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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 settembre 2015

Il "Libro Verde" di Mu'Ammar Gheddafi

Il verde, nella cultura islamica, è il colore della conoscenza e dei santi. Il verde ricorda peraltro Al-Khidr, l'Uomo Verde protettore delle tribù nomadi, che incarna la provvidenza divina.

E proprio in una tribù di nomadi beduini è nato Mu'Ammar Gheddafi, colonnello e Raìs della Gran Giamahiria Araba Libica Popolare e Socialista sino alla barbara morte che dovette subire nel 2011, complici gli anglo-franco-statunitensi.

E verde è il nome del testo pubblicato da Gheddafi stesso nel 1975 – il "Libro Verde", appunto – rivolgendosi al suo popolo e nel quale ha voluto fissare i punti salienti del suo pensiero.

Un pensiero tutt'altro che dittatoriale, tutt'altro che liberticida, tutt'altro che retrogrado come da troppo tempo creduto in un Occidente che poco ha voluto approfondire la figura del Raìs libico.

Il "Libro Verde", nella sua parte iniziale, muove una critica serrata ai sistemi elettorali, fatti di partiti e di parlamenti, che, nei fatti, non rappresentano affatto la reale volontà popolare ma unicamente quella del partito che ha raccolto più voti e che come tale non rappresenta di fatto il popolo, ma solo una parte ideologica, peraltro formata da una fetta esigua di rappresentanti, ovvero i parlamentari.

Il partito, per Gheddafi, è come una classe o una tribù: rappresenta solo una fazione e, se questa prevale sulle altre, allora questa di fatto rappresena un regime dittatoriale, non permettendo alle altre classi ed idee di essere rappresentate.

Gheddafi infatti scrive: "La lotta politica che si risolve nella vittoria di un candidato che ha ottenuto il 51% dell’insieme dei voti degli elettori, porta ad un sistema dittatoriale presentato sotto le false spoglie di democrazia. Infatti il 49% degli elettori sono governati da uno strumento di governoche non hanno scelto, ma che ad essi è stato imposto. Questa è dittatura.

Il conflitto politico può inoltre portare ad uno strumento di governo che rappresenta soltanto la minoranza; questo avviene quando i voti degli elettori vengono distribuiti tra un gruppo di candidati, uno dei quali ottiene un maggior numero di voti rispetto ad ognuno degli altri candidati, considerati singolarmente. Ma, se si sommassero insieme i voti ottenuti dagli "sconfitti", si avrebbe una schiacciante maggioranza".

E' peraltro di questi giorni l'uscita in Italia del saggio edito da Feltrinelli “Contro le elezioni. Perché votare non è più democratico” del saggista belga David Van Reybrouck, il quale giunge alle medesime conclusioni del Raìs e ritiene che il sistema più democratico sia quello fondato sull'Agorà Greca, attraverso il sorteggio e la partecipazione popolare diretta.

Mu'Ammar Gheddafi, infatti, lungi dal propugnare un sistema dittatoriale, fonda la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari attraverso appositi Congressi e Comitati popolari di cui spiegherà nel "Libro Verde" la funzione.

Il Colonnello Gheddafi scrive in proposito: "In primo luogo il popolo si divide in congressi popolari di base. Ognuno di questi congressi sceglie la sua Segreteria. Dall’insieme delle Segreterie si formano , in ogni settore, congressi popolari non di base. Poi, l’insieme dei congressi popolari di base sceglie i comitati popolari e amministrativi che sostituiscono l’amministrazione governativa. Da questo si ha che tutti i settori della società vengono diretti tramite comitati popolari. I comitati popolari che dirigono i settori divengono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base; questi ultimi dettano ai comitati popolari la politica da seguire e controllano l’esecuzione di tale politica. In questo modo sia l’amministrazione che il controllo di essa diverrebbero popolari e si porterebbe così fine alla vecchia definizione di democrazia che dice: "la democrazia è il controllo del popolo su se stesso". Tutti i cittadini che sono membri di questi congressi popolari appartengono, per la loro professione e per le lorofunzioni, a varie categorie o settori quali gli operai, i contadini, gli studenti, i commercianti, gli artigiani, gli impiegati, i professionisti. Essi, oltre ad essere cittadini membri, o cittadini aventi funzioni direttive nei congressi popolari di base o nei comitati popolari, devono costituire congressi popolari a loro propri. I problemi discussi nei congressi popolari di base, nei comitati popolari, prendono forma definitiva nel Congresso Generale del Popolo, dove s’incontrano tutti i direttivi dei congressi popolari, dei comitati popolari. Tutto quello che viene deciso nel Congresso Generale del Popolo, che si riunisce una volta all’anno, è riferito ai congressi popolari, ai comitati popolari, per la sua messa in atto da parte dei comitati popolari che sono responsabili dinanzi ai congressi popolari di base. Il Congresso Generale del Popolo non è un gruppo di membri di un partito o di persone fisiche come i parlamenti ma è l’incontro dei congressi popolari di base, dei comitati popolari. In questo modo il problema dello strumento di governo sarà di fatto risolto e si porrà fine ai regimi dittatoriali. Il popolo diverrà strumento di governo ed il problema della democrazia nel mondo sarà definitivamente risolto".

Si noti bene, dunque, come il modello della Jamahiriyya libica sia per molti versi ricalcato sul modello ateniese dell'Antica Grecia, culla della democrazia occidentale, ma che l'Occidente cosiddetto “democratico” ha abbandonato da tempo per sostituirlo con sistemi di governo basati su politici di professione che, teoricamente, dovrebbero rappresentare il popolo. Ma che, nei fatti, curano piuttosto i loro interessi e quelli delle loro lobby di riferimento.

Relativamente alle leggi, il Raìs libico ritiene che esse debbano ispirarsi alla natura ed alla religione del popolo. In questo senso vi è purtuttavia da dire che la sua visione dell'Islam non ha nulla di estremistico o di radicale, al punto che nessun tipo di legge del taglione è stata mai applicata nella Libia di Gheddafi.

Relativamente alla libertà di stampa, Gheddafi nel suo saggio muove una critica alla proprietà dei giornali da parte delle singole persone fisiche e giuridiche. Egli ritiene che la vera stampa libera sia unicamente quella redatta dai Comitati popolari, in quanto rappresentante di tutta la società e non solo di una parte.

Più interessante è la visione economica del Raìs libico, il quale nel “Libro Verde” enuncia i principi di quella che lui definisce Terza Teoria Universale, alternativa al capitalismo sfruttatore ed al comunismo ateo, materialista e ingannatore.

Egli ritiene innanzitutto che i lavoratori debbano essere considerati produttori, non più dei salariati e dunque ciò che loro producono deve essere di loro proprietà. Il salario, per Gheddafi, è indice di sfruttamento ed un lavoratore/produttore non può essere schiavo di nessun padrone, né privato né statale. Oltre a ciò, il Raìs, ritiene che nessuno possa possedere più di quanto gli sia necessario per vivere in quanto l'accumulazione della ricchezza da parte di alcuni è fonte di ingiustizia, corruzione e segna il sorgere della società dello sfruttamento.

In questo senso nel “Libro Verde” è specificato che nessuno può possedere più di una abitazione e più di un mezzo di trasporto privato. L'affitto o il noleggio sono da considerarsi come fenomeno di sfruttamento del bisogno altrui e ove vi è bisogno non vi può essere, conseguentemente, libertà dell'individuo.

La Terza Teoria Universale – in pieno contrasto con la visione capitalistico-borghese e con quella collettivista-statalista-marxista - propone dunque che ciascuno lavori o per sé oppure in aziende socialiste autogestite dai lavoratori medesimi ove ciascuno è produttore e socio alla pari, oppure ancora che si lavori a beneficio della società e dei bisognosi.

In questo senso nel “Libro Verde” è scritto: "Nella società socialista non ci sono infatti possibilità di produzione individuale al di sopra del soddisfacimento dei bisogni personali. In essa non è permesso di soddisfare i propri bisogni a spese degli altri. Le istituzioni socialiste lavorano per soddisfare i bisogni della società. (…) A ciascun individuo è consentito di risparmiare ciò che vuole, soltanto nell’ambito del proprio fabbisogno, in quanto l’accumulo di risparmio in misura maggiore, è a detrimento della ricchezza collettiva. La gente abile e intelligente non ha il diritto di appropriarsi delle unità di ricchezza altrui per via della propria abilità e intelligenza, tuttavia può utilizzare quelle qualità per soddisfare i deficienti e gli incapaci non perciò devono essere privati di quella stessa parte della ricchezza sociale di cui godono i sani".

Senza dimenticare il contesto nel quale è stato scritto, il “Libro Verde” pone la famiglia al centro della società e Gheddafi afferma che essa è molto più importante dello Stato in quanto culla, origine e riparo sociale dell'essere umano.

Contrariamente a quanto si tende a credere, Gheddafi è molto duro con i nazionalismi intesi come particolarismi che tendono a dividere e scrive: "(…) sono male e detrimento all’umanità il particolarismo nazionale e l’uso della forza nazionale contro le nazioni deboli; oppure il progresso nazionale conseguito appropriandosi di ciò che appartiene ad altra nazione. Però l’individuo forte, rispettoso di se stesso, consapevole delle sue responsabilità personali è importante ed utile alla famiglia; la famiglia rispettosa, forte, consapevole della sua importanza è socialmente e materialmente utile alla tribù; la nazione progredita, produttiva e civilizzata è utile al mondo intero. Per contro, la struttura (binà’) politica e quella nazionale si corrompono se scendono a livello sociale, cioè familiare e tribale, interferendo con esso e assumendone i punti di vista".

Un capitolo del “Libro Verde” è dedicato alla donna e la visione di Gheddafi, lungi da ogni maschilismo e pur essendo stato un emancipatore nel mondo islamico ed aver ammesso le donne nell'esercito ed aver costituito addirittura il corpo militare delle “Amazzoni”, la sua visione è piuttosto familista e la sua visione della donna è di moglie, madre ed “angelo del focolare”.

Egli sulla donna in particolare scrive: "E’ ingiustizia e crudeltà l’eguaglianza fra di loro in un lavoro sporco che sfigura la bellezza di una donna, privandola della sua femminilità. E’ anche ingiustizia e crudeltà addestrare la donna ad un programma che, di conseguenza la conduce allo svolgimento di un lavoro non confacente alla sua natura. Fra l’uomo e la donna non esiste differenza sul piano umano: a nessuno dei due è lecito sposare l’altro senza il suo libero consenso, né sciogliere il matrimonio senza un equo arbitrato che lo ratifichi, o senza l’accordo delle due volontà dell’uomo e della donna al di fuori dell’arbitrato".

Il “Libro Verde”, oltre a profetizzare la dominazione del mondo da parte dei neri, per secoli sfruttati, prosegue muovendo critiche alla coercizione del sistema educativo scolastico e ritenendo che le facoltà ed i corsi di studi dovrebbero comprendere ogni materia dello scibile umano, in modo che l'essere umano non sia privato di determinate conoscenze.

I capitoli finali riguardano la necessità che l'individuo ricerchi un'unica lingua per esprimersi in modo che tutta l'umanità possa dialogare e comprendersi, mentre l'ultimo capitolo riguarda la necessità che le masse pratichino lo sport anziché ne fruiscano passivamente.

Il “Libro Verde”, saggio breve e semplice, scritto per le masse incolte, ma con l'idea di essere diffuso anche in Occidente, pone ad ogni modo riflessioni interessanti. Riflessioni interessanti in ambito politico-elettorale in primis ed anche in ambito economico. Propone da una parte la partecipazione popolare in ambito politico e l'autogestione in ambito economico, muovendo critiche al dittatoriale sistema elettorale ed al sistema economico capitalistico e di sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Mu'Ammar Gheddafi, lungi dall'essere stato un dittatore, bensì capo di una rivoluzione incruenta – la Rivoluzione Verde del 1969, appunto – merita oggi di essere studiato. Personaggio storico che, non a caso, ha dato filo da torcere sia al fondamentalismo islamico che all'Occidente capitalista e sovietico, in quanto fieramente indipedente ed orgoglioso del suo modello.

Modello distrutto dalle sedicenti “primavere” arabe, ovvero dai colpi di Stato sostenuti anche da Francia, Usa, Gran Bretagna e dalla Nato intera. E che oggi ci hanno regalato Daesh, ovvero quell'Isis che avanza inesorabilmente indisturbato.


Luca Bagatin




5 settembre 2015

"Posizioni e dintorni": pensieri e riflessioni di Luca Bagatin

E' vero, non sono un uomo del dubbio. Perché penso che, nel mondo materiale, sia sempre necessario prendere una posizione. Con gli anni questa può anche essere modificata, ma l'incertezza, il dubbio, porta spesso confusione.
Mi fa pensare ai pacifisti francesi degli Anni '30, che, con i loro dubbi su Hitler gli spianarono - nei fatti- la strada.


Penso sia sempre necessario prendere una posizione.

Soprattutto sessuale.

Vorrei far capire a quelli del presunto "centrosinistra" che dal 1994 ad oggi, fra Ciampi, Prodi, D'Alema, Amato e Renzi, hanno sostenuto la peggior destra capitalista possibile.
Quella che ci ha regalato la BCE e le varie guerre ai Paesi del Terzo Mondo.
Ho sempre sostenuto e continuerò a dirlo, che in Italia e in Europa la peggior destra fascista è la presunta "sinistra".



15 maggio 2015

Risveglio delle anime, risveglio dei popoli



"Ricordo nitidamente la tristezza provata nello scoprire che nel mondo c'erano i poveri e i ricchi; e la cosa strana è che non mi addolorava tanto l'esistenza dei poveri quanto il fatto di sapere che, al tempo stesso, esistevano i ricchi"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"...ho capito che non deve essere molto difficile morire per una causa che si ama. O più semplicemente: morire per amore"

(Evita Peron da "La ragione della mia vita")


"La religione è l'oppio del popoli, ma la spiritualità è il risveglio dell'anima e del cuore"

(Luca Bagatin)




3 aprile 2015

La fine della sovranità nazionale. L'alternativa alla dittatura del danaro proposta da Alain De Benoist

Come siamo arrivati alla crisi economica globale ? Come siamo arrivati a perdere potere d'acquisto ? Come siamo arrivati ad essere spremuti come limoni da Stati europei che hanno, conseguentemente, ridotto drasticamente il welfare, i servizi pubblici e privatizzato indiscriminatamente ?

Come siamo arrivati, dunque, a perdere la nostra sovranità nazionale in favore di un'economia globalizzata, governata da lobby, multinazionali e sistema bancario ?

Alain De Benoist, scrittore, filosofo ed intellettuale francese dei nostri giorni ce lo spiega in un bellissimo ed agile saggio che andrebbe letto da ogni cittadino e da ogni personalità politica intellettualmente onesta, pubblicato in Italia da Arianna Editrice con introduzione di Eduardo Zarelli e dal significativo titolo: “La fine della sovranità – Come la dittatura del denaro toglie potere ai popoli”.

De Benoist ci spiega che la fine del mondo è avvenuta. Pressoché senza che ce ne rendessimo conto, spalmata su più decenni. Nel “vecchio mondo” i bambini sapevano leggere e scrivere, venivano ammirati gli eroi e non le vittime, la politica non era ancora al servizio dell'economia e vi erano frontiere che garantivano ai popoli di vivere tranquillamente, all'interno di una società che conoscevano.

Il “nuovo mondo”, diversamente, ha spazzato via tutto. E' diventato liquido, in nome dell'ideologia del danaro, del capitalismo, del libero-scambismo, dell'ideologia del desiderio – ovvero dell'egoismo - e, nei fatti, ha reso schiavi i popoli e li ha omologati. Un mondo osannato sia da quella che De Benoist definisce la “destra finanziaria” che dalla “sinistra multiculturale”, che si regge su quella che è definita la governance, ovvero una sorta di cesarismo finanziario che governa i popoli tenendoli in disparte rispetto a qualsiasi decisione democratica e civile.

E' così che, l'Europa, sotto la spinta delle politiche di austerità, sta scivolando nella recessione, con un costante aumento della disoccupazione e l'altrettanto costante smantellamento dei servizi pubblici ed il conseguente crollo del potere d'acquisto delle persone, che, sempre più, stanno scivolando nella povertà.

Alain De Benoist, profondo critico del capitalismo, spiega nel suo saggio come un tempo l'internazionalizzazione degli scambi commerciali non ha mai implicato l'integrazione delle diverse comunità umane in un'unica società di mercato. Le merci potevano circolare liberamente, ma ciò non ha mai impedito ai singoli Stati di esistere. Attualmente, invece, assistiamo sia all'esportazione di capitali attraverso investimenti all'estero, sia al fenomeno della delocalizzazione delle imprese, che sfruttano manodopera a basso costo in Paesi ove è più conveniente reperirla - o che magari hanno legislazioni meno restrittive in materia ambientale - , causando pertanto disoccupazione ove la manodopera è ritenuta più costosa e danni all'ambiente e all'ecosistema.

Il capitalismo speculativo e finanziario, dunque, ha preso il posto del capitalismo industriale e di mercato e pertanto, siamo completamente sottomessi alla logica del profitto e l'economia, di fatto, governa sulla politica e sui cittadini.

La globalizzazione o, come la definisce De Benoist, la mondializzazione, volendo integrare il mercato locale in un grande mercato planetario, ha soppresso ogni misura protezionistica, a tutto svantaggio, peraltro, delle colture e dei prodotti tipici locali, impoverendone i produttori e costringendoli a chiudere le loro imprese.

La globalizzazione, dunque, il cui processo è diventato inarrestabile nel corso degli Anni '80 e '90, non consiste più tanto in scambi commerciali, quanto piuttosto nella circolazione mondiale dei capitali. Il reddito finanziario diventa così ben più importante rispetto alla funzione produttiva e così i mercati si distaccano totalmente dalla produzione reale di beni e servizi e, come spiega ottimamente De Benoist, l'impennata dei dividendi degli azionisti in borsa impone che i salari dei lavoratori diminuiscano, pur in presenza di un'elevata produttività del lavoro !

I veri perdenti della globalizzazione, dunque, sono i cittadini.

Sino a qualche decennio fa la politica degli Stati si fondava su tre pilastri: sovranità economica, sovranità militare e sovranità culturale. Oggi non è decisamente più così.

E' così che i sostenitori della globalizzazione e del capitalismo hanno trovato il sistema per porre gli Stati al loro servizio attraverso l'indebitamento dei medesimi con il sistema bancario privato e, a loro volta, gli Stati si sono messi al servizio dei mercati finanziari e delle agenzie di valutazione, al fine di rendersi più “appetibili” nei confronti degli investitori privati.

E' così che la gran parte degli Stati europei, dagli Anni '90, ha iniziato un'attività di privatizzazione selvaggia, indiscriminata e spesso di svendita e di regalìa. I politici che alle privatizzazioni si opponevano, del resto - come Bettino Craxi in Italia - sappiamo bene come sono stati liquidati (sic !). I mercati, poi, sono stati ulteriormente deregolamentati ed il welfare state è stato ridotto all'osso, così come sono stati ridotti all'osso i bilanci di scuola, ricerca e santità e la legislazione sul lavoro è stata resa sempre più flessibile, ad uso e consumo del capitale e dell'oligarchia finanziaria.

La scuola, come scrive De Benoist nel suo saggio, è stata trasformata – da luogo di cultura e formazione – in luogo di prestazione di servizi e anticamera del lavoro.

Conseguentemente gli Stati hanno iniziato a rinunciare alla loro sovranità giuridica affidandosi ad organismi internazionali; alla loro sovranità finanziaria affidandosi, come già detto, alle banche private ed infine hanno riununciato alla loro sovranità di bilancio affidandosi alla Commissione europea, oggi Unione europea.

L'unico ambito nel quale gli Stati non hanno ceduto sovranità e, anzi, hanno investito, è la cosiddetta “lotta al terrorismo” (sic !).

Diversamente da quanto sostenuto dai neo-liberali e dai capitalisti, l'arricchimento da parte di tutti i Paesi, la riduzione delle ineguaglianze e l'arricchimento di tutte le economie non c'è stato. Anzi.

La povertà, l'ineguaglianza e l'esclusione sociale è aumentata a dismisura e oggi il 10% delle persone controlla controlla l'85% delle ricchezze mondiali !

L'esperienza dimostra, infatti, che è un'elevata protezione sociale e non politiche di austerità che favoriscono l'espansione economica. Ovvero l'esatto opposto di quanto sta avvenendo ora nella quasi totalità degli Stati d'Europa.

Venendo alla questione del debito pubblico, Alain De Benoist dedica un'intero capitolo alla questione. Innanzitutto ci spiega a chi dobbiamo pagare questo debito, ovvero alle banche private, alle assicurazioni, ai mercati finanziari ed ai fondi pensionistici. Gli istituti finanziari, poi, a loro volta, scambiano il debito che hanno “acquistato” in prodotti finanziari per poter speculare a loro volta sui mercati. Il debito di ogni Stato europeo è, pertanto, in mano ad azionisti privati stranieri !

Come se non bastasse gli Stati europei, fra il 2008 ed il 2009, hanno malauguratamente deciso di salvare le banche dal fallimento e, pertanto, hanno dovuto a loro volta contrarre prestiti sui mercati finanziari, aumentando così il loro già elevato debito pubblico ! Come se non bastasse, le banche salvate, si sono trovate così creditrici nei confronti dei propri Stati-salvatori. Il cosiddetto “cane che si morde la coda”, insomma !

Fra la fine degli Anni '40 e la metà degli Anni '70, anche le famiglie si sono indebitate a dismisura con le banche private, attraverso l'accensione di mutui per l'acquisto di immobili...sino a che si è giunti al 2007 allorquando le famiglie statunitensi – incapaci di risparmiare - non sono più state in grado di restituire i prestiti che avevano contratto. Ecco l'inizio della crisi globale.

Si consideri, poi, che dalla metà degli Anni '70, negli USA, non è stato più possibile convertire le monete in oro e ciò ha favorito la creazione di moneta sostanzialmente virtuale e, dunque, non più legata ad un valore reale.

Per quanto riguarda gli Stati europei possiamo dire che la gran parte dei debiti pubblici si trova nei conti correnti delle banche private, non essendo peraltro possibile alla Banca Centrale Europea prestare danaro agli Stati. Le banche private, invece, possono continuare a chiedere prestiti alla BCE a un tasso ridicolo dell'1%, per poi prestarlo agli Stati ad un tasso che va dal 3,5% al 7%. Se non è un vero imbroglio legalizzato a tutto vantaggio del capitalismo finanziario questo !!!!

Va da sé, dunque, che il debito pubblico degli Stati – con tanto di interessi - sia impagabile, per quanto gli Stati medesimi ci stiano imponendo assurde, inutili e dannose misure dittatoriali di austerità, con aumenti delle imposte dirette e indirette, con lo smantellamento dei servizi pubblici, con riduzioni del bilancio di settori chiave dell'economia nazionale, con politiche di flessibilità del lavoro. L'effetto, dunque, è che la crisi economica, anziché arrestarsi, finisce per aggraversi ogni giorno di più, con conseguente disoccupazione, perdita del potere d'acquisto e suicidi sempre più in aumento. Il capitalismo finanziario, dunque, non va sottovalutato e si sta rivelando la peggiore e più pericolosa delle dittature che l'Europa abbia mai subìto.

Quali le soluzioni suggerite da Alain De Benoist ? La BCE dovrebbe avere la possibilità di prestare danaro agli Stati o, meglio ancora, il debito pubblico andrebbe cancellato, ma ciò sarebbe possibile solo se tutti gli Stati fossero d'accordo nel chiederne la cancellazione.

Come se non bastasse, il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), istituito nel 2012, stabilisce che ogni Stato membro deve contribuire in ragione del proprio PIL ad aumentare il capitale inizialmente fissato in 80 miliardi di euro, sino ad aumentarlo progressivamente a 700 miliardi di euro e, lo Stato contravvenente, potrà essere processato dalla Corte di Giustizia dell'Unione europea !

Va da sé che gli Stati dell'UE hanno completamente perduto ogni sovranità e che i Parlamenti dei medesimi hanno solo formalmente la possibilità di dibattere sugli orientamenti di bilancio e sulla messa in opera.

Alain De Benoist spiega che l'uscita dall'euro potrebbe essere una soluzione, in quanto permetterebbe la svalutazione delle monete nazionali, ma avrà senso ed efficacia solo se tutti i Paesi decideranno, di concerto, di uscirvi.

Oltre a tale misura – per uscire dalla dittatura del capitalismo finanziario e dei meccanismi dell'UE - andrebbe applicato un protezionismo europeo e nazionalizzate le banche, socializzando il credito.

Nel saggio “Le fine della sovranità”, De Benoist mette inoltre in guardia i lettori ed i cittadini tutti di fronte all'istituzione del “Grande Mercato Transatlantico” che di fatto ingloberà l'Europa nel mercato statunitense, con immensi svantaggi per i nostri mercati, le produzioni locali, l'ambiente, i diritti dei lavoratori.

“La fine della sovranità” è dunque un testo di Resistenza. Un saggio per menti pensanti che desiderano resistere ad una nuova dittatura che, questa volta, ha il volto “rassicurante” dello speculatore finanziario, del governatore europeo, del banchiere, del politico che si è fatto corrompere.

Un testo agile per chi vuole capire e non vuole farsi inglobare all'interno di un mercato che non ha scelto; da logiche che altri - nei salotti buoni di Bruxelles o di Washington - hanno stabilito per lui.


Luca Bagatin



31 marzo 2015

"Politica VS Sensualità": riflessioni (anti)politiche e (contro)culturali by Luca Bagatin

"Ragazzo e ragazza, l'uno tra le braccia dell'altra, Maggie e Jack, nella triste pista da ballo della vita, già demoralizzati, gli angoli della bocca pieni di rinuncia, le spalle che si afflosciano, accigliati, le menti prevenute - l'amore è amaro, dolce è la morte"

(Jack Kerouac)
Viviamo in un'epoca di apparente ricchezza e di reale povertà (interiore, economica...). Questa la conseguenza della globalizzazione e del capitalismo. Ovvero dell'egoismo.
Un tempo si chiamavano usurai e falsari. Oggi si chiamano banchieri.
L'alternativa alla crisi economica mondiale può essere l'esproprio e la conseguente nazonalizzazione/socializzazione del sistema bancario privato.
Prima lo si comprende meglio è.
Ogni qual volta sento proferire dalla bocca di un politico o di un imprenditore le parole "crescita", "innovazione" e "competitività" dalla mia bocca fuoriesce un rutto.
Le battute a sfondo sessuale non hanno mai fatto male a nessuno. Anzi.
E' la malizia che fa male, tanto quanto l'ipocrisia umana.
Due aspetti che rifuggo il più possibile.
Barack Obama paragonò il Colosseo di Roma ad un campo da baseball.
Questo il livello culturale del Presidente di una Repubblica federale che con la cultura ha sempre fatto a cazzotti.
Perdendo inesorabilmente.
Più conosco "sexy star" e più mi rendo conto di quanto siano interessanti e diverse dagli "stereotipi", dalla "vulgata" che le vorrebbe tutte corpo e nulla di più.
La parte più erotica di una "sexy star" (e di una donna, in generale) è l'anima.
Ed è la parte che mi piace sempre scoprire...di più.




22 marzo 2015

La necessità di una critica alla globalizzazione, alla dittatura del danaro, dell'egoismo, dello sfruttamento

Occorre lanciare o, forse, rilanciare un'autentica Terza Via o, meglio, una Terza Posizione fra capitalismo e marxismo o, meglio ancora, fra liberalismo e social-burocrazia. Una Terza Posizione che sia, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, critica nei confronti della globalizzazione, della modernità senza radici, della dittatura del danaro che, di fatto, ha reso schiavi i popoli in una spirale di sfruttamento senza fine da parte dell'economia e della politica delle élite.

Da tempo osservo, in questo senso, l'evoluzione dell'America Latina e trovo sia un esempio, un laboratorio di nuova emancipazione sociale e popolare iniziato alla fine degli Anni '90 con l'elezione di Hugo Chavez a Presidente del Venezuela e proseguito con l'elezione di Evo Morales in Bolivia, dei Kirchner in Argentina, di Lula e della Roussef in Brasile, di Pepe Mujica e Vasquez in Uruguay, di Correa in Equador.

Ne parlavo proprio alcuni giorni fa con l'On. Liberale Stefano De Luca, su posizioni molto lontane dalle mie sulla questione, facendogli notare come Matteo Renzi non sia affatto un nuovo “caudillo” latinoamericano, bensì l'ennesimo figlio delle Banche Centrali e del Fondo Monetario, come lo sono stati i Roosvelt, i Kennedy, i Bush negli USA e come lo sono gli Juncker, le Merkel, gli Hollande e gli Sarkozy in Europa.

I popoli latini degli ultimi decenni e le classi dirigenti che hanno eletto, tutte espressione delle periferie più povere– diversamente - hanno compreso, prima di noi, la necessità di mettere al primo posto dell'agenda politica l'emancipazione sociale, la lotta all'analfabetismo ed alla fame, la sovranità nazionale, gli insegnamenti umanitari del Cristo, anche in un rinnovato contesto laico che ha visto il riconoscimento del matrimonio omosessuale e delle unioni civili in Brasile, Argentina, Uruguay ed in quest'ultimo è stata anche legalizzata la cannabis.

Non hanno messo affatto al primo punto scoraggianti politiche di austerità, politiche di riduzione di un debito pubblico che – come per tutti i debiti pubblici degli Stati del mondo – è e rimarrà comunque impagabile e che di fatto è utile solo a mantenere schiavi i cittadini, obbligandoli a pagare imposte, tasse ed interessi ed a lavorare incessantemente per ripagare i debiti, sia contratti dagli Stati (con le banche), sia da loro stessi, attraverso l'accensione dei mutui. Un sistema che, non a caso, ha generato l'attuale crisi mondiale che molto probabilmente sarà destinata a non avere fine.

Esempio storico ed illuminante di alternativa (anti)politica o di Terza Via al di là del liberalismo e della social-burocrazia, ce lo diede del resto anche il Poeta Soldato, il Vate della Letteratura italiana Gabriele D'Annunzio, allorquando, occupando nel 1919 la città di Fiume con un drappello di legionari, costituì la libertaria Repubblica del Carnaro, redigendo la famosa Carta del Carnaro assieme al sindacalista rivoluzionario Alceste De Ambris.

La Carta del Carnaro fu un documento avanzatissimo per l'epoca, prevedendo: libertà di associazione, libertà di divorziare, libertà religiosa e di coscienza al punto che furono proibiti i discriminatori crocifissi nei luogi pubblici, assistenza ai disoccupati ed ai non abbienti, promozione di referendum, promozione della scuola pubblica, risarcimento dei danni in caso di errore giudiziario, inviolabilità del domicilio.

Come scrissi anche in un mio articolo dell'agosto scorso, D'Annunzio lanciò anche invettive ai governanti dell'Europa, non dissimili da quelli di oggi. Frasi oggi attualissime, se osserviamo la geopolitica mondiale, europea, oltre che i flussi di migranti che approdano giornalmente sulle nostre coste, costretti ad emigrare a causa di una crisi voluta dai Governi e dal sistema economico-monetario: “In tutta Europa, in tutto il mondo, il potere politico è al servizio dell'alta banca meticcia, è sottomesso alle impostazioni ignobili dei rubatori e dei frodatori costituiti in consorzi legali. Neppure nel peggior tempo dei barbareschi e dei negrieri le genti furono mercanteggiate con così fredda crudeltà. Le nazioni sono cose da mercato. La vita pubblica non è se non un baratto immondo esercitato nel cerchio delle istituzioni e delle leggi esauste. Fino a quando ?”.

Già all'epoca, dunque, D'Annunzio e De Ambris, avrebbero sostenuto la necessità di un'alternativa a questo sistema economico-politico di sfruttamento dei popoli da parte dei governi e delle élite economico-finanziarie.

Che cosa è accaduto da noi in Occidente, in Europa ed in Italia in particolare ? Negli Anni '90 – grazie anche alla falsa rivoluzione di Tangentopoli - si è privatizzato in modo indiscrimunato, in favore di banche e multinazionali, svendendo un patrimonio pubblico strategico e di fatto trasformando aziende ex pubbliche in società private spesso poco trasparenti.

Si abbattuto il Partito Socialista Italiano, che era la punta di diamante del Socialismo Euromediterraneo assieme a quello francese e greco, molto diverso dalle social-burocrazie del Nord-Europa e dagli pseudo-socialisti di oggi.

E si è istituita una Banca Centrale Europea, non dissimile dalla Federal Reserve statunitense, unificando l'Europa unicamente sotto il profilo economoco e di fatto facendo perdere sovranità ai cittadini dei singoli Stati.

Si è favorito un'immigrazionismo senza regole che di fatto ha favorito la criminalità organizzata che costringe spesso gli immigrati clandestini a pagare ingenti somme di danaro per approdare sulle nostre coste ove a loro volta vengono sfruttati da aziende europee come manodopera a basso costo.

Si è favorita la delocalizzazione delle imprese, con conseguente perdita di posti di lavoro nei Paesi sovrani e sfruttamento della manodopera a basso costo in altri Paesi.

Alain De Benoist nel suo “La fine della sovranità” scrive giustamente: "Il capitalismo non riconosce alcun limite e neppure alcun ostacolo politico, etico, sociale o economico, e uno dei suoi effetti diretti è stato l'affidamento del potere concreto ai rappresentanti di Goldman Sachs e di Lehman Brothers. Vanno in tal senso anche le decisioni prese dall'Unione europea con il Meccanismo europeo di stabilità (MES), il Trattato sulla stabilità, il coordinamento e la governance (TSCG) e il Partenariato transatlantico sul commercio e sugli investimenti (TTIP), che equivalgono a un totale esproprio di ciò che rimaneva della sovranità delle nazioni. I parlamenti nazionali - palesemente subalterni, e quindi complici - si vedono amputare una delle loro principali ragioni d'essere: il potere di decidere le entrate e le spese dello Stato, ruolo ormai trasferito alla Commissione europea, mentre i contenziosi tra gli Stati diventano ormai di competenza della Corte di Giustizia dell'Unione europea, così come la totale deregolamentazione del commercio euroatlantico, nel perverso connubio con gli interessi della NATO, porta alla mercificazione dell'economia. Una dittatura del denaro, che toglie la sovranità ai Popoli."

Ecco la situazione nella quale viviamo oggi, che è tutt'altro che idilliaca, che è drammatica e che vìola costantemente i diritti politici, umani e civili dei cittadini.

Forse, come ho scritto all'inizio di questa mia lunga riflessione sull'attualità politica, occorre ricercare un'alternativa che può fondare le sue radici solo nel risveglio della coscienza dei singoli popoli nazionali, i quali devono riscoprire le proprie radici, la propria cultura, formarsi politicamente e culturalmente, oltre che non lasciarsi più imbrogliare dalla politica dei governi, delle multinazionali, dei venditori di una “modernità di plastica” sottoforma di smartphone, di selfie e di (a)socialnetwork.

Le estreme periferie del mondo e l'America Latina con il suo Socialismo del Ventunesimo Secolo, in particolare, ribadisco, ha molto da insegnarci e persino un Papa dei cattolici come quello attuale, Jorge Mario Bergoglio - che pur all'inizio mi lasciava perplesso - oggi sembra essere un faro di speranza emancipatoria e d'amore in un mondo che l'amore sembra volerlo vendere solo al supermercato.


Luca Bagatin


La foto documenta il mio confronto con l'On. Stefano De Luca.
Al centro la giustamente perpessa Amelia Scrocco osserva l'On. De Luca



12 marzo 2015

"Nuda varietà !": aforismi e riflessioni sull'ipocrisia, la nudità, l'erotismo, l'eroismo, la politica di ieri e di oggi by Luca Bagatin

Che cosa c'è di offensivo in un corpo nudo ? Solo la mente di chi lo guarda con malizia.

Nudità è verità. E' l'opposto metaforico dell'ipocrisia. E credo anche che la nudità rappresenti un ritorno allo stato di natura, di cui parlava anche Henry David Thoreau. La nudità ci rende tutti ugualmente bellissimi, perché reali, realistici, non mediati né mediatici. Liberi, insomma, non solo dall'ipocrisia e dalle pruderie, ma anche dai mezzi cadotico-tecnologici, che ci rendono diversi (e spesso più brutti e ipocriti) da ciò che siamo realmente. Nemmeno un video pornografico trovo sia offensivo, ma una forma d'arte. Certo, un conto è la forma d'arte e l'altra lo sfruttamento dei corpi e quindi anche delle menti. Ma il sistema economico-politico nel quale viviamo, non è anch'esso una forma di sfruttamento, che andrebbe - pertanto - abbattuto ?

Mazzini e Garibaldi non sono mai stati iscritti ad un partito elettoralistico ! Mazzini ha fondato un partito di combattenti !
(dall'intervento al Congresso del Partito Repubblicano Italiano, 7 marzo 2015)
Ma i bilanci dei partiti non dovrebbero essere pubblici ?
Francamente non ho mai trovato democratica la realtà dei partiti elettoralistici. Che, come tali, andrebbero sciolti e sostituiti da persone pensanti e comuni, che si battano per i loro diritti civili e sociali.
Amo molto gli Stati Uniti d'America, ovviamente quando ancora non si chiamavano così ed erano abitati dai legittimi popoli: i Nativi.
Poi sono arrivati gli "incivilizzatori" dall'Europa...e sappiamo come è finita.

I popoli latini dovrebbero riaffermare la loro indipendenza e sovranità di fronte agli yankee, che non hanno nulla, ma proprio nulla da insegnare a nessuno ! Solidarietà al Venezuela e al Chavismo !

Mazzini e Garibaldi non si scannavano in Parlamento. Erano degli eroi e dei combattenti, sprezzanti del pericolo e della loro stessa vita, per il benessere collettivo.
Garibaldi - in polemica con la politica ed i politicanti della sua epoca - rinunciò addirittura al suo seggio parlamentare, ritirandosi a Caprera a fare l'agricoltore.
Questi sono uomini degni di essere chiamati tali.
Da imitare, onorare, ricordare, tenere nel cuore.


Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistica



8 marzo 2015

L'unico Partito Repubblicano mazziniano in Italia è "Amore e Libertà"

E' UNA CERTEZZA ORMAI !

L'unico Partito Repubblicano mazziniano, in Italia, è "Amore e Libertà"

ELETTA SEGRETARIA AD INTERIM
LA "MEMORIA DI ANITA GARIBALDI"




UN'EROINA BRASILIANA MORTA A SOLI 28 ANNI, COMBATTENDO
PER DIFENDERE l'UNICA VERA REPUBBLICA
CHE L'ITALIA ABBIA MAI CONOSCIUTO:
LA REPUBBLICA ROMANA (1849)


AMORE E LIBERTA'
PER LA CIVILTA' DELL'AMORE
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

A questo link - tratto da Radio Radicale - fra gli altri l'intervento di Luca Bagatin - Presidente di "Amore e Libertà" - al 47esimo Congresso di ciò che rimane del vecchio Partito Repubblicano Italiano:

http://www.radioradicale.it/scheda/435418



Marco Pannella e Luca Bagatin



26 novembre 2014

Daniella Cabello: eroina moderna d'Amore e Libertà


Daniella Cabello, cantante venezuelana, militante bolivariana e membro attivo del Partito Socialista Unito del Venezuela, che a me, personalmente, ricorda tanto Anita Garibaldi.



Cuando el poder de amar sea mayor que el amor al poder, el mundo conocerá la paz.
(Jimi Hendrix)

Quando il potere di amare sarà maggiore rispetto all'amore per il potere, il mondo conoscerà la pace
(Jiimi Hendrix).






15 ottobre 2014

José "Pepe" Mujica: un Presidente che ha saputo incarnare i principi umanitari d'Amore e di Libertà

Un anno e mezzo fa, nel maggio 2013, dopo quasi vent'anni di attività politica nell'area laica e libertaria, decisi di fondare “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), un pensatoio (anti)politico e (contro)culturale alternativo alla partitocrazia ed al malaffare politico italiano, europeo e non solo.

Un pensatoio che nasceva in antitesi al sistema dei partiti, al potere politico, alla globalizzazione che ingloba, che, ispirato ad Anita Garibaldi, ma anche a suo marito Giuseppe ed a Mazzini, proponesse un elenco di punti concreti: dall'autogestione delle imprese sino alla legalizzazione della cannabis; dal riconoscimento del matrimonio omosessuale sino alla legalizzazione del suicidio e dell'eutanasia; dall'abolizione degli enti pubblici inutili sino ad un sistema elettorale ricalcato sull'esempio dell'Agorà greca.

Nel corso di quest'anno e mezzo, il mio attivismo nell'ambito di “Amore e Libertà”, mi ha portato a studiare e ad approfondire diverse figure storico-politiche che, eredi di Garibaldi e di Mazzini, ma anche di Simon Bolivar, si sono ispirate, nella loro azione politica ed istituzionale, ai principi di amore e libertà. Ovvero ad una visione umanitaria e sentimentale dell'esistenza.

Ho osservato che, pressoché tutte queste figure, provenivano da quell'America Latina vilipesa e sfruttata dagli opposti imperialismi: sovietico (sino alla caduta del Muro di Berlino) e statunitense.

Fra costoro Juan Domingo Peron e sua moglie Evita, Hugo Chavez, Evo Morales (rieletto di recente a Presidente della Bolivia), Nestor Kirchner e...José Mujica, detto affettuosamente “Pepe”.

Quest'ultimo, attuale Presidente dell'Uruguay (terra che peraltro ospitò i coniugi Garibaldi per ben sette anni ove, peraltro, si sposarono nel 1842) dal 2009 ha, assieme alla moglie Lucia Topolansky, deciso di continuare a vivere in povertà, come agricoltore, in una modesta casa di campagna.

La cosa che più mi ha colpito di Mujica, assieme alla sua coerente scelta di vita, sono anche i risultati ottenuti dal suo governo ed il fatto che il programma portato avanti dalla sua compagine governativa – il Fronte Ampio – è esattamente il programma del movimento che ho fondato nel 2013, ovvero “Amore e Libertà”. E lui, "Pepe" Mujica, è anche riuscito ad attuarlo concretamente.

Penso al progetto di autogestione delle imprese da parte dei lavoratori; alla legalizzazione della marjiuana; agli investimenti nella scuola e nell'educazione, triplicati in pochi anni; alla legalizzazione del matrimonio omosessuale e l'adozione di bambini da parte di coppie gay. Tutte riforme che, dal 2005 ad oggi, sono state attuate e non sono affatto state imposte ai cittadini, bensì sono nate - come ama ricordare lo stesso Mujica - anche e proprio su ispirazione dei suoi stessi concittadini.

La grandezza del Presidente Mujica, infatti, è anche questa: dare al Parlamento ed ai cittadini la più ampia centralità possibile della vita politica del Paese, al punto che il suo governo non ha mai attuato nulla per decreto.

I risultati, del resto, si sono visti e sono anche stati ottimi: in Uruguay l'indice di disoccupazione è sceso al 6%; i salari sono in aumento; il PIL è cresciuto del 6% in dieci anni ed il tasso di povertà è diminuito dal 39% al 6%.

Ma chi è José Alberto “Pepe” Mujica Cordano ? Questo Presidente che incarna così bene gli ideali tipici di una possibile Civiltà dell'Amore, ove al governo vi sono solo persone di cuore, lontane anni luce dalla gestione del Potere ? Quale la sua vicenda umana e politica ?

José Mujica Cordano nasce a Montevideo nel 1935, da padre di origine basca e da madre di origine genovese e, giovanissimo, fu influenzato dalla idee peroniste dello zio materno, Angel Cordano. Terminato il liceo, il govane Pepe, inizierà a frequentare gruppi studenteschi di orientamento anarchico e, negli anni, approfondirà il pensiero di Proudhon, Bakunin, Kropotkin e Marx, oltre che si interesserà alla letteratura ed alla biologia, dimostrando anche particolare interesse per la professione agricola dei genitori.

Nella seconda parte degli Anni '50, Mujica, si avvicinerà e collaborerà a lungo con Enrique Erro, un deputato del Partito Nazionale - Ministro dell'Industria nel 1959 - il quale si era presentato come candidato a tutela della classe lavoratrice e meno abbiente.

Alle elezioni del 1962, Erro, sostenuto sempre dal giovane Mujica, si presentò nella coalizione formata da Unione Popolare e Partito Socialista, ma ottenne solo il 2,3% dei consensi.

Fu così che, ben presto, Pepe Mujica si rese sempre più conto che l'Uruguay - uscito da quelle ultime elezioni - si stava progressivamente avviando verso una deriva autoritaria.

Fu così dunque che, poco tempo dopo, Mujica aderirà al Movimento di Liberazione Nazionale (MLN) Tupamaros, fondato da Raul Sendic, già militante del Partito Socialista, il quale ispirò il suo movimento a Tupac Amaru, ovvero all'ultimo sovrano dell'Impero inca, eroe dei popoli andini in lotta contro gli spagnoli.

Il MLN Tupamaros, in sostanza, attraverso l'attività di guerriglia e di assalto ad istituti bancari, mirava a combattere la deriva autoritaria e dittatoriale dei regimi neo-militaristi dell'Uruguay e a ridistribuire la terra ai contadini ed ai meno abbienti.

La violenze commesse dai guerriglieri Tupamaros, va detto, non furono mai gratuite, ma sempre dettate dalla necessità politica di liberare il Paese dall'autoritarismo al pari di quanto fecero, in quegli anni, i Montoneros peronisti, per liberare l'Argentina dalla dittatura militare.

Fra i Tupamaros, dunque, anche il nostro Mujica e Lucia Topolansky, che successivamente diverrà sua moglie, i quali purtuttavia ribadiranno sempre la loro contrarietà ad una deriva militarista del Movimento.

Nel 1972, Pepe Mujica, fu catturato dai militari e spedito in carcere, ove rimarrà sino al 1985, subendo umiliazioni e torture, sino allo stremo delle forze fisiche e psicologiche, assieme ad altri compagni del suo Movimento.

Nel 1985, con la fine della dittatura, Mujica ed i suoi compagni furono amnistiati e, pur ritornato alla sua attività di agricoltore e di fioraio, non smise mai di fare politica.

Assieme ad altri suoi compagni Tupamaros, infatti, creò il Movimento di Partecipazione Popolare che, alle elezioni del 1994, si presentò all'interno del Fronte Ampio, ovvero una coalizione eterogenea di forze di sinistra e di centro, di ispirazione socialista, cristiana e libertaria e fu eletto quale primo tupamaros in Parlamento ed il suo stile semplice e sobrio - con jeans e senza cravatta - lo caratterizzeranno subito quale politico “diverso” rispetto agli altri.

Saranno proprio la sobrietà e la ricerca della felicità per tutti, fatta anche della ricerca del tempo libero, in luogo di una vita di lavoro e di sfruttamento del lavoro attraverso la ricerca di una ricchezza effimera, i punti cardine degli ideali di Pepe Mujica. Ideali agli antipodi rispetto alla realpolitik ed alla politica tradizionale – che inizierà ad attuare già come Ministro dell'Agricoltura nel 2005, facendo abbassare il costo della carne per i meno abbienti - e saranno proprio tali ideali, assieme al suo linguaggio diretto, a renderlo popolarissimo, anche all'estero. Oltre che, come abbiamo già scritto, la sua scelta di vivere semplicemente, continuando a coltivare la terra - anche oggi che ricopre la carica di Presidente dell'Uruguay - assieme a sua moglie ed a Manuela, la sua cagnetta zoppa, permettendo ai senzatetto di utilizzare i palazzi presidenziali.

Interessante anche la sua concezione libertaria della rappresentanza popolare alle elezioni, molto vicina all'idea dell'Agorà greca. In un'intervista, infatti, egli affermò: “La gente prende molto sul serio il tema della rappresentanza e finisce per credere di rappresentare qualcuno. Per me è un'idea assurda, anche se la Costituzione dice varie cose, e in questo credo di continuare ad essere un libertario. Nessuno rappresenta gli altri”.

Nell'ottobre 2009, José Mujica è dunque candidato del Fronte Ampio alle elezioni nazionali e ne esce vincitore con il 52% dei consensi. Dei risultati soddisfacenti del suo governo abbiamo già parlato. Rimane solo da aggiungere la sua critica al consumismo ed al capitalismo, oltre che all'austerità. Lo fa in più occasioni, anche di fronte a Capi di Stato e di Governo distratti, in video che, purtuttavia, faranno il giro del mondo attraverso il web.

A proposito dell'austerità praticata anche dalla nostra Europa, Pepe Mujica afferma:

La sobrietà è concetto ben diverso da austerità, termine che avete prostituito in Europa, tagliando tutto e lasciando la gente senza lavoro. Io consumo il necessario ma non accetto lo spreco. Perché quando compro qualcosa non la compro con i soldi, ma con il tempo della mia vita che è servito per guadagnarli. E il tempo della vita è un bene nei confronti del quale bisogna essere avari. Bisogna conservarlo per le cose che ci piacciono e ci motivano. Questo tempo per se stessi io lo chiamo libertà. E se vuoi essere libero devi essere sobrio nei consumi. L'alternativa è farti schiavizzare dal lavoro per permetterti consumi cospicui che però ti tolgono il tempo per vivere... Lo spreco è invece funzionale all'accumulazione capitalista che implica che si compri di continuo, magari indebitandosi sino alla morte”.

Concetti semplici, ma gli unici davvero in grado di farci riflettere relativamente alla crisi mondiale che ci sta attanagliando e dalla quale possiamo uscire solo attraverso persone animate da due soli valori: l'Amore e la Libertà. Ovvero la ricerca di quella Civiltà dell'Amore che, leader come José "Pepe" Mujica, hanno già attuato, concretamente, nel loro Paese.


Luca Bagatin


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