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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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25 settembre 2012

"Viaggio nella notte": uno spaccato dell'alienazione vissuta e subita nel Nord Est italiano



"Viaggio nella notte" (Hacca edizioni), è il quinto romanzo dell'amico Massimiliano Santarossa, che è stato presentato in conferenza stampa a Pordenonelegge 2012.
Massimiliano, che peraltro conosco personalmente da almeno quindici anni e che so bene non essere un radical-chic, ma persona che conosce bene ciò di cui racconta, per averlo vissuto sulla sua pelle, ripercorre ancora una volta il rapporto "lavoro di fabbrica-periferia-Nord Est italiano".
Un filone alienante ed angosciante quello raccontato da Massimiliano, che narra di un periodo che va dagli anni '80 sino ai giorni nostri. Di un Nord Est che ha conosciuto un grande sviluppo economico, che però ne è stato anche la principale ragione del suo degrado: urbanistico ed umano in primis.
In nome di questo fantomatico "sviluppo" si sono cementificate le periferie, si è costretto i contadini ad abbandonare montagne e campagne, si è urbanizzato e omologato tutto quanto. In nome della cultura del "lavoro ad ogni costo", tipica della mentalità veneto-friulana, si sono persi i contatti con le tradizioni, si sono persino rifiutate le stesse, si sono ricercati piuttosto i "paradisi artificiali", lo sballo del sabato notte, al fine di dimenticare le dieci/dodici ore di lavoro in fabbrica.
Massimiliano Santarossa è assolutamente convinto che "lo sviluppo fine a sé stesso non basta più". E ricorda un'affermazione dell'ex Presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, il quale si è letteralmente preso la "colpa generazionele" di aver pensato poco allo sviluppo del territorio in termini turistico-paesaggistici e di aver invece contribuito a cementificarlo.
"Viaggio nella notte" racconta la storia vera delle ultime tredici ore di vita di un ragazzo trent'enne della periferia del Nord Est. Operaio colto, il nostro protagonista, il quale incarna la metafora della perdita: perdita del lavoro inteso come mondo della fabbrica, alinenante, che si sta sgretolando. Perdita della famiglia, in quanto il padre morirà di crepacuore dopo una vita di lavoro e perdita della fede, intesa come visione di un Dio nel quale credere e sperare.
Il romanzo di Massimiliano Santarossa è dunque assente di ogni speranza, crudo come lo è la vita stessa. Vita che il protagonista del racconto deciderà di togliersi in quanto vuole fare "del suo corpo barriera", moderno Cristo, immolato affinché la sua morte sia di avvertimento e monito per la sua generazione e per le persone della sua terra, le quali, ingannate dallo "sviluppo facile" e dal "lavoro ad ogni costo" si sono trovate imbrigliate in una spirale disumanizzante senza fine.
E' forse anche una riflessione sul suicidio, che in Italia è ritenuto tabù, chissà mai perché, forse perché si è incapaci di andare oltre al pensiero della vita o, forse, perché non se ne comprendono taluni stati di alienazione.
Massimiliano Santarossa, ad ogni modo, è ottimista per il futuro e ritiene che le nuove generazioni, a differenza di quelle precedenti, siano molto più consapevoli della loro condizione e possano essere pronte a generare un nuovo cambiamento, con maggiore attenzione per il territorio e per la cultura.

Luca Bagatin (nella foto con Max Santarossa)



1 maggio 2010

Amedeo d'Aosta: il "monarca illuminato" che non ti aspetteresti



Venerdì 30 aprile scorso, alle ore 20.30, si è svolto - presso la sala del Consiglio Provinciale di Pordenone nell'ambito della manifestazione culturale "Pordenone Pensa" - l'incontro-intervista con Amedeo di Savoia Duca d'Aosta.
Ammetto, da repubblicano, che ero profondamente curioso di conoscere l'attuale capo di Casa Savoia, colui che è ritenuto il legittimo erede ad un trono, quello del Regno d'Italia, che pur non esiste più. Il Duca d'Aosta è infatti tutt'ora chiamato dai monarchici Sua Altezza Reale (S.A.R.).
Toscano verace, il Duca d'Aosta, si è subito dimostrato cordiale ed apertissimo al dialogo finanche con i pochi contestatori anarchici che lo hanno - si fa per dire - "accolto". Ad accoglierli è forse stato lui, con un sorriso per nulla denigratore, ma aperto e franco.
Pur per ovvie ragioni monarchico, Amedeo di Savoia, si è professato di idee socialdemocratiche, ricordando che nel '92 il Psdi propose di candidarlo alla Camera dei Deputati e ricordando, con amarezza, la recente scomparsa - passata quasi in sordina nei madia nazionali - del Segretario del Psdi Antonio Cariglia, di cui fu molto amico.
Ad intervistare "Il Duca", Fabio Torriero, giornalista de "Il Tempo" e curatore del libro "Proposta per l'Italia" dello stesso Amedeo d'Aosta.
"In Italia, oggi, manca la sacralità nei confronti delle persone comuni" - ha esordito il Duca - "ovvero il rispetto per le persone semplici, come invece avviene all'estero". E ha poi proseguito rammaricandosi della mancanza - nell'anniversario dei 150 anni dell'Unità d'Italia - d'orgoglio nazionale da parte degli italiani. Orgoglio che vada oltre i mondiali di calcio.
Amedeo di Savoia-Aosta ha successivamente e quasi ineaspettatamente, lodato l'operato del Presidente della Repubblica più "mazziniano": Carlo Azeglio Ciampi, considerandolo il miglior Presidente che l'Italia abbia avuto.
Alla domanda dell'intervistatore relativamente al significato del 25 aprile, il Duca ha ricordato che nel 1944 - all'età di appena un anno - egli stesso fu deportato dai nazisti in un campo di concentramento assieme alla madre Irene di Grecia ed alle cugine Margherita e Maria Cristina e quindi non può non considerare la Resistenza un atto di eroismo notevole che portò anche alla conclusione di una brutta guerra mondiale.
Resistenza che - ha ricordato - fu combattuta anche da partigiani monarchici e dal Regio Esercito italiano, cosa che putroppo è spesso dimenticata o volutamente non citata.
Ad ogni modo Amedeo d'Aosta si augura che oggi, tanto i partigiani quanto i repubblichini, giungano a stringersi la mano e a richiudere una ferita ancora tristemente aperta.
Alle incalzanti domande di Torriero su come si schiererebbe politicamente oggi, il Duca ha invece glissato. Preferisce infatti considerarsi "super partes", come ha sempre fatto anche in passato declinando l'invito a candidarsi nelle file socialdemocratiche e successivamente in quelle del Polo delle Libertà.
Una cosa sulla destra e la sinistra italiane odierne, però, ha voluto dirla: "Sono molto diverse dal resto d'Europa" ed ha poi proseguito affermando la necessità di "riforme condivise, evitando i litigi fra gli schieramenti, discutendo ed arrivando anche ad emulare le riforme attuate dagli altri Paesi occidentali come la Francia o gli Stati Uniti d'America".
Amedeo d'Aosta auspicherebbe un governo di tecnici, competenti in ogni specifico campo, piuttosto che politici di professione ed ha definito le sue prospettive politiche una sorta di "rivoluzione bianca, ovvero senz'armi".
E' intervenuto successivamente sull'Europa, ritendendola purtroppo - oggi - troppo pessimista ed auspicando un rinnovato entusiasmo europeista basato sul "rimboccarsi le maniche e pensando che le cose potrebbero andare anche peggio di oggi".
Sulla questione Monarchia-Repubblica, Amedeo d'Aosta, anche per ovvi motivi, come accennavamo all'inizio del pezzo, auspicherebbe la Monarchia. Una Monarchia costituzionale e super partes in un ordinamento politico federale, come prospettato sin dal Risorgimento da Casa Savoia.
Ad ogni modo, alla mia domanda su che cosa pensa della figura storica di Giuseppe Mazzini, il Duca è andato in visibilio decantandone - cosa veramente inaspettata per un Savoia - le lodi e ricordando in particolare l'impresa gloriosa della Repubblica Romana del 1849 e di come questa sia pochissimo studiata e ricordata. Amedeo d'Aosta, infatti, si è stupito e rammaricato di quanto poco in Italia si ricordi Mazzini, che fu forse più importante - per l'unificazione d'Italia - del ben più conosciuto Garibaldi.
Il Duca ha dunque concluso la risposta alla mia domanda con una battuta stupefacente, priva comunque di ogni ironia: "...infondo le confesso che ogni mattina appena mi sveglio, mi sento repubblicano anch'io". Boato di applausi generale.
Amedeo d'Aosta ha voluto successivamente e comprensibilmente soprassedere relativamente ai contenziosi, anche legali, con il cugino Vittorio Emanuele di Savoia che, per motivi dinastici, ritiene non essere il legittimo erede al titolo di capo di Casa Savoia.
L'incontro si è concluso con una considerazione sui giovani, che il Duca, ha affermato essere mal rappresentati e deformati mediaticamente da certa televisione da lui testualmente definita "cialtrona".
"Giovani che incontro spesso, viaggiando in treno, e che vedo pieni d'entusiasmo, di valori e di voglia di fare".
Alla conclusione dell'incontro ho nuovamente stretto la mano a questo "monarca illuminato", le cui risposte, francamente e pur conoscendo la sua indole "progressista", non mi aspettavo.
Fossero stati della sua stessa pasta anche i suoi avi, probabilmente, il destino dell'Italia sarebbe stato diverso.
Così non è stato: viva la Repubblica, ordunque !

Luca Bagatin (nella foto con Amedeo di Savoia-Aosta)



22 marzo 2009

Esoterismo e Massoneria: un convegno con il prof. Claudio Bonvecchio



Nell'ambito della rassegna "Pordenone Pensa" promossa dall'Ente Provincia di Pordenone, venerdì 20 marzo scorso alle ore 20.30 presso la Sala Consiliare della Provincia, si è tenuto il convegno dal titolo "Esoterismo e Massoneria" con relatore il prof. Claudio Bonvecchio e moderato dal prof. Adriano Segatori.
Nutritissima la presenza di pubblico, in particolare giovane e giovanissimo.
Il prof. Bonvecchio è un Libero Muratore del Grande Oriente d'Italia, la più grande ed antica Obbedienza massonica italiana, nonché autore del volume dal quale ha preso il titolo il convegno in questione ed edito da Mimesis.
Claudio Bonvecchio è partito dal concetto di Esoterismo quale disciplina che permette di "andare in profondità" entro sé stessi.
Ha così fatto un excursus delle varie discipline esoteriche dall'alchimia, alla cabala alla magia, tutte comunque lontane da qualsiasi modaiola forma di New Age, in quanto esse sono utili all'individuo unicamente come spunto per la ricerca interiore e dunque la trasformazione di sé.
Ecco dunque l'importanza del Simbolo per i Liberi Muratori, in quanto l'individuo è esso stesso "animale simbolico" immerso in una vita permeata dalla simboligia.
Il prof. Bonvecchio ha successivamente fatto un breve excursus delle origini della Massoneria a partire dalle corporazioni dei muratori medievali sino alla fondazione ufficiale, in Inghilterra, nel 1717.
Ha enunciato così i valori ed i principi cardine dell'essere massone: fare esplicita professione di fede (di qualsiasi fede); non avere pendenze penali; rispettare le leggi dello Stato e giurare fedeltà alla Costituzione dello stesso.
In questo senso la Massoneria non è una dottrina relativista proprio in quanto custode e portatrice di solidi valori spirituali, antimaterialisti e civili, il primo dei quali quello di credere nel valore del Simbolo quale mezzo di trasformazione umana.
Lo scopo della Massoneria è dunque quello di "trasformare il cuore di ciascuno" e di "costruire l'uomo interiore", come anticamente i Massoni medievali costruirono le Cattedrali gotiche attraverso l'utilizzo di simbologie iniziatiche.
Per concludere si è parlato anche della Loggia "eretica" P2 di Licio Gelli.
Il prof. Bonvecchio ha dottamente spiegato come - per ingenuità dell'allora Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Lino Salvini - Gelli sia diventato Venerabile della Loggia Propaganda 2 e di come questo l'abbia gestita a suo uso e consumo.
A suo uso e consumo al punto da iniziare anche coloro i quali non avevano alcun interesse spirituale nell'ambito massonico, ma magari contavano di ottenerne favori nell'ambito della carriera (mito comunque sfatato dallo stesso Bonvecchio).
Gelli iniziava infatti i Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico e senza alcun accertamento sulla loro moralità. Non a casi i primi a denunciare Licio Gelli alla Magistratura furono dei massoni del GOI.
Ad ogni modo, nonostante l'ereticità di questa Loggia, la P2 divenne il capro espiatorio di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato".
Non a caso, come spiegato dal prof. Bonvecchio, la commissione d'inchiesta istituita ad hoc si concluse con un nulla di fatto e la gran parte degli aderenti furono assolti (e quelli colpevoli lo furono a causa della loro scarsa moralità nei loro affari profani).
Claudio Bonvecchio ha salutato la platea ricordando che le visite ai Templi massonici sono da sempre aperte a tutti e che dal 3 al 5 aprile prossimi a Rimini si terrà la Gran Loggia, ovvero la riunione annuale dei Maestri Venerabili del Grande Oriente italiano, aperta al pubblico e che quest'anno avrà per titolo: "Costruttori di sogni possibili".

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini