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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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2 agosto 2014

L'uomo che fissa le capre, Jim Channon, lo sviluppo del potenziale umano ed il fallimento delle politiche militari (specie made in USA)

Ne hanno fatto anche un film.

Abbastanza grottesco. Come grottesca è la vicenda. Più che di vicenda, si tratta in realtà dell'esistenza di assurde attività praticate all'interno dell'esercito statunitense, sin dagli Anni '50.

Attività che sconfinano nel paranormale al punto che in un luogo militare chiamato Fort Bragg, a capo di un personaggio assurdo - benché Generale Maggiore - chiamato Albert Stubblebine, si stenta a credere che siano stati praticati i più curiosi esperimenti: dallo stordimento di ignari greggi di capre, sino al tentativo di attraversamento dei muri da parte di soldati addestrati all'uopo.

E' una storia che potrebbe essere stata partorita da qualche romanzo di fantascienza e/o di fantapolitica ed in realtà è la storia ricostruita dal giornalista Jon Ronson un decennio fa, attraverso il saggio "L'uomo che fissa le capre", dal quale di recente è stato tratto l'omonimo film-commedia con George Clooney.

E' una ricostruzione suggestiva e a tratti irriverente, quella di Ronson, ma profondamente inquietante.

E' inquietante, infatti, pensare che quella che si definisce o si tende a definire "la più grande democrazia del mondo", ovvero gli USA, abbia speso fior fior di quattrini in progetti così assurdi che nella maggior parte dei casi non hanno prodotto alcun risultato concreto se non il proliferarsi di progetti correlati/collaterali, quali l'utilizzo di tecniche di tortura praticati nell'ambito della cosiddeta guerra al Terrore, oppure in missioni speciali della CIA altrettanto umanamente distruttive.

Eh sì, perché la CIA sa bene come avvalersi di tecniche apparentemente "non invasive" per torturare il "nemico". Peccato che, da una democrazia, non ti aspetteresti l'utilizzo di tecniche di tortura. Così come dall'esercito degli Stati Uniti d'America non ti aspetteresti che siano mai esistiti progetti che scadono facilmente nell'imbecillità.

Purtuttavia così è stato e così pare continui ad essere. Gli USA patria anche della stupidita, verrebbe da dire. Infondo il celebre umorista statunitense Mark Twain - a noi tanto caro - scrisse: È stato meraviglioso trovare l'America, ma sarebbe stato ancor più meraviglioso perderla.

Jon Ronson racconta tutto ciò con dovizia di particolari, con interviste alla mano, attraverso ricerche ed inchieste.

Purtuttavia - psicosi paramilitari a parte - nel saggio sono raccontate personalità interessanti. Una di queste è certamente Jim Channon, fondatore - alla fine degli Anni '70 -  del Primo Battaglione Terra, ovvero l'idea di un escercito composto da supersoldati o "monaci guerrieri" in grado di agire sul nemico attraverso strumenti di pace tipici dei movimenti New Age e legati alla spiritualità.

Ma chi è Jim Channon ? Tenente Colonnello dell'esercito USA, al termine della Guerra del Vietnam, Channon decise di approdare al cosiddetto "movimento del potenziale umano", frequentando gruppi spiritualeggianti, new age, misticheggianti, tipici in particolare della California ed ispirati al movimento beatnik ed hippie. Fu lì che apprese diverse tecniche di meditazione e di sviluppo, appunto, del potenziale umano.

Tornato nell'esercito decise di rendere operative queste tecniche, attraverso il manuale del Primo Battaglione Terra, di cui tutt'oggi si può trovare traccia presso il sito ufficiale: www.firstearthbattalion.org

Jim Channon è decisamente un personaggio "sui generis". E' un ex militare, ma è anche un hippie nel vero senso della parola. E' una persona molto razionale, ma nel contempo sogna un esercito di pace, che porti effettivamente la pace nel mondo, ovvero che armonizzi la politica in nome della Terra e del pianeta attraverso la ricerca della risoluzione dei conflitti per mezzo di metodi non distruttivi.

Nel film "L'uomo che fissa le capre" il Tenente Colonnello Channon è interpretato da Jeff Bridges e si chiama Bill Django. Un capellone in uniforme, così come lo era, di fatto, lo stesso Channon.

Oggi Jim Channon è un consulente aziendale e cerca di portare, nel mondo degli affari, quel tipo di valori etici che cercò di insegnare all'esercito di Reagan.

Consiglio a chiunque la lettura de "L'uomo che fissa le capre" di Jon Ronson, molto di più della visione del film che, in realtà, ne è una squinternata parodia.

Il saggio di Ronson, che si legge come un romanzo e che sembra davvero un romanzo, aprirà certamente molte menti e farà riflettere. Farà riflettere sugli USA, sul loro sistema (im)politico, sui media, su vere o presunte cospirazioni, ma soprattutto sulla necessità di nuove forme di comunicazione fra gli individui. E sulla ricerca del bene più prezioso, che nessuno Stato e nessuna forma politica ci può fornire (anzi !), ovvero la ricerca della pace interiore, premessa per la pace dell'intero pianeta.

Persone come Jim Channon hanno forse aperto una piccola via in questo senso.


Luca Bagatin



5 novembre 2012

Duello Obama-Romney: non sappiamo chi sia il meno peggiore, ma il problema sembrerebbe un altro



Mancano poche ore, ormai, al duello finale Obama-Romney.
Chi vincerà ? Chi converrà sostenere ? O, meglio, chi è il meno peggiore fra il social-Burocratico Obama ed il mezzo-prete Romney ?
Di primo acchito potremmo dire che Obama è sostenibule in quanto porta avanti una politica avanzata per quanto concerne i diritti civili e le libertà individuali. Ma potremmo anche dire che Romney è sostenibule per quanto concerne la politica economica, di stampo liberale e reaganiano.
Personalmente la mia cultura politica, se mi trovassi negli USA, è orientata verso il repubblicanesimo libertario di Ron Paul, ma fra questi due candidati mi trovo davvero in imbarazzo.
Nessuno dei due candidati, infatti, ci convince pienamente ed entrambi i contendenti si muovono fra slogan e confusionismi vari, in nome di una politica "all'americana" fatta di un "appeal" che poco ha a che vedere con i problemi concreti che deve affrontare un grande Paese come gli USA.
Le uniche due cose che fanno piuttosto riflettere sono la scarsità democratica del sistema elettorale statuinitense e la gran quantità di danaro "bruciato" per la propaganda elettorale.
Il sistema elettorale USA è affidato pressoché totalmente alla volontà dei cosiddetti Grandi Elettori (e non dunque alla diretta volontà dei cittadini). I Grandi Elettori democratici, per intenderci, potrebbero quindi anche votare per il candidato repubblicano...e/o viceversa !
L'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, lo diciamo pur essendo da sempre "Amerikani" e filo-Occidentali, è dunque piuttosto affidata alle lobby che sostengono questo o quel Grande Elettore, più che alla volontà popolare. Il che dubitiamo sia propriamente un bene.
Altra cosa che fa riflettere è, come dicevamo, la spropositata quantità di dollari che vengono spesi in propaganda elettorale dai due concorrenti alla Casa Bianca. Una quantità tale che - se utilizzata diversamente - potrebbe risolvere ben più seri problemi di politica interna.
In tutto ciò comprendiamo seriamente l'imbarazzo dell'elettore medio statunitense e comprendiamo anche il suo disinteresse per una politica che non lo riguarda direttamente.
Ordunque, che vinca Obama o Romney (e chi sia il meno peggiore ancora, lo ribadiamo, non lo abbiamo compreso del tutto), gli USA - grande potenza occidentale - dovrebbero cominciare a ripensare il loro sistema politico ed a riflettere sul loro presente, prima ancora che sul loro futuro.

Luca Bagatin



25 aprile 2012

Per uscire dalla crisi occorre restituire sovranità ai cittadini. Occorrono, dunque, politiche liberali e libertarie



All'indomani dell'esito elettorale delle presidenziali francesi - le quali hanno favorito il socialista Hollande - stavo riflettendo relativamente al fatto che, se gli esiti elettorali di questo periodo di crisi mondiale (causata principalmente dalle fallimentari politiche keynesiane di indebitamento e deficit spending), favoriscono i "sinistri" più statalisti e le destre sociali, esterme e nazifasciste, forse c’è qualche cosa di cui preoccuparsi.
Probabilmente, anche laddove hanno governato i liberali e gli antistatalisti (come in Francia, ad esempio o in Italia, almeno a parole), questi non hanno saputo o voluto proporre ricette liberali e liberiste di rilancio dell'economia, bensì hanno proseguito nello spremere i contribuenti ed imporre politiche assistenziali (a garanzia solo di alcuni settori, come in Italia) e burocratiche, a tutto vantaggio dei privilegi della Casta e della partitocrazia.
La medesima cosa sta accadendo negli USA, ove Romney (che rischia di essere il pessimo rappresentante del GOP), lungi dal proporre serie riforme libertarian (come invece fa il suo concorrente alle primarie Ron Paul), si accoda, garantendo - di fatto -  la vittoria al keynesiano e statalista Obama.
Di questo passo, dalla crisi mondiale, non usciremo mai: sarà una spirale senza fine, nella quale il potere dei governi e della relativa burocrazia, si farà sempre più oppressivo ed opprimente nei confronti dei cittadini. In particolare di quelli onesti ed abituati a pagare di tasca propria, in luogo di nessun servizio pubblico.
Purtroppo, delle politiche liberali annunciate da Sarkozy nella precedente campagna elettorale, non è rimasto nulla. Non parliamo di quelle di Berlusconi, la cui ultima prova di governo è stata degna del peggior governo Prodi: ovvero illiberale, statalista e social-burocratica. A tutto vantaggio di politiche keynesiane alla Tremonti (che non a caso sostiene Hollande) e corporative (in linea con il programma della Lega Nord, a tutela di interessi particolari a livello locale).
Dunque, cari liberali e libertarian, sino ad ora siamo ben lontani dai fasti delle amministrazioni Reagan e Thatcher, dallo sviluppo degli anni '80 che, persino nella statalista Italia, un leader liberalsocialista lungimirante come Bettino Craxi, riuscì a far decollare, abolendo la scala mobile ed abbattendo l'inflazione.
Invero, Hollande, a parte fallimentari politiche di deficit spending e dunque di indebitamento statale, di aumenti delle imposte e di abbassamento dell'età pensionabile, porta avanti anche politiche accattivanti, quali ad esempio il matrimonio omosessuale e le adozioni agli omosessuali, oltre che l'introduzione del diritto di eutanasia ed in questo senso gli va dato atto di essere l'unico leader della sinistra europea, dopo Zapatero, ad aver avanzato tali proposte che, fortunatamente, sono anche patrimonio di gran parte della destra liberale europea (non di quella italiana, in quanto, qui da noi, la destra liberale, è pressochè completamente assente).
Curioso, in effetti, che il decrepito Pd italiano sostenga Hollande, il quale, già dal fatto di essere socialista, ha una storia completamente diversa rispetto al partito di Bersani, il quale è un ircocervo fra centro e sinistra conservatori.
In tutto ciò, ad ogni modo, salta agli occhi il fatto che siamo di fronte ad un'Europa disomogenea sotto il profilo politico e progettuale. Un'Europa ancora lungi dal diventare una vera federazione politica di Stati, che, al momento, si arrabattano come possono, senza restituire la sovranità ai cittadini.
Il sogno di molti giovani, dopo la caduta del Muro di Berlino, era di una nuova era: democratica, liberale, civile, antitotalitaria ed antitotalizzante.
Oggi ci troviamo in totale balìa degli Stati e dei governi...che, spesso, fanno il bello ed il cattivo tempo.
Occorre una nuova iniezione di libertarismo ed antistatalismo.

Luca Bagatin



25 gennaio 2012

Appello ai laici italiani: unitevi, sciogliete i vostri partitini in un unico soggetto, aggregatevi al Terzo Polo e candidate solo giovani



E' almeno dal 2006 che lo vado dicendo e scrivendo.
Non mi interessa avere la primogenitura di alcunchè, ma, francamente, sono stanco. E ritengo che ad essere stanchi siamo in molti.
Sono stanco di un Paese come l'Italia ove la laicità, le libertà economiche, civili, sociali, sono negate ed ove i laici sono preda di classi dirigenti vecchie, inascoltate, pressochè ininfluenti.
Sono stanco di chi, in Parlamento, si garantisce poltrona e pensione. Magari con slogan e promesse alle quali non crede più nessuno.
Già nel 2006 scrivevo agli amici e compagni laici, liberali, libertari, liberalsocialisti, radicali, repubblicani e suggerivo un progetto di ampio, ampissimo respiro, assai lontano dalla partitocrazia, dal mero elettoralismo, dalle poltrone.
Evidentemente, sono rimasto inascoltato, visto che i vecchi vizi sono duri a morire e l'ininfluenza dell'area laica regna sovrana.
Ieri come oggi proponevo due cose semplici, alle quali, oggi, ne vorrei aggiungere un'altra.
Scioglietevi, sciogliamoci, in un unico soggetto politico: trasformate, trasformiamo, i vostri/nostri vecchi partiti e partitini in fondazioni e circoli culturali, smettetela/smettiamola di difendere Edere, Garofani, Foglie di fico. Lasciatele/lasciamole alla Storia ed alla cultura, ma oggi, parlate/parliamo alle persone di cose più concrete. Tirate/tiriamo fuori programmi concreti che ce ne sono e ce ne sarebbero. E soprattutto unitevi.
Uniamoci.
Non più Liberali, Repubblicani, Radicali, Socialisti, ma Laici Uniti.
Mandate/mandiamo in pensione, oltre che le nostre classi dirigenti, anche il PRI, PLI, Radicali, socialismi sparsi. Unitevi/uniamoci in un unico soggetto e candidate/candidiamo solo giovani.
Solo giovani dai 18 ai 35 anni, nella misura del 100, 90, 85%. E sicuramente a capo di questo nuovo soggetto politico: sia nella Direzione nazionale che in Parlamento.
Basta ai partitini laici fatti di reduci e di mummie da Antico Egitto. Stop all'autoreferenzialità ed all'ininfulenza. Stop a risultati elettorali da zerovirgola.
E soprattutto pensiamo alle alleanze, perché, con qualsiasi sitema elettorale se ne uscirà, esse sono sempre e comunque prioritarie.
Aggregatevi/aggreghiamoci al Terzo Polo, perché è l'unica coalizione oggi in grado di dimostrare moderazione ed equilibrio e maggiormente aperta al liberalismo ed alla laictià (pensate solo alla presenza dell'associazione Libertiamo e di Gay Lib in Futuro e Libertà).
Contrastate/contrastiamo gli estremisti, la destra e la sinistra italiane che, nei fatti, rappresentano il pantano della politica degli ultimi vent'anni.
Prendete e prendiamo esempio dal Parti Radical francese (www.partiradical.net) di Jean-Louis Borloo, che è alleato all'Unione per il Movimento Popolare di Sarkozy, rappresentandone l'anima laica, repubblicana, liberale e liberalsocialista.
E poi prendiamo esempio dal candidato libertario alle primarie del Partito Repubblicano americano, ovvero Ron Paul, che sta risalendo sempre più nei consensi, con il suo programma liberale in economia e libertario nei diritti civili.
Occorre contrapporsi alla social-Burocrazia ed al conservatorismo.
Dobbiamo costruire un grande movimento laico-liberale-libertario che sia parte integrande di un più ampio schieramento riformatore, moderato e liberale. Ne abbiamo tutte le possibilità, se solo sapremo e vorremo sfruttarle.
Per quanto riguarda il nostro possibile programma unitario è presto detto:

- Introduzione della flat tax al 20% ed innalzamento della no tax area per i redditi sino ai 12.000 euro annui

- Abolizione degli Ordini professionali

- Privatizzazione della Rai

- Pagamento dell'ICI da parte del Vaticano sui relativi immobili

- Abolizione di qualsiasi tipo di finanziamento pubblico a partiti e sindacati

- Aumento delle pensioni sociali

- Ammortizzatori sociali per chi non ha un lavoro

- Abolizione delle Province, delle Comunità Montane e dei Consorzi

- Privatizzazione delle Municipalizzate

- Riforma elettorale che preveda l'elezione diretta - a turno unico - del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e del Parlamento con sistema proporzionale

- Separazione delle carriere dei magistrati

- Introduzione della responsabilità civile dei magistrati

- Legalizzazione di cannabis e derivati

- Legalizzazione dell'eutanasia

- Introduzione di programmi medici che prevedano la somministrazione controllata di eroina ai tossicodipendenti

- Legalizzazione della prostituzione

- Legge sulle unioni civili ed il matrimonio omosessuale, con conseguente possibilità di adozioni

Queste alcune possibili proposte di un movimento fusionista laico.
Chiamatelo, chiamiamolo Laici Uniti, oppure Unione Democratica Liberale, come piacerebbe a me, oppure ancora Partito Radicalsocialista, oppure Partito Radical-liberale.
Non sono importanti i nomi, le sigle, ma i contenuti, la fusione dei soggetti, la candidatura di soli giovani e giovanissimi.
Diversamente, cari laici, candidatevi e candidiamoci alla scomparsa, all'estinzione, in un'Italia che non ha mai fatto prigionieri.

Luca Bagatin



25 agosto 2011

I cittadini-elettori sono il nuovo Terzo Stato



Si torna dalle ferie con una balla mazzata che ricorda il vecchio Governo Prodi con Visco all'Economia e Bertinotti come spina nel fianco.
Chi l'avrebbe mai detto che, tempo dopo, Prodi si sarebbe trasformato in Berlusconi, Visco in Tremonti e Bertinotti in Bossi e Calderoli !
Beh, in effetti, chi scrive sono anni che sostiene che nei fatti esista un unico grande partito: conservatore e illiberale, capace di unificare l'estrema sinistra e l'estrema destra in nome dello statalismo e del "più tasse per tutti".
Fra le forze politiche di oggi, invero, sembra proprio non salvarsi nessuno.
Il PdL, tanto per cominciare, si è rimangiato tutte le promesse fatte negli anni: nessuna riduzione a tre aliquote fiscali, nessuna abolizione delle Province, nessuna riforma della giustizia in senso liberale, nessuna sburocraticizzazione della macchina amministrativa. Anzi, è avvenuto l'esatto opposto. Ovvero quanto ha sempre portato avanti il Pd e l'armata brancaleone della sinistra cattocomunista.
Berlusconi uguale Prodi, Tremonti uguale Visco, infatti.
Non si salva sicuramente la Lega Nord, che è il principale partito responsabile del "più tasse per tutti" in quanto non vuole alcuna riforma delle pensioni, nè vuole abolire le Province e ridurre il numero dei Comuni.
Non si salva nemmeno Casini con la sua Udc che ha proposto l'aumento dell'IVA, tassa che comprime i già compressi consumi e che andrebbe ulteriormente a penalizzare i cittadini
Come se non bastasse è arrivata persino l'"accozzaglia delle forze sinistre" (da IdV a SeL passando per Segni) con l'aggiunta, con nostro rammarico, del PLI, che sta lanciando la raccolta di firme per un referendum che, pur volendo abolire il "porcellum", vuole il ripristino del "mattarellum": altro grande porcellum elettorale in quanto obbligherebbe alleanze con chiunque pur di accaparrarsi i collegi uninominali e favorisce unicamente le forze estremiste.
Un ritorno dalle ferie che, in sostanza, penalizzerà i cittadini-consumatori-elettori che - oggi finalmente possiamo dirlo con certezza - formano un nuovo Terzo Stato contrapposto alla classe dei Nobili (i politici) ed al Clero (la Chiesa cattolica che è esente dal pagamento dell'Ici per le attività commerciali).
Un Terzo Stato che ci sentiamo da sempre di sostenere con misure, appunto, sostenibili e liberali.
Basterebbe far pagare le imposte anche alla Chiesa cattolica per le attività commerciali; abolire il sistema dell'8 per mille; abolire le Province quali enti politici; accorpare i Comuni con meno di 15.000 abitanti; abolire le municipalizzate (lasciando che i servizi siano svolti dal privato); abolire il Senato; ridurre del 40 % gli stipendi di Parlamentari e Consiglieri regionali; privatizzare la Rai; allungare l'età pensionabile. Forse, a quel punto, le imposte potremmo persino arrivare a ridurle, magari introducendo la flat tax al 20 % per tutti e non facendo pagare un solo euro a chi ha un reddito inferiore ai 15.000 euro annui.
Per quanto riguarda, poi, la riforma della legge elettorale, la Costituzione stabilisce - a dispetto di quanto avvenuto dal '93 ad oggi - un sistema di elezione proporzionale puro. Altre strade sarebbero auspicabili, ma unicamente attraverso un'Assemblea Costituente, come nel 1946.
Personalmente auspicherei una riforma che prevedesse l'elezione diretta del Presidente della Repubblica, con funzioni di governo, slegato dai partiti ed a turno unico. Per quanto concerne l'elezione del Parlamento, a Camera unica, ritengo potrebbe benissimo essere eletto su base proporzionale pura, senza alcuno sbarramento, e mantenere unicamente funzioni legislative.
Sarebbe un bel salto di qualità in direzione di un Paese che guarderebbe al liberalismo anglosassone piuttosto che ad uno statalismo che, come diceva Ernesto Rossi, "privatizza i profitti e socializza le perdite".

Luca Bagatin



3 febbraio 2011

In memoria di Ronald Reagan nel Centenario della nascita



Un centinaio di anni fa, ovvero 6 febbraio del 1911, nacque Ronald Reagan: ex attore di successo ed indiscusso leader - dalle umili origini famigliari - del Republican Party of America, nonché quarantesimo Presidente degli Stati Uniti (1981 - 1989).
Reagan, per chi ha un'indole liberale e libertaria anche in economia, non può non essere considerato un autentico politico rivoluzionario del suo tempo.
Egli ebbe, nella sua carriera politica, due grandi nemici: il comunismo internazionale e la lotta alla pressione fiscale. In entrambi i casi ne uscì vincitore.
Il comunismo sovietico, infatti, collassò alla fine del suo mandato e, per quanto concerne la lotta alla pressione fiscale, Reagan, coadiuvato dall'economista Arthur Laffer, riuscì a ridurre le imposte del 25 % in quattro anni. E Laffer infatti, fu il primo economista a dimostrare (con la sua celebre "Curva di Laffer") come le aliquote uniche o flat tax, siano il miglior sistema per garantire maggiori entrate fiscali per mezzo di un prevedibile aumento dell'attività economica ed al contempo il maggior antidoto all'evasione fiscale.
Pochissimi sono infine a conoscenza del fatto che Reagan, pur lungi dall'essere un paladino dei diritti civili, incassò, per la sua indole antistatalista, il consenso di Gene McCartney, leader della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria negli anni '70 e di Eldridge Cleaver, leader delle Pantere Nere.
Chissà, se magari oggi anche in Italia avessimo un Ronald Reagan capace di ridurre la spesa pubblica improduttiva e di introdurre la flat tax, la crisi economica sarebbe un tantino arginata.
Lo attendevamo negli anni '90 ed invece, con l'avvento di Tangentopoli, del giustizialismo, del cattocomunismo e del berlusconismo, abbiamo assistito a tutt'altra musica.
La Rivoluzione Liberale, purtroppo, qui da noi, dovrà attendere.

Luca Bagatin



3 dicembre 2010

I capisaldi del liberalismo riformatore: oltre la destra e la sinistra conservatrici, stataliste e burocratiche



Debbo dire che la mia indole caratteriale è squisitamente libertaria.
Sin da ragazzino ho sempre mal sopportato ogni tipo di autorità e/o imposizione dall'alto, specie se da me non intimamente compresa.
Trovo che l'autoritarismo, la negazione della libertà e le regole imposte siano la peggiore aberrazione che ciascuno di noi possa incontrare nella propria vita terrena.
Fra l'"eguaglianza" e la "libertà" ho sempre personalmente privilegiato e preferito la seconda.
Anche perché si consideri che gli individui, le persone insomma, non sono né saranno mai eguali nel senso più stretto del termine e ciò è un bene, in quanto la diversità è una ricchezza alla quale è difficile rinunciare pena non solo la noia, ma anche l'inaridimento dei rapporti umani ed interpersonali e la stessa schiavitù del genere umano.
La diversità, come la libertà, è valore che va profondamente tutelato e riconosciuto: diversità di genere, razza, colore, orientamento sessuale, di credo o confessione religiosa ecc...
E la diversità è tutelabile solo in una condizione di piena libertà individuale e quindi sociale.
Individuale prima ancora che sociale, nel senso che il sociale è l'esatta conseguenza di ciò che avviene a livello individuale.
In un articolo di qualche anno fa, che realizzai per il quotidiano di Società Aperta "Terzarepubblica.it" diretto da Enrico Cisnetto, oltre che per il mio blog, affermavo che "la libertà va conquistata" e che la "libertà può essere conquistata solo se prima d'ogni cosa essa è interiorizzata da ciascuno".
Ovvero se ciascuno, individualmente, prende coscienza dei propri doveri nei confronti di sé stesso e quindi di chi gli sta intorno e quindi, allargando il cerchio, della società intera.
Tali doveri presuppongono, prima d'ogni cosa delle responsabilità individuali e solo poi, una volta compresi codesti doveri e responsabilità, si prenderà coscienza dei propri diritti naturali e quindi civili.
Queste, in sintesi, sono le basi del pensiero liberale che, come potete ben notare, fotografano pressoché esattamente le dinamiche della realtà quotidiana sociale, politica, personale e culturale.
Due grandi del pensiero liberale e libertario delle origini sono, a parer mio, l'italiano Giuseppe Mazzini ed il filosofo statunitense Henry David Thoreau .
Il primo, teorico del repubblicanesimo e dell'unità italiana, scrisse nel 1860 i "Doveri dell'uomo", saggio politico e filosofico attualissimo proprio su quanto abbiamo sopra scritto; il secondo nel suo "Disobbedienza civile" del 1849 espresse la sua estrema fiducia nell'individuo e nei suoi diritti, nonché
la convinzione che ogni persona dovesse rispettare prima i dettami della sua coscienza piuttosto che le leggi di un determinato governo.
Come potete ben notare qui siamo agli antipodi di ogni possibile freddo pensiero dogmatico. Siamo forse ai limiti dell'utopia. Un utopia tuttavia lucida e concreta visto che oggi, grazie al pensiero liberale e libertario anche di questi due grandi, viviamo in un Occidente democratico e civile.
Alcuni anni fa mi è capitato fra le mani un agile ed interessante libello di Alberto Pasolini Zanelli pubblicato negli anni '80 dal titolo "La rivolta blu - Contro i miti dello stato sociale".  E' una sorta di compendio di liberalismo che racconta e spiega la rivoluzione liberale, libertaria e libertista degli anni '80 contro il potere dello Stato e la sua burocrazia e che portò al governo personalità come Ronald Reagan o la Thatcher e mise in crisi la socialburocrazia, in primis quella scandinava.
E' davvero appassionante notare come liberalismo e libertarismo si fondano all'insegna delle libertà individuali in economia come nel privato.
Ed ecco come in questo compendio si parli di un personaggio apparentemente pittoresco, ma in realtà grande riformatore: il consulente fiscale danese Mogens Glistrup, il quale fondò negli anni '70 il Partito del Progresso (FRDP) che riuscì a conquistare quasi il 16 % alle elezioni nazionali danesi sulla base di un programma che prevedeva l'abolizione dell'imposta sul reddito ritenuta d'impaccio allo sviluppo economico di un'economia avanzata come quella della Danimarca e contemporaneamente richiedeva un miglioramento dei servizi sociali erogati.
Snobbato e boicottato in tutti i modi tanto da destra quanto da sinistra, Gilstrup ebbe vita non facile come del resto è ben facile immaginare.
Ne "La rivolta blu" si racconta ed elogia il Presidente statunitense e leader Repubblicano Barry Goldwater, libertario fin nel midollo per quanto concerne i diritti civili degli omosessuali e per l'aborto arrivando a contrastare fortemente la destra religiosa nel suo partito (una sorta di Rudy Giuliani ante litteram) e profondamente liberale in economia, il che attirò le simpatie persino della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria e sessantottina (lo stesso padre della "beat generation", Jack Kerouac, nel poco tempo che trovò da dedicare alla politica fu attivista repubblicano). Si pensi anche che Goldwater inserì nel suo programma il tema dell'ecologia, ovvero la preminenza della qualità della vita sui miti del consumismo di massa.
E così, proseguendo nella lettura del volume di Pasolini Zanelli, si incrocieranno gli anarcocapitalisti, i libertarians ed individualisti vari sino ad un giudizio positivo e lusinghiero del liberalsocialismo (vera critica al "socialismo reale" d'Occidente, ovvero alla socialburocrazia tipica dei Paesi Sandinavi) abbracciato negli anni '80 dal Psoe di Felipe Gonzalez e dal Psi di Bettino Craxi i quali aborrirono il marxismo e "liberalizzarono", per così dire, i loro partiti (in Italia anche grazie al Partito Radicale di Marco Pannella che contribuì alla libertarizzazione del Psi).
Critica feroce invece per la socialdemocrazia con la sua eccessiva burocraticizzazione, centralità dello Stato sugli individui e disaffezione alla responsabilità individuale degli stessi.
A lettura conclusa se ne rimane completamente estasiati e rinnovati nel prorpio libertarismo. E si riflette sulla situazione europea e soprattutto italiana ove pesa ancora quell'astrusa divisione (spesso mentale) che passa sotto il nome di "destra e sinistra".
Ed invece si noti come la vera divisione-contrapposizione sia fra Riformatori consapevoli della propria individualità, responsabilità e dei propri diritti e Conservatori amanti dello Stato balia-mamma, autoritario, clericale, socialfascista e socialburocrate.
Si uscirà mai dal pantano politico-culturale-ideale magari riuscendo anche ad uscire dal declino che attanaglia il nostro medievale Paese ?
Se la svolta sarà liberale e libertaria, magari.....

Luca Bagatin



2 giugno 2010

Radicali riforme per l'Italia nel solco del dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali (a trovarne)

Alcide De Gasperi (DC); Luigi Einaudi (PLI); Carlo Sforza (PRI); Randolfo Pacciardi (PRI); Giuseppe Saragat (PSDI); Ugo La Malfa (PRI)

Non c'è più tempo per stare a guardare il lento declino di un Paese come il nostro, nel 64esimo anniversario della Repubblica italiana.
E' indispensabile rimboccarsi le maniche e darsi da fare, senza credere ai facili ottimismi di governanti che pensano che sia sufficiente tagliare la spesa pubblica un po' quà ed un po' là. Mantenendo inalterati il grosso dei privilegi.
Dall'altra parte poi, il carro cattocomunista, propone un vero e proprio ricatto di Stato nei confronti delle aziende: tasse zero per i primi due anni se assumerete a tempo indeterminato !
Figuriamoci se un'azienda in crisi può permettersi di sottostare a determinati diktat e assumere personale a vita e riceverne come "premio" tasse zero....ma solo per i primi due anni !
Diciamolo subito: i tagli che sta attuando il Ministro Tremonti alla spesa pubblica sono necessari. Il problema è, semmai, che sono pochi.
E’ ridicolo tagliare del solo 10 % lo stipendio di manager pubblici e politici. Andrebbero tagliati almeno del 30 % ed estesi a Presidenti, Assessori e Consiglieri regionali E poi c’è il discorso dell'abolizione delle Province, che come repubblicani proponiamo dagli anni ’70 e che a Pordenone rilanciammo con una lista civica "ad hoc" nel 2004.
Poi, ancora, c’è il discorso dei Comuni inferiori a 20.000 abitanti che costano ed andrebbero accorpati. Ed ancora: è possibile che vi siano regioni in Italia che spendono e spandono sulla sanità senza rendere conto a nessuno ? E dei “progettini comunali” socialmente inutili o, meglio, utili ai soliti noti, vogliamo parlarne ?
Una volta introdotti seri e drastici tagli alla spesa pubblica improduttiva allora si può pensare – non già a ricattare cattocomunisticamente le aziende – ma a ridurre il carico fiscale a due, massimo tre aliquote e ad innalzare la soglia della no tax area.
Riducendo così le imposte, l’hanno dimostrato gli anni di Reagan e della Thatcher e noti esperti economici come Oscar Giannino, si amplia ben presto la base imponibile. E l’evasione si riduce automaticamente (senza sguinzagliare costosi ispettori della guardia di finanza) per effetto della famosa “curva di Laffer”.
Sarebbe bene dunque che la classe politica odierna, pur nella sua mediocrità, prendesse spunto dai migliori governi che la Repubblica abbia mai avuto. Quelli dell'asse De Gasperi-Einaudi-Carlo Sforza-Pacciardi-Saragat-La Malfa.
Governi che seppero ricostruire l'Italia dopo la piaga fascista, collocarla all'interno del Patto Atlantico e quindi annovararla fra le Democrazie occidentali. Governi che portarono, in pochi anni, al boom economico degli anni '50. Governi intransigentemente anti-cattocomunisti, fondati su un franco dialogo fra laici risorgimentali e cattolici liberali.
Nel 64esimo anniversasio della Repubblica italiana dovremo non solo onorare la memoria di quei governi, ma finanche auspicare che qualche politico illuminato d'oggi ne recuperasse l'identità e le prospettive.

Luca Bagatin



19 settembre 2009

Slavoj Zizek a Pordenonelegge: un filosofo marxista che non ci convince punto. E a capo



Ammetto spudoratamente: non lo conoscevo né ne avevo mai sentito parlare. Sarò anche un ignorante, ma non meno curioso.
Infondo se una cosa non la conosci, questa stessa, ti spinge ad approfondire. E senza pregiudizio alcuno.
E così mi sono recato alla conferenza stampa-incontro tenutasi a Pordenone nell'ambito di Pordenonelegge - ormai nota manifestazione letteraria - con Slavoj Zizek, che scopro essere filosofo e psicanalista (lacaniano) sloveno. Fra l'altro pare anche essere "fra protagonisti indiscussi del panorama filosofico internazionale" (così recita la brochure di Pordenonelegge).
Ora, sin da subito mi lascia perplesso: inizia a parlare di Berlusconi.
Afferma che è il simbolo di un fenomeno globale da non sottovalutare. Quello di un grande vuoto morale iniziato in Argentina con Carlos Menem e proseguito poi con Reagan che si prendeva in giro da solo e parlava senza vergogna (sì, ma di che ?).
Sostanzialmente Zizek afferma che "non c'è più dignità nei governanti d'oggi" (sì, va bene, ma il punto qual è ?).
E qui attacca a parlare della "destra" (sì, ma, quale ?) che ha "ribaltato le buone maniere", che ha assunto una sorta di lunguaggio "sessantottesco" (?!?). Mentre la "sinistra" (a ri-quale ?) dovrebbe fare più attenzione al "decoro".
Zizek versione Marco Travaglio ?, mi sono chiesto...
Un giornalista gli pone un'ottima domanda sulla sua visione della Religione. Zizek risponde che si definisce un "materialista cristiano", ovvero un ateo che purtuttavia crede nel cristianesimo comunitario, egalitario (magari, aggiungiamo noi, pure messianico....quello che porta agli "ismi"). La sua critica alla Chiesa è dunque rivolta al fatto che essa non riesce ad affrontare la questione di costituirsi quale "comunità non gerarchica.....come invece fece il Partito Comunista" (e qui strabuzzo gli occhi !!!).
Prendo dunque la parola. L'occasione è troppo ghiotta per porgli la domanda fatidica: "Mi sembra di capire che lei sia un marxista. Ma il marxismo non è quell'ideologia totalitaria che ha mietuto e continua a mietere milioni di morti in tutto il mondo ?"
Mi sorride, un po' imbarazzato, poi risponde: "Beh, se volete risposte brevi è meglio mi facciate domande più stupide e meno complesse di quella che mi ha posto il signore qui presente" (uno a zero per me, dunque !).
Gentilmente passa a rispondermi con un lungo discorso che tenterò di riassumere.
Afferma che si può ancora imparare molto da Karl Marx. Che la Rivoluzione d'Ottobre fu una cospirazione anarchica dalla quale lui preferisce prendere le distanze, così come dallo stesso pensiero anarchico.
Si dice marxista, ma un marxista che cerca di andare alla radice della questione, dell'ideologia. E che una critica seria al marxismo la possono fare solo i marxisti, i quali hanno la base ideologico-culturale per poterlo fare (ordunque, noi sfigati liberaldemocratici, meglio che stiamo zitti....).
Slavoj Zizek prosegue affermando che uno dei compiti della "sinistra" (e ora comprendiamo di quale sinistra egli parli: quella comunista di matrice marxista) è proprio quello di analizzare e criticare il fenomeno staliniano e comunista.
Zizek dice che il 99% della sinistra tende purtroppo (per lui, non certo per noi !) ad accettare passivamente il capitalismo democratico liberale che, a parer suo, è un sistema iniquo che non potrà mai risolvere i "vari antagonismi" (così li definisce), come il problema ecologico, quello del razzismo e della biogenetica.
Conclude affermando che "bisogna reinventarsi qualche cosa", per opporsi al "capitalismo autoritario" che ha prodotto la Russia di Putin e la Cina (che però - vorremmo fargli notare - sono prodotti diretti del marxismo....e non certo della democrazia liberale !) che sono un pericolo per la democrazia (come lo furono l'Urss prima e la Cina di Mao, vorremmo nuovamente fargli notare).
Zizek stigmatizza il fatto di essere definito "mago del marxismo" in quanto "non ha tutte le risposte" (ah....non ce n'eravamo mica accorti !), ma ha comunque una visione apocalittica.
La visione apocalittica, dopo averlo sentito, l'abbiamo un tantinello noi. Ma non certo per il presente ed il futuro che necessitano di essere governati con gli unici strumenti possibili: la libertà e la democrazia.
Un filosofo e psicanalista che ci ripropone la vecchia lezione marxista della Storia, ritenendo di attualizzarla, ci lascia letteralmente basiti ed attoniti soprattutto alla luce di argomentazioni che -  obiettivamente -  sembrano latitare alquanto.
Leggeremo i suoi saggi, ma riteniamo che la lezione liberale, antidogmatica, antimessianica ed antitotalitaria di Mazzini, Toqueville e Stuart Mill sia di gran lunga più stimolante, attuale e soprattutto utile ad una "Società Aperta".

Luca Bagatin



6 luglio 2009

La Teoria Liberale della Lotta di Classe del prof. Luigi De Marchi


La copertina dell'ultimo libro del prof. Luigi De Marchi e, a destra, il prof. De Marchi ad un convegno alla fine degli anni '60

Il prof. Luigi De Marchi, psicologo, politologo, già editorialista di Radio Radicale, del quotidiano L'Opinione delle Libertà ed autore di numerose opere in Europa ed America, protagonista di numerose battaglie per i diritti civili, ha sempre la capacità di illuminare.
La sua Teoria Liberale della Lotta di Classe è assolutamente perfetta e capace di fotografare l'attuale realtà italiana e, per molti versi, anche internazionale.
Egli parte unicamente da concetti psicologici applicati alla politica e così ha fatto per l'elaborazione della sua Psicologia Politica Liberale o Psicopolitica (mi ricorda assai la Neuropolitica, elaborata in un testo da un altro psicologo, Timothy Leary, ispiratore del movimento hippye statunitense negli anni '70), che è l'essenza degli studi che egli ha compiuto dagli anni '60 - con i suoi primi testi sulla sessualità - sino ad oggi.
La Psicopolitica di De Marchi, in sostanza, ci spiega come "le ideologie sono maschere, le economie sono macchine, mentre ciò che veramente conta, nella realtà sociale e politica, è la struttura psicologica, insomma la mentalità, degli individui e dei gruppi che stanno dietro alle maschere e sopra alle macchine".
Ecco che egli dunque individua negli opposti estremismi di Destra e Sinistra (e dunque nei relativi totalitarismi da essi prodootti) le personalità autoritarie, represse sessualmente, foriere di dogmi e tabù.
Nonché individua come uno dei drammi della nostra epoca sia la crescita esplosiva della popolazione mondiale nell'ultimo secolo, con tutte le sue vittime per fame, malnutrizione, epidemie, fenomeni immigratori incontrollobili e forieri unicamente di povertà.
Nel suo ultimo saggio "Svolta a Destra ? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori", il prof. De Marchi, oltre a rimarcare questi concetti, elabora e chiarisce nella fattispecie la sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, scaturita proprio dalla sua Psicologia Politica Liberale.
Egli infatti spiega come sia arcaica ed errata la vecchia concezione marxista di lotta di classe: padroni contro operai (che nell'800 non a caso - lo diciamo per inciso - fu fortemente contestata da Giuseppe Mazzini finanche in sede di fondazione della Prima Internazionale, alla quale egli partecipò attivamente).
Oggi, la nuova lotta di classe, si sostanzia nella contrapposizione fra il Popolo dei Produttori (dipendenti del privato, commercianti, artigiani, lavoratori parasubordinati) e quello dei Burocrati (pubblici dipendenti, classe politica, sindacatocrazia).
Il prof. De Marchi, come già espose nel testo "La rivolta blu, contro i miti dello Stato sociale" Alberto Pasolini Zanelli negli anni '80 (testo che recensii alcuni anni fa), dimostra come la cosiddetta "svolta a destra" che negli anni '80 portò al governo degli Stati Uniti il repubblicano Reagan ed in Gran Bretagna la conservatrice Tatcher, fu una svolta liberale e per molti versi libertaria, che mise in crisi la socialburocrazia europea basata fondamentalmente sull'intervento statale in economia e sul ricorso, spesso incontrollato, al prelievo fiscale.
Oggi, in tutta Europa, sta avvenendo la stessa cosa con la leadership affidata in Francia a Sarkozy, con l'attuale maggioranza affidata in Italia a Berlusconi, con l'arretramento dei laburisti di Gordon Brown (lontanissimo anni luce dalle riforme liberali di Balir), con quello dei socialisti in Spagna e nel resto del continente.
Parimenti, come affermato dal De Marchi sondaggi alla mano, ciò non significa che la popolazione stia diventando conservatrice nei diritti civili. Anzi ! Così come avvenne anche durante la presidenza Reagan, la popolazione si è pubblicamente espressa a maggioranza per maggiori riforme civili sulla procreazione assistita, la ricerca, una maggiore presa di distanza dal Vaticano (73,4% degli elettori di Centro-Destra in Italia lo affermano), per una legge a favore dell'eutanasia (69% degli elettori di Centro-Destra in Italia la vorrebbero) e per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole.
Ecco dunque come la maggioranza del Popolo dei Produttori (che coincide con la maggioranza degli elettori), oggi affida il governo alle forze che maggiormente lo garantiscono per mezzo dello snellimento della burocrazia e del regime fiscale.
L'ultimo saggio di De Marchi spiega dunque come in Italia, dopo le elezioni politiche del 2008, il governo Berlusconi IV (con all'interno importanti figure della galassia liberalsocialista quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) sia riuscito ad attuare una politica progressista, introducendo ammortizzatori sociali, bonus famigliari, riformando scuola e pubblica amministrazione.
Tutte cose che la compagine cattocomunista pareva sempre annunciare, salvo poi comportarsi diversamente.
De Marchi fa notare anche come in Italia la magistratura sia stranamente e pericolosamente da sempre politicizzata e vicina ad ambienti comunisti sin dalla fine degli anni '60 che, sostenuti dalla grande stampa e da certi Poteri Forti, non perdano occasione per tentare di delegittimare l'attuale maggioranza democraticamente eletta.
La parte a mio avviso più interessante del saggio è quella relativa alle indicazioni che De Marchi dà all'attuale maggioranza al fine di realizzare quella Rivoluzione Liberale di cui questo Paese ha urgente necessità.
Egli dà una tiratina d'orecchi al dirigismo statalista del Ministro Tremonti, invitandolo piuttosto a comprimere la spesa pubblica piuttosto che a dilatarla; invita ad un Fisco più snello per chi rischia il proprio capitale in attività economiche (piccoli imprenditori, artigiani, Partite IVA in genere), e ciò proprio perché non ha un guadagno sicuro; invita dunque ad uno snellimento della pubblica amministrazione giungendo finalmente a licenziare gli esuberi (proprio in quanto esuberi !); plaude dunque alle riforme del Ministro Brunetta improntate al merito, ovvero al premiare i meritevoli ed a cacciare gli incompetenti; invita a riformare la Scuola sviluppando nei govani la passione per la cultura e la ricerca, passando dunque dalla scuola dell'obbligo alla scuola dell'entusiasmo; invita a rivedere in senso restrittivo le leggi sull'immigrazione, senza essere né razzisti né buonisti, ricordando anche agli imprenditori che non è possibile continuare ad importare manovalanza non qualificata dall'estero solo perché a basso costo e senza alcuna vera garanzia per il futuro di queste popolazioni in sempre maggiore espansione demografica.
Espansione demografica purtroppo incoraggiata dalle Religioni Istituzionalizzate, fuor d'ogni logica umanitaria.
Il saggio è breve, condensato, ma ribadisco, assolutamente illuminante, come dicevo.
Si sofferma anche a parlare di una riforma della legge psichiatrica 180, in senso umanitario e che venga incontro alle esigenze delle famiglie (come previsto anche dalla Proposta di Legge dell'On. Paolo Guzzanti, citato peraltro nel testo).
Gli argomenti trattati, dunque, sono molti. E per la prima volta si fa anche in Italia una riflessione politica a partire dalla psicologia. Unico vero approccio credibile in ogni settore, sia esso pubblico che privato, lavorativo e/o informale.

Luca Bagatin (nella foto con Mirtillo)


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini