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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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4 giugno 2012

Massimo Polledri: un deputato, molta tristezza


Ignoravamo chi fosse questo Massimo Polledri, che apprendiamo essere deputato al Parlamento della Lega Nord, oltre che psichiatra specializzato in neuropsichiatria infantile
Siamo sgomenti e persino imbarazzati nell'accostare la sua professione medica alle sue recenti dichiarazioni a proposito di omosessualità. Ci inquietano. Ci indignano. Come cittadini e come esseri umani che credono, peraltro, nella scienza e nella medicina.
Alla trasmissione di Radio 24 "La Zanzara", l'On. Polledri ha fatto le seguenti dichiarazioni, citiamo testualmente: "L'omosessualità è una condizione di infelicità che può essere reversibile". "È una situazione di identità sessuale distonica. Non è una malattia ma in quella situazione si può stare male e qualcuno si rivolge a uno psicologo: tre su dieci poi sono stati meglio, ne traggono beneficio". "Se i miei figli fossero gay non sarei contento, sarebbe come se mia figlia mi dicesse 'mi faccio suora' o 'mi sposo con un marocchino'. Anzi, questo sarebbe uno dei peggiori casi che possano capitare".
Ecco che l'On. Polledri riesce ad offendere contemporaneamente: gay, suore, marocchini e persino sua figlia stessa, oltre che i nostri figli, i quali saranno pur liberi di fare le scelte che desiderano, visto che, sino a prova contraria non c'è nulla di male nello scegliere di diventare sacerdoti oppure scegliere di sposare un o una marocchina. Con buona pace del deputato leghista in questione, ciascuno, nella vita, ha una sua vocazione e passione ed è libero di seguirla.
Ora, a parte ciò, che è già di per sé triste, è aberrante che un neuropsichiatra ignori che l'Organizzazione Mondiale della Sanità definisca l'omosessualità "una variante naturale del comportamento umano". Variante naturale. Altro che identità sessuale distonica !
Quanto all'omosessualità come condizione di infelicità, certo, gli omosessuali sono e rimarranno sempre e comunque infelici ogni qual volta riceveranno manifestazioni di intolleranza e dichiarazioni omofobe. In particolare da un terapeuta, che dovrebbe curare le malattie mentali, quelle vere, con una certa professionalità e competenza. Possibilmente.
Da eterosessuali amici di omosessuali da quasi vent'anni, dobbiamo dire peraltro che conosciamo più eterosessuali infelici di quanti non siano gli omosessuali infelici. I primi, in particolare in questi anni, hanno maggiori difficoltà nei rapporti sentimentali rispetto a gay e lesbiche. E non sapete quanto noi stessi li invidiamo, se pensiamo che, purtroppo, la gran parte dei matrimoni e delle convivenze etero sono in crisi !
Ad ogni modo, forse, le esternazioni del deputato leghista sono giustificabili. Infondo lui, l'anno scorso, alla deputata Ileana Argentin - affetta da amiotrofia spinale - disse: "Falla stare zitta quell'handicappata del cazzo!" e ad un'altra giovane deputata disse: "se ci caliamo le braghe noi, può esserci una bella sorpresa per te".
Il personaggio, insomma, si commenta da sè. E noi ci auguriamo che non sieda mai più in Parlamento.
Non è un bell'esempio per l'Italia e per la categoria professionale medica. 


Luca Bagatin



5 marzo 2011

Angelo Pezzana a Pordenone per affermare la normalità dell'essere omosessuali


Angelo Pezzana negli anni '70 ed Angelo Pezzana oggi
dalla quarta di copertina del suo libro "Un omosessuale normale" (Stampa Alternativa)

Un centinaio abbondante di partecipanti alla serata del 4 marzo scorso, alle ore 20.30, presso la saletta convegni dell'ex convento di San Francesco a Pordenone, per affermare la normalità del proprio orientamento sessuale.
"Un omosessuale normale", il titolo del libro edito da Stampa Alternativa presentato ieri alla presenza dell'autore, Angelo Pezzana, primo militante omosessuale in Italia e fondatore, nel 1971, del Fronte Unitario Omosessuale Rivoluzionario Italiano ! (FUORI !) federato al Partito Radicale.
A moderare l'incontro (organizzato dal Club Ernesto Rossi e da Arcigay e patrocinato dal Comune di Pordenone, rappresentato per l'occasione dall'Assessore Giovanni Zanolin) Tommaso Cerno, editorialista de L'Espresso, coadiuvato da Italo Corai, leader storico del movimento omosessuale pordenonese e Giacomo Deperu, Viceresidente di Arcigay di Pordenone e Udine.
Platea in visibilio ad ascoltare le parole di questo militante omosessuale assolutamente normale, ordinario, lontanissimo da certo "macchiettismo" con cui la gran parte dei mass-media cerca di dipingere il gay.
Angelo Pezzana ha ricordato, infatti, l'inizio della sua militanza in solitaria (raccontato, peraltro, nella sua autobiografia edita da Sperling & Kupfer nel '97 "Dentro & Fuori"), quado ancora gli omosessuali erano considerati dei malati psichici, ovvero da curare.
Pezzana ha esordito raccontando la prima uscita pubblica del FUORI !, movimento tutt'altro che di scalmanati che volevano cambiare il Sistema, come si diceva in quegli anni in gergo, ma di singoli individui, per lo più borghesi, animati dall'affermazione della propria sessualità. E così i militanti del FUORI ! si iscrissero ad un convegno di psichiatri, tenutosi presso il Casinò di Sanremo, per contestare pubblicamente la proposta di legge, caldeggiata da molti medici, di mettere fuori legge l'omosessualità, ovvero di considerarla come una malattia mentale.
Interruppero il convegno con cartelli inneggianti il motto "Nessuno può reprimere la nostra sessualità" e con il lancio a terra di fialette puzzolenti che fecero scappare gli psichiatri.
Da allora, racconta Pezzana, i giornali furono costretti a non ignorare più il fenomeno omosessuale ed a scrivere - per la prima volta in Italia - la parola "omosessuale" a chiere lettere. E, da allora, nessun convegno psichiatrico si permise più di considerare gli omosessuali come dei malati.
Sarà dunque un crescendo di lotte di pochi, ma convinti ed uniti militanti gay e lesbiche provenienti da tutta Italia. Militanti che avranno persino il coraggio di manifestare nei Paesi ove era vietata (e lo è tutt'ora) l'omosessualità, come l'Unione Sovietica e l'Iran. Saranno arrestati, vilipesi, ma successivamente sempre rilasciati. Ed otterranno lo scopo voluto: fare una rivoluzione del costume in un'Italia ed in relatà retrograde, ignoranti e chiuse.
Ecco perché, oggi, Pezzana ha deciso di scrivere questo suo libro. Una sorta di diario con anche riflessioni di cronaca. Non un libro retorico e di ricordi, bensì uno strumento per l'affermazione della normalità dell'essere omosessuale, così come dell'essere eterosessuale, bisessuale, polisessuale o transgender.
Pezzana rimarca molto questo concetto. E lo rimarca affermando che: "Noi abbiamo dovuto lottare per far riconoscere la nostra identità. Oggi è necessario lottare per affermare la nostra normalità".
E non fa sconti alla Chiesa cattolica, affermando che, anche se per molti versi oggi le cose sono cambiate, il Cristianesimo ha commesso molti crimini ed anche oggi il Vaticano ha votato - all'ONU - esattamente come i Paesi islamici per la condanna dell'omosessualità.
Angelo Pezzana, coadiuvato dal suo eterno amico Italo Corai, ha concluso che, più che leggi contro l'omofobia, oggi, occorrono leggi per l'affermazione di diritti delle coppie di fatto e per l'adozione ai singoli ed agli omosessuali. E, soprattutto, occorre agire molto a livello culturale, in modo da far comprendere a tutti che i gay non sono una "specie protetta", bensì persone come tutte le altre. Con i medesimi diritti e doveri.

Luca Bagatin



3 gennaio 2011

SESSO E CONDIZIONAMENTI by Peter Boom

SESSO E CONDIZIONAMENTI

di Peter Boom

 

Prima della famigerata legge Merlin, che ha avuto il risultato di gettare il meretricio sulle strade aumentando così le malattie sessualmente trasmesse e compromettendo il lavoro di controllo delle Forze dell'Ordine, un comandante alla prima uscita delle sue reclute aveva l'abitudine di fare un breve discorso raccomandando loro di non ritornare in caserma senza essersi sfogati con una puttana, un omosessuale o almeno con una sega (masturbazione). Le giovani reclute magari non conoscevano termini più urbani e allora lui aveva scelto di parlare in modo “papale papale”. In alcuni paesi nordici la prostituzione è ora regolata in modo che le lavoratrici ed i lavoratori del settore vengano regolarmente sottoposti ad esami medici, paghino le tasse e risultino meno esposti a sfruttatori o bande criminali. Un bel guadagno in salute, risparmio di polizia ed ottimi introiti per le casse dello Stato. L'ipocrisia però regna sovrana nella politica italiana e non si vede come riuscire ad arrivare anche qui ad un sistema più progredito e sano.

Esporrò qui di seguito alcuni altri punti critici o scorretti nel concepire la sessualità.

Molte donne fanno finta di essere arrivate ad un orgasmo, giusto per far contento il loro partner maschile o per far finire prima un rapporto sessuale oramai ridotto a routine e senza più quell'eccitazione reciproca che determina un pieno godimento. Una situazione del genere crea nella donna un senso di frustrazione per il non sentirsi pienamente appagata. Quando poi comincia ad esortare il compagno con: “E dai vieni, vieni anche Tu” o peggio ancora “E ancora non vieni?”, anche l'uomo ne risentirà.

Ecco come possono nascere le prime corna.

Per approfondire questo tema (e non solo) si può leggere il blog della sessuologa Chiara Simonelli su: www.sesso.blogautore.espresso.repubblica.it

La spinta sessuale nascente nei giovani porta alla masturbazione, all'auto-erotismo. Non molti anni fa questo veniva considerato un grave peccato e girava addirittura la voce che masturbandosi si poteva diventare ciechi. Ebbene, a quest'ora saremmo ciechi quasi tutti salvo forse quel cardinale che anni fa mi aveva con pia foga assicurato che lui non si era mai masturbato, neanche quando era ragazzo.

Il sesso represso o non spiegato alle giovani leve può portare a problemi talvolta anche gravi. Una informazione giusta ed esauriente è importantissima per evitare comportamenti estremi o malsani e sensi di colpa con nefaste conseguenze fisiche e psichiche.

Il proibizionismo in genere non serve ad altro che creare tanta ipocrisia, fissazioni e complessi psicologici.

Il sesso nelle sue diverse pratiche è un fenomeno del tutto naturale e dev'essere spiegato senza reticenze. Vanno sempre segnalati con cura i comportamenti nocivi, violenti e contro la volontà della persona.

Il sadomasochismo nelle sue diverse forme è altresì una componente naturale che si può facilmente osservare anche in diverse specie di animali. In genere le persone amanti di questa tipologia sessuale si mettono d'accordo sui limiti da osservare. Naturalmente gli eccessi possono risultare dannosi o addirittura tragici.

Gli attributi sessuali servono per procreare, ma per la maggior parte vengono usate per sfogare le nostre spinte sessuali (con o senza amore). Far sesso è molto salutare e, se fatto bene, può far giungere ad un rilassamento psico-fisico veramente benefico. Infatti, il sesso mette in moto tutto il nostro essere, l'immaginazione, la vista, l'olfatto e il tatto muovono muscoli, nervi e ghiandole fino ad arrivare alla piena soddisfazione (venuta, eiaculazione).

La vagina, il clitoride, il pene, la bocca, la lingua, i seni coi capezzoli, i glutei, il perineo, l'ano, la prostata (ce l'ha solo il maschio), le ascelle, le orecchie, i piedi, le mani e tante altre parti del corpo umano sono sensibili all'eccitazione. Queste cosiddette zone erogene variano molto da persona a persona, ma tutti conoscono bene quali sono le parti del proprio corpo più sensibili e che regalano più godimento. Le persone che, per motivi religiosi od altro, si sentono in colpa quando praticano il sesso non arrivano a quel appagamento e rilassamento psico-fisico tanto salutare e necessario alla persona. Il sesso fatto bene non è mai un “peccato”!

Un altro fraintendimento palese riguarda la penetrazione anale per mezzo di un pene, dita, falli artificiali o altri oggetti. Per la donna questo piacere viene creato dalla stimolazione del tessuto interno e la pressione alternante contro gli organi interni confinanti. L'uomo oltre a questo gode dal massaggio eseguito alla confinante ghiandola della prostata che al momento culminante agevola un'eiaculazione copiosa e totale. La stimolazione anale è quindi molto più appagante per l'uomo e non toglie niente alla sua mascolinità. Le donne più esperte e raffinate questo lo sanno bene. Il termine “passivo” viene nella nostra società a volte pronunciato a scapito. Un maschio che gode di un massaggio alla prostata non si deve proprio vergognare di niente. La natura gli ha regalato questa opportunità e sarebbe ridicolo lasciarsela scappare a causa di pregiudizi assolutamente irrazionali.

L'omosessualità nell'antichità veniva praticata quasi sempre liberamente come avviene anche oggi nelle nazioni più progredite. Certi riti d'iniziazione presso alcuni popoli o tribù anzi fecero conoscere ai ragazzi come suonare il flauto (pene) ed ingerire lo sperma, che aveva lo scopo di farli crescere più forti e sani. Nel mondo occidentale l'omosessualità veniva, grazie ad una religione sessuofoba, vista come un grave peccato che portava all'esclusione, a punizioni stabilite dalla legge e talvolta anche a condanne a morte, come oggi purtroppo succede tuttora in numerosi paesi a maggioranza islamica. Dalla psicologia, la psichiatria, la medicina e naturalmente la sessuologia, l'omosessualità viene considerata naturale e non più come un disordine sessuale.

Religioni o politiche che definiscono l'omosessualità un peccato o un reato sono difatti colpevoli di gravi disagi psichici e fisici nelle persone (suicidi, emarginazione) e di omicidio attraverso l'uso della parola.

L'età non vuole dire granché e quando si ritiene d'essere finite o finiti sessualmente il paradiso può ancora aprirsi.

Il regista e attore Sergio Castellito, con l'apporto della bravissima attrice Laura Morante, con il film “La bellezza del somaro” spiega come nella nostra società odierna certi comportamenti non vengono più tenuti nascosti, ma stanno “coming out”. L'amore e il sesso tra persone di diverse fasce d'età è perfettamente naturale. I gerontofili e le gerontofile sono sempre esistite.

Io stesso all'età di 74 anni, pansessuale ma con una predilezione per giovani uomini, sono dopo un periodo di pausa di nuovo alla ricerca di un amante degli “older” per i miei sentimenti e per i miei gusti sessuali.

Tuttora perdurano presso il mondo degli psicologi, psichiatri e sessuologi, alcuni termini discriminanti come per esempio parafilia o disordine di genere che fanno sentire malate o da curare persone perfettamente sane. Tutti nasciamo diversi, chi con un naso grande, adunco, piatto, largo o piccolo e la stessa cosa vale per i nostri genitali. Infatti, non ho mai visto un pene esattamente uguale ad un altro, anzi, il pene più grande che ho visto in vita mia apparteneva ad un maschio femminilissimo. Chi ha un membro piccolissimo può essere sessualmente molto maschile. Le diversità sessuali sconfinate che esistono dentro di noi non dipendono solo dal nostro corpo, ma in gran parte dalla nostra psiche che regola l'attrazione per un essere umano od altro (per questo si può leggere “La Filosofia della Pansessualità sul sito: http://www.pansexuality.it – testi in italiano, inglese e parzialmente in francese).

Le diagnosi dei disturbi sessuali fatte dagli sessuologi sono già molto diminuite e molte persone, che si reputano malate a causa dei pregiudizi che ancora sopravvivono nelle nostre diverse culture e società, vengono oggi informate che le loro tendenze e caratteristiche sono perfettamente normali e naturali. Non molti anni fa esistevano i reparti della famosa “buoncostume”, oramai obsoleti.

Vale la pena leggere sul sito del professor Erwin J. Haeberle l'articolo “Parafilia” - un concetto Prescientifico ( http://www2.hu-berlin.de/sexology  - cliccare su Archive, settembre 2010 – testo in inglese ed in italiano).

Vorrei con questa breve e semplice esposizione terminare con un consiglio: Non bisogna mai dar retta ai fuorvianti giudizi enunciati da religiosi riguardo al sesso, che in Italia sono soprattutto quelli cattolici. Se volete informazioni più corrette sul sesso rivolgetevi ad un sessuologo.

Anche il signor Ratzinger dovrebbe rivolgersi agli esperti della moderna sessuologia per non predicare più giudizi fuorvianti e dannosi datati di molti secoli quando regnava ancora la quasi più totale ignoranza in materia. Oggi chi divulga notizie false e anti-scientifiche sul sesso incorre in gravi reati.


Peter Boom http://www.pansexuality.it



18 gennaio 2010

"Prendimi l'anima": un film sulla storia d'amore fra Sabina Spielrein e Carl Gustav Jung



Che cos'è l'anima, che cos'è la psiche ?
Può l'anima nei suoi risvolti più profondi, spirituali ed interiori, essere in profonda comunicazione con la psiche ?
Che cos'è l'amore ?
Amore e Psiche, gli eterni amanti descritti da Apuleio e raffigurati dal Canova in un'allegoria che racchiude profondissimi significati mistici e psicologici.
Sono queste immagini, queste figure, che mi sono affiorate alla mente allorquando ho rivisto il bellissimo e drammatico film di Roberto Faenza: "Prendimi l'anima".
Un film del 2002 che ricorda la profonda e tormentata storia d'amore fra lo psichiatra Carl Gustav Jung ed una sua paziente, l'ebrea russa Sabina Spielrein, poi diventata a sua volta celebre psicoanalista.
Una storia che venne alla luce proprio di recente, anche per mezzo dello studio delle conversazioni epistolari fra il padre della psicanalisi Sigmund Freud ed il suo allievo Jung.
Sabina Spielrein, fragile donna che nel 1904 fu ricoverata - a soli vent'anni - in una clinica nei pressi di Zurigo in quanto gravemente malata di isteria. Probabilmente in quanto maltrattata dal padre.
Qui la accoglierà amorevolmente uno Jung alle prime armi, dedito a sperimentare per la prima volta i metodi di Freud.
Metodi diametralmente opposti rispetto a quelli coercitivi in voga all'epoca fatti di docce fredde e camicie di forza.
Il metodo freudiano - che sarà poi alla base di quello junghiano - si fonderà infatti sul dialogo franco ed aperto fra paziente e medico e sulla libera associazione delle parole (mai come in questo film sono stati messi in evidenza, sul grande schermo, i rudimenti di tale metodo).
Sarà proprio la fiducia della Spielrein nei confronti di Jung a garantirle la piena guarigione. Una guarigione - raffigurata - nel film di Faenza, dalla bellissima scena della Spielrein (interpretata da una magistrale Emilia Fox) che canta e suona "Tumbalalaika", canzone d'amore russa della tradizione ebraica, accompagnata dai sorrisi e dagli applausi di tutti i malati psichici della clinica. E da uno Jung che si farà coinvolgere nella danza, con l'evidente disapprovazione di tutti gli altri psichiatri, che già allora lo consideravano un tipo bizzarro.
"Non ci può essere cura senza amore", afferma Jung nel film stesso, che ricorda una delle sue celebri massime: "Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno è l'ombra dell'altro".
Sarà così che, dopo la guarigione, Jung continuerà a frequentare la donna, incoraggiata da lui stesso ad intraprendere studi in medicina. E sarà così che i due si innamoreranno perdutamente l'uno dell'altra in un'unione perfetta e simbiotica, erotica e passionale.
Jung donerà alla Spielrein, dunque, una pietra, rammentandole che gli uomini primitivi erano soliti credere che l'anima umana fosse contenuta in essa. Egli l'aveva così allegoricamente resa "custode della sua anima".
Carl Gustav Jung è purtuttavia sempre un uomo sposato e si vedrà costretto ad interrompere bruscamente il rapporto con la Spielrein, che nel frattempo si laureerà e sposerà successivamente il medico russo Pavel Scheftel che le darà due bambine.
E' così che la Spielrein tornerà nella sua Russia, a Mosca, ove fonderà un asilo per bambini: l'Asilo Bianco.
Jung, comunque, non la dimenticherà al punto che continuerà a sognarla e saranno proprio i suoi sogni premonitori (ricordiamo che lui stesso si occuperà in diverse occasioni della sua vita di questo particolare fenomeno della psiche, così come dei cosiddetti "fenomeni occulti" di cui si era già occupato nella sua tesi di laurea) a segnalargli i momenti di pericolo corsi dalla donna. Che saranno purtroppo molti.
Nell'Asilo Bianco la Spielrein avrà modo di sperimentare nuovi metodi educativi improntati allo sviluppo della creatività e della massima libertà dei bambini, insegnando loro anche primi rudimenti di educazione sessuale.
E' davvero commovente la scena in cui la Spielrein riesce a far sorridere un bambino chiuso in sé stesso e profondamente triste, distraendolo con un simpatico scimpanzè. Quel bambino è Ivan Ionov, tutt'ora vivente ed ultra ottantenne che non dimenticherà mai quanto fatto dalla psicoterapeuta per lui.
A Mosca, Sabina, aderirà anche al nascente bolscevismo, ma dovrà presto ricredersi nel momento in cui la repressione stalinista le imporrà con la forza di chiudere l'Asilo e metterà all'indice i suoi metodi educativi, considerati contrari alla morale comunista.
E' così che, morto il marito nelle cosiddette "purghe staliniane", la donna tornerà nella sua natia Rostov per tentare di fondare un asilo clandestino, ma i nazisti che stavano avanzando in Unione Sovietica la prenderanno e la trucidetanno assieme alle figlie ed a centinaia di altri ebrei in una sinagoga.
Il film di Faenza è strutturato su due livelli: da una parte la storia di Sabina Spielrein, della sua storia con Jung e della sua carriera di psicoterapeuta infantile e dall'altra quello di due giovani studiosi, Marie e Fraser, che, ai nostri giorni, a Mosca, tenteranno di ricostruire la storia di questa incredibile donna.
Una donna, la Spielrein, che influenzò profondamente l'opera di Jung e finanche di Freud, come documentato dai rapporti epistolari che ebbero i tre.
Nel suo diario personale, ella volle appuntare che avrebbe desiderato - una volta morta - che la sua testa andasse a Jung al fine di sezionarla e di studiarla, mentre il suo corpo avrebbe voluto fosse cremato affinché le sue ceneri fossero sparse ai piedi di una quercia con una semplice lapide con sopra scritto: "Anch'io sono stata un essere umano".
"Prendimi l'anima" è dunque un'opera unica nel suo genere, che parla di anima e di amore a partire da due storie autentiche: quella di un fine studioso dell'inconscio come Jung e quella di un ex malata di mente poi brillante psicanalista.
Un rapporto eterno: anima e amore, destinato ad affascinare e ad entrare sempre e comunque nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin




24 maggio 2008

I MATTI SIAMO NOI QUANDO NESSUNO CI CAPISCE



Ricordo quel sabato 8 ottobre 2005.
Mi ero recato all'ex Convento di S. Francesco di Pordenone per una mostra che mi interessava particolarmente e che mi affascinò indicibilmente: "Cronache dal manicomio negato - Gli anni di Franco Basaglia a Trieste".
Una mostra di foto di VITA. Di rara umanità. Di umanità che qualcuno chiama "malattia". Di malati. Qualcuno direbbe.
E qualcuno dice.
Di "malati" che ridono, giocano fra loro, si mettono in posa davanti all'obiettivo, parlano...
Persone. Esseri umani più che meramente esseri viventi.
Ricordo che la serenità di quelle foto fu bruscamente (ma momentaneamente, per fortuna !) interrotta da una signora, una pordenonese "bene", che inveì contro un organizzatore della mostra stessa: "Dovreste vergognarvi! Non è legale mostrare immagini di malati. Che cosa direbbe se suo figlio fosse esposto ? Sarebbe rovinato per tutta la vita!".
Malati. Malati ancora. Rovinato. Rovinato per tutta la vita.
La vita. Che cos'è per lei la vita, mia cara signora pordenonese "bene"?
La vita è la "normalità"?
E, poi, quale normalità, mia cara signora pordenonese "bene" ?
Quella di tutti i giorni ? Certo. Quella in cui le persone parlano, ridono, giocano, magari s'accapigliano pure.
Anche noi siamo malati quindi. Anche noi siamo pazzi, come diceva Franco Basaglia. Appunto.
Pazzia. Quanto fa paura questa parola alla gente "normale".
Normale....Ecco che ritorna ancora questo termine.
Normale.
No, direi che fa paura alla gente "ordinaria", più che "normale". A quella "conformista" che, diciamocelo pure, di pazzia e di sofferenza non sa proprio un emerito piffero.
I pazzi ridono, giocano, parlano, s'accapiglano magari.
Sono persone insomma. Persone con cui si può parlare, a cui rivolgere un sorriso ed anche essere fotografate. Come in un album di famiglia. La famiglia dell'Umanità.
Ecco che Franco Basaglia, psichiatra veneziano classe 1924 ci ha regalato  il sorriso di queste persone uscite finalmente dai manicomi-lager.
Ecco che il 13 maggio 1978 il Parlamento italiano approva la legge 180 di riforma psichiatrica.
Basta manicomi. Basta lager.
E' lo stesso Basaglia a ricordarci - nelle "Cronferenze brasiliane" il volume ove sono raccolte le sue esperienze di psichiatra in Brasile - che è la libertà la prima terapia per combattere la follia.
Quando un uomo è libero - afferma Franco Basaglia -  quando ha il possesso di sé stesso e della propria vita gli è più facile combattere la follia. E prosegue puntualizzando: Quando parlo della libertà, parlo della libertà di lavorare, di guadagnarsi da vivere, e questa è già una forma di lotta contro la follia. Quando si ha la possibilità di rapportarsi con gli altri in modo libero anche questa è già una lotta contro la follia.
Rapportarsi con gli altri, sì.
Quanto è importante vivere liberi rapportandosi con i nostri simili. Che poi sono il nostro specchio.
Che sciocchezza l'ipocrisia dei "normali" che normali poi non sono.
Quelli che si ritengono "sani".
Di cosiddetti pazzi nella mia vita ne ho conosciuti tanti. Anche e soprattutto grazie ad un amico sociologo che con i pazzi ci lavora.
E mi ricordo i laboratori di scrittura creativa nei quali riuscimmo a coinvolgere molti di loro.
Ricordo Annamaria che surrealmente scriveva: "Mi piace l'Argentina perché ha l'argento vivo addosso !"
Eh, sì. L'argento vivo addosso che si riconosce nel momento in cui si raggiunge la libertà di vivere assieme agli altri, in armonia. Un po' precaria, ma pur sempre in armonia.
Perché precario è un po' tutto ciò che ci circonda, no ?
E allora siamo tutti malati, pazzi, da manicomio. Pazzi da rinchiudere in un grande recinto che si chiama amore, vitalità, Umanità.


Luca Bagatin



10 ottobre 2007

"La Struttura è fatta di disvalori che annientano lo stomaco". Racconto rassicurante by Luca Bagatin



18/04/00

    L’anno 00 è arrivato inesorabile.
    Per l’Imbranato Senza Testa ben 400 volte rifiutato alla Visita di
Prova e corrono i baci e gli abbracci e la voglia di fare ma le difficoltà
si sommano a difficoltà e la fatica e la depressione e la morte interiore
aumenta assieme alla calura estiva che si dimena come fumo negli occhi.
    Il dolce dormire e sognare è di là da venire.
    "Dio/Buddha/Allah/Jhavé ti/vi voglio bene per quello che mi hai/avete
dato nonostante la Struttura Macchinosa Contro Gli Imbranati che mi piscia
addosso il suo grasso colante di sudore e di parole rifritte e sempre io sarò
felice e sempre io penserò e non mi lascerò piegare e sempre io godrò delle
piccole cose che sto ricevendo, che ho ricevuto e che riceverò e non so"...
recita il giovane Senza Testa ogni sera prima di andare a dormire.
    "Non so capire la gente che passa - e - che vota con l’utero".
    “E’ un problema di globale!” esclama il Guru del Vento.
    La Struttura è fatta di disvalori che annientano lo stomaco. La via del
dolore contro la quale dobbiamo batterci...
    "Penso che sia difficile per un ragazzo con dei problemi entrare a far
parte della Struttura. Ciò nonostante ciò è necessario alla sua sopravvivenza.
    Egli, dopo aver seguito un discreto Piano d’Istruzione, dovrà svolgere un
periodo di praticantato presso un Ente o simili al fine di forgiare e rafforzare
le carenze del suo carattere.
    Dopodiché entrerà a far parte di un Ampio Ciclo di attività: manuali/intellettuali/ludiche/lussuose/lussuriose...
e ciò gli consentirà di mantenersi in vita e di accaparrarsi una Posizione
Strutturale di I Livello.
    Dopodiché si unirà con un suo simile e si riprodurrà al fine di proseguire
l’Evoluzione della Specie.
    In sintesi è ciò che deve /dobbiamo fare un Individui/noi Individui per entrare
a far parte della Struttura... In sintesi.
    Definiamo ragazzo/Individuo con dei problemi colui che, affetto da una
scomposizione della personalità presenta caratteri e caratteristiche diverse
dalla norma.
    Ho conosciuto Individui che non si lavavano per settimane / Individui che
si accoppiavano con Individui del proprio sesso / Individui che si nutrivano
una sola volta al giorno o una a settimana o una al mese / Individui che
solevano masturbarsi anche se in Età Avanzata / Individui che si coricavano
entro le ore 20.00 specialmente nel fine settimana / Individui che non Santificavano
le Feste compresi anniversari o simili / Individui indisciplinati / Individui che si
eccitavano solo con donne/uomini violente/i/romantiche/i / Individui che fumavano
marijuana o s’intossicavano con altre Sostanze / Individui che parlavano a
raffica / Individui che leggevano troppi libri o giornali o simili / Individui che
vivevano in comunità da loro definite ricreative / Individui poco/troppo seri /
Individui imbranati - brutti - sporchi - cattivi - bestemmiatori - sensibili -
vomitosi - abominevoli...
    Tutte queste Categorie di Individui e molte altre che non sto ad elencarvi,
sono da considerarsi Strutturalmente Pericolose e quindi da evitare il più
possibile.
    Noi medici, generalmente, inviamo tali Individui nei nostri Centri Specializzati
ove essi, nel possibile, saranno rieducati (strano ma vero!) e immessi nel Grande
Ciclo Produttivo come un qualsiasi Individuo Normale”.
Le parole del Prof. S risuonavano nella Sala Conferenze del Palazzo del Centro Sperimentale per
Malati Pseudocronici.
    Anche il giovane Senza Testa fu immesso nel Grande Ciclo Produttivo dopo
essere passato per il Centro Sperimentale.
    Il disturbo cronico del giovane S.T. trattava una particolare devianza della
personalità.
    Egli sosteneva di amare il Mondo e la Vita nonostante che questi gli fossero
sempre stati avversi. Egli altresì sosteneva di voler cambiare radicalmente la
Struttura abolendo Ordini e Categorie consolidatisi nei secoli (che follia!). E
poi pretendeva di essere amato/coccolato da ragazze bellissime/di vivere in
una sorta di Mondo Nuovo come sosteneva lui dove tutti gli Individui (da lui stesso
scioccamente definiti persone) avrebbero gridato: - Sono felice di amare! -.
    Il Prof. S diagnosticò in lui una certa Schizoidia che andava al più presto corretta
attraverso un Programma Medico che prevedeva l’assunzione del farmaco V
(lo conoscete...Mr. V?... uh ... non vi piacerebbe!) in gocce alternato al farmaco
E (lo conoscete...Mr. E? vi fareste una bella dormitina ... che ne dite?) la sera prima
di coricarsi. Al tutto doveva seguire una specifica condotti di vita: abolizione totale
di tutti i Mezzi d’Informazione (libri/TV/giornali); abolizione di ogni forma di contatto
con Individui di Sesso Femminile (urka !); abolizione di ogni forma di masturbazione;
niente svaghi extra (dolci/fumo/alcol).
    Dopo quasi due anni di Programma Medico il giovane S.T. venne abilitato ad
accedere all’Ampio Ciclo anche se la sua Cartella Clinica recitava: ‘Individuo
affetto da Follia Cronica: non completamente abilitato’.
    La forza della Struttura sconfigge i corpi rapiti e rapidi bruciando ogni forma
di calore/colore umano.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini