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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 novembre 2015

Sui conflitti, sulla democrazia, sulla religione, sulla libertà, sull'economia. Riflessioni di Luca Bagatin

Democrazia è governo di popolo.
Non governo della maggioranza.


Non credo in nessuna religione.
Per questo credo in Dio.


I conflitti, ogni tipo di conflitto, nascono dalla nefasta propensione umana dell'invadere la sfera altrui. E ciò può avvenire in molti modi: giudicando il prossimo, facendogli violenza nelle innumerevoli forme possibili (da quella verbale a quella fisica), disturbando o interessandosi agli affari altrui, rompendo le cose altrui (sia metaforicamente che fisicamente) ecc...
Chi si fa gli affari propri campa cent'anni.
Chi non se li fa, finisce per creare situazioni di conflitto e spesso non campa a lungo o, quantomeno, ci auguriamo che ciò non accada.
Una società che voglia evitare i conflitti deve imparare a non essere una società di rompicoglioni (nelle più varie forme possibili).


(Troppa) libertà (di scelta) è schiavitù.


Penso che l'unica lotta efficace alla disoccupazione si trasformarla in tempo libero. E che ci guadagno ? Tempo libero. E come vivo ? Con il baratto. E cosa baratto ? Ciò che non serve a te, ma serve ad altri. E viceversa.


L'Italia è il Paese delle infarstrutture inutili e dannose (vedi TAV e probabile ponte di Messina). Da decenni osservo anche la realizzazione di inutili rotonde stradali e quant'altro...e poi i Comuni italiani, le Province e le Regioni sono sempre lì a battare cassa e a lamentarsi !
I danari pubblici andrebbero usati per una cosa sola: fare stare bene i cittadini, non i politici e le aziende appaltatrici !




16 febbraio 2014

"Dalla parte di Abele...nel declino della Democrazia": articolo del prof. Aldo A. Mola



E se, per legittima difesa, Abele avesse ucciso Caino? Staremmo davvero peggio con più pecore e meno officine? E se Remo avesse trafitto il gemello Romolo, anziché esserne ucciso? Quale era il  suo “Progetto Roma”? Forse avrebbe puntato sugli agriturismo anziché sui grattacieli o al dominio sul mare, alleandosi per tempo con gli Etruschi contro i Fenici. E avrebbe procurato la banda larga a un Paese per secoli incerto se denominarsi  Terra dei maiali (Ausonia) o dei Vitelli (Italia).

   Nel 64 dopo Cristo, quando Nerone fece sterminare i cristiani incolpandoli dell'incendio di Roma, molti si domandavano dove andasse il mondo. Tra i grandi saggi del tempo vi era Lucio Anneo Seneca, un settantenne originario  di Cordova, in Spagna. Fatto cauto dalle disavventure (già condannato a morte da Caligola e all'esilio da Claudio), giustificò l'assassinio di Agrippina ordinato da suo figlio, Nerone, la cui educazione l'imperatrice gli aveva affidato. Si ritirò dalla vita pubblica, ma, coinvolto nella congiura dei Pisoni (65 d.Cr.), ricevette la “necessitatem ultimam”: suicidarsi o accettare di essere ucciso. Si fece aprire le vene, imitato dalla moglie. Come già Abele e Remo, aveva capito il flusso della storia: l'accelerazione dello scontro fra Centro e Periferia, tra potere imperiale e istituzioni originarie, arroccate nel Senato.

    Dopo due guerre mondiali, la guerra fredda e la quarta guerra  planetaria tra oligarchia finanziaria transnazionale e Stati, la contrapposizione tra concentrazione del potere e istituzioni garanti dei cittadini sta entrando in una fase nuova. Attraverso guerre guerreggiate (in teatri secondari: Africa Centrale, Medio Oriente,...) e convulsioni politiche (crollo e cancellazione di intere classi dirigenti elettive in molti Paesi europei  e nell'America centro-meridionale), il contrasto tre due opposte concezioni del potere e dei suoi scopi (liberare le persone o ingabbiarle?) entro una decina d'anni raggiungerà la fase critica. Il timore del collasso imporrà scelte drastiche. L'accelerazione ha impulso dal processo che è sotto gli occhi di tutti ma nessuno sa come pilotare: entro quindici anni le megalopoli assorbiranno il grosso della popolazione mondiale. Da lì la necessità di dirottarvi il massimo di risorse (energia, acqua, invenzioni, cibo..) a danno di Abele e di Remo. Neppure gli analisti meglio attrezzati sono però in grado di prevedere come davvero andrà a finire. Nel dicembre 2012 il National Intelligence Council (sezione economica della statunitense CIA) ha pubblicato  il Rapporto Global Trends 2030:Alternative Worlds, subito tradotto dalle Editions des Equateurs ma tuttora inedito in italiano. Il  NIC prevede quattro scenari, diversi secondo fattori che sarebbe ingenuo illudersi di controllare  o scongiurare: guerre di vaste proporzioni coinvolgenti uno o più grandi potenze, conflitti scatenati da incidenti casuali e catastrofi naturali (nel caso dell'Italia la sempre più temuta eruzione del Vesuvio). Secondo le previsioni più ottimistiche, nel volgere di quindici anni il mondo si scrollerà di dosso gli Stati nazionali, costati due secoli di storia. Esso verrà governato dai “poteri dolci”, cioè da organizzazioni non governative (ONG), istituzioni accademiche (Università di prestigio internazionale), plutocrati, circoli transnazionali e, soprattutto, da una rete di sindaci delle grandi città assurti a capi delle rispettive genti. Il governo mondiale, non eletto né nominato, ma autogenerato, sarà  chiamato a soddisfare bisogni di moltitudini disseminate in Paesi riorganizzati come città diffuse (per esempio la costa  adriatica dalla Puglia a Trieste). L'avvento di tecnologie d'avanguardia (il potere  cibernetico) favorirà  l'ascesa di nuovi attori: oligarchie culturalmente ibride, collegate al di fuori e al di sopra delle ideologie nate con l'ascesa della borghesia e, per contrasto, del suo sottoprodotto (la lotta di classe), indifferenti all'alternativa tra liberismo e dirigismo e accomunate nell'ostilità  contro gli Stati sorti a tutela dei cittadini di pieno diritto. Secondo la NIC (e, ben  inteso, la CIA) si affermerà una élite allevata in scuderie installate nei diversi Paesi per plasmarne gli allievi a una visione uniforme del potere e del suo impiego, al di là delle diversità originarie. Sarà essa a orchestrare le risposte alla sfida della povertà e ad assicurare la pace. Gli Stati non scompariranno del tutto, ma “il ruolo dei governi si ridurrà sempre più a vantaggio di coalizioni ibride tra protagonisti statuali e non statuali secondo i problemi dei singoli paesi”. La NIC prevede insomma di risolvere l'antico contrasto tra Abele e Caino, tra  Romolo e Remo con un Fratello Geneticamente Modificato, ignoto alla Bibbia e alla storia, modellato sul mito di Mercurio, Dio dei mercati (e dei ladri). 

  Il fulcro del Paese Italia nei prossimi anni non è dunque la sorte di Renzi, di Letta  o di Napolitano, di questo o quel governo, ma è l'organizzazione del territorio, la scelta tra primato delle megalopoli o difesa del pluralismo. Le Regioni vennero inventate per provvedervi, ma hanno fallito. I Clivi d'Italia sono le Province, forse salvate in extremis  proprio da un sindaco non deputato nominato capo del governo: un caso senza precedenti nella storia d'Italia.

   La mondializzazione, la globalizzazione e le pretese di classificare e ingabbiare le persone in funzione dell'omologazione dovrà però fare i conti con una pluralità di soggetti non rassegnati a subire. Il rifiuto della Svizzera di cedere all'immigrazione incontrollata, l'istituzione della macroregione alpina, la resistenza degli Ungheresi al  modello “europeo” e il rifiuto di molti Stati  europei di gettare la propria moneta (cioè i cittadini) nel tritacarne dell'Euro sono motivo di riflessione. Forse oggi Abele  e Remo dissentono... : l'Utopia si coniuga con la  Speranza.

   Poiché il sangue non fluiva, per affrettare la morte Seneca si fece recidere anche le vene delle gambe. Neppure la cicuta fece effetto. Allora si fece immergere nell'acqua calda. Extrema ratio. Oggi, però, non tutti i filosofi sono disposti a ritirarsi alla periferia del mondo o a dissanguarsi per compiacere tiranni sorgenti sulle rovine generate dalla castoclastìa (distruzione della casta) scatenata da chi abbatté una dirigenza per rimpiazzarla con un'altra,  non sappiamo se meno famelica e inetta.   Perciò la richiesta di restituire la parola ai cittadini non è il gemito di nostalgici dei  “ludi cartacei”: è senso dello Stato, estrema difesa della democrazia, oggi insidiata persino dal puerile mito della “velocità”. Ne fu campione Benito Mussolini, asceso trentanovenne a capo del governo e da Gabriele d'Annunzio infatti appellato“lesto-fante”.


Aldo A. Mola



27 novembre 2012

L'economista Michele Boldrin ci spiega come fermare il declino del Paese


Il prof. Michele Boldrin, il suo recente saggio sull'abolizione del copyight e dei brevetti ed il logo del movimento Fermare il Declino

"Fermare il Declino è un movimento politico nato l'estate scorsa ad opera di Oscar Giannino ed un manipolo di economisti e persone di buona volontà, di cultura liberale e volto a riformare lo Stato in modo equo, giusto e meritocratico.
Questa è l'opinione dei suoi aderenti che, in pochi mesi, sono giunti a quota quasi 40.000. Per la maggior parte personalità del mondo della piccola e media impresa, dell'artigianato, della società civile, giovani precari ed esclusi da un mondo del lavoro che vede protagonisti solo le categorie iperprotette dal sindacato e dallo Stato. Fra coloro i quali avevano già ricoperto in passato incarichi pubblici, molti provengono dall'area laica, repubblicana e liberale.
Michele Boldrin, economista alla Washington University di St. Louis, uno dei fondatori del movimento, oltre che autore di un interessante saggio relativo all'abolizione del copyright e dei brevetti, è stato da noi intervistato a Pordenone, nel corso della conferenza stampa tenutasi prima dell'incontro pubblico di lunedì 26 novembre, al quale hanno assistito oltre un centinaio di persone.
Il prof. Boldrin che, come aveva già preannunciato anche il prof. Zingales ed altri fondatori di Fermare il Declino, ha precisato che non ha alcuna intenzione di candidarsi alle elezioni politiche. Fermare il Declino nasce da esigenze spiccatamente politiche e contingenti, legate alla crisi economica e sociale che l'Italia sta vivendo da decenni a causa di uno Stato ingiusto, che garantisce chi è già garantito, che non promuove il merito, che vede un deficit di bilancio spaventoso a fronte di nessun servizio pubblico ed un sistema delle imposte ormai elevatissimo.
"Se la spesa pubblica è elevata, è normale che le imposte siano elevate", ha esordito il prof. Boldrin. "Berlusconi, per anni, ha promesso di ridurre le tasse, ma senza ridurre le spese o dire quali spese avrebbe voluto tagliare. Fermare il Declino, che non è un partito organizzato, ma un movimento di persone, propone dieci punti di riforma (che prevedono l'abbattimento della spesa pubblica; liberalizzazioni vere; un reddito per coloro i quali perdono momentaneamente il lavoro; riduzione drastica del carico fiscale; riforma della giustizia, della scuola e dell'ordinamento federale. N.d.A.) e propone, in primis, l'abolizione dei sussidi alle imprese, attraverso la quale si potrebbero ridurre ben 2 punti percentuali di PIL, ovvero di IRAP".
Ed è proprio l'IRAP l'imposta che Fermare il Declino giudica più ostica, ovvero ingiusta ed incostituzionele, in quanto penalizza il lavoro e le aziende che vogliono assumere nuovi dipendenti ed è, di fatto, un'incentivo all'evasione. Oltretutto, spiega il prof. Boldrin, vi sono sconti di IRAP "clientelari", Regione per Regione, a seconda dell'attività produttiva svolta.
"I partiti esistenti non sono credibili e pochissimi Parlamentari hanno aderito al nostro manifesto e, addirittura, propongono misure opposte alle nostre" - ha detto Boldrin.  "Per quanto ci sono anche personalità che ci convincono e che sposano le nostre tesi, come ad esempio Matteo Renzi". "Purtroppo non sappiamo nemmeno con che legge elettorale andremo a votare e, in questo senso, la classe politica italiana ci sta prendendo in giro, valutando con quale legge potrà tentare di salvare sé stessa". "I nostri militanti ed esponenti sul territorio, sono degli eroi, in quanto si muovono proprio nell'ambito di una realtà storica italiana cinica, che non crede più alla politica, delusa e disillusa, anche perché, va detto, gli italiani troppo spesso si sono lasciati abbindolare dal politico di turno".
Ancora una volta, il prof. Boldrin, rimarca il fatto che non è detto che Fermare il Declino si presenti alle prossime elezioni. A livello locale come a livello nazionale, ad ogni modo, le alleanze politiche, andranno fatte sulla base dei dieci punti programmatici del movimento: chi li sottoscrive, merita di intraprendere un percorso comune.
Fra le proposte di Fermare il Declino anche l'introduzione delle Macroregioni, in modo da ridurre le spese, spesso clientelari, delle singole Regioni attuali e la medesima cosa vale per i Comuni medio-piccoli. "Occorre, in questo senso, abbattere il localismo ed il campanilismo, i quali producono solo inutili divisioni ed aumento della spesa pubblica improduttiva a carico della collettività", ha concluso l'economista.


Luca Bagatin



22 luglio 2011

Ridare dignità ai cittadini-elettori contro la casta politica di oggi



Con il rischio di una nuova Tangentopoli, la classe politica odierna tenta di correre ai ripari attraverso qualche ritocco alla spesa pubblica improduttiva qua e là: qualche accorpamento di Provincia, qualche riduzione del numero dei parlamentari, qualche ritocco ai costi del Quirinale. Nulla di strutturale, insomma, solo qualche pennellata, tanto per distrarre gli elettori dal fallimento degli ultimi vent'anni di governi "destra-sinistra", che porterà ben presto all'archiviazione della Seconda Repubblica e, forse, di queste forze politiche che hanno saputo essere di gran lunga peggiori di quelle della Prima.
Il Pentapartito, nel '92, quando aveva stravinto le elezioni, almeno, ebbe il coraggio di proporre riforme radicali e di struttura. E forse anche per questo gli si avventarono contro i Poteri Forti e le procure. Oggi, invece, un falso bipolarismo fatto di inciuci bipartisan, sembra piuttosto proporre molto fumo e nessun arrosto.
Le uniche forze politiche che, oggi come ieri, propongono radicali riforme di struttura sono purtuttavia sotto rappresentate: parliamo dei Repubblicani del PRI, dei Liberali del PLI e dei Radicali che però, questi ultimi, da parecchi anni vanno al traino del Pd controriformatore.
Per rimettere in sesto i conti pubblici, ridare credibilità alla politica e rilanciare il Paese, occorre, diversamente, un progetto serio ed organico e che preveda: l'abolizione delle Province, dei Consorzi, delle Comunità montane; l'accorpamento dei Comuni inferiori a 15.000 abitanti; la privatizzazione del carrozzone Rai; l'accorpamento delle aliquote fiscali ad un massimo di tre, innalzando la no-tax area per i redditi medio-bassi; la riforma del sistema pensionistico e sindacale, evitando veti sindacali a vantaggio solamente di alcune categorie protuttive ed a totale svantaggio di altre categorie e del Paese; occorre ridurre il numero dei parlamentari, dei loro stipendi e di quelli dei Consiglieri regionali, almeno del 30 %; occorre poi riformare la Costituzione - rilanciando un'Assemblea Costituente - in senso liberale, ovvero abolendo quegli articoli come il 41 ed il 42 che non garantiscono i pieni diritti di proprietà privata e riformando la legge elettorale e le funzioni del Presidente della Repubblica.
Occorre che il Presidente della Repubblica sia eletto direttamente dai cittadini - a turno unico - abbia funzioni di governo e sia slegato dai partiti. Il Parlamento, invece, dovrebbe tornare alla sua funzione originaria di organo legislativo e di controllo e dovrebbe essere eletto su base proporzionale pura, con il sistema delle preferenze, per garantire il massimo della democrazia e della rappresentatività.
Molte altre sono le riforme che attendono questo Paese in balìa di un Parlamento che lo sta totalmente danneggiando. Occorre finalmente riformare la giustizia, separando le fuinzioni dei giudici da quelle dei PM; far eleggere direttamente dai cittadini i componenti del CSM ed introdurre la responsabilità civile del giudice. La giustizia, insomma, non dovrebbe più rispondere alla politica, bensì direttamente ai cittadini-elettori.
Non parliamo poi dell'introduzione di normative di diritto civile, come l'introduzione del riconoscimento delle unioni civili; la legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati e la legalizzazione della prostituzione.
Un programma di riforme organico, insomma, contro la casta e che ridia finalmente dignità ad un elettorato che non ne può davvero più.

Luca Bagatin



3 aprile 2010

Lettera aperta al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi



Caro Presidente Berlusconi,
non sono mai stato un antiberlusconiano anche e soprattutto perché non ho mai pensato avesse senso essere "anti" qualche cosa che non esiste.
Non esiste il "berlusconismo", così come - in questi sedici anni circa che ci separano dalla Prima Repubblica - non esiste un programma "berlusconiano".
O, quantomeno, personalmente non lo conosco.
Per anni, dunque, caro Presidente, io l'ho bellamente ignorata. Ho fatto politica - dal 1995 a qualche anno fa (nell'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica) - a prescindere da questo presunto "berlusconismo" e dallo stesso Silvio Berlusconi, che per me rimane un ottimo comunicatore ed imprenditore della comunicazione. Punto e stop però.
Non ho visto grandi programmi politici, o meglio, ho sentito solo qualche cosina....
Ho sentito qualche cosa che le mie orecchie politicamente sensibili alla parola "libertà" hanno udito.
Peccato che quel che ho udito sia stato, dal 1994 ad oggi, sistematicamente tradito dai governi da Lei stesso presieduti.
Liberalizzazioni mancate, semplificazioni delle imposte mancate, abolizioni delle Province mai avvenute, devolution che in realtà si è trasformata in un aumento della burocrazia e delle imposte a livello locale, mancata riforma del mercato del lavoro con introduzione di congrui ammortizzatori sociali, riforma della giustizia mai vista, libertà civili negate. Senza contare le Sue più che discutibili amicizie con il dittatore della Libia Gheddafi ed il sovietico Presidente russo Vladimir Putin (si vedano gli ottimi libri dell'On. Paolo Guzzanti in merito).
L'elenco delle "pecche" sarebbe ancora molto lungo. Un elenco che - ad ogni modo e di già - dimostra l'inappropriatezza della denominazione "Popolo della Libertà".
Quali "libertà", appunto ? E quale "popolo" visto che il 40% degli italiani si astiene ?
La crisi economica, poi, è vera e tutt'altro che sanabile nel breve termine. Anche nel cosiddetto "ricco Nord-Est" d'Italia, le imprese stanno cominciando a chiudere. Venga a vedere di persona.
Le responsabilità, caro Presidente, cadono ad ogni modo anche e soprattutto sulla Lega Nord. Quella Lega Nord che oggi è più forte di ieri ed alla quale Lei stesso ha lasciato, in tutti questi anni, le vere redini del Paese.
Un Paese del "non fare". Un Governo che, più che "del fare", è un Governo "del prendere". Per i fondelli i suoi stessi elettori.
Elettori che si rifugiano o nell'astensionismo (in special modo quelli moderati) o che vi votano ancora, certo, ma solamente perché dall'altra parte vi è il nulla.
Che dire ancora ?
Per ora mi fermo qui, ripromettendomi, forse in futuro, ulteriori analisi.
Rispettosamente,

Luca Bagatin



25 gennaio 2010

L'anticonformismo di un voto amministrativo contro il conformismo cattocomunista

TOSCANI IN TOSCANA E NON SOLO



Sono anni che non vado a votare e questo a causa di leggi elettorali nazionali profondamente antidemocratiche e che di fatto mi hanno esautorato del voto e, come me, milioni di cittadini.
Posto questo non mi rassegno - quando posso - a fare dichiarazioni di voto e nella fattispecie le voglio fare dando esplicita indicazione/suggerimento ai lettori di questo blog -  che sarà anche un blog culturale, ma non riuncia al suo ruolo politico - in vista delle elezioni regionali del 28 e 29 marzo prossimi.
Innanzitutto ritengo sia serio votare e sostenere possibilmente candidati locali e che propongono programmi relativi a problematiche locali. Guardo pertanto con un certo fastidio a "candidature calate dall'alto" che, nei fatti, sono spesso prese in giro nei confronti degli elettori stessi.
Ho in questo senso qualche remora a suggerire agli elettori del Lazio di votare per Emma Bonino - eterna candidata quando si vuol salvare il salvabile - ma di fronte al nulla val bene una tenace laica e radicale come lei, anche se candidata del carro cattocomunista.
Essendo comunque possibile il voto disgiunto potete comunque sbizzarrirvi nel votare le liste del Partito Repubblicano Italiano - qualora fossero presenti - quelle della Lista Bonino-Pannella oppure del PdL, per dare comunque un segnale di opposizione all'attuale opposizione inconcludente.
In Toscana non vi sono dubbi: il fotografo e creativo Oliviero Toscani, laico, libertario, repubblicano, radical-socialista e candidato per la Lista Bonino-Pannella. E' stato un vero peccato che il PdL non abbia accettato di appoggiarlo come proposto da Toscani stesso: c'era davvero il rischio di battere i cattocomunisti al governo della regione da sessant'anni.
In Campania suggerisco di votare per Stefano Caldoro, socialista candidato alla presidenza della Regione nelle liste del PdL. Un segnale laico, oltre che forte, in alternativa ai furbetti del quartierino Jervolino e Bassolino !
Infine per il Comune di Venezia ecco candidato a Sindaco il liberalsocialista Renato Brunetta per il PdL. Investitura scontatissima di cui questo blog vi diede notizia in anticipo già alla fine di agosto 2009. Ci auguriamo solo - come in agosto rilevammo - che questo non sia utile a taluni al fine di togliersi di torno il rigoroso Brunetta dal Governo e da una possibile futura leadership.
Le possibilità di ottenere più che buoni risultati per questi candidati Presidente vi sono tutte.
Vi terrò ulteriormente aggiornati per altre candidature laicamente rilevanti. L'indicazione che, sopra ad ogni altra voglio dare, è comunque di dare priorità nel firmare per la presentazione delle liste del Partito Repubblicano Italiano ed invitare a votarle.

PURTROPPO LA CANDIDATURA DI OLIVIERO TOSCANI E' STATA RITIRATA DA LUI STESSO CHE HA ANNUNCIATO
«Non ho avuto risposta dal PdL alla mia proposta di correre per la presidenza della Regione Toscana anche per loro. Quindi, non ho voglia di andare al macello, di andare a perdere in un sistema di potere che non c’è neppure nella Cuba di Fidel Castro. Per questo mi sono tirato indietro».



Luca Bagatin



16 giugno 2008

Renato Brunetta ha scoperto l'acqua calda !



"Ho scoperto l'acqua calda !", così ha esordito venerdì 13 giugno scorso il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta nella gremita Sala della Regione di Via Roma a Pordenone, presentatosi in abbigliamento sportivissimo con camicia a righe rosse e giubbino smanicato bianco.
"Ho fatto pubblicare i dati sui tassi di assenteismo sul sito web del mio Ministero e presto farò pubblicare anche i dati relativi ai permessi sindacali dei miei dipendenti".
Trasparenza. Questa la parola d'ordine del Ministro che ha chiesto anche agli altri suoi colleghi di Governo di fare altrettanto ma, per ora, come egli stesso ammette, hanno fatto orecchie da mercante.
Renato Brunetta, già economista di scuola liberale e già a suo tempo vicino al Psi di Bettino Craxi, va avanti per la sua strada: legittimo prendere permessi nella pubblica amministrazione, purché i cittadini ne siano informati e possano controllarne l'attività !
Puro buonsenso , pressoché mai introdotto nei governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni.
Il Ministro ne ha anche per la Sinistra Arcobaleno di cui un gruppetto di 6-7 persone volantinava al di fuori della sala citando un articolo del giorno prima de "Il Piccolo" di Trieste che aveva pubblicato dei dati sull'assenteismo dello stesso Brunetta al Parlamento Europeo quando era deputato.
"Questo volantino è merda !", ha tuonato senza mezzi termini Brunetta, piccato, informando i volantinatori e tutta la platea che quei dati sono fasulli al punto che lo stesso "Il Piccolo" ha pubblicato la smentita lo stesso venerdì 13, confermando i dati ufficiali che attestano le sue presenze fra il 60 ed il 70 %.
"E' necessario premiare i migliori e punire i furbi ed i fannulloni, magari a partire dal licenziamento di coloro i quali nel settore pubblico presentano certificati medici fasulli. E punire i medici stessi che si prestano a tale truffa", questa la linea del Ministro dell'Innovazione il quale prospetta anche che l'attuale Governo farà di tutto per ridurre la spesa pubblica cominciando con l'abolizione delle comunità montane e con la riduzione del numero delle Provincie.
E poi si spinge oltre: "Entro i prossimi 3 anni arriveremo a coprire con la banda larga tutta l'Italia e a semplificare i bilanci dei Comuni sotto i 3000 abitanti mediante l'introduzione di una modulistica semplificata".
E ancora, il Ministro Brunetta, ha parlato della riforma federale dello Stato che prevede che ciascuna Regione italiana trattenga al suo interno l'80% della ricchezza prodotta. Il che significherebbe maggiore responsabilità nella spesa pubblica. Diversamente si può arrivare anche al commissariamento della regione stessa.
E termina parlando di un ambito non di sua competenza ministeriale, ma che lo ha sempre appassionato: quello del lavoro.
"E' vergognoso che in Italia vi siano pochissimi ispettori del lavoro" utili tanto per i controlli sulla sicurezza che sulla trasparenza dei contratti. Ricorda come anni fa proponeva di spostare gli impiegati dal settore del collocamento del lavoro, ormai abolito, a funzioni di ispettorato, ma incontrò la totale opposizione dei sindacati.
Renato Brunetta, ad ogni modo, non è disposto a lasciarsi intimidire e almeno nella Pubblica Amministrazione farà di tutto per rivoluzionarla, in quanto, sottolinea: "I servizi pubblici sono di tutto vantaggio dei ceti più deboli e meno abbienti".
Un Renato Brunetta che parla come un uomo di sinistra e da rivoluzionario, almeno nella definizione classica del termine.
Un Ministro che darà certamente filo da torcere ma, a giudicare dall'ovazione tributatagli dalla platea pordenonese e dai sondaggi, destinato a diventare sempre più popolare.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
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