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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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6 settembre 2014

Scontro di civiltà o di barbarie ?

Scontro di Civiltà, o, piuttosto, scontro di Barbarie ?

Barbarie dei barbari che non conoscono Dio, ma che si nascondono dietro le Religioni Monoteiste Istituzionalizzate al fine di farsi la guerra e lucrare sul proprio prossimo, al fine di imporre la propria visione e controllarne mente, corpo e azioni.

Barbarie dei barbari che invadono Paesi sovrani, imponendo la loro visione pseudo-democratica di un Occidente che è arrivato alla fine dei suoi giorni, attanagliato da una crisi economica causata dalle Banche Centrali, dai Governi, dal sistema del signoraggio bancario, del Fondo Monetario Internazionale che seguita ad impoverire chi è già povero e ad arricchire chi è già ricco.

Barbarie di coloro i quali hanno una visione della donna schiava, della donna sottoposta: da una parte alle volontà dei patriarchi, dei mariti, del loro “Dio” che non conoscono (perché Dio è Amore, in tutte le lingue del mondo e questo cattolici, ebrei ed islamici, evidentemente, non lo sanno ancora) e dall'altra è schiava della pubblicità commerciale, della prostituzione del suo corpo e della sua mente. Prostituzione televisiva, commerciale, legata al profitto.

In realtà non esiste un Occidente democratico e civile ed un Islam antidemocratico ed incivile. O viceversa. Esistono due realtà contrapposte solo in apparenza, ovvero schiave del Potere. Schiave dei Governi (poco importa se eletti “democraticamente”), dei dittatori, degli oligarchi. Schiave di un sistema monetario internazionale e di un'economia che non contempla l'Amore, ma che ha ucciso l'Umanità per aprire le porte al profitto, al guadagno, ovvero allo sfruttamento dei popoli, degli individui, delle menti, dei corpi, delle donne.

Non vi può essere vera cultura dei diritti se, nel mondo, vi sono ancora bambini che soffrono, che muoiono, che hanno fame. E la stessa cosa vale per donne e uomini, trattati come carne da macello e schiavi della dittatura del Potere, del Danaro, della Religione.

Quando, poco più di un anno fa, fondai “Amore e Libertà”, un movimento-non-movimento, un partito-non partito (un Partito Unico, per molti versi, alternativo ai “partiti” pseudo-democratici di oggi), un pensatorio (anti)politico e (contro)culturale (anti “questa” politica del profitto, contro “questa” cultura dell'odio), parlavo anche e proprio di questo, ovvero del costruire la Civiltà dell'Amore dalle macerie dell'inciviltà dell'odio, dell'inciviltà del piacere effimero tipico della società capitalistico-borghese, della religione utilizzata come strumento di controllo dei corpi e delle menti.

Ciò che sta accadendo in Medioriente è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Ciò che sta accadendo in Ucraina è inaccettabile: da una parte e dall'altra. Nella fattispecie andrebbe fatta una riflessione, ovvero da dove deriva tale crisi ? Deriva dallo sfruttamento. La caduta del Muro di Berlino, nella fattispecie, anziché liberare i popoli dal giogo sovietico, li ha costretti ad una nuova schiavitù. Pensiamo ad esempio alle tante donne e ragazze dell'Est, costrette a prostituirsi nell'Occidente pseudo-democratico. Sfruttate, malmenate da papponi senza scrupoli e mai tutelate dagli Stati, dai Governi che, intanto, a Bruxelles, si spartivano la torta imponendo una moneta unica che, di fatto, ci ha impoveriti tutti quanti e resi schiavi della Banca Centrale Europea (come nel 1913 furono resi schiavi del sistema monetario e del conseguente signoraggio bancario gli statunitensi, attraverso la creazione della Federal Reserve).

Questa non è civiltà, ma barbarie. Lo scontro vero non è fra due civiltà, bensì fra due barbarie. Fu così durante la Guerra Fredda, che vide contrapposti due grandi imperialismi a tutto svantaggio del Terzo Mondo e dei popoli di tutti il pieneta ed è così oggi, ove agli imperialismi si sono sostituiti i Governi, il sistema monetario internazionele, il “libero commercio” (spesso di armi), la pubblicità commerciale, la religione come mezzo di offesa e non di evoluzione spirituale, il moralismo senza morale, il razzismo e così via.

Occorre essere consapevoli di ciò e riconoscere che occorre riunire ciò che è sparso. Smetterla con le contrapposizioni sterili e comprendere che l'unica contrapposizione vera è fra Civiltà dell'Amore da una parte ed inciviltà dell'odio, del piacere effimero e del dolore dall'altra.

L'Amore fra i popoli potrebbe essere l'unica ideologia possibile da contrapporre al Potere ed allo sfruttamento. L'unica alternativa al sistema capitalistico ed a quello delle Religioni e delle Ideologie istituzionalizzate che, di fatto, ci stanno costringendo, ogni giorno, a pagare un prezzo altissimo in termini economici, umani ed intellettuali.

L'obiettivo di “Amore e Libertà”, in questo senso, è di un ripristino dell''Agorà dell'Antica Grecia, ovvero un sistema che permetta a chiunque di autogestirsi, di auto-governarsi. E' la nascita dell'Internazionale dell'Amore, che, recuperando gli ideali della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864, vada a sanare le divisioni ideologiche fra mazziniani, anarchici e socialisti e vada a recuperare il meglio del pensiero mazziniano, anarchico e socialista. Per un'alternativa libertaria, umanitaria e sentimentale. L'obiettivo di “Amore e Libertà” è la socializzazione dell'economia, ovvero l'autogestione delle aziende da parte dei singoli cittadini, affinché siano loro stessi a trarne vantaggio, con amore e libertà. Perché l'avvenire o può seguitare a mostrarci un mondo fatto di violenza e sfruttamento, oppure può essere radioso e gestito o, meglio autogestito, da tutti i cittadini uniti, come fratelli.

Questo è peraltro anche il messaggio del Cristo e di tutti i Grandi Iniziati che mai vollero fondare religioni o sostenere governi, ma predicarono l'eguaglianza, l'amore e la libertà fra le genti.


Luca Bagatin
Presidente e fondatore di “Amore e Libertà”
www.amoreeliberta.altervista.org
www.amoreeliberta.blogspot.it
www.lucabagatin.ilcannocchiale.it



30 marzo 2009

Perché non costituire un soggetto politico unitario di ispirazione Liberaldemocratico-Repubblicana ?


Fa piacere che vi sia un franco ed ampio dibattito all'interno di un partito storico come il Partito Repubblicano Italiano che, finalmente, sta per concludere la sua “diaspora” con il ritorno nelle sue file di Luciana Sbarbati e del MRE.
E' segnale che il PRI è un partito ancora vivo e vegeto.
Il Consiglio Nazionale dell'Edera ha già deciso che il PRI non si scioglierà e/o confluirà nel nascente PdL, ma, ad ogni modo, in questi giorni su“La Voce Repubblicana” si sta dibattendo sul futuro del partito.
Per ora la maggioranza degli interventi sono favorevoli alle decisioni prese dal CN, per quanto le posizioni di coloro i quali sostengono una possibile necessità di trasformare il PRI in una Fondazione e di confluire nel PdL non vadano del tutto sottovalutate.
Personalmente sono fra coloro i quali preferirebbero non svendere la storia e la cultura repubblicana in un calderone che ha deciso di collocarsi nel Popolarismo europeo.
La collocazione di un partito nazionale nell'ambito dello scacchiere europeo ed internazionale non è infatti secondaria.
Il PdL ha pertanto scelto di essere e diventare un partito centrista e neodemocristiano.
Decisione legittima e che personalmente plaudo: ha abbandonato la sua collocazione a tratti destrorsa ed ha evitato i confusionismi del suo antagonista PD.
Purtuttavia è chiaro a tutti che il neonato PdL non è un partito liberale né potrà esserlo.
Il Partito Repubblicano - liberaldemocratico e laico da sempre - non può dunque accettare di confluire in un partito che non rappresenta non solo i suoi ideali, ma nemmeno la sua storia e la sua cultura.
Purtuttavia c'è da chiedersi se il PRI può pensare di mantenersi in vita con le sue sole forze.....e qui cominciano i dubbi.
La sua storia è quella di un partito d'opinione, di grandi idee ed ideali concreti (molti dei quali recepiti da questa maggioranza di governo come il ritorno al nucleare, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione, la collocazione occidentale e a fianco di Israele e la proposta di abolizione delle Province....nonostante la contrarietà della statalista e antistorica Lega Nord).
Purtuttavia siamo un po' scarsi in risorse e voti da sempre, tanto più oggi che sono in auge i “calderoni senza idee” ovvero i “partiti senza storia”.
Ed allora non troverei disonorevole il pensare di andare oltre il PRI e dunque ad un suo scioglimento, che però rispetti la sua storia, cultura e tradizione.
Uno scioglimento che veda protagonista non il solo PRI, ma anche il PLI di De Luca e Guzzanti ed i Liberal-Democratici di Daniela Melchiorre (che peraltro hanno costituito già a suo tempo, in Parlamento, con il PRI, il gruppo Liberaldemocratici-Repubblicani).
Uno scioglimento che dia vita ad un soggetto politico unitario che potrebbe chiamarsi Alleanza Liberale o Unione Liberaldemocratica: che contenga nel suo simbolo sia l'Edera repubblicana che il Tricolore liberale.
Dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, capace di essere al contempo alleato, ma anche concorrente del PdL, quantomeno nel medio periodo e portatore di istanze di libertà individuale, di rigore nei conti pubblici, di rinnovato europeismo.
Tale soggetto non dovrà però essere una sorta di Rosa nel Pugno, ovvero non dovrà essere una mera alleanza elettorale o una federazione di partiti, bensì prevedere un proprio tesseramento e l'unità delle sedi e delle sezioni. Condizione minima per essere, ovvero ambire a diventare un grande partito unitario.
Il nostro obiettivo minimo dovrà essere il 4% e dunque la possibilità di essere gli unici autentici  rappresentanti dell'Eldr in Italia.
E' una proposta forse un po' ambiziosa, che purtuttavia sommessamente lancio a tutti i consociati del PRI, ai Consiglieri Nazionali, al Segretario Nucara, agli stessi organi dirigenti del PLI e dei Liberal-Democratici.
Forse ce la potremmo fare, magari anche a partire delle imminenti Elezioni Europee.

Luca Bagatin



13 dicembre 2008

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: le ricette per il rilancio del Partito Repubblicano Italiano


Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso.
Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.
Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito.
Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all'età di diciassette anni, sempre nell'ambito della cosiddetta “area laica”.
L'ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).
E' stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia.
Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.
Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l'Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale.
Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.
E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno.
Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un'elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più.
E così mi trovo qui anch'io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.
Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d'Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni.
Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tutt'ora) una grande perdita di tempo.
Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un'alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco !
Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell'area laica, ahinoi).
Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.
Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni '70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente.
Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente.
I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.
Caduto il Muro di Berlino l'Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell'estrema sinistra e dell'estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti !).
Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall'altro un partito delle libertà senza vere libertà civili).
Ora, benché io consideri oggi il PDL l'aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell'Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici.
Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.
Per l'intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell'immediato.
In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee.
Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni '70 !
Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l'Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.
E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri ? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d'Europa”.
Sto esagerando ? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no.
Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane.
Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande !

Luca Bagatin



11 ottobre 2008

IL RUOLO ED IL FUTURO DEI REPUBBLICANI E DEI LAICI ITALIANI



Sulla rediviva ma sempre verde (come l'Edera e la Speranza !) "La Voce Repubblicana", organo ufficale del Partito Repubblicano Italiano, si è aperto da un paio di settimane un interessante dibattito sul ruolo dei Repubblicani e dei Laici nell'attuale panorama politico italiano. In particolare sul ruolo dei Repubblicani all'interno del Popolo delle Libertà.
E così, il PRI, invitato al tavolo della costruzione del Partito Unico delle Libertà (quali ? quante ?), vive le sue perplessità e le sue differenti posizioni interne.
Abbiamo lo storico leader del PRI (ma non più Segretario Nazionale da qualche anno), Giorgio La Malfa, il quale in Parlamento ha già aderito al gruppo del PdL e sarebbe ben felice di un possibile Partito Unico.
Dall'altra parte abbiamo lo zoccolo duro del PRI, Segretario Francesco Nucara in testa, che proprio di aderire ad un Partito Unico della Conservazione Popolar-Democrista in salsa Aennina non ci sta.
Bene, dicevamo anche in un nostro precedente articolo apparso anche sulle colonne de "La Voce Repubblicana" stessa (lo scorso 4 ottobre, per l'esattezza), che questo Governo e questa maggioranza hanno fatto e stanno facendo qualche cosa di riformatore: dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa alla Robin Tax; dalla detassazione degli straordinari alla lotta ai fannulloni passando per la ripulitura di Napoli sino alle aperture nei confronti delle coppie di fatto ed alla riforma della Giustizia in senso garantista e liberaldemocratico con la separazione delle carriere dei magistrati.
Si osservi che queste riforme  - peraltro popolarissime fra l'opinione pubblica - provengono per il 90% dall'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica del carro berlusconiano.
Mentre le controriforme: nuovo proibizionismo sulle droghe, lotta alle puttane ed ai relativi clienti, secco no all'abolizione delle Province ed alle Comunità Montane, provengono tutte dalle file aennine, leghiste, stataliste del PdL. Ovvero da quelle file alle quali i Repubblicani, pur alleati di Berlusconi, si contrappongono da sempre. Così come si contrappongono alla conservazione del Pd e dell'IdV, forze senza alcun approdo riformatore e pragmatico (la "collaborazione veltroniana" non è altro che un modo per dire che sono alla frutta e senza idee concrete, come il governo Prodi ha peraltro ampiamente dimostrato !).
E così, tornando al nocciolo del dibattito Laico-Repubblicano, ho letto con attenzione l'articolo dell'ottimo Renato Traquandi (cugino del valoroso partigiano antifascista del Partito d'Azione, Nello Traquandi) del 4 ottobre sulla "Voce".
Di Renato (a cui mi unisce anche la comune adesione all'Associazione Mazziniana Italiana) solitamente condivido tutto, ma questa volta debbo dire di no.
Egli sostanzialmente ritiene che i Repubblicani rimarranno comunque tali anche se si scioglieranno del Partito Unico del PdL, che ne saranno i maestri fra i tanti allievi e che per mantenere vivo l'Ideale mazziniano dovrebbero costituire una Fondazione.
Ora, di fondazioni repubblicane, liberaldemocratiche e laiche ne esistono già a bizeffe: dalla già citata Mazziniana, sino alla Fondazione Ugo La Malfa, alla Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, passando per l'Associazione Società Aperta di Enrico Cisnetto ecc....
Fondazioni ed Associazioni importantissime sotto il profilo culturale e dell'approfondimento politico. Ma che debbono rimanere lontane dai partiti e dalla politica spicciola in quanto al di là e al di fuori, proprio per garantire elevazione culturale e morale di coloro i quali vogliono avvicinarsi all'ideale di emancipazione mazziniana. Ma senza entrare nelle "beghe del Palazzo".
Il Partito Unico del PdL è stato già deciso a monte che: sarà il rappresentante del Partito Popolare Europeo in Italia (e quindi esclude a priori la tradizione laica e liberaldemocratica di cui i Repubblicani sono parte integrante e fondativa) e inoltre sarà un partito "ripartito" in base alle quote numeriche degli iscritti dei partiti che lo compongono. Ovvero, a livello nazionale e locale, esso sarà composto da: iscritti a Forza Italia per la percentuale più alta e, via via, da quelli di AN in percentuale più bassa e così, a scendere, per i partitini minori (socialisti, repubblicani, liberali, se questi intenderanno farne parte).
Ovvero, così come è avvenuto per il PD, sarà un partito antidemocratico a ripartizione percentuale in base alla superiorità dei "pesci grossi".
La qual cosa, peraltro, fa il paio con la possibile nuova legge elettorale per le elezioni europee, la quale ha come obiettivo proprio quello di falcidiare i laici. E così, il Calderoli di turno (di cui ci perimettiamo di dubitare in merito alla sua conoscenza della Storia d'Italia), vuole sbarrarci la strada proponendo il suo sbarramento al 5% (oggi che la Laga è uscita dal suo 3,5% però !!! Ma non è detto che non vi ritorni.....nel momento in cui gli elettori apriranno gli occhi e si rendano conto di quanto statalista sia quel partito pseudo-celtico) !
L'ottimo Guglielmo Castagnetti, già Deputato e fuoriuscito da Forza Italia per aderire recentemente con convinzione e passione al Partito Repubblicano Italiano, dichiara su "La Voce Repubblicana" del 7 ottobre scorso: "La presenza dei laici è necessaria al progresso del Paese" e prosegue sostenendo che è necessario contrastare il disegno dei "partiti egemoni" di voler cancellare i laici dal panorama politico italiano.
Personalmente, pur non volendomi oggi occupare più di tanto di politica attiva (preferendo dedicarmi alla scrittura ed alla redazione di articoli), ho aderito da qualche tempo al PRI proprio in quanto storico partito laico portatore di libertà, di europeismo, di modernità ed emancipazione individuale. Collocato, al momento, nello schieramento politico "meno peggio", per così dire.
In questo governo ed in questa maggioranza ci sono significative presenze laiche, liberalsocialiste e liberaldemocratiche.
Si consideri inoltre che Berlusconi non è eterno. Da una parte vogliono costruire il Partito Popolare Italiano, alleato alla Lega Nord e in casa laica che si fa ?
Perché non pensare di costruire la vera opposizione liberaldemocratica alla conservazione dei Calderoli, delle Carfagna, degli Alemanno ?
Dalla nostra abbiamo Brunetta, Sacconi, Nucara, Frattini, Dario Rivolta, Antonio Martino. Mica bruscolini, insomma !
Se un giorno si arriverà alla spaccatura dell'attuale maggioranza, che essa sia costruttiva e produttiva per il Paese: ovvero si costituiscano due filoni, uno Liberale e l'altro Conservatore.
Due filoni che possono essere anche alleati nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo oggi), ma contrapposti su specifici temi di democrazia e libertà come la ricerca scientifica, i diritti individuali e le scelte economiche.
Chi mi sta leggendo forse si chiederà dove e come colloco l'attuale "opposizione" veltroniana e dipietrina. Ebbene, non la colloco.
Augurandomi semplicemente che rimanga opposizione a vita o quantomeno per i prossimi 20-30 anni, così come meriterebbero da sempre gli ultra-conservatori e gli sconfitti dalla Storia in tutto il mondo civile.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini