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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 marzo 2010

Aldo Busi lascia l'Isola dei Famosi mostrando tutta l'ipocrisia dei reality......e dell'Italia d'oggi


Aldo Busi, l'unico scrittore e personaggio pubblico italiano che ha avuto il coraggio di smascherare in televisione l'ipocrisia diffusa ad ogni livello in questo nostro povero Paese, ha lasciato l'Isola dei Famosi.
Sì, infatti lui, al reality condotto da Simona Ventura che l'ha visto protagonista (fra gli altri) per tre settimane, si è "prestato" proprio per questo.
Per smembrare pezzo per pezzo questo perverso meccanismo mediatico che vede accapigliarsi personaggi più o meno noti (spesso meno), con poca parte e ancor meno arte: tronisti, poltronisti, estetiste, vecchie glorie del Belpaese a caccia dei loro "minuti di celebrità".
Aldo Busi, durante la puntata andata in onda su Rai Due mercoledì 17 marzo, dimettendosi dal suo ruolo di "naufrago", ha peraltro denunciato apertamente il clericalismo della sinistra italiana, l'omofobia del Vaticano, la vergogna dell'impossibilità - in Italia - che un single possa adottare un bambino, l'ipocrisia dell'italiano medio, la mancata riforma fiscale promessa dall'attuale governo (pagare meno, pagare tutti) e ha persino zittito Mara Venier ed il suo finto buonismo.
Mai, in una rete televisiva nazionale, si era assistito alla sistematica "messa a nudo" della triste realtà italiana.
Una realtà deformata dai reality, dalla mediaticità, dalla mediocrità di una classe di "pseudo-artisti" e di "pseudo-politici", che da troppi anni bada più all'"apparire" che all'"essere" ed al fare (ed al saper fare qualcosa).
E a denunciare con forza, ma anche con simpatia tutto ciò, è Aldo Busi, uno dei più grandi scrittori e traduttori del nostro Paese, che mai si è sottratto alle critiche ed ha fatto del suo libero pensiero una autentica bandiera sin da quando era adolescente.
Lui, a differenza dei molti paraculi, ha iniziato a lavorare a quattordici anni come cameriere e la sua vita non è certo stata comoda (raccontata, per sommi capi, nel suo "Seminario sulla gioventù" del 1984).
Personalmente lo conobbi nel 2003, ad una festa gay-lesbo-simpatizzanti e successivamente lo rividi nel 2007, presso il Teatro Verdi di Pordenone, ove inaugurò una delle edizioni di Pordenonelegge, la kermesse del libro di Pordenone.
Ricordo che lì si spogliò, rimanendo in slip, ed a ruota libera smontò - pezzo per pezzo - la classe politica del nostro Paese: nazionale e finanche locale.
Scoppiò un putiferio "bipartisan". Da destra e sinistra arrivarono fior fior di critiche all'indirizzo di Busi e di chi decise di invitarlo.
Anche allora - il "Re Nudo" - ovvero la nuda verità, diede fastidio (ed io colsi l'occasione per scrivere un comunicato stampa tutto a sostegno di Aldo Busi, che fu pubblicato nella prima pagina del Messaggero Veneto).
"Il vero criminale non è chi commette il crimine, ma chi lo denuncia", ha affermato Busi durante la puntata dell'Isola dei Famosi nella quale ha deciso di abbandonare il gioco.
Mai massima è e fu più adatta: chi mette a nudo l'ipocrisia di fondo di questa nostra società italidiotica, mignottocratica, clericale, illiberale, antilaica, omofoba e anche un po' razzista, è ritenuto un criminale.
A allora siamo con Busi ancora una volta.
Hai fatto bene a lasciare quel reality, caro Aldo, che peraltro senza di te perderà inesorabilmente spettatori.
Eri l'unico capace di renderlo frizzante con le tue battute al fulnicotone, i doppi sensi intelligenti e stuzzicanti, persino irriverenti.
Un'irriverenza comunque capita dai più. Ma odiata dagli sciocchi che non amano sentirsi dire la verità in faccia.
Hai raggiunto il tuo scopo. Hai vinto l'Isola.

Luca Bagatin



18 ottobre 2008

RAI: privatizziamola una volta per tutte (anche) per toglierla al controllo della politica



Ancora fumata nera per quanto concerne l'elezione del 15esimo giudice della Corte Costituzionale e del Presidente della Commissione di Vigilanza Rai.
I radicali fanno lo sciopero della fame e a noi rode lo stomaco, nonostante sia discertamente pieno.
Ci rode perché ne abbiamo ben d'onde dei ricatti politici fatti passare per "dialogo fra maggioranza e opposizione" - come ha giustamente rilevato l'opinionista Davide Giacalone su "Libero" del 16 orrobre scorso: io voto per Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza se tu mi voti Gaetano Pecorella alla Corte Costituzionale.
Ma stiamo scherzando ?
E poi questi qui sono quelli che denigrano la Prima Repubblica e.....l'hanno financo distrutta portando via anche ciò che di buono essa aveva prodotto in termini di successo dell'Italia nello scenario internazionale !
Ci rode anche perché, francamente, siamo stanchi di sentir parlare di organismi inutili quale la Vigilanza Rai: orpello del monopolio pubblico radiotelevisivo controllato dai partiti e dalla politica.
Ciò, peraltro, la dice lunga sul carattere pseudo liberale di questo nostro Paese e la sua radicatissima (in)cultura cattocomunista e clericofascista e che tanto lo hanno reso l'ultima ruota del carro in Occidente.
La questione è seria, ma anche molto semplice: la Rai è un carrozzone costoso ed inutile. Non svolge servizio pubblico né accresce la cultura del Paese ("Super Quark" e "Voyager" sono rarissimi "raggi di sole" fra le "tenebre" della rincorsa all'audience). Serve unicamente per giustificare l'introito dell'ingiusto ed iniquo canone di abbonamento (spesso peraltro sempre più "eluso" dai nuovi utenti della televisione che preferiscono - e non li biasimiamo - non dichiarare di possedere un apparecchio televisivo), nonché per piazzare i soliti "amici degli amici" e - come dicevamo prima - per garantire un controllo politico e partitico del palinsesto.
E' così dai tempi della Prima Repubblica ed è uno scandalo senza eguali nel mondo civile.
Mi fanno sorridere i socialisti di Nencini oggi: fanno lo sciopero della fame imitando Pannella perché le loro proposte di legge non vengono fatte conoscere dai mass media. Ma si ricordano lor signori quando Rai Due era lottizzata al Psi (come Rai Uno lo era alla Dc e Rai Tre al Pci) e non c'era spazio per gli altri ? I radicali già allora denunciavano questo scandalo ! Ma i socialisti zitti !
E' un probelma annoso quello della "parzialità dell'informazione", della "mediaticizzazione" ovvero della non-informazione, della non-comunicazione. In Rai.....ma anche negli altri mezzi di comunicazione di massa ove si tende a far passare ciò che conviene di più in quel preciso momento.
Nel silenzio più totale - peraltro - della casta denominata Ordine dei Giornalisti istituita durante il fascismo ed assente in tutti i Paesi civili....guarda caso !
La Rai è un carrozzone inutile, dicevamo. La si privatizzi allora, come peraltro previsto dal Referendum del 1995 che abrogò la norma che definisce pubblica la Rai.
Referendum che raggiunse il quorum e vinto con il 55 % dei voti. Referendum tradito dalla classe politica di allora: che poi è quella di oggi e che meriterebbe davvero di essere delegittimata dall'elettorato e bollata come antidemocratica (ri-eletta, invece, anche "grazie" all'abolizione delle preferenze sulla scheda elettorale....sic !).
Si privatizzi il carrozzone ed il gioco è fatto: niente più controllo politico sulla televisione, apertura al mercato, ampliamento dell'offerta radio-televisiva e abolizione del canone annuo sulla possessione degli apparecchi televisivi.
Ovviamente si preferisce mantenere tutto com'è e puntare a Leoluca Orlando alla Commissione di Vigilanza per dare maggior spazio mediatico al partito di Di Pietro. Oppure darla a qualcun altro, ma sempre per il medesimo motivo in barba al pluralismo ed alla libertà d'informazione !
Se proprio si vogliono lasciare le cose così come sono (in barba ai cittadini, lo ribadiamo), almeno si cerchi di limitare i danni e l'intrusione "politica" nei palinsesti.
Si nomini un presidente della Commissione indipendente dai partiti, ma autenticamente competente nel settore. Anche un emerito sconosciuto, va benissimo e forse è anche meglio.
La stessa cosa la si faccia con il Consiglio di Amministrazione e la Presidenza della Rai: stop a nomine politiche e partitiche, sì a incarichi dati a professionisti della comunicazione e della cultura indipendente.
Mi viene in mente - or ora - un bravissimo giornalista, comunicatore nonché docente universitario: Alessandro Cecchi Paone.
Uno che sì, ha fatto anche politica, ma lo ha fatto sempre dalla parte dei cittadini e senza alcun tornaconto "di parte".
Ora, io butto lì questa bellissima utopia...concreta.
Siamo purtroppo in pochi a sollevare la questione di cui sopra e la cosa stupisce ancor di più. O forse è l'ennesima conferma che i cittadini sono stanchi della "politica politicata e dell'informazione massmediatica che favorisce solo i soliti noti".
Una questione purtuttavia - questa sì - che riguarda la democrazia e la libertà del nostro Paese.

Luca Bagatin



20 ottobre 2007

ANDREA G. PINKETTS: l'Uomo, lo Scrittore, il Mito, ma soprattutto....


Ho conosciuto Andrea G. Pinketts alcuni anni fa. Il come ed il perché non è il caso di riferirlo.
Ad ogni modo si sappia che entrambi avevamo (ed abbiamo) una passione sfrenata per la scrittura,
le donne, il fumo e le armi da fuoco (esattamente in questo ordine).
Ho conosciuto, dicevo, Andrea G. (la G sta per "Genius") Pinketts al Trottoir di Milano, nella
centralissima Piazza XXIV Maggio, zona Navigli. Correva l'anno....e beato lui (o esso che dir
si voglia !) che correva: per quel che mi riguarda non c'ho più fiato (colpa delle mie sigarette al
mentolo ?).
Io ed Andrea fraterniazzammo subito e ci scambiammo persino i numeri di telefono ed un paio
di racconti (oltre a qualche dritta e financo a qualche manrovescio a causa del fatto che stavo
corteggiando l'allora sua baby-fidanzata Maria Carla XXX, figlia di un noto editore lombardo).
Di Andrea sapevo tutto quel che mi bastava per instaurare un rapporto, se non d'amicizia,
quantomeno di rispetto reciproco: lo leggevo sin dal 1991, quando avevo 12 anni e lui ne aveva
30 ed era agli inizi della carriera e Maurizio Costanzo, quando ancora sembrava un giornalista
(semi)serio, lo intervistava al suo storico "Show".
Irrequieto ed insofferente delle costrizioni, adolescente, il Nostro, venne espulso dal liceo.
Cosa che rischiai anch'io in quanto insofferente ai bulletti di quartiere ai quali debitamente riversavo
tutte le sedie ed i tavoli che mi passavano a tiro: non ero fisicamente forzuto, ma certo non ero
parco quanto ad effetti speciali.
Prima di diventare scrittore di gialli e noir, il nostro amico Pinketts è stato fotomodello, attore di fotoromanzi,
istruttore di arti marziali e giornalista investigativo. E tutto ciò in meno di 30 anni
di vita.
Il sottoscritto, pur appartenendo alla generazione successiva, in 28 anni di vita, è stato: ragioniere, callcenterista,
segretario di partito, giornalista free lance, autore di prefazioni e financo
collaboratore del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute fondato in Pordenone nei primissimi e
mitici anni '80.
E' il caso di dire che potevo benissimo fargli concorrenza !
La cosa che, a parer mio, rende maggiore onore ad Andrea G. Pinketts risale al 1992, anno in cui
il comune di Cattolica gli ha riconosciuto il titolo di sceriffo con delibera della Giunta numero 8636
perché indagasse sulle infiltrazioni camorristiche della riviera adriatica e le cui indagini portarono a
ben 106 arresti.
Dal 1991 ad oggi ho letto praticamente tutti i suoi gialli che si ispirano pressoché totalmente alle
sue inchieste giornalistiche di "nera": da "Lazzaro vieni fuori" a "Il vizio dell'agnello" passando per
"Il senso della frase", "Il conto dell'ultima cena", "L'assenza dell'assenzio", "Fuggevole turchese",
"Nonostante Clizia" e "Sangue di yogurt".
Mi manca solo il suo ultimo "Ho fatto giardino", per il semplice fatto che è l'ultimo prodotto neuronale
del Vate, e, rispetto agli ultimi, da immodesto quale sono, preferisco di gran lunga i penultimi.
Quantomeno in oridne di pubblicazione, come ad esempio "L'ultimo dei neuroni", una raccolta di
racconti dei pellerossa del cervello pinkettsiano.
Il linguaggio e lo stile frizzante dei romanzi, ha reso Pinketts uno dei migliori scrittori e giallisti postmoderni.
E, cosa curiosa, sono scritti tutti quanti fra una pinta di birra e l'altra al Trottoir, locale milanese di cui all'inizio
di questo articolo.
L'ultima volta che ho incontrato il Vate è stato allo Smouth di Via Buonarroti (sempre a Milano, che
è l'unica città che riesce veramente ad entusiasmarmi e ad ispirarmi): barba incolta e nervosismo a
fior di pelle.
Era il giorno di Pasqua, se non ricordo male, ed era appena tornato da Asti in cui stava recitando
"Zoe", un film di Giuseppe Varlotta che forse uscirà (se uscirà) la prossima primavera. Un film inaspettatamente
drammatico ambientato durante la Seconda Guerra Mondiale
con Francesco
Baccini, Serena Grandi e Bebo Storti.
Abbiamo parlato del più e del meno: del nuovo e prossimo romanzo ("Depilando Pilar") che forse non
vedrà  mai la luce a causa dei numerosi impegni (oltre al film in questione ci sono anche le
continue pinkettsiane scorribande televisive sull'Italia sul Due e su Markette di Chiambretti ove, come
dice lui stesso, "faccio il valletto di me stesso"); della mia ex ragazza che mi ha lasciato (e che
lui conobbe il novembre dell'anno prima); del fatto che odia farsi crescere la barba e del suo amico
Pogo il Dritto che è ricoverato in clinica a curarsi la psoriasi.
Ovviamente abbiamo anche parlato di letteratura in senso stretto ed in particolare di Raul Montanari,
il giallista che ha recentemente curato un'antologia dall'evocativo titolo "Incubi" edita da Baldini &
Castoldi.
Concludendo, Andrea G. Pinketts è certamente una persona dalla quale non comprerei mai un'utilitaria, purttuttavia
sono certo che nemmeno lui farebbe lo stesso da me.
Proseguiamo così entrambi per le nostre strade, a scrivere e ad evocare "mostri" di una quotidianità
zeppa di cronaca, se non proprio "grigia", quantomeno "nera".
In attesa del giorno del pregiudizio, se mai verrà.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini