, ovvero la Lista del Sole e a realizzarne il simbolo, ovvero quel Sole che Ride che, attualmente, è di proprietà dei Verdi (dopo essere transitato per i Radicali).

La Lista del Sole, infatti, fu il primo tentativo del duo Schicchi-Staller di fondare un partito libertario-ambientalista in un Paese incivile come il nostro. Quell'esperienza, del resto, portò Schicchi ed Ilona a candidarsi nelle liste del Partito Radicale, nel 1987, ove Cicciolina sarà eletta con ben 20.000 preferenze.

Un'esperienza diversa e alternativa, che farà sì che in Parlamento di discutsse finalmente di educazione sessuale nelle scuole, di affettività e sessualità per i detenuti, di introduzione dell'ora di storia delle religioni in luogo dell'ora di religione. Un'esperienza che pur non fu colta appieno nemmeno dai Radicali (specie i più bigotti), i quali rimarranno contrariati dal libertarismo del duo Schicchi-Staller e che, tempo dopo, nel 1991, porterà alla nascita del Partito dell'Amore – fondato da Riccardo Schicchi e da Mauro Biuzzi – ed il cui leader carismatico diverrà Moana Pozzi.

Riccardo Schicchi rimarrà ad ogni modo celebre per aver lanciato e promosso numerose artiste dell'eros e – grazie al suo amore per i “contrasti” ed un'ammirazione spasmodica per l'universo femminile - per averle trasformate in vere e proprie “eroine eteree”. Mai volgari. Quasi delle fatine uscite da un libro per ragazzi, solo in chiave erotica. Pensiamo a Ilona Staller-Cicciolina, appunto, vera e propria “fricchettona romantica”, a Ursula Davis-Hula Hop (che recitò anche in un film del celebre regista Piero Vivarelli), a Ramba, a Petra, a Baby Pozzi ed alla stessa Moana.

Donne che rimangono e rimarranno nella memoria di coloro i quali le amano e le hanno amate.

L'esperienza artistica di Diva Futura, oltre che quella politica di Riccardo Schicchi penso non debbano essere dimenticate e tantomeno relegate a quello che comunemente viene definito “trash”.

Il trash, la vera pornografia, come amava ricordare lo stesso Schicchi, era altro. Era la disonestà intellettuale e morale della politica e di certa cultura “ufficiale”.

Quella politica e quella cultura che, nemmeno in punto di morte, resero omaggio a questo grande fotografo, artista, talent scout, libertario e politico italiano.




4 novembre 2015

Diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati ancora negato

Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati.

Ne parlarono per primi Moana Pozzi e il Partito dell'Amore. Erano i primi Anni '90 e si stava uscendo, grazie a Riccardo Schicchi e all'esperienza di Diva Futura, da un lungo periodo di censure, di divieti, di pruderie culminanti nel reato di “violazione del comune senso del pudore”.

Il diritto all'affettività ed alla sessualità dei carcerati. Perché anche loro sono donne e uomini, non già bestie da soma, per quanto male possano avere commesso. Perché la sessualità e l'amore sono l'esatto opposto della violenza. Sono rieducazione e redenzione, alla faccia dei bempensanti o, meglio, dei malpensanti.

I giornali l'hanno presentata come una proposta sulle “stanze dell'amore” in carcere, quella dell'On. padovano Alessandro Zan. In realtà lui ha subito smentito e così si sono assopiti anche i nostri entusiasmi: mai una buona volta che la politica italiana compia una scelta di civiltà !

Niente a che fare con il sesso, la proposta di legge vuole solo aumentare i colloqui famigliari con chi ha un caro dietro le sbarre – spiega infatti il deputato del PD - oggi i colloqui avvengo in stanzoni grandi alla presenza di altre persone. Non è giusto per la privacy, i figli, ma anche il coniuge non hanno commesso nulla e hanno il diritto di avere con il loro caro un rapporto riservato. Al massimo ci si potrà avere il bacio, ma la notizia delle stanze dell'amore è travisata e esagerata”.

Al massimo un bacio. Ma non un amplesso. L'amplesso è vietato ai detenuti. Aberrazione. La sessualità è, quindi, preclusa, castrata al detenuto che, ancora una volta, è trattato da bestia da soma o, da angelo asessuato...Lucifero non ancora redento.

Persino un leghista, tale Nicola Molteni, altro deputato di questo triste Parlamento da noi tutti mantenuto, si era affrettato a dichiarare scandalizzato che questa legge avrebbe portato nientemeno che i “bordelli in carcere”. Magari lo avesse fatto, diciamo noi !

Che male può fare un detenuto o una detenuta che compiano un atto d'amore con la/il propria/o compagna/o ? O che male fa un detenuto che, dopo mesi d'astinenza, copula con una prostituta o, eventualmente, con un prostituto, a seconda delle preferenze ?

A questo, i politicanti, sembrano non pensare. Sembra quasi che la politica sia avulsa dai bisogni delle persone, perché di questo si tratta. I detenuti sono, prima di tutto, delle persone. Che, oltre a necessitare di spazi adeguati, di ore d'aria e di privacy con i propri famigliari, necessitano anche di scopare.

La stessa Costituzione repubblicana stabilisce, all'Articolo 27, che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso d'umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”.

Il diritto all'affettività ed alla sessualità in carcere è pertanto diritto costituzionale e proibirlo o impedirlo equivale a compiere un trattamento contrario al senso d'umanità. Perché la sessualità e l'affettività sono, checché ne possano pensare i ben-mal-pensanti, l'aspetto fondante dell'umanità.


Luca Bagatin



1 ottobre 2015

"Braci di Miss Moana" (comunicato tratto dal sito dell'Associazione Moana Pozzi www.moanamoana.it)



Nella ricorrenza del ventunesimo anniversario della morte di Moana, sospendiamo il concorso annuale per l'assegnazione del Premio Moana Pozzi in segno di lutto per la fine prematura delle libere elezioni politiche in Italia e in segno di protesta per il pensiero fascio-chic e conservatore che, unico, riesce ancora ad ottenere un certo consenso presso fasce di popolazione sempre più narcotizzate, banali e incapaci di esprimere un qualsiasi segno di novità, se non di creatività civile, come quello che fu di Moana.

I requisiti che devono caratterizzare una Miss Moana degna di questo titolo non sono più rintracciabili nell'Italia del 2015, nell'Italia che si riconosce nei canoni etico-estetici imperialisti e coloniali delle giurie di X-Factor (cfr. il look da guardia carceraria di Guantánamo di Skin).

Arrivederci in un paese più libero di quello attuale.

 
Il CD dell'Associazione Moana Pozzi e del Partito dell'Amore

(le immagini sono tratte dal sito dell'Associazione Moana Pozzi www.moanamoana.it)



25 luglio 2015

La Revolucion Ciudadana in Ecuador ed il Primer Taller de Verano a Roma



Rafael Correa, Presidente dell'Ecuador

L'Ecuador è un piccolo grande Paese. Un piccolo grande Paese che, dal 2007 sta avanzando sotto il profilo socioeconomico grazie all'avvento del primo Presidente autenticamente democratico ed inclusivo che l'Ecuador abbia mai conosciuto, ovvero dell'economista Rafael Correa con suo movimento Alianza PAIS (Patria Altiva i Soberana) (www.alianzapais.com.ec), il quale ha avviato una vera e propria Rivoluzione Civile, la cosiddetta Revolucion Ciudadana.

Una Rivoluzione democratica e civile, che ha portato il Paese a rinegoziare il debito, a ridurre l'influenza straniera (in particolare dei rapaci USA), a ridurre la provertà, l'analfabetismo ed a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.

Di tutto questo e di molto altro si è parlato nel “Primer Taller de Verano – Buen Vivir y Revolucion Ciudadana” organizzato a Roma dal 23 al 25 luglio scorsi, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador in Italia ed il Ministero ecuadoriano degli Affari Esteri e della Mobilità.

Un workoshop al quale io stesso ho partecipato e che ha visto come relatori, fra gli altri, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Ecuador in Italia Dr. Juan Fernando Holguin, la Dr.ssa Federica Zaccagnini, il prof. Salvatore Monni e molti altri.

Si è parlato del Buen Vivir equadoriano, ovvero il nuovo modello di sviluppo, ispirato al “buon vivere” tipico dei popoli andini indigeni. Un modello che pone al centro del progetto politico-economico l'essere umano, anziché inseguire modelli edonisti che producono ricchezza effimera o comunque detenuta nelle mani di pochi.

L'Ecuador, come gli altri Paesi dell'America Latina, proviene da secoli di sfruttamento coloniale, da successive dittature militari, da pseudo-democrazie autoritarie che hanno distrutto l'economia del Paese e creato fortissimi squilibri e disparità sociali.

Con l'avvento del cosiddetto Socialismo del XXIesimo Secolo - un'alternativa sia al socialismo reale novecentesco che al liberalismo - al quale si ispirò anche Rafael Correa, anche l'Ecuador, come già avvenuto per il Venezuela di Chavez, per l'Argentina di Kirchner e per la Bolivia di Morales (e successivamente l'Uruguay di Mujica), iniziò a cambiare marcia.

Iniziò così ad attuare finalmente politiche alternative alla corruzione dilagante, politiche di rinnovata ricerca della sovranità nazionale, politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà ed all'analfabetismo, oltre che politiche di inclusione dei cittadini nel processo politico.

Un nuovo modello, dunque, che potrebbe essere di assoluta ispirazione per un'Europa nella quale è completamente fallito sia il modello liberal-democratico che social-burocratico.

Un'Europa che per secoli ha sfruttato il Terzo Mondo e che ne ha ancora per molti versi paura. Un'Europa che conosce benissimo quella che io definisco la “società del piacere” effimero, dell'edonismo egoista, della dittatura del danaro, ma che non conosce un'alternativa possibile, quella che nell'ambito del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org www.amoreeliberta.blogspot.it) ho definito “Civiltà dell'Amore” e di cui parlo nel mio ultimo saggio sociopolitico.

Una Civiltà dell'Amore che è totalmente in linea con la Rivolucion Ciudadana di Correa e degli altri leader dell'America Latina che hanno avviato questo processo. Un processo che ricerca – forse per la prima volta nella Storia – un modello di sviluppo nel quale la popolazione, le persone economicamente più disagiate in particolare, sono poste al centro della visione politica.

Purtuttavia l'Ecuador del Presidente Correa, così come altre realtà affini e che abbiamo già sopra citato, sono sempre a rischio di colpo di Stato da parte dell'opposizione, appoggiata molto spesso da nazioni straniere che hanno tutto l'interesse nel far prevalere interessi particolari e tutt'altro che popolari.

La Revolucion Ciudadana, la Rivoluzione Civica Equatoriana è ad ogni modo avviata e merita di essere conosciuta e diffusa in tutto l'Occidente cosiddetto “democratico”.

Perché mai come in questo preciso momento storico necessitiamo di una seria Rivoluzione Civica sul modello del “Buen Vivir”.


Luca Bagatin


Foto realizzata da Maddalena Celano



15 giugno 2015

Video-intervista di Luca Bagatin al giornalista Gabriele Maestri a proposito del suo saggio "Per un pugno di simboli" (Aracne editrice)

Nell'intervista, fra le altre cose, si anticipa la pubblicazione del mio imminente saggio "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (Ipertesto Edizioni), con prefazione del principe Antonio Tiberio Dobrynia.
Il video è stato realizzato da Debdeashakti, al secolo Debora De Angelis, già autrice della prefazione al mio precedente saggio "Ritratti di Donna".

L. B.





27 aprile 2015

Moana "Che" (Moana c'è) ! Hasta Siempe !





3 aprile 2015

La fine della sovranità nazionale. L'alternativa alla dittatura del danaro proposta da Alain De Benoist

Come siamo arrivati alla crisi economica globale ? Come siamo arrivati a perdere potere d'acquisto ? Come siamo arrivati ad essere spremuti come limoni da Stati europei che hanno, conseguentemente, ridotto drasticamente il welfare, i servizi pubblici e privatizzato indiscriminatamente ?

Come siamo arrivati, dunque, a perdere la nostra sovranità nazionale in favore di un'economia globalizzata, governata da lobby, multinazionali e sistema bancario ?

Alain De Benoist, scrittore, filosofo ed intellettuale francese dei nostri giorni ce lo spiega in un bellissimo ed agile saggio che andrebbe letto da ogni cittadino e da ogni personalità politica intellettualmente onesta, pubblicato in Italia da Arianna Editrice con introduzione di Eduardo Zarelli e dal significativo titolo: “La fine della sovranità – Come la dittatura del denaro toglie potere ai popoli”.

De Benoist ci spiega che la fine del mondo è avvenuta. Pressoché senza che ce ne rendessimo conto, spalmata su più decenni. Nel “vecchio mondo” i bambini sapevano leggere e scrivere, venivano ammirati gli eroi e non le vittime, la politica non era ancora al servizio dell'economia e vi erano frontiere che garantivano ai popoli di vivere tranquillamente, all'interno di una società che conoscevano.

Il “nuovo mondo”, diversamente, ha spazzato via tutto. E' diventato liquido, in nome dell'ideologia del danaro, del capitalismo, del libero-scambismo, dell'ideologia del desiderio – ovvero dell'egoismo - e, nei fatti, ha reso schiavi i popoli e li ha omologati. Un mondo osannato sia da quella che De Benoist definisce la “destra finanziaria” che dalla “sinistra multiculturale”, che si regge su quella che è definita la governance, ovvero una sorta di cesarismo finanziario che governa i popoli tenendoli in disparte rispetto a qualsiasi decisione democratica e civile.

E' così che, l'Europa, sotto la spinta delle politiche di austerità, sta scivolando nella recessione, con un costante aumento della disoccupazione e l'altrettanto costante smantellamento dei servizi pubblici ed il conseguente crollo del potere d'acquisto delle persone, che, sempre più, stanno scivolando nella povertà.

Alain De Benoist, profondo critico del capitalismo, spiega nel suo saggio come un tempo l'internazionalizzazione degli scambi commerciali non ha mai implicato l'integrazione delle diverse comunità umane in un'unica società di mercato. Le merci potevano circolare liberamente, ma ciò non ha mai impedito ai singoli Stati di esistere. Attualmente, invece, assistiamo sia all'esportazione di capitali attraverso investimenti all'estero, sia al fenomeno della delocalizzazione delle imprese, che sfruttano manodopera a basso costo in Paesi ove è più conveniente reperirla - o che magari hanno legislazioni meno restrittive in materia ambientale - , causando pertanto disoccupazione ove la manodopera è ritenuta più costosa e danni all'ambiente e all'ecosistema.

Il capitalismo speculativo e finanziario, dunque, ha preso il posto del capitalismo industriale e di mercato e pertanto, siamo completamente sottomessi alla logica del profitto e l'economia, di fatto, governa sulla politica e sui cittadini.

La globalizzazione o, come la definisce De Benoist, la mondializzazione, volendo integrare il mercato locale in un grande mercato planetario, ha soppresso ogni misura protezionistica, a tutto svantaggio, peraltro, delle colture e dei prodotti tipici locali, impoverendone i produttori e costringendoli a chiudere le loro imprese.

La globalizzazione, dunque, il cui processo è diventato inarrestabile nel corso degli Anni '80 e '90, non consiste più tanto in scambi commerciali, quanto piuttosto nella circolazione mondiale dei capitali. Il reddito finanziario diventa così ben più importante rispetto alla funzione produttiva e così i mercati si distaccano totalmente dalla produzione reale di beni e servizi e, come spiega ottimamente De Benoist, l'impennata dei dividendi degli azionisti in borsa impone che i salari dei lavoratori diminuiscano, pur in presenza di un'elevata produttività del lavoro !

I veri perdenti della globalizzazione, dunque, sono i cittadini.

Sino a qualche decennio fa la politica degli Stati si fondava su tre pilastri: sovranità economica, sovranità militare e sovranità culturale. Oggi non è decisamente più così.

E' così che i sostenitori della globalizzazione e del capitalismo hanno trovato il sistema per porre gli Stati al loro servizio attraverso l'indebitamento dei medesimi con il sistema bancario privato e, a loro volta, gli Stati si sono messi al servizio dei mercati finanziari e delle agenzie di valutazione, al fine di rendersi più “appetibili” nei confronti degli investitori privati.

E' così che la gran parte degli Stati europei, dagli Anni '90, ha iniziato un'attività di privatizzazione selvaggia, indiscriminata e spesso di svendita e di regalìa. I politici che alle privatizzazioni si opponevano, del resto - come Bettino Craxi in Italia - sappiamo bene come sono stati liquidati (sic !). I mercati, poi, sono stati ulteriormente deregolamentati ed il welfare state è stato ridotto all'osso, così come sono stati ridotti all'osso i bilanci di scuola, ricerca e santità e la legislazione sul lavoro è stata resa sempre più flessibile, ad uso e consumo del capitale e dell'oligarchia finanziaria.

La scuola, come scrive De Benoist nel suo saggio, è stata trasformata – da luogo di cultura e formazione – in luogo di prestazione di servizi e anticamera del lavoro.

Conseguentemente gli Stati hanno iniziato a rinunciare alla loro sovranità giuridica affidandosi ad organismi internazionali; alla loro sovranità finanziaria affidandosi, come già detto, alle banche private ed infine hanno riununciato alla loro sovranità di bilancio affidandosi alla Commissione europea, oggi Unione europea.

L'unico ambito nel quale gli Stati non hanno ceduto sovranità e, anzi, hanno investito, è la cosiddetta “lotta al terrorismo” (sic !).

Diversamente da quanto sostenuto dai neo-liberali e dai capitalisti, l'arricchimento da parte di tutti i Paesi, la riduzione delle ineguaglianze e l'arricchimento di tutte le economie non c'è stato. Anzi.

La povertà, l'ineguaglianza e l'esclusione sociale è aumentata a dismisura e oggi il 10% delle persone controlla controlla l'85% delle ricchezze mondiali !

L'esperienza dimostra, infatti, che è un'elevata protezione sociale e non politiche di austerità che favoriscono l'espansione economica. Ovvero l'esatto opposto di quanto sta avvenendo ora nella quasi totalità degli Stati d'Europa.

Venendo alla questione del debito pubblico, Alain De Benoist dedica un'intero capitolo alla questione. Innanzitutto ci spiega a chi dobbiamo pagare questo debito, ovvero alle banche private, alle assicurazioni, ai mercati finanziari ed ai fondi pensionistici. Gli istituti finanziari, poi, a loro volta, scambiano il debito che hanno “acquistato” in prodotti finanziari per poter speculare a loro volta sui mercati. Il debito di ogni Stato europeo è, pertanto, in mano ad azionisti privati stranieri !

Come se non bastasse gli Stati europei, fra il 2008 ed il 2009, hanno malauguratamente deciso di salvare le banche dal fallimento e, pertanto, hanno dovuto a loro volta contrarre prestiti sui mercati finanziari, aumentando così il loro già elevato debito pubblico ! Come se non bastasse, le banche salvate, si sono trovate così creditrici nei confronti dei propri Stati-salvatori. Il cosiddetto “cane che si morde la coda”, insomma !

Fra la fine degli Anni '40 e la metà degli Anni '70, anche le famiglie si sono indebitate a dismisura con le banche private, attraverso l'accensione di mutui per l'acquisto di immobili...sino a che si è giunti al 2007 allorquando le famiglie statunitensi – incapaci di risparmiare - non sono più state in grado di restituire i prestiti che avevano contratto. Ecco l'inizio della crisi globale.

Si consideri, poi, che dalla metà degli Anni '70, negli USA, non è stato più possibile convertire le monete in oro e ciò ha favorito la creazione di moneta sostanzialmente virtuale e, dunque, non più legata ad un valore reale.

Per quanto riguarda gli Stati europei possiamo dire che la gran parte dei debiti pubblici si trova nei conti correnti delle banche private, non essendo peraltro possibile alla Banca Centrale Europea prestare danaro agli Stati. Le banche private, invece, possono continuare a chiedere prestiti alla BCE a un tasso ridicolo dell'1%, per poi prestarlo agli Stati ad un tasso che va dal 3,5% al 7%. Se non è un vero imbroglio legalizzato a tutto vantaggio del capitalismo finanziario questo !!!!

Va da sé, dunque, che il debito pubblico degli Stati – con tanto di interessi - sia impagabile, per quanto gli Stati medesimi ci stiano imponendo assurde, inutili e dannose misure dittatoriali di austerità, con aumenti delle imposte dirette e indirette, con lo smantellamento dei servizi pubblici, con riduzioni del bilancio di settori chiave dell'economia nazionale, con politiche di flessibilità del lavoro. L'effetto, dunque, è che la crisi economica, anziché arrestarsi, finisce per aggraversi ogni giorno di più, con conseguente disoccupazione, perdita del potere d'acquisto e suicidi sempre più in aumento. Il capitalismo finanziario, dunque, non va sottovalutato e si sta rivelando la peggiore e più pericolosa delle dittature che l'Europa abbia mai subìto.

Quali le soluzioni suggerite da Alain De Benoist ? La BCE dovrebbe avere la possibilità di prestare danaro agli Stati o, meglio ancora, il debito pubblico andrebbe cancellato, ma ciò sarebbe possibile solo se tutti gli Stati fossero d'accordo nel chiederne la cancellazione.

Come se non bastasse, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituito nel 2012, stabilisce che ogni Stato membro deve contribuire in ragione del proprio PIL ad aumentare il capitale inizialmente fissato in 80 miliardi di euro, sino ad aumentarlo progressivamente a 700 miliardi di euro e, lo Stato contravvenente, potrà essere processato dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea !

Va da sé che gli Stati dell'UE hanno completamente perduto ogni sovranità e che i Parlamenti dei medesimi hanno solo formalmente la possibilità di dibattere sugli orientamenti di bilancio e sulla messa in opera.

Alain De Benoist spiega che l'uscita dall'euro potrebbe essere una soluzione, in quanto permetterebbe la svalutazione delle monete nazionali, ma avrà senso ed efficacia solo se tutti i Paesi decideranno, di concerto, di uscirvi.

Oltre a tale misura – per uscire dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei meccanismi dell'UE - andrebbe applicato un protezionismo europeo e nazionalizzate le banche, socializzando il credito.

Nel saggio “Le fine della sovranità”, De Benoist mette inoltre in guardia i lettori ed i cittadini tutti di fronte all'istituzione del “Grande Mercato Transatlantico” che di fatto ingloberà l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente, i diritti dei lavoratori.

“La fine della sovranità” è dunque un testo di Resistenza. Un saggio per menti pensanti che desiderano resistere ad una nuova dittatura che, questa volta, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere.

Un testo agile per chi vuole capire e non vuole farsi inglobare all'interno di un mercato che non ha scelto; da logiche che altri - nei salotti buoni di Bruxelles o di Washington - hanno stabilito per lui.


Luca Bagatin



10 marzo 2015

Intervento di Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà" - al 47esimo Congresso del PRI (tratto da Radio Radicale)



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