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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 luglio 2012

Con o senza Berlusconi "questo" centrodestra è destinato a perdere



E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio, ma, forse, sarebbe il caso di dire che non c'è mai fine alle operazioni di marketing che, ad ogni modo, nella fattispecie, lasciano il tempo che trovano e sanno tanto di presa in giro nei confronti degli elettori liberali e moderati.
Silvio Berlusconi è abituato ai restyling facciali, specie alla veneranda età di 76 anni. E, anzichè andarsene definitivamente in pensione, fa del "restyling" la sua bandiera politica e personale, annunciando una nuova "discesa in campo" (nemmeno fosse un calciatore) ed un nuovo nome e simbolo per il PdL (sic !).
Ad ogni modo, è più che evidente, che non basta cambiare nome al PdL e ricandidare il clone "moderno" di Amintore Fanfani per riacquistare, automaticamente, consenso.
Eh sì perché i sondaggi che, con Berlusconi alla guida del "nuovo" (sic !) PdL, lo attestano al 28% (ad ogni modo 10 punti sotto rispetto a quanto raccolse alle elezioni del 2008), sono stati commissionati ad EuroMedia Research, ovvero all'agenzia di sondaggi di fiducia dello stesso Berlusconi (sic !).
I dati veri, diversamente, danno un centrodestra in caduta libera, fra l'8% ed il 18% massimo. Con o senza "padre padrone".
Berlusconi & Co., infatti, si sono, dal 2001 ad oggi, rimangiati ogni tipo di promessa elettorale di stampo liberale e liberista, arrivando persino a contestare le riforme liberali del Governo Monti sul mercato del lavoro e sui tagli che, per quanto non ancora sufficientemente incisivi, sono sempre meglio dei non-tagli effettuati dai governi Berlusconi-Dini-Maccanico-Prodi-D'Alema-Amato-Prodi-Berlusconi, succedutisi in questi ultimi vent'anni.
Un centrodestra illiberale e statalista (con una politica estera simile a quella sognata del Pci di Togliatti e Berlinguer) come quello guidato da Berlusconi, infatti, non si vedeva proprio dai tempi di Fanfani e di Moro. Al punto che, con Berlusconi al governo oppure con le ricette social-burocratiche di Bersani...che differenza ci sarebbe ?
Nessuna.
Ed è per questo che, alle prossime elezioni, il centrodestra subirà la più grande batosta della Storia.
Come andiamo scrivendo da tempo, occorre ricostruire il centrodestra: dalle fondamenta. Iniziando dal mandare in pensione Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Bondi, Tremonti e tutti i notabili social-burocrati dell'ex PdL.
Occorre costruire un Partito per le Libertà: economiche, civili, sociali, sessuali. Un partito che tagli drasticamente la spesa pubblica improduttiva (abolendo in toto le Province, ma anche i Consorzi e le Comunità montane); che separi finalmente le carriere dei magistrati; che introduca la responsabilità civile del giudice; che abbatta le imposte sino ad arrivare ad un'aliquota unica del 20% per tutti (salvo per i meno abbienti, che è giusto che non paghino un euro); che abolisca tutte quelle leggi burocratiche che impediscono ad un imprenditore di fare impresa; che abbatta oneri fiscali e sociali per i lavoratori; che introduca le unioni civili ed una legge in favore dell'eutanasia; che, in sostanza, ci garantisca meno Stato e più individuo.
Solo così il centrodestra potrà essere credibile, come lo fu, per molti versi, nel 1994.
E potrebbe essere davvero credibile se candidasse a Premier Oscar Giannino e rilanciasse la battaglia per Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica. Ovvero due personalità preparate sotto il profilo economico ed oneste sotto il profilo morale.
E sarebbe persino auspicabile se, codesto nuovo centrodestra, dialogasse e scegliesse di avere come intelocutore privilegiato il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, portatore di istanze da parte di una società civile inascoltata (l'esatto opposto dell'antipolitica del PdL, ma anche del Pd, dell'IdV, di SeL, della Lega Nord, dell'Udc di oggi).
Un nuovo centrodestra, un Partito per le Libertà, con Radicali, Liberali, Moderati, Repubblicani, Libertari, Laici, Cattolici liberali e soprattutto la società civile.
Ecco che, allora, forse ai cittadini tornerebbe la voglia di votare e di credere ancora alla politica.

Luca Bagatin



1 giugno 2012

Seminario di rinascita del quotidiano l'"Avanti!" il 9 e 10 giugno: il mio saluto ed augurio



Sabato 9 e domenica 10 giugno, presso la Biblioteca Storica della rivista "Critica Sociale", al Teatro Borgo in Brera (MI) di Via Formentini 10, si terrà il seminario di rinascita del quotidiano di area socialista l'"Avanti!" (quello vero, senza "cammellate" lavitoliane).
Maggiori informazioni potete trovarle al sito www.criticasociale.net.
Ringrazio il direttore di Critica Sociale, Stefano Carluccio, per l'invito, ma, purtroppo, in quei giorni non mi sarà possible essere presente.
Ho pertanto inviato un breve testo di augurio, saluto ed auspicio che ho chiesto sia letto in mia vece al seminario e che riporto qui, in anteprima.

Saluto con grande simpatia la rinascita dell'Avanti che, mi auguro, possa essere anche la casa di chi, come me, non è né socialista né di sinistra, bensì repubblicano e liberale.
Penso che ad unirci sia una storia di comuni lotte per la libertà individuale e l'emancipazione, che fonda le sue radici nelle lotte risorgimentali contro l'oppressore straniero e clericale e, successivamente, la lotta al nazifascismo ed al comunismo, anche nella sua declinazione recente di cattocomunismo, vero, autentico responsabile della caduta della democrazia in Italia nel 1993.
Dal 1993, infatti, viviamo in una sorta di "dittatura mascherata", ove a farla da padrone sono presunti partiti o, meglio, "comitati d'affari" che si dicono "di destra" e/o "di sinistra", quando, nei fatti, sono entrambi uniti nella spartizione delle spoglie dello Stato, ai danni dei cittadini.
Personalmente non credo più ai partiti o alla necessità di costruirne di nuovi. Credo però alle radici culturali che accomunanoi nostri storici partiti laici e ritengo che tale storia debba "condizionare ed indirizzare" positivamente tanto coloro i quali si definiscono di destra, che coloro i quali si definiscono di sinistra.
Personalmente sono fra coloro i quali hanno creduto e credono che solo dalla parte opposta rispetto all'attuale "centrosinistra" possa nascere qualche cosa di autenticamente riformatore.
Credo in un nuovo, autentico, Movimento per le Libertà tutto da costruire. Libertà economiche, civili, sociali e sessuali. Oltre la destra e la sinistra. Che magari dialoghi anche con Beppe Grillo, perché no.
Ed auspico che l'Avanti possa essere la casa quotidiana di tutti i laici che lavorano per tali libertà. Senza "feticismi", senza "colori ideologici", bensì con contenuti avanzati.
Un caro saluto a tutti.

Luca Bagatin
scrittore e blogger



8 maggio 2012

Analisi delle amministrative 2012 e proposte per un vero Partito per le Libertà (civili, economiche, sociali, sessuali)


Sensibile calo dell'affluenza alle urne, pieno successo del Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo e disfatta del PdL.
Questa la fotografia delle amministrative 2012.
Una fotografia che, invero, era non solo prevedibile, ma persino auspicabile.
Auspicabile in quanto monito per una classe politica incapace, corrotta, tartassona, burocratica e partitocratica.
Una classe politica che, negli ultimi vent'anni, ha lanciato slogan e promesse a vanvera, senza riformare alcunchè.
Anzi: tale classe politica ha esautorato i cittadini del loro diritto al voto per mezzo di leggi elettorali "ad hoc" per favorire questo o quel candidato scelto dalle Segreterie nazionali; ha scippato agli elettori i risultati dei referendum su abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e privatizzazione della Rai, nonché ha disatteso l'abolizione delle Province, come richiesto dalla maggioranza degli elettori italiani.
Elettori in particolare liberali e moderati che, giustamente, oggi non si riconoscono più nel PdL, ormai diventato un comitato d'affari ad uso e consumo degli accoliti di Berlusconi, peraltro con evidenti tendenze stataliste e burocratiche. Gli elettori liberali e moderati, hanno ormai dimostrato che preferiscono o non andare a votare, oppure scelgliere il partito di Grillo.
Ora, io non sono d'accordo con moltissimi punti programmatici di Beppe Grillo, purtuttavia riconosco una profonda validità di ciò che afferma, quando si propone di contrastare la partitocrazia e la corruzione dilagante. E' vergognoso, infatti, candidare inquisiti e corrotti. E' altrettanto vergognoso che i partiti si facciano le leggi a loro esclusivo uso e consumo ed a diretto danno dei cittadini-elettori.
E' quanto è accaduto ed, in questo senso, Beppe Grillo ha ragione da vendere. Oltretutto ha il grandissimo pregio di presentarsi al di fuori di qualsiasi schieramento e logica politica "destra-sinistra".
E' questione annosa, quella della lotta alla partitocrazia. Una lotta che, in tanti anni, hanno combattuto i soli Radicali di Pannunzio e successivamente di Pannella ed il movimento Unione Democratica Nuova Repubblica, fondato dal repubblicano mazziniano Randolfo Pacciardi, negli anni '60.
Oggi è una battaglia più che mai prioritaria e necessaria, poichè, la vera antipolitica, è quella che portano avanti il Pd ed il PdL, in primis, da troppi anni. Ed i risultati, in termini di sfacelo economico-politico, si sono visti.
Occorre ridare voce ai liberali ed ai moderati italiani, che oggi non hanno più una casa. Occorre dare voce alle partite IVA, alle piccole e medie aziende soffocate da debiti ed imposte elevatissime. Occorre dare voce ai laici, che mal sopportano le elucubrazioni religiose del Vaticano, le quali impediscono all'Italia una seria e sana ricerca scientifica e che impediscono alle coppie di fatto di avere i medesimi diritti delle coppie sposate.
Occorre un nuovo, vero, Partito per le Libertà. Civili, economiche, sociali, sessuali. Un partito che sappia dialogare anche con Beppe Grillo e che prenda dal Movimento 5 Stelle, quanto di meglio ha da dare in termini di onestà morale ed intellettuale.
Un partito che parli un linguaggio non ideologico, leggero, antipartitocratico. Che non parli ai soliti "accoliti", ma alle persone comuni e che si contrapponga ad un carrozzone cattocomunista "centrosinistro" che, se tornasse al governo, saprebbe riportare in auge solamente tasse, burocrazia e vantaggi per i soliti noti.
Se non ora, quando ?
Diversamente, a noi liberali, moderati e libertari, non rimarrà che un arma. Civile e nonviolenta: l'ormai consueto sciopero del voto.

Luca Bagatin



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini