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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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22 gennaio 2016

Il Family Day sia la festa di tutti i conviventi !

La famiglia è un nucleo di persone che convivono nella medesima abitazione. Possono essere parenti, amici, una coppia, o anche semplicemente una persona e un animale.

Questa la definizione autentica del concetto e che andrebbe spiegata a coloro i quali pretendono – ideologicamente - che la famiglia sia composta da un padre, una madre e, eventualmente, dei figli.

Una famiglia siamo, in sostanza, anche io e il mio gatto, con buona pace di monsignor Bagnasco & Co., che della famiglia hanno un concetto tutto loro. O forse non convivono con un gatto.

Per cui al Family Day potrebbe partecipare chiunque conviva nella medesima abitazione: eterosessuali, omosessuali, bisessuali, transessuali, amici, parenti, animali domestici ecc....

Anzi, sarebbe bello vi partecipassero tutti i conviventi d'Italia, proprio per celebrare la giornata della famiglia, ovvero della convivenza. Convivenza che è alla base della tolleranza reciproca e dell'amore fraterno.

Il messaggio che gli organizzatori ufficiali del Family Day dal 2007 ad oggi vorrebbero far passare, è invece un messaggio ideologico e di divisione umana fra modi di pensare e di vivere/convivere diversi. E stupisce che una Chiesa che, a parole quantomeno, dovrebbe predicare l'amore, abbia al suo interno esponenti che fomentano contrapposizioni e divisioni, anziché promuovere la concordia ed il rispetto fra le genti.

Ed è altresì ideologico e sessuofobico ritenere che un figlio non possa essere cresciuto da un single o crescere in seno ad una coppia omosessuale, dato che ciò di cui necessita un bambino è solo l'amore. Quell'amore ucciso dalle divisioni e dalle ideologie in nome della destra, della sinistra, del cattolicesimo, dell'ebraismo, dell'islamismo e così via. Un bambino, un figlio, grazie al cielo, di tutte queste cose se ne frega e non ha certo bisogno (auguriamoci che nemmeno da adulto abbia mai bisogno di questi “ameni” aspetti della più varia umanità e sia uno spirito che pensi sempre con la sua testa !).

Non sappiamo come questo Parlamento intenda legiferare in merito, per quanto noi abbiamo le idee più che chiare nell'ambito di uno Stato che voglia garantire laicità e libertà per tutti, senza ingerenze o divisioni ideologiche. Quel che è certo è che è oltremodo ridicolo pensare che il tema delle unoni civili o del matrimonio omosessuale sia un'”arma di distrazione”, visto che in realtà è un tema centrale per milioni di persone omosessuali che pagano regolarmente le tasse.


Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Mirtillo)



2 agosto 2015

"Donne e Rivoluzione". Aforismi by Luca Bagatin

Le uniche due cose e mi hanno aiutato e mi aiutano a vivere sono le Donne e la Rivoluzione.


Preferisco passare per intollerante piuttosto che sdoganare la stupidità.


Penso si dovrebbero globalizzare i sentimenti e non questa merda chiamata “mercato”!


Due anime possono essere lontane chilometri, persino secoli, ma non per questo non sono destinate ad amarsi. I più, presi dal piacere effimero o dalla fredda retorica, oppure ancora dalla razionalità, non sono in grado di capirlo.


Sono assolutamente convinto che un politico dovrebbe vivere con 1000 (mille) euro netti al mese.
Non è demagogia, ma buonsenso.
E se si dirà che è poco, risponderò quel che ho imparato in 36 anni di vita: vivere con poco rafforza il carattere.



11 luglio 2015

Amore e Libertà: Manifesto per la Civiltà dell'Amore. Il libro - terzo saggio di Luca Bagatin - è online e scaricabile gratis !



Nella filosofia del dono, della condivisione (reale, non virtuale, come quella proposta dagli a-socialnetwork), della diffusione delle idee senza lucro, rilanciata da "Amore e Libertà", abbiamo deciso di rendere pubblico in anteprima e almeno per l'estate, il terzo saggio di Luca Bagatin "Amore e Libertà - Manifesto per la Civiltà dell'Amore" (Edizioni clandestine Amore e Libertà), con prefazione del principe A. Tiberio di Dobrynia.


Il libro, che ormai è molto più di un e-book, bensì uno strumento di militanza attiva, è scaricabile al seguente link:

https://drive.google.com/file/d/0B5hvm8jRoLWYNnBXZTZuYnZweVk/view?usp=sharing


Per eventuali problemi di visualizzazione contattate l'Autore all'indirizzo e-mail: burroughs279@yahoo.it


tratto da: http://amoreeliberta.blogspot.it/2015/07/amore-e-liberta-manifesto-per-la.html


Recensione di Enza D'Alonzo, Presidente della Società delle Donne di Ipazia

Conosco Luca, la sua onestà intellettuale di profondo e serio pensatore, scevro da logiche e scelte partitiche ma animato solo dalla sua immacolata ideologia libertaria...

In questo suo terzo saggio - “Amore e Libertà – Manifesto per la Civiltà dell'Amore”, che il principe Antonio Tiberio di Dobrynia che ne ha curato la prefazione definisce “un critico e irriverente pamphlet sociopolitico” - l'autore si sofferma tra le altre cose sul movimento da lui fondato, “Amore e libertà”, che è un “pensatoio politico, storico, sentimentale, erotico, spirituale” - ed io aggiungerei anche “eroico”, perché le battaglie che porta avanti il Nostro sono quelle battaglie incruente, ma non per questo meno dure, che si affrontano solo se si è animati da uno smodato desiderio di verità, di libertà dai tanti vincoli e laccioli politici, sociali, convenzionali, di comodo, di facciata, di partitocrazia; predicando, di contro, la pulizia intellettuale, la lotta ad ogni forma di discriminazione, l'attenzione ai disabili, ai diversi, agli emarginati, agli invisibili, ai disperati. Un’opera, questa, in cui Luca Bagatin, partendo sempre come riferimento più alto da una “Civiltà dell'Amore”, considera attentamente i vari aspetti del sociale, rilevando che, ahinoi, di amore e tolleranza ce n’è ben poco.

C’è da chiedersi, dunque, sino a che punto l'essere umano sia veramente libero, se privato del suo piacere, sottomesso suo malgrado ad interessi forti, ai quali importa ben poco della sua salvezza, del suo benessere.

Tutta la nostra vita è regolata da rapporti economici, che nulla lasciano alla spontaneità, all'amore, alla tolleranza reciproca, al mutuo soccorso. Una società malata, dove i rapporti umani sono regolati da fredde regole pragmatiche: “do ut des”. E tutto ciò senza tener presente i veri e imprescindibili bisogni dell'essere umano: dell'enorme potenziale dell'affratellamento dei popoli, dell’innegabile desiderio di ognuno di amare ed essere amato.

Tanti sono i temi, i più disparati, trattati dall'autore. Ci si interroga, ad esempio, sul problema delle baby prostitute, vere e proprie “merci” in una realtà massificata a cui dare un valore (commerciale, purtroppo) e quindi un prezzo. Saggio invito, a questo punto, ad una più sana consapevolezza sessuale e sociale, da principiare già nelle scuole. Un invito ad una riscoperta di antiche forme di sacralità sessuale: la ineffabile potenza del rapporto tantrico uomo/donna, rigorosa risposta al “soubrettismo religioso dei Bergoglio e delle Belen”.

L’autore si spende anche a favore di “Femen” (il saggio è dedicato anche alla loro leader Inna Shevchenko), il noto movimento fenomenalistico nato in Ucraina, ove attiviste nude si battono e manifestano contro la globalizzazione dei consumi, contro il turismo sessuale, e così via.

E ancora: per quanto concerne l'utilizzo dei media, ci si chiede quanto di “affettivo” e di creativo si possa raggiungere a livello umano, comunicando sentimenti solo dietro una fredda tastiera di un computer malvestiti e malcelati. Fermo no alla discriminazione sessuale; alla guerra di religioni, “che non conoscono Dio” e si nascondono dietro i monoteismi, quando l'unico vero messaggio di Gesù il Cristo fu: eguaglianza tra la gente, amore e libertà tra i popoli; sì, invece, all’(anti)politica fondata sull’associazionismo dei popoli. Perché “Non si può governare senza amore”.

A seguire, poi, l'autore prende in considerazione le grandi personalità della storia, passando egregiamente in rassegna il pensiero sempre attuale di certe vette, quali: Marx, Bakunin, Mazzini, Garibaldi, pur affermando però che al contrario dei primi, Mazzini e Garibaldi avevano una visione “sentimentale e spirituale della vita”. Tra le altre leggendarie figure del passato, che con le loro gesta e pensieri gli hanno ispirato ideali, sogni, albe di nuovi orizzonti e spunti importanti per il suo movimento “Amore e Liberta'”, Luca Bagatin non dimentica: Bolivar, Angelica Balanoff, D'Annunzio, Peron e la dottrina peronista, José "Pepe" Mujica, Chavez, sino a Riccardo Schicchi, a Moana Pozzi ed all'esperienza del Partito dell'Amore. Tutte personalità eretiche e libertarie che cercarono di tenere fede al loro grande e visionario progetto di libertà e amore verso i popoli.

E’ possibile una terza via tra capitalismo e marxismo? Una terza posizione che, come afferma il filosofo francese Alain de Benoist, è critica nei confronti della globalizzazione, della dittatura del denaro, sarebbe oggi più che mai necessaria. Ed anche di ciò ci parlano le brillanti pagine di Luca Bagatin, sospese tra storia e società, introspezione psicologica e analisi sociologica e politica, costumi attuali e simboli profondi di un’umanità errante, da tempo a tempo sempre e soltanto raggrumata in un due unici possenti aneliti e grida arcane: Amore e Libertà !

Enza D'Alonzo



26 maggio 2015

Un ricordo di Peter Boom (31 marzo 1936 - 26 maggio 2011), attore, cantante, militante per i diritti civili degli omosessuali, scrittore, teorico della Pansessualità e collaboratore di questo blog






11 maggio 2015

In ricordo di Mario Appignani: un ragazzo all'inferno

Molti si ricorderanno di Mario Appignani detto “Cavallo Pazzo” per le sue incursioni televisive al Festival di Sanremo o a quello di Venezia, tentando di arraffare il microfono ed interrompere un compassato Pippo Baudo. Oppure le sue incursioni allo stadio le domeniche pomeriggio degli Anni '90.

Mario è morto di AIDS nel 1996 ed allora Pippo Baudo, che non conosceva la storia di Appignani, disse che era affetto da “una complessa forma di esibizionismo” che “non aveva niente da dire”.

In realtà Mario Appignani, romano, classe 1954, sin dal 1975, ebbe molto da dire, forse anche più di quanto l'emblema della mediaticità nazional-popolare baudiana, intrisa, questa sì, di esibizionismo catodico, abbia mai avuto da dire dal dopoguerra sino ad oggi.

Quando aveva appena 19 anni, Mario Appignani, scrisse infatti un bellissimo libro autobiografico che non è più distribuito da tempo: “Un ragazzo all'inferno”. Il saggio è edito da Roberto Napoleone, con l'introduzione di Lamberto Antonelli e con prefazione di Marco Pannella, l'unico politico che diede voce a questo ragazzo emarginato, senza famiglia, che visse sin dall'età di 6 anni fra brefotrofi, orfanotrofi, manicomi, case di cura e di “rieducazione”.

Il piccolo Mario, infatti, è figlio di Tina, una prostituta - avviata a sua volta alla prostituzione dalla madre - che non lo può mantenere e così lo lascia sui gradini di una chiesa. E' così che passerà sotto la “tutela” dello Stato, con i suoi istituti che fanno parte dell'Opera Nazionale Maternità ed Infanzia (OMNI), istituita dal fascismo e gestite materialmente dalla Chiesa cattolica, ricevendo sovvenzioni statali.

Istituti che, in realtà, sono dei veri e propri lager che, proprio grazie alle denunce di Mario Appignani ed all'intervento di Pannella e dei radicali, sono state chiuse definitivamente nel 1975.

“Un ragazzo all'inferno” è un libro toccante e brutale, a tratti tenero come tenero è il cuore di Mario, ragazzo che è diventato uno “scapestrato” (bisognerebbe poi capire se lo è stato per davvero però !) dopo anni di abusi e sevizie da parte delle suore, dei suoi compagni, dei direttori, delle forze di polizia e della politica dell'epoca - dalla clerico-fascista Dc sino all'indifferente e connivente sinistra - sorda di fronte all'esistenza di bambini e ragazzi poveri e senza famiglia.

E' agghiacciante pensare che, quanto accaduto a Mario ed ai suoi compagni, accadeva nell'Italia “repubblicana” di solo quarant'anni fa ! E' agghiacciante pensare che anche l'Italia “repubblicana” e “antifascista” abbia avuto i suoi lager e che in essi ci finissero i “reietti” della società, ancorché bambini (sarebbe da chiedersi se questo i vari Pippo Baudo ed i vari Bruno Vespa, sostenitori strenui della DC lo sapessero !).

Mario ci racconta di quando entrò per la prima volta in un brefotrofio, all'età di soli sei anni. E' gestito da suore tutt'altro che buone cristiane, che fra le altre cose somministrano ai bambini dei pasti scarsissimi – al limite della denutrizione – e spesso pieni di insetti. Le punizioni, poi, sono da lager nazista: i bambini sono spesso costretti a rimanere sul balcone, all'esterno, in pieno inverno, con le sole mutandine addosso.

E' in una situazione come questa che Mario conosce Francesco, un bambino di 8 anni. Francesco e Mario si incontrano sul balcone dell'istituto e si riscaldano abbracciandosi vicendevolmente. La punizione di Mario termina prima di quella di Francesco e così quest'ultimo è costretto a rimanere da solo al freddo. Da allora di Francesco non se ne saprà più nulla sino a che, un anno dopo, il giardiniere ne troverà il cadavere nell'orto, putrefatto ed irriconoscibile. Un caso che sarà insabbiato per sempre anche dai carabinieri, per non far ricadere lo scandalo sull'intero istituto, sovvenzionato dall'OMNI (sic !).

Mario, sarà successivamente trasferito in un altro istituto, diretto da quella suor Diletta Pagliuca che finirà in carcere proprio grazie alle denunce di Mario, anni dopo. Qui i bambini sono spesso legati ai loro letti con dei lucchetti, costretti a defecarsi ed urinarsi addosso, privi di lenzuola e coperte.

Con il passare degli anni Mario, da un'istituto all'altro, da una punizione all'altra come le docce fredde ed i sassolini sotto alle ginocchia, impara a non fare la spia e spesso è costretto anche a soccombere agli appetiti sessuali dei suoi compagni, a mentire, a rubare gli indumenti degli altri come gli altri rubano i suoi: a prevalere è la legge del più forte, la legge della giungla.

E' così che tenterà il suicidio all'età di dodici anni e sarà trasferito alla Neuro, ovvero l'anticamera del manicomio.

Isolandosi sempre di più, Mario, ad ogni modo, scoprirà l'interesse per la lettura: dai fumetti passa a letture impegnate come Balzac, Kafka, Proust, Flaubert, Boudelaire, Dumas, Stevenson, Jack London, Palazzeschi, Moravia e Marinetti. E poi alla passione per l'ascolto della musica classica, in particolare di Beethoven.

Il suo è un modo per emanciparsi, per elevarsi da quella vita di dolore e vessazioni. Ma ci sarà spazio anche per l'amore. Amore omosessuale per un suo compagno, Cesare, che Mario descrive teneramente nel suo libro e che deve essere “nascosto” perché i costumi ipocriti dell'epoca – impregnati di bigotto cattolicesimo - impongono che sia così, sia per gli omosessuali, ma anche per gli eterosessuali.

Mario trova tutto ciò assurdo, così come è assurdo il comportamento delle suore e dei preti degli orfanotrofi. E' un comportamento che stride con il messaggio di Cristo, che Mario ama moltissimo ed infatti egli scrive: “L'idea del Cristo che è morto per noi, nella sua infinita bontà, mi esalta, mi affascina, mi turba. Ma tutto viene spazzato via (…) da questa cerimonia stucchevole, da questa finzione”. Ed ancora Mario ricorda che il Cristo diceva “Amatevi come fratelli”. Cosa che di rado accade negli orfanotrofi...

Mario ritiene poi – come sostenevano anche gli intellettuali omosessuali Dario Bellezza e Massimo Consoli - che l'omosessualità negli orfanotrofi sia spesso una conseguenza della natura sessuofoba della nostra società, che rende estremamente difficili i rapporti fra un ragazzo ed una ragazza. Aspetto appunto tipico delle comunità ristrette come gli orfanotrofi, che sono delle comunità omosessuali per eccellenza in quanto composte da persone dello stesso sesso.

Nel momento in cui avrà modo di prestare servizio volontario presso la Croce Rossa, Mario avrà quindi anche la possibilità di uscire dall'istituto nel quale è recluso. E si innamorerà di Katia, che purtuttavia scoprirà essere una prostituta e ciò lo deluderà moltissimo.

Nel frattempo finirà anche in galera, accusato di un furto che non aveva mai commesso in realtà e, una volta uscito, per mantenersi, assieme ad un suo ex compagno di collegio, inizierà a prostituirsi, ma finirà in galera ancora allorquando deciderà di tenersi una tessera appartenente ad un componente della Guardia di Finanza che aveva trovato a terra, solo per non pagare il cinema e che la polizia gli troverà addosso.

Curioso a dirsi, ma Mario scoprirà persino di avere un fratellastro, Giulio, il quale tenterà di metterlo in contatto con il patrigno, che purtuttavia lo rifiuterà e con la madre, Tina, che per la prima volta Mario incontrerà al Policlinico, al capezzale della sorellastra quattordicenne, la quale aveva appena tentato il suicidio. Ma, fondamentalmente, rimarrà deluso nell'apprendere che lei l'aveva abbandonato e che lo Stato italiano, anziché fornire un assegno mensile alla madre per il suo mantenimento, ha preferito affidarlo agli istituti dell'OMNI.

Solo l'incontro con Don Mario Picchi, che dirige il Centro Italiano di Solidarietà, gli permetterà di avere una sistemazione degna di questo nome e sarà proprio questo buon prete che lo esorterà a scrivere, appunto, la sua storia.

Mario, come scrive all'inizio ed alla fine di “Un ragazzo all'inferno”, è disilluso. Non pensa che il racconto della sua storia serva a qualcuno ed invece... Ed invece, grazie a Marco Pannella ed al Partito Radicale nel quale il giovane Mario militerà per alcuni anni, le cose inizieranno presto a cambiare, per quanto concerne gli istituti, gli orfanotrofi, i brefotrofi e parecchie persone saranno portate alla sbarra, fra cui la terribile suor Diletta Pagliuca.

Mario Appignani, nel corso degli Anni '70, grazie alla sua “cultura stramba”, come amava definirla, fu anche rappresentante degli Indiani Metropolitani, un gruppo libertario che, in Italia, si ispirò alla Beat Generation di Kerouac e Ginsberg e la sua vicenda politica e controculturale è raccontata da un suo compagno di militanza – Marco Erler – nel saggio “Assalto alla diligenza. Quando Appignani rinacque Cavallo Pazzo” edito da Memori alcuni anni fa.

Come Marco Erler, penso anch'io che la vicenda di Mario Appignani non vada dimenticata.

E penso che anche le sue scorribande televisive, negli Anni '90, pochi anni prima di morire, siano emblematiche. Era il suo modo goliardico ed irriverente per denunciare la società dello spettacolo e dei media, retti dall'uomo simbolo di una DC che pur stava tramontando per lasciare spazio alla sua continuità inculturale, ovvero al berlusconismo: Pippo Baudo.

Oggi i tempi sono per molti versi cambiati, ma penso che “Un ragazzo all'inferno”, di cui saranno anche scaduti i diritti editoriale da tempo, dovrebbe essere ripubblicato, a beneficio dei più e dei meno giovani. Affinché sappiano che cosa accadeva agli emarginati, appena quarant'anni fa in Italia. Affinché ciò non accada mai più, perché non c'è peggior olocausto, non c'è peggior genocidio di quello compiuto da uno Stato che si autoproclama “democratico” o “repubblicano” e nei fatti non lo è.

Uno Stato, quello italiano che, ad ogni modo, i poveri e gli emarginati – tanto cari a Pasolini ma non alle destre ed alle sinistre - non li ha mai potuti sopportare.

E che, grazie ad Appignani, intellettuale e politico autodidatta che sulla sua pelle e sulla sua anima ha pagato un prezzo altissimo, hanno avuto, per una volta, una pur timida voce.


Luca Bagatin



Mario Appignani ad una manifestazione, alle spalle di Pier Paolo Pasolini.
Mario Appignani al Festival di San Remo del 1992.



26 febbraio 2015

Sì all'educazione sessuale nelle scuole ! Contro la frustrazione e la violenza dilagante

Già è assurdo che in Italia non vi sia, a differenza dei restanti Paesi dell'Unione Europea.

Parliamo dell'educazione sessuale nelle scuole che in Paesi come l'Olanda esiste da quel dì al punto che ai bambini la si insegna da quando hanno 4 anni, mentre da noi è pressoché un tabù. Oppure è oggetto di dileggio e contestazione da parte di associazioni che si proclamano “Pro-Vita” (ma quale vita ? Quella dei tanti frustrati che già si aggirano minacciosi per le nostre città ?), che addirittura hanno organizzato una petizione – con tanto di ridicolo video “promozionale” - contro l'educazione sessuale nelle scuole e contro il fatto che, a scuola, si spieghi che l'omosessualità è un orientamento sessuale del tutto normale.

Oltre ad essere assurdo è addirittura aberrante il fatto che non si comprenda che è proprio la mancanza di un'educazione sessuale e, aggiungiamo, sentimentale nelle scuole, la causa della frustrazione di molti giovani in ambito sentimentale e sessuale; dei troppi casi di stalking nel nostro Paese; di violenza domestica; di ipocrisia domestica che porta padri di famiglia ad andare a prostitute o a transessuali; di violenza verbale e fisica nei confronti di omosessuali ecc...

E nella posizione delle associazioni cosiddette “Pro-Vita” non vi è nulla di cristiano, non vi è nulla di umano, bensì vi è molto, troppo di ideologico e di contro-natura. Perché la natura ci insegna da sempre ad amare. Così come ce lo insegnava il Cristo.

E sarà la prima cosa che insegnerò anche a mio figlio o a mia figlia, così come gli/le insegnerò a rispettare il proprio prossimo, la propria compagna o il proprio compagno al punto dal fargli comprendere che l'ipocrisia, la violenza ed il tradimento sono frutto della repressione, anche sessuale.

Ed è ciò che consiglio a tutte le famiglie che amano davvero i propri figli; ai padri - come potrei essere io stesso - che amano la propria moglie al punto che non la tradirebbero mai; alle coppie etero o omosessuali, felici semplicemente di amare, pur in uno Stato clericofascista, quello italiano, che sembra voler impedire anche questo.


Luca Bagatin



Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistico-aforistica



25 dicembre 2014

Buone Feste nell'Amore e nella Libertà (di Spirito e di Coscienza)



Sono nero, giallo, bruno, meticcio, bianco albino.

Sono un ebreo, sono vecchio, malato, bambino.

Sono arabo, sono nato nel Sud, di un'altra religione, di nessuna religione.

Sono omosessuale, cieco e amo la natura.

Non so chi è mio padre, mia madre forse puttana.

Sono donna, sono povero, sono paria e andicappato.

La mia sedia a rotelle è questa società.

Sono un indiano, e sono meno di te e son strano, diverso.

La mia squadra di calcio non è la tua. Peccato.

Porto i capelli fuori moda e vestiti rattoppati.

Sono un animale, una pianta e rispetto la natura.

Sono tutto questo, sono la maggioranza!

E poi sono razzista, ma solo con i razzisti!

(Peter Boom, 31 marzo 1936 - 26 maggio 2011 )


www.amoreeliberta.altervista.org



23 dicembre 2014

Buon Natale ! Feliz Navidad ! Amor, Libertad y Revolucion (Bolivariana) !

Ma ve li immaginate, da noi, in Italia, Renzi e Napolitano che fanno un discorso presidenziale natalizio al contempo così semplice e così profondo, magari davanti ad un tradizionale presepe ?




FELIZ NAVIDAD !
VIVA CHAVEZ E LA REVOLUCION BOLIVARIANA !
VIVA L'AMOR Y LA LIBERTAD !



17 settembre 2014

Aforismi e riflessioni per la Rivoluzione dell'Amore. By Luca Bagatin



Ciò che non hanno mai compreso gli economisti ed i politici, è che - per uscire dalle crisi (economiche, civili, umane, sociali) - è necessario sostutuire i rapporti economici, di classe, geopolitici e politici, con rapporti d'amore, sentimentali e sessuali.
Questo governo è così poco credibile che, per ogni atto che fa, è costretto ad inserire la parola "buona": "svolta buona", "buona scuola"...
Ma dubito che i cittadini italiani siano così cretini dal lasciarsi abbindolare.

Matteo Renzi che parla di meritocrazia mi pare più che un ossimoro.

Solo chi ha conosciuto davvero l'Inferno può pensare di aspirare al Paradiso.
L'unico mistero sulla vita e sulla morte di Moana è che i media, il giornalismo (ed il giornalettismo) d'accatto, non l'hanno mai amata né compresa.
A differenza delle persone comuni.
Le regole servono a chi non sa regolarsi. Per tutti gli altri valga il motto: Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge.



9 agosto 2014

Dieci anni di www.lucabagatin.ilcannocchiale.it

Sono ormai dieci.

La vita di un ragazzino di dieci anni.

Questo blog, in effetti, è per me quasi come un ragazzino. E' il mio ragazzino, il figlio che temo non avrò mai. Ma vabè, lasciamo stare i discorsi tristi, ovvero le previsioni azzardate, per passare a quelli faceti.

Che cos'è accaduto in dieci anni ?

Prima di tutto sono passato dall'avere 25 anni ad averne 35. Sono diventato, insomma, maggiorenne e più che vaccinato.

In seconda battuta questo blog è diventato o quantomeno mi auguro che sia diventato la bandiera (rossa, con ventisei cuori attorno e l'effige di Anita Garibaldi al centro, mi raccomando !) di tutti coloro i quali amano vedere le cose da punti di vista differenti rispetto alla massa. Amano approfondire ed andare oltre le apparenze. Amano la cultura e l'intelligenza, ovvero odiano l'ipocrisia e, tutto sommato, anche la tecnologia dilagante senz'anima.

Ora, è vero, un blog necessita di tecnologia per vivere. Purtuttavia non necessita di essere connessi 24 ore su 24. Io, ad esempio, non lo sono. Non ho tablet o smartphone o come cappero si chiamano quegli aggeggi che tolgono sempre più tempo alla comunicazione verbale.

La comunicazione. E' l'aspetto che ho sempre ricercato attraverso il mondo dei blog.

La comunicazione è importante, ma non lo è la comunicaZZone. La comunicaZZone è quella degli (a)socialnetwork che, di fatto, è una non-comunicazione. E' un modo per farvi credere che avete milioni di amici - costantemente connessi – che vi seguono e che voi seguite...in una spirale di pseudo-amicizia virtuale senza alcuna virtù.

Quel fottuto Zukerberg - grande censore dei nudi femminili - ci fa i soldi con i vostri clik ! E a me fa letteralmente vomitare.

In dieci anni di blog un qualche sfogo contro uno sfigatello che si crede un re, avviluppato nel sistema di quei beoti incolti degli WASP, ci vuole no ?

Ah come sei lontano Jack (Kerouac) ! Ah come sei lontano Allen (Ginsberg) ! Ah, come ci vorrebbero i tuoi colpi di arma da fuoco, caro Bill (Burroughs) contro questi imbecilli della CocaCola ove tutto si mangia e si vende. Anima compresa.

Credo a chi l'anima non l'ha mai venduta, ovvero la possiede ancora. Che vi volete fare !

Sapete perché non prendo posizione nei conflitti internazionali ? Perché è tutta una questione di soldi. E i soldi - benché siano importanti (ma mai quanto la comunicazione !) - hanno accecato l'individuo. Lo hanno riportato allo stato barbarico (gli WASP ne hanno peraltro le origini...) e lo hanno privato di ogni forma d'amore.

Vabè, lasciamo perdere ancora una volta i discorsi pensosi e vediamo di festeggiare questi dieci anni ricordando le cose belle.

Su questo blog mi sono innamorato diverse volte. Una volta mi ci sono anche fidanzato, con una blogger del Cannocchiale. Ancora la rimpiango, ma vabè. Una volta, tempo dopo intendo, ho provato un sentimento simile, leggendo le pagine di un blog. L'amore può anche essere platonico. Fa meno male alla salute e quanto a profondità posso assicurare che, da parte mia, non è da meno. L'amore è sempre amore e l'amore è tale se è libertà.

Ho pubblicato due libri - "Universo Massonico" e "Ritratti di Donna" - avvalendomi degli articoli che ho pubblicato su questo blog, attraverso il materiale che ho raccolto in dieci anni di studi e ricerche su Massoneria e universo femminile.

Massoneria e donne sono sempre stati i due punti cardine dei miei interessi, sin da bambino.

Mi raccontavano che, da bambino, quando vedevo una bella donna – a Roma – le gridavo : “A bbonaaaa !”. Eh già, ero un bambino precoce.

Le donne le ho sempre amate, nel senso che, per me, hanno sempre rappresentato un grande mistero da scroprire. In tutti i sensi. Da amare. In tutti i sensi. Da perderci la testa. Ed anche i sensi.

In realtà sono pochissime le donne che da tempo catturano la mia attenzione. Quelle poche, però, mi piacerebbe sposarle. Mi limito invece a scriverne e, soprattutto, a pensarle, ad immaginarle, così come immagino un universo diverso. Più pulito e luminoso.

Sono un utopico utopista, questo è il mio biglietto da visita da dieci anni. Questo è il biglietto da visita di questo blog, attraverso il quale ho condotto diverse battaglie (per una sessualità libera, per il diritto alla morte, per i diritti dei disabili, per un'economia ed una politica diverse, incentrate sul cittadino, l'individuo, l'amore per gli animali, per l'arte, per la natura, per la cultura libera dai condizionamenti) anche con il contributo di personalità interessanti: parlo di Peter Boom, teorico della Pansessualità, parlo di Ilona Staller Cicciolina, parlo di Debdeashakti e di tutte le persone che hanno creduto in me quali il prof. Luigi Pruneti, il prof. Aldo A. Mola (che in una dedica ad suo saggio mi ha definito “Capitano coraggioso”) e non ultimo Francesco Serra di Cassano, al quale non posso dimenticare di fare una dedica speciale e con il quale desidero iniziare una collaborazione culturale nei mesi avvenire.

Sulle pagine di questo blog - che ho visto riconosciute anche in numerose voci e citazioni di Wikipedia - ho dato voce e scritto di aspetti che la Storia ufficiale, la controinformazione dei media e della stampa tradizionale, hanno spesso oscurato. Ho parlato di Pier Carpi, di Randolfo Pacciardi, di Edgardo Sogno, della criminale famiglia Kennedy, ho raccontato la vera storia della Loggia Propaganda nr. 2 e di Licio Gelli, ho raccontato di Riccardo Schicchi, di Mauro Biuzzi, di Moana Pozzi e della vera storia del Partito dell'Amore e, prima ancora, di Diva Futura; ho parlato di Simon Bolivar e di una nuova società fondata sull'Amore, attraverso la fondazione del non-movimento (anti)politico e (contro)culturale “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org; www.amoreeliberta.blogspot.it), ovvero dell'unico vero partito italiano in stile Ottocentesco (ovvero inteso come nucleo d'azione, di progetti, di teorie e di pratica politica).

Ho scritto poesie, riflessioni, pensieri personali, raccontandovi anche la parte più crepuscolare della mia anima che, forse, non è così diversa dalla vostra.

Ho parlato molto di Massoneria e ho voluto dimostrare che essa non è altro che una grande istituzione per il miglioramento morale ed intellettuale dell'individuo alla ricerca di una libertà e di una fratellanza possibile e necessaria. Perché è la ricerca che muove il mondo. Non il danaro, non i fottuti giornalisti in cerca di scoop gossippari o fantomatici golpe o complotti mai esistiti.

Ho parlato della FED e della necessità del ritorno al sistema aureo. E a come i signori dei governi e dell'economia ci stanno fottendo alla grande. Ovvero del perché è necessario un ritorno all'Eden, ad un Paradiso Terrestre guidato da una coscienza superiore, che è la nostra potenziale Anima Divina.

Tutto il resto, cari miei, sono solo cazzate.

Vedrò di proseguire nella mia opera e di non deludervi. Proseguendo sul Cannocchiale, nonostante i tanti problemi tecnici della piattaforma non risolti e nonostante mi dicano (dalla regia) che la piattaforma è “vecchiotta”.

Amo il vintage e me ne fotto del resto.

Un abbraccio a tutti voi. E un bacio a due donne in particolare.


Luca Bagatin


Numero di visite di questo blog al 9 agosto 2014:
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(quattromilionisettecentottantaquattrozeroquaranta)

mica calzettoni !


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