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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 gennaio 2012

L'INTERVENTO a cura del prof. Aldo A. Mola

Con lo spirito laico e libertario che anima questo blog, desidero pubblicare l'intervento dell'amico Aldo A. Mola che, pur su posizioni storico-politiche differenti dalle mie, pone una questione di grande rilevanza storica che il popolo risorgimentale, mazziniano e garibaldino, dovrebbe e potrebbe cogliere e, dunque, accogliere.

Luca Bagatin


APPELLO DELLA CONSULTA ALLE ISTITUZIONI DELLO STATO:

RICONGIUNGERE IN ITALIA LE SALME

DI VITTORIO EMANUELE III E DELLA REGINA ELENA


Vittorio Emanuele III è sepolto nella chiesa di Santa Caterina, ad Alessandria d’Egitto, ove morì il 28 dicembre 1947. La Regina Elena, sua Consorte, è tumulata a Montpellier, in Francia, ove si spense il 28 novembre 1952.

Sicura di interpretare il comune sentire dei cittadini, anche non monarchici, la Consulta dei senatori del regno esorta il Capo dello Stato e i presidenti dei due rami del parlamento e del governo a promuovere la traslazione delle loro salme in Italia, a coronamento del 150° dell’unità.

Vittorio Emanuele III morì cittadino di pieno diritto, prima che la Costituzione vietasse ai re, alle loro consorti e ai discendenti maschi il rientro e il soggiorno in Italia. Universalmente rimpianta, la Regina Elena si spense libera da interdizioni.

La Consulta auspica che, sia pure tardivamente, le supreme istituzioni concorrano a sanare antiche divisioni con un gesto esemplare e ormai doveroso di umanità: il ricongiungimento in Italia delle salme dei sovrani, accomunati alle famiglie dei compatrioti nelle gioie e nei dolori, come ricorda la straziante morte della Principessa Mafalda di Savoia-Assia, il 28 agosto 1944, prigioniera nel campo di concentramento tedesco di Buchenwald.

Ogni cittadino valuta e valuterà il mezzo secolo di regno di Vittorio Emanuele III su ricordi propri e alla luce di studi in corso di maturazione. Il giudizio della storia è libero. La traslazione delle reali Salme in Italia è invece priorità di civiltà.

Mentre tutte le Repubbliche d’Europa hanno reso e rendono omaggio agli antichi sovrani dei loro popoli, la Consulta auspica che le supreme istituzioni ricordino nei modi dovuti il terzo Capo dello Stato italiano.



Il Presidente della Consulta dei Senatori del Regno

Aldo A. Mola



16 novembre 2011

Italia. Un Paese speciale. Storia del Risorgimento e dell'Unità


Quattro volumi colorati e dal curioso formato che ricorda tanto i nostri cari sussidiari di scuola. Ed a rammentare i sussidiari, vi sono anche le bellissime immagini contenute ed i "box esplicativi", le "schede", le cartine geopolitiche riprodotte, che contribuiscono a renderne più piacevole la lettura.
Stiamo parlando dell'ultima fatica del prof. Aldo A. Mola, uno fra i massimi studiosi italiani del Risorgimento e della Massoneria, che, con "Italia. Un Paese speciale: Storia del Risorgimento e dell'Unità" (Edizioni del Capricorno), ci regala un'opera agile, semplice, scorrevole, di facile consultazione, oltre che ricca di curiosità dell'epopea risorgimentale.
Divisa appunto in quattro volumi, l'opera consta della Storia d'Italia dal 1800 sino al 1861.
Il primo volume (1800 - 1858), dal titolo "Le radici", inizia con l'epoca napoleonica vista in suolo italiano, sino all'istituzione della Repubblica Romana ed alle prime lotte sociali e borghesi per l'Indipendenza dell'Italia dal giogo straniero. In esso si delineano le figure chiave dell'epoca: Giuseppe Mazzini, Apostolo simbolo dell'indipendenza italiana; Carlo Pisacane; Re Carlo Alberto; Gioberti; Rosmini; le prime società segrete...in un clima che il lettore sembra quasi avere la possibilità rivivere.
Il secondo volume, "L'Indipendenza", fotografa la situazione dell'Italia del 1859: la situazione politica e sociale vissuta al tempo dei "Grandi" di allora quali Vittorio Emanuele di Savoia; il conte di Cavour; Napoleone III; il generale Giuseppe Garibaldi; Francesco Giuseppe d'Asburgo.
Un importante capitolo è dedicato proprio a Napoleone III, prima Presidente della Repubblica francese e successivamente Imperatore dei francesi, l'espansionismo del suo impero, la difesa della causa pontificia ed un'altro importante capitolo alla dinastia degli Asburgo d'Austria.
E, dunque, le guerre d'Indipendenza con tutto il loro clamore; i tatticismi del conte di Cavour e di Re Vittorio. L'Italia è dunque pronta per l'Unità.
"L'Unità" è proprio il titolo del terzo volume dell'opera del Mola.
Siamo nel 1860. La Toscana e l'Emilia Romagna vengono annesse all'Italia; Giuseppe Garibaldi, Gran Maestro della Massoneria italiana ed Eroe dei due Mondi, è visto come il grande liberatore degli italiani e degli oppressi e, con la sua spedizione dei Mille contribuisce enormemente alla causa italiana; Pio IX governa gli Stati della Chiesa; Vittorio Emanuele II annette Marche ed Umbria e, con il celebre "incontro di Teano" con Garibaldi, annette anche le Due Sicilie.
E' dunque l'alba di un nuovo giorno per la nascente Italia. Il 14 marzo1861, Vittorio Emanuele II, sarà proclamato Re d'Italia. Questo l'oggetto del quarto ed ultimo volume: “La libertà”.
Un'Italia finalmente unita e libera, benchè sicuramente arretrata e che necessiterà di una vera e propria costruzione politica e sociale. La cosiddetta "Nuova Italia" inaugurerà, dunque, via via ferrovie, poste, telegrafi, banche, scuole, forze armate unitarie ed una sola moneta.
Questo dunque fu il Risorgimento.
Un'epoca di costruzione e ricostruzione, alla quale contribuirono laici, cattolici, monarchici, repubblicani mazziniani, garibaldini, ebrei, massoni e carbonari. Operai e borghesi, donne e uomini.
L'epoca che cantò il Vate Giosue Carducci nelle sue opere e nella quale, ogni buon italiano, non può non riconoscersi.
"Italia. Un Paese speciale" del prof. Mola è arricchito dalle prefazioni del Ministro per i Beni e le Attività Culturali Sandro Bondi, della principessa Maria Gabriella di Savoia e del Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che la scrisse il 15 febbraio 2010, sei mesi prima della sua scomparsa.
Un'opera fondamentale per celebrare, nelle scuole e nelle case di ogni cittadino d'Europa, i 150 anni della nostra bella Penisola: un Paese speciale, appunto.

Luca Bagatin



8 novembre 2011

Perché lascio "La Voce Repubblicana" ed il PRI (in attesa di tempi migliori)

Ho scritto, dal settembre 2008 sino al 13 ottobre scorso, ben 117 articoli per "La Voce Repubblicana".
Quaranta articoli all'anno, circa, il che significa almeno uno a settimana.
Articoli di letteratura, esoterismo, cinema, talvolta di politica (ma pubblicati solo se non davano fastidio alla linea del Segretario...altrimenti li pubblicavo sempre e comunque sul mio blog o su altre testate nelle quali comunque ho sempre collaborato).
"La Voce Repubblicana", testata repubblicana mazziniana storica, è giornale che ho amato e contribuito ad arricchire e diffondere con passione.
Se oggi ho scelto di non collaborarvi più è perché la mia coscienza mi impedisce di farlo e di ciò sono molto addolorato.
Dopo quindici giorni di proteste, anche sul web, sono riuscito ad ottenere il diritto di replica per il prof. Aldo A. Mola ad un articolo privo di fondamento storico, scritto dal direttore della “Voce” Francesco Nucara e pubblicato il 12 ottobre scorso..
Lo stesso Nucara, telefonicamente, si scusò con me ed assicurò che anche le mie repliche sarebbero state pubblicate, in particolare quella all'articolo della Sig.ra Liliana Speranza, pubblicato sulla “Voce” oltre un mese fa, il 30 settembre scorso, e nel quale ricostruivo – con tanto di fonti – la storia della Loggia Massonica Propaganda all'Obbedienza del Grande Oriente d'Italia.
Da quella telefonata sono passati oltre dieci giorni e delle mie repliche nemmeno l'ombra.
Ora, non vedo perché debbo continuare la collaborazione con una testata giornalistica che, oltre a non rispettare la verità storica (Nucara fonda le sue affermazioni su un libretto dal sapore antimassonico, edito dall'Espresso negli anni '70 dal titolo "I massoni in Italia" ed oggi reperibile spesso nei mercatini di robivecchi), censura le repliche dei suoi stessi collaboratori.
Relativamente al PRI, la cui collocazione politica, oggi, debbo ancora capirla (sta a destra, al centro o a sinistra ?), ho i miei forti dubbi che, con un Segretario come Francesco Nucara, possa andare da qualche parte. Occorre gente completamente nuova, aperta, colta.
Il PRI è riuscito sì a liberarsi di Giorgio La Malfa, che si è posto fuori dal partito, ma non della vecchia guardia. Ed è anche per questo che, da quest'anno 2011, ho deciso di non rinnovare più la tessera al partito.
Se un Partito Repubblicano e Liberaldemocratico vuole veramente rinascere dalle ceneri, occorre che qualcuno si faccia da parte, si goda la pensione e lasci spazio a personalità di spicco che un lavoro diverso dalla politica lo hanno sempre avuto: penso ad esempio ad Oscar Giannino e ad Alessandro Cecchi Paone, già oggi eletti nella Direzione Nazionale del PRI.
Solo loro – assieme ad una “Voce Repubblicana” completamente rinnovata, aperta alla pubblicità e magari diretta dall'ottimo Lanfranco Palazzolo - potrebbero riaccendere l'entusiasmo di coloro i quali si richiamano all'Internazionale Liberale, ai valori del mazzinianesimo e del giornalismo economico e d'inchiesta. Diversamente, non vedo affatto alcuna prospettiva.

Luca Bagatin



2 novembre 2011

L'INTERVENTO a cura del prof. Aldo A. Mola

150° del Regno d’Italia

IL MONITO DEL “MILITE IGNOTO”

di Aldo A. Mola


Anche il Piemonte vive il “Viaggio dell’Eroe da Aquileia a Roma” (29 ottobre -4 novembre), allestito dal Ministero della Difesa per evocare la tumulazione del Milite Ignoto all’Altare della Patria il 4 novembre 1921. Il convoglio sosterà a Udine, Treviso, Ferrara, Bologna, Pistoia, Prato, Firenze, Arezzo, Chiusi, Orvieto per consentire ai cittadini di visitarne le mostre allestite nelle sue carrozze.

L’omaggio al sacrificio compiuto dai cittadini alle armi nel 1914-18 accomunò le nazioni in cerca di pace. Iniziarono i francesi con la parata del 14 luglio 1919, omaggio al cenotafio dell’Arco di Trionfo. Per l’Italia, presenziò il generale Raffaele Montuori. Affiancato da André Maginot, ideatore della linea difensiva, il 10 novembre 1920 Auguste Thin scelse a Verdun, teatro di battaglie sanguinosissime, la salma tumulata l’11, festa della Vittoria. Londra fece altrettanto il 19 luglio 1919 con la partecipazione di Giorgio V, del francese Foch e del feldmaresciallo britannico Douglas Haig. L’Unknown Warrior fu tumulato nell’Abbazia di Westminster l’11 novembre 1920.

Il 4 novembre 1920 il settantottenne Giovanni Giolitti, per la quinta volta presidente del consiglio e ministro dell’Interno, orchestrò con il generale Napoleone Fochetti la Festa delle Bandiere, come narra Alessandro Miniero in Da Versailles al Milite Ignoto (Istituto per la storia del Risorgimento Italiano). Contrario all’intervento in guerra, Giolitti conosceva bene il sacrificio sopportato dagli italiani che, fermata al Piave la rotta di Caporetto, a Vittorio Veneto vinsero anche per gli Alleati, che poi scipparono il loro successo riducendolo a “vittoria mutilata”, fonte di tanti guai. Dopo quell’adunata all’Altare della Patria i blocchi nazionali vinsero nelle elezioni amministrative dell’autunno 1920 e in quelle politiche del 1921, ma non divennero maggiorana parlamentare a causa della “maledetta proporzionale” (la definizione è di Giolitti). Il 20 giugno 1921 Giolitti presentò la legge per tumulare in Roma la “salma senza nome” , rappresentante oltre 600.000 “umili eroi”. L’Esercito omaggiò in Ravenna Dante Alighieri, profeta della Nuova Italia. Regista di scelta, traslazione e tumulazione del Milite Ignoto fu poi il piemontese Cesare Maria De Vecchi, monarchico, nazional-liberale, futuro quadrumviro.

Clericali e socialcomunisti regalarono il mito e i riti della Vittoria a liberaldemocratici, nazionalisti e ai fascisti (all’epoca quattro gatti, sia pure chiassosi), con uno “sciopero morale”, poi storiografico, contro l’idea di Italia. Aprirono una ferita che invece andava subito risanata proprio col riconoscimento della Vittoria quale conquista della Nazione, dei cittadini, sia di quelli caduti (ed elencati nelle lapidi di ogni Comune) sia di quelli che nel fronte interno ressero la durissima prova cui furono sottoposti da politici imprevidenti, che scaricarono il peso dell’intervento sui militari, privi di mezzi adeguati.

E’ l’occasione propizia per riflettere sull’intera vicenda.


Aldo A. Mola


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini