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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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20 maggio 2014

"Dal porno al forno, ovvero: quando cucinai un orgiastico e succulento kebab al signor Pompini Andreoli": racconto by Luca Bagatin e Lucia "Rehab" Conti

Visti i recenti scandali relativi all'Expo di Milano e visto che mi va di celiare piuttosto che seguitare ad incazzicchiarmi contro il politico bue di turno (che invito a non votare, chiunque egli sia !), ho deciso di riproporvi un simpaticissimo e lungo racconto scritto a quattro mani assieme a Lucia "Rehab" Conti, vocalist dei Betty Poison, nonché una delle protagoniste del mio nuovo saggio Ritratti di Donna

Il racconto in questione lo pubblicammo su questi schermi telenettici ben sette anni fa, ovvero il 12 marzo 2007. E' un frammisto di scandali politici, erotismo in agrodolce, noir e niente di tutto ciò.

Il protagonista è, come spesso accade, Baglu, ovvero il mio alter ego reale (più che virtuale). Luoghi e fatti, del resto, sono solo apparentemente di fantasia.

L.B.


Introduzione di Lucia "Rehab" Conti

del 12 marzo 2007


QUESTO RACCONTO SURRENALE E’ LIBERAMENTE ISPIRATO A UN FATTO VERO. QUALCHE TEMPO FA COMPARE SU PORNOTUBE UNA SEQUENZA DI POMPINI ESEGUITI CON SCARSA MAESTRIA DA UNA FANCIULLA CHE SEMBRA INEQUIVOCABILMENTE LUCIA REHAB DEI BETTY FORD CENTER. STESSA CORPORATURA, STESSI ACCESSORI, STESSI PANTALONI E STESSO PIERCING. IL VOLTO E’ COPERTO DA CAPELLI CHE SEMBRANO I SUOI. NONOSTANTE LEI NEGHI RIPETUTAMENTE DI ESSERE LA PORNO-PERFORMER, L’OMBRA DEL DUBBIO LA LAMBISCE CONTINUAMENTE. SOLO DOPO QUALCHE TEMPO SU PORNO TUBE COMPARE UN VIDEO IN CUI LA SOSIA FINALMENTE MOSTRA IL VISO, SCAGIONANDO DEFINITIVAMENTE LA CANTANTE CHITARRISTA. QUESTO RACCONTO E’ ISPIRATO A UN FATTO VERO… MA PARLA DI TUTT’ALTRO.

LUCIA "REHAB" CONTI


DAL PORNO AL FORNO, OVVERO: QUANDO CUCINAI UN ORGIASTICO E SUCCULENTO KEBAB AL SIGNOR POMPINO ANDREOLI

racconto by Luca Bagatin e Lucia "Rehab" Conti


Mi trovavo come ogni mattina a scrivere al bar Spock di Via XXX Aprile, di fronte al mio computer portatile, fra una boccata di sigaretta (l'accadimento si svolge prima dell'entrata in vigore del Decreto Antifumo Minchia) ed un sorseggiamento pressoché continuo di uno zuccheratissimo caffé al ginseng. Ero in attesa dell'arrivo dell'amico e socio d'affari Bazardelleparole che doveva fornirmi una soffiata che avrebbe definitivamente incastrato il Primo Cittadino Lello Grambordello, ovvero la prova provata di una sua relazione equivoca con Monsignor Sanguinaccio.

Nell'attesa della sua venuta (Bazar è un tipo messianico) stavo scrivendo un pezzo sull'arrivo degli alieni a casa della cantante (si fa per dire) Viola Valentino. Un articolo di cronaca viola (figurativamente parlando) insomma, che sarebbe uscito l'indomani sul "Menzognero Inedito".

Allo Spock come al solito arrivò il rompiglioni di turno che mi si avvicinò ignorando il fatto che se c'è una cosa al mondo che mi fa innervosire è l'essere interrotto mentre sto scrivendo, pergiunta concentrato di fronte ad un computer.

"Ma lei è... Baglu ! Il noto giornalista-scrittore..e patatinpatatanpataton..." grida una voce alle mie spalle (che mi fa venir voglia di spegnergli il mozzicone della mia cicca accesa in faccia in un repentino gesto a tradimento).

"See...Sono io...", proferisco senza scostare gli occhi dalla tastiera e proseguendo nel mio lavoro.

"Piacere, Pompino. Pompino Andreoli" e mi allunga (non siate maliziosi !) la sua mano.

"Fellatio per gli amici, scommetto ! In ogni caso, il piacere è tutto suo. Che vuole da me signor Pompino ? Guardi che io mi occupo di servizi giornalistici nel senso di reportage. Non certo di...altro tipo di servizietti !" gli gridai contro girandomi di scatto e vedendo un omone paffuto e pelato con gli occhialoni tondi tondi.

Il Pompino pareva bello pomposo.

"Non raccolgo !", mi rispose seccato.

"Ecco, bravo, con la panza che si ritrova è meglio che eviti di raccogliere qualche cosa, altrimenti le sue brache potrebbero rimetterci..."

"Signor Baglu ! Guardi che io sono Pompino Andreoli, produttore cinematografico di hardcore e sarei qui...sono qui per proporle un affare !"

"Sono categoricamente eterosessuale (non sono tipo che discrimina ma, mettiamo i puntini sulle ipsilon !). Gli "affari" non mi interessano. Onde per cui...Signor Succhione...".

"Signor Pompino, prego !"

"Prega ? E allora preghi, e magari pure in ginocchio !"

La tensione fra noi cominciava a crescere ed io avevo pure una gran voglia di fumare. Mi venne un attacco d'ansia quando mi accorsi che avevo finito le cicche.

"Lei fuma, Mr. Fell ?"

" Mr Fell ? A dire il vero...no"

Questo qui mi stava sempre più sullo stomaco (per non dire sugli zebbedei, che "fa poco fino" direbbero a Napoli). Dalla cucina avanzò Suleyma Banhanan Halam, la giovane cuoca d'origine araba.

Un gran bel pezzo di figliola, senza dubbio, ma decisamente troppo giovane per uno come me che sa riconoscere i propri limiti. Non feci in tempo a salutarla che il pomposo grassone le cinse la vita e la sollevò palpeggiandola un po' ovunque: "Ho trovato la protagonista ! Lei signorina è perfetta !".

Suleyma era una ex danzatrice del ventre darkettona ed ex tossica, passata da poco agli spini ed allo Xanax (ciò che la rendeva particolarmente interessante ad un ex psicanalista junghiano come me...ma questa è un'altra storia).

Nel mentre in cui il signor Pompinio la sollevò, ad ella parea di librarsi nell'aria come un uccello...Ed invece l'uccello era colui il quale la teneva in braccio: un gran cazzone e per giunta porco quanto le fettone di salame affumicato servite al banco del bar Spock.

"La ragazza è perfetta per l'interpretazione di Cleopatra nel film holliwoodiano che sto per produrre...e lei signor Baglu potrebbe scriverne la sceneggiuatura !"

La cosa non mi entusiasmava per nulla.

"Film holliwoodiano ? Ma lei non ha detto di occuparsi di film hard ?" "..." il Pompino arrossì. Poi a voce bassa: "Vero...ma film holliwoodiano fa più scena...e poi la ragazza è perfetta per..." E poi ad altissima voce: "Trattasi di un film ad altissimo livello artistico e culturale...."

Suleyma pereva rapita dalle parole dell'Andreoli. Toccava a me liberarla. In quel momento arrivò Bazardelleparole.

"Heilà Bag !"

"Helà Baz ! Hai il materiale su Granbordello ?"

"Già… in dieci anni sono diventato/a un altro/a. E il motivo qual è?"

"Cazzo dici Baz, ti sei bevuto il cervello ?"

"No, è solo che pensavo che potevamo rimettere in piedi il nostro laboratorio di poesia creativa..."

"Lascia perdere. Ricordi com'è andata l'ultima volta ? Per poco non ci impallinavano. Io ci ho la pellaccia dura ma tu..ci hai una certa età. Allora, dimmi, il materiale l'hai con te ?"

"No, purtroppo. Non qui...l'ho dimenticato a Svanito (Svanito al Tegumento, il paese in cui abita Bazar. Ndr). Bazar è sempre stato un tipo a tratti evanescente (oltre che messianico).

Fu così che gli presentai il signor Pompino Andreoli e, come prevedevo, se ne fregò altamente preferendo rivolgere le sue attenzioni a Suleyma.

"Piecere siorrinna come sta ? Ha visto il qui presente Baglu che fisico aitante che ci ha ? Magari potrebbe portarla ad Haiti questo week-end...."

Bazardelleparole ha sempre avuto una grande capacità a farmi vergognare in pubblico, soprattutto di fronte al gentil sesso. Epperò (che non si scrive ma si dice) era un amico che infondo ambiva solo ad una cosa: a papparsi il pranzo di nozze di un mio immaginario matrimonio con chicchessia.

L'importante era l'abbondanza e la qualità del pasto. Rigorosamente biologico.

Il produttore cinematografico di filmini hard Pompino Andreoli proseguì nel decantare le lodi del suo putribondo film fatto di scene orgiastiche sadomaso che secondo la sua mente scimmiesca avrei dovuto sceneggiare.

Bazar si addormentò sul bancone. Ne approfittai per prendere il barattolo di aringhe sott'olio sul bancone per rovesciarlo in testa al Pompino....

Immediatamente l’uomo trasfigurò sotto l’impatto lavico di tutto quell’unto. Strizzai gli occhi, mettendolo meglio a fuoco: “Ma lei… lei… non è il Pompino che sembra… è tutt’altro genere di Pompino !!!”.

La colata d’olio d’aringhe avvolgeva il volto pacioso dell’Andreoli, modificandone lentamente l’aspetto come in un gioco di prestigio: dalla sommità del capo si scollarono lunghe ciocche (ciocche ?!?!?!) serpentine. Gli occhiali tonditondi caddero e si ruppero, dalle guance e dalle mandibole si sganciarono (precipitando con un tonfo) sei etti e sessanta di protesi di silicone e il porcello che non più di due minuti prima stava palpeggiando allegramente quel grandissimo pezzo di Aishaecoute-moi della cuoca, assunse gradualmente le sembianze di un riccioluto analista comportamentale.

“Non ci posso credere!!!” urlai, folgorato.

Bazar aprì gli occhi, sussultando “Cazzo, socio… ti avevo chiesto di svegliarmi solo in caso di sviluppi rilevanti…”

“E non ti sembra uno sviluppo rilevante, QUESTO?!” puntai l’indice contro l’ex obeso mutaforme che intanto cercava frettolosamente di guadagnare l’uscita.

Lo anticipai lanciandogli addosso i 245 fascioli (rilegati in cuoio piombato della collana “L’albero di Natale spiegato ai Tuareg”).

K.O.. Al tappeto. Punto e partita. Game Over.

“Baz, ho il piacere di presentarti PAOLANTONIO GIANCHECCA, psicoterapeuta mediatico, conservatore, astrologo dei vip, nonché consigliere, confidente e compagno di merende parrocchiali del nostro amato primo cittadino LELLO GRAMBORDELLO (tadadadààààn!!!)!!!”

… gli occhi di Bazar si spalancarono (ancor più di quel che sono già)… “Cazzo, ho dimenticato un cd sul cruscotto !!! Col caldo che c’è rischio di fottermelo ! Scusa Baglu…” e un attimo dopo non c’era già più (ma questo lo scoprii ben più tardi).

Ignaro dell'assenza di Bazar, proseguii, meglio di Sherlock Holmes: “Sulle spalle complici di quest’ometto, caro Baz, spalle al momento spedite nel mondo dei sogni insieme al resto del corpo, Grambordello piange da tre anni tutte le sue lacrime, maledicendo gli occhi languidi di Monsignor Saguinaccio. In amore, com’è arcinoto, c’è che fugge e c’è chi insegue… a quanto pare il nostro prelato è quello con le ali ai piedi…”

"I reattori, caro mio...I REATTORI !!!", la voce proveniva da terra, dal groviglio appiccicoso di opuscoli e vestiti troppo larghi in cui lo psico-cerusico, semi-rinvenuto, si dibatteva.

Paolantonio Granchecca cercò di giustificarsi: “In tre anni mai un fiore, mai un gesto carino, mai una premura !!! Sempre via, sempre di corsa, mai una volta che si fosse fermato a cena da Lello… sempre una scusa pronta per andarsene: un intervento contro i Pacs da provare davanti allo specchio, un film sonoro al cineforum degli Arcivescovi “perché chissà quando ci ricapita !”, la benedizione del presepe di polistirolo … addirittura una volta l’ha piantato in asso tra le frasche perché si è ricordato di dover rammendare il cappuccio bianco”

”Quale cappuccio?! Parla, è meglio!!!”, intervenni incazzoso”

“Quello che mette quando va a bruciare quelle croci col tondino nei giardini delle femministe...”

“Non ci posso credere.” (un Baglu incredulo o solamente miscredente ?!? NdA).

“Lo dico anch’io ! Per queste cose esistono le perpetue !!! No, la verità è che ha cessato di amarlo…” e così dicendo l’ex Pompino si sollevò sulle ginocchia, si frugò nelle tasche della giacca, estrasse un fazzoletto a pois e ci si soffiò il naso proseguendo poi nel discorso: “Purtroppo il mio fraterno amico Grambordello da quell’orecchio non ci sente… si illude… e nel frattempo sta diventando lo zimbello della città !!!”

Mi accesi una sigaretta.

“E tu, anima pia di un can barbone, hai cercato almeno di evitare che il suo più grande nemico lo sbattesse in prima pagina con tutto l’ambaradàn dei suoi vizietti privati…”

“Vedo che hai afferrato”

“Intrufolandoti nella mia vita sotto mentite spoglie per spiarmi e ostacolarmi, VERO?!”(ed io ODIO che qualcheduno s’intrufoli nella mia intricatissima vita).

“Non permetterò a un ateo dissociato, bilancia ascendente pesci, per giunta, di rovinare due tra le persone più influenti di questa città”.

Espirai elaborate volute di fumo a forma di cassapanca fiorentina del diciannovesimo secolo

“Cominciamo a mettere i puntini sulle ypsilon ! Innanzitutto sono uno gnostico asociale, acquario ascendente toro ! Hai capito, Baz ? Il vero cavallo di Troia era un figlio di troia con indosso un travestimento insospettabile. Giuro sul Graal che sembravi veramente un porcone stupra-tope!!!”

E così il Gianchecca ex Pompino Andreoli: “Mi avevano detto che eri un pervertito e uno scambista. Dovevo pur guadagnarmi la tua fiducia. Ma non sai che fatica!!! E strusciarmi contro quella donna, poi…” sbirciò con lieve disgusto la silhouette della giovane cuoca, che ci dava le spalle (annoiata più che sorpresa) per riguadagnare la cucina, proseguendo “…a volte mi chiedo se il Sindaco Grambordello si renda conto di quanto gli sono amico !”

”Non me ne frega una cippa e pergiunta lippa ! Quando è stata l’ultima volta che i piccioncini si sono visti ?”

“Da me non saprai nulla, pervertito scambista in arte Baglu !” A quelle parole gli tirai un ceffone che lo fece roteare su sé stesso.

“Pervertito ci sarai tu e scambista ci sarà Bazar. E ora, rispondi: l’Arcivescovo si trova in città al momento ?”

“Possiamo anche fare notte….nun te risponno !!!!”

“Hai ucciso tu Miss Violetta Vomitoire sul panfilo Maria Cristina di Sassonia”?”

“CHI?!?!”

“… scusa. Sono andato clamorosamente off topic. E comunque adesso basta con la commedia. Baz, le manette!”

“Non c’è.”

“Chi?”

“Il tuo amico Bazar. Se ne è andato da un pezzo”.

Ecco che mi guardai intorno disorientato: “Mannaggia al clero, e….da quando ?!” “DALL’INZIO!!!” e, con un balzo felino, Andreoli in Gianchecca mi sorprese piombandomi addosso e disarmandomi di tutte le mie buone intenzioni (per via del fatto che non avevo in quel momento armi da farmi sottrarre). Rotolammo sul pavimento per un po’, quindi l’astrologo-analista riuscì ad avere la meglio assestandomi un colpo in testa con uno dei 245 fascicoli sparsi al suolo (quello sulle palle natalizie decorate stile danese). E così, caddi in un deliquio agitato di pochi secondi, che furono però sufficienti al mio avversario per sparire rumorosamente, facendo rimbombare le scale dell bar.

Quando rinvenni vidi Bazar che mi osservava dall’alto. Teneva in mano un cd deformato e storto: “Fuso, cazzo. Sembra un cd di Dalì. Ma che ci fai lì a terra?”

“… ”

“Va beh, Baglu… io vado a dormire in un vero letto. Sono a pezzi. Svegliami se ci sono sviluppi…”

“…rilevanti. All right Baz, ricevuto !”.

Il resto della storia è ormai leggenda. Metropolitana.

La tresca di Monsignor Sanguinaccio con il Sindaco Grambordello fu da me svelata per mezzo di un articolo-bomba che fu pubblicato sulla prima pagina del locale quotidiano “Menzognero Inedito”. Dopodiché, alle elezioni successive il sindaco Granbordello venne comunque rieletto con il 70 % dei consensi (il pueblo, spesso, è bue e con il suo sadomasochistico voto sa benissimo farsi bua da solo), mentre il sottoscritto giornalista-scrittore patatinpatatonpatatan fu costretto a cercarsi un altro posto per lavorare in quanto il bar Spock venne definitivamente chiuso dai Nas in quanto si scoprì che i succulenti Hamburger preparati dalla giovane cuoca Suleyma Banhanan Halam erano farciti con ragni e lombrichi cotti al vapore.

Inutile aggiungere che, da buon buongustaio, mi fidanzai qualche tempo dopo con la cuoca ed aprii con lei un ristorantino friul-calabrese in Transilvania. Ma questa è un’altra storia che vi racconterà l’amico Bazardelleparole: non a caso di professione sociologo & scrittore animatore di centridiurni e notturni.

Ne converrete che la fantasia testé utilizzata per produrre codesto racconto, abbonda (come il riso, ma quello nella bocca degli stolti !). Purtuttavia non scordate mai che la realtà supera sempre di gran lunga la fantasia, dalla quale, in ogni caso, non si discosta mai del tutto.




19 maggio 2014

"Incubo d'amore in incubatrice": racconto del 20 febbraio 2007 by Luca Bagatin

Lungi dall'essere un sostenitore delle Lolite e del lolitismo (tutt'altro !), desidero riproporre ai lettori questo mio simpatico racconto surRenale, ispirato a Vladimir Nabokov, che pubblicai in anteprima il 20 febbraio 2007.
Interessanti gli spunti letterari e, forse, psicologici.

L. B.


Incubo d'amore in incubatrice
di Luca Bagatin


«Lolita, luce della mia vita, fuoco dei miei lombi. Mio peccato, anima mia. Lo-li-ta: la punta della lingua compie un percorso di tre passi sul palato per battere, al terzo, contro i denti. Lo. Li. Ta. Era Lo, semplicemente Lo la mattina, ritta nel suo metro e quarantasette con un calzino solo. Era Lola in pantaloni. Era Dolly a scuola. Era Dolores sulla linea tratteggiata dei documenti. Ma tra le mie braccia era sempre Lolita.»

"Già. Ora sono rimasto solo. Ennesima volta. Per l'ennesima volta. Ricordo quella volta in cui Cinthia mi scrisse che non riusciva a capirmi in quanto riteneva che non fossi in grado di comprendere l'amicizia fra un uomo e una donna.

E' vero. Fra me e una donna non c'è mai stata pura e semplice amicizia. Fra me e una donna c'è sempre stato il fuoco. Scintille. Amo il fuoco. Ora sento freddo. Molto fraddo. Il freddo della morte. Il freddo dell'amore."

Fu così che il Professor Humbert Humbert iniziò a raccontarmi di quella volta in cui conobbe Lola, dopo l'ennesima delusione d'amore.

"Dottor Baglu, mi aiuti !"

Troppo facile. Ricorda quella volta in cui da bambino sognava di diventare padre ?

"No"

Ecco, appunto. Per lei è sempre stato difficile avere rapporti interpersonali con l'altro sesso, me lo conferma, professor Humbert ?

"Sì"

Continuai a torturare la sua povera anima scavando in ogni anfratto della sua psiche che mi parea conoscere meglio di lui stesso. Sono un neuropsichiatra per adulti sani e vaccinati. Mi occupo anche di metempsicosi e di artrite deformante. Sono il Dr. Baglu e detesto gli individui piagnucolosi. Scrivere è la mia droga ed ogni qual volta ascolto un mio paziente sdraiato sul lettino prendo meticolosamente appunti sul suo stato d'animo.

Mi racconti di Lola, professor Humbert.

"Lei, così tenera, così fragile, così incommensurabilmente ...crudele nel ...vedere un uomo struggersi per lei"

Ecco, vada pure avanti.

"Una ragazzina neanche adolescente...lasciva...che lasciava che le mie dita tumide le palpassero i morbidi e vogliosi e turgidi capezzoli..."

Professor Humbert....

"Certo, capisco dottor Baglu."

Così finisce che ci lascia le penne. Non pensi. Si lasci fluire. Non pensi più alla luce della sua vita, al fuoco dei suoi lombi. Si lasci fluire.

"Un giorno Annie mi propose di scrivere un romanzo su Lola"

Chi è Annie professore ?

"Annie, la mia editor...."

Le piaceva Annie ? E dov'è ora Annie ?

"Sì. Mi piaceva molto. I suoi sinuosi capelli ramati...i suoi occhi chiari...

Dov'è ora Annie ? L'ha uccisa non è vero ?

"Sì". Annuì. "Annie...era affascinata dal mio rapporto con Lola..."

Da bambino soffriva di balbuzie professor Humbert ? Da bambino soffriva di tics compulsivi ? E ora mi dica, professor Humbert....amava torturare i suoi animali domestici ?

L'uomo scoppiò in un pianto liberatorio. Lo abbracciai e, come un padre, gli accarezzai la testa. Prima di azzannargli il collo e di spolparlo vivo.




26 agosto 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Selvaggia". Monologo by Baglu

Lo so, forse a Lei non dovrei più pensare.

Dovrei capire più cose sulla "Donna Selvaggia" e sul perché le donne ingenue preferiscono l'uomo predatore.

Io predatore non lo sono mai stato, così come non sono mai stato preda. Sentimentalmente parlando almeno.

Degli eventi forse sì ed anche delle eventualità. 

Eventualmente pensavo che...no, non pensavo. O, meglio, ho pensato di aprirmi a nuove possibilità, per poi subito, scoraggiato dagli eventi, richiudermi alle medesime.

Pensieri e parole. Da scrivere e da meditare.

Le donne della mia vita mi dicono che sono "esagerato". Una sola o forse due, mi ha definito "appassionato".

Appassionato mi piace. Esagerato no, anche perché dà quella connotazione negativa che limita. O, meglio, che delimita.

Non capisco perché questa necessità di molte donne di "delimitare". Parlo ovviamente dei miei rapporti con alcune di loro.

Oh, beh, ma la mia è pura curiosità sociologica. Non mi lascio più trascinare dalle correnti da almeno...forse tre anni ?

Da due anni sono seduto su questa panchina. Non aspetto. Osservo.

Talvolta prendo appunti, raccolgo materiale, semmai la cosa fosse utile a me e/o a qualcun altro.

Mi pongo molte domande, ma non saprei rispondere a nessuna. Eppure sono così bravo nel dare consigli agli altri ed a risolvere i loro problemi. Forse perché quelli altrui sono più semplici. Ma non tutti lo sono ed allora mi chiedo perché...perché c'è chi si rifiuta di aprire il suo cuore a me, che tanto vorrei accoglierlo ?

Non credo riuscirò più ad innamorarmi. Dico per davvero. Per finta è più facile. Innamorarsi per finta è forse la cosa che accade nella maggior parte dei rapporti. Rapporti fatti di "prede" e "predatori", in una spirale senza fine della quale non mi è mai piaciuto far parte.

Non credo né alla capacità di essere predatori né a quella di essere prede. Credo alla spontaneità appassionata dei rapporti e dei nonrapporti. Anche sessuali.

Credo all'assurdità degli stessi ed agli approcci lontani, preduti. A quelli che non ti aspetti.

Perché, allorquando aspetti qualche cosa, ecco che allora le aspettative sono disattese. Personalmente ho aspettato o, meglio, mi sono aspettato molte cose dalla e nella vita. Non ho mai ottenuto nulla, però mi sono sempre inventato tutto. E, almeno un po', ho fatto sorridere, talvolta, forse, sognare.

Ma se la vita dev'essere come un lavorìo continuo di invenzioni, di scorribande, di illusioni, di di di...di altro, allora si giunge ad un punto in cui ci si chiede: perché ? O, meglio, per chi ?

Per Lei.

Ormai senza nome, senza volto, senza.

Ma al profumo di lavanda.



19 maggio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "FAVOLE": monologo by Baglu



Mi ricordo Marco Pannella, magro, emaciato, sorridente, con al collo una collana con il simbolo della pace, il fucile spezzato in due e con indosso una semplice maglietta con stampata la rosa nel pugno e quella scritta: "Cambiamo la vita".
Quella foto mi commuove sempre.
Saranno stati i primi Anni '70 e tutti volevano cambiare il sistema, cambiare il mondo, mentre Marco voleva...cambiare la vita. Che è una cosa ben più profonda.
Che poi mi dispiace invece che da tutti i recenti volumi sui Radicali siano stete rimosse le foto con Cicciolina. Ho sempre avuto un debole per Cicciolina che, più e meglio di...Francesco Rutelli e Gaetano Quagliariello (pernacchie di sottofondo), seppe rappresentare il pensiero Radicale.
Qualcuno, negli Anni '70 ed anche oggi era comunista. Lo diceva Giorgio Gaber che ha sposato una che è finita nelle liste di Berlusconi. Sì, qualcuno era comunista e quindi era di destra. Anzi, di centro-destra ed infatti è finito con Berlusconi come Ferrara, Bondi, Cicchitto e anche Piergigi Bersani ed Enrico di Letta a di Governo.
Qualcuno era comunista ed era di destra, mentre io che sono sempre stato di sinistra, anzi, di estrema sinistra, sono sempre stato anticomunista.
Qualcuno diceva "cos'è la destra cos'è la sinistra" ed è finito per diventare la grancassa di Adriano Celentano, quando questo parlava contro le cellule staminali e contro la procreazione assistita.
Qualcuno è comunista ed è di destra, anzi, di centro-destra. Qualcuno è di centro-sinistra e quindi è ancor più a destra di quelli di destra.
Qualcuno si chiede perché esistano gli speed date e gli annunci per fare sesso a pagamento o anche gratis.
Qualcuno si chiede perché, nel mondo o forse solo in Italia, ci sia così tanta frustrazione oppure così tanta voluta confusione.
Qualcuno si chiede perché sia così difficile anche solo pensare di amare una sola persona per tutta la vita, farci dei figli e viverci felici e contenti.
E' un pensiero semplice, ma quando lo esprimo vengo guardato strano. Anzi no, non vengo nemmeno guardato. C'è chi si gira dall'altra parte e magari continua a parlare dei suoi poliamori.
Che poi io sono perché ciascuno si faccia i fatti propri e non voglio giudicare, però questa cosa dei poliamori mi lascia molto perplesso. A volte mi fa pure incazzare, diciamolo.
E allora mi giustifico, sorridendo, dicendo che sono bigotto e dogmatico, che poi magari non è nemmeno vero, ma è più facile a dirsi.
Qualcuno era di destra e non lo sapeva. Pochi erano di sinistra e infatti il mondo va a rotoli. Anzi, va a farsi fottere, anche fisicamente ma senza godere.
Qualcuno diceva anche di essere stato socialista, ma lombardiano e quindi di destra, conservatore come Befano che dalla Cgil è passato al Piddì.
Una volta l'Epifania era una cosa che da bambino aspettavi e la mattina ne ricevevi una bella calza piena di dolciumi ed io ricevevo anche un fumetto natalizio. Una volta Topolino Speciale Natale e un'altra persino Alan Ford.
Oggi mi chiedo chi legga ancora Alan Ford. Forse io, ma solo i numeri arretrati, acquistati alle fiere del fumetto.
Un giorno una ragazza mi ha detto "a te le donne piacciono molto, ma spero che tu non sia di bocca buona perché lo detesterei".
No, non sono di bocca buona, ma soprattutto sono molto selettivo a livelli quasi snob. E soprattutto guardo molto i dettagli comportamentali.
Non bacio una donna che non amo. Non faccio sesso con una donna che non amo.
Anzi, io non faccio mai sesso. Faccio l'amore, alla faccia di quelli che mi dicono che è sdolcinato dire così e cosà (fanculo !).
Non sono innamorato o forse sì, ma sicuramente è un'informazione che tengo per me.
Ieri pomeriggio in libreria ho visto un libro di foto relativo alla televisione dagli Anni '80 alla fine del Mondo, ovvero al 1994, quando il mondo morì ucciso da Di Pietro, Bossi e Berlusconi, i tre che oggi hanno non pochi guai con la giustizia. Allora Dio esiste, anche se arriva spesso in ritardo.
Enrica Bonaccorti era bellissima e raggiante e così tutti gli altri. Negli Anni '80 c'erano tre donne che a noi bambini piacevano molto: Lory Del Santo, Sabrina Salerno e Cicciolina. A me le prime due non interessavano molto. Non avevo occhi che per Cicciolina.
Quando oggi parlo con Ilona e le dico che allora pensavo di sposarla, ridiamo a crepapelle.
Poi, con gli anni, il mito della donna nordica biondissima occhi azzurri e bianchissimi mi è passato. Non ho un tipo di donna. O forse uno sì, una che mi sappia amare e non è poco.
Una che mi voglia sposare e che voglia un figlio da me e vivere felici e contenti.
Ma alle favole non ho mai creduto. Nemmeno da bambino.



20 febbraio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: FINALMENTE POSSO DIRE CHE NON ESISTO E, SE ESISTO, NON FATECI TROPPO CASO": racconto by Baglu



Sono sulla mia panchina, mi manca l'aria, l'ansia mi attanaglia.
Sono di fronte alla sua vecchia casa, come ogni giorno. Mi piace stare qui e so anche che forse è una cosa inutile ma mi piace starci.
So anche che Lei non c'è più e che frequenta un altro (che so anche essere una merda umana) da tempo e che sono un cretino a perdere ancora tempo dietro a Lei, ma...
La verità è che l'amore fa star male ed io, nello specifico, sto già male di mio.
Le avevo inviato un biglietto d'auguri, dedicato altre cose ma...ma Lei se mi deve scrivere lo fa solo per scrivermi cose negative. Siamo diversi, lontani. Forse lo siamo sempre stati o forse dico queste cose perché sto male e non le penso davvero.
Forse le dico perché sono arrabbiato, nervoso, anche deluso.

Arriva un signore, vestito di scuro, si siede accanto a me.

- Ciao Baglu
- Ciao Peter
- Tu lo sai che io non sono davvero qui, vero ?
- Sì, lo so, sei morto (lo dico in fretta, ma in realtà soffoco un singhiozzo di pianto)
- Sempre qui su questa panchina ?
- Sì
- Come stai ?
- Mi sento solo e abbastanza inutile. Forse ho profuso troppo ensusiasmo in cose che sono svanite presto.
- Ma dai, che sei giovane !
- No, Peter, non sono più giovane. Forse è solo che ho paura di vivere, anche se non ho mai avuto paura di ammetterlo.
- Cosa pensi di fare ?
- Niente, che devo fare ? Ho già programmato la mia morte, ma non così presto. Sai, io non mi fido più delle persone. Non della maggior parte delle persone, proprio delle persone dico. Può essere che io sbagli, che ciò che dico sia dettato dal mio stato d'animo attuale. Però sono molti anni che ci penso.
- Eh lo so, Baglu. So come la pensi su queste cose. Forse non pensavo che...diciamo che penso che queste siano cose che si superano.
- Eh, sì, forse, caro Peter. Chissà. Sai, quando si comincia a parlare anche con i morti vuol dire che... Che, o si sta cominciando a diventare schizofrenici oppure è più facile parlare con i morti che con i vivi. La morte dà quel senso di freddo che io provo, anche in questo momento. Brividi, sulle spalle e dentro al cuore. Hai mai visto Emilia ?
- Emilia ?
- Sì, è il fantasma di una donna che si è suicidata e che ogni tanto viene a trovarmi qui, su questa panchina. Mi è di conforto, come mi sono di conforto tutte le anime morte.
- Sù, dai, coraggio Baglu...
- Vedi, Peter, se tu fossi davvero vivo e non frutto della mia immaginazione, sapresti anche come tirarmi su il morale. Anche quello che mi dici, sembra freddo. Perché è frutto della mia immaginazione....
- No, è che ti rifiuti di farti aiutare, perché ti piace complicarti la vita.
- O la "non vita".
- Ma, piuttosto, quella ragazza mora che ogni tanto passa di qui, con quel bel cane husky ?
- Sì, ogni tanto passa.
- E non le parli ? Non le dici niente ?
- Sì, ogni tanto. Sai, a me piace l'immagine che ho di lei. Bella e impossibile.
- Fantasticherie.
- Sì, anche, ma perché è già difficile così. Se soffri anche a distanza, per cose ormai passate, immagina come soffriresti per cose ravvicinate, concrete. E poi che c'entra ? Lo so dove vuoi andare a parare, ma non è così.
- E com'è allora ?
- E' che per soffrire un po' meno devo fare finta di non esistere. Che poi, dai, secondo te esisto davvero ?
....nessuna risposta.



5 febbraio 2013

"Paradisi infernali": cortometraggio by Baglu



Esterno giorno.
Giornata grigia ed estremamente fredda.
La telecamera riprende, sullo sfondo, una panchina sulla quale è seduto un uomo. Poi si volta a riprendere un altro uomo, camicia bianca, giacca nera, emaciato, pallido, triste. Ha una pistola in mano, sulla quale la telecamera zumma diverse volte.
"Ciao Francesco", fa l'uomo sulla panchina.
"Ciao Baglu".
L'uomo sulla panchina, barba, occhiali e capelli lunghi, sorride. Ma il suo sguardo sembra perso nel vuoto.
"Come va, Francesco ?".
"Si vive. E tu, Baglu ?".
"Si sta per morire".
"Lo so. E Lei ?".
"Non lo so. E la tua...Lei ?".
"Uhmpf. Procediamo ?".
"E' arrivato il momento...vero ?".
"Sì, Baglu".
Francesco Dellamorte punta la pistola - una Bodeo 1889 - alla tempia di Baglu. Gli spara, con freddezza. Il colpo spappola il cervello dell'uomo, che fuoriesce. Alcuni pezzi di cervello vanno a depositarsi sulla spalla di Francesco, la cui camicia bianca è ormai tinta di rosso.

Una luce.
Bianca. Soffice. Appare dal tunnel.
Una musica.
Lenta. Soffice. Fluisce dal tunnel.
Un profumo.
Soave. Bianco. Si espande dal tunnel.
Una donna gli accarezza il volto, la barba, scostandogli gli occhiali e baciandolo sulle labbra.
E' come se fosse nato per la prima volta. Nessun ricordo. Nessuna paura. Nessun dolore.
Il vento gli accarezza i capelli. La donna svanisce. Lui riesce a librarsi nell'aria.
Sta volando, al di sopra di tutto. Può vedere alberi, fiori, animali che giocano fra loro. Bambini che sorridono. Lui vola, al di sopra di tutto ciò.
Non si pone domande.

Voce fuoricampo: "SVEGLIATI !"
La telecamera inquadra il volto di Baglu, addormentato sulla panchina.
La pioggia gli sta inumidendo i capelli, gli occhiali.
Si alza dalla panchina, allarga le braccia, palmi verso l'alto e guarda verso il cielo, mentre la pioggia scende incessante.
Ora la telecamera inquadra dall'alto il suo volto, completamente fradicio.



23 gennaio 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: "Meccaniche celesti". Dialogo by Baglu & Emilia

Guardo le foto di Lei e mi emoziona.

Mi emoziona rivedere ancora il suo sorriso ed i suoi occhietti. "Occhietti", la chiamavo

spesso, infatti.

Ha anche un bellissimo abito, nero e a quadretti, con gonne svolazzanti e stivali ai

piedi. Quanto mi eccita vederla, con i suoi capelli lisci e violetti !

Mi piacerebbe starle vicino, magari poterla anche aiutare a risolvere ed a farle superare

le cose che la inquietano...ultimamente e non solo.

E' giovane ed ha tutta la vita davanti. Certo. Cadrà e si rialzerà da sola. Certo. E' che

forse avrei la pretesa di evitare che si facesse male. Anche se Lei preferisce cadere.

Poi ho anche il timore di fare peggio...

Non lo so, Emilia, tu che dici ?


Essere o non essere, ossia muoversi o non muoversi. Ma non è un problema, si può

sbagliare pensando di fare bene e pensando di far male. Le buone intenzioni…quello

che per noi sono buone intenzioni arrivano agli altri, a volte, come azioni che mirano ad

altri scopi.


Mi sento un po' come il palloncino di cui parli tu. O forse un palloncino vorrei esserlo

davvero. Rosso, leggero, che vola via, in alto, dopo che è stato usato da un bambino,

per gioco, oppure è stato perduto. Per disattenzione, incuria oppure per semplice caso.

Un palloncino che sale, sale, sale sino a scoppiare e la cui aria/anima si disperde

nell'infinito.

Infondo essere come un palloncino è come non essere mai esistiti per davvero.


Oh, no ! Essere un palloncino significa proprio il contrario: significa avere visto il mondo dall’alto. Essere stato unito al dito di un bambino e pensa la fiducia che quel bambino ripone in quel palloncino: rimarrà con lui, il vento lo porterà via ? O sarà il palloncino a voler scappare ? Il palloncino vola via e si porta con sé lo sguardo di quel bambino. Cosa vedrà il palloncino adesso che non è più qui ? Per il bambino vive ancora. Il palloncino vola in alto sempre più sù, il bambino rimane sulla terra; è così che s’impara a guardare il cielo, a rivolgere lo sguardo in alto quando intorno non vediamo niente. La forza di rivolgersi al cielo dipende da quanti palloncini sono volati via e quanto noi abbiamo desiderato che tornassero. Se penso a questo, direi di non essere atea. Il Dio Palloncino…pensi che possa esistere ? E Lei ? Aveva gli “occhietti” perché li stringeva a cercare il palloncino volato via ?


No. Lei il palloncino l'ha solo fatto volare via, direi. Ma di questo non vorrei parlare. Dio Palloncino ? Io non sono ateo, ma lo vorrei. Vorrei sperare che lassù non esista nessuno, che noi non siamo stati prodotti da nulla se non dal caso. E che, una volta morti, scompariremo per sempre.
E' vero, il palloncino significa vedere o aver visto il mondo dall'alto. Io il mondo avrei voluto non vederlo. Perché è malvagio. Anzi no, non è il mondo ad essere malvagio. Lo sono i suoi squinternati abitanti e ciò che è grave è che non ci fanno nemmeno caso, pensano che la malvagità alberghi altrove. Si sono creati, nel corso dei secoli, persino dei mostri immaginari, popolandone la mitologia, le fiabe, i racconti e, oggi, persino i film horror.

Penso che l'amore sia un sentimento troppo nobile per essere sporcato dalla sofferenza. Credo nell'amore e, poiché ho sofferto e soffrirei per averlo, vorrei scomparire in esso. Scomparire per esso.

Vorrei essere un palloncino che scoppia o, meglio, l'aria del palloncino che si disperde nel mondo. Che, detto così, può sembrare anche un preservativo che si buca, per errore o per incuria, ove il seme che conteneva si effonde.

Forse avrei voluto fecondare il mondo, per renderlo migliore. Ergermi a Dio che si è fatto carne e che ha vissuto nella carne. Un Dioniso che l'ha conosciuta. O forse avrei voluto essere un padre e non solo biologico. Che di questi tempi significherebbe anche moltissimo.




17 dicembre 2012

"Le nostre vite sono un Caos Calmo": racconto by Baglu & Emilia

Che poi è strano, ti svegli la mattina con il freddo, molto freddo perché è dicembre (ma potrebbe essere anche novembre o gennaio, oppure persino febbraio) e decidi di uscire di casa. Lo fai non per vizio, ma perché senti che devi farlo. Sono venti mesi circa che lo faccio. Da quando Lei mi ha lasciato. No, dicevo che è strano, perché in venti mesi non ho mai trovato la panchina sulla quale mi siedo ogni giorno, occupata.

C'è una donna, seduta, che sta leggendo un libro. La saluto, accennando un sorriso, anche se non ne avrei voglia. Fa freddo, sono ancora molto assonnato e non avrei voglia di salutare nessuno. Lei risponde al saluto, con una certa diffidenza. Vorrei aprire il giornale che porto sotto al braccio, per leggere notizie che non mi riguardano, che non mi interessano e così finisce che mi presento. Anzi, ci presentiamo.

Lei è Emilia e mi dice che sta leggendo "Volevo solo essere adorata". "Di Marcella Andreini", mi dice annuendo. Poi Emilia prosegue: "E' la mia storia, racconta del mio suicidio".
"Allora è anche la mia", le rispondo, sorridendo, ma in realtà sento che mi viene da piangere.

Vuoi sapere quando muoio ?", mi chiede lei e poi prosegue: "Da pagina 61, perché a pagina 60 era maggio, l’inizio dell’odiata estate".

Io sorrido, imbarazzato. In realtà fingo imbarazzo perché la capisco. Capisco Emilia e non so nemmeno perché mi stia venendo un nodo alla gola, ma non voglio piangere, almeno non in pubblico, perché non è il caso e, anche se lo fosse, non vorrei piangere.

Vedo però, che non sei morto…a meno che non siamo morti tutti e due e questa sia una panchina di sosta al Purgatorio. Non mi dire che alla fine siamo riusciti ad ucciderci ?”

Accenniamo ad un sorriso; la tragedia di un possibile suicidio appare quasi comica se la si racconta ad un altro, su una panchina fredda per la temperatura ma calda per come sa accoglierti.


"Sai cos'è, Emilia ? E' che io vorrei anche chiamarLa, ma ho paura di star male. E poi nemmeno Lei mi chiama. Lo so, è finita, e allora ? Mi dicono che le cose finiscono, ma nessuno dice mai se questo è giusto. O, meglio, se questo è accettabile. In generale non mi è mai piaciuto piangere, ma non perché, si diceva "non è da uomo", perché non è vero. E' che poi ti senti così svuotato dentro...”

Emilia interviene: “Lo so, svuotato come un palloncino volato via, che ha volato da solo, ha visto il mondo dall’alto da solo, forse ha anche sorriso da solo, poi è caduto svuotato con nessuno intorno. Vale la pena volare ? O è meglio rimanere legati e fermi ? Non lo so. Anche a me dicono che le cose finiscono, ma la gente è cinica, non guarda il mondo come lo guardano i palloncini”. Tra tutte le visioni filosofiche, preferisco quelle dei palloncini.”

Mi chiedo se sia possibile che sia la mia panchina ad attirare persone così strampalate (che poi Alessandra, la ragazza che passava di qui ogni tanto, sino a qualche mese fa...era strampalata ? No, non credo). Mi piace l'espressione che Emilia usa. La “visione filosofica dei palloncini”. Sembra dare un senso di leggerezza. Proseguo, poi, il mio discorso:

Sai cos'è ? Che al suicidio ci ho pensato anch'io. Anzi, potrei dire che uno dei motivi per i quali vengo qui, tutti i giorni, ha a che vedere anche con questo. Temo che, se rimanessi a casa, prima o poi finirei per fare quella domanda a Dignitas, quella clinica svizzera, molto civile. In Svizzera sono civili. Forse per stare un po' meglio basta solo pensare, solo pensare, dico, al fatto che in Svizzera sono civili e ti permettono di morire quando e come vuoi, senza soffrire, senza pena, senza doverti per forza gettare dalla finestra, oppure fare come Roberta Tatafiore - te la ricordi ? - che ha ingurgitato un miscuglio di alcol e barbiturici".

Emilia mi ascolta, poi interviene:

Ricordo, li ricordo tutti i suicidati dalla vita. Ma qui non ti aiutano da vivo, non aiutano i malati mentali, non aiutano i malati inchiodati ad un letto e poi hanno l’ipocrisia della morale cattolica che ti vuole tenere in vita e non ti aiuta nemmeno a morire, anzi se ti uccidi ti giudica. Eppure deve essere bello essere aiutati a morire. Scegliere come morire o come essere sepolti corrisponde alla nostra visione della vita e vedere che alcuni accettano la tua scelta di morte significa che in quel momento accettano tutta la tua vita, i tuoi pensieri, il tuo modo d essere…ehm…di essere stato. Ti senti accettato per come sei, finalmente rispettato. Ma qui non succede…”

Io mi limito a proseguire il mio discorso, che sembra quasi il solito monologo: “…Anche queste cose mi fanno star male. In Italia non siamo civili. Siamo cretini. Anzi, sono cretini quei politici che permettono che le cose rimangano così. E il mio non è il solito discorso qualunquista, credimi. Un tempo la politica l'ho fatta anch'io. Un tempo...".

Un tempo…venti mesi…dicembre…era maggio, l’inizio dell’odiata estate. Emilia si allontana, il libro rimane sulla panchina.

Che strano, penso, non ci siamo nemmeno salutati. Non l'ho nemmeno salutata. Forse è da troppo tempo che non frequento anime vive (tranne qualche telefonata, telefonata appunto, a Francesco, quel mio amico di Buffalora, che ha in comune con me la passione per il modellismo. Per natale dovrei spedirgli un modellino di galeone spagnolo del XVIII secolo della Revell...).

Dicevo, sì, è da parecchio che non frequento esseri umani. Forse non ci sono nemmeno più abituato e così...così chissà che avrà pensato questa Emilia...Ho fatto un soliloquio. Però mi ha fatto bene parlare con lei. E questo libro ? "Volevo solo essere adorata, di Marcella Andreini"...

"15.40". Una buona ora per iniziare a leggere, direi.

(se vuoi leggerlo anche tu....http://orlando-kokoro.blogspot.it/p/volevo-solo-essere-adorata-e-su-lulucom.html)



10 novembre 2012

"La mia vita è un Caos Calmo: Ho perso". Racconto by Baglu


Ho perso un'amicizia importante, per cui oggi sono più triste del solito.
Sono triste perché penso ancora a Lei, certo, ma sono triste anche perché penso all'amiciza con una persona importante che ho perduto ieri sera così, per una sorta di incomprensione, credo.
Credo, perché non lo so.
Per me era un'amicizia importante, anche se non ci conoscevamo se non per qualche scambio di battute. E pensavo che il conoscersi poco, forse, non avrebbe mai prodotto ferite. Non è andata così.
A me piace spiegare le cose e capirle. Ho difficoltà quando di fronte mi trovo una sorta di guscio impenetrabile. Però quel "guscio" lo comprendo, nonostante tutto. O, almeno, credo di comprenderlo.
Però mi piacerebbe capire, spiegare e farmi spiegare. Perché solo spiegandosi ci si può comprendere veramente. Può essere che io sbagli, non lo so.
Non ho mai avuto una grande dimestichezza con i rapporti umani, in particolare con le donne della mia generazione. Mi sono sempre trovato a chiacchierare bene con donne o più giovani di me o molto più agè.
Non lo so perché. Forse perché la mia generazione, quella che chiamavano "X", è sempre stata un'incognita. Appunto.
Io, a dirla tutta, avrei preferito che il Muro di Berlino non fosse mai crollato. Forse è stato quello il danno per la nostra generazione. Assieme al muro è crollato anche il resto.
Ma non lo so, non mi va di perdermi in questioni sociologico-politiche, ma solo dire, esprimermi perché parlare mi ha sempre fatto bene. Soprattutto parlare da solo.
Sono propenso a dire che la colpa, delle persone, è sempre al 50%. Però io mi assumo tutte le responsabilità. Mi scuso e cospargo il capo di cenere. Lo dico davvero, seriamente.
A volte capita di essere impulsivi e di soffirire e/o far soffrire per questo. Però ci sono cose che possono essere rimediate, come una parola che sfugge, oppure un atteggiamento ostile che ha fatto soffrire. A me ed all'altra persona sono capitate entrambe le cose. Però, io credo, ci si può perdonare. Ci si può perdonare, eh ?
Ecco, se c'è una cosa che non vorrei mai fare è far soffrire qualcuno. E, poi, vorrei anche non soffrire, ma questa è sempre stata una cosa difficile.
E forse per questo a volte sono un po' burbero, un po' stronzo, a volte incazzoso.
Non mi sto giustificando, ma pensando ad alta voce, qui, su questa mia panchina, in attesa che qualcosa mi porti via per sempre.
Ieri notte poi ho fatto un sogno curioso, che potrebbe anche far sorridere e che, anzi, a me ha fatto sorridere molto.
Ho sognato di trovarmi in un ufficio, con Luciana Litizzetto che, nel sogno, mi si è presentata come la signora Enza Busta Bustetti.
Lo so, è assurdo, ma è ancora più assurdo che - quando mi sono svegliato - la prima cosa che mi sono chiesto è se quel "Busta" fosse il suo secondo nome, oppure il suo primo cognome.
Sto alternando risate a lacrime di amarezza.
E, ora, non so che altro dire.



16 ottobre 2012

"IL (non) MORTO: racconto horror by Baglu



Non avrei mai pensato che qui fosse così buio.
Il buio mi piace certo. E' riposante e non necessita di occhiali per vederci.
Da bambino amavo nascondermi in luoghi bui. Da adulto poi...il buio mi ha sempre accompagnato.
Ma, andiamo con ordine. Iniziamo con il dire che ieri notte mi sono ucciso.
Come ? Ho trovato il coraggio di farlo, nell'unica maniera possibile, indolore e sufficientemente rapida (ovvero senza dover attendere che quelli di Dignitas, in Svizzera, valutassero la mia richiesta di suicidio assistito): ho ingurgitato cinquanta delle pasticche antiepilettiche che abitualmente utilizzavo da vent'anni.
Credo di essermi addormentato. Poi credo di non essermi più svegliato o, meglio...diciamo che la mia coscienza è sveglia, ma il mio corpo non risponde. O, meglio ancora, il mio corpo non c'è.
La mia coscienza è avvolta dal buio e, francamente, non è che la cosa mi entusiasmi.
Mi aspettavo un mondo alternativo, dopo la morte. Magari un paradiso pieno di donne, oppure un inferno pieno di diavolesse. O, più semplicemente, mi auguravo di ritrovare Merlino, Mabus, Silvestro, Paffy e tutti gli amici gatti che ho perduto, da quando ero bambino.
Vorrei piangere, ma non mi è possibile: la coscienza non può piangere.
Mi chiedo se sarà così per tutta l'eternità...ovvero se sarò condannato a rimanere sveglio (si fa per dire) in eterno !
Mi manca bere e fumare. I miei sigari. E bere la mia birra, con la quale meditavo di farmi fuori in un primo tempo. Ma la cirrosi epatica poteva attendere...evidentemente.
Immagino vorrete (vorrete ? ah sì ? perché, ho un pubblico ?) sapere il motivo per il quale mi sono ucciso.
Non è che ci sia molto da dire. Potrei dire che i motivi erano due: la mia vita era abbastanza inutile e, soprattutto, non mi andava di vivere in un mondo di stronzi.
Non avevo nulla da dire né da dare. Soprattutto non avevo un soldo, ma questa è un'altra storia. E pare che abbia l'eternità per raccontarvela. Se vorrò e deciderò di farlo.
Da dove posso cominciare ? Avevo sei anni che mi prendevano in giro per via del fatto che ero pieno di peli sulla testa e sulla faccia. Mia madre, anche per questo, mi odiava. E, una volta tornato a casa da scuola, mi legava alla catena assieme al cane. Bobi (mia madre non ha mai avuto una grande fantasia per i nomi. Del resto io mi chiamo Baglu). Mio padre, invece, era assente e, quando c'era, mi ignorava.
Per questo ho fraternizzato subito con i gatti. Loro erano le uniche persone (sì, persone, orkozzeus !!!!) che mi capivano. Ci scambiavamo le pulci vecendevolmente, un po' come i miei compagni di classe si scambiavano le figurine Panini.
A dieci anni mi innamorai. Lei era alta, era bella e soprattutto era buona. O almeno sembrava tale. Mi sorrideva e ciò era già di per sé strano.
Finì sotto un'automobile senza che io sia mai riuscito a parlarle. Del resto non l'avrei comunque mai fatto. Non ricordo nemmeno come si chiamava. Anzi no, l'ho dimenticato. Così come ho dimenticato molte cose. Il bello della morte è che aiuta a dimenticare ciò che ci ha fatto soffrire.
Qualcuno, una volta, mi pare di ricordare che mi disse che la sofferenza rafforza gli animi. Credo di non aver mai sentito una stronzata più grande in tutta la mia vita.
Ad ogni modo, ora che mi trovo qui, trapassato, posso confermarlo: non esiste nessun Dio. E non esiste nemmeno San Pietro con le chiavi, Buddha, le vergini del Corano e, evidentemente, nemmeno la reincarnazione. C'è solo buio.
A meno che questo non sia il "purgatorio dei suicidi" e, beh, questo non lo saprò mai. Qui non c'è anima...viva !
Da quanto tempo mi troverò qui ? Non è che sono in coma e prima o poi mi sveglierò in un ospedale ? No, dai, speriamo di no. Non voglio svegliarmi e, soprattutto, mi vergognerei come un ladro (perché, se nella mia vita ne ho fatte di cotte e di crude, compreso mangiare cibo per gatti, non ho mai rubato). Se sei un suicida, in questo Paese di merda che mi pare chiamarsi Italia, così come se sei un alcolista o un tossico, ti guardano con disprezzo misto e pietà. Secoli di cultura caZZolica (ovvero del cazzo, come la medesima Chiesa alla quale tale organo riproduttivo fa capo), hanno condannato un sacco di individui al pubblico disprezzo da parte di milioni di stronzi !
No, non posso, non voglio e soprattutto non devo sveglirmi. Sono morto, infondo, no ?
E' tutto nero, ma riesco a pensare. Confesso che è l'unica cosa che mi da noia davvero. Quand'ero vivo, l'unica cosa che mi faceva stare bene era dormire. Qui pare non ci sia verso di chiudere occhio...anche perché credo di non avere più degli occhi, né di averne tantomeno bisogno.
Uhm. Nessun rumore. Che pace. Potrei mettermi a cantare, nella mia mente, quanche motivetto. Infondo non posso essere stonato, con il pensiero.
Bah. Questa è la morte ? La morte è davvero una condanna a vivere, allora ! Eccheccazzo !
Però di positivo c'è che non ho più fame. Non posso più ingrassare e/o dimagrire a dismisura. E poi, qui, nessuno noterà più i lunghi peli che cospargevano il mio corpo !
Tutto sommato è un bilancio in pareggio: mi annoierò per l'eternità, ma, in compenso, non sarò più infelice !
Beh, che parola grossa. Che cos'è la felicità ? Bertrand Russell sosteneva che la felicità dell'uomo è data dal divertimento e dalla tranquillità di spirito...due cose che io non ho mai conosciuto, almeno forse non nei termini auspicati da Bertrand Russell.
Uhm, ma che cosa ne so io di Bertrand Russell, che ho appena la licenza di terza media ? Non sarà che, dopo la morte, si acquisiscono davvero conoscenza e saggezza ?
E a che scopo ? Per educare il buio che ci/mi sta avvolgendo ?
Uno pensa di morire e di scoprire il significato della vita. Ed invece, eccolo ancora lì a porsi domande.
Se prima era la vita a non avere un senso, ora sono persuaso che anche la morte, di senso, ne abbia pochino.




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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini