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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 dicembre 2013

L'unica vincitrice delle primarie

L'unica vincitrice (morale, fra gli immorali della politica) 
delle primarie del cuore



Moana, forse, oggi, sarebbe un ottimo leader politico per un mondo diverso,
certamente meno perverso.



16 ottobre 2013

Il governo dei giocolieri Letta & Alfano



Già in un articolo del 30 agosto scorso parlavamo del "gioco delle tre carte" masso in piedi dal governo dell'oligarchia monolitica Letta-Alfano.

Raccontavamo di come avrebbero sì tolto l'IMU, ma avrebbero aumentato l'IVA, nonché introdotto nuove imposte.

Ed ecco infatti che, da allora, l'IVA è aumentata ed ecco arrivata anche la TRISE, a discrezione dei Comuni e delle Regioni, che di fatto triplica la tassazione immobiliare.

E Enrico Letta ha ben poco da esultare - per indorare la pillola ai lavoratori e agli italiani tutti - in quanto, come segnala peraltro Enrico Marro sul Corriere della Sera del 16 ottobre, le retribuzioni nette aumenteranno, se va bene, di appena 10-15 euro mensili e la pressione fiscale subirebbe comunque una riduzione infinitesimale. Posto che i consumi sono proprio da questo governo disincentivati e così il mercato immobiliare.

Questo governo, in sostanza, come i precedenti peraltro, ma forse più degli altri, è il governo dei giochetti, dei balzelli, del "buon viso a cattivo gioco". Del "tolgo di qui per rimettertelo lì". E' il governo della "Stabilità", ma solo quella dell'oligarchia al Potere Destro-Centro-Sinistro, come dicevamo anche in quel nostro articolo del 30 agosto.

Non sono stati fatti interventi strutturali, eppure si parla di una "crescita" (come da cinquant'anni a questa parte, oltretutto !) che, con queste (contro)misure non può certo arrivare.

In quel nostro già citato articolo, non a caso, proponevamo misure ben più efficaci, che andassero alla radice dei problemi e che restituissero sovranità al cittadino e non al politicante di turno che, oltretutto - con le leggi elettorali introdotte nll'ultimo Ventennio (neofascista) 1993/2013 - non è stato eletto da nessuno.

Occorreva ed occorre: abolire ogni imposta sulla prima casa, abbassare l'IVA attraverso l'abolizione delle Province e delle comunità montane ed attraverso l'accorpamento dei Comuni inferiori a 15.000 abitanti. Ecco già un primo forte risparmio per le casse dell'erario. Poi si potrebbe pensare ad introdurre un'unica tassa, ma a carico delle forze politiche (con l'abolizione totale del finanziamento pubblico ai partiti, con decorrenza immediata) e dei politici stessi, oltre che dei manager pubblici, attraverso la riduzione del 60% degli stipendi. Una “tassa”, per così dire, finalmente di equità e di giustizia sociale a favore del Terzo Stato, in opposizione alle oligarchie al Potere.

Il duo Letta-Alfano, con l'appoggio esterno-interno di Berlusconi e Napolitano e l'opposizione fasulla dei grillini, ovviamente, proseguirà per la sua strada. Fra un tweet ed un post su facebook, ove fingono di lasciarsi per poi, subito dopo, riprendersi e gridare all'unisono...ALL'INDULTO (vero insulto per il cittadino onesto) !

Questa è l'Italia del 2013, all'ombra degli a-socialnetwork.


Luca Bagatin



3 gennaio 2013

La ricetta per uscire dalla crisi economico-finanziaria: abolire la banca centrale USA !



Ron Paul già pluricandidato libertario alle primarie del Partito Repubblicano americano, ha pubblicato degli ottimi libri di cultura economica, editi in Italia dalla casa editrice Liberilibri di Macerata.
L'ultimo di questi "End the Fed - abolire la banca centrale" è illuminante, nel senso che offre una risposta esauriente alle cause della crisi economico-finanziaria mondiale e  relativamente al come uscirne.
La causa principale della crisi economico-finanziaria di questi anni è l'onnipresenza della banca centrale americana - la Fed (Federal Reserve) - sin dal 1913, che causò già una pesantissima crisi, quella del 1929, che portò al Secondo conflitto mondiale.
La Fed, nei fatti, stampa cartamoneta a tutto vantaggio del governo americano (quasi fosse un falsario), generando perdita di ricchezza, inflazione e dunque povertà. E' ed è stata la causa, nel 2007, della bolla immobiliare ed è da sempre causa principale di guerre finanziate, appunto, con cartamoneta stampata e inflazionata (si pensi alla Guerra di Corea, a quella del Vietnam ed ai recenti conflitti in Iraq ed Afganistan).
Ron Paul, nel suo saggio, fa presente al lettore che la stessa Costituzione degli Stati Uniti d'America, non contempla alcuna banca centrale, ma, diversamente, rafforza il "gold standard", ovvero il sistema aureo quale garante di un sano e stabile sistema monetario nazionale.
Un sistema totalmente distrutto dal governo presieduto da Franklin Delano Roosvelt (il quale nel 1933 confiscò l'oro ai cittadini) e dalle politiche keynesiane che Ron Paul definisce di "welfare-warfare", ove un benessere fittizio - pagato dall'inflazione - va di pari passo con un sistema USA militaristico e guerrafondaio, pagato anch'esso dall'inflazione e dalla moneta stampata dalla Fed. A vantaggio del governo, del sistema bancario e delle industrie belliche.
Attraverso la Fed, in sostanza, il governo USA ha rafforzato il suo controllo sull'economia, sottraendo libertà economica ai cittadini e rendendoli schiavi di un sistema monetario "controllato", a tutto vantaggio dei soliti burocrati, politici e banchieri al potere.
Oltretutto Ron Paul, membro del Congresso USA sin dal 1976, spiega come il sistema della Fed sia secretato e nessuno, nemmeno un membro del Congresso, possa averne informazioni o interferirvi. Ciò, nell'epoca della libertà di informazione ed in un sistema ad economia di mercato, è assolutamente vergognoso ed antidemocratico !
E' anche per questo che, sempre più cittadini, siano essi di tendenze progressiste o conservatrici, sostengono la battaglia di Ron Paul che, non a caso, passa spesso in sordina sul media nazionali ed internazionali.
Una battaglia di libertà e di libero mercato che già a suo tempo condussero gli economisti liberisti e libertari della Scuola austriaca (citatissimi dallo stesso Ron Paul nel suo saggio), quali Von Mises, Von Hayek e Rothbard, a criticare lo strapotere dei governi e delle banche.
Il futuro, per un'economia sana, stabile, di mercato, con governi leggeri e antimilitaristi, è dunque un futuro senza banche centrali. A cominciare dalla nefasta Fed.

Luca Bagatin



13 dicembre 2012

Silvio Berlusconi rasenta ormai il ridicolo



Silvio Berlusconi rischia di rasentare il ridicolo a causa della sua incoerenza politica. Prima fa cadere Monti al Senato, per una dichiarazione del Ministro Passera, costringendoci ad elezioni anticipate e, successivamente, lo candida alla guida dei moderati.
E' persona seria costui ?
Ma già ci aveva lasciati basiti allorquando disse di volersi ritirare dalla vita pubblica e di non ricandidarsi più e poi, invece, fece marcia indietro e dichiarò di volersi ricandidare.
Oggi Berlusconi dice anche di essere un "convinto europeista", come se non fosse stato lui ad appoggiare - quando era al governo - i nemici dell'Europa e dell'Occidente, ovvero Gheddafi, Lukeshenko e Putin.
Silvio Berlusconi e quel che resta del PdL hanno perduto ogni possibile credibilità ed i sondaggi li danno in caduta più che libera (bene che vada si attesteranno al 20% massimo dei consensi). Si sono rimangiati, oltretutto, ogni singola proposta liberale e di riforma dei loro programmi elettorali, non solo del '94, ma anche del 2001 e del 2008.
Che poi, volere un'alleanza di moderati assieme ai neofascisti ed estremisti de La Destra e quelli della Lega Nord...beh, anche qui ci scappa un tantino da ridere.
Non che nel carro sinistro le cose vadano meglio. Le primarie non hanno fatto altro che riproporre il leader dei cattocomunisti Pierluigi Bersani, che sta per allearsi con i neocomunisti di Vendola e quel che rimane dell'IdV.
Si torna, in sostanza, al '96, alla contrapposizione Berlusconi-Prodi, che è come se fossimo negli Anni '80 ed ascoltassimo ancora il Quartetto Cetra.
Un tristissimo spettacolo tutto partitocratico al quale ci auguriamo possano contrapporsi forze di alternativa quali Fermare il Declino di Oscar Giannino, Democrazia Natura Amore di Ilona Staller ed i Radicali. Auguriamocelo perché, con questa legge elettorale e con le firme da raccogliere in poco più di trenta giorni, si rischia davvero il tracollo del Paese ed il ritorno di zombie e mummie in Parlamento.

Luca Bagatin



29 novembre 2012

Barry Goldwater: valori americani e lotta allo statalismo

Per decenni la vulgata "politically correct" diffusa fra i media e l'incultura dominante, ci hanno fatto credere al mito del New Deal ed alle dottrine di Keynes, quasi fossero la panacea di tutti i mali.
Posto che in economia non esiste e non può esistere un sistema perfetto, possiamo notare che le teorie keynesiane, applicate per decenni negli Stati Uniti d'America a partire da Wilson sino ad Obama (e coinvolgendo anche Eisenhower ed i Bush) - salvo la felice parentesi Reagan - hanno prodotto unicamente: più tasse; più invasività dello Stato nell'economia e nella vita dei cittadini; più militarismo; minore propensione al consumo privato; maggiore indebitamento delle famiglie; speculazione finanziaria favorita anche dalla FED, ovvero dalla Banca Centrale USA, voluta ed imposta dal Presidente democratico Wilson a tutto vantaggio di burocrati, politicanti e delle oligarchie finanziarie.
A contrapporsi a tali teorie stataliste i liberali duri e puri, ovvero i cosiddetti "libertarian" o libertari, di cui ci parla un ottimo ed agile volume di Antonio Donno, professore di Storia delle Relazioni Internazionali, edito da "Le Lettere" e dal titolo "Barry Goldwater - valori americani e lotta al comunismo".
Un libro dedicato al candidato alla presidenza USA Goldwater, nel 1964, ma, più in generale al fronte "conservative" del Grand Old Party (GOP). Un fronte "conservatore", ma nel senso spiccatamente liberale del termine, ovvero che fonda le sue radici ed i suoi principi nella conservazione della Costituzione e dei valori dei Padri Fondatori degli Stati Uniti, a cominciare dalla preminenza dell'individuo di fronte allo Stato ed alla politica, ovvero la preminenza della libertà individuale, sia essa economica che civile.
In questo senso il libro di Donno parte dalla critica della cosiddetta "Old Right" nei confronti del New Deal di Roosvelt, fatto di aiuti indiscriminati ai Paesi esteri; di interventi anche militari all'estero e dunque di aumento delle spese militari; di aumento delle imposte dirette e di simpatia più o meno mascherata, in un primo tempo per il fascismo di Mussolini (ciò è ricordato anche nel libro di Amedeo La Mattina dedicato ad Angelica Balabanoff) ed in un secondo tempo di ammiccamenti allo stalinismo sovietico, che si può anche denotare dalle concessioni a Yalta, nel '45, nei confronti del blocco sovietico.
Fu così che si delineeranno le prime posizioni "isolazioniste" ed antimilitariste del GOP e dell'area liberale e libertaria, contrapposta a quella cosiddetta "liberal" dei Democratici, i quali, come spiegato dal prof. Donno, si autoproclamarono tali, pur non essendolo.
E va qui ricordato anche un bel libro di Alberto Pasolini Zanelli degli anni '80, il quale ricordò le simpatie di importanti settori della "beat generation" per i libertari del GOP, al punto che lo stesso scrittore Jack Kerouac ne fu, in gioventù, un convinto militante.
In questo senso Barry Goldwater incarnò, negli anni '60 del Novecento, il miglior rappresentante della cultura liberale, liberista e libertaria del nuovo Partito Repubblicano USA: antistatalista, antikeynesiano, attento al rispetto dei valori della Costituzione ed ai diritti individuali al punto che, sino alla sua morte, avvenuta nel 1998, sosterrà la legalizzazione della marjiuana, il diritto all'aborto ed i diritti degli omosessuali, opponendosi persino all'ala religiosa e fanatica del suo stesso partito.
Di particolare rilevanza anche l'anticomunismo viscerale di Goldwater, in questo senso discostandosi dall'ala isolazionista del GOP. Goldwater sosteneva infatti che, la lotta al comunismo, doveva essere senza quartiere perché altrimenti ne sarebbe andata di mezzo la stessa libertà dei cittadini statunitensi.
Goldwater, nel 1964, purtroppo, fu sconfitto da Lyndon Johnson, ma, con le sue ricette liberali in economia, anticipò la campagna elettorale - questa volta vincente - di Ronald Reagan, nel 1981, di cui fu importante sostenitore ed amico.
Che cosa ci rimane oggi di Goldwater ? La sua eredità, per molti versi, è riscontrabile in Ron Paul, già candidato nel 1988 del Libertarian Party e da parecchi anni candidato libertario alle primarie del GOP e, in questo senso, sta, di primaria in primaria, raccogliendo sempre più consensi.
I maggiori sostenitori dei libertari negli USA sono soprattutto giovani delusi dall'invasività della politica inconcludente; da una FED che vorrebbero abolita; da antimilitaristi stanchi del fatto che gli USA siano i "poliziotti del mondo" e che vorrebbero un ritorno ai principi dei Padri Fondatori: una federazione di Stati ove a primeggiare sia il libero commercio, la libera iniziativa ed i diritti individuali dei cittadini, senza intromissioni statali.

Luca Bagatin



27 novembre 2012

L'economista Michele Boldrin ci spiega come fermare il declino del Paese


Il prof. Michele Boldrin, il suo recente saggio sull'abolizione del copyight e dei brevetti ed il logo del movimento Fermare il Declino

"Fermare il Declino è un movimento politico nato l'estate scorsa ad opera di Oscar Giannino ed un manipolo di economisti e persone di buona volontà, di cultura liberale e volto a riformare lo Stato in modo equo, giusto e meritocratico.
Questa è l'opinione dei suoi aderenti che, in pochi mesi, sono giunti a quota quasi 40.000. Per la maggior parte personalità del mondo della piccola e media impresa, dell'artigianato, della società civile, giovani precari ed esclusi da un mondo del lavoro che vede protagonisti solo le categorie iperprotette dal sindacato e dallo Stato. Fra coloro i quali avevano già ricoperto in passato incarichi pubblici, molti provengono dall'area laica, repubblicana e liberale.
Michele Boldrin, economista alla Washington University di St. Louis, uno dei fondatori del movimento, oltre che autore di un interessante saggio relativo all'abolizione del copyright e dei brevetti, è stato da noi intervistato a Pordenone, nel corso della conferenza stampa tenutasi prima dell'incontro pubblico di lunedì 26 novembre, al quale hanno assistito oltre un centinaio di persone.
Il prof. Boldrin che, come aveva già preannunciato anche il prof. Zingales ed altri fondatori di Fermare il Declino, ha precisato che non ha alcuna intenzione di candidarsi alle elezioni politiche. Fermare il Declino nasce da esigenze spiccatamente politiche e contingenti, legate alla crisi economica e sociale che l'Italia sta vivendo da decenni a causa di uno Stato ingiusto, che garantisce chi è già garantito, che non promuove il merito, che vede un deficit di bilancio spaventoso a fronte di nessun servizio pubblico ed un sistema delle imposte ormai elevatissimo.
"Se la spesa pubblica è elevata, è normale che le imposte siano elevate", ha esordito il prof. Boldrin. "Berlusconi, per anni, ha promesso di ridurre le tasse, ma senza ridurre le spese o dire quali spese avrebbe voluto tagliare. Fermare il Declino, che non è un partito organizzato, ma un movimento di persone, propone dieci punti di riforma (che prevedono l'abbattimento della spesa pubblica; liberalizzazioni vere; un reddito per coloro i quali perdono momentaneamente il lavoro; riduzione drastica del carico fiscale; riforma della giustizia, della scuola e dell'ordinamento federale. N.d.A.) e propone, in primis, l'abolizione dei sussidi alle imprese, attraverso la quale si potrebbero ridurre ben 2 punti percentuali di PIL, ovvero di IRAP".
Ed è proprio l'IRAP l'imposta che Fermare il Declino giudica più ostica, ovvero ingiusta ed incostituzionele, in quanto penalizza il lavoro e le aziende che vogliono assumere nuovi dipendenti ed è, di fatto, un'incentivo all'evasione. Oltretutto, spiega il prof. Boldrin, vi sono sconti di IRAP "clientelari", Regione per Regione, a seconda dell'attività produttiva svolta.
"I partiti esistenti non sono credibili e pochissimi Parlamentari hanno aderito al nostro manifesto e, addirittura, propongono misure opposte alle nostre" - ha detto Boldrin.  "Per quanto ci sono anche personalità che ci convincono e che sposano le nostre tesi, come ad esempio Matteo Renzi". "Purtroppo non sappiamo nemmeno con che legge elettorale andremo a votare e, in questo senso, la classe politica italiana ci sta prendendo in giro, valutando con quale legge potrà tentare di salvare sé stessa". "I nostri militanti ed esponenti sul territorio, sono degli eroi, in quanto si muovono proprio nell'ambito di una realtà storica italiana cinica, che non crede più alla politica, delusa e disillusa, anche perché, va detto, gli italiani troppo spesso si sono lasciati abbindolare dal politico di turno".
Ancora una volta, il prof. Boldrin, rimarca il fatto che non è detto che Fermare il Declino si presenti alle prossime elezioni. A livello locale come a livello nazionale, ad ogni modo, le alleanze politiche, andranno fatte sulla base dei dieci punti programmatici del movimento: chi li sottoscrive, merita di intraprendere un percorso comune.
Fra le proposte di Fermare il Declino anche l'introduzione delle Macroregioni, in modo da ridurre le spese, spesso clientelari, delle singole Regioni attuali e la medesima cosa vale per i Comuni medio-piccoli. "Occorre, in questo senso, abbattere il localismo ed il campanilismo, i quali producono solo inutili divisioni ed aumento della spesa pubblica improduttiva a carico della collettività", ha concluso l'economista.


Luca Bagatin



26 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Internazionali con il filtro". Monologo by Baglu



Non so che cosa sia passato per la testa a quel ragazzo di quindici anni che alcuni giorni fa si è suicidato con la sua sciarpa e qualcuno ha detto (ma chi vorrei sapere: da chi vengono fuori queste "voci di corridoio" ? Da chi ?) che lo ha fatto perché è stato deriso in quando omosessuale perché si vestiva di rosa.
Non so perché si sia suicidato, però a quindici anni si è molto, molto fragili e si rischia di portarsi dietro e per sempre sofferenze indicibili che, talvolta, si manifestano con comportamenti "curiosi", "eccessivamente estroversi", ritenuti "strani" dai più.
Non lo so e mi dispiace. Perché vorrei capire.
Vorrei capire perché la maggior parte delle persone non cerca di capire l'altro da sé.
Perché ci si chiude a riccio ?
Perché è più facile.
Era il 1985, anzi no, era l''86, quando feci a botte con i miei compagni di classe per difendere un bembino rom. Allora avevamo sette anni e tutti dicevano che quel bambino era diverso, strano, scuro di pelle. E siccome era uno zingaro allora doveva anche essere un ladro.
Allora picchiai tutti i miei compagni che gli dicevano queste cose e di botte ne presi anche parecchie. A casa piansi tutto il giorno, ma non a causa delle botte ricevute, ma del fatto che non potevo, non riuscivo a credere che si potesse odiare qualcuno, prenderlo in giro, per la sua diversità, per il colore della pelle, per l'etnia...
A questa cosa ci penso spesso, anche se sono passati ventisette anni e quel bambino ormai si sarà pienamente integrato o forse no.
Non so nemmeno questo.
E' che ho sempre sofferto perché volevo salvare il mondo dalla sua stessa stupidità, dal suo stesso autoannientamento. Perché penso che le cose potrebbero essere molto più semplici. I rapporti umani ad esempio.
Io non ho mai avuto "paura del diverso". Ho sempre avuto paura - una paura fottuta - del mio simile.
A quindici anni anch'io ho pensato al suicidio e un paio di volte l'ho persino tentato. Senza successo. Quando avevo quindici anni mi piaceva una ragazzina, Verusca, che non mi guardava di striscio. Io ero molto imbranato e vivevo fra le nuvole. Scrivevo poesie e pensavo che così sarei riuscito a piacerle. E, invece, non solo non le piacevo, ma lei ne approfittava per farsi beffe di me con i ragazzi più grandi della sua classe.
Purtroppo non sono mai stato un nonviolento puro, per cui anche allora mi difesi facendo a botte con uno di questi. Era molto più alto di me, ma nonostante questo lo mandai lungo sul pavimento, con un pugno diretto. Non me ne pentii mai, purtroppo o per fortuna.
A diciassette anni mi iscrissi ai giovani comunisti perché si diceva che i comunisti erano "uguali" ai partiti democratici, ma anche "diversi", "alternativi" a questi. Io vi trovai solo tanti figli di papà e, si sa, i figli di papà sono figli di mignotta.
Non ho mai fatto le "scuole alte", né sono mai stato viziato e forse anche questo ha contribuito a farmi sentire "diverso" dalla massa.
Che poi il concetto di "massa" era tipico di certa sinistra nella quale, in buona sostanza, mi sentivo totalmente fuori luogo.
Ora non lo so perché mi vengono in mente queste cose.
Mi viene in mente anche che la ragazza che passava di qui, davanti alla mia panchina, da diverso tempo non ci passa più. Pensava che io mi stessi innamorando di lei. Quando invece io sono e rimango innamorato di Lei, che non c'è più da parecchio tempo.
Non voglio mai più innamorarmi di qualcun altra. Si soffre davvero troppo e non è affatto vero che il tempo rimargina tutte le ferite.



21 novembre 2012

Edgar - Just Before Dark: la web serie



Il web ha cambiato il mondo.
Lo ha cambiato nel modo di lavorare, di produrre, di giocare, ma soprattutto nel modo di comunicare.
Il web ha aperto una vera e propria finestra sul mondo. Una finestra trasversale e multidimensionale. Con il web si sono ridotte distanze e si sono esplorati universi sino a prima sconosciuti.
Il web sta persino surclassando gli stessi mezzi di comunicazione di massa dell'era moderna, ovvero giornali e televisione.
Sul web, oggi, si possono addirittura seguire telefilm o serie televisive (web-serie, per l'esattezza !), in formato, appunto, digitale.
E questo, anche se è ancora un canale comunicativo purtroppo sottovalutato, probabilmente sarà il futuro, anche dello spettacolo, dell'intrattenimento, dell'arte cinematografica.
Per noi appassionati di mistero, esoterismo ed aspetti dell'occulto, "Edgar Just Before Dark" è una web-serie di sicuro interesse e, lo ammettiamo, non solo per i suoi contenuti che stiamo via via cercando di svelare, di dipanare nel corso delle brevi ma intriganti puntate che il canale in streaming Empire (www.empire.twww.tv) sta proponendo dal 29 ottobre, ogni lunedì sera alle 21.00.
"Edgar" è una web-serie girata in vari Paesi (Inghilterra, Giappone, Olanda, Germania, Italia, Spagna e Zambia), ideata da Dario Gulli e diretta - per l'Italia - da un carissimo amico, giovane attore esordiente, che già qualche tempo fa intervistammo, Andrea Galatà, co-protagonista della serie assieme a Gerry Shanahan, in collaborazione con Chiara De Caroli, altra amica oltre che ottima attrice, presente nel cast.
Edgar è un investigatore britannico, la cui indagine verte sulla sua stessa morte. Strani suicidi si stanno infatti susseguendo nel mondo, in posti apparentemente scollegati fra loro, ma il cui artefice pare essere un ambiguo e misterioso personaggio: Ian Toth.
Le forze delle tenebre, vampiri ed esseri demoniaci, renderanno nel frattempo a Roma difficile la vita di Padre Damien (interpretato proprio da Galatà)...
Il cast di "Edgar" è molto vasto (oltre agli attori già citati, comprende anche Iaeli Anselmo, Nela Lucic e Rossana Colace), ma non posso non citare due miei carissimi amici, oltre che amici di questo blog: l'attrice Lavinia Guglielman e lo scrittore Martin Rua, già citato in diversi miei articoli sulla Massoneria, oltre che ex blogger del Cannocchiale.
Il prossimo appuntamento con il mistero è dunque confermato per lunedì prossimo alle ore 21.00 su www.empire.twww.tv (ma, se vi dovesse capitare di perdere una puntata, potete sempre ricercarla nel sito stesso con il sistema "on demand").

Luca Bagatin


Da sinistra: Iaeli Anselmo e Lavinia Guglielman; Rossana Colace e Nela Lucic


Lavinia Guglielman e Andrea Galatà



15 novembre 2012

Lucide utopie politiche che, temiamo, non si realizzeranno



Volendo fare una disamina dell'attuale situazione politica, non se ne uscirebbe tanto facilmente.
La partitocrazia sta facendo di tutto per recuperare credibilità, pur arrancando, proponendo fantomatiche primarie che ci chiediamo se, almeno questa volta, saranno vere ed autentiche.
Osserviamo cinque candidati nel Pd e cinque candidati nel PdL e dobbiamo ammettere che, anche noi, pur non avendo mai votato e/o sostenuto né il Pd né il PdL, abbiamo le nostre preferenze.
Preferenze dettate sempre dalla necessità di una radicale riforma liberale del nostro sistema politico-partitico-economico ed istituzionale.
Se fossimo del Pd, in sostanza, sosterremmo Matteo Renzi; se fossimo del PdL, in sostanza, sosterremmo Giancarlo Galan.
Entrambi presentano programmi riformatori e liberali, oltre che sarebbero gli unici candidati in grado di "rottamare", nel primo caso l'establishment cattocomunista e, nel secondo caso, quello clericofascista, ovvero i peccati originali sia del Pd che del PdL.
Non siamo degli illusi e sappiamo molto bene - salvo miracoli - che le cose non andranno così: in sella al groppone partitocratico torneranno Bersani ed Alfano, ovvero Prodi e Berlusconi, i due maggiori responsabili del disastro italiano degli ultimi vent'anni.
Sul fronte grillesco (non grillino, mi raccomando, sennò Giuseppe Piero Grillo si incazza !), ovvero sul fronte del clan "Grillo-Casaleggio-Il (mis)FattoQuotidiano", lungi dal rappresentare un'alternativa democratica alla partitocrazia, ancora una volta fioccano espulsioni, critiche e scomuniche, come ai tempi della Santa Inquisizione.
Un giorno scrissi sullo stesso blog del Giuseppe Piero (in arte Beppe) una proposta (che mi pare fu censurata, ma bisognerebbe ricontrollare meglio), che qui vorrei rilanciare.
Suggerivo ai militanti non irregimentati del Movimento 5 Stelle di ribellarsi ai Capi, ovvero fondare il Movimento 6 Stelle, su base civica, indipendente dal duo Grillo-Casaleggio. Un movimento che potrebbe chiamarsi per esteso così: "Movimento 6 Stelle: Civici e Indipendenti", fondato su comitati locali, comunali e cittadini, che si occupi di tematiche locali e che decida - antonomamente - le alleanze locali su base civico-programmatica.
Questa, in sostanza, la democrazia dal basso che il Giuseppe Piero (che non ci faceva ridere nemmeno negli anni '80, quando eravamo pischelli), non sa nemmeno dove sia di casa.
Altra cosa che mi viene in mente è sul fronte strettamente liberaldemocratico.
Occorre una sinergia fra le forze liberali, liberiste e libertarie, ovvero fra Radicali Italiani, Fermare il declino di Oscar Giannino e Democrazia Natura Amore di Ilona Staller.
Una lista unitaria ed indipendente da tutti gli schieramenti, sarebbe quantomeno prioritaria.
Detto ciò sarebbe opportuno addentrarsi nella questione della legge elettorale.
Tutte le leggi elettorali presentate dalla partitocrazia in questi anni  (non ultima quella del solito pasticcione Calderoli, che sarebbe bene la smettesse di cogitare leggi elettorali) non solo non garantiscono la governabilità, ma nemmeno la rappresentanza massima. Con leggi elettorali di questo tipo, di fatto, è praticamente inutile andare a votare ed io credo che, finalmente, gli italiani lo abbiano compreso.
Vi è una sola legge possibile, in grado, in un sol colpo, di garantire governabilità e rappresentanza, ovvero la seguente: il partito che ottiene più voti, automaticamente, governa ed ottiene il 51% dei seggi. Non sono previste coalizioni. Non sono previsti sbarramenti. Tutti gli altri partiti ottengono seggi in proporzione al numero dei voti ottenuti.
In tal modo, non solo sono evitati gli accordi clientelari fra partiti, ma il voto di ogni singolo elettore ha un senso. Ha un senso il voto di coloro i quali votano il partito che prenderà la maggioranza assoluta, ma ha un senso anche il voto di un partito che otterrà solo l'1% dei consensi ed andrà, giustamente, all'opposizione.
In tal modo, in particolare, si otterrà una maggioranza stabile, come avviene nelle maggiori democrazie occidentali.
Una siffatta legge, ad ogni modo, non è conveniente alla partitocrazia che da decenni lucra sugli accordi sotto e sopra banco ai danni dell'elettorato e del Paese.
Purtroppo siamo ancora una volta in un vicolo cieco, temo.

Luca Bagatin



30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini