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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 giugno 2015

Salvador Allende massone: convegno del Grande Oriente d'Italia

Di Salvador Allende si parla sempre troppo poco nel nostro Paese e forse ha ragione il filosofo Gian Mario Cazzaniga quando afferma che ciò è forse dovuto al fatto che i principali partiti della sinistra italiana, PCI in testa, si sono convertiti all'americanismo troppo presto e ciò ha influito negativamente nella memoria storica dei medesimi, influenzandone la cultura nel suo complesso e finendo per far “morire” fugure storiche importanti, come Allende, due volte.

Salvador Allende, che comunista non fu, fu ad ogni modo un socialista, un marxista, un libertario e un massone.

E proprio di questa sua ultima appartenenza tratta il saggio “Allende massone” di Juan Gonzalo Rocha, pubblicato postumo in Italia dalla casa editrice Mimesis e presentato martedì 9 giugno scorso, presso Casa Nathan, a Roma, dalla Massoneria del Grande Oriente d'Italia, alla presenza del Gran Maestro Stefano Bisi, del Gran Bibliotecario Bernardino Fioravanti e degli studiosi Gian Mario Cazzaniga, Raffaele Nocera, del saggista Andrea Mulas e dell'attore Achille Brugnini che ha letto alcuni brani tratti dal volume.

Il Gran Maestro Bisi ha esordito ricordando che Allende non solo abbracciò con entusiasmo gli ideali massonici, ispirato dal nonno, già Gran Maestro della Gran Loggia del Cile e aderì alla Massoneria nel 1935, a 26 anni, ma dichiarò anche che se la sua iniziazione massonica fosse stata incompatibile con la sua iscrizione al Partito Socialista, allora avrebbe subito abbandonato il Partito Socialista, pur rimanendo socialista nel cuore. Parimenti Allende dichiarò anche che se in qualità di massone non avesse potuto essere marxista, allora avrebbe abboandonato la Massoneria, in quanto quest'ultima avrebbe rinnegato il suo spirito di tolleranza.

Il Gran Bibliotecario del GOI Bernardino Fioravanti ha invece voluto introdurre l'argomento tratteggiando la figura di Benjamin Teplitzky, già ministro di Allende ed esponente del Partito Radicale cileno, il quale entrò nella Massoneria del Grande Oriente d'Italia grazie all'amicizia che lo legava ad Ivan Mosca, esponente di spicco della Loggia Montesion all'Oriente di Roma. Teplitzky, peraltro, successivamente fondò in Italia la Loggia Prometeo, sempre appartenente dal GOI, ove iniziò suo figlio Daniele.

Il prof. Nocera ha poi tratteggiato la figura di Allende sotto il profilo della formazione politica, ovvero socialista libertaria, anarchica e marxista, come quella di suo nonno, medico e massone anch'egli. E ha ricordato la sua partecipazione alla fondazione Partito Socialista del Cile nel 1933 e la successiva partecipazione ai governi del Fronte Popolare dal 1938 al 1941 come Ministro della Sanità e delle Politiche Sociali e, successivamente, la sua partecipazione a quattro tornate elettorali alla guida della coalizione di sinistra, la quale passò dal 5% dei primi Anni '50, alla maggioranza assoluta nel 1970, allorquando Allende divenne Presidente della Repubblica del Cile.

Aspetto ricordato dal saggista Andrea Mulas è che il contesto internazionale nel quale si trovava ad operare Allende non era per nulla favorevole. Il Cile di Allende aveva già ricevuto apprezzamenti da parte della Cuba di Fidel Castro e dall'Argentina del presidente peronista Hector Campora, oltre che dallo stesso Juan Domingo Peron. Purtuttavia la cosiddetta “via cilena al socilismo” avviata da Allende - ovvero un programma di riforme in campo agrario, sociale, nell'ambito dei diritti civili (attraverso l'introduzione del divorzio) e del benessere sociale ed economico (attraverso le nazionalizzazioni), senza voler instaurare una dittatura proletaria – era ostile tanto agli USA, i quali attraverso le multinazionali controllavano le miniere di rame cilene, quanto all'URSS che non vedeva di buon occhio l'esistenza di una democrazia di tipo liberalsocialista o radical-socialista in America Latina, che non accettava l'idea di instaurare una dittatura di tipo comunista, sotto il controllo sovietico.

Tutto questo - in particolare l'influenza degli USA attraverso la CIA - assieme all'ostilità della Democrazia Cristiana del Cile e del Partito Nazionale, oltre che della casta militare, contribuì all'avvento del golpe militare dell'11 settempre 1973 guidato dal generale Augusto Pinochet, il quale mise fine alla democrazia in Cile e fu condannato, solo molti decenni dopo, per crimini contro l'umanità.

Il prof. Gian Mario Cazzaniga, infine, ha rammentato che la Massoneria, oltre ad essere profondamente legata alla storia della nascita dell'America Latina, è stata profondamente influenzata - in tale continente - da correnti spiritualiste, deiste, a-cristiane e teosofe, anche di ispirazione socialista (pensiamo all'esperienza del sandinismo, derivante dal rivoluzionario nicaguarese Augusto Sandino, che fu teosofo e massone).

Per volontà del Gran Bibliotecario e del Servizio Biblioteca del Grande Oriente d'Italia è molto probabile, peraltro, che il saggio “Allende massone" sarà ampliato con nuovi documenti e che vi saranno ulteriori convegni relativi alla storia della Massoneria nell'America Latina.

Chi scrive ritiene che ciò non possa che essere un'iniziativa utilissima, in quanto gli ideali massonici di Libertà, Fratellanza e Uguaglianza, enunciati dal conte Alessandro Cagliostro nel XVIII secolo, siano la base per una società rinnovata e rivoluzionaria, così come nello spirito dei popoli latinoamericani che, solo da qualche decennio, stanno cominciando a rivedere la luce.


Luca Bagatin



15 marzo 2015

Siamo tutti Chavisti ! Per un Venezuela e un'America Latina libera e sovrana ! Senza più ingerenze da parte delle pseudo-democrazie !

Si proclamano una grande democrazia, ma lo sono davvero ?

E' democratico invadere e bombardare nazioni sovrane e, spesso, cittadini inermi, per ragioni economiche spacciate per “questioni umanitarie” ?

E' democratico dettare l'agenda politico-economica dei tre quarti del mondo e destabilizzare da sempre il cosiddetto “Terzo Mondo” a fini privati ?

E' democratico violare la propria stessa Costituzione, come denunciato più volte da Ron Paul - deputato libertario del Republican Party al Parlamento USA - il quale più volte ha ricordato la massima di Thomas Jefferson nel suo discorso d'insediamento alla Presidenza: "Pace, commercio e amicizia con tutte le nazioni, nessun vincolo d'alleanze”. Ovvero: nessuna ingerenza negli affari di Paesi sovrani ?

E' democratico tutto ciò ?

Stiamo parlando degli Stati Uniti d'America ed anche del loro attuale Presidente Barack Obama, che ci pare non meritasse davvero il Premio Nobel per la Pace, per quanto, infondo, il Nobel per la Pace fu consegnato anche ad uno come Kissinger che quanto a pace e nonviolenza...ci sarebbe da discutere !

Ancora una volta gli USA si immischiano in affari che non li riguardano, sanzionando e tentando di destabilizzare il Venezuela guidato dal Presidente chavista Nicolas Maduro.

Del Venezuela chavista abbiamo più volte parlato, ricordando come – grazie alle politiche sociali di Hugo Chavez, ispirate a Simon Bolivar ed al Socialismo del Ventunesimo Secolo – la società si sia risollevata, pur in presenza di un'ancora elevato tasso di corruzione e criminalità e pur avendo investito massivamente nel petrolio e molto meno in altri settori dell'economia.

Purtuttavia il Venezuela, checché ne dica Mr. Obama, non ha mai rappresentato una minaccia per gli USA che pur dal 2002 non perdono mai occasione per tentate di fomentare golpe locali.

Già nel 2002, infatti, il governo di Chavez subì un golpe militare con l'uccisione di persone innocenti per mano dei cecchini pagati dagli oppositori dello chavismo e dell'oligarchia economica con a capo l'imprenditore Pedro Francisco Caramona Estanga, sostenuto tanto dagli USA quanto dall'allora Premier spagnolo José Maria Aznar, che riconobbero subito la legittimità del golpe (alla faccia delle “democrazie” Occidentali !). Golpe che, fortunatamente, fu sventato in pochi giorni grazie al massiccio appoggio popolare di cui godeva il Presidente eletto Chavez.

Evidentemente, anche oggi, gli USA di Obama vorrebbero tentare ciò che in precedenza altri suoi predecessori fecero con il legittimo governo cileno di Salvador Allende, sostituendolo con un loro Presidente fantoccio autoritario e non eletto da nessuno: il criminale Pinochet.

E' molto, molto triste che ciò accada e su questo l'Europa civile ed autenticamente democratica e libertaria dovrebbe riflettere.

Così come dovrebbe riflettere sul modello fallimentare della Federal Reserve statuinitense (e dunque del sistema delle Banche Centrali), già più volte denunciato dal già citato Ron Paul che, nei fatti, è all'origine della speculazione finanziaria mondiale e dunque della crisi economica che stiamo vivendo.

Il popolo venezuelano, dunque, sia padrone a casa sua, come affermato anche da tutti gli altri Stati fratelli dell'America Latina. Stati oggi quasi tutti governati da Presidentesse e da Presidenti di ispirazione bolivariana, socialista, garibaldina, libertaria e peronista e che devono al più presto – a nostro parere – trovare un'intesa e costituire finalmente gli Stati Uniti dell'America Latina, così come negli ideali di Bolivar, il Giuseppe Garibaldi venezuelano.

Contro gli imperialismi, contro l'economia degli sfruttatori. Contro le pseudo-democrazie. Per un'avvenire che veda protagonisti i popoli liberi e sovrani.


Luca Bagatin



In questo video, l'affascinante Daniella Cabello racconta la verità sul Venezuela: un Paese che, grazie al Socialismo bolivariano del XXIesimo Secolo, ha saputo spezzare le catene della schiavitù globalista:



14 gennaio 2009

Bettino Craxi: l'ultimo statista dell'Italia repubblicana



Sono passati nove anni dalla morte di Bettino Craxi, l'ultimo grande statista della Prima Repubblica.
Forse sarebbe meglio dire: l'ultimo grande statista dell'Italia repubblicana.
Dopo la sua dipartita fisica ed ancor prima politica, avvenuta questa nei primi anni '90, nessun politico è riuscito ad eguagliarlo per risultati conseguiti.
Ci duole ricordare che la fine politica di Craxi avvenne per mezzo di quella che egli stesso definì la “falsa rivoluzione” giudiziaria, che vide convergenti parte della magistratura, i Poteri Forti, la sinistra democristiana ed i post-comunisti: coalizzatisi tutti contro la ventata d'aria nuova portata dal garofano socialista craxiano.
I soliti moralisti e gli pseudo moralizzatori della politica, oggi autoproclamatisi “democratici”, hanno così creduto di sostituirsi agli unici partiti democratici che l'Italia abbia mai avuto dal dopoguerra: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli ed invece sono stati ripetutamente sconfitti dal Cavalier Berlusconi, che peraltro fu intimo amico dello stesso Bettino Craxi che, come è noto, nel governo oggi da lui stesso presieduto, ha dato grande rilievo alla componente socialista liberale.
Ho recentissimamente visto su Canale 5 il documentario girato da Paolo Pizzolante e scritto anche in collaborazione con lo storico Ugo Finetti su Bettino Craxi e dal titolo “La mia vita è stata una corsa”.
Tale documentario ha ripercorso le esperienze politiche più significative della vita di Craxi: dalla sua gavetta come allievo di Pietro Nenni, passando per il ricordo di Salvador Allende al cimitero di Vina del Mar in Cile nel quale lo stesso Craxi si trovò puntati contro i fucili del regime di Pinochet, passando ancora per il “contratto con gli italiani” lanciato da Craxi nel 1979 (ben 22 anni prima di quello proposto da Silvio Berlusconi) nel quale egli chiedeva un voto al Partito Socialista Italiano per garantire il rinnovamento del Paese.
Ed un rinnovamento Bettino Craxi lo impresse di certo: nominato nel 1983 Presidente del Consiglio di una rinnovata coalizione di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli), dichiarò da subito che il suo non sarebbe stato un governo conservatore. Esaltò i caratteri del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e quelli del cristianesimo sociale, che erano le radici fondanti dell'unico centro-sinistra che l'Italia ebbe ed ha mai potuto conoscere.
Attraverso la sua azione di governo si svilupparono via via le piccole e medie imprese: il cosiddetto “Made in Italy”; si ridusse l'inflazione grazie al taglio di alcuni punti della scala mobile (contro il volere dei comunisti e dell'onnipresente e conservatrice Cgil); si restituì prestigio all'Italia a livello internazionale garantendole pari dignità con gli altri Paesi europei e con gli Stati Uniti d'America; si sancì che la religione cattolica non era più religione di Stato (per quanto il Nuovo Concordato stipulato da Craxi con il Vaticano concesse a quest'ultimo immensi privilegi, fra cui il sistema dell'8 per mille ancora oggi in vigore) e, per finire, l'Italia divenne la quinta potenza mondiale per Prodotto Interno Lordo.
Bettino Craxi propose addirittura la cosiddetta Grande Riforma, la quale puntava ad un rafforzamento dei poteri del governo per garantire la governabilità e nel settore della giustizia puntava alla separazione delle carriere del magistrati e ad uno stop alla politicizzazione della magistratura.
Risultati e proposte inimmaginabili per quegli anni, ma oggi di strettissima attualità. Risultati che non piacquero certamente ai Poteri Forti, alla magistratura, alla sinistra democristiana di Ciriaco De Mita, né piacquero tantomeno al Partito Comunista che diverrà poi Partito Democratico della Sinistra con Occhetto, D'Alema e Veltroni alla guida, una volta caduto ad Est il Muro di Berlino.
E pensare che Bettino Craxi stesso aveva proposto negli anni '90 una convergenza con i post-comunisti, lanciando un progetto di Unità Socialista (Claudio Martelli - delfino di Craxi - aveva peraltro lanciato una costituente di sinistra che potesse comprendere Psi, Pds, Radicali, Pri e Psdi).
Sdoganò addirittura i post-comunisti facendoli entrare nell'Internazionale Socialista  !
Sbagliò ed ebbe modo di pentirsene.
I post-comunisti gli diedero addosso additandolo quale conservatore e ladro. La magistratura politicizzata gli diede contro e così la stampa legata ai Poteri Forti che tanto Craxi aveva combattuto.
Il resto è Storia che conosciamo e che vede un Bettino Craxi in esilio forzato ad Hammamet in Tunisia, un Partito Socialista fatto a pezzi, così come la Democrazia Cristiana, il Partito Repubblicano, quello Liberale e quello Socialdemocratico. Un'intera classe politica democratica falcidiata solo perché finanziava illegalmente i propri partiti.....come facevano tutti ! Compresi i comunisti ed i partiti minori di ogni colore politico !
Bettino Craxi lo dichiarò pubblicamente nei suoi ultimi discorsi in Parlamento. Fu l'unico ad avere il coraggio di ammettere che dal dopoguerra tutti i partiti violavano la legge sul finanziamento ai partiti.
Craxi la violò anche per finanziare cause e battaglie di liberazione dei popoli oppressi in tutto il mondo. Ma questo allora, ovviamente, non lo disse nessuno.
C'era una lotta politica che durava dal dopoguerra: da una parte i partiti democratici occidentali finanziati dagli Stati Uniti d'America e da privati vicini all'area di governo e dall'altra un Partito Comunista finanziato dalla dittatura sovietica e poi, via via, sostenuto dai Poteri Forti. Altro che superiorità morale dei comunisti !
Questo il sistema di finanziamento illegale dei partiti politici al quale, come sostenuto anche da Craxi, si poteva porre rimedio in Parlamento senza scomodare i magistrati e soprattutto senza falcidiare un'intera classe dirigente. Sostituita peraltro poi da un'altra meno colta, meno competente e non certamente più onesta.
Oggi le indagini giudiziarie stanno colpendo coloro i quali allora si contrapposero a Craxi ed alla sua azione riformatrice. Era forse ora che si indagasse anche lì, ma la questione è e rimane comunque politica.
E forse non è un caso che dal 1994 ad oggi gli eredi del socialismo liberale, del liberalismo repubblicano e del cristianesimo sociale, si ritrovino per la maggior parte nella coalizione guidata da Silvio Berlusconi.
Una coalizione che non è certo la panacea e che abbisognerebbe di una grande spinta laica e libertaria nel solco dei Turati, degli Einaudi, dei Pannunzio, dei La Malfa, dei Pacciardi e dello stesso Craxi, ma che in ogni caso oggi può garantire ciò che altri – pseudo democratici, moralisti e pseudo moralizzatori “de sinistra”– non hanno e non saprebbero comunque garantire. Né oggi né mai.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini