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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 marzo 2015

Intervento di Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà" - al 47esimo Congresso del PRI (tratto da Radio Radicale)




8 marzo 2015

L'unico Partito Repubblicano mazziniano in Italia è "Amore e Libertà"

E' UNA CERTEZZA ORMAI !

L'unico Partito Repubblicano mazziniano, in Italia, è "Amore e Libertà"

ELETTA SEGRETARIA AD INTERIM
LA "MEMORIA DI ANITA GARIBALDI"




UN'EROINA BRASILIANA MORTA A SOLI 28 ANNI, COMBATTENDO
PER DIFENDERE l'UNICA VERA REPUBBLICA
CHE L'ITALIA ABBIA MAI CONOSCIUTO:
LA REPUBBLICA ROMANA (1849)


AMORE E LIBERTA'
PER LA CIVILTA' DELL'AMORE
www.amoreeliberta.altervista.org

www.amoreeliberta.blogspot.it

A questo link - tratto da Radio Radicale - fra gli altri l'intervento di Luca Bagatin - Presidente di "Amore e Libertà" - al 47esimo Congresso di ciò che rimane del vecchio Partito Repubblicano Italiano:

http://www.radioradicale.it/scheda/435418



Marco Pannella e Luca Bagatin



5 marzo 2015

Alcune riflessioni a proposito del 47esimo Congresso del Partito Repubblicano Italiano

Dal 6 all'8 marzo si terrà a Roma il 47esimo Congresso del Partito Repubblicano Italiano.

Il PRI è l'ultimo partito al quale sono stato iscritto e, trovandomi a Roma, passerò certamente a salutare i vecchi amici e compagni.

L'ultima volta che ho scritto del PRI già non condividevo più da tempo la linea politica intrapresa da questo partito, che pur dovrebbe ispirarsi a Giuseppe Mazzini e a Giuseppe Garibaldi ed al quale avevo aderito anche in quanto partito di ispirazione rivoluzionaria – molto di più rispetto a quello socialista – al punto che le sue bandiere sono, tutt'oggi, rosse.

L'ultima volta che ho scritto del PRI, dicevo, è stato il 24 marzo del 2014 (io ne ero uscito già da alcuni anni), a proposito della partecipazione del partito alle elezioni europee nella peggior accozzaglia partitocratica possibile, denominata “Scelta Europea”.

Nell'articolo scrissi come non avesse alcun senso, innanzitutto, una lista che si ispirava alla liberaldemocrazia in Europa e come non fosse assolutamente utile (anzi !) una lista che appoggiasse “questa” idea di Europa in mano alla Banca Centrale Europea, alle multinazionali e all'alta finanza.

Nella fattispecie scrissi, fra le altre cose: “...ci chiediamo a che cosa serva una lista liberale (ma anche una socialista, popolare o comunista o grillina o neofascista) in Europa, visto che l'Unione Europea è di fatto governata dalla Banca Centrale Europea e, per decidere della lunghezza delle zucchine, ripetiamo, non servono liberali, socialisti o popolari !”.

E proseguii affermando: “Diverso sarebbe se i liberali, quelli duri e puri però, contaminati da un sano liberlsocialismo e da un sano repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che conoscono le battaglie di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Ernesto Nathan e ancor prima quelle di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini per un'Europa affratellata, ove il Popolo governa sull'economia e sulle ruberie politico-bancarie, iniziassero una sana battaglia extraparlamentare.

E' ciò che da lungo tempo ho proposto loro, così come lo propongo a tutti i cittadini pensanti (magari anche ai dissidenti ex grillini, se non rimanessero sordi all'appello del loro stesso elettorato) allorquando ideai “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), che non è un partito elettoralistico, bensì è un Partito d'azione. D'azione extraparlamentare in primis, per la Civiltà dell'Amore, per un'Europa affratellata, per i diritti sociali e politici che possono essere ottenuti fornendo ai cittadini una sovranità che non è mai stata fornita loro. Attraverso l'autogestione e la libertà di scelta: del proprio corpo, delle attività economiche, della circolazione delle idee (attraverso lo sviluppo del copyleft e l'abolizione del copyright), dell'autogestione dei capitali attraverso l'unione fra capitale e lavoro di mazziniana memoria.

Sono le medesime cose che penso oggi ed una volta di più, rammentando anche la lezione di Randolfo Pacciardi.

Sono le medesime cose che mi fecero abbandonare un PRI autoreferenziale, capitanato da un Francesco Nucara appiattito su posizioni berlusconiane prima, montiane poi ed oggi, forse, filo renziane, come filo-renziani sono quelli come la Ministra Stefania Giannini – candidata allora in “Scelta Europea” - e che oggi sta per assicurare il precariato a moltissimi insegnanti e distruggendo quel che rimane della scuola pubblica.

Questo non è spirito mazziniano e garibaldino ! E' spirito antisociale, autoritario, autoreferenziale.

Sono le medesime cose che cercai di far capire al PRI, ma anche a Fare per Fermare il Declino ed al PLI, quando mi candidai in quest'ultimo alle amministrative di Roma del 2013, proponendo a costoro di candidare a Sindaco della città Ilona Staller in arte Cicciolina, con un programma che avrebbe potuto, come scrissi allora: rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili; rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali; erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Tutte cose che i cosiddetti “liberaldemocratici”, fossero del PRI o del PLI, non compresero minimamente, candidandosi, ancora una volta, a prendere lo 0,00% dei (non)consensi.

L'alternativa mazziniana e garibaldina, oggi, non può essere che – come durante il Risorgimento – extraparlamentare e contro l'Europa delle Elite.

Mazzini e Garibaldi furono fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, assieme ad anarchici e socialisti. E non è un caso. Non è un caso se oggi occorre ripartire proprio da lì, per evitare di ritrovarci preda dell'opposto estremismo da una parte e ritrovarci ancora una volta al governo i servi della Banca Centrale Europea e del Fondo Monetario Internazionale, che stanno facendo strage dei diritti sociali e civili e che stanno condannando alla disoccupazione ed alla precarietà endemica milioni di persone, oltre che stanno attuando politiche immigrazioniste di sfruttamento e senza alcuna regola, foriere di criminalità e di ulteriore insicurezza sociale.

E non è un caso se da diverso tempo sono pressoché l'unico, in Italia ed in sede politico-culturale e giornalistica, a raccontare ciò che di positivo è accaduto, diversamente e in questi decenni, in America Latina con l'avvento di Presidenti di ispirazione bolivariana, repubblicana, socialista, garibaldina, peronista. Paesi che hanno saputo liberarsi dal giogo della dittatura militare, dal giogo delle multinazionali straniere, dal giogo dell'imperialismo yankee. Paesi governati da Presidenti laici e spesso libertari: il Venezuela di Chavez e Maduro; il Brasile di Lula e Roussef; l'Uruguay di Mujica e Vasquez, l'Equador di Correa, l'Argentina dei Kirchner.

E tutto ciò nonostante la disinformazione che giunge nel nostro Occidente pseudo-democratico, che vuole bollare quei Paesi e quei Presidenti come dittatoriali, quando, invece, rischiano di subire golpe militari da un momento all'altro. Golpe che riporterebbero quei Paesi nuovamente ad una situazione di sfruttamento da parte delle multinazionali straniere, in nome del Dio Danaro e contro la volontà dei popoli.

In questi giorni, al Congresso del PRI, da osservatore esterno, con amici ed ex compagni, vorrei parlare anche di questo e, nel mio piccolo, rammentare che oggi, eroi come Mazzini e Garibaldi, si collocherebbero – ancora una volta – dalla parte dei popoli e dei cittadini: contro i governanti d'Europa, le banche centrali e contro le multinazionali straniere. Siano queste statunitensi, russe o cinesi.


Luca Bagatin



16 settembre 2013

XX Settembre, festa di laicità, libertà, concordia. Uccisa dal fascismo e dalla partitocrazia.

Il 20 settembre è una giornata di festa.

Una festa purtroppo abolita e dimenticata, dal Fascismo prima e della Repubblica partitocratica poi.

La vera festa dell'Unità d'Italia in quanto il 20 settembre del 1870 l'Italia, con la conquista di Roma da parte dei Bersaglieri e la deposizione del potere temporale dei papi, divenne, finalmente, davvero unita.

Una giornata di concordia fra le ideologie politiche democratiche -  repubblicane mazziniane, socialiste, garibaldine, monarchiche - e le sensibilità spirituali, siano e fossero esse cattolico democratiche, ebraiche o massoniche.

Una giornata che permise agli italiani di essere davvero, per una volta, fratelli. Una giornata che il più grande Sindaco di Roma, ovvero Ernesto Nathan, soleva ricordare con un grande discorso a Porta Pia, dai profondi contenuti laici e spirituali al contempo.

Una giornata - il 20 settembre - purtuttavia invisa ai clericali ed ai fascisti e, nel dopoguerra, invisa ai comunisti - allora a braccetto ideologico con clericali e missini - ed ai democristiani che, non a caso, introdussero - per far piacere al Vaticano - in Costituzione, i fascistissimi Patti Lateranensi.

E' così che oggi, il 20 settembre, è una festa non ricordata, caduta in disuso, disprezzata da quella Repubblica Monarchica dei Partiti che nel 1948 tradì gli ideali di Mazzini, Garibaldi e Cavour e consegnò il Paese nelle mani dei nuovi barbari che si spartirono in Potere. Dc e Pci in testa, pur contrastati da qualche laico intransigente che, in cuor suo, non aveva dimenticato la lezione del Partito d'Azione, unico partito italiano a non essere mai sceso a patti con nessuno ed aver coerentemente portato avanti ideali di laicità e libertà.

Oggi, solo la Massoneria italiana nelle sue varie Obbedienze, il Partito Radicale e le associazioni mazziniane e garibaldine, rammentano ancora il 20 settembre con manifestazioni pubbliche a Porta Pia. Eppure senza il 20 settembre l'Italia non sarebbe diventata un Paese laico, civile, liberale e l'istruzione pubblica non sarebbe mai stata gratuita ed estesa a tutti, ma esisterebbero ancora profondissime disparità fra classi sociali.

La Storia, ad ogni modo, l'hanno riscritta altri, ovvero gli eredi delle dittature rosse e nere, oltre che i nuovi barbari eredi di Berlinguer, Berlusconi, Bossi e Grillo che, se non ci fosse stata la falsa rivoluzione di Tangentopoli, oggi, sarebbero a vendere patate al mercato.

Il 20 di settembre di quest'anno scadrà il termine di presentazione dei dodici referendum Radicali. Referendum che vorrebbero abolire il finanziamento pubblico ai partiti, il sistema perverso dell'8 per mille, l'ergastolo, per separare le carriere dei magistrati ed altri, tutti molto interessanti, come sempre sono le proposte dei Radicali.

E' difficile prevedere se le firme necessarie saranno tutte raccolte, per quanto ce lo auguriamo. Purtuttavia, anche se i quesiti passassero con dodici SI' a maggioranza, siamo certi che questo o il prossimo Parlamento - composto dalla stessa partitocrazia che ha ucciso ogni spirito liberale degli ultimi 150 anni - non li disattenderebbero ?

Abbiamo stima di Marco Pannella, ma vogliamo anche ricordare che "questi" Parlamenti con "questi" partiti, sono quelli che gli anno negato il voto come Presidente della Repubblica e lo hanno negato anche ad Emma Bonino.

E' facile, molto facile, firmare dei quesiti referendari come ha fatto Berlusconi (ma ve lo ricordate quando egli definì "comunisti" i referendum liberisti dei radicali del 1999 ? Sic !). Molto più difficile è sostenere battaglie liberali e civili in Parlamento. E "questi" partiti, mandanti della scomparsa del 20 settembre quale Festività Nazionale, di civile e liberale non hanno proprio nulla.


Luca Bagatin



19 luglio 2013

Intervista di Nicola Ricchitelli per "Il Giornale di Puglia" ad Ilona Staller: "SONO UN PERSONAGGIO STORICO, HO SPOSTATO IL CONFINE DEL COMUNE SENSO DEL PUDORE"

Riportiamo, con grande piacere, questa superba intervista del collega Nicola Ricchitelli alla nostra carissima amica Ilona, che ringraziamo per averci citato, anticipando brevemente i nostri prossimi progetti artistici.

L.B.

di Nicola Ricchitelli - Intervista alla politica, attrice e musicista ungerese Ilona Staller, in arte Cicciolina.

D: Ilona, partiamo dalle tue esperienze politiche: nelle ultime amministrative di Roma le cose non sono andate molto bene, qual è il futuro di Ilona Staller nella politica?
R: «Ero molto felice di collaborare con il PLI, ma dopo le pubblicazioni del voto purtroppo non mi ha più chiamato nessuno in quel campo; sono molto delusa, perciò ho deciso di rimandare la tessera del PLI e di abbandonare il partito. Non so ancora cosa farò politicamente nell’immediato futuro per il momento».

D: Il punto più alto della tua militanza politica lo tocchi nel 1987 con l’elezione nel Partito Radicale. Come hai vissuto quegli anni nella 'stanza dei bottoni'?
R: «All’inizio il mio incontro con il Partito Radicale è stato fantastico. La base radicale era gente carina; poi conobbi il grande Marco Pannella e la sua grande libertà di pensiero. Era un leader liberale di un partito 'fondamentalista', in cui realmente rappresentava un problema se qualcuno lanciava o attaccava delle locandine senza l'approvazione del partito. Io predicavo la libertà sessuale e volevo portarla anche in politica. La mia campagna elettorale partì infatti con un affissione di manifesti massiccia su Roma e nel Lazio. I miei slogan erano: “SCHIZZIAMO DI FELICITA” e “ VIVA LA LIBERTA' SESSUALE E VIVA L'AMORE”.  Facevo manifestazioni e performances in discoteca e fui subito denunciata per atti osceni. Mi chiamarono immediatamente alcuni dirigenti del Partito Radicale e mi chiesero: ”Ma cosa stai combinando?”; ed io risposi ingenua: ”Siamo liberi e siamo radicali”... l’avessi mai detto. Durante la campagna elettorale si schierarono contro una gran parte dei radicali, perche molti temevano che io c’e l'avessi fatta veramente, mi invitavano alla moderazione, altri replicavano “bisogna  fermare la STALLER”. Avevo scoperto che diversi radicali avevano 2 facce, mi frenavano ai loro congressi, staccavano i miei manifesti; Pannella si trovava sempre più in difficoltà. Mi mandò una delegazione per consigliarmi di ritirare la mia candidatura, o almeno, in seconda battuta, accettare la rotazione con la mia firma che gli garantiva di togliermi di mezzo se fosse stata eletta al Parlamento. NON FIRMAI. Ormai avevo capito che stavo avendo un enorme successo durante la mia campagna elettorale, un tale e incredibile successo che nemmeno i peggiori radicali sarebbero riusciti ad arrestare. Purtroppo il partito non mi sosteneva, anche se rispettavo le loro regole, compresa quella di passare il 60 percento del mio stipendio di parlamentare al partito».

D: Tutto ebbe inizio nel 1964, a soli 13 anni. Che ricordi conservi delle prime esperienze come modella?
R: «Vorrei tornare indietro nel tempo. Sono nata in una famiglia medio borghese e molto povera. Siamo 4 tra fratelli e sorelle, il più giovane e Laszlo, poi vi sono Attila, Ilona e Valeria. Sono nata il 26 novembre all’alba dopo una lunga notte tempestosa in un ospedale di Budapest. Abitavamo in una casa modesta di 2 stanze piccole in un quartiere povero. Io, per aiutare la mia famiglia, avevo deciso di fare la modella. Ero molto bella a detta degli altri, ma la mia grande passione era il violino, la danza classica e il pattinaggio sul ghiaccio. Ero una bambina vivace e piena di speranza verso il futuro. A 13 anni feci il mio primo nudo artistico come modella. Per me era un fatto naturale, non avevo complessi verso la mia nudità. Quando ero bambina la mia bisnonna, che adoravo, qualche volta mi portava con se' alla stazione per guardare le partenze dei treni, intanto mi accarezzava la mia piccola testa e mi disse: “Sei la bambina più bella e più dolce del mondo”... ero innocente, guardavo con ammirazione la stazione e i suoi treni così imponenti. Erano belli, forti e mi facevano una certa paura, buttavano tanto fumo prima di sparire nei boschi bui. Sempre più spesso fantasticavo e pensavo “un giorno anch'io andrò lontano con quel treno nero, più lontano dei sogni, più lontano dai problemi spinosi della frontiera».


D: Poi, a soli 22 anni, arrivò il tuo primo matrimonio... come maturò quella scelta?
R: «Il mio primo matrimonio è finito in breve tempo. Salvatore era un uomo di 26 anni più grande di me, e, quando chiesi il divorzio, lui mi disse: “Se paghi tu tutte le spese legali allora divorziamo”; trovai un piccolo studio legale a Milano e rapidamente dopo 3 anni di separazione ero di nuovo 'libera'».

D: L’anno 1973 rappresenta un anno fondamentale per la tua carriera poiché incontri il tuo pigmalione, Riccardo Schicchi. Come avvenne il tutto?

Ilona ed il suo primo marito

R: «Conobbi Schicchi a Roma nel 1974, avevo una piccolo superattico in affitto sulla via Cassia. Era una splendida giornata d'estate. Quel pomeriggio ero arrivata all' angolo della strada dove abitavo. Nella mia borsetta c'era il caos più totale, tra rossetti, matite per gli occhi, cercavo le chiavi di casa. Arrivata al cancello d'ingresso, alzai gli occhi e mi trovai davanti un ragazzo buffissimo, in posizione yoga con la testa in giù. Appena mi vide si alzò in piedi, mentre io ridevo di gusto e mi disse ”sono Riccardo e ti cerco da 2 settimane. Ti ho lasciato dei messaggi sulla tua segreteria telefonica e ti vorrei portare a fare un provino per un nuovo film d'arte. Va bene dissi, aspettami qua, faccio un salto a casa a prendere il mio cane Bubu - era una yorkshire - andiamo a fare una passeggiata insieme,e se vuoi ci accompagni. Vidi il suo volto felice. Il comportamento di Riccardo era un pò infantile. In breve tempo diventammo amici. Riccardo non era un tipo qualunque, così come io non ero una ragazza comune. Lui era un bravo fotografo - oltre che uno squattrinato studente di architettura - amavamo la natura, gli animali e le belle fotografie. Facevamo lunghe passeggiate nei boschi, risalivamo i fiumi con dei stivaloni, pescavamo, prendevamo il sole nudi e ammiravamo il tramonto. Mi portava nelle campagne più sperdute e mi scattava migliaia di fotografie. Era instancabile. Mi scattava foto nella natura, al mare, tra girasoli, papaveri rossi, nel fango, nelle tombe etrusche. Aveva molta fantasia, e mi disse sovente “ricordati che la natura è la migliore scenografia, non c’è più bella luce di quella del tramonto e tu sei bellissima e sei un angelo della natura”. Mentre mi scattava le foto, io ballavo in mezzo ai prati con la coroncina di fiori sui miei cappelli lunghi biondi e il mio corpo sinuoso coperto solo da un velo trasparente. Riccardo si innamorò della mia bellezza giovane e infantile, ero una ragazza sognatrice, naif e ingenua».


D: Riccardo Schicchi, quale il tuo ricordo di lui?
R: «Riccardo era malato ormai da anni di diabete giovanile. Sono andata a trovarlo in ospedale tante volte, penso che lui non credeva di morire. Al suo funerale ho portato delle rose e davanti alla sua bara ho fatto una lunga preghiera. Voglio ricordare il tempo che eravamo insieme, il periodo dal 1973 al 1990».

D: Visto che siamo in vena di ricordi, come non ricordare l’indimenticabile Moana Pozzi…
R: «Io e Riccardo avevamo 2 società al 50%. Avevamo una rosa di artisti tra cui Ursula Davis detta Hula Hop,  Barbarella, Moana, Ramba, Petra e altre. Moana era genovese, aveva una gran voglia di diventare popolare. Era una maggiorata ed era affascinata dagli uomini potenti e famosi. Mi ricordo uno spettacolo a Venezia dove abbiamo fatto un doppio spettacolo. Era altissima e sapeva come giostrare il suo pubblico. Il corpo era il riferimento principale della sua vita, la misi al mio fianco durante la mia campagna elettorale e diventò popolarissima con il mio aiuto, la feci partecipare a tutte le mie conferenze stampa, la portai con me portai con me a Parigi, in Grecia, ovunque. Siamo partiti per Los Angeles per girare insieme un film porno, ci siamo divertite a fare shopping  nelle boutique di Madonna dove abbiamo comprato della bellissima biancheria intima. Nel 1991 mi sposai con Jeff Konos e andai a vivere in America, New York. Moana stava già male, al mio ritorno dagli Usa trovai l'ombra di Moana. Era Scheletrica, non aveva la forza di una volta; poi, partita poco dopo per Lione, è morta tra le braccia della madre. Ho tantissimi bei ricordi con lei, la custodisco amorevolmente. Voglio ricordare di lei, come era una volta, la superdonna maggiorata. Ricordo ancora quando Moana vide mio figlio Ludwing e mi disse “sono felice della tua felicità di mamma».



D: Come e perché avvenne la svolta porno?

R: «Avevo girato diversi film, “Cicciolina amore mio” - film erotico - ma era ad un passo dalla pornografia. Realizzai “Telefono rosso”. In quel film ho previsto tutto, perfino la telefonia erotica con 10 anni di anticipo. Quel film fu un vero e proprio record di incassi. Sono passata dai rotocalchi familiari - con la stessa faccia e lo stesso corpo - all’interno di una produzione pornografica. Gli abitanti delle grandi città erano confusi e inibiti davanti alla novità della pornografia. Diverso invece nelle campagne e nelle provincie dove i miei spettacoli riscuotevano enorme successo. Feci un tour per tutta Italia, fra mille paesi fino ad arrivare a Milano - al palazzetto dello sport di fronte a 22 mila persone – dove mi esibì con le mie bellissime canzoni. Facevo volare striscioni con la scritta “sghettizziamo la pornografia”, “viva la rivoluzione sessuale”. Il pubblico cadeva in delirio. A Como, durante un mio show, il tetto di una discoteca insieme alle travi portanti venne giù con tutti i ragazzi appesi. Ci salvarono i pompieri. Io la pornografia la vivevo come un fatto piacevole, tanto sesso con artisti del sesso sempre diversi. Ho lavorato con il mitico attore americano John Holmes e con Amber Lynn E Ginger Lynn. Adesso con Ursula e Luca Bagatin, con Soraya Roselli e con Ludwing Koons stiamo preparando sei sketch tv divertenti. Tre anni fa era uscito il mio bellissimo libro autobiografico dal titolo “PER amore e per forza”; sto cercando  sponsor per fallo diventare un grande film per il cinema e metterò protagonista del mio film nella parte della giovane Cicciolina, la bellissima diciottenne Soraya Roselli».

D: Come è cambiato nel corso degli anni il mondo dell’hard?
R: «Io penso che la pornografia di oggi e' differente da quella di allora. Ormai con internet chiunque può vedere milioni di porno, i tempi sono cambiati. Nelle discoteche le ragazze fanno ormai un nudo integrale e usano oggetti per masturbarsi».

D: Con quali delle tue colleghe hai stretto un buon rapporto nel corso degli anni?
R: «Ho una grande amicizia con la bellissima amica mia Ursula Davis, detta Hula Hop. Ci vediamo spesso e andiamo al mare, pranziamo insieme o andiamo al cinema. Spesso parliamo dei vecchi tempi, di come e cambiato tutto».

D: Hai mai pensato ad un ritorno nel mondo dell’hard?
R: «Non ho mai pensato ad un mio ritorno alla pornografia. Nel mio futuro vedrò di fare questo bellissimo film sulla mia vita e tanta televisione. Nel mio futuro vedo anche la discografia, nuovi cd musicali che inciderò».

D: Cosa c’è nel futuro di Ilona Staller?
R: «Nella sostanza sono un personaggio storico, ho spostato il confine del comune senso del pudore, sono sempre stata una donna trasgressiva ma dolce. Essendo un vero sagittario, sono ottimista verso il mio futuro. Lavorerò di più per il sociale perche io amo la gente e voglio aiutare tutti i bisognosi e bambini. Io sono felicemente single, vivo con mio figlio e la fidanzata Soraya. Abbiamo dei grandi progetti di lavoro per l’immediato futuro».

http://www.giornaledipuglia.com/2013/07/lintervista-di-ilona-staller-cicciolina.html



3 luglio 2013

La più grande delusione politica della mia vita, ovvero quella con il Partito (il)Liberale Italiano (e viva ora e sempre Ilona Staller !)



Poteva essere un'esperienza vitale, erotica ed utile.
E' stata un'esperienza mortifera, triste e inutile.
La presenza di Ilona Staller e del sottoscritto nelle liste del Partito Liberale alle comunali di Roma non è stata né valorizzata né compresa dal partito (o, meglio, da ciò che ne resta) stesso.
L'idea che avevo in mente allorquando proposi alla dirigenza del PLI la candidatura Staller (parliamo del gennaio 2013) era molto chiara e si sostanziava in almeno tre punti:

1) rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili.

2) rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali.

3) erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Purtroppo l'idea della Dirigenza "liberale" retta da Stefano De Luca ed Enzo Palumbo era evidentemente un'altra, ovvero utilizzare Ilona Staller-Cicciolina quale "specchietto per le allodole mediatico".
Ciò si è visto sia nella prima conferenza stampa dal sapore feticistico, ove Ilona dovette esibirsi in foto che mostravano la "tessera del PLI" e nella candidatura a Sindaco non già dell'eroina Cicciolina come aveva proposto il sottoscritto, bensì della candidatura di un ragazzo politicamente sconosciuto e oltretutto inneggiante ai fratelli Kennedy, noti simpatizzanti del fascismo e noti per essere stati eletti con i voti della mafia (si vedano le biografie di Pier Carpi e di Lanfranco Palazzolo, già dal sottoscritto recensite).
Come se ciò non bastasse, dopo aver messo Ilona in secondo piano, relegata a "bandiera mediatica", al secondo turno codesti dirigenti "liberali" hanno ben pensato - senza avvisarci - di appoggiare l'estremista di destra Gianni Alemanno che, peraltro, in questi anni ha distrutto Roma assieme a amici, parenti e conoscenti.
Ora, il sottoscritto e Ilona, in tutti i nostri comunicati stampa abbiamo scritto che la nostra candidatura nasceva contro la partitocrazia e l'inciucio Pd-PdL e questi qui che fanno ? Appoggiano il peggio del peggio, ovvero Alemanno !
Al danno la beffa e i cocci sono stati nostri al punto che i risultati del partitino "liberale" sono stati oltremodo deludenti: nemmeno 900 voti in tutto, ovvero una sconfitta che si poteva evitare se si fosse candidata Ilona Staller a Sindaco con il nostro programma antipartitocratico, colorato, per la gente, per i diritti, per le libertà sessuali e per una Roma che avrebbe potuto tornare ai fasti di Ernesto Nathan.
Lasciamo dunque codesti "liberali" al loro grigiore, ai loro debiti (anche nei confronti degli elettori) ed al totale oblìo e, con l'associazione che ho ideato - "Amore e Libertà" - cerchiamo di costruire un'alternativa a questa triste politica che, da oltre vent'anni, danneggia il cittadino e lo sta rendendo sempre meno consapevole del proprio potenziale e del proprio ruolo attivo nella società.

Luca Bagatin



30 gennaio 2013

Gli pseudo repubblicani (nucariani) stanno rasentando il ridicolo. Solo "Fermare il Declino" - oggi - può rappresentare la cultura mazziniana



L'essere presenti - alle imminenti elezioni politiche di febbraio - in solo una o due regioni italiane e l'aver assistito alla fuga di eminenti esponenti Repubblicani in favore del movimento liberale di Oscar Giannino, evidentemente, all'ex Partito Repubblicano Italiano (oggi Partito Nucara) brucia non poco.
Ancora una volta Francesco Nucara, ovvero il Segretario del suo personale partito, dalle colonne del suo personale giornale, "La Voce Repubblicana", tuona contro il movimento di Oscar Giannino "FARE per Fermare il Declino". Reo, a detta di Nucara, di non aver voluto l'appoggio dell'ex PRI.
Ora, ancora una volta Nucara se la prende con l'Avvocato Alessandro De Nicola, ovvero uno dei rappresentanti di FARE, affermando che egli non sarebbe stato né "serio" né "chiaro".
Ora, anche alla luce delle affermazioni del e dei rappresentanti di FARE, la chiarezza appare lampante.
La risposta di De Nicola ed anche di Giannino, infatti, è ed è stata la seguente: "se volete confluire nella nostra aggregazione sarete i benvenuti".
E' chiaro che, un movimento non ideologico e non identitario come quello di Giannino, non poteva accettare un appoggio tout court del Partito Repubblicano Italiano in quanto partito ideologico.
Molti Repubblicani mazziniani storici e non solo (la gran parte dei quali dimessisi anche dalla Direzione Nazionale del PRI) lo hanno compreso ed infatti hanno deciso di aderire al movimento di Giannino. Abbandonando Nucara al suo destino.
Ciò a Nucara può anche dispiacere, ma è la logica conseguenza dei fatti.
La "fuga dei cervelli" Repubblicani è logica conseguenza dell'immobilismo del partito di Nucara, ormai autoreferenziale, subalterno a Berlusconi e inconcludente in termini di proposte politiche. Lo scriviamo da oltre un anno ed oggi siamo lieti che autorevoli personalità Repubblicane - quali ad esempio il prof. Riccardo Gallo - stiano iniziando a comprenderlo.
Oscar Giannino, lo dicemmo anni fa, avrebbe meritato la Segreteria Nazionale del PRI. Avrebbe potuto trasformare il partito, mantenendone la memoria storica, e fondare un'aggregazione più ampia ed aperta alla società civile.
Non potendolo fare nel PRI - capitanato da oltre dieci anni da Francesco Nucara (e qui è anche responsabilità della stragrande maggioranza degli iscritti repubblicani aver dato carta bianca a costui per tutti questi anni) - ha deciso di fondare un movimento aperto: FARE per Fermare il Declino, al quale aderiscono eminenti studiosi, economisti, persone del mondo del lavoro, dell'impresa e della società civile. Tutta gente, in sostanza, che - a differenza dei parlamentari "nucariani" - non ha mai vissuto alle spalle del contribuente.
Dunque, da ciò cosa si evince ?

- Che nel prossimo Parlamento non ci saranno più personalità antiquate ed autoreferenziali quali Nucara, la Sbarbati, Ossorio, Del Pennino e, ci auguriamo, nemmeno più Giorgio La Malfa. Si godano, costoro, la cospicua pensione (pagata, peraltro, dai contribuenti) e lascino che altre personalità - che mai hanno gravato sul contribuente, peraltro - si adoperino per fermare il declino del nostro Paese, martoriato da imposte, balzelli, burocrazia e partitocrazia.

- Che per "fermare il declino" occorre prima di tutto FARE e non chiacchierare o fare citazioni altisonanti di Mazzini o Garibaldi. Ci si ricordi, invece, che Mazzini e Garibaldi mai vollero immischiarsi nei partiti politici (al punto che Garibaldi si ritirò presto dalla vita politica per tornare nella sua Caprera a fare il contadino), ma organizzarono gruppi di giovani ed intransigenti combattenti. E mai accettarono una lira dal contribuente (Garibaldi rifiutò sempre pensioni o rendite pubbliche, preferendo vivere in povertà piuttosto che gravare sul prossimo).

- Che oggi lo spirito mazziniano e garibaldino è incarnato da Oscar Giannino e dal suo movimento civile FARE per Fermare il Declino.

- Che FARE per Fermare il Declino esiste per arrestare il declino dell'Italia e non quello del partitino autoreferenziale di Nucara e, pertanto, non è un autobus sul quale salire a piacimento per tornare a scaldare una poltrona.

- Che occorre che spiriti indipendenti e volontaristici istituiscano una FONDAZIONE PARTITO REPUBBLICANO ITALIANO, per recuperare la memoria storica di questo glorioso partito ormai defunto.

Ci auguriamo, con questo ennesimo scritto, di aver contribuito a fare chiarezza anche per coloro i quali fossero piuttosto duri ci comprendonio.

Luca Bagatin




11 gennaio 2013

Chi tiene alta e fiera la bandiera dell'Edera e della Liberaldemocrazia è "Fermare il Declino"



Ma, insomma, questi Repubblicani mazziniani esistono ancora ?
Parliamo degli eredi di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, ovvero di coloro i quali portarono - dal dopoguerra agli anni '90 - l'Italia nel Patto Atlantico, nell'Unione Europea, resero il nostro Paese più laico, libero e civile.
La risposta è affermativa. La cultura Repubblicana mazziniana è ancora vitale, anche se non alberga più nel PRI da un pezzo.
O, meglio, sarebbe opportuno chiarire un po', così come ha fatto l'ottimo Oscar Giannino alcuni giorni fa dalle colonne de "La Voce Repubblicana", storico organo del Partito Repubblicano Italiano.
Oscar Giannino è sempre stato un Repubblicano storico che, coerentemente con la sua storia liberaldemocratica, ha fondato l'estate scorsa il movimento d'opinione "Fermare il Declino", assieme ad otto fondatori - fra professionisti ed accademici - con un elenco di dieci punti programmatici di impostazione economica liberale.
"Fermare il Declino", nel corso dei mesi, è diventato un vero e proprio movimento politico che non si propone tanto di occupare posti in Parlamento o dare testimonianza, quanto piuttosto proporre dieci interventi per la crescita:

  1. Ridurre l'ammontare del debito pubblico
  2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni
  3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni
  4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali
  5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti
  6. Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse
  7. Far funzionare la giustizia
  8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne
  9. Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni
  10. Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.

Ora, il Partito Repubblicano Italiano al quale anche il sottoscritto fu iscritto, da parecchi anni, pur proponendo a parole un fantomatico "Progetto Liberaldemocratico", non ne ha mai delineato un programma di massima, né tantomeno ha presentato un progetto politico di ampio respiro.

Il "Progetto Liberaldemocratico" è rimasto un non-progetto, una parola vana da snocciolare così, tanto per riempire di contenuti enfatici discorsi senza alcuna prospettiva concreta.

Il PRI, da parecchi anni, diciamocelo pure, non ha nemmeno una linea politica vera e propria, è prigioniero di una Segreteria nazionale "calabrocentrica" ed autoreferenziale, da inutili litigi con un Giorgio La Malfa che non si sa nemmeno più che fine ha fatto e da una recente alleanza con Berlusconi che non ha portato alcun risultato concreto in termini politico-programmatici.

In tutto ciò è più che comprensibile che autorevoli membri della Direzione Nazionale del PRI (a cominciare dallo stesso Giannino) abbiano preso le distanze da questo partito e oggi si presentino fra le fila di "Fermare il Declino", che non è un partito politico, bensì un contenitore "non ideologico" che mira a raccogliere i consensi di tutti coloro i quali - siano essi di destra, centro, sinistra o apartitici, condividano i dieci punti programmatici delineati.

Tutto ciò mi pare ed appare ineccepibile. Il Progetto Liberaldemocratico, quello vero, sostanzioso e sostanziale, l'hanno realizzato Oscar Giannino, Luigi Zingales, Michele Boldrin ed altri autorevoli esponenti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'economia e della società civile.

Tornando al PRI, ovvero a coloro i quali, come il sottoscritto, hanno a cuore il destino dell'Edera, chi scrive, da parecchi anni, propone una soluzione non solo dignitosa, ma anche utilissima alle nuove generazioni.

Non sciogliere il partito, ma trasformarlo. Trasformarlo in una Fondazione culturale e ciò per tutelare un patrimonio storico-politico che, dal 1895, ha attraversato questo nostro Paese.

Del resto, e questo molti Repubblicani tendono a dimenticarlo o a non dirlo, Giuseppe Mazzini non fondò mai un partito politico con fini elettoralistici. Tutt'altro. Nel 1853 fondò il Partito d'Azione, ovvero un partito di giovani combattenti, con lo specifico copito di combattere il Trono e l'Altare, restituendo la sovranità al Popolo.

In questo PRI, ovvero in ciò che ne resta, non ci sono più né giovani, né tantomeno combattenti. Rimangono persone legate a talune poltrone, che peraltro con uno 0,1% alle elezioni politiche non onorano nemmeno più la storia gloriosa dell'Edera.

Viva dunque il Progetto Liberaldemocratico e Repubblicano di Oscar Giannino !

Viva una possibile e necessaria Fondazione Partito Repubblicano Italiano !


Luca Bagatin



9 dicembre 2012

Il ritorno politico di Ilona Staller: paladina dei diritti civili

Nessuno ne parla, ma lei sta per tornare.
Ilona Staller, in arte Cicciolina, prima pornostar eletta in Parlamento nelle file del Partito Radicale, nel 1987, sta per tornare sulla scena politica.
Una provocazione ? No di certo.
L'On. Staller, quando fa politica, non provoca mai. Non lo fece nel 1979, quando si candidò nella prima lista ambientalista d'Italia (molto prima della nascita dei Verdi, ovvero quando i movimenti ambientalisti stavano conquistando il Nord Europa), ovvero la "Lista del Sole" e non lo fece nemmeno con i Radicali, allorquando fu eletta con 20.000 preferenze.
Ilona Staller ha, da sempre, le idee chiare in fatto di ambiente, diritti civili, diritti degli omosessuali, dei detenuti, delle prostitute, di lotta agli sprechi ed ai privilegi e così rilancia il suo progetto di sempre con "Democrazia Natura Amore", il neo-partito che ha fondato.
"Natura" ed "Amore", oltre che "libertà di espressione" (in tutti i sensi) del resto, sono da sempre le sue parole d'ordine, come ricorda uno spot elettorale d'annata del Partito Radicale, che la vide protagonista assieme all'On. Marco Pannella.
E non lesina critiche nemmeno a Nicole Minetti ed a Mara Carfagna, sostenendo, in una recente intervista per il sito Excite.it: "io ho una mia storia. Io sono stata eletta con 20.000 voti dal popolo italiano che è sovrano, Nicole Minetti è stata messa lì dal Pdl, punto" E definisce Mara Carfagna "Ministro per grazia ricevuta".
Ilona Staller, afferma, inoltre, che la sua candidatura alle imminenti elezioni del 2013 non è affatto una provocazione e lo dimostra rilanciando un programma in continuità con le sue battaglie Radicali: diritti degli animali (lotta alla vivisezione, alla sperimentazione ed al maltrattamento agli animali); diritti dei disabili e degli invalidi con aumenti pensionistici a loro favore; riconoscimento delle unioni civili e del matrimonio omosessuale (che l'On. Staller vorrebbe anche in senso religioso, per le coppie omosessuali di fede cattolica che lo desiderano); legalizzazione della prostituzione; abolizione del finanziamento pubblico ai partiti; aumento delle pensioni minime a 1000 euro; istituzione di un centro antiviolenza per le donne; abolizione dell'IMU; abbassamento delle imposte in particolare per piccole e medie imprese, oltre che per i cittadini; drastica riduzione delle spese militari e riduzione del 50% degli stipendi di parlamentati e funzionari pubblici o quantomeno rapportarli al tenore di vita di un cittadino italiano medio.
Questi, in sostanza, alcuni dei punti chiave di "Democrazia Natura Amore".
Ammetto che personalmente mi dispiace che vi siano stati o vi siano ancora pregiudizi nei confronti di Cicciolina, in particolare da quel mondo che dovrebbe essere laico e liberale. Perché è quello il mondo ove le idee di Ilona possono e dovrebbero essere meglio comprese.
Ricordo ancora quando scrissi, in un articolo di cinque o sei anni fa, quanto la candidatura di Cicciolina negli Anni '80 fosse stata dirompente ed anti-partitocratica. Ovvero in totale antitesi con quel mondo politico-partitico-parlamentare clericale, socialBurocratico, paracomunista, parafascista ed immancabilmente paraculo, contro il quale i soli Radicali (ma anche molti socialisti, liberali e repubblicani) si battevano sin dagli anni '50 del '900.
Cicciolina, assieme a Marco Pannella, ad Emma Bonino, ad Adele Faccio, ad Enzo Tortora ed altri, rappresentavano e rappresentarono un'alternativa libertaria al Potere ed all'Ordine costituito o, meglio, prostituito (delle Corti prostituzionali, dei presidenti della non-Repubblica e del non-Consiglio, mai eletti da nessuno, allora come oggi). Un'alternativa di etica laica, allora come oggi, alternativa alle destre ed alle sinistre eversive e partitocratiche della Dc, del Pci, del Pd, del PdL, dell'Udc, dell'Idv, di Sel.
Oggi, mi piacerebbe vedere ancora una volta i Radicali marciare assieme ad Ilona Staller ed a "Democrazia Natura Amore". Ma vorrei anche marciassero assieme a "Fermare il Declino" di Oscar Giannino. Marciassero assieme tenendo alta la bandiera delle libertà civili, economiche, sessuali, contro il marciume dei partiti e del decadimento di ciò che rimane delle Istituzioni di questo nostro povero Paese.

Luca Bagatin




25 luglio 2012

Perché l'Associazione Mazziniana Italiana si è scordata di Mazzini e di Pacciardi ?

Randolfo Pacciardi

E' da qualche anno che, francamente, non comprendo la linea dell'Associazione Mazziniana Italiana (AMI), alla quale fui convintamente iscritto dal 2004 al 2009.
L'Associazione Mazziniana dovrebbe essere depositaria della cultura e del pensiero di Giuseppe Mazzini, senza immischiarsi troppo nelle tristi vicende politiche nostrane.
Da qualche anno, come ho avuto già modo di scrivere in altri articoli, l'AMI, si è appiattita sulle posizioni del PD (tanto da fiancheggiare la candidatura a Sindaco di Forlì dell'ex Predisente dell'AMI Roberto Balzani) e, nell'ultimo articolo che mi è capitato di leggere su "L'Azione Mazzinana", organo dell'AMI, a firma di Giovanni Bruni leggo addirittura un'affermazione lontana da Mazzini sin dal titolo: "Con la proposta di presidenzialismo...finalmente s'afferma da noi formalmente il Fascismo !".
Ora, posto che, in quei Paesi ove il Presidenzialismo è prassi consolidata il Fascismo non ha mai messo piede (e nemmeno il Comunismo ed il Nazismo): pensiamo agli USA ed alla Gran Bretagna, mentre le dittature hanno attecchito nei regimi parlamentari proporzionalistici e partitocratici; vi è da dire che il Presidenzialismo fu caldeggiato proprio da Giuseppe Mazzini, come ricordò l'eroe della Resistenza antifascista Randolfo Pacciardi, che di Mazzini fu diretto erede.
Mazzini, con il Partito d'Azione del 1853 (organizzazione politica di combattenti, non un mero partitino politico da gettare nelle mischie elettorali per la spartizione del potere), si battè, oltre che per la libertà di pensiero e di stampa, anche per il suffragio universale e per la resposabilizzazione dei governi di fronte al popolo. Ovvero per quel Presidenzialismo che tentò già di realizzare con l'istituzione della Repubblica Romana del 1849.
Ora, forse, questo i "mazziniani" dell'AMI l'hanno dimenticato.
Come forse hanno dimenticato anche la battaglia per un sistema Presidenzialista ed antipartitocratico di Pacciardi, già leader del Partito Repubblicano Italiano.
La vera dittatura, il nuovo fascismo, come affermava lo stesso Pacciardi era ed è rappresentato dalla partitocrazia, ovvero da quel sistema di potere di partiti e partitini che tirano per la giacchetta i governi al fine di non farli governare e per far passare quelle leggi che consentono alla partitocrazia stessa ed ai politicanti (non gli statisti, che sono cosa ben diversa !) di continuare a mangiarsi la torta alle spalle dei poveri elettori, cittadini, contribuenti.
Mi è davvero spiaciuto leggere un articolo così poco mazziniano e così poco repubblicano su "L'Azione Mazziniana", lo confesso.
Anche perché auspico che, al di là dei tatticismi politici dell'oggi (che fanno approvare astrusi semi-presidenzialismi, quando invece occorrerebbe l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, con piene funzioni di governo e slegato dai partiti), un rinnovato spirito mazziniano e pacciardiano torni ad essere protagonista di una nuova stagione politica.
Senza feticismi o distinzioni fra "destra" e "sinistra", termini buoni solo a gettare fumo negli occhi dei cittadini.

Luca Bagatin


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