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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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23 luglio 2013

Solidarietà all'On. Ottaviano Del Turco (forse uno dei pochi politici intellettualmente onesti)


Mi dispiace molto per la condanna a 9 anni e sei mesi di carcere per l'On. Ottaviano Del Turco, che oggi peraltro rivela di avere un tumore da tre mesi e di essere in chemioterapia.
Sono convinto sia innocente e che le accuse che gli hanno attribuito siano del tutto infondate e frutto di una macchinazione.

Dieci anni fa - nel settembre del 2003 - scrissi un articolo per la rivista socialista Mondoperaio ove invitavo all'unità delle forze laiche e libertarie e lo feci per mezzo di un appello che peraltro fu diffuso anche dai Radicali.  In quegli anni, progetti come la "Casa Laica" (di Diaconale, Sgarbi e Barbareschi) e la "Rosa nel Pugno" (di Pannella e Boselli) erano al di là da venire ed anni dopo - fra il 2006 ed il 2008 - proprio al mio progetto si ispirarono (si vedano i numerosi articoli che scrissi, prima e dopo).
L'On. Ottaviano Del Turco fu l'unico che, appena pubblicato il mio pezzo, mi rispose privatamente con questa missiva, che di seguito riporto:

Molte delle sue riflessioni mi trovano d'accordo sig. Bagatin. Altre meno. Alla mancanza di un'area laico-liberal-socialista attribuisco anche un certo inaridimento del clima culturale, in particolare nei piccoli centri di provincia. Sono anche persuaso che le sue considerazioni sui Poli siano pertinenti e per nulla settarie. Mi convince meno l'attribuire ad una "lotta per le poltrone" le nostre divisioni. Le ragioni (parlo per me) sono più profonde e più nobili. Almeno spero. D'altro canto non c'è settarismo nel mio giudizio. Quando si litiga e ci si divide per ragioni nobili, questo aggettivo va diviso per ciascuno dei contendenti. Scriva ogni volta che ha da fare osservazioni acute come quella di oggi. Un saluto cordiale riformista e socialista.
Ottaviano Del Turco


E' possibile leggere il mio vecchio articolo a questo link:

http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/print/242499.html



19 gennaio 2011

Bettino Craxi: uno statista



Bettino Craxi fu colui il quale riuscì nella difficile impresa di rinnovare e democratizzare il Socialismo italiano, trasformando un piccolo partito filo-marxista in un moderno partito liberalsocialista: oltre la destra e la sinistra classiche.
Bettino Craxi, erede politico ed estimatore degli ideali risorgimentali e di emancipazione di Garibaldi e Mazzini, intuì che, per governare, occorreva sì scendere "a patti con "il diavolo", ovvero con la Democrazia Cristiana, ma in chiave autonomista e spesso conflittuale con essa.
Egli seppe rompere il patto di ferro che si stava preparando fra comunisti e democristiani negli anni '70, proponendo all'Italia un'alternativa di sinistra liberale alla conservazione.
Ebbe l'intuizione, sull'onda degli ideali del liberale Edgardo Sogno e del repubblicano Randolfo Pacciardi, di una Grande Riforma dello Stato, capace di modernizzare e sburocratizzare l'Italia. Propose il Presidenzialismo e la riforma della giustizia in senso garantista e per ciò ricevette l'opposizione dura di comunisti, democristiani, postfascisti e Poteri Forti.
La sua morte politica, nel 1993, coincise con la morte della democrazia in Italia.
La sua morte fisica, il 19 gennaio del 2000, avvenuta in esilio ad Hammamet, ci ricorda che solo gli uomini liberi hanno il coraggio delle proprie idee sino in fondo.

Luca Bagatin



11 gennaio 2010

La fine di Bettino Craxi fu la fine della sinistra democratica in Italia


Bettino Craxi, un uomo, uno statista, ma prima di tutto un socialista anticomunista.
Con la fine di Bettino Craxi è finita, in Italia, la sinistra democratica.
A non essersene ancora accorti sono solo gli eredi del "compromesso storico", i nostalgici di un Partito (post)Comunista al Potere in un abbraccio fraterno con la Democrazia Cristiana: i sognatori di una società classista, tartassata e tartassona, salutista ad ogni costo, sindacatocratica ovvero che tutela solo ed esclusivamente statali, parastatali, amici degli amici dell'Arci o della Parrocchia.
Con la fine e la morte di Bettino Craxi è morto il mito del Socialismo al governo dell'Italia, dell'ottimismo della volontà per uscire dalla crisi, del Made in Italy, della democrazia governante, della Grande Riforma comprendente una magistratura finalmente spoliticizzata e più vicina ai cittadini.
Con la fine di Bettino Craxi è venuto finalmente a galla il marciume di una classe politica corrotta e corruttrice sin dalla sua nascita. E fu proprio Craxi a denunciarlo nel suo discorso alla Camera del 3 luglio 1992, in cui chiese a tutto il Parlamento di assumersi la responsabilità di dare una soluzione politica (e non manettara, come purtroppo avverrà) alla crisi della Prima Repubblica.
"Chi è senza peccato scagli la prima pietra". Il Parlamento, nel suo complesso, tacque.
Cinque partiti democratici di governo scomparvero sotto la mannaia di una "giustizia" veloce solo con taluni ed in taluni casi, ma lenta, inesorabilmente lenta, in talaltri. I più.
Finiranno in galera anche innocenti, ma, poco importa. La caccia al socialista ladro e mafioso era cominciata e così al repubblicano, al democristiano, al liberale ed al socialdemocratico.
Tutti "onesti" - invece - i comunisti, i missini, i leghisti..... Vero ?
E così sì è voluto far credere che dalle macerie della Prima Repubblica sarebbe nata una nuova Italia.
E così, con una nuova legge elettorale - maggioritaria e palesemente incostituzionale - ecco data la definitiva spallata a Craxi, ai laici, alla Dc che fu anche di De Gasperi, ovvero a tutti i partiti che gli italiani avevano votato per un cinquantennio.
Se non fu un golpe questo, diteci voi che cosa fu.
Ci penseranno purtuttavia ancora una volta gli elettori a votare contro i comunisti e i democristiani dossettiani: preferiranno loro Silvio Berlusconi, amico di Craxi ed anticomunista.
Imprenditore purtroppo troppo pieno di sé ed alquanto privo di cultura e stoffa politica, purtuttavia. Il quale - peraltro - inizialmente lodò l'azione di Di Pietro e prese le distanze dal buon Bettino..... Da bravo parvenu opportunista.
Ma questa è ormai Storia.
Una Storia che ha fatto sì che l'elettorato laico, socialista, repubblicano e liberale finisse nel serbatoio di un PdL che non rappresenta nulla - in sé - se non l'alternativa ad un carrozzone giustizialista, tartassone, moralista e conservatore.
Il problema è che la sinistra democratica - così come l'Italia la conobbe dalla fine dell'Ottocento agli anni '90 - quella socialista, repubblicana, radical-liberale, dei Mazzini, dei Garibaldi, degli Ernesto Nathan, dei Rosselli, scomparve proprio con la fine della Prima Repubblica. Simboleggiata dalla fine di Bettino Craxi, proprio colui il quale avrebbe voluto costruire una forte sinistra democratica e liberalsocialista in alternativa alla Democrazia Cristiana ed al Movimento Sociale Italiano.
Possiamo ringraziare di questo i vari D'Alema, Veltroni, Bersani, Bindi, Franceschini, Di Pietro. I moralisti senza vera morale che oggi non riescono nemmeno a raggiungere - tutti uniti - il 30% dei consensi.
Si sta discutendo in questi giorni della candidatura di Emma Bonino alla presidenza della Regione Lazio nelle liste del Pd.
Fa accapponare la pelle vedere una radicale, già sostenitrice del Psi di Craxi assieme a Marco Pannella al quale lo stesso Craxi avrebbe voluto affidare la guida del partito negli anni '90, candidata dai carnefici della sinistra democratica e dei partiti laici in Italia.
Smettiamo di stupirci, orsù.

Luca Bagatin



15 marzo 2008

L'unico voto utile se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale è semplicemente.....LIBERALE !



Ebbene sì: alle politiche del 13 e 14 aprile le liste del Partito Liberale Italiano saranno presenti in tutta Italia nelle schede di Camera e Senato. Da laici, laicisti e autentici democratici quali pensiamo di essere, non vedevamo l'ora e vogliamo denunciare con fermezza la palese violazione della Legge sulla par condicio da parte di Rai e Mediaset e dei maggiori organi d'informazione nel rifiutarsi di far conoscere ed invitare esponenti dell'unica presenza Liberale alla competizione elettorale.
Detto ciò, andiamo avanti per la nostra strada: infondo esistono i blog e gli organi di stampa laica attraverso i quali possiamo inteloquire e fare informazione senza peli sulla lingua.
Ricordiamo qui che il Partito Liberale di Stefano De Luca si è staccato da tempo dalla Casa delle Libertà e si è recentemente federato con il Partito Repubblicano di Giorgio La Malfa e fu l'unico che inserì nel suo simbolo la dicitura "Casa dei Laici" proprio all'indomani di quel bellissimo pamphlet intitolato "Democrazia e Libertà  - Riflessioni laiche" che uscì nel 2004 (edito da Rubettino a cura di Arturo Diaconale e Davide Giacalone ed al quale collaborai anch'io con alcuni scritti),  che mirava proprio alla costituzione di una Casa Laica, Liberalsocialista e Liberaldemocratica contro il bipolarismo conservatore.
Lo storico PLI, fondato nel 1943 dal filosofo Benedetto Croce, sarà presente alle prossime elezioni con il coraggio di chi vuole denunciare in primis "il rischio che la democrazia rappresentativa italiana precipiti in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano", come recita il Comunicato Stampa ufficiale della Segreteria del PLI.
Il voto al PLI è, peraltro, l'unico possibile voto utile per il cittadino tartassato (visto che lo stesso EURISPES raccomanda vivamente la Liberale "flat tax" al 20%) che, malgovernato in questi 15 anni sia da Berlusconi che dall'armata Brancaleone di Veltroni ha visto ridotti i suoi introiti senza aver ricevuto alcun reale servizio pubblico (si pensi anzi agli enti inutili da abolire subito quali Province e comunità montane veri e propri carrozzoni succhiasoldi). Il voto al PLI è poi l'unico voto utile per il cittadino che vuole che siano rispettate le sue scelte e volontà individuali, senza interferenze dogmatiche di questa o quella fede religiosa, la quale è sempre e comunque un fatto privato; per il cittadino che ritiene che il ruolo dello Stato debba essere limitato ai servizi essenziali e che quei servizi dovrebbero essere comunque realmente percepiti dall'utenza e, infine, per il cittadino che crede nella scuola pubblica ed in una cultura laica e pluralista, ma senza interferenze stataliste.
Tanto il Pdl quanto il Pd hanno fatto di tutto per soffocare le voci laiche, liberali e riformatrici al loro interno.
Il Berlusca ha rinunciato a candidare Daniele Capezzone, il liberale Alfredo Biondi,  il repubblicano Antonio Del Pennino (che molto aveva fatto per la revisione della legge sulla procreazione medicalmente assistita e per la ricerca scientifica), Dario Rivolta e molti altri laici. Il Pd ha imbaracato "qualche sasso in capponaia" radicale (ma alla fine sono 6, 7 o 8 i deputati radicali sicuri ?) viste le insopportabili insistenze di Marco Pannella ed Emma Bonino che evidentemente temevano che i loro rischiassero di rimanere fuori dal Parlamento e quindi: addio ai lauti rimborsi elettorali ed alla possibilità di un po' di visibilità mediatica (sic !).
Quanto al programma del Partito Unico Veltrusconiano è noto a tutti: più Stato e meno mercato; più Chiesa e meno individuo; più Potere alle oligarchie e meno al cittadino.
Morale della favola: "a regazzì, lassatece lavorà !"
E' per questo che, dal basso della nostra umile passione politica dodecennale, invitiamo coloro i quali non si rassegnano allo status quo (e quindi non solo i laici, liberali, liberalsocialisti, radicali non irregimentati e repubblicani) a votare e sostenere l'unica presenza Liberaldemocratica sulla scheda elettorale: l'unico voto utile a tutti noi per non scadere definitivamente ed irreversibilmente in un nuovo autoritarismo messmediatico e populista in un Paese che è già controriformatore (come ebbe a dire il grande riformatore e leader repubblicano Ugo La Malfa) di per sé .



Luca Bagatin



10 marzo 2008

IL 13 E 14 APRILE VOTA PARTITO LIBERALE ITALIANO



Se non sei inciucista, fascista, comunista o clericale: il 13 e 14 aprile VOTA semplicemente LIBERALE




WWW.PARTITOLIBERALE.IT

COMUNICATO STAMPA

Il Partito Liberale Italiano presenta liste in tutta Italia sia alla Camera dei deputati che al Senato della Repubblica, al di fuori degli schieramenti.
Questa decisione coraggiosa costituisce innanzitutto un atto di denuncia rispetto al rischio che la democrazia rappresentativa italiana di precipitare in una pericolosa deriva plebiscitaria di stampo sudamericano.

Le due maggiori formazioni politiche hanno, di fatto raggiunto un accordo per eliminare le forze minori, anche quelle di grande tradizione culturale, invocando il “voto utile” onde governare poi insieme o, comunque, fare di comune accordo, una riforma costituzionale autoritaria, che trasformerebbe il parlamento in un luogo di “operai volenterosi ed ubbidienti” con l’unico compito di schiacciare bottoni.
Dopo aver occupato l’informazione, le banche, le assicurazioni, gran parte delle società di costruzione, alcuni grandi gruppi finanziari stanno cercando la complicità affaristica della politica dominante per completare il saccheggio in corso del Paese.

Gli italiani, tartassati dalla pressione fiscale, dagli aumenti dei prezzi, dalla crisi economica, hanno perso ogni fiducia in una classe dirigente, di destra come di sinistra, che non ha saputo né voluto avviare la necessaria modernizzazione del Paese.
Il PLI si pone come obiettivo quello di proseguire la competitività, il riconoscimento del merito, l’alleggerimento delle pastoie .burocratiche con i relativi costi, la riduzione del carico fiscale, le liberalizzazioni e privatizzazioni, soprattutto nei servizi pubblici locali per ridurre i costi a carico dei cittadini e garantire lo sviluppo.

Quella liberale intende porsi come una alternativa radicale di chiarezza e trasparenza, rispetto al progmatismo, dai contorni confusi , dilagante, rimettendo l’individuo al centro della società e restituendogli in pieno la sovranità, prevista dalla costituzione, cominciando dalla reintroduzione del voto di preferenza.



1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin



14 settembre 2007

ASPETTANDO IL XX SETTEMBRE...un articolo di Aldo Chiarle


Ernesto Nathan e....la Breccia di Porta Pia
 
Sarebbe sciocco non ammetterlo: l'articolo che segue non è propriamente breve. Diciamo pure che è proprio lungo. Purtuttavia merita leggerlo, stamparlo e conservarlo a presente e futura memoria.
Si avvicina la storica data del 20 settembre che ricorda la Breccia di Porta Pia che portò l'Italia all'unificazione e pose fine al potere temporale dei Papi su Roma che divenne Capitale del Regno.
E' per questo che, con spirito risorgimental-laico-patriottico, vorrei proporvi l'articolo dell'amico e compagno Aldo Chiarle tratto dall'Opinone delle Libertà del 12 e del 13 settembre a ricordo di Ernesto Nathan, il sindaco repubblicano di Roma che fu eletto tale cento anni fa e che incarna lo spirito "barricadeiro" del 20 settembre nonché il prototipo del buon amministratore.
Buon pre-20 Settembre.....FESTA ANTICLERICALE !

Luca Bagatin



Cento anni: 1907 Ernesto Nathan veniva eletto sindaco di Roma

Quel sindaco massone che fece grande Roma
di Aldo Chiarle

Ernesto Nathan fu eletto consigliere comunale di Roma nelle elezioni del 1898 e nel 1907 sindaco della città, carica che resse fino al 1913. Eletto sindaco in un momento particolarmente critico di Roma capitale, a causa dello sfascio morale e edilizio (saccheggio del patrimonio storico con stupende ville abbattute per costruire nuovi cantieri), Nathan municipalizzò i servizi pubblici più importanti ( dai trasporti, all'acqua, alla luce) e realizzò grandi opere come la Galleria del Traforo e dei nuovi ponti sul Tevere. Ma non è questa attività che ha fatto grande Nathan: lo hanno fatto le scuole elementari costruite in tutti i vecchi rioni; le case popolari del rione Testaccio con l'assistenza scolastica e sanitaria per tutti gli abitanti; gli alberghi dei poveri e le mense popolari create nello stesso quartiere; le decine di iniziative sociali, sanitarie a favore dei meno abbienti e le istituzioni per i poveri e per gli operai. E voglio ricordare – perchè pochi lo sanno- una grande opera fondata nel 1874 dalla madre di Nathan, Sarina Levi di Pesaro, la scuola “Mazzini” con sede a Trastevere, in via S. Crisogono al numero 37.
Ernesto Nathan fu anche tra i fondatori della “Dante Alighieri”, autore di decine di libri, pubblicazioni, articoli e studi. Massone dichiarato, fu iniziato il 24 giugno 1887 nella Loggia “Propaganda Massonica” - Oriente di Roma, ed eletto Gran Maestro dal 1896 al 1904 e dal 1917 al 1919. Nel 1910 Nathan nella sua qualità di sindaco, pronuncia il 20 settembre dinanzi alla Breccia di Porta Pia, un discorso che crea violente polemiche. Perché suscita la reazione dello stesso Pontefice Pio IX. Riportiamo, di seguito, i testi che testimoniano lo scontro tra l'allora sindaco della Capitale ed il Papa dell'epoca. A dimostrazione non solo dello stile di un'epoca ma anche dei livelli di asprezza del confronto di allora tra stato e chiesa.
“Cittadini- questo il discorso di Nathan - non parlo in nome della sola Roma, ne è segno la corona ora presentatami, la presenza del consiglio provinciale, presieduto dall'illustre suo vice presidente. È tutta la plaga intorno a noi, è tutta la provincia che si unisce alla città, solidale con essa nelle libere affermazioni, nelle popolari aspirazioni.
E, se di nuovo io mi indirizzo a voi da questo storico luogo, è per volontà vostra da poco manifestatami con il vostro suffragio; voleste che la voce dell'amministrazione popolare risonasse di nuovo qui, e questa rappresentanza voleste nell'anno quando da ogni lato d'Italia e da fuori, dai i due emisferi, connazionali e stranieri, si recheranno qui in pellegrinaggio per rammentare il giorno in cui, mezzo secolo fa, il parlamento sub alpino, nella certa visione dei destini nazionali, Roma rivendicò capitale della nuova Italia. Davanti alla volontà del popolo, all'opra dei grandi fautori, l'Apostolo, il Guerriero, il Re, lo Statista, dinanzi al prode esercito, ai valorosi volontari, ai cittadini, quanti oprarono, soffrirono, morirono, per la conoscenza che talvolta illumina gli uomini e le assemblee, così allora statuì quell'illustre patriottico consesso, e così, nella maturità degli eventi fu. Conferma di quel voto solenne, noi siamo qui oggi; e domani il mondo intero, nelle molteplici sue rappresentanze, qui converrà per constatare come la Roma dell'oggi, la Roma della terza Italia riprenda il cammino del destino assegnatole, riassuma in se la volontà e le aspirazioni di un grande popolo, varchi le frontiere e nelle estrinsecazioni della vita, nelle manifestazioni del pensiero, attraverso i monti, si affratelli con gli altri popoli.
Tale è la Roma che onorato il mio ufficio rappresentare, di indice della libertà del pensiero, entrato in una con la bandiera tricolore; un'altra Roma, prototipo del passato, si rinchiude dentro un perimetro più ristretto del muro di Belisario, intesa a comprimere nel brevissimo circuito il pensiero, nella tema che come gli imbalsamati cadaveri del vecchio Egitto, il contatto con l'aria libera abbia a risolverla in polvere. Di li, dal pregiudizio del dogma, ultimo disperato sforzo per eternare il segno dell'ignoranza, scende, da un lato, l'ordine ai fedeli di bandire dalle scuole la stampa periodica, quella che narra della vita e del pensiero odierno; dall'antro risuona tonante la proscrizione contro gli uomini e le associazioni desiderosi di conciliare le pratiche e i dettami della loro fede, con gli insegnamenti dell'intelletto, della vita vissuta, delle aspirazioni morali e sociali della civiltà. Ritornate, o cittadini, alla Roma di un anno prima della Breccia, nel 1869. convennero allora in pellegrinaggio i fedeli di tutte le parti del mondo, qui chiamati per una grande solenne affermazione della cattolicità regnante. San Pietro, nella monumentale sua maestosità, raccoglieva nell'ampio grembo i rappresentanti del dogma, in Ecumenico Concilio; vennero per sancire che il Pontefice, in diretta rappresentanza e discendenza di Gesù, dovesse, come il Figlio ereditare onnisciente illimitato potere sugli uomini, e da ogni giudizio morale i decreti sui sottrarre, in virtù della infallibilità proclamata, riconosciuta, accettata.
Era l'inverso della rivelazione biblica del Figlio di Dio fattosi uomo in Terra; era il Figlio dell'uomo fattosi Dio in Terra! Vi fu chi, forte della storia dei pontefici attraverso i secoli, reagì alla bestemmia rivolta a Dio e agli uomini. Doellinger rimase solo! Revocare in dubbio, discutere i decreti del Capo della Chiesa per la gerarchia era il primo passo per sottometterlo al libero esame; era il forellino attraverso cui passava l'aria ossigenata della scienza , del progresso civile. E però sulle vecchie mura del dogma si sovrappose l'intonaco dell'infallibilità per unanime consenso. Fu l'ultima grande affermazione dinanzi al mondo, della Roma prima della Breccia, era l'ultimo pellegrinaggio al Pontefice Re. Confrontate il fatto di allora con quello che ora si prepara, e misurate il cammino percorso in 40 anni, un giorno nella vita della Città Eterna! Guardatela nelle nuove forme, nei nuovi atteggiamenti. Le mura di Belisario trapassate da ogni lato, come le mura di Servio Tullio, stanno là a determinare il circuito della vecchia Roma, con i suoi orti si protendono verso il colle e verso il mare, senza soluzioni di continuità, e appena qualche albero, fra le nuove, larghe, e illuminate vie, fra le case moderne, delle altre ricorda l'esistenza. Il Gesù è diventato un archivio nazionale, archivio anche di tristi memorie; Castel Sant'Angelo, la tomba del morto Imperatore Romano, ridotta poi a tombe dei viventi sudditi papali, è un museo di ricordi medioevali, per insegnamenti e raffinamenti dei cittadini; l'insigne e colossale monumento della grandezza romana, le Terme Diocleziane ridotti a fienili, magazzini e sconci abituri, ora si circonda di giardini e ritorna in vita, degna vita, grande, impareggiabile museo nazionale dell'arte antica.
E potrei continuare; mostrarvi le scuole elementari, il Lungo Tevere, la dove si ergeva, monumento di stolta intolleranza, il Ghetto; i bagni pubblici in recinti ove la tolleranza consentiva la corruzione dei costumi; riassumo: nella Roma di un tempo non bastavano mai le Chiese per pregare, mentre invano si chiedevano le scuole; oggi le chiese sovrabbondano, esuberano e le scuole non bastano mai! Ecco il significato della Breccia, o cittadini. Nessuna Chiesa senza scuola! Illuminata coscienza per ogni fede, ecco il significato della Roma d'oggi”. E concluse Nathan: “ovunque, da Torino a Marsala a Palermo da Napoli a Perugia ai campi di Castelfidardo, l'Italia ha celebrato la ricorrenza cinquantenaria della sua ricomposizione e della sua unità, e dovunque fu presente Roma nel cuore della sua cittadinanza nella parola dei rappresentanti suoi. Oggi la ricorrenza del giorno fatidico che ha sacrato l'unità patria, il Paese tutto e qui presente, nella sua più augusta rappresentanza; con noi ricorda il passato, con noi fraternamente opra i presente, con noi prepara nella coscienza del comune dovere, l'avvenire. Un solo grido prorompa dai vostri petti dinanzi a questa Breccia: Viva la Terza Italia”

Fatto nuovo negli annali del Pontificato, al discorso del Sindaco, rispose il Pontefice Pio IX con la seguente lettera indirizzata al Cardinale Vicario: “al diletto figlio Pietro cardinale Respinghi, Nostro Vicario Generale. Signor Cardinale, una circostanza di eccezionale gravità. Ci muove a rivolgerle la Nostra parola per manifestarle il dolore profondo dell'animo nostro. Da due giorni un pubblico funzionario nell'esercizio del suo mandato, non pago di ricordare solennemente la ricorrenza anniversaria del giorno in cui furono calpestati i sacri diritti della sovranità pontificia, ha alzato la voce per lanciare le dottrine della fede cattolica, contro il Vicario di Cristo in Terra e contro la Chiesa stessa lo scherno e l'oltraggio. Parlando in nome di questa Roma che pur doveva essere, secondo autorevoli dichiarazioni, la dimora onorata e pacifica del sommo Pontefice, si è presa direttamente di mira la nostra stessa giurisdizione spirituale arrivando impunemente a denunciare al pubblico disprezzo per fino gli atti del nostro apostolico ministero.
A questa audace contestazione della missione affidata dal Cristo Signore Nostro a Pietro e ai suoi successori, accoppiandosi pensieri e parole blasfeme, si è osato di insorgere altresì pubblicamente contro la divine essenza della Chiesa, contro la veracità dei suoi dogmi, contro l'autorità dei suoi concili. E poiché all'odio della Chiesa va naturalmente congiunto l'odio più dichiarato ad ogni manifestazione di pietà cristiana, non si è indietreggiato neppure dinanzi al proposito malvagio e anti sociale di offendere il sentimento religioso del popolo credente. Per questo cumulo di ampie affermazioni, quanto gratuite e quanto blasfeme, non possiamo non levare alta la voce di giusta indignazione e protesta, e richiamare, impari tempo, per mezzo di Lei, signor Cardinale, la considerazione dei nostri figli di Roma sulle offese continue ed ognor maggiori alla religione cattolica, anche per parte di pubbliche autorità, nella sede stessa del romano pontefice. Questa nuova e ben constatazione non isfuggirà certamente ai fedeli tutti del mondo cattolico, offesi anch'essi, i quali si uniranno con i nostri cari figli di Roma per innalzare con fervore le loro preghiere all'Altissimo, affinchè sorga a difesa della sua Sposa divina, la Chiesa fatta così indegnamente bersaglio a calunnie sempre più velenose e agli attacchi sempre più violenti dalla impune baldanza di suoi nemici. Facciamo voti che per l'onore stesso della città eterna, non abbiano a rinnovarsi questi intolleranti attacchi; ed inatnto come pegno della nostra speciale benevolenza,
Le impartiamo di cuore , Signor Cardinale, l'Apostolica Benedizione”.
L'inatteso, quanto violento e ingiustificato attacco, il sindaco Nathan oppose una calma e misurata difesa sotto forma di lettera ai direttori dei giornali cittadini. Ed ecco il testo: “Pregiatissimo Signor Direttore, per gli atti dell'Ufficio mio devo rispondere al Consiglio, alle competenti autorità; interviene per il discorso del 20 settembre un rescritto del sommo pontefice all'Eminentissimo cardinale Vicario per stigmatizzare le parole mie al cospetto della cittadinanza, dell'Italia e di tutto il mondo. Il rispetto verso di Lui, verso tutto il concorsio civile impone una spiegazione. Egli, dal Vaticano, fulminando chi sta al Campidoglio, non rende più evidente il tema del discorso, il contrasto tra Roma passata e la Roma presente? Sono colpevole – come egli dice – di lanciare offese ed ognor maggior alla religione cattolica; ho alzato la voce per lanciare contro il Vicario di Cristo in terra lo scherno e l'oltraggio? O non ho messo invece davanti agli occhi dei cittadini uno specchio fedele perchè tutti vi vedessero riflessi gli eventi del passato, quelli verificatisi attraverso l'altro governo, altra volontà, altri insegnamenti, altre ispirazioni?
Non sono io autore o inventore del bando per esiliare dalla scuole o dai seminari tutta la stampa periodica; non io ad immaginare condanne solenni alla democrazia cristiana, ai modernisti, ai sillogisti, a quanto muovono affannosamente alla ricerca di un fede che concilia intelletto insieme al dogma, rito religione in guisa da negare la consolazione della fede a chi ai mutabile precetti e volontà degli uomini non potette umiliare cieca sottomissione; non io a creare l'ignoranza che abbandonandosi alla superstizione brutalmente respinge il sapere; non io a mancare di rispetto alle altrui credenze, diritti imprescrittibili dell'individuale coscienza, nei tanto poco venir meno ai riguardi dovuti al Pontefice, all'uomo chiamato ad altissimo Ufficio, che nei limiti consentiti nel cuore e nell'intelletto sacrifica tutto l'essere suo per amore del bene, secondo i dettami della sua coscienza. No! Come il Sommo Pontefice dall'alto della Cattedra di San Pietro ha dovere di dire la verità quale a lui appare, ai credenti, così il minuscolo sindaco di Roma dinanzi alla Breccia di Porta Pia, per lui iniziatrice di una nuova auspicata era politica e civile, ha uguale dovere innanzi alla cittadinanza. Offende le orecchie di afferma “calpestati i diritti della Sovranità Pontificia”; ma non è l'uomo, non sono le sue parole, è il fatto che offende, opprime, preoccupa, esaspera; il fatto avvenuto in passato, il fatto che si avanza fatale, con passo più sicuro, a misura che l'albeggiante giorno della nuova Italia rischiara la strada agli ansiosi trepidi viandanti; il fatto che guida le genti, iscritto fra i dettami della legge che governa l'universo dalla mano del progresso: fatto che sovrasta Pontefice e Sindaco.
Tutto si muove, si evolve, si allarga e gli uomini e gli volgono gli occhi su alla ricerca della fede, illuminata dal sapere. Se ho offeso i doveri dell'ufficio mio, spetta al Tribunale; se ho offeso i doveri dell'ufficio mio spetta il giudizio alla cittadinanza; se ho offeso la Religione, la coscienza tranquilla, senza intermediario, risponde dinanzi a Dio.”. Roma, 24 settembre 1910 – Ernesto Nathan, Sindaco di Roma. La conferenza del Sindaco Nathan (e la relativa polemica) fu raccolta dal Grande Oriente d' Italia in un opuscoletto che uscì nel novembre dello stesso anno, con il titolo di “Roma papale e Roma italiana”. Ed uscì con una breve presentazione dello stesso Nathan: “lo sdegno pontificio, misurato o no, calcolato o no, (le teste di turco sonn sempre manichini pregiati nell'arte diplomatica) ha richiamato sulle mie povere parole l'attenzione di molte persone, in molte parti del mondo: l'appassionato appello all'universalità contro il “blasfema”, contro l'usurpazione italiana che ad un cittadino lascia libertà di parole nella Città Eterna, dando la consueta annua rivendicazione dinanzi alla Breccia di Porta Pia un valore diverso; l'importanza di un documento, non utile illustrazione di un dato momento nella storia di Roma e dei poteri che n el contrasto e nel possesso.
Conoscerlo nella sua integrità, non come fu raffazzonato, riassunto, commentato, è bene; come non è male mettere sotto occhio, a chi voglia serenamente giudicare il testo preciso della unilateralmente appassionata discussione; il discorso originale, la requisitoria solenne e vibrata del Pontificato, l'austera e pacifica risposta. Verranno le brevi pagine a snebbiare le menti di non pochi, tratti in errore; altri illumineranno sull'atteggiamento di chi, ritornando ai tempi classici di Pio IX, in nome del redentore e della religione, inutilmente s'affanna a trascinare stati e popoli ad insorgere contro l'unità dello stato e la volontà del popolo”. Roma 15 novembre 1910. Ernesto Nathan ritornò su questa polemica il primo dicembre 1912 al Teatro Argentina. E di quel discorso non ritirò nulla.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini