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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin



2 maggio 2012

Amministrative 2012: il mio appello (liberale e libertario) al NON voto


Le elezioni amministrative del 6 e 7 maggio prossimi saranno un ottimo laboratorio.
Un ottimo laboratorio di prova per tutti coloro i quali si rifiutano di dare il loro appoggio e sostegno ad una classe politica intellettualmente e moralmente disonesta, pasticciona, incapace di fare radicali e serie riforme liberali (per introdurne alcune, infatti, c'è voluto un governo tecnico !). Una classe politica tartassona e statalista.
Ora, io non sono affatto per l'antipolitica. Ho iniziato a fare politica fra i 16 ed i 17 anni, mi sono candidato due volte ad elezioni provinciali ed una alle comunali. Sempre in liste indipendenti che sostenevano l'abolizione degli enti inutili, la riduzione degli sprechi e per la lotta alla partitocrazia.
Sono stato iscritto a partiti storici e di governo dell'area laica e liberale e lì ho anche ricoperto importanti incarichi.
Purtuttavia e proprio per questo non ho il prosciutto sugli occhi e ritengo di amare a sufficienza la vera politica e di essere immunizzato dall'antipoltica alla Grillo, ma anche a quella dei Bersani, degli Alfano, dei Bossi, dei Casini e dei Di Pietro.
Una recente inchiesta dei giornalisti Stella e Rizzo ha rilevato come i costi delle amministrazioni italiane siano lievitati: fra il 2000 ed il 2009 le uscite delle Regioni italiane sono passate da 119 a 209 miliardi di euro.
Le Province, poi, continuano a succhiare inutilmente danaro, per non parlare di micro-Comuni italiani che potrebbero, più utilmente, essere accorpati e la medesima sorte potrebbe toccare a Consorzi e Comunità montane.
In tutto ciò non c'è nessuna forza politica che, alle prossime amministrative, si candidi per ridurre questo immane Carrozzone pubblico che ci sta costando in termini di imposte, fra IMU ed aumenti dell'IVA.
Oltre a ciò i partiti stanno continuando a distribuirsi i rimborseggi (nonostante fossero stati aboliti da un noto referendum Radicale) e, quanto alla privatizzazione del Carrozzone Rai, nemmeno se ne parla più (altro referendum Radicale vinto a stragrande maggioranza ed il cui esito è stato disatteso !).
Questa non è politica: è partitocrazia selvaggia. E' potere tolto ai cittadini, i quali hanno solo un'arma nonviolenta e civile: il NON VOTO.
Un non voto che, se superasse il 50%, forse, darebbe un segnale alla politica e potrebbe invitare "questi" politici che talvolta si camuffano nelle civiche, a trovarsi un altro mestiere.
Occorre, insomma, ripartire da zero per ricostruire: mandare a casa questa classe politica, avviare un'Assemblea Costituente con personale politico completamente rinnovato e, possibilmente, con forze politiche completamente nuove, le quali aboliscano i finanziamenti pubblici a partiti e giornali (tutti, non solo agli organi di partito); che aboliscano Province ed enti inutili; che accorpino i Comuni di medio-piccole dimensioni; che riducano l'IVA, aboliscano l'IMU, privatizzino la Rai. Introducano, finalmente, una legge elettorale chiara e diretta, con l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo.
Forse, allora, l'Italia sarà un Paese che in Europa potrà davvero contare ed imporre le sue regole e non rimanere una "macchietta" in balìa di burocrati e politicanti parolai.


Luca Bagatin



25 aprile 2012

Per uscire dalla crisi occorre restituire sovranità ai cittadini. Occorrono, dunque, politiche liberali e libertarie



All'indomani dell'esito elettorale delle presidenziali francesi - le quali hanno favorito il socialista Hollande - stavo riflettendo relativamente al fatto che, se gli esiti elettorali di questo periodo di crisi mondiale (causata principalmente dalle fallimentari politiche keynesiane di indebitamento e deficit spending), favoriscono i "sinistri" più statalisti e le destre sociali, esterme e nazifasciste, forse c’è qualche cosa di cui preoccuparsi.
Probabilmente, anche laddove hanno governato i liberali e gli antistatalisti (come in Francia, ad esempio o in Italia, almeno a parole), questi non hanno saputo o voluto proporre ricette liberali e liberiste di rilancio dell'economia, bensì hanno proseguito nello spremere i contribuenti ed imporre politiche assistenziali (a garanzia solo di alcuni settori, come in Italia) e burocratiche, a tutto vantaggio dei privilegi della Casta e della partitocrazia.
La medesima cosa sta accadendo negli USA, ove Romney (che rischia di essere il pessimo rappresentante del GOP), lungi dal proporre serie riforme libertarian (come invece fa il suo concorrente alle primarie Ron Paul), si accoda, garantendo - di fatto -  la vittoria al keynesiano e statalista Obama.
Di questo passo, dalla crisi mondiale, non usciremo mai: sarà una spirale senza fine, nella quale il potere dei governi e della relativa burocrazia, si farà sempre più oppressivo ed opprimente nei confronti dei cittadini. In particolare di quelli onesti ed abituati a pagare di tasca propria, in luogo di nessun servizio pubblico.
Purtroppo, delle politiche liberali annunciate da Sarkozy nella precedente campagna elettorale, non è rimasto nulla. Non parliamo di quelle di Berlusconi, la cui ultima prova di governo è stata degna del peggior governo Prodi: ovvero illiberale, statalista e social-burocratica. A tutto vantaggio di politiche keynesiane alla Tremonti (che non a caso sostiene Hollande) e corporative (in linea con il programma della Lega Nord, a tutela di interessi particolari a livello locale).
Dunque, cari liberali e libertarian, sino ad ora siamo ben lontani dai fasti delle amministrazioni Reagan e Thatcher, dallo sviluppo degli anni '80 che, persino nella statalista Italia, un leader liberalsocialista lungimirante come Bettino Craxi, riuscì a far decollare, abolendo la scala mobile ed abbattendo l'inflazione.
Invero, Hollande, a parte fallimentari politiche di deficit spending e dunque di indebitamento statale, di aumenti delle imposte e di abbassamento dell'età pensionabile, porta avanti anche politiche accattivanti, quali ad esempio il matrimonio omosessuale e le adozioni agli omosessuali, oltre che l'introduzione del diritto di eutanasia ed in questo senso gli va dato atto di essere l'unico leader della sinistra europea, dopo Zapatero, ad aver avanzato tali proposte che, fortunatamente, sono anche patrimonio di gran parte della destra liberale europea (non di quella italiana, in quanto, qui da noi, la destra liberale, è pressochè completamente assente).
Curioso, in effetti, che il decrepito Pd italiano sostenga Hollande, il quale, già dal fatto di essere socialista, ha una storia completamente diversa rispetto al partito di Bersani, il quale è un ircocervo fra centro e sinistra conservatori.
In tutto ciò, ad ogni modo, salta agli occhi il fatto che siamo di fronte ad un'Europa disomogenea sotto il profilo politico e progettuale. Un'Europa ancora lungi dal diventare una vera federazione politica di Stati, che, al momento, si arrabattano come possono, senza restituire la sovranità ai cittadini.
Il sogno di molti giovani, dopo la caduta del Muro di Berlino, era di una nuova era: democratica, liberale, civile, antitotalitaria ed antitotalizzante.
Oggi ci troviamo in totale balìa degli Stati e dei governi...che, spesso, fanno il bello ed il cattivo tempo.
Occorre una nuova iniezione di libertarismo ed antistatalismo.

Luca Bagatin



2 giugno 2010

Radicali riforme per l'Italia nel solco del dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali (a trovarne)

Alcide De Gasperi (DC); Luigi Einaudi (PLI); Carlo Sforza (PRI); Randolfo Pacciardi (PRI); Giuseppe Saragat (PSDI); Ugo La Malfa (PRI)

Non c'è più tempo per stare a guardare il lento declino di un Paese come il nostro, nel 64esimo anniversario della Repubblica italiana.
E' indispensabile rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza credere ai facili ottimismi di governanti che pensano che sia sufficiente tagliare la spesa pubblica un po' quà ed un po' là. Mantenendo inalterati il grosso dei privilegi.
Dall'altra parte poi, il carro cattocomunista, propone un vero e proprio ricatto di Stato nei confronti delle aziende: tasse zero per i primi due anni se assumerete a tempo indeterminato !
Figuriamoci se un'azienda in crisi può permettersi di sottostare a determinati diktat e assumere personale a vita e riceverne come "premio" tasse zero....ma solo per i primi due anni !
Diciamolo subito: i tagli che sta attuando il Ministro Tremonti alla spesa pubblica sono necessari. Il problema è, semmai, che sono pochi.
E’ ridicolo tagliare del solo 10 % lo stipendio di manager pubblici e politici. Andrebbero tagliati almeno del 30 % ed estesi a Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali E poi c’è il discorso dell'abolizione delle Province, che come repubblicani proponiamo dagli anni ’70 e che a Pordenone rilanciammo con una lista civica "ad hoc" nel 2004.
Poi, ancora, c’è il discorso dei Comuni inferiori a 20.000 abitanti che costano ed andrebbero accorpati. Ed ancora: è possibile che vi siano regioni in Italia che spendono e spandono sulla sanità senza rendere conto a nessuno ? E dei “progettini comunali” socialmente inutili o, meglio, utili ai soliti noti, vogliamo parlarne ?
Una volta introdotti seri e drastici tagli alla spesa pubblica improduttiva allora si può pensare – non già a ricattare cattocomunisticamente le aziende – ma a ridurre il carico fiscale a due, massimo tre aliquote e ad innalzare la soglia della no tax area.
Riducendo così le imposte, l’hanno dimostrato gli anni di Reagan e della Thatcher e noti esperti economici come Oscar Giannino, si amplia ben presto la base imponibile. E l’evasione si riduce automaticamente (senza sguinzagliare costosi ispettori della guardia di finanza) per effetto della famosa “curva di Laffer”.
Sarebbe bene dunque che la classe politica odierna, pur nella sua mediocrità, prendesse spunto dai migliori governi che la Repubblica abbia mai avuto. Quelli dell'asse De Gasperi-Einaudi-Carlo Sforza-Pacciardi-Saragat-La Malfa.
Governi che seppero ricostruire l'Italia dopo la piaga fascista, collocarla all'interno del Patto Atlantico e quindi annovararla fra le Democrazie occidentali. Governi che portarono, in pochi anni, al boom economico degli anni '50. Governi intransigentemente anti-cattocomunisti, fondati su un franco dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali.
Nel 64esimo anniversasio della Repubblica italiana dovremo non solo onorare la memoria di quei governi, ma finanche auspicare che qualche politico illuminato d'oggi ne recuperasse l'identità e le prospettive.

Luca Bagatin



26 maggio 2010

A proposito del Partito della Nazione

Casini e Cesa stanno per fondare il "Partito della Nazione", un progetto caldeggiato anche e da un annetto circa, dall'editorialista Enrico Cisnetto, presidente di Società Aperta.
Un progetto che vada dunque ben oltre l'Udc e che guardi anche e soprattutto al mondo laico-liberaldemocratico e magari anche all'attuale Presidente della Camera Gianfranco Fini.
Un progetto, insomma, di ampio repiro, utile a riscrivere le "regole del gioco" mediante la costituzione di un'Assamblea Costituente ed a riformare veramente questo nostro Paese che, dal 1992-93, sembra aver completamente perso il senso dello Stato, finendo per inseguire metodi sloganistici, para-populisti e di mera facciata.
Occorre dunque buon senso: buon senso delle Istituzioni, in primo luogo, che siano vera espressione della Costituzione repubblicana. Senza bipolarismi imposti per mezzo di leggi elettorali pasticciate, che non danno nemmeno più la possibilità agli elettori di scegliere, con il sistema delle preferenze, il proprio candidato.
Occorrono dunque, ancora, riforme concrete. Che rilancino il rigore nei conti pubblici per mezzo di drastici tagli: a partire dall'abolizione delle Province, delle comunità montane, dei consorzi. Dalla razionalizzazione del personale amministrativo e da una radicale riforma delle pensioni - in linea con il resto d'Europa - come proposto da lungo tempo dall'On. Giuliano Cazzola.
Occorre mettere mano alla giustizia, non per garantirsi l'impunità, bensì per separare - una volta per tutte - le carriere dei magistrati e spoliticizzare il Consiglio Superiore della Magistratura. E stabilire la responsabilità civile dei giudici: chi sbaglia paga, ma di tasca propria, senza pesare sulla ignara collettività.
Oggi, il Presidente del Consiglio, temendo un'avanzata delle forze centriste, cerca un dialogo con Casini affermando che l'Udc è una costola del centrodestra. Berlusconi finge però di dimenticare che, ormai, il centrodestra è prigioniero della Lega Nord e della sua secessione mascherata da federalismo. E finge anche di non vedere che la sua politica estera filo-putiniana e filo-libica lo sta portando ad inimicarsi del tutto gli Stati Uniti d'America ed a compromettere il ruolo strategico dell'Italia nello scacchiere internazionale.
In questo senso, forse, solo un Partito della Nazione guidato dal buonsenso e dal dialogo fra laici e cattolici in Parlamento, può portare l'Italia fuori dai marosi di una crisi che la attanaglia da oltre un quindicennio.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini