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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 gennaio 2013

Appello per Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica

A maggio 2013 sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe, o, quantomeno, avrebbe dovuto rappresentare il garante massimo della Costituzione repubblicana, oltre che figura imparziale della politica italiana. Dal 1948 non lo è pressoché mai stato.
E' per questo che, a maggio 2013, vorremmo che le cose andassero diversamente e che fosse eletto un Presidente della Repubblica espressione degli alti valori ispirati dal Risorgimento e dalla Resistenza.

Valori di onestà, laicità, rigore morale, trasparenza, spirito di abnegazione.
E' per questo che vorremmo proporre la figura dell'On. Marco Pannella, quale candidato ideale alla Presidenza della Repubblica.
Le battaglie civili, democratiche, liberali e nonviolente dell'On. Pannella, condotte - spesso a rischio della sua stessa vita ed incolumità fisica - con rigore morale e passione civile, senza alcun tornaconto personale, ce lo rendono candidato ideale a garantire una Costituzione repubblicana - spesso violata, in passato, anche dalle stesse Istituzioni - conquistata con il sangue dei martiri del Primo e del Secondo Risorgimento.
Le denunce al sistema dell'illegalità partitocratica e della mancanza di informazione plurale nel nostro Paese, rendono l'On. Marco Pannella personalità ideale a garantire il corretto svolgimento di un'attività politico-istituzionale, improntata a valori di onestà e trasparenza, ai quali tutti gli attori in campo dovrebbero attenersi ed uniformarsi.
E' per questo che, attraverso il mio blog politico e culturale - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - vorrei lanciare tale appello, affinché possa essere diffuso, letto e sottoscritto da tutti coloro i quali - personalità pubbliche o della società italiana nel suo complesso - lo condividono e desiderano dunque appellarsi a partiti ed Istituzioni, affinché sappiano accoglierlo pienamente ed eleggano l'On. Marco Pannella nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Luca Bagatin

scrittore, autore e collaboratore di testate giornalistiche

Per aderire inviatemi una mail all'indirizzo: burroughs279@yahoo.it autorizzandomi ad apporre il vostro nome in calce all'appello.



10 ottobre 2012

Adriano Celentano sì, Adriano Celentano no: un confronto fra Baglu e Lubag

LENTANO C'E !
articolo/commento by Baglu



Adriano Celentano, un cantante senza tempo, capace di riempire l'intera Arena di Verona ed i teleschiermi italiani come non si vedeva da tempo. Altro che Sanremo ! Siamo ad una Woodstock moderna, ove ragazze e ragazze, giovani ed anziani, si uniscono al grido di denuncia di un mito degli anni '60 e '70, capace di scandalizzare e scaldare la platea ancora oggi. Di parlare al cuore della gente, avrebbe detto Diego Cugia, già autore di parecchi testi recitati dallo stesso Celentano.
"Occorre organizzare una decrescita felice", questo l'appello con cui inizia il megaconcerto di Celentano, durato ben due giorni e trasmesso da Canale 5 in diretta tv. Un appello ambientalista, di pace, provocatoriamente trasmesso in una rete televisiva che di queste cose non ha mai parlato.
Come provocatorio è il promo/spot dell'evento, emblematicamente riassunto da una pantera nera che ruggisce, un urlo di rabbia in un mondo di persone "spente".
Adriano Celentano che, dopo diciotto anni di assenza dalle scene, riesce a cantare i suoi più grandi successi del passato e del presente ed a parlare persino di economia, in questi tempi di crisi.
"Rock Economy" è un incontro fra la musica di Adriano, le sue idee apartitiche ma profondamente politiche e l'attualità, rappresentata dall'economista Jean-Paul Fitoussi ed i giornalisti Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella, invitati appositamente sul palco.
La colpa è dei politici e dei mercati. In Europa siamo in una dittatura. Questa la denuncia di Celentano e Fitoussi.
Un messaggio che viene da lontano, come da lontano viene l'appello di Adriano a far tornare l'Italia un Paese paesaggisticamente più bello, senza cemento, com'era un tempo.
Adriano Celentano ed il suo "Rock Economy", magistralmente prodotto da Claudia Mori per Clan Celentano, hanno rotto i tabù di una televisione che non ha mai saputo insegnare nulla ed invece ecco che, questo eroe moderno di settantaquattro anni, ci regala ancora la possibilità di sognare un mondo più giusto e migliore. Per il quale lottare.

Baglu


LENTANO non C'E !
articolo/commento by Lubag



Adriano Celentano, bravo cantante, pessimo mattatore.
Il suo "Rock Economy" è piuttosto la dimostrazione di come a lui (che a settantaquattro anni riesce ancora ad avere un grosso seguito pur inanellando banalità stratosferiche) la crisi economica non abbia toccato per nulla.
Con il megagoncerto di ieri e dell'altro ieri, a Verona, ha fatto ancora una volta cassa. Questa volta grazie alla rete ammiraglia berlusconiana che "il molleggiato" non perde occasione di osannare, affermando addirittura che Berlusconi (Piersilvio, si presume), assieme a Benetton, alla Fiat e ad altri grandi imprenditori italiani, contribuiranno a ricostruire il Paese ed a farlo tornare com'era un tempo entro...cento anni ! Dal pubblico qualcuno disapprova. Si fermano gli applausi, qualche fischio si fa sentire.
Vabè, dai, ma Adriano è sempre quello della "decrescita da organizzare". E' l'amico e megafono dei Beppe Grillo, ovvero di quelli che aprono bocca per dargli fiato. Ed ingrossargli il portafoglio.
Infondo Adriano Celentano, che predica contro la cementificazione delle città, contro i politici e contro le diseguaglianze economiche, vive in una super villa in Brianza che vuole persino difendere dalla presenza delle mucche del contadino vicino !
Eh sì, ambientalismo radical chic, il suo.
Questa volta, dal palco dell'Arena di Verona, niente scandali. Niente denunce a Famiglia Cristiana o all'Avvenire. E nemmeno critiche mirate a questo o a quel politico in particolare. Nemmeno una frecciatina a Franco Fiorito. Solo canzoni, qualche boutade contro il mercato, spalleggiato dall'antieconomista Fitoussi e da Gianni Morandi, altro reperto bellico.
Discorsi fra il vetero-marxismo ed il qualunquismo spicciolo, forse riassunti da uno striscione in platea: "Quando noi ignoranti eravamo di più, tutto era più bello".
Peccato che siate stati proprio voi a distruggere questo Paese ed a rendeglo brutto e spento. Ed ora, per ricostruirlo, forse, non basteranno cent'anni, né le palanche di Berlusconi, Benetton e compagnia...cantante. Appunto.

Lubag



22 aprile 2010

Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia



Da oltre un anno Gianfranco Fini si sta muovendo per l'alternativa.
L'alternativa a che cosa ?
Ad una maggioranza di governo capitanata - "ad interim" - da un Silvio Berlusconi che, checchè ne dica, è al traino di una Lega Nord conservatrice e statalista.
Un Silvio Berlusconi neo-filo-sovietico amico di Putin e di Gheddafi in chiave anti-occidentale.
Un Silvio Berlusconi che ha selezionato la sua classe dirigente sulla base più del "sex appeal" che delle reali competenze politiche.
Un Silvio Berlusconi che, da troppo tempo, ha dimostrato di non voler fare alcuna riforma liberale e garantista del mondo del lavoro e della giustizia.
Gianfranco Fini è passato dunque al contrattacco fondando prima un "think-tank", Fare Futuro, ed oggi una corrente interna al PdL.
Ovviamente ci aspettiamo molto, ma molto di più.
Il PdL non è un partito, ma un "comitato d'affari" al pari del suo omologo Pd. Non ha un'ossatura ideale né tantomeno un progetto politico di ampio respiro.
Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea.
Purtuttavia, poiché solo i cretini non cambiano mai idea, Fini ha dimostrato di essersi evoluto sia ideologicamente che politicamente.
A differenza dei cattocomunisti, ha abiurato in toto al suo passato postfascista e ha contribuito - già con An - a dare un'impronta gollista al suo partito. Il che, infatti, gli è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè.
Oggi Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi mirano alla costruzione di un partito moderno, laico, gollista e di destra liberale. Che guarda a Sarkozy, a Cameron e persino ai Liberaldemocratici inglesi.
In questo senso, infatti, sarebbe utile una spaccatura costruttiva del PdL, come sostengo da tempo, per la costruzione di un'alternativa liberal-moderata alla conservazione esistente.
Un'alternativa capace di attrarre non solo i voti di quanti non si riconoscono nell'attuale leadership berlusconiana, ma anche di coloro i quali non vanno più a votare o sono delusi dall'attuale centrosinistra.
In questo senso, Fini, potrebbe costruire un suo movimento politico che da subito potrebbe attrarre - approssimativamente - il 10% dell'elettorato. E partire con la costruzione di una nuova coalizione di centro-destra (con il trattino !) in alternativa alla Lega ed a Berlusconi, ma anche, certamente, all'ormai marginalissimo Pd.
Una coalizione che potrebbe contare sul sostegno dell'Udc di Casini e dell'Api di Rutelli e Tabacci, alla quale si sono già aggregati anche i liberali di Zanone.
E a noi laici, repubblicani del PRI, liberali del PLI e - se lo volessero - anche i Radicali, non rimarrebbe che costituire un rassemblement denominabile, preferibilmente, "Unione Liberaldemocratica" a sostegno dello stesso Gianfranco Fini.
Forse corro troppo con la fantasia, ma ritengo che una coalizione a quattro (Movimento di Fini, Udc, Api, Laici-Libdem) di tal fatta potrebbe certamente scompaginare i giochi e puntare a rappresentare quasi un terzo dell'elettorato.
Coalizione unita su pochi ma condivisi punti programmatici: politica estera filo-occidentale senza tentennamenti o connivenze con dittature o presunte tali; politica di integrazione dell'immigrazione con il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, ma anche di rigore nei confronti dei clandestini; politica economica di sostegno alle piccole e medie imprese che miri alla detassazione dei redditi ed all'erogazione di congrui ammortizzatori sociali; riforma della giustizia che punti alla separazione delle carriere dei magistrati ed alla responsabilità civile del giudice ed alla spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province, dei consorzi, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli comuni.
Con Gianfranco Fini leader ed una sinergia fra moderati, laici e liberali, tutto ciò, forse, sarà possibile. Diversamente, la stagnazione regnerà sovrana.

Luca Bagatin



14 marzo 2010

La Provincia di Pordenone anziché essere abolita si affida ai sondaggi


I sondaggi e l'Assessore al Bilancio della Provincia di Pordenone Giuseppe Pedicini


Come se l'ente Provincia non fosse inutile già di per sé, la Provincia di Pordenone per mezzo dell'Assessore al Bilancio Giuseppe Pedicini, farà spendere ai suoi contribuenti oltre 11.000 euro in sondaggi per "conoscere" il grado di soddisfazione dei cittadini relativamente ai servizi erogati.
Ora: la Provincia è un ente tecnico-amministrativo dalle pochissime competenze reali in termini politici. Sarebbero dunque sufficienti dei moduli posti presso i suoi uffici per "sondare" il gradimento dei cittadini relativamente alla qualità dei trasporti, delle strede e simili, erogate dall'Ente provinciale.
In questo modo si eviterebbero inutili telefonate - talvolta viste persino come un disturbo - dei sondaggisti dell'SWG ed in questo modo si risparmierebbero i danari di cui sopra.
Altro modo per risparmiare drasticamente i danari dei contribuenti sarebbe quello di abolire definitivamente la Provincia come ente politico: eliminando le inutili cariche politiche ad essa collegate: Presidente, Giunta e Consiglieri.
Era una proposta dei Repubblicani di Ugo La Malfa già negli anni '70 ed oggi gradita da oltre il 70 % degli elettori-cittadini.
Dubitiamo, purtuttavia che, con questi poco lungimiranti amministratori - locali e nazionali-  sarà il buonsenso a prevalere.

Luca Bagatin



12 marzo 2010

"REGOLE O NON REGOLE, LEGGI O NON LEGGI" articolo di Peter Boom

ITALIA: PAESE DEL MAL-GODI
presentazione di Luca Bagatin



Peter Boom esordisce in questo suo nuovo articolo con una cosa che abbiamo peraltro denunciato in questi giorni: l'incompetenza di taluni esponenti del PdL nella presentazione delle liste elettorali per le regionali del 28 e 29 marzo prossimi.
Una vergogna che certo ridicolizza il governo ed il PdL tutto.
L'Italia è il Paese dalle troppe leggi e regolamenti.
Leggi e regolamenti che valgono per qualcuno, ma non per tutti. Chissà mai perché.
E' il Paese della Casta della politica, della magistratura, degli Ordini professionali.
E' il Paese degli irresponsabili (come i magistrati che, se mandano in galera un innocente - oltre a non pagare di tasca propria - continuano a fare la loro bella carriera).
E' il Paese che - dimenticando la lezione di civiltà dell'ottimo Sindaco di Roma Ernesto Nathan - preferisce farsi dettar legge dal Vaticano.
Peter Boom denuncia questo e molto altro ancora.
Mi sento solamente di dissentire per quanto concerne i talk-show che qui, l'amico Peter, difende.
I talk-show proposti dal disservizio pubblico radiotelevisivo, gestiti da Vespa passando per Santoro e Floris, non sono che delle macchine-mediatico-deformative ad uso e consumo dei loro stessi presentatori.
Indegni di un Paese ove è consentito il libero ed aperto confronto.
Confronto possibile laddove non esistessero faziosità politiche o di comodo ed ove i palinsesti non inseguissero mere logiche commerciali.
L'opposto, insomma, di quanto avviene nella Rai-Tv.

Luca Bagatin

REGOLE O NON REGOLE, LEGGI O NON LEGGI
di Peter Boom



Brutta crisi politica a causa della probabile stupidità di politici che non riescono a consegnare entro il giorno e l'ora stabilita la lista dei candidati di un partito politico. Un bell'esempio di efficienza che non dà molte speranze di buon governo.
Proteste varie, regole in corso di sregolazione!
Ma bisogna rendersi ben conto che questa sregolazione creerebbe un gravissimo precedente in un paese nel quale la giustizia viene già tanto calpestata da chi si sente più forte. Fare in modo che le leggi e le regole vengono ignorate o cambiate a secondo la convenienza del momento vuol dire che tutte le leggi o regole possono venir depredate dal loro significato e valore.
Così un paese lo si manda ulteriormente allo sfascio.
Già il sistema fiscale fa acqua da tutte le parti come anche l'apparato giudiziario che, grazie a politiche volutamente sbagliate, non riesce a funzionare in modo efficiente.
In questo modo la legge non riesce ad essere uguale per tutti. Infatti le carceri sono, malgrado gli sforzi delle Forze dell'Ordine, piene di gente povera e diseredata. Chi è ricco o potente riesce quasi sempre ad evitarla o ci rimane solo per poco tempo.
Anche per ciò che riguarda la libertà d'espressione nel campo multimediatico siamo oramai vittime di una censura sfrenata attuata da chi esercita il proprio potere su giornali e televisioni. Ora ci hanno tolto pure i talk-show!
Non esiste l'uguaglianza neanche per il Vaticano, che dovrebbe invece essere la principale forza morale per difendere le leggi contro la pedofilia e le truffe finanziarie (IOR).
Il portavoce ha dichiarato semplicemente che “è sbagliato accusare solo il clero”. Sic!
Il grande teologo Hans Küng ha affermato che abolire la regola del celibato è l'unica soluzione per abbattere l'epidemia pedofila dei preti che è stata vergognosamente tenuta segreta anche da un documento firmato dallo stesso Papa.
Molte violenze su bambine e bambini stanno venendo alla luce, ma sembra che sia solo la punta dell'iceberg, in paesi come il Canada, gli Stati Uniti, Austria, Germania ed ora anche in Olanda.
In Italia, dopo alcuni processi per la maggior parte oscurati, si stanno raccogliendo voci su certe parrocchie, collegi ed istituti religiosi dove avvenivano regolarmente abusi sessuali ai danni delle piccole vittime, risolti finora quasi soltanto con lo spostamento di questi preti orchi in altre sedi, da dove potevano ricominciare senza molti problemi con i loro sadici divertimenti.
Anche in questi casi le regole e le leggi sono state a lungo calpestate, non dimostrando alcun valore contro la prepotenza ed il predominio forte di certe istituzioni.
Quando un cittadino qualsiasi viene trovato colpevole di atti di pedofilia viene immediatamente arrestato e giustamente condannato a pene severe.
Peggio è mettere il segreto su questi peccati gravissimi, un delitto che si dovrebbe chiamare “PLURIFAVOREGGIAMENTO DELLA PEDOFILIA”, tanto più inaudito per una istituzione religiosa che si vanta di essere difensore di moralità, soprattutto nei riguardi di minori che non si possono difendere.

Peter Boom
www.pansexuality.it



7 marzo 2010

Al via il decreto "salva incompetenti". Ed il PdL gongola alla grande alla faccia dei suoi elettori onesti.



E' entrato in vigore il decreto "salva incompetenti", in modo da "sanare" le irregolarità degli incompetenti - appunto - che in Lombardia e Lazio non hanno presentato le liste del PdL nei termini di legge.
Diciamo subito che il Presidente della Repubblica non poteva fare diversamente e quindi è assurdo e vergognoso tirarlo in causa: lui, i decreti, è comunque costretto a firmarli per il ruolo istituzionale praticamente ininfluente che occupa.
Vergognoso è invece il comportamento del Governo e del Presidente del Consiglio Berlusconi, che, anziché prendere per le orecchie gli incompetenti (ribadiamo il concetto) del suo partito, materiali responsabili della mancata presentazione delle liste del PdL in Lombardia e Lazio, se la prende con chi la legge l'ha voluta far rispettare. E per la prima volta nell'ambito della raccolta delle firme, visto che - come già dicevamo - le violazioni sono sempre state all'ordine del giorno da parte della stragrande maggioranza dei partiti.
Un decreto che - dunque - dà il via libera all'irresponsabilità di chi decide di cambiare i candidati nelle sue liste all'ultimo momento o preferisce andare a mangiarsi un panino, piuttosto che presentare la sua lista nei termini previsti della legge.
Bell'esempio di meritocrazia davvero !
A questo punto possiamo solamente augurare ai candidati del PdL di Lazio e di Lombardia di perdere sonoramente. Eviterebbero ulteriori brutte figure di fronte al loro stesso elettorato, che confidava in una ventata d'aria nuova ed in una vera rivoluzione meritocratica e liberale.

Luca Bagatin



4 marzo 2010

Sulla mancata presentazione di alcune liste non la si faccia tanto lunga



Finalmente la magistratura si è data da fare per beccare i "furbetti der quartierino".
Personalmente ho iniziato a raccogliere firme per la presentazione di liste elettorali quando avevo 17 anni. So che è un lavoraccio e so bene (cosa peraltro tristemente risaputa dagli "addetti ai lavori") che il 99% dei partiti era uso truccare le carte. Con firme e certificati fasulli in primis (anche di morti !) e con presentazioni discutibili (in ritardo ecc....).
Finalmente, questa volta, le cose sono andate diversamente !
Il PdL è fuori a Roma e Formigoni non ha i requisiti di legge per poter presentare la sua lista ?
Ben gli sta ! Evidentemente hanno assunto gente incompetente che non conosce le regole o - peggio - che sperava di farla franca anche questa volta.
Il sottoscritto - per anni - si è fatto il culo per raccogliere le firme e, assieme a pochi altri, ripulirle e andare in giro per i comuni a raccogliere i certificati elettorali. Lo facciano anche gli altri e, se non fanno le cose per bene, è giusto che siano esclusi.
La democrazia è rispetto delle regole, non paraculismo imperante.
Nel caso della lista Liberali & Riformatori nessuno ha gridato allo scandalo. Non hanno raccolto le firme necessarie. Punto e a casa.
Se ammettessero la lista del PdL o quella di Formigoni bisognerebbe davvero smettere di andare a votare. Ed io sarei il primo a voltare le spalle al carro berlusconiano (che pur preferisco all'armata cattocomunista e giustizialista indegna di un Paese civile).
Mancano di competenza e serietà e dovrebbero cospargersi il capo di cenere ammettendo una volta per tutte la loro pochezza.

Luca Bagatin



24 febbraio 2010

La corruzione è aumentata all'indomani della falsa rivoluzione di Tangentopoli. Come previsto.



La corruzione è aumentata.
Abbiamo scoperto l'acqua calda.
In realtà non è mai diminuita, come invece certi media averebbero voluto farci credere all'indomani della falsa rivoluzione di Tangentopoli.
Ieri, i partiti - tutti i partiti - in realazione al loro peso elettorale ed alla loro penetrazione nelle amministrazioni locali, "estorcevano" tangenti.
Nei sistemi più vari e a tutti noti. Noti allora come oggi. Anzi, più di oggi: sia alla magistratura, sia agli imprenditori dell'epoca.
Fu un sistema costruito all'indomani della ricostruzione postbellica, nel 1946, e possibile solo in un Paese ad economia dirigista ed anti-liberale come il nostro.
Un Paese che mise in piedi le Partecipazioni Statali, una tv di Stato con ben tre reti televisive, un apparato sindacatocratico e burocratico pesantissimo e che permeava tutta la società italiana.
La corruzione nacque così, per volontà in particolare dei due partiti più forti: Dc e Pci. L'uno finanziato dagli USA, dal sistema delle Partecipazioni Statali e dal sottogoverno; l'altro dalla dittatura sovietica, dal sottogoverno locale e dalle cooperative rosse.
Il sistema radiotelevisivo, poi, fu letteralmente "lottizzato", come si diceva allora: un pezzo alla Dc, uno al Psi e l'altro al Pci.
L'egemonia culturale, editorale e cinematografica - come voleva Gramsci, del resto - fu occupata poi dal Partito Comunista Italiano, con il beneplacito della Dc.
E gran parte dei magistrati che si formarono negli anni '70, provenivano dalle file dello stesso Pci.
I partiti laici più piccoli, Psi in testa - certo - si industriarono a loro volta e a loro volta si insinuarono in quel sistema "corrotto".
Corrotto quanto si vuole, ma che riuscì a garantire la democrazia nel nostro Paese, una certa stabilità economica (persino un boom economico negli anni '50 e '60) e via via l'abbattimento dell'inflazione e il riconoscimento del Made in Italy nel mondo.
Un sistema abbattuto da inchieste a senso unico: molte delle quali finite in assoluzione (sono recenti le assoluzioni con formula piena dell'allora democristiano Calogero Mannino e del compianto Segretario socialdemocratico Antonio Cariglia).
Abbattuti così i partiti democratici: Dc, Psi, Psdi, Pri e Pli; modificata la legge elettorale in senso maggioritario (andando contro la Costituziuone che prevede tutt'ora un sistema unicamente proporzionale con preferenze); abolita l'immunità parlamentare (anche qui, andando contro la Costituzione), ecco morta la democrazia in Italia.
L'Armata Brancaleone messa a punto da Achille Occhetto - sicura di vincere le elezioni del 1994 - si trovò invece sbaragliata da Silvio Berlusconi - un imprenditore capace ma estraneo alla Storia ed alla cultura politica italiana - che legittimerà l'avvento dei postfascisti (solo di recente ripuliti da Gianfranco Fini) e dei leghisti di Bossi.
Da un sedicennio viviamo l'alternarsi governativo di berluscones, leghisti, giustizialisti e cattocomunisti riuniti in calderoni - non già più partiti - che sono dei veri e propri comitati d'affari senza peraltro alcuna "magistratura interna" come invece prevedevano gli statuti dei vecchi partiti della Prima Repubblica.
Ecco dunque la penatrazione, a livello nazionale e locale, di personalità dalla dubbia moralità - senza storia né cultura politica - a destra come a sinistra. Con l'unico interesse di arraffare e lucrare: a livello locale, forse ancor più che a livello nazionale.
Il tutto reso possibile dal fatto che non esiste più alcuna mediazione dei partiti (visto che non esistono più) o dei leader, che nei fatti sono investiti del loro ruolo unicamente "a furor di popolo" e non più dalla democrazia interna dei partiti.
Lo stesso sistema delle Primarie non è che una bufala che non fa che slegare i leader eletti (a "furor di popolo") dalla democrazia interna del partito. Un sistema che rende dunque questi leader ricattabili da qualsiasi lobby economica del territorio capace di garantir loro l'elezione (un po' come il "televoto" dei reality ottenuto per mezzo del pagamento dei call-center).
Nel 1993, paradossalmente, chi smascherò quel sistema di corruzione, fu Bettino Craxi (ma già negli anni '70 lo andavano denunciando i Radicali di Marco Pannella). E fu egli stesso che propose una riforma radicale che mettesse a nudo "chi finanziava chi", sul modello della democrazia americana. Lo proponevano anche i Repubblicani di La Malfa ed i Liberali di Altissimo.
Non se ne fece nulla. Nelle file cattocomuniste si preferì utilizzare l'arma giudiziaria.
E ci si ritrova oggi in una situazione peggiore, che solo un ritorno all'etica pubblica ed alla democrazia dei partiti potrebbe sanare.
Dubito ciò sarà purtittavia possibile in tempi brevi e con gli attuali leader politici. Nazionali e locali.

Luca Bagatin



25 gennaio 2010

L'anticonformismo di un voto amministrativo contro il conformismo cattocomunista

TOSCANI IN TOSCANA E NON SOLO



Sono anni che non vado a votare e questo a causa di leggi elettorali nazionali profondamente antidemocratiche e che di fatto mi hanno esautorato del voto e, come me, milioni di cittadini.
Posto questo non mi rassegno - quando posso - a fare dichiarazioni di voto e nella fattispecie le voglio fare dando esplicita indicazione/suggerimento ai lettori di questo blog -  che sarà anche un blog culturale, ma non riuncia al suo ruolo politico - in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo prossimi.
Innanzitutto ritengo sia serio votare e sostenere possibilmente candidati locali e che propongono programmi relativi a problematiche locali. Guardo pertanto con un certo fastidio a "candidature calate dall'alto" che, nei fatti, sono spesso prese in giro nei confronti degli elettori stessi.
Ho in questo senso qualche remora a suggerire agli elettori del Lazio di votare per Emma Bonino - eterna candidata quando si vuol salvare il salvabile - ma di fronte al nulla val bene una tenace laica e radicale come lei, anche se candidata del carro cattocomunista.
Essendo comunque possibile il voto disgiunto potete comunque sbizzarrirvi nel votare le liste del Partito Repubblicano Italiano - qualora fossero presenti - quelle della Lista Bonino-Pannella oppure del PdL, per dare comunque un segnale di opposizione all'attuale opposizione inconcludente.
In Toscana non vi sono dubbi: il fotografo e creativo Oliviero Toscani, laico, libertario, repubblicano, radical-socialista e candidato per la Lista Bonino-Pannella. E' stato un vero peccato che il PdL non abbia accettato di appoggiarlo come proposto da Toscani stesso: c'era davvero il rischio di battere i cattocomunisti al governo della regione da sessant'anni.
In Campania suggerisco di votare per Stefano Caldoro, socialista candidato alla presidenza della Regione nelle liste del PdL. Un segnale laico, oltre che forte, in alternativa ai furbetti del quartierino Jervolino e Bassolino !
Infine per il Comune di Venezia ecco candidato a Sindaco il liberalsocialista Renato Brunetta per il PdL. Investitura scontatissima di cui questo blog vi diede notizia in anticipo già alla fine di agosto 2009. Ci auguriamo solo - come in agosto rilevammo - che questo non sia utile a taluni al fine di togliersi di torno il rigoroso Brunetta dal Governo e da una possibile futura leadership.
Le possibilità di ottenere più che buoni risultati per questi candidati Presidente vi sono tutte.
Vi terrò ulteriormente aggiornati per altre candidature laicamente rilevanti. L'indicazione che, sopra ad ogni altra voglio dare, è comunque di dare priorità nel firmare per la presentazione delle liste del Partito Repubblicano Italiano ed invitare a votarle.

PURTROPPO LA CANDIDATURA DI OLIVIERO TOSCANI E' STATA RITIRATA DA LUI STESSO CHE HA ANNUNCIATO
«Non ho avuto risposta dal PdL alla mia proposta di correre per la presidenza della Regione Toscana anche per loro. Quindi, non ho voglia di andare al macello, di andare a perdere in un sistema di potere che non c’è neppure nella Cuba di Fidel Castro. Per questo mi sono tirato indietro».



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini