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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 dicembre 2013

"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?" intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin

Fra un comunista di Palazzo (che nel 1956 sosteneva che l'Urss in Ungheria portasse la pace...con i carrarmati, sic !) ed uno pseudo-comico cresciuto in Rai (e sostenuto da un imprenditore della comunicazione) ecco inserirsi AMORE E LIBERTA'.

Che alle spalle ha Anita Garibaldi (il cui vero nome era Ana Maria de Jesus Ribeiro da Silva), un'eroina straniera italianizzata, morta a soli 28 anni combattendo per la Repubblica.

Quella vera.

Non per la burletta che ci trasciniamo dal 1948 ad oggi.


L.B.


"Tra Napolitano e Grillo, meglio Amore e Libertà ?"

intervista di Gabriele Maestri a Luca Bagatin


Dunque il conto alla rovescia è iniziato: mancano poche ore allo scontro all'OK Corral di fine anno. Prima del cenone, si consumerà un duello silenzioso, senza spargimento di sangue. Da una parte, coloro che continueranno a seguire come sempre il discorso di Giorgio Napolitano, dall'altra quelli che preferiranno il controdiscorso di Beppe Grillo. E dall'altra ancora tutti quelli che non seguiranno né l'uno né l'altro, magari per pensare solo al cibo, o perché non li soddisfa nessuno dei due. E se l'alternativa tra l'istituzione e la controistituzione fosse votarsi all'amore e alla libertà, anche come proposito per il nuovo anno? La chiave la fornisce Luca Bagatin, che di Amore e Libertà è il fondatore e presidente. Un partito? Nient'affatto. Casomai un "pensatoio pubblico" per battaglie ideali con l'individuo rigorosamente al centro.



Gabriele Maestri: Luca, cos'è Amore e Libertà?

Luca Bagatin: Amore e Libertà è un progetto culturale, alternativo ai partiti ed ai movimenti politici. E' una “tendenza politica”, se vogliamo, un po' come lo furono il “partito d'azione” fondato da Giuseppe Mazzini nel 1853, oppure il “partito comunista” ideato da Marx ed Engels e spiegato nel calebre Manifesto del 1848.
Il Manifesto di Amore e Libertà (scaricabile all'indirizzo  http://www.amoreeliberta.altervista.org/html/manifesto.htm, ndi) ne spiega l'idea ed i punti fondanti. Punti programmatici che si sostanziano nella ricerca o, meglio, nella tendenza della ricerca di una Civiltà dell'Amore (come Mazzini il cui scopo ultimo era la “società repubblicana” o Marx il cui fine ultimo era il “socialismo”). 


Gabriele Maestri: Bello il fine, ma rischia di essere un po' utopico, sbaglio?

Luca Bagatin: Forse è una grande utopia, come quella della ricerca del Socialismo o del Repubblicanesimo, appunto, ma un'utopia necessaria all'individuo, da sempre. In particolare oggi in cui le ideologie messianiche sono crollate e non hanno effettivamente arricchito l'individuo delle uniche cose di cui ha davvero bisogno, ovvero: amicizia, fratellanza e libertà, che solo un sentimento come l'Amore vero può rendere attuabili.


Gabriele Maestri: Il programma è interessante: gli italiani potrebbero sceglierlo votandolo sulla scheda elettorale?

Luca Bagatin: Amore e Libertà non è né sarà né diventerà mai un partito politico e non apparirà mai in alcuna scheda elettorale. Ciò semplicemente perché non crede alla politica dei partiti, dei parlamenti e dei governi. E crede che sia proprio la politica, ovvero l'antipolitica basata sulla divisione fra fazioni e sulla ricerca del potere, del dominio, del danaro (tipica della società mediatica e dei bisogni/consumi indotti) l'origine della vera crisi che stiamo attraversando ormai da decenni. Una crisi che è prima di tutto umana e civile.


Gabriele Maestri: Qual è, secondo te, il vero male della politica oggi e come si potrebbe rimediare?

Luca Bagatin: I partiti ed i conseguenti governi dividono e gestiscono gli individui a loro esclusivo piacimento. Amore e Libertà vorrebbe spezzare questo circolo vizioso e restituire all'individuo consapevole la possibilità di autogestirsi e di vivere in armonia con il cosmo, senza mediazioni dall'alto. In questo senso Amore e Libertà crede nella possibilità che le singole intelligenze possano parlarsi, confrontarsi, approfondire, autogestirsi, attraverso il buonsenso tipico delle Agorà dell'Antica Grecia. In questo senso Amore e Libertà trova interessante il sistema elettivo tipico di quel periodo, ovvero la nascita di assemblee popolari estratte a sorte, fra tutti i cittadini compresi fra i 18 ed i 65 anni, oppure, proprio come avveniva nell'Antica Grecia, fra i maggiori di 30 anni. La visione politica di Amore e Libertà è peraltro tipica dei movimenti libertari e beatnik, sviluppatisi in particolare negli USA negli Anni '60 e che si sostanzia nella ricerca della libertà e dunque della responsabilità individuale, sul rispetto reciproco e sul rispetto della natura e di ogni forma vivente.


Gabriele Maestri: Quali sono allora i punti fondamentali del vostro agire?

Luca Bagatin: I punti cardine di AeL sono i seguenti:
- piena trasparenza delle Istituzioni (anche attraverso l'Anagrafe pubblica degli eletti)
- che ogni carica pubblica/istituzionale torni ad essere al servizio del cittadino, ovvero percepisca uno stipendio onesto, in linea con la professione svolta prima del precedente incarico e non eccedente.
- che la meritocrazia, l'onestà intellettuale e l'amore universale diventino non solo o non tanto "termini di moda", ma siano praticati quotidianamente

- lotta ad ogni forma di discriminazione, ovvero lotta al razzismo, all'omofobia, alla massonofobia e all'odio religioso
- attuazione di politiche in favore della disabilità, con accesso delle strutture pubbliche e private da parte dei disabili, anche per quanto concerne l'aspetto ludico e sessuale
- introduzione di una legislazione che consenta il matrimonio omosessuale e che garantisca a tutte le coppie i medesimi diritti delle coppie sposate. Adozioni comprese.
- introduzione di una legislazione che consenta l'eutanasia legale ed il suicidio assistito, in apposite strutture e con personale medico specializzato, anche sotto il profilo psicologico, sull'esempio svizzero.
- introduzione di una legislazione che legalizzi cannabis e derivati, con tutti i benefici che ne possono derivare anche sotto il profilo industriale e ambientale.
-istituzione dei parchi dell'amore
- lotta alla vivisezione, rispetto di ogni forma di vita e difesa dell'ambiente
- legalizzazione della prostituzione
-introduzione, nelle scuole, dell'ora di educazione sessuale
-introduzione, nelle scuole, in luogo dell'”ora di religione”, l'”ora di Storia delle religioni”
- abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi, comunità montane
- abolizione del diritto d'autore al fine di eliminare il monopolio intellettuale e liberare così la creatività.


Gabriele Maestri: Hai scelto che a rappresentare Amore e Libertà fosse Anita Garibaldi: perché?

Luca Bagatin: Per almeno tre ragioni: 1) Anita è un'eroina dimenticata, che morì a soli 28 anni per la Repubblica, quella vera, quella Romana, fondata sul Popolo Sovrano. Una Repubblica diametralmente opposta rispetto alla Repubblica dei partiti imposta da essi nel 1948; 2) Anita fu moglie del primo Socialista e Repubblicano senza tessere e/o ideoligie di partito e come lui lottò per tutta la vita per la libertà e l'emancipazione umana e spirituale degli individui; 3) La vicenda storico-affettiva di Anita e Giuseppe Garibaldi sono esempio per tutti di ricerca incessante di Amore e di Libertà, senza condizionamenti esterni, pur fra mille peripezie e sofferenze.


Gabriele Maestri: Quali altre figure metteresti "nel pantheon" di Amore e Libertà?
Luca Bagatin: Oltre ad Anita, Amore e Libertà ha, fra i suoi “ispiratori”, moltissime altre figure che vanno dal già citato Giuseppe Mazzini sino a Gandhi, passando per Cristo e Buddha, sino ad arrivare ad attivisti ed attiviste per le libertà civili e sessuali quali Peter Boom, Moana Pozzi ed Ilona Staller. Figure che – come scritto nel Manifesto d'Intenti – sono solo apparentemente slegate fra loro. Figure rivoluzionarie e trasgressive che hanno fatto della loro vita una costante ricerca evolutiva di Amore e di Libertà.


Gabriele Maestri



14 gennaio 2013

Appello per Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica

A maggio 2013 sarà eletto il nuovo Presidente della Repubblica italiana.
Il Presidente della Repubblica dovrebbe, o, quantomeno, avrebbe dovuto rappresentare il garante massimo della Costituzione repubblicana, oltre che figura imparziale della politica italiana. Dal 1948 non lo è pressoché mai stato.
E' per questo che, a maggio 2013, vorremmo che le cose andassero diversamente e che fosse eletto un Presidente della Repubblica espressione degli alti valori ispirati dal Risorgimento e dalla Resistenza.

Valori di onestà, laicità, rigore morale, trasparenza, spirito di abnegazione.
E' per questo che vorremmo proporre la figura dell'On. Marco Pannella, quale candidato ideale alla Presidenza della Repubblica.
Le battaglie civili, democratiche, liberali e nonviolente dell'On. Pannella, condotte - spesso a rischio della sua stessa vita ed incolumità fisica - con rigore morale e passione civile, senza alcun tornaconto personale, ce lo rendono candidato ideale a garantire una Costituzione repubblicana - spesso violata, in passato, anche dalle stesse Istituzioni - conquistata con il sangue dei martiri del Primo e del Secondo Risorgimento.
Le denunce al sistema dell'illegalità partitocratica e della mancanza di informazione plurale nel nostro Paese, rendono l'On. Marco Pannella personalità ideale a garantire il corretto svolgimento di un'attività politico-istituzionale, improntata a valori di onestà e trasparenza, ai quali tutti gli attori in campo dovrebbero attenersi ed uniformarsi.
E' per questo che, attraverso il mio blog politico e culturale - www.lucabagatin.ilcannocchiale.it - vorrei lanciare tale appello, affinché possa essere diffuso, letto e sottoscritto da tutti coloro i quali - personalità pubbliche o della società italiana nel suo complesso - lo condividono e desiderano dunque appellarsi a partiti ed Istituzioni, affinché sappiano accoglierlo pienamente ed eleggano l'On. Marco Pannella nuovo Presidente della Repubblica italiana.

Luca Bagatin

scrittore, autore e collaboratore di testate giornalistiche

Per aderire inviatemi una mail all'indirizzo: burroughs279@yahoo.it autorizzandomi ad apporre il vostro nome in calce all'appello.



1 agosto 2012

Ilona Staller denunciava il declino dell'Italia già nel 1989...



E' stupefacente come da sempre, per screditare l'avversario, in Italia, si sia ricorso a termini quali "qualunquismo" (senza conoscere o ricordare la storia del Fronte dell'Uomo Qualunque, che fu movimento schiettamente liberale, fondato dal già repubblicano mazziniano Guglielmo Giannini) e "antipolitica".
Tali termini sono spesso stati utilizzati e vengono utilizzati tutt'ora dalla "classe dirigente al Potere", al fine di gettare fumo negli occhi agli elettori, allorquando qualche personaggio illuminato ha iniziato o inizia a denunciare ciò che non funziona nel nostro Paese.
Decenni prima di Beppe Grillo, l'On. Elena Anna Staller, radicale, nota con gli pseudonimi di Ilona Staller e Cicciolina - da sempre attiva nel movimento per i diritti civili - denunciava ciò che oggi è praticamente sotto gli occhi di tutti gli italiani: malaffare diffuso, inconcludenza politica, mancato rispetto delle leggi da parte degli stessi rappresentanti delle Istituzioni, mancata legislazione sui diritti civili e le libertà individuali, tassazione ultra elevata, totale mancanza di meritocrazia.
E' per questo che, codesto blog, intende sostenere il suo movimento "Democrazia Natura Amore", qualora si presentasse alle prossime elezioni e, parimenti, intende sostenere il progetto politico di Oscar Giannino per "Fermare il declino", invitando ad aderire e sostenere il progetto al sito: www.fermareildeclino.it
La Rivoluzione Liberale e Libertaria passa tutta da qui.

L. B.





Questo fu il discorso che Ilona Staller (nota con lo pseudonimo di Cicciolina), tenne alla Camera, il 29 luglio 1989, durante la X Legislatura.

ELENA ANNA STALLER
: Signor Presidente del Consiglio, onorevoli colleghi, vedo con piacere che dopo due mesi di crisi, risse e litigi, avete trovato il modo di dividervi le poltrone. Spero che adesso ve ne starete un po' tranquilli, almeno fino al 1992. Spero che adesso per un po' lascerete in pace la gente; quella gente che è sempre più delusa, ha sempre meno speranze e sta comprendendo sempre di più che tutti questi inutili litigi in famiglia servono solo a chi cerca il potere e vuole usarlo senza essere controllato.

Il nostro è il paese europeo in cui i governi e le legislature durano di meno, i cui elettori sono chiamati più spesso a votare, in media una volta ogni tre anni, ma in questo caso abbiamo rischiato di interromperla dopo neanche due anni dal suo inizio: un record dei record. Credo che denunciare tutto ciò sia molto importante per tutti. Il nostro rischia di diventare l'ultimo paese in Europa e questo non certo a causa mia, cioè della strega Cicciolina, ma per queste crisi continue che servono solo a chi vuole trovare nuovi equilibri di potere, ignorando completamente i contenuti, le proposte, le cose da fare. Le formule di Governo cambiano, ma le vostre facce rimangono sempre le stesse. C'è sempre Gava, c'è sempre Mammì, c'è sempre Misasi, c'è sempre cicciolino Andreotti. Siete sempre gli stessi, e la cosa più grave è che anche i problemi sono sempre gli stessi, ma voi fate finta di niente e continuate a chiedere voti, a far cadere i vostri stessi governi e a farli resuscitare. Gli anni passano e le vostre facce restano. Le facce di chi avrebbe potuto fare e non ha mai dato, di chi è sempre stato sospettato ma non è mai stato condannato, di chi si fa schiaffeggiare con finta tolleranza, di chi ha sempre promesso e non ha mai mantenuto.

A proposito di promesse non mantenute: quando era Presidente del Consiglio, Ciriaco De Mita promise che avrebbe cacciato le pornostar dal Parlamento. È passato qualche mese, lui se ne è andato ed io sono rimasta.[Ilona Staller parla di violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità, poi conclude...]
Cari colleghi, abbiamo un nuovo Governo: è un Governo vecchio, vecchio negli uomini, vecchio nei programmi, vecchio nelle parole; è un Governo vecchio, composto dagli stessi uomini che sono colpevoli di avere permesso che le periferie delle nostre grandi, grandi città diventassero simili a villaggi messicani e i nostri mari a insalate di alghe. Governi vecchi come questo ne abbiamo avuti tanti che votare la sfiducia a tutti alla lunga è anche faticoso. Cosi, giuro che mi era venuta la tentazione di votargli la fiducia, giusto per regalargli il voto della pornostar di cui tutti quanti avete molta paura. Sarebbe un regalo che imbarazzerebbe un po' tutti i bigotti che ci sono tra voi; sarebbe un brutto regalo sicuramente, però ve lo sareste meritato. Poi ci ho ripensato: la fiducia è meglio darla solo al governo ombra di Achille Occhetto, il vostro è solo un'ombra di Governo e nulla merita.

Ma io spero che cicciolino Andreotti mi smentisca prima della fine della legislatura.



14 settembre 2009

Il luogo naturale dei mazziniani oggi



Condivido pienamente l'analisi di Arechi su "La Voce Repubblicana" del 9 settembre scorso, relativamente all'articolo di Sandro Bonella sull'ultimo numero del periodico dell'Associazione Mazziniana Italiana "L'Azione Mazziniana".
Quanto scritto da Arechi è esattamente ciò che pensai io stesso leggendo il pezzo di Bonella. Un pezzo che non condivisi, appunto, nelle sue conclusioni.
Bonella fa benissimo a richiamarsi, così come tutti noi laici, liberaldemocratici, liberalsocialisti e repubblicani facciamo da anni, all'esperienza di Terza Forza vagheggiata da Mario Pannunzio negli anni '50 e '60. Ovvero ad una forza politica comune, liberale, libertaria, anticomunista, antifascista ed anticlericale. Nè di destra nè di sinistra, ma semplicemente "più avanzata".
Però la riflessione di Bonella scade veramente quando - come rilevato da Arechi, appunto - scrive: "il luogo naturale di impegno politico per la nostra tradizione culturale (ovvero quella mazziniana n.d.r.) è il Partito Democratico".
Il Pd, a parer mio - e non lo sostengo certo da oggi - è, sin dalla sua fondazione, un'anomalia tutta italiana.
Un mostro politico che ha messo insieme le culture più conservatrici, moraliste e reazionarie del nostro Paese: quella comunista e quella catto-dossettian-democristiana.
Le culture del "buonismo" e del "volemosebbene", per così dire, ovvero della "solidarietà pelosa", elargita dai "salotti buoni" amici della grande impresa (e non certo delle piccole o medie industrie, dei commercianti, degli artigiani, dei precari...).
Forze dell'anti-emancipazione: femminile, sessuale, individuale, economica. Forze che cercarono dagli anni '70 agli anni '90 di minare ed indebolire subdolamente i governi di pentapartito, quelli del giusto equilibrio fra laici e cattolici. I governi che, nel bene o nel male, assicurarono all'Italia un futuro quanto più possibilmente democratico e meno pauperistico.
Tangentopoli, ovvero la Falsa Rivoluzione giustizialista, non accadde insomma certo a caso. Una rivoluzione che colpì taluni (i partiti democratici) ma non talaltri (postcomunisti e sinistra Dc).
Ora, tanto per motivi politici, quanto per culture di riferimento, mi chiedo che cosa abbiamo noi mazziniani a spartire con codesti signori che lo stesso elettorato italiano ha quasi sempre punito inesorabilmente.
In seconda battuta - e qui lo affermo anche per esperienza diretta - non mi risulta che il Partito Democratico italiano sia avezzo a dialogare con noi laici, liberali, liberalsocialisti e repubblicani.
Mi viene in mente ad esempio il povero Ignazio Marino, ingiustamente vilipeso all'indomani della sua candidatura a Segretario del Pd !
Personalmente penso dunque che, come dice Bonella, il nostro linguaggio possa anche essere quello della cultura, ma anche quello della lotta politica a tutto campo contro la conservazione.
Una conservazione che oggi non occupa più necessariamente il posto della "destra", ma che si camuffa sotto sigle "democratiche" e/o "sinistrate".
E' per questo che ritengo che il luogo naturale di impegno politico per i mazziniani sia o al di fuori degli attuali schieramenti o, più proficuamente nel Partito Repubblicano Italiano, alleato all'attuale maggioranza di governo, che negli ultimi sedici anni è stata l'unica che ha recepito quante più istanze repubblicane possibili.


vecchi e giovani repubblicani.....


Luca Bagatin



14 marzo 2009

Nasce "Libertiamo" per dare un'anima libertaria al Popolo della Libertà


Sabato 14 marzo, dall'Assemblea dei Riformatori Liberali che si terrà al Boscolo Exedra Hotel di Piazza della Repubblica 47 a Roma dalle 14.30, il deputato del PdL Benedetto Della Vedova, promuoverà l'Associazione Libertiamo (sito web: www.libertiamo.it).
I Riformatori Liberali sanciranno così il loro scioglimento e l'entrata ufficiale nel partito unico del PdL alla Costituente del 27 e 28 marzo prossimi.
L'Associazione Libertiamo, sarà, dunque, un luogo di aggregazione di laici, liberali, libertari e liberisti per contrastare la linea clericale del PdL, abbracciata ultimamente anche dal Premier Berlusconi.
Benedetto Della Vedova, già con il "caso Englaro", ha dichiarato che il PdL non può essere il partito del Papa, bensì un''aggregazione più ampia che assicuri una polarità liberale al centrodestra.
Chi scrive plaude all'iniziativa, ma con tutte le perplessità del caso.
L'operazione di Della Vedova non è nuova: già si provò nel 2000 con il Polo Laico di Giovanni Negri, Diaconale ed altri di costituire un'anima libertaria nel centrodestra. La stessa cosa la tentarono gli stessi Riformatori Liberali con Taradash e Della Vedova nel 2005. Oggi - con Taradash e Diaconale fuoriusciti dal PdL per approdare al Partito Liberale Italiano - ci riprova Della Vedova.
Certamente non con un partito ma con una lobby interna al PdL.
Chi scrive, come Della Vedova, del resto, ritiene che non vi sia al momento altro spazio al di fuori del PdL.
Solamente lì sono valorizzate le forze ed i contributi laici, liberali e libertari. Non certamente in un Pd in caduta libera e con una cultura impenetrabile e fortemente cattocomunista.
Posto questo, si tratta di capire che cosa vuole diventare il PdL: partito liberale di massa o partito conservatore ?
Una parte di risposta è già data nel momento in cui questo partito (che, ricordiamolo, non ha alcun ancoraggio con la Storia e la cultura italiana, allo stesso modo del Pd) ha deciso di collocarsi nel Ppe. Ovvero la casa dei conservatori e dei confessionali in Europa.
Certo, un partito che richiama nel suo nome il valore della "Libertà" e che pone come suo obiettivo le libertà stesse....avrebbe dovuto naturalmente collocarsi fra i Liberali Europei dell'Eldr.
Ed invece è andata diversamente.
Ora, come un Della Vedova possa collocarsi nel Ppe, non ci è dato di sapere. Chi scrive ha peraltro scritto un'e-mail direttamente al deputato europeo Jas Gawronski, noto repubblicano e liberale oggi collocato nelle medesime posizioni, per chiedergli se lui si trovi a suo agio nelle file del Popolarismo europeo.....ma sino ad ora non ha ricevuto alcuna risposta.
Se poi pensiamo alle posizioni assolutamente composite all'interno del PdL, viene un tantino da mettersi le mani nei capelli.
E, poi, a parte i temi economici e la politica estera.....sulla questione dei diritti civili ed individuali non ci siamo proprio.
La politica non può permettersi di ascoltare discorsi confessionali e "di parte". Se così fosse perderebbe la sua autonomia e soprattutto il rispetto di tutte le sensibilità presenti sul territorio nazionale.
Uno Stato liberale non può permettersi di fare un passo indietro e tornare ad una condizione di Stato etico (come fu durante il fascismo).
Un partito che mette al centro dei suoi valori la Libertà, non può negarla ad alcuno.
E' per questo che, se proprio si vuol costituire un Partito unico delle Libertà, è opportuno che questo sia inequivocabilmente: laico, liberale, libertario, liberista ed antistatalista e sia collocato nell'alveo della Liberaldemocrazia europea ed internazionale.
Diversamente è bene che cambi nome ed anche valori di riferimento.
Se la neonata Associazione Libertiamo si farà promotrice di ciò, allora avrà reale senso di esistere come lobby laica del PdL.
Diversamente è bene andare oltre e ripensare  - ovvero ridisegnare - l'attuale bipolarismo italiano.
Puntare a separare i Liberali del PdL dai Conservatori. Puntare alla costruzione di due poli a partire da una spaccatura costruttiva dello stesso PdL: da una parte i difensori delle libertà (individuali, civili, economiche) e dall'altra i custodi della tradizione (anche confessionale, se lo riterranno opportuno).
Lo spazio - in questo momento  - ci sarebbe affinché ciò accadesse.
Il Pd di Franceschini & Co. ed i loro progetti di "centrosinistra" non sono infatti minimamante credibili per continuare a rappresentare la metà degli elettori italiani.
Oggi è il momento del Partito Liberaldemocratico di massa, progressivo, libertario, democratico in quanto laico. Per i diritti di ciascuno, nel rispetto dei doveri civici.

Luca Bagatin



22 marzo 2008

L'ALTERNATIVA LAICA E LIBERALE AL REGIME



Con l'avvento della Seconda Repubblica abbiamo assistito alla pressoché totale scomparsa dei laici dal panorama politico italiano. Dal 25 % al 2 o 3 %.
La caduta della Prima Repubblica per mezzo della "falsa rivoluzione giudiziaria" che consegnò alla "giustizia" i principali esponenti dei partiti democratici e liberali che aveveno governato l'Italia dal 1948 ha, di fatto, portando al governo populisti, macchiette e incompententi del calibro di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Romano Prodi, Massimo D'Alema, Pecoraro Scanio & Co(mpagnia rossa). Ovvero, in soldoni, ha portato al dissesto economico, finanziario e civile di questi ultimi 15 anni.
Ora, posto che il fenomeno della corruzione e del finanziamento illegale alla politica non è affatto debellato (anzi !), non si capisce che cosa Veltroni e Berlusconi, oggi, abbiano in più dei loro predecessori: Bettino Craxi, Ugo La Malfa, Luigi Einaudi e i loro eredi politici liberali, liberalsocialisti e riformatori.
Esemplificando direi che i due principali candidati premier hanno unicamente una gran faccia tosta.
La faccia tosta di prendere in giro gli italiani da quindici anni a questa parte; di aver confezionato ad arte due "partiti-detersivo" che non vogliono dire assolutamente nulla sia sotto il profilo storico che politico e culturale; nonché la faccia tosta di predicare appartenemente bene salvo imbrogliare le carte una volta al governo e rimangiarsi tutte le promesse (peraltro già di per sé limitate: si pensi alla proposta di una assai misera riduzione delle imposte quando invece l'Italia avrebbe bisogno di una radicale riduzione delle imposte a fronte di una radicale riduzione della spesa pubblica).
Il gioco è ormai chiaro a tutti: Veltroni e Berlusconi mirano al pareggio per instaurare, assieme, un vero e proprio regime mediatico alla faccia di chi, come noi, crede ancora ai sempiterni e maggioritari in Europa valori liberali e laici.
L'Italia, lo scriviamo da tempo, avrebbe bisogno d'altro. Ovvero di buona amministrazione riformatrice come negli anni in cui Psi, Psdi, Pri e Pli decisero di allearsi alla Dc sia per contenerne le spinte clericali sia per dare stabilità ad un Paese martoriato dal fascismo e minacciato, ad Est ed al suo interno, dal comunismo.
Fu così che molti di noi, dal 1948 ad oggi, scelsero l'"alternativa laica e democratica" alle Chiese totalitarie Dc e Pci.
E così nel '48 votammo magari per il Psdi (allora Psli ovvero Partito Socialista dei Lavoratori Italiani) di Saragat in antagonismo allo stalinismo di socialisti e comunisti; negli anni '60 votammo il Pri di Ugo La Malfa le cui ricette economiche risollevarono l'economia in crisi e le garantirono il cosiddetto "Boom economico" che ci avvicinò all'Europa; negli anni '80 sostenemmo il tanto odiato craxismo ovvero il dinamismo ed il Made in Italy e la lotta all'inflazione; negli anni '90 scegliemmo l'opzione Radical-pannelliana che denunciava tanto gli sprechi nella pubblica amministrazione e il connubio esistente sin dagli anni '70 fra Dc e Pci, quanto il giustizialismo dilagante che voleva mettere alla gogna chi "dava fastidio" proprio a queste due Chiese (si pensi all'"affaire" Craxi).
Oggi, con lo stesso spirito d'allora, ritengo che, per chi come noi ha nel sangue i valori laici e riformatori, l'unica alternativa sia il pur piccolo Partito Liberale Italiano che, con coraggio, si presenterà in tutta Italia alle elezioni del 13 e 14 aprile proprio contro il Veltrusconismo, ma soprattuto per una radicale riduzione delle imposte per garantire lo sviluppo, per le libertà civili e la ricerca scientifica che guardi al merito e non alle clientele e per un vero abbattimento degli enti pubblici inutili quali Province e comunità montane.
Siamo degli utopici utopisti ? Dei velleitari ? Dei pazzi malinconici come ci definiva e definiva sé stesso il nostro maestro Gaetano Salvemini ?
Non credo.
Penso piuttosto che siamo degli amanti della libertà a 360 gradi. E dell'intelligenza.
Di un'intelligenza che "vedette mediatiche" come il sig. Veltroni e il sig. Berlusconi vorrebbero spegnere con i loro slogan e i loro faccioni debordanti di falsità per continuare a fare il bello ed il cattivo tempo alle spalle di chi lavora, o, non certo a causa sua, è disoccupato; paga le tasse e crede ancora nei valori di laicità e democrazia.



Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini