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8 marzo 2014

Il mistero del Re del Mondo e della mitica Agharta



Chi è il Re del Mondo che tutto sa e governa ?

Esiste davvero la mitica Aghartha o Agarthi – regno sotterraneo incontaminato e ove albergano perfezione, bellezza, pace e amore ed ove, appunto, il Re del Mondo vive, al riparo da occhi indiscreti ?

Pressoché tutte le culture, le tradizioni folkloristiche, le correnti gnostiche ed esoteriche ne parlano, anche se con nomi e forme differenti, per quanto solo eruditi studiosi ed esoteristi quali René Guénon, Alexandre Saint-Yves d'Alveydre e Ferdynand Ossendowsky, hanno tentato di penetrarne e raccontarne il segreto.

Il prof. Luigi Pruneti, docente, saggista, scrittore ed ex Gran Maestro della Massoneria italiana della Gran Loggia d'Italia, nel suo ultimo ed agile saggio edito da La Gaia Scienza e con prefazione del principe Tiberio Dobrynia, ovvero “Il mistero del Re del mondo e della mitica Aghartha”, ci presenta l'ampia letteratura a disposizione relativa a tale figura.

Pruneti esordisce con il mito della cosiddetta “Terra Cava”, ovvero l'idea – sviluppatasi in particolare nel corso dell'Ottocento in cenacoli teosofici, occultistici ed esoterici – che la Terra fosse cava e popolata da esseri viventi, talvolta esseri mitologici, talaltra draghi e/o rettili.

In particolare il Pruneti fa riferimento ad opere quali “La razza ventura”, bellissimo romanzo del barone Edward Bulwer-Lytton che racconta del popolo degli Ana, una razza superiore abitante il mondo sotterraneo; oppure alle celebri opere del romanziere d'avventura Jules Verne, quali “Viaggio al centro della terra” e “Le Indie nere”. Come ricorda il prof. Pruneti, già alcuni anni fa fu edito dalle Edizioni Mediterranee un ottimo volume dal titolo “Jules Verne e l'Esoterismo”, nel quale l'autore, Michel Lamy, racconta e dimostra come le opere del celebre scrittore francese racchiudano profondi significati esoterici e facciano riferimento a credenze e studi tipici di noti cenacoli esoterici quali, fra gli altri, la Società Teosofica fondata da Madame Blavatsky e la Massoneria.

René Guénon, Saint-Yves d'Alveydre e Ferdynand Ossendowsky, dicevamo, sono i maggiori studiosi del mito del Re del Mondo. Nelle loro opere - frutto di fonti orientali, afgane, indiane (d'Alveydre), mongole e tibetane (Ossendowsky) - tali studiosi delineano la figura del Re del Mondo quale una sorta di governatore occulto del Mondo, giudato da Dio, abitante di Aghartha, una terra somigliante a Lhasa, la dimora del Dalai Lama in Tibet. Terra di saggi e veggenti, Aghartha, che volendo sarebbero in grado di curare tutti gli infermi del pianeta e resuscitare i defunti.

Molti uomini, nel corso della Storia, hanno ricercato Aghartha e il Re del Mondo. In particolare in Tibet. Fra questi il barone Von Urgern-Sternberg, il quale lottò – ai tempi della guerra civile in Russia – contro l'armata rossa e tentò, invano, di raggiungere Lhasa, purtuttavia non riuscendovi in quanto fu fucilato dai russi prima di poterla raggiungere.

Il prof. Pruneti, nel suo saggio, ci fa notare come, di volta in volta, nel corso della Storia e delle tradizioni, il Re del Mondo sia stato identificato come il Prete Gianni - sovrano e sacerdote d'Oriente (forse indiano o etiope) – oppure come un discendente dei Re Magi, oppure ancora come un alleato di Genghiz Khan.

Il mito rimane e le fonti letterarie, storiche, esoteriche e religiose sono numerosissime e tutte citate dal prof. Pruneti stesso, sia nella documentata bibliografia che nelle ampie note a margine.

Il mito rimane, dicevamo, al punto da aver influenzato anche la cinematografia e la musica. Il regista Frank Capra, nel 1937, girò “Orizzonte perduto”, tratto dall'omonimo romanzo di James Hilton, ovvero la storia dell'equipaggio di un aereo dirottato in una sperduta valle del Tibet ove era celata la città di Shangri-La, i cui abitanti, estremamente longevi, vivevano – a differenza del mondo dei mortali – in una condizione di amore e felicità.

Nel 1973 il regista e scrittore Alejandro Jodorowsky girò “La montagna sacra”, film surrealista ove un ladro e nove ricchi, con l'aiuto di un alchimista, si mettono alla ricerca del cenacolo dei nove saggi della montagna, bramando il segreto dell'immortalità.

Il musicista Franco Battiato, appassionato di esoterismo nonché amico dello stesso Jodorowsky, nel 1979 incise il disco “L'era del cinghiale bianco”, nel quale è contenuta la canzone “Il Re del Mondo”, ove si incrociano critiche alla società dei consumi ed alla guerra e riferimenti alla tradizione sufi, ovvero la tradizione esoterica dell'Islam.

Evidenti riferimenti, ancora una volta, al mito in questione che, si dice, allorquando l'umanità precipiterà nelle barbarie e nelle violenze più turpi, riportetà Agharthi in superficie ed instaurerà una nuova Eta dell'Oro ove la pace e le prosperità trionferanno sull'ignoranza degli uomini.

Tutto ciò e molto altro ne “Il mistero del Re del Mondo e della mitica Agharta”. Ancora una volta Luigi Pruneti non delude, dunque, i suoi lettori più raffinati e curiosi.


Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



20 marzo 2012

Fulcanelli svelato da Geneviève Dubois

Fulcanelli.
Nome mitologico certamente evocativo per la mente dei ricercatori dello Spirito, nella fattispecie degli studiosi di alchimia e di storia dell'arte e delle Cattedrali gotiche.
Fulcanelli, autore delle erudite opere quali "Il Misteri delle Cattedrali", "Le Dimore Filosofali" (in due volumi) e "Finis Gloriae Mundi", oggi disponibili per i tipi delle Edizioni Mediterranee, ma, nel passato, stampate in edizioni limitatissime e riservate a pochi esoteristi.
Fulcanelli è, per molti versi (per quanto non tutti), svelato nel libro-reportage di Geneviève Dubois, libraia ed appassionata di esoterismo, che le Edizioni Mediterranee hanno raccolto in Italia nel volume "Fulcanelli: svelato l'enigma del più famoso alchimista del XX secolo", con prefazione di Gianfranco De Turris.
Volume denso di documenti fra la fine dell'800 ed i primi del '900, epoca nella quale il Nostro visse, in una Francia dedita all'occulto ed alla teosofia, ovvero alla scienza del Divino, alla ricerca della propria identità spirituale.
Ma, partiamo dall'analisi del nome: Fulcanelli, ovvero traducibile dal francese pressapoco in "vulcain" e "soleil" - vulcano e sole - che suona piuttosto come "Fuoco del Sole".
Un mito, quello di Fulcanelli, custodito per secoli dal suo discepolo, ovvero dall'alchimista Eugène Canseliet, morto nei primi anni '80 del XX secolo.
Un mito che ha avuto origine, come spiega la Dubois, nell'ambiente degli adepti della Società Teosofica, dell'Ordine Martinista e della Massoneria di Memphis e Misraim, ovvero l'ambiente dei Papus, dei Marc Haven, degli Ambelain e dei René Guénon, ovvero di quei ricercatori dello Spirito che praticavano la Scienza sacra di Ermete Trimegisto e, dunque, l'Alchimia, capace di tramutare il vile spirito umano in spirito divino, perfetto, privo di impurità terrene e materiali.
Fra costoro vi erano Pierre Dujols (1862 - 1926), discendente della nobile famiglia francese dei Valois e proprietario della libreria esoterica "Librairie du Merveilleux", l'amico Jean-Julien Champagne (1877 - 1932), valente pittore ed artista, oltre che inventore e cultore della scienza e René Schwaller de Lubicz (1887 - 1961), egittologo ed alchimista.
Saranno loro tre, assieme al già citato Eugène Canseliet, con le loro ricerche e studi alchemici, nonchè relativi al simbolismo delle cattedrali, a far nascere e diffondere il mito del grande e dotto Fulcanelli.
Saranno dunque le ricerche teoriche e di laboratorio di Dujols e successivamente di Schwaller de Lubicz e di Champagne, a produrre quei risultati contenuti nelle opere "Il Mistero delle Cattedrali" (1926), pubblicato in sole 300 copie e "Le Dimore Filosofali" (1930), pubblicato in 500 esemplari.
Eugène Canseliet (1899 - 1982), già allievo di Jean-Julien Champagne, e futuro prefatore delle opere di Fulcanelli, custodirà sino alla morte il mito del suo Maestro. Dirà persino che Fulcanelli era un essere ultraterreno, immortale, un Adepto della Fratellanza Bianca, un vero Rosa-Croce giunto sulla terra per favorirne l'evoluzione spirituale.
Qualsiasi sia, in sostanza, l'autentica verità di Fulcanelli, ciò che conta è il contenuto delle opere che egli ci ha lasciato.
Opere che svelano il significato del simbolismo delle Cattedrali gotiche, il loro significato religioso, spirituale e filosofico, che affonda le radici nell'Antico Egitto, passando per i templi greci, romani, l'epopea cristiana e medievale. Opere di alta filosofia alchemica, adatte piuttosto al ricercatore istruito, che non si lascia scoraggiare dalle prime difficoltà interpretative.
L'opera-reportage di Geneviève Dubois ci fa assaporare l'epoca degli alchimisti e degli spiritualisti a cavallo fra il XIX ed il XX secolo e ci invita a proseguire il cammino che Fulcanelli - ovvero chi stava dietro alle sue opere - intraprese con grande sacrificio, dispendio di energie e persino di danaro, al fine di ricercare la Pietra Filosofale. Che è la scintilla divina in ciascuno di noi.

Luca Bagatin



21 ottobre 2011

"Verso la Luce": manuale per l'Apprendista Libero Muratore



Franco Montanari fu Sovrano Luogotenente Gran Commendatore Onorario del Supremo Consiglio d'Italia del Rito Scozzese Antico ed Accettato, nonchè Gran Maestro Aggiunto Onorario della Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
E' a Franco Montanari che i Massoni - in particolare quelli della Gran Loggia d'Italia - debbono profonda riconoscenza in quanto fu lui che, sotto lo pseudonimo di "Franco Massimo", pubblicò - nel 1968, sotto la Gran Maestranza di Giovanni Ghinazzi - un agile manuale dal titolo "Verso la Luce", ad uso interno degli Apprendisti Liberi Muratori.
Il volume sarà poi ripubblicato nel 1988 con prefazione dell'allora Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Renzo Canova, sempre ad uso interno e, con edizione aggiornata anche per il pubblico profano, nel 2007, a cura dell'allora S.G.C. Gran Maestro Luigi Danesin, per la casa editrice Athanor, dal nuovo titolo "In cammino verso la Luce".
Debbo confessare che l'edizione originale non in commercio del '68 è di gran lunga più gustosa, per quanto non fornita della prevegole e colorata copertina odierna e non presenti dei caratteri tipografici particolarmente eleganti.
L'opera, nel suo complesso, è un dono che il 33esimo grado del RSAA Montanari ha voluto fare a coloro i quali si apprestavano e si apprestano ad entrare in Massoneria. E' un'opera che si tramanda di generazione in generazione, sin dalla fine degli anni '60. E' un regalo che ogni Maestro della Gran Loggia d'Italia fa al suo Apprendista.
E' un manuale, un compendio di esoterismo per istruire i neofiti.
Esso si avvale, quindi, di numerosissime citazioni e ricopiature di opere esoteriche e massoniche del passato, con particolare riferimento al Farina (Il Libro dei Rituali del Rito Scozzese Antico ed Accettato) ed al Porciatti (Simbologia Massonica - Massoneria Azzurra), oltre che ad Ulisse Bacci (Il Libro del Massone Italiano) ed a René Guénon.
"Verso la Luce" si apre con gli scopi dell'istituzione Libero Muratoria, ovvero il perfezionamento dell'individuo e l'edificazione del suo Tempio interiore per mezzo di rituali e dello studio dei simboli, con particolare riferimento al simbolismo degli strumenti del mestiere liberomuratorio.
Ci parla poi dei valori fondanti della Massoneria: Libertà, Uguaglianza, Fratellanza e Solidarietà e li inquadra anche nell'ambito della Storia stessa della Libera Muratoria e della civilià occidentale, la quale ha origini pagane e misteriche che affondano le radici nell'Antico Egitto e nell'Antica Grecia.
Ci parla poi dei Grandi Iniziati del passato: Rama, Zarathustra, Buddha, Krishna, Hermes, Orfeo, Pitagora, Lao Tse, Confucio, Mosè, Gesù, Maometto. Ci racconta la vita di ciascuno di loro ed i loro insegnamenti, non alla luce di quanto sono stati stravolti dalle Religioni Istituzionalizzate, ma il loro più autentico significato che sta all'origine della Divinità insita in ogni individuo, la cui scoperta è lo scopo vero ed ultimo della Massoneria.
Raccontando la storia della Massoneria, "Franco Massimo" in "Verso la Luce", non può che tratteggiare i movimenti spirituali che la influenzarono e le diedero corpo, ovvero quello degli Architetti costruttori delle Cattedrali, degli Alchimisti, dei Templari, dei Rosa+Croce. Via via sino alla Massoneria moderna, ufficialmente fondata a Londra nel 1717 e le cui Costituzioni e rituali furono elaborate e raccolte, nel 1723, dal reverendo James Anderson.
Attorno alla Massoneria, dunque, si galvanizzeranno tutte le dottrine soffocate dal Cattolicesimo nei secoli precedenti e sarà anche per questo che essa diventerà vero e proprio punto di riferimento e ritrovo per filosofi, artisti e scienziati.
Il libro, purtuttavia, non tace un elemento fondamentale e scarsamente ricordato nella gran parte delle pubblicazioni massoniche, ma ricordato da René Guénon, ovvero che il reverendo Anderson stravolse e distrusse gran parte della documentazione relativa alle origini del rituale del terzo grado, ovvero quello di Maestro e ciò per ragioni politico-religiose, ovvero per non urtare la sensibilità della corrente "orangista", favorevole alla Casa Reale d'Inghilterra.
Guénon, proprio rispondendo ai vari "antimassoni e cospirazionisti", afferma quindi distintamente che fu proprio la Massoneria la vera vittima di un complotto politico e da allora fu resa facile bersaglio al fine di sviare le ricerche di chi vorrebbe smascherare le correnti che stanno all'origine del disordine del mondo moderno.
"Verso la Luce" presegue poi parlando del fiorire massonico in Italia durante il periodo Risorgimentale e di come la Massoneria diede un contributo fondamentale all'Unità d'Italia ed alla laicizzazione del Paese.
Purtuttavia va ricordato come, nel periodo post-unitario, fu grazie al pastore protestante Saverio Fera, con la fondazione della Serenissima Gran Loggia d'Italia nel 1908, che la Massoneria italiana di Rito Scozzese fu liberata da ogni condizionamento politico e sancì la piena libertà religiosa e di coscienza dei propri aderenti.
Nella sua parte finale il libro di "Franco Massimo" si conclude con un "Cenno Giuridico" che spiega la differenza fra "Ordine" e "Rito" e con una "Parte Esoterica" che entra nello specifico della preparazione tecnica della Loggia, del Tempio e quella tecnica e spirituale dell'Apprendista Libero Muratore.
Coloro i quali riceveranno in dono "Verso la Luce" o avranno occasione di leggerlo, potranno davvero ritenersi fortunati e potrà certamente essere loro di sostegno e conforto durante il proprio cammino spirituale e di elevazione morale.

Luca Bagatin



12 ottobre 2011

"Testamento di uno stravagante": opera esoterica di Jules Verne


3 aprile 1897: William J. Hypperbone è deceduto.
Il più illustre fra i membri dell'Excentric Club di Chicago, Illinois, ha lasciato questo mondo ed una grossa somma in eredità: ben 60 milioni di dollari.
Eredità che - come da testamento da lui redatto e depositato presso il notaio Tornbrock - spetterà a colui il quale, fra sei cittadini di Chicago estratti a sorte, uscità vincitore dal Grande Gico degli Stati Uniti d'America, ovvero una riedizione dell'antico Gioco dell'Oca, che prevede che, ciascun giocatore, dopo il tiro di dadi effettuato dal notaio Tornbrock, si rechi nella località stabilita dal numero di dadi corrispondente.
Ogni casella del Grande Gioco, infatti, corrisponde ad uno degli Stati degli Stati Uniti, con l'Illinois ripetuto quattoridici volte - a rappresentare le Oche - sino alla sessantatreesima casella che, una volta raggiunta, decreterà il vincitore, ovvero l'erede dell'immensa fortuna.
I concorrenti estratti a sorte sono: Max Réal, govane ed ingenuo pittore, aiutato dal suo fido ragazzo di colore Tommy; il commodoro Urrican, iracondo lupo di mare, accompagnato da Turk, marinaio all'apparenza violento, ma in realtà docile come un agnellino; il cronista del "Tribune", Harris T. Kymbale; l'incantevole Miss Lissi Wag, accompagnata dall'entusiasta Jovita Foley; il pugile Tom Crabbe, accompagnato dal suo manager John Milner e l'usuraio Herman Titbury, accompagnato dall'altrettanto tirchia consorte.
Questi i concorrenti estratti a sorte ma...il testamento prevede una piccola clausola: alla gara parteciperà anche un settimo concorrente: il misterioso Signor XKX !
Questa l'avvincente trama dell'altrettanto avvincente romanzo di Jules Verne: "Testamento di uno stravagante".
Romanzo invero poco conosciuto e nel quale mi sono imbattuto nell'ambito delle mie ricerce relative al linguaggio esoterico celato nelle opere di Verne.
Verne, nelle sue opere, si è avvalso spesso dell'artifizio del "gioco" per celare profondamenti significati gnostici e massonici.
In questo caso utilizza l'antico Gioco dell'Oca, originario dell'Antico Egitto, ma probabilmente inventato dai Troiani.
Nel gioco si incontra un'oca ogni nove caselle e il percorso è composto da sette volte nove caselle. Il sette ed il nove, in molte tradizioni, sono numeri considerati sacri.
Nel gioco, inoltre, vi sono diverse caselle che corrispondono ad altrettante penalità: il ponte simbolo di passaggio (da un grado ad un altro, nella Tradizione massonica); il labirinto che ci ricorda Teseo ed il Minotauro; la prigione a simboleggiare i desideri materiali dai quali dobbiamo imparare a distaccarci; la foresteria che accoglie il pellegrino; il pozzo che si trova a metà del tracciato e rappresenta un mezzo di comunicazione con il ventre della Madre Terra e la cui verità potrebbe portare al raggiungimento della conoscenza e della divinità (vedi anche "La razza che verrà" di Edward Bulwer-Lytton o le teorie di René Guénon sul Re del Mondo).
Anche il nome dello Stato che funge da "oca" e voluto da Verne nel romanzo non è casuale: Illinois. Esso è l'anagramma di ILION-LIS ovvero lis (giglio regale, in francese) e Ilion (l'antica Troia).
Ciò, peraltro, come spiega ottimamente lo studioso Michel Lamy nella sua opera "Jules Verne e l'esoterismo" (Edizioni Mediterranee), ha profonde attinenze con il mistero di Rennes-le-Chateu ed il Tesoro di Berenger Saunière. Mistero che, evidentemente, Jules Verne, conosceva molto bene e per il quale rimandiamo ai nostri articoli scritti alcuni anni fa per la rivista di studi massonici "YR Magazine" ed al libro del Lamy stesso.
In "Testamento di uno stravagante", peraltro, Verne ha giocato moltissimo con gli errori (voluti !), le parole ed i nomi dei personaggi oltre che con il simbolismo.
La casella della "morte", infatti, la fa corrispondere allo Stato della California, ovvero al più occidentale fra gli Stati degli USA e ciò perché, nell'antichità, l'Occidente era considerato la "terra dei morti".
Il simbolismo di fondo del romanzo di Verne (come del resto anche il suo "Viaggio al centro della Terra"), in particolare, attiene ai concetti di morte e resurrezione, di morte e di nuova rinascita, che non può non ricordarci il cammino dell'Iniziato dall'oscurità alla Luce, dalla morte all'Immortalità.


Luca Bagatin



24 febbraio 2011

Il conte di Saint-Germain "svelato" da Paul Chacornac



Paul Chacornac (1884 - 1964) fu l'editore della celebre rivista di studi esoterici "Etudes Traditionnelles", nella quale collaborò anche il celebre scrittore e studioso di simbolismo esoterico e massonico René Guénon.
Chacornac si occupò, nel corso della sua vita, di astrologia ed alchimia sotto il profilo tradizionale, dedicando numerose pubblicazioni a tali tematiche.
Fra queste è purtuttavia presente una singolare biografia, "Il conte di Saint-Germain", ripubblicata negli ultimi anni in Italia dalle prestigiose Edizioni Mediterranee.
Tale biografia tende a sgomberare il campo da tutte quelle leggende metafisiche che hanno accompagnato la storia del conte di Saint-Germain e che lo hanno voluto, di volta in volta: alchimista senza tempo, massone, Maestro dei Teosofi, esponente degli Illuminati di Baviera e dei Rosacroce.
La biografia di Chacornat è dunque la più completa e minuziosa opera dedicata a questo leggendario personaggio che, più che altro, secondo gli studi dell'autore, pare fosse un erudito avventuriero di nobilissima origine spagnola che, nel corso della sua vita, utilizzò vari nomi fra cui l'appellativo di "conte di Saint-Germain" (ovvero il Santo Fratello).
Erudito avventuriero che frequenterà le grandi corti europee del XVIII secolo, talvolta amato e talvolta odiati dai nobili e dagli intellettuali dell'epoca.
Di lui ci ha parlato ad esempio Giacomo Casanova nelle sue "Memorie", in senso totalmente denigratorio, quasi che il Saint-Germain fosse un "mago truffaldino". Per quanto si sa bene che - con tutto il rispetto per il celebre autore - le "Memorie" di Casanova non erano altro che uno zibaldone romanzato, ove l'autore amava punzecchiare e mettere in ridicolo i suoi vecchi nemici.
Il filosofo Voltaire narra al re di Prussia Federico II del conte di Saint-Germain come di un “essere immortale”, ma, probabilmente e secondo la biografia di Chacornac, lo fa in senso metaforico, vista l'ampia cultura ed i modi profondamente cortesi del conte.
Secondo i teosofi Madame Blavatsky ed Annie Besant, il conte di Saint-Germain sarebbe un "adepto", un "iniziato", un "agente della Gran Loggia Bianca" venuto su questa terra per scongiurare il materialismo ed i pericoli della Rivoluzione Francese, pur senza successo.
Chi può mai dirlo ?
Quel che è certo è che tale figura di nobile settecentesco, di cui possediamo un unico ritratto donato dal conte stesso alla marchesa d'Urfé nel 1760 e giunto sino a noi, continua ad affascinare nei secoli.
E l'ottimo studioso Paul Chacornac ha tentato di ricostruirne la storia e le gesta, spogliandolo dalle leggende che lo hanno circondato e lo circondano ed analizzando la sua figura sotto un profilo simbolico-tradizionale alla luce degli insegnamenti di René Guénon.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini