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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 dicembre 2013

"Racconti d'Eros e d'Amore" by Luca Bagatin

LA VITA E' SENZ'ALTRO MERAVIGLIOSA
surRenalità by Luca Bagatin

(del 26 marzo 2006)



La vita è senz'altro meravigliosa, scrive Ted Berrigan il quale asserisce peraltro che "Quando si è innamorati sempre ci si annoia". Poi, in un'altra sua poesia, il buon Ted, si mette a parlare di sesso...del fatto che si scoperebbe i suoi amici anche se non è omosessuale.
Adriano, acuto osservatore, afferma che Ted Berrigan "si fa di viaggi mentali".
Andrea G. Pinketts, invece, si fa di assenzio.
La vita è senz'altro meravigliosa anche in assenza dell'assenzio.
Quando sono innamorato solitamente mi annoio in quanto raramente sono corrisposto. Funziono di più, diciamo, con gli amori per corrispondenza.
Io sono uno che scrive ! Sono uno scrivano, io ! La vita è per me meravigliosa quando ricevo innumerevoli e quotidiane lettere di ammiratrici sconosciute (e forse bellissime...mah) da Stoccolma, Parigi, Atene...Malta.
Sono anche poliglotta, ve l'ho mai detto ? Poliglotta politicante amante del 6. Del 6 politico. Purtuttavia il numero che preferisco è il 69. Con o senza prefisso. Con o senza suffisso. Con o senza soffitto. Il tetto è aperto. Le tette della Vanda, invece, sonoo prorompenti. Prosopopeiche e, direi, financo O-NO-MA-TO-PEI-CHE. Sembra infatti che facciano BLOMP BLOMP nel mentre in cui la Vanda mi passa accanto.
La Vanda è la mia segretaria.
Sono uno scrivano e ho bisogno di una segretaria.
La Vanda mi piace e ne sono innamorato.
Ovviamente non sono corrisposto. Tuttavia, un giorno, le ho lasciato un biglietto anonimo sulla scrivania. Un biglietto di sola andata per la Vita.
La vita è senz'altro meravigliosa. La vita della Vanda è stretta. E' un vitino. Taglia 42 e 6a di seno. Seno, coseno e tangente. Di tangenti non ne ho mai prese ed in geometria sono sempre stato una schiappa.


FOSCO E NUTA
racconto by Luca Bagatin
(Pubblicato sulla fanzine "Officina" - ottobre 2002)




La ragazza che ho incontrato ieri era proprio carina. Nuta. Mi pare che si chiamasse così.
Ho davvero delle grosse amnesie sui nomi. Quando me li dicono me li dimentico subito.
I nomi. I volti no, e nemmeno i corpi.
Nuta era decisamente…superiore ad ogni mia facoltà immaginativa. Nel senso che…Ma poi perché sto sempre qui chiuso in camera a fantasticare…Il fatto è che, cazzo, faccio schifo !
Eppoi che ci vado a fare là fuori?
L’altra sera al bar mi ci ha portato l’unico amico che ho. Lo conosco dai tempi della scuola. Io non ci volevo andare fra tutta quella gente.
Chissà che avranno pensato di me poi ! “Ma guarda quello sfigato con gli occhialini da Archimede (quello dei fumetti)” “Saranno froci quei due ?” e finezze di questo genere. Ma che ci posso fare io se sono brutto e sfigato?
Eppoi è arrivata quella ragazza, Nuta, con i suoi lunghi capelli biondi e le sue labbra rosse come una rosa, con il suo profumo… Me l’ha presentata il mio amico. “Ciao io sono Nuta” (Nuda ? Avevo all’inizio capito io nella mia confusione ormonale. Macché nuda !)
“Ciao io sono Fosco” sono le uniche parole che mi sono uscite di bocca. Eppoi lei mi ha parlato di una certa Lidia che le aveva parlato di me…di meeee ?!? E chi è ‘sta Lidia ??? Ma se le uniche persone del “mio giro” (per così dire) sono il mio amico Alberto e sua sorella Grimilde !!!
A quel punto la mia ansia congenita mi ha impedito di risponderle e, dicendole che non mi sentivo niente bene mi sono fatto riaccompagnare a casa da Alberto. 
Tornando a casa siamo passati per la pedemontana, in quel tratto in cui dicono che ci sono gli “alberi dei desideri” in cui chiunque può appendere un messaggio….una cosa da ragazzini insomma. Ma domani voglio tornarci… eppoi sono anch’io un ragazzino nel cuore e ci voglio appendere un bel desiderio, un bel sogno, una bella utopia.
“Cara Nuta, di ragazze ne ho viste tante nella vita. Conosciute poche. In realtà non mi ha mai filato nessuna vista la mia imbranataggine e il mio fisico mingherlino. Tu potresti essere una delle tante ma … non so, da quando ti ho incontrata mi sono sentito riemergere e ho ricominciato a sperare. A sperare di poter conoscere una come te, che per uno come me sarebbe il massimo! Sarebbe come chiedere di avere in regalo dai propri genitori un viaggio per il Nepal di sola andata ! Sarebbe come…per un bambino avere in regalo montagne di gelati! Sarebbe…sarebbe troppo per me. E soprattutto per te. Ma nel senso negativo. Che te ne faresti della brutta copia di Woody Allen Vabbé ma avere un piccolo sogno nel cassetto non è mica reato, no ? E allora lo butto lì anch’io il mio sogno. Vorrei conoscerti e sposarti e fuggire insieme a te incontro al sole dell’avvenire che con i suoi caldi raggi brucia tutte le amarezze della vita. Con amore, Fosco.”
Ho appeso questo messaggio ad un albero. Accanto al mio ce n’era uno di Nuta.
“Caro Fosco, ti ho visto appena ma è come se ti conoscessi da sempre. Hai aperto una ferita che credevo non mi appartenesse più, così profonda da farmi rabbrividire. Eppure guardo i tuoi occhi, vita pura, il tuo volto che non smette di emozionarmi. Mi piacerebbe che si potesse dare un nuovo corso alle cose, agli eventi. So che non è possibile, sento il mio limite, mi sento fuori pista, non pronta, perdente. Rimango chiusa nel guscio di noce ascoltando la tua carezza lontana. Con amore, Nuta.”
Posso ricominciare a sperare. Possiamo ricominciare a sperare. Le nostre ferite possono finalmente chiudersi in un tenero abbraccio benedetto dal sole.



IL SAPORE DEGLI OCCHI
flusso d'incoscienza by Luca Bagatin
(del 18 ottobre 2006)




Tu lo accogli fra le tue labbra. S’insinua nella tua bocca vermiglia e la tua lingua, carezzandolo con piccole pennellate, lo scioglie pian piano. Io ti guardo, tu alzi lo sguardo. I nostri sensi visivi e tattili s’incrociano in un profondissimo abbraccio d’Amore. Ed io mi perdo nei tuoi occhi azzurri e nel morbido delle tue labbra che amorevolmente sciolgono il mio ardore. E’ possibile perdersi oltre l’orizzonte ? E’ possible giungere là ove infiniti spazi sembrano aprirsi ed improvvisamente richudersi ? E’ possible credere e crescere un’illusione all’interno di un collant marca Golden Lady ? Ricordi quel quadro ? Ci perdemmo in esso. Ricordi ? Ricordi i tuoi occhi ?  I tuoi occhi sono lo specchio riflesso di ciò che si perde all’interno di esso. Io temo i tuoi occhi. Io temo gli occhi. Io credo che gli occhi possan financo parlare. Oppure...soltanto amare.



26 agosto 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Selvaggia". Monologo by Baglu

Lo so, forse a Lei non dovrei più pensare.

Dovrei capire più cose sulla "Donna Selvaggia" e sul perché le donne ingenue preferiscono l'uomo predatore.

Io predatore non lo sono mai stato, così come non sono mai stato preda. Sentimentalmente parlando almeno.

Degli eventi forse sì ed anche delle eventualità. 

Eventualmente pensavo che...no, non pensavo. O, meglio, ho pensato di aprirmi a nuove possibilità, per poi subito, scoraggiato dagli eventi, richiudermi alle medesime.

Pensieri e parole. Da scrivere e da meditare.

Le donne della mia vita mi dicono che sono "esagerato". Una sola o forse due, mi ha definito "appassionato".

Appassionato mi piace. Esagerato no, anche perché dà quella connotazione negativa che limita. O, meglio, che delimita.

Non capisco perché questa necessità di molte donne di "delimitare". Parlo ovviamente dei miei rapporti con alcune di loro.

Oh, beh, ma la mia è pura curiosità sociologica. Non mi lascio più trascinare dalle correnti da almeno...forse tre anni ?

Da due anni sono seduto su questa panchina. Non aspetto. Osservo.

Talvolta prendo appunti, raccolgo materiale, semmai la cosa fosse utile a me e/o a qualcun altro.

Mi pongo molte domande, ma non saprei rispondere a nessuna. Eppure sono così bravo nel dare consigli agli altri ed a risolvere i loro problemi. Forse perché quelli altrui sono più semplici. Ma non tutti lo sono ed allora mi chiedo perché...perché c'è chi si rifiuta di aprire il suo cuore a me, che tanto vorrei accoglierlo ?

Non credo riuscirò più ad innamorarmi. Dico per davvero. Per finta è più facile. Innamorarsi per finta è forse la cosa che accade nella maggior parte dei rapporti. Rapporti fatti di "prede" e "predatori", in una spirale senza fine della quale non mi è mai piaciuto far parte.

Non credo né alla capacità di essere predatori né a quella di essere prede. Credo alla spontaneità appassionata dei rapporti e dei nonrapporti. Anche sessuali.

Credo all'assurdità degli stessi ed agli approcci lontani, preduti. A quelli che non ti aspetti.

Perché, allorquando aspetti qualche cosa, ecco che allora le aspettative sono disattese. Personalmente ho aspettato o, meglio, mi sono aspettato molte cose dalla e nella vita. Non ho mai ottenuto nulla, però mi sono sempre inventato tutto. E, almeno un po', ho fatto sorridere, talvolta, forse, sognare.

Ma se la vita dev'essere come un lavorìo continuo di invenzioni, di scorribande, di illusioni, di di di...di altro, allora si giunge ad un punto in cui ci si chiede: perché ? O, meglio, per chi ?

Per Lei.

Ormai senza nome, senza volto, senza.

Ma al profumo di lavanda.



1 ottobre 2012

La mia vita è un Caos Calmo: "Black" racconto by Baglu



Non so come vorrei iniziare. So bene come potrei finire.
Inizierei con il dire che non mi piace la pubblicità, mi fa innervosire, la trovo inutile e, personalmente, mi inibisce nell'acquisto dei prodotti pubblicizzati.
E' come quando uno tenta di venderti a tutti i costi qualcosa. Alla fine rinunci, perché ti mette addosso un senso di antipatia, di costrinzione.
La verità è che sono molto giù di corda da parecchio tempo. Mangio poco, se dormo ho gli incubi. Penso a Lei, nonostante sia passato un anno e mezzo. Nonostante Lei mi abbia ferito molto. Faccio parecchie flessioni ed ho sviluppato ottimi pettorali. Mi sto facendo crescere i capelli e la barba, anche se questa inizia un po' a darmi fastidio.
Un amico, che conosco da ventisette anni, mi ha detto che non mi ha mai visto così apatico e disilluso come in quest'ultimo periodo.  Una mia amica, invece, mi ha detto che so celare molto bene i miei sentimenti, non li lascio trasparire.
Sarà che, quando sono fra le persone, riesco molto bene a lasciar trasparire solo una certa freddezza. Non amo stare fra le persone, ma non per un senso di snobismo, quanto piuttosto perché mi accorgo di fermarmi troppo spesso ad osservarle e a non capirle. A non capirne alcuni aspetti che...
Ieri sono stato in libreria, una di quelle in cui hanno anche i remainders. Ormai non c'è più nulla che mi attiri, nelle librerie. Ho un sacco di libri da leggere, ma nessuno che mi attiri in particolare. Sto leggendo la storia di una rivoluzionaria russa del secolo scorso e questa sì, un po' mi attira. E poi sto riprendendo a leggere Friedrich Engels. Sarà che non ne posso più di ascoltare che c'è chi legge roba commerciale tipo...
In questa libreria ho trovato un libro che trattava di... Di un argomento di cui non mi va di parlare ed infatti ho girato le due copie del libro dall'altra parte, anzi no, diciamo pure che le ho occultate sotto una pila di altri libri.
Penso che la cosa che più vorrei al mondo, in questa vita, sarebbe quella di diventare un buon marito e magari anche un buon padre. A differenza di Fiordaliso, io, voglio la luna.
Ed allora la guardo. Guardo la luna, il braccialetto viola che mi rimane di Lei ed il quadretto che mi ha fatto, con le sue mani, per Natale 2009.
Non è vero che sono così apatico. Riesco ancora ad emozionarmi un po'.



4 settembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Acque": monologo by Baglu



Stavo leggendo il giornale, seduto sulla mia panchina.
Anche oggi, come ieri e l'altro ieri ed il giorno precendente, quella ragazza passeggiava, con il suo cane. E mi salutava, con un sorriso appena accennato.
Era la ragazza che mi aveva fatto il prelievo del sangue, il mese scorso. Capelli neri lisci, occhi verdi, molto, molto alta. Passeggiava sempre, con il suo cane, per il parco.
"Domani la fermo", mi ero sempre detto, senza mai averne il coraggio.
No, non è che mi mancasse il coraggio, è che non avevo voglia di parlare con qualcuno. Tantomeno con lei, perché, forse, non volevo disturbarla.
"Salve"
"Salve, lei è..."
"Sì, Alessandra".
"Sì, mi ricordo"
"Ci vediamo, arrivederci"
"No, aspetti...No, non è che voglio disturbarla è che, mi chiedevo se..."
"Se ?"
"Mah, no, mi chiedevo se, ne avesse voglia, potevamo andare a berci un caffè qui, da Mario"
"Perché no ? Un giorno magari"
"Eh perché no mi sa, però"
Lei mi guardò con un'aria interrogativa, ma senza farmi sentire in imbarazzo.
"Perché vede, lei mi è molto simpatica, io la vedo passeggiare, tutti i giorni. La saluto, osservo i suoi occhi verdi che mi ricordano quelli di Duchessa, che era una gatta che avevo quando avevo pressappoco dieci anni. Era il 1989. Si ricorderà certo, lei, l'89. Infondo avremo più o meno la stessa età. Se li ricorda, i Pink Floyd che, il 15 luglio del 1989, suonarono "The Wall" a Venezia ? Erano in diretta mondiale mi sembra. Allora stava per cadere il Muro. E' difficile che la maggior parte delle persone mi risulti simpatica. E' che lei mi fa sentire a mio agio, ogni volta che passa di qui e mi saluta, però mi fa sentire a mio agio così, senza che ci conosciamo troppo. Perché poi, se ci si conosce troppo, si finisce per odiarsi. E poi io ho un pessimo carattere e....ecco, lo vede ? Parlo troppo. Penso e ripeto sempre ciò che penso, così, ad alta voce. Lei mi prenderà per pazzo, è così, vero ?"
"No, assolutamente, anzi, la capisco. Lei mi sembra solo un uomo uscito da un romanzo, tutto qui"
"Lo prendo con un complimento, allora"
"Lo è", mi disse lei, sorridendo.
"Arrivederci, Alessandra"
"Arrivederci, Baglu".
Rimasi così, a bocca un po' aperta. Consoceva il mio nome. Forse mi aveva sentito chiacchierare con Mario o con qualcuno che, di tanto, veniva a trovarmi qui al parco, sulla mia panchina.



12 agosto 2012

"Orrore bianco". Piccola riproposizione horror by Luca Bagatin

Agosto, moglie mia faccio l'arrosto !
Eh sì, per noi maritiperfetti (tuttattaccato) o aspiranti tali, questo slogan è d'obbligo.
Per quanto non sappiamo cucinare, ma, al massimo, aiutiamo o vorremmo aiutare nostra moglie nel lavare i piatti e/o nel rassettare l'appartamento.
Agosto, tempo d'estate e di vacanze e, come ogni anno, anche di incubi...da riproporre.
E quindi, ecco un paio di racconti horror scaturiti dalla mia penna elettronica schizoideica negli anni che furono.
Buona lettura ed arrivederci a data da destinarsi.


Luca Bagatin (nella foto con l'amico Dario Argento)


LA DONNA ALTA: racconto horror/grottesco di Luca Bagatin
(del 29 gennaio 2011)



Ero appena arrivato nell'appartamento affittatomi da una cara signora ultranovantenne, moglie di un defunto amico giornalista. Non voglio rivelare i loro nomi, in quanto non sarebbero rilevanti ai fini della storia che mi appresto a raccontare. E poi, su di loro, voglio mantenere il massimo riserbo.
La cara signora condivideva con il marito la passione per l'arte di Gustav Klimt. Arte che, da profano, mi aveva sempre un po' inquietato. Non so dire bene perché: forse perché rappresentava una magrezza ed una tristezza di fondo che mal riuscivo a sopportare.
Non ho mai sofferto di "Sindrome di Stendhal" o simili, però non posso assicurare che, quanto mi stava accadendo di fronte ad un quadro di Klimt, non fosse qualche cosa di molto simile.
Tachicardia, vertigine.......talvolta la riproduzione della "Sea Serpents" di Klimt, posta alla parete bianca del salotto dell'appartemento affittatomi, sembrava quasi prendere vita.
Mi sentivo come se lo sguardo della "Sea" mi penetrasse ed ella potesse uscire dal quadro da un momento all'altro.
Provavo freddo e vertigine e, per la prima settimana di permanenza a Roma, non riuscii a scrivere nemmeno una riga.
Dovevo presentare, entro due settimane, ben dieci recensioni ad altrettanti saggi sulla Storia della Magia, Ermete Trimegisto, Libera Muratoria, persino sull'argomento che più detestavo al mondo e che mi sembrava davvero idiota: l'Ufologia !
La ragazza magra del quadro mi stava osservando ! Ne ero ormai certo. Per quanto, essendo una persona totalmente razionale e per nulla incline al credere nè alla ciarlataneria, nè tantomeno ai cosiddetti "fenomeni occulti", la cosa mi si presentasse come del tutto improbabile se non impossibile.
Fatto sta che la sensazione che provavo era di totale inquietudine, al punto che, dopo la prima settimana, chiuso nell'appartamento con di fronte il mio computer ed un foglio di World compleramente bianco, decisi di uscire e di andarmene dalle parti di Via del Corso. Lì sapevo che vi avrei trovato una bella libreria sotterranea, la "Cicerone" o qualche cosa del genere. Mi sarei disteso un po' fra gli scaffali.
Quando tornai nel mio appartamento, alla Piramide, avvertii un inusuale profumo d'incenso.
La signora che me l'aveva affittato non poteva essere stata: era in vacanza dalla nipote, a Reggio Calabria.
Quel profumo penetrante ed inebriante riempiva tutto il salone e persino la camera da letto ed il bagno. Mi ero ripromesso di non guardare più la riproduzione di Klimt, ma lo feci comunque. Come attratto. Come incuriosito dallo sguardo di quella strana creatura femminile pallida.
Ella non c'era più !
Il quadro si presentava completamente bianco, come la parete.
Dietro le mie spalle avvertii un vento gelido e, successivamente, una particolare ed inconfondibile musica: "Le Danze Ungheresi" di Brahms.
Vomitai.
Il mio corpo fu avvinto dai brividi del terrore.
La Sea era dietro di me e mi sorrideva, pur con il suo sguardo sempre vago e triste, quasi piangente, assente ma presente al contempo. Era sospesa in aria e le sue estremità, bianchissime, erano indefinite e vaghe. Era nuda, ma il suo corpo non presentava rotondità femminili. Era, come dire, "spigolosa". Con un seno appena abbozzato, bianco latte, dai capezzoli rossissimi.
"Sono la Donna Alta", proferì lei con una voce cantilenante e in falsetto.
Trasalii.
Rise a squarciagola e, più la risata aumentava, più questa mi penetrava i timpani ed il cervello.
La Sea-Donna Alta, si librò in volo e iniziò a volteggiare per il salone. Continuando a ridere.
"Le Danze Ungheresi" di Brahms aumentarono d'intensità. Credetti di impazzire.
"Abito questa casa da oltre cent'anni......mi hanno uccisa qui.......qui c'era una casa....quella della mia famiglia......poi vennero loro......AHHHHHHHHHHHHHHHH".
Le sue urla squarciarono la stanza. Le pareti scomparvero. Tutto era bianco e luminoso.
Solo musica.
Quando mi ridestai, se così si può dire, mi ritrovai nel mio laboratorio di Chicago, davanti al mio computer, intento a scrivere la storia che vi ho testè raccontato.
Non so se ciò che mi è accaduto sia mai realmente accaduto.
Infondo io non sono un giornalista, non sono un recensore. Faccio il pasticcere, così come mio padre prima di me e suo padre prima di lui.
Ora scusatemi ma.......devo andare ad infornare i biscotti. Mi chiedo solo se le ossa della povera ragazza - alta, dalle ossa molto lunghe e particolarmente resistenti al mio mortaio, appassionata d'arte come poche - triturate ed aggiunte alle uova, alla farina ed al cioccolato, possano donare ad essi un tocco di succulenza in più.



"Nel buio della (mia) mente" racconto horror by Luca Bagatin
(del 23 ottobre 2010)



Era bassa, molto bassa, vecchia, con un naso sporporzionato rispetto al suo viso. Il mento sporgente, gli occhi chiari rabbiosi, i capelli crespi e grigi.
La incontravo ogni notte nei miei sogni: la Strega dal Manto Rosso.
Non so perché si chiamasse così, in quanto nei miei sogni appariva sempre vestita di nero e bianco. Metà del suo abito era nero e l'altra metà bianco.
M fissava sempre, ogni volta che ci trovavamo sull'atrio della sua casa: un'antica villa in disuso. O apparentemente in disuso.
Sapevo che il suo nome era "la Strega dal Manto Rosso". Lo percepivo dentro la mia mente, anche se lei non proferiva mai parola.
Si limitava a fissarmi e a ghignare. Cercavo di sostenere il suo sguardo, ma ogni volta non vi riuscivo: mi osservava in un misto di odio e terrore.
Allora avevo solo sei anni ed ero soggetto a violente crisi epilettiche che mi facevano spesso perdere conoscenza durante il giorno.
Crescendo, l'isolamento al quale ero costretto dai medici a causa della mia malattia, mi risultò sempre più insopportabile.
Fu allora che i miei incubi si popolarono di una nuova "creatura": la Donna Alta.
Era spaventosa nei suoi quasi tre metri di altezza e nella sua magrezza spettrale che mi permetteva di vederle le ossa, le costole, un seno appena abbozzato e cadente, con due capezzoli avvizziti e bianchissimi.
I lunghi capelli biondi e grigi, gli occhi impercettibili e trasparenti.
Cantava una dolcissima melodia. Ne avevo paura.
Una notte la Donna Alta e la Strega dal Manto Rosso mi apparvero, nel medesimo sogno.
Volevano strangolarmi.
Solo allora mi accorsi di possedere dei poteri psichici che mi permettevano, durante il sogno, di tenerle lontane, riuscendo a scaraventarle contro invisibili pareti nere. O quantomeno così apparivano al mio occhio.
Mi svegliai in preda al panico e dalla mia bocca uscirono copiosi fiotti di sangue che sporcarono il cuscino e le bianche lenzuola del mio letto.
Non riuscivo a proferire parola. I miei muscoli erano paralizzati.
La Strega dal Manto Rosso era lì con me: era mia madre.
Mi guardava dall'alto.
Lì, accanto a lei, la Donna Alta: era mio padre.
Abbozzarono un sorriso.
Poi scoppiarono a piangere: il mio letto si era trasformato nella mia tomba, con tanto di lapide.
La vista mi si annebbiò.
Dissolvenza in nero.
Nero.
Scrivo dal buio, con il solo ausilio della mia mente.
Pur consapevole che non c'è nessuno che mi possa sentire.




24 luglio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": "We Shall Overcome". Ricordi by Baglu



"We Shall Overcome" è il titolo di una canzone di protesta, che divenne l'inno dei diritti civili negli USA, ma è anche il titolo di un film, che ho visto alcune sere fa.
Un film che non conoscevo, con protagonista un bambino danese che si batte contro le ingiustizie commesse dal preside della sua scuola, violento come il sistema sclastico di allora, alla fine degli anni '60, ma non solo.
Mi ricordo che nel 1987 fui picchiato per ben due volte, rispettivamente dalla maestra e, tempo dopo, dal maestro di musica e ginnastica. Ancora me li ricordo gli schiaffi, spesso ripetuti. La maestra nel 1988 morì di tumore ed io, lo confesso ancora oggi, nei fui contento (così come ne fu contento il protagonista del film, quando il preside morirà di infarto).
Non ero certo un tipo che si faceva mettere sotto, già allora.
Ero un ribelle ? Dentro di me, forse, lo ero. In generale ero semplicemente uno che si faceva in fatti suoi e non amava essere disturbato.
I compagni di classe ridevano, così come ridevano i compagni di classe di Fritz, il ragazzino protagonista del film, quando qualcuno veniva picchiato. Fritz, invece, contestava animatamente questo loro sciocco atteggiamento.
La violenza gratuita non mi è mai piaciuta. Specie se verbale.
Allora mi ricordo che nella nostra classe, per un periodo, era arrivato un ragazzino rom, della nostra età, la cui famiglia gestiva un circo, allora di passaggio.
Erano gli anni Ottanta, ed il razzismo, anche se non ne avevamo mai sentito il termine, era percepibile.
I miei (stronzi) compagni di classe (non tutti, forse, ma quasi e gli altri, ad ogni modo, non dissero o fecero nulla) non facevano che prenderlo in giro perché era diverso, scuro...uno "zingaro".
Fui l'unico che lo difese. Mi picchiarono, ma le diedi anch'io. Non fu la prima volta, nella mia vita, nella quale mi sono battuto per una causa giusta. Anche rimanendone sconfitto. Ma mai pentito.
Vedendo quel film danese mi ci sono riconosciuto davvero in Fritz, capelli lunghetti e pettinati in modo strano (altro motivo comune di presa in giro), che già allora corteggiava una ragazzina (altro movito ancora di presa in giro. Pare che, se sei un bambino, tu non possa avere pulsioni sessuali e sentimentali....mah che idiozia !).
Poi c'è una cosa che Fritz dice nel film, ovvero: "Vorrei che non ci fossero più ingiustizie. Vorrei che nessuno debba più aver paura di qualcuno".
Mi sono stupito e commosso nell'ascoltare parole che ho fatto mie sin dall'età di 7 anni. E che, forse, hanno aperto, nel corso della mia vita, ferite irrimarginabili ed una profonda diffidenza nei confronti del prossimo.
E' dura, se decidi di lottare contro la società o, quantomeno, contro buona parte di essa in una sorta di "evoluzione permanente".
Evoluzione, mai rivoluzione. La rivoluzione la fanno i violenti che vogliono prendere il potere. Non certo chi, del potere, non sa cosa farsene. Perché, fra cent'anni, non avrebbe comunque alcun senso l'essersi accaparrato "quel" potere. Che è aspetto che, gli uomini di potere, ad esempio, non comprendono in quanto si ritengono, illusoriamente, "eterni".
"We Shall Overcome" è ambientato ai tempi delle battaglie degli hippie per i diritti civili, la fine della guerra in Vietnam e Fritz ammira profondamente Martin Luther King e la sua lotta antirazzista, raccogliendone scritti, articoli, discorsi. Ha un padre malato di nervi che, purtuttavia, lo sosterrà sempre ed ancor più della madre.
Il rapporto fra padre e figlio è toccante, in particolare alla fine del film. Che è tratto da una storia vera. La storia, anche, forse, di molti di noi beatnik, utopici utopisti non ancora domati dalla sopraffazione e dalla stupidità umana.



16 maggio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: "MERAVIGLIOSO" cortometraggio by Baglu



E se andassi ad abitare nella stessa città in cui abita Lei ?
Potrebbe capitare, in effetti. Potrebbe accadere.
E' strano, ma, dopo tanto tempo, avrei paura persino di incontrarla. Ho fondamentalmente paura dei miei sentimenti. Ho paura che...
E' passato molto tempo e lei potrebbe avere o avere avuto altre storie. Non ci posso pensare. Non voglio saperlo. Solo il pensiero mi fa stare già abbastanza male.
Anche se mi dicono che non è possibile, io lo so che non mi innamorerò più. Non potrei e, comunque, non voglio. E non sarebbe nemmeno giusto.
Forse mi sarebbe piacuto che anche per Lei fosse stata la stessa cosa.
Ma va bene così, nel senso che mi sono rassegnato.
Non mi piacciono le "dinamiche dei sentimenti". Non mi sono mai piaciute.
Vabè, che stavo dicendo ?

Mi trovo a S., un quartiere periferico di Roma. Sto passeggiando su un campo immenso, pieno d'erba che mi arriva quasi alle ginocchia. Sto chiacchierando con Bruno, un ragazzone dai capelli lunghi e ricci, con la barba folta ed una maglietta con su scritto "Avanti popolo !". Con Bruno, quando eravamo ragazzini, facevamo politica assieme.
Camminiamo, con lui che guarda a terra, con l'aria fiera ma incazzata ed io che lo osservo.
"Baglu, occorre fà a rivoluzzione ! Nun s'ariva alla fine daa terza settimana der mese ! Er turbocapitalismo ce stà a rovinà ! Bisogna tornà a Marx, a Lenin. Se er padrone sfrutta er salariato nun ce stanno cazzi pennessuno ! E' la dinamica der capitale, delle forze lavoro che devono prenne coscienza, fà autocritica..."
"Bruno, ma no, non è così. Cioè, il mondo è cambiato, il comunismo ha fallito. Marx era un frustrato patologico..."
"A Baglu, a te t'hanno fregato le donne. Tu stai sempre a pensà alle donne !"
"Ma che dici ? Perché dici 'ste cose ?"
"Perché dici cazzate e questo perché pensi alle donne ! Lo sanno tutti !"
"Ma tutti chi ? Perché generalizzi , adesso ? Ma che ne sai tu di me ? Che ne sai tu di certe cose ? Che ne sai se mi sono mai innamorato ?"
"A Baglu, mo nun rompe ancora er cazzo co 'sta storia ! Ciao !".
"Cia..." e Bruno se ne va, verso l'orizzonte.

"Ciao Franco"
"Ciao Baglu"
Franco era un amico di vecchia data. Oggi quasi sessantenne. Una volta facevamo meditazione assieme.
"Lui chi è, tuo figlio ?" dico, indicando un ragazzo sui vent'anni, capelli rasati, giubbotto in pelle e cintura firmata (credo).
"Sì, ti presento Micheal !"
"A papà, chi è 'sto sfigato ?"
"..."
"Tieni cento euro, perché non vai un po' a divertirti, Micheal ?"
Ed il ragazzo se ne va.
Dall'orizzonte arriva una ragazza bionda, tutta curve e seno.
"Baglu, ti presento Tania, la mia...ragazza"
"Ma Franco, ma tu non eri sposato ?"
"Lo sono e allora ?"
"Ah. Piacere, Baglu"
"Piacere, Tania"
"Ma...lo so, non è elegante dire queste cose ma...la signorina avrà l'età di tuo figlio"
"E allora ?" e la bacia, appassionatamente.
Mi piego in due e mi accascio a terra, fra l'erba alta, in preda alle convulsoni.
"Baglu, stai male ? Ti porto da un dottore !"
"Franco, ti prego, stammi lontano. Siamo a neanche un metro di distanza e già mi fai schifo così".

Sono seduto su una panchina, in mezzo al campo d'erba alta. Sto leggendo "Vartàn", un fumetto un po' scollacciato degli anni '70. Sulla copertina la protagonista, Vartàn, appunto, un'indiana bianca, bionda e a seno nudo, legata ad un palo di legno. Il titolo del numero 133 è, infatti, "Impalata".
E' un western vagamente erotico, ma non volgare. La storia è abbastanza noiosa, ma la cosa che mi attira è la rubrica alla fine del giornaletto, dal titolo "Segnali di fumo". Raccoglie le lettere dei lettori a Vartàn e la cosa che mi incuriosisce di più è che le lettere sono scritte soprattutto da lettrici e le risposte di "Vartàn" sono sempre intelligenti, mai sciocche, mai banali come le risposte di psicologi o sociologi delle rivistine idiote di oggi.
Erika di Rapolano Terme scrive, ad esempio: "Ho preso una gran cotta ma lui mi ignora. Ho cercato di farmi notare ma con vani risultati. Una volta ho finto di cadere davanti alla sua vespina ma quello non mi ha neppure notata e pensare che mi ero slogata davvero la caviglia ! A lui piace una mia amica ma lei lo respinge. Vorrei sapere se..."
Vartàn le risponde che dovrebbe farsi notare in modo meno pericoloso. "Invece di gettarti davanti alla sua vespa prova a farti trovare seduta sopra di essa mentre lui l'ha parcheggiata. Al suo ritorno, trovandoti sopra di essa, non potrà investirti. Al massimo potrai chiedergli di farti fare un giro insieme. Attenzione però a non cadere !"
Lelly di Vigevano, scrive invece che ha necessità di un piccolo corredino in quanto orfana e sua sorella ha quattro bambini e vive con gli zii e non può lavorare per un problema ai reni.
E Vartàn le risponde con grande sensibilità ed umanità, auspicando che qualcuno la possa aiutare.
Poi c'è Epifanio di San Giminiano. Ha vent'anni ed è in carcere e chiede di corrispondere con qualche ragazza e, puntualmente, sul giornaletto, il suo indirizzo è pubblicato.
Oggi questi lettori avranno cinquanta, cinquantacinque, forse sessantanni. Dove siete ? Fatevi vivi ! Siete rimasti i sognatori di allora ? Se sì fatevi sentire, ve ne prego. Avete attraversato i decenni senza finire prede delle mode, delle chiururgie plastiche, delle cure ringiovanenti, delle musiche assordanti ?
Mentre grido questo mio appello a piene mani, verso l'orizzonte, si avvicina Bruno e si siede sulla panchina. Ha un rosario in mano, una crocifisso attorno al collo. Prega. Poi si rivolge a me: "Baglu, tu stai sempre a pensà alle donne ! La salvezza è solo in Cristo nostro Signore !"
"Bruno, la smetti ?!"
"Ma nun me rompe er cazzo ! E prega !" Si alza e se ne va, verso l'orizzonte, continuando a pregare.

Passeggiavo per l'immenso campo d'erba del quartiere romano di S., con le braccia dietro la schiena e lo sguardo perso, verso l'orizzonte, quando, d'un tratto, sento una voce che mi intima: "Ricordati che devi morire ! Ricordati che devi morire !".
E' un frate francescano, con tanto di chierica e saio.
"Buongiorno, lei chi è ?"
"Buongiorno, mi scusi, stavo recitando. Sono Pietro Brook, detto anche Brook Farm. Sono un attore olandese, piacere".
"Piacere, io sono Baglu, scrittore", gli sorrido e tendo la mano. "Ma...che di fa qui, da queste parti ? Qui non c'è niente, solo erba...Io, sa, sono qui perché penso al mio passato e lei ?"
"Io sono qui per recitare, cantare, a volte ballare"
"Lei sembra una persona saggia, lo sa ?"
"La ringrazio. Sì, forse ha ragione, negli anni '60 ho fatto anche il guru di una piccola comunità trascendentale"
"Interessante... Allora, scusi, mi posso permettere una domanda ?"
"Certo, la prego"
"No è che io mi sono sempre chiesto, ma, se due persone sono innamorate o lo sono state...perché non possono esserlo per sempre ? Perché l'amore deve finire...le storie sentimentali devono finire....? Mi può rispondere, per favore ?"
Pietro Brook mi guarda, annuendo e sorridendo. Poi noto che guarda dietro di me.
"Mi scusi signor Baglu, vede quella nuvoletta ? Devo raggiungerla, altrimenti è un casino. Devo tornare a casa. Infondo sono morto l'anno scorso...".
Rimango interdetto, lo osservo mentre sale sulla nuvola e vola in cielo.
La telecamera inquadra l'intero campo dall'alto, con me al centro. Io alzo la testa al cielo, in favore della telecamera, che si abbassa, a farmi un primo piano.
Parte la musica: "Meraviglioso" cantata da Mimmo Modugno.
Ondeggiando a destra e sinistra, inizio a cantare...

E' vero
credetemi è accaduto
di notte su di un ponte
guardando l'acqua scura
con la dannata voglia di fare un tuffo giù...



7 marzo 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": La solitudine dei secondi non ti fa scordare i primi": monologo by Baglu



C'è una cosa che mi piace fare più di tutte ed è quella di vagare per le città, magari d'estate, quando in giro non c'è pressochè anima viva.
Da ragazzo mi piaceva muovermi in bicicletta, respirare l'aria e poi fermarmi in un qualsiasi campo di grano, lasciare a terra la bicicletta e mettermi a correre a perdifiato, a braccia aperte, quasi fossi un aereo.
Muoversi a piedi, per le città, è un piacere che non ha eguali. Osservi le vie, le vetrine, i palazzi. La cosa più bella è perdersi per poi, dopo diverse ore, ritrovarsi.
Muoversi a piedi, per le città, è un po' come vivere: perdersi e ritrovarsi. Muoversi, ma senza troppa gente attorno, così, solo per il piacere di muoversi, senza necessariamente una meta.
Una volta mi ricordo che Lei mi ha detto che a volte sono una persona eccezionale, a volte un ragazzino capriccioso. La seconda è vera la prima no. Però c'è una cosa che mi ha sempre fatto riflettere.
Se una donna ti chiama "persona" e non "uomo" allora vuol dire che non le piaci come uomo, al massimo come amico.
A me il concetto di amicizia, in generale, non piace. Non ho mai voluto avere amici nella vita nè ho voglia certo di cominciare ad averne ora.
I dettagli, specie nel linguaggio sono importanti, sono rivelatori, sono fondamentali.
Le parole sono fondamentali ed è per questo che considero questi social... vabè, cose come facebook o twitter, agli antipodi della comunicazione.
Sono utili in linguaggi poveri di parole. Ecco è vero, io ho una vera e propria idiosincrasia per l'inglese: è povero di vocaboli, semplicistico, toglie ogni tipo di atmosfera, banalizza.
Poi c'è un'altra cosa che non mi piace, cioè le semplificazioni linguistiche che si utlizzano nella comunicazione via web o negli sms (che, fra parentesi, non invio mai).
Da ragazzo mi hanno insegnato a non parlare mai in dialetto che pure era parlato da tutti nella mia famiglia. Mi hanno insegnato che altrimenti non avrei saputo scrivere bene, non avrei saputo esprimermi bene e debbo dire che sono grato a chi, in famiglia, mi ha insegnato questo.
Lo so, si dirà che sono contro la "tradizione", ma, francamente, non me ne importa niente.
E' importante farsi capire dagli altri, avere un linguaggio ricco di parole, privo di semplificazioni.
Chi parla male pensa male ed è vero. Ed a pensare male, in giro per il mondo, c'è già troppa gente.
Mi ricordo quando scrissi il mio primo romanzo. Avevo quattordici anni e lo dedicai ad una ragazzina che mi piaceva molto. Era una sciocchezza, ma io, allora, ci credevo molto.
E' stato un bell'esercizio di scrittura.
A undici anni fui obbligato dalla scuola e da mia madre a fare basket. A me il basket non è che piacesse poi molto, ma mi dicevano che mi avrebbe aiutato a socializzare.
Ero anche bravo, quasi l'unico che riuscisse quasi sempre a fare canestro, ma la cosa non è che mi importasse molto. Mi ricordo anche che più volte mi inventavo di avere la febbre o di stare male per evitare di andare ai tornei o agli allenamenti.
Non si può tornare indietro nel tempo. Per fortuna.
Muoversi a piedi, per le città, significa annusare l'odore dell'asfalto mentre ci cammini e mentre percorri strade nuove per poi magari ritrovarsi in Piazza XXIV Maggio a Milano, oppure in Piazza di Spagna a Roma.
Avevo venticinque anni quando sono stato la prima volta a Milano e lì, anni dopo, conobbi una ragazza. Mi piacevano molto i locali per studenti universitari lungo i Navigli.
Ho sempre amato i Navigli al tramonto, sorseggiare un aperitivo mangiando un tramezzino, oppure polipi e patate. Lo so, magari non staranno bene assieme però era l'atmosfera che te li faceva percepire come ottimi ed indivisibili. Polipi e patate.
A me la primavera non piace. Però la primavera, la sera, lungo i Navigli è tutta un'altra cosa.
Anche a Torvajanica mi è successa la stessa cosa, pur in assenza di aperitivo, polipi e patate.
A Roma mi piace molto l'Eur, la zona del laghetto.
Poi mi piaceva anche quel ristorantino western...Strano, a me i locali all'americana non piacciono molto (ma sempre meglio dei locali giapponesi o à la page) però lì l'atmosfera era simpatica e poi c'erano delle cipolle fritte buonissime. Poi sì, lo so, c'era Lei.
Il tempo è passato e a me non è che la cosa spaventi nel senso che diventare vecchio non spaventa. Però il passare del tempo mi intristisce. Mi fa pensare al passato e questa è forse la cosa che più mi intriga.
Il passato è intrigante, altrimenti non si capirebbe perché così tante persone siano incuriosite dalla professione dell'archeologo, dello storico o comunque del ricercatore antropologico.
Se tornassi indietro forse deciderei di studiare antropologia. L'antropologia mi ha sempre appassionato molto e non posso negare che nella mia biblioteca personale ho numerosi trattati sull'argomento.
Non penso sia un caso se, sin da ragazzo, ho iniziato ad interessarmi di religioni, tradizioni esoteriche, psicologia, criminologia, storia, sociologia. Mi sono talmente immerso in questi argomenti da aver completamente trascurato persino i miei studi canonici il che me li ha fatti detestare e, pertanto, ho rinunciato ad intraprendere la carriera universitaria.
No, l'Università non avrebbe fatto per me. Decisamente.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per osservare la gente che passa e sapere come vive. Dove vive. E chiedersi anche perché vive. Perché, ad esempio, uno ragazzo indiano dovrebbe decidere di andare a vivere a Pordenone ?
Me lo sono sempre chiesto e l'ho anche chiesto, ma, a dire il vero, lo stesso ragazzo indiano non ha saputo darmi una vera risposta.
Si dice che le risposte sono spesso dentro noi stessi e, lo scopo della vita, dovrebbe essere quello di riuscire ad estrapolarle. Però si dice anche che sono le domande ad essere più importanti delle risposte stesse.
Ora devo uscire a fare la spesa e sicuramente mi porrò un sacco di domande che rimarranno senza risposta.
Muoversi a piedi, per le città, è un modo per porsi domande, senza preoccuparsi troppo delle risposte.



9 agosto 2011

Sette anni di blog. Della serie: dal 9 agosto 2004 con furore



Questo è un post consueto e che arriva una volta l'anno.
Questo è un post talvolta ameno che, però, quest'anno, avrei volentieri fatto a meno di scrivere.
Questo è un post di bilanci.
Ecco, appunto.
Sono passati sette anni dall'apertura di questo blog e, come di consueto, sono a fare il punto della situazione. Della mia situazione che, del resto, è correlata alla situazione di questo blog. E viceversa.
Il 2011 è stato un anno triste. E' come se la fine del mondo, profetizzata dai Maya, per me, fosse stata anticipata di oltre un anno e mezzo.
Il 2011 mi ha regalato almeno due batoste che mi avevano quasi persuaso a chiudere questo blog e a ritirarmi a vita privata. Di ogni comfort.
Ovviamente, quando si tergiversa e si utilizzano giochi di parole c'è sempre un motivo. A volte nascosto, a volte intuitivo. Come canterebbe Adriano Celentano di cui, pur non condividendo nulla delle sue idee politiche (semmai ne abbia mai avute), è e rimane un punto di riferimento musicale importante. Per me.
Il 2011 ha visto la fine di una bella storia con una lei ("Lei" ?!?) di cui non vi ho mai parlato nè intendo parlarvi.
Il 2011 mi ha portato via anche un carissimo amico e collaboratore di questo blog: Peter Boom, con il quale avevo fondato la rubrica sulla "Teoria della Pansessualità" che trattava di libertà sessuali e diritti civili.
Due batoste dalle quali, nonostante il tono (apparentemente) giocoso di questo post, non credo riuscirò a riprendermi veramente mai del tutto (e non dite che "la vita continua" perché sa di presa per il culo e mi fate solo incazzare).
Detto questo, ovvero la parte più difficile del post, passiamo alla cose facete.
In sette anni di blog abbiamo superato abbondantemente le 2 milioni di visite, con un'ottima media giornaliera che va dalle 300 alle 500 visite.
In sette anni di blog abbiamo scritto oltre 400 articoli, pubblicati su quotidiani nazionali e riviste specializzate di Storia, letteratura ed esoterismo.
In sette anni di blog abbiamo scritto, compreso il presente, 1145 post di cui: 45 racconti misti; 19 racconti dell'orrore; 47 poesie; 57 fra articoli e post sulla spiritualità e...una miriade di altre cazzate che non sto qui ad elencare.
In sette anni di blog ci siamo avvalsi della collaborazione ed amicizia, oltre che di Peter, di Lucia "Rehab" Conti, vocalist dei "Betty Poison", ormai di livello internazionale; della showgirl Metis Di Meo, che ha creduto in questo blog, rilasciando in esclusiva un paio di interviste e di Francesca Vigni, autrice dell'unico libro sulle donne e la Massoneria pubblicato in Italia.
In sette anni di blog abbiamo organizzato diversi convegni ed incontri su Pannunzio, la laicità ed il repubblicanesimo.
In sette anni di blog abbiamo ricevuto il plauso delle maggiori Obbedienze massoniche italiane che, talvolta, ci hanno anche invitati come relatori.
In sette anni di blog abbiamo cercato di dare visibilità a chi era stato dimenticato ed a quegli argomenti mai o mal o poco trattati dal panorama culturale nostrano.
In sette anni di blog non abbiamo avuto pretese, per quanto più di qualcuno avrebbe voluto pretendere (ma è stato rispedito al mittente con tanto di "vaffa").
In sette anni di blog non siamo andati in Tibet, per quanto è lì che - presto o tardi - vorremmo ritirarci.
In sette anni di blog verrebbe la voglia di dire che siamo entrati in crisi: del settimo anno.
Ma non siamo sposati, per cui, possiamo anche proseguire.
Risorgere nello spirito ed insorgere nel corpo. Psicosessualmente parlando.
E, dunque, come ogni anno, dopo queste premesse, eccoci arrivati all'angolo delle promesse: poche, ma che siamo certi di mantenere.
Promettiamo ai lettori, per i mesi a venire, almeno due cose e mezzo, anzi tre:

1) Un'intervista al maggiore storico della Massoneria in Italia: Aldo A. Mola

2) Un'intervista ad un'amica, la modella Erica Melargo, volto nuovo dello spettacolo, che vorremmo contribuire a promuovere

3) Il sottoscritto diventerà il personaggio del nuovo trhiller di un noto scrittore statunitense


Il prof. Aldo A. Mola; Erica Melargo; il sottoscritto

Ho detto tutto.
Pensavo sarebbe stato più difficile e che non ce l'avrei fatta.
Ed invece, anche per quest'anno, è andata.



21 luglio 2011

"Il gioco è bello quando dura tanto": la versione di Madido di Sudore



Le cose che terminano hanno un che di definitivo, di finale tutt'altro che a sorpresa, di taglio netto ad un passato e, soprattutto, ad un presente che non ci sarà più.
Le cose che terminano sarebbe bello che non iniziassero mai, proprio per non doverle finire.
Una torta che finisce e, in frigorifero, non ne hai un'altra, ti mette sempre un po' di tristezza, talvolta di nostalgia. Un po' come il finire di un amplesso.
Fumi per dimenticare oppure, talvolta, dimentichi persino di fumare, perso nei fumi della tristezza.
Il gioco è bello sì, ma quando dura tanto. Altrimenti non vale la candela.
Quando una candela si spegne, si spegne anche il soffio della vita, il fuoco della vita.
Quando una vita si spegne, anche se credi alla stronzata della reincarnazione o alle sedute medianiche, difficilmente si può riaccendere.
Un motore, quando ti lascia in panne, talvolta se non spesso, ci lascia le penne.
Loredana Bertè ricordava che "L'amore che non ha futuro è sempre colpa di uno". Nel mio caso di una, anzi, di più d'una. Ma mai contemporaneamente. Sono un tipo fedele e, quindi, solo come un cane.
Io, infondo, solo ci sto bene ed infatti il punto è un altro. Il punto è che non accetto la fine delle cose ed il fatto che le cose cambino e, soprattutto, che le persone si trasfomino. O, peggio, diventino multiformi.
Per questo amo i soprammobili ed ho sempre odiato i Transformers (quei robottini trasformabili in voga negli anni '80).
Le persone non sono soprammobili e ciò presenta purtuttavia un notevole vantaggio: non sei costretto a spolverarle quotidianamente. Al massimo, se dotate di un paio di tette e di un bel culo, puoi farci la doccia assieme.
Culo non si dice. Si dice sedere, ma a me la parola sedere non piace. Mi ricorda l'imperativo categorico che ti imponevano a scuola: "Siediti !" "Mettiti a sedere !" e c'era chi, ironizzando o ebetizzando, tentava persino di trasformare la sua faccia in un culo: la famosa faccia da.
La mia faccia è sempre stata di bronzo, nel senso di scultorea. Scultorea in un fisico erculeo. Per quanto io misurti non oltre il metro e quaranta di altezza.
Il gioco è bello quando dura tanto ed io, infatti, iniziai a giocare all'età di due anni per non smettere più: si trattasse di gioco di mano (la famosa pratica erotica - parafrasando Woody Allen - con chi si stima veramente) oppure di Gioca Jouer, il famoso gioco cretino ideato da Claudio Cecchetto.
Non smisi più di: dormire, salutare, autostop, starnuto, camminare, nuotare, sciare, spry (?), macho, claxon, campana, okay, baciare, capelli, saluti, saluti, superman...Praticamente di vivere.
La vita, però, ad ogni modo e comunque, ha un suo inizio ed una sua fine.
Le cose che terminano sarebbe bello - però - che non iniziassero mai, proprio per non doverle finire.
La vita è bella, certo, ma solo se Giochi a Jouer.
Se scopri di esserti tramutato in un rospo o in Claudio Cecchetto, beh, soccazzi !


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini