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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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29 aprile 2014

"Aforismi e riflessioni politiche flash (parte terza)" by Luca Bagatin

E' l'ennesima volta che mi scopro attratto da donne che correggono - in generale - gli errori di ortografia e di sintassi.
Visto che la disoccupazione dilaga, in attesa che Matteino Renzi se ne inventi una delle sue, potrebbe essere interessante riscoprire il potenziale rivoluzionario del tempo libero, come propugnato dall'Internazionale Situazionista fra gli Anni '50 e gli Anni '60.

Trovo oltremodo masochistico, per il cittadino, il seguitare ad andare a votare alle elezioni. E' come fornire gli strumenti di tortura al proprio carnefice.

Ancora una volta Berlusconi (e Brunetta) farebbe(ro) meglio a stare un po' zitto(i). Più parla(no) e più la fa(nno) fuori dal vaso.
E ancora una volta mi chiedo perché mai quel partito chiamato Forza Italia abbia deciso masochisticamente di inserire il suo nome nelle liste elettorali.



5 aprile 2014

Intervista esclusiva di Luca Bagatin a Gabriele Maestri, giornalista e autore del saggio di imminente uscita "Per un pugno di simboli", relativo alla storia dei simboli di partiti e movimenti politici in Italia

Ma quanti e quali sono i simboli politici di partiti e movimenti presenti in Italia dal 1948 – ovvero da quanto fu fondata la Repubblica dei Partiti, appunto – ad oggi ?

La risposta ce la fornirà a breve l'ottimo giornalista e assegnista di diritto pubblico comparato all’Università di Roma Tre, ovvero Gabriele Maestri, 31enne emiliano.

Con il suo “Per un pugno di simboli. Storie e mattane di una democrazia andata a male” (Aracne Editrice), con prefazione del giornalista e scrittore Filippo Ceccarelli – nota firma di Panorama, La Stampa e La Repubblica – infatti, Maestri descrive per filo e per segno vita, morte e miracoli (soprattutto quest'ultimi !) di partiti, partitini e movimenti vari, che da decenni popolano la vastissima galassia politica dello Stivale.

Una raccolta, pensate, di ben oltre 700 simboli politici - varianti comprese - che, nel volume, saranno tutti riprodotti a colori, con tanto di cronistoria.

Non posso non ricordare qui, brevemente, che Gabriele Maestri ha dedicato un capitolo anche alla mia avventura politica con l’ex parlamentare radicale Ilona Staller in arte Cicciolina alle amministrative romane dello scorso anno ed alcune note le ha dedicate anche al mio movimento-non-movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org) che, per la prima volta, viene presentato al grande pubblico attraverso la frizzante penna di questo giovane collega.

E' pertanto mio grande piacere intervistare amichevolmente qui Gabriele Maestri, per conoscere, in anteprima, i retroscena relativi alla sua opera d'inchiesta attorno ad uno degli aspetti più curiosi della politica nostrana.



Gabriele Maestri

Luca Bagatin: La domanda è d'obbligo. Com'è nata l'idea di un libro sulla storia dei simboli politici e/o di partito?


Gabriele Maestri:
L’idea certamente viene da lontano. L’interesse è arrivato quando ero bambino, coi simboli dei partiti che m’incuriosivano, per i colori e le figure, durante le lunghe dirette televisive post-elezioni; quando sono cresciuto la passione è cresciuta, proprio mentre la politica si complicava. Il libro che esce ora, in realtà, arriva dopo che nel 2012 avevo pubblicato la versione accademica di questa stessa ricerca, ovvero “I simboli della discordia “, che studiava per la prima volta sul piano giuridico gli emblemi dei partiti, a partire dalle regole da applicare in caso di scissioni o disaccordi. Avevo già l’idea di giungere a raccontare la storia dei simboli con venature pop, facendosi strada tra dichiarazioni, contraddizioni, liti, spinte, insulti, che non sono mancati in questi anni, furbizie e altri episodi che hanno caratterizzato queste vicende. Da giurista, però, avevo bisogno prima di raccontare una storia “seria” per tecnici, per poi farne una versione rivolta a tutti e, magari, divertente.


Luca Bagatin: Quanto tempo hai dedicato alla raccolta di informazioni relative ai simboli politici italiani ?


Gabriele Maestri:
Tanto tempo. Più di quanto sarebbe stato sano dedicare a questa ricerca: effetti della passione, anche se bisognerebbe controllarsi meglio. Comunque, nel 2010 è nata l’idea del libro “serio” e, per trovare i cumuli di documenti necessari - dagli atti notarili alle sentenze - ci è voluto un anno e mezzo, durante il quale ho cercato e scritto. Altri tre mesi sono stati solo di scrittura e limatura. Dopo il primo libro, per alleggerire i contenuti, c’è stato bisogno di infinite giornate di ricerca negli archivi online dei quotidiani, su libri e altre fonti, le informazioni che servivano, per non parlare delle testimonianze che ho raccolto - a volte macinandomi centinaia di chilometri - perché servivano o potevano completare il quadro. Tra ricerca e scrittura, quella che sembrava una semplice operazione di riscrittura ha richiesto almeno un altro anno. Il lavoro di ricerca dei simboli, tra vecchi e nuovi, invece non finisce mai.


Luca Bagatin: Nel tuo libro ci sono simboli e simboletti, spesso curiosi e coloriti, anche e soprattutto sotto il profilo linguistico. Quali sono i simboli che più ti hanno incuriosito e qual è la storia o il retroscena che ti ha incuriosito di più nell'ambito di questa tua ricerca/inchiesta ?

Gabriele Maestri: Da un certo punto di vista non si poteva non essere incuriositi - pur mettendosi le mani nei capelli - di fronte a quella pletora di emblemi che, a partire dagli anni ’90, sembrava avere trasformato la politica italiana in una dependance di Cartoonia: asinelli, elefantini, coccinelle, leoncini, mucchine col fiore in bocca, parevano davvero essere state tratte dai fumetti o dai cartoni animati e, acuti osservatori come Maria Laura Rodotà e Filippo Ceccarelli, avevano denunciato per tempo il livello preoccupante di regressione cui era arrivata la politica. Ora, in compenso, con una marea di simboli tinti del tricolore e magari anche di azzurro, non si comunica quasi più niente. Dovessi attenermi ai retroscena, citerei necessariamente gli episodi in cui certi simboli sono stati presentati non tanto per partecipare alle elezioni, ma per mettere i bastoni tra le ruote a qualcuno, o almeno per provarci. È capitato nel 2013 con i “cloni” di Grillo, Monti e Ingroia. Era capitato nel 1995 con Lamberto Dini - un caso che ebbe davvero del clamoroso - e con altri. Non posso però fare a meno di dire che, in certi casi, più ancora dei simboli prodotti, è interessante la storia del personaggio che li ha fatti nascere, spesso ricca di particolari imperdibili. L’ultimo capitolo, non a caso, è tutto dedicato agli “eroi simbolici” che meritano di essere narrati a fondo.


Luca Bagatin: Per quanto lo stile che utilizzi nel raccontare la storia dei simboli di cui sopra sia leggero, possiamo dire che il tuo è essenzialmente un libro divulgativo, storico per molti versi e assolutamente non satirico. Quale pensi possa essere il tuo pubblico di riferimento ? I proprietari dei simboli come hanno reagito o come pensi reagiranno allorquando leggeranno il tuo libro ?

Gabriele Maestri: Il taglio è volutamente leggero, per evitare di rendere immasticabile un argomento complesso, che potrebbe risultare pesante. Certamente però la leggerezza non intacca la correttezza dei contenuti - completi non si può essere, corretti sì - e spero che possano trovarsi a proprio agio su queste pagine coloro i quali conoscono gli eventi, magari per averli vissuti, oltre ovviamente a coloro i quali vogliano saperne di più. Il libro è rivolto a tutti gli appassionati della politica e della comunicazione, ma anche solo ai curiosi che vogliano leggere, da un punto di vista particolare, gli ultimi decenni di storia italiana. Generalmente i creatori degli emblemi hanno reagito bene al mio progetto, anche perché troppo spesso il loro ruolo è poco riconosciuto. Quanto ai partiti, nuovi o vecchi, credo che molto dipenderà da come sono stati trattati nelle pagine: forse chi ha ricevuto qualche stoccata gradirà meno, ma io qui parlo da osservatore e da tecnico e non voglio certo offendere qualcuno.


Luca Bagatin: Il tuo libro sarà edito poco prima della data ufficiale delle elezioni europee del 2014. E' una scelta voluta, oppure casuale ?

Gabriele Maestri: Speravo che i miei tempi mi permettessero di anticipare ancora di più l’uscita, arrivando addirittura prima dei giorni per il deposito dei simboli, ovvero domenica 6 e lunedì 7 aprile. Chiaramente la scelta non ha nulla di casuale: in questo periodo, infatti, gli italiani sembrano riscoprire l’importanza degli emblemi, così come alcune persone o alcuni gruppi dimostrano la loro “esistenza in vita” proprio in occasione del deposito del simbolo. Chiaramente quei segni di identificazione e distinzione sono importanti tutto l’anno, ma è indubbio che nel periodo elettorale ci sia più attenzione.


Luca Bagatin: Il fenomeno della proliferazione dei simboli politici e di partito è solo un fenomeno italiano ? Come spieghi questo particolare fenomeno, per molti versi anche di costume, oltre che politico ?

Gabriele Maestri: Più che altro bisognerebbe dire che quello dei simboli partitici è un fenomeno molto italiano. Sono moltissimi, all’estero, i Paesi che non fanno uso di contrassegni per le liste e spesso non si ricorda che anche negli Stati Uniti - in cui si parla di asinelli ed elefanti - quegli stessi animali sono frutto di un’operazione satirica, non certo politica. La frammentazione, nvece, c’è anche all’estero. Persino Paesi che noi consideriamo bipartitici o quasi sono molto più complessi. In Italia però ci si divide su tutto, per cui in fatto di schegge più o meno impazzite siamo decentemente esperti. Sul piano del costume, probabilmente, si può invocare la massima di Ennio Flaiano in base alla quale «L’Italia è una collezione di casi unici». Ci si spacca anche su ragioni microscopiche che sembrano insormontabili e ognuno pretende di continuare a dire la sua. Poi ci sono i burloni e i buontemponi, che nel mezzo riescono a infilare una “Lista Bunga Bunga, o “Noi meridionali” con la croce prestampata. Di fronte ai loro colpi di genio o ci si indigna o si leva il cappello. A ognuno la sua scelta.


Luca Bagatin



24 agosto 2009

Renato Brunetta Sindaco di Venezia ? Molto meglio Premier !



Alcune settimana fa, un caro amico vicino agli ambienti laici del PdL, mi ha detto entusiasta: "Sai che l'anno prossimo Brunetta sarà candidato Sindaco a Venezia ?". Incredulo e un po' perplesso gli ho risposto: "Ma...davvero ?". "Certo !", mi ha risposto lui candidamente, ma con sicurezza.
Fatto sta che apprendo alcuni giorni fa, come tutti gli "addetti ai lavori", che il Ministro per la Funzione Pubblica Renato Brunetta, è stato proposto come candidato Sindaco di Venezia dal leghista Calderoli, con tanto di PdL stizzito in quanto nulla pare essere stato deciso.
Nulla è stato deciso ? Ma è veramente proprio così..... ?
Ad ogni modo, sia come sia, sarebbe un vero peccato. Un modo palese, dunque, per allontanare dal Governo l'unico Ministro e uomo politico forte e credibile in questo momento.
Uno che ha rivoluzionato la Pubblica Amministrazione nel giro di un anno e mezzo e che non le manda a dire a nessuno in fatto di economia.
Un vero laico ed un vero liberalsocialista. Un uomo di sinistra in un governo di centrodestra sempre più leghistizzato.
E proprio la Lega Nord è il vero problema della maggioranza. Dal non voler abolire le sprecone Province all'introduzione dell'arcaico dialetto nelle scuole, questo partito del nord culturalmente più arretrato si sta dimostrando la vera spina nel fianco di Berlusconi.
Ad ogni modo torniamo al Ministro Brunetta. L'unico che secondo noi potrebbe succedere alla guida del Cavaliere e rendere il PdL un vero partito riformatore. O quantomeno l'unico che potrebbe guidare un'area laico-liberale capace di staccarsi dal PdL e costruire la nuova alternativa a questo bipolarismo attualmente senza un'opposizione credibile.
Questo piccolo-grande uomo veneto rischia dinque di ritrovarsi candidato Sindaco (e molto probabilmente Sindaco eletto) di una bellissima città come Venezia, ma certamente si ritroverebbe così politicamente fuori dal gioco della politica nazionale.
Se possibile, vorremmo evitarlo.
Vorremmo che il Ministro Brunetta ci pensasse attentamente in quanto moltissimi credono in lui ed in una sua futura leadeship di Governo del Paese.
Pochissimi sono infatti oggi i politici realmente preparati in Italia. Renato Brunetta incarna competenza e carattere di polso capace di non piegarsi ai compromessi.
Non vorremmo che taluni "alchimisti della politica" - come si dice in gergo - stessero remandogli contro.....
Attendiamo dunque fiduciosi lo sciogliersi dei nodi.

Luca Bagatin



6 luglio 2009

La Teoria Liberale della Lotta di Classe del prof. Luigi De Marchi


La copertina dell'ultimo libro del prof. Luigi De Marchi e, a destra, il prof. De Marchi ad un convegno alla fine degli anni '60

Il prof. Luigi De Marchi, psicologo, politologo, già editorialista di Radio Radicale, del quotidiano L'Opinione delle Libertà ed autore di numerose opere in Europa ed America, protagonista di numerose battaglie per i diritti civili, ha sempre la capacità di illuminare.
La sua Teoria Liberale della Lotta di Classe è assolutamente perfetta e capace di fotografare l'attuale realtà italiana e, per molti versi, anche internazionale.
Egli parte unicamente da concetti psicologici applicati alla politica e così ha fatto per l'elaborazione della sua Psicologia Politica Liberale o Psicopolitica (mi ricorda assai la Neuropolitica, elaborata in un testo da un altro psicologo, Timothy Leary, ispiratore del movimento hippye statunitense negli anni '70), che è l'essenza degli studi che egli ha compiuto dagli anni '60 - con i suoi primi testi sulla sessualità - sino ad oggi.
La Psicopolitica di De Marchi, in sostanza, ci spiega come "le ideologie sono maschere, le economie sono macchine, mentre ciò che veramente conta, nella realtà sociale e politica, è la struttura psicologica, insomma la mentalità, degli individui e dei gruppi che stanno dietro alle maschere e sopra alle macchine".
Ecco che egli dunque individua negli opposti estremismi di Destra e Sinistra (e dunque nei relativi totalitarismi da essi prodootti) le personalità autoritarie, represse sessualmente, foriere di dogmi e tabù.
Nonché individua come uno dei drammi della nostra epoca sia la crescita esplosiva della popolazione mondiale nell'ultimo secolo, con tutte le sue vittime per fame, malnutrizione, epidemie, fenomeni immigratori incontrollobili e forieri unicamente di povertà.
Nel suo ultimo saggio "Svolta a Destra ? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori", il prof. De Marchi, oltre a rimarcare questi concetti, elabora e chiarisce nella fattispecie la sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, scaturita proprio dalla sua Psicologia Politica Liberale.
Egli infatti spiega come sia arcaica ed errata la vecchia concezione marxista di lotta di classe: padroni contro operai (che nell'800 non a caso - lo diciamo per inciso - fu fortemente contestata da Giuseppe Mazzini finanche in sede di fondazione della Prima Internazionale, alla quale egli partecipò attivamente).
Oggi, la nuova lotta di classe, si sostanzia nella contrapposizione fra il Popolo dei Produttori (dipendenti del privato, commercianti, artigiani, lavoratori parasubordinati) e quello dei Burocrati (pubblici dipendenti, classe politica, sindacatocrazia).
Il prof. De Marchi, come già espose nel testo "La rivolta blu, contro i miti dello Stato sociale" Alberto Pasolini Zanelli negli anni '80 (testo che recensii alcuni anni fa), dimostra come la cosiddetta "svolta a destra" che negli anni '80 portò al governo degli Stati Uniti il repubblicano Reagan ed in Gran Bretagna la conservatrice Tatcher, fu una svolta liberale e per molti versi libertaria, che mise in crisi la socialburocrazia europea basata fondamentalmente sull'intervento statale in economia e sul ricorso, spesso incontrollato, al prelievo fiscale.
Oggi, in tutta Europa, sta avvenendo la stessa cosa con la leadership affidata in Francia a Sarkozy, con l'attuale maggioranza affidata in Italia a Berlusconi, con l'arretramento dei laburisti di Gordon Brown (lontanissimo anni luce dalle riforme liberali di Balir), con quello dei socialisti in Spagna e nel resto del continente.
Parimenti, come affermato dal De Marchi sondaggi alla mano, ciò non significa che la popolazione stia diventando conservatrice nei diritti civili. Anzi ! Così come avvenne anche durante la presidenza Reagan, la popolazione si è pubblicamente espressa a maggioranza per maggiori riforme civili sulla procreazione assistita, la ricerca, una maggiore presa di distanza dal Vaticano (73,4% degli elettori di Centro-Destra in Italia lo affermano), per una legge a favore dell'eutanasia (69% degli elettori di Centro-Destra in Italia la vorrebbero) e per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole.
Ecco dunque come la maggioranza del Popolo dei Produttori (che coincide con la maggioranza degli elettori), oggi affida il governo alle forze che maggiormente lo garantiscono per mezzo dello snellimento della burocrazia e del regime fiscale.
L'ultimo saggio di De Marchi spiega dunque come in Italia, dopo le elezioni politiche del 2008, il governo Berlusconi IV (con all'interno importanti figure della galassia liberalsocialista quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) sia riuscito ad attuare una politica progressista, introducendo ammortizzatori sociali, bonus famigliari, riformando scuola e pubblica amministrazione.
Tutte cose che la compagine cattocomunista pareva sempre annunciare, salvo poi comportarsi diversamente.
De Marchi fa notare anche come in Italia la magistratura sia stranamente e pericolosamente da sempre politicizzata e vicina ad ambienti comunisti sin dalla fine degli anni '60 che, sostenuti dalla grande stampa e da certi Poteri Forti, non perdano occasione per tentare di delegittimare l'attuale maggioranza democraticamente eletta.
La parte a mio avviso più interessante del saggio è quella relativa alle indicazioni che De Marchi dà all'attuale maggioranza al fine di realizzare quella Rivoluzione Liberale di cui questo Paese ha urgente necessità.
Egli dà una tiratina d'orecchi al dirigismo statalista del Ministro Tremonti, invitandolo piuttosto a comprimere la spesa pubblica piuttosto che a dilatarla; invita ad un Fisco più snello per chi rischia il proprio capitale in attività economiche (piccoli imprenditori, artigiani, Partite IVA in genere), e ciò proprio perché non ha un guadagno sicuro; invita dunque ad uno snellimento della pubblica amministrazione giungendo finalmente a licenziare gli esuberi (proprio in quanto esuberi !); plaude dunque alle riforme del Ministro Brunetta improntate al merito, ovvero al premiare i meritevoli ed a cacciare gli incompetenti; invita a riformare la Scuola sviluppando nei govani la passione per la cultura e la ricerca, passando dunque dalla scuola dell'obbligo alla scuola dell'entusiasmo; invita a rivedere in senso restrittivo le leggi sull'immigrazione, senza essere né razzisti né buonisti, ricordando anche agli imprenditori che non è possibile continuare ad importare manovalanza non qualificata dall'estero solo perché a basso costo e senza alcuna vera garanzia per il futuro di queste popolazioni in sempre maggiore espansione demografica.
Espansione demografica purtroppo incoraggiata dalle Religioni Istituzionalizzate, fuor d'ogni logica umanitaria.
Il saggio è breve, condensato, ma ribadisco, assolutamente illuminante, come dicevo.
Si sofferma anche a parlare di una riforma della legge psichiatrica 180, in senso umanitario e che venga incontro alle esigenze delle famiglie (come previsto anche dalla Proposta di Legge dell'On. Paolo Guzzanti, citato peraltro nel testo).
Gli argomenti trattati, dunque, sono molti. E per la prima volta si fa anche in Italia una riflessione politica a partire dalla psicologia. Unico vero approccio credibile in ogni settore, sia esso pubblico che privato, lavorativo e/o informale.

Luca Bagatin (nella foto con Mirtillo)



30 giugno 2009

MASSIME ED AFORISMI (custici) by Luca Bagatin

La peggior destra, in Italia, è senza dubbio la sinistra.

(con segnalazione editoriale che sottintende il motivo per il quale
credo nella Teoria Liberale della Lotta di Classe)




Svolta a destra? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori un libro di Luigi De Marchi "Questo libro insegna che, oggi, la Destra è la Sinistra, e la Sinistra è la Destra". Così tredici anni fa un critico definì un'altra opera di Luigi De Marchi. Con un'analisi fondata sulla sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, il politologo evidenzia quello che lo stesso Berlusconi ha riconosciuto, dichiarando che il suo governo sta facendo "una politica di Sinistra, decisamente di Sinistra". È un'affermazione legittima, perché il Berlusconi IV ha già varato alcune provvidenze sociali che la Sinistra ha spesso annunciato anche se mai realizzato, e addirittura doverosa quando si scopre, come l'autore fa in questo libro, che la Destra sta difendendo gli sfruttati dagli sfruttatori e la Sinistra sta invece tutelando i privilegi degli sfruttatori e derubando gli sfruttati. Una via d'uscita esiste, ma è necessario interpretare il futuro analizzando un presente svincolato dalle categorie concettuali del passato (dal retro di copertina).



1 maggio 2009

"LUI, LEI, CIOE' NOI": racconto surRenale by Luca Bagatin

Presentazione concludentemente sconclusionata
by Luca Bagatin

Non so preché, per questo racconto, ho utilizzato come titolo quello di un vecchio film (l'unico, se non erro !) di Luciano Secchi in arte Max Bunker.
Non so perché. Forse perché non sono mai riuscito né a vedere né a rintracciare una qualche copia di quell'introvabile film.
O forse perché Max Bunker mi ricorda la mia infanzia fatta di antieroi di carta che sognavo di emulare.
Antieroi più che supereroi. Perché, mentre i secondi già si sapeva che avrebbero sempre vinto (cheppalle !), ai primi era dato il beneficio del dubbio.
I primi saranno gli ultimi.
Ma, fra un piatto di pastasciutta al sugo ed un secondo, nel primo caso, non rischi di mangiarti il cadavere cotto di un animale che – tutto sommato – non ti ha fatto nulla.
I primi sono dunque sempre i primi.
E dunque....FUORI i secondo, cazzo !



LUI, LEI, CIOE' NOI
racconto surRenale by Luca Bagatin




Forse quella sera ero troppo stanco per rientrare a casa.
Anzi no, senza il forse.
Senza il forse, diciamo pure che: ero stanco per rientrare nella mia lercia casa vuota.
Fu così che feci una puntatina al Woody Speed Biliardo Bar.
Il Woody Speed, un tempo, era solo il bar Woody di Via XXX Aprile. Ora era un bar-salagiochi-biliardo, sito in Viale Treviso 1.
Inutile dire che non so giocare né a quelle dannate macchinette chiamate videopoRker, né tantomeno a biliardo. Al Woody ci andavo più per nostalgia (canaglia !), per noia e soprattutto per sport.
Per bar sport.
Ordinai un paio di birre gelate e fu lì che incontrai Giada Martinis Marinetti dei Colonnati. Adoro i nomi composti. Figuriamoci i congomi !
“Piacere Giada”
“Piacere Giuda”
“Giuda....?”
“Giuda e basta. Per gli amici Iscariota, ma non è il mio vero cognome”
“Io sono Giada Martinis Marinetti dei Colonnati”
“Marinetti il futurista ?”
“Quello era un mio pro-pro-pro zio”
“Prosit !”. Brindai con lei alla nostra reciproca conoscenza.
“Che fai nella vita, Giuda ?”
“Faccio libri e li vendo. Un po' come quel tal Dal Moro....che pubblicava anche una rivistina “Ellin Silae”, se non ricordo male”
“Ah ! Sei un intellettuale !”
“No, sono uno scrivano”
“Ma scrivano vuol dire anche parassita....”
“Ecco, Giada, vedo che capisci al volo !”
La ragazza mi guardò con stupore.
Ma....scusate. Ho dimenticato il più, ovvero di descrivervela: capelli fluenti di un biondo ramato (sicuramente tinti, ma non si dice !); altezza mediamente alta per uno come me che non arriva neanche al metro (sono 98 cm esatti); occhi cerbiattescamente azzurri; guance bambinescamente rosse; denti conigliescamente sporgenti.
Praticamente il mio tipo: un mostro di eccessi e vistosità (se sommati, poi, anche al cognome composito....).
Glielo dissi. Lei rise.
Immaginai di strangolarla. Lei mi prese in braccio....le sferrai un calcio sull'occhio (non dire braccio se non ce l'hai nel sacco !).
Urlò: “OrkoGiuda !”
Mi divincolai e caddi a terra con il sedere (AHIA ! Fottuta cervicale !).
La redarguii: “Vedi che sei stata tu a prendermi in giro !”
“Ma và ! Ridevo solo perché mi trovi attraente. Di solito mi giudicano eccessiva”.
“Vabé, e che cosa dovrei dire io che sono nano ?”, la guardai con disprezzo accendendomi una senzafiltro (al Woody mi hanno sempre lasciato fumare. Nella vecchia, come nella nuova gestione. Nella buona, come nella cattiva sorte. E poi ero incazzato becco !).
“Nano.... Tu sei solamente terribilmente permaloso !”
“Beh ? E allora, baby ?”. Rincarai con il mio sguardo incarognito (Urka ! Burka !)
“E allora non ti sei accorto che i due tizi che sedevano vicino a te ti hanno fottuto il portafoglio che avevi sul bancone”
“Orkogiudaikocretino che non sono altro ! Ma tu perché non mi hai avvertito ?”
“Stavo per farlo, ma tu mi hai sferrato quel calcione nell'occhio.....”
“Pardonne moi !”
“Figurati, dai. Come si dice....è acqua gassata ! Offro io le birre, non preoccuparti”
Finimmo la serata a tarallucci e vino nel suo letto a baldacchino.
Lei sopra io sotto.
Adoro le metafore sessuali se almeno si concretizzassero. Qui la vedevo dura per quanto io ami le dure.
Eravamo sbronzi entrambi ed entrambi non ci reggevamo in piedi.
Ordunque ci sedemmo. Entrambi sui rispettivi letti.
“Cazzo Giada, sembriamo allo specchio ! Tutti e due che facciamo gli stessi gesti !”
“Mmmm....non riesco a dormire. E' che penso che domani dovrò svegliarmi alle 7 per un ricevimento organizzato dai miei con parentado ed il Vescovo e non ho nessuna voglia di andarci !”
“Puff..... Vabé, dai, ti accompagno”
“Ma non hai neanche l'abito adatto !”
“L'abito non fa il monaco. E soprattutto, come dicono a Venezia, l'abito non fa il mona. Io sono sufficientemente affascinante da risultare elegante anche nudo. E tieni conto che il “fascino” non ha nulla a che vedere con la “bellezza” ! Che è come dire: sono un cesso, ma un cesso dell'Hilton Hotel ! La classe non è acqua, ma nemmeno vin brulé !”
“Ok, andremo assieme. Ma nudo no, Giuda, ti prego !”
“Non pregarmi, baby. Sono sempre Giuda. Mica Gesù, Buddha, Maometto, Krisha...o, che so, Renato Brunetta !”.
“Sei simpatico, Jude !”
“Hey Giada ! Non ti allargare. E soprattutto: non diciamo cazzate. Non sono simpatico, al massimo cerco di evitare le ostilità”.
Scesa dal letto, per mezzo della scaletta, Giada mi baciò sulle labbra, a bruciapelo (ma pungendosi con i MIEI di peli. Quelli della barba !).
“Urka ! Burka !”
“Hai un buon sapore, Giuda”
“Anche tu, Giada”
Facemmo l'amore per tutta la notte ed il giorno dopo ancora. Non ci recammo, dunque, al ricevimento, né rispondemmo al telefono che continuò a squillare per tutta la giornata.
Alla fine le feci una promessa solenne: “Non ti tradirò mai, baby”.




16 giugno 2008

Renato Brunetta ha scoperto l'acqua calda !



"Ho scoperto l'acqua calda !", così ha esordito venerdì 13 giugno scorso il Ministro per la Pubblica Amministrazione e l'Innovazione Renato Brunetta nella gremita Sala della Regione di Via Roma a Pordenone, presentatosi in abbigliamento sportivissimo con camicia a righe rosse e giubbino smanicato bianco.
"Ho fatto pubblicare i dati sui tassi di assenteismo sul sito web del mio Ministero e presto farò pubblicare anche i dati relativi ai permessi sindacali dei miei dipendenti".
Trasparenza. Questa la parola d'ordine del Ministro che ha chiesto anche agli altri suoi colleghi di Governo di fare altrettanto ma, per ora, come egli stesso ammette, hanno fatto orecchie da mercante.
Renato Brunetta, già economista di scuola liberale e già a suo tempo vicino al Psi di Bettino Craxi, va avanti per la sua strada: legittimo prendere permessi nella pubblica amministrazione, purché i cittadini ne siano informati e possano controllarne l'attività !
Puro buonsenso , pressoché mai introdotto nei governi che si sono succeduti negli ultimi 15 anni.
Il Ministro ne ha anche per la Sinistra Arcobaleno di cui un gruppetto di 6-7 persone volantinava al di fuori della sala citando un articolo del giorno prima de "Il Piccolo" di Trieste che aveva pubblicato dei dati sull'assenteismo dello stesso Brunetta al Parlamento Europeo quando era deputato.
"Questo volantino è merda !", ha tuonato senza mezzi termini Brunetta, piccato, informando i volantinatori e tutta la platea che quei dati sono fasulli al punto che lo stesso "Il Piccolo" ha pubblicato la smentita lo stesso venerdì 13, confermando i dati ufficiali che attestano le sue presenze fra il 60 ed il 70 %.
"E' necessario premiare i migliori e punire i furbi ed i fannulloni, magari a partire dal licenziamento di coloro i quali nel settore pubblico presentano certificati medici fasulli. E punire i medici stessi che si prestano a tale truffa", questa la linea del Ministro dell'Innovazione il quale prospetta anche che l'attuale Governo farà di tutto per ridurre la spesa pubblica cominciando con l'abolizione delle comunità montane e con la riduzione del numero delle Provincie.
E poi si spinge oltre: "Entro i prossimi 3 anni arriveremo a coprire con la banda larga tutta l'Italia e a semplificare i bilanci dei Comuni sotto i 3000 abitanti mediante l'introduzione di una modulistica semplificata".
E ancora, il Ministro Brunetta, ha parlato della riforma federale dello Stato che prevede che ciascuna Regione italiana trattenga al suo interno l'80% della ricchezza prodotta. Il che significherebbe maggiore responsabilità nella spesa pubblica. Diversamente si può arrivare anche al commissariamento della regione stessa.
E termina parlando di un ambito non di sua competenza ministeriale, ma che lo ha sempre appassionato: quello del lavoro.
"E' vergognoso che in Italia vi siano pochissimi ispettori del lavoro" utili tanto per i controlli sulla sicurezza che sulla trasparenza dei contratti. Ricorda come anni fa proponeva di spostare gli impiegati dal settore del collocamento del lavoro, ormai abolito, a funzioni di ispettorato, ma incontrò la totale opposizione dei sindacati.
Renato Brunetta, ad ogni modo, non è disposto a lasciarsi intimidire e almeno nella Pubblica Amministrazione farà di tutto per rivoluzionarla, in quanto, sottolinea: "I servizi pubblici sono di tutto vantaggio dei ceti più deboli e meno abbienti".
Un Renato Brunetta che parla come un uomo di sinistra e da rivoluzionario, almeno nella definizione classica del termine.
Un Ministro che darà certamente filo da torcere ma, a giudicare dall'ovazione tributatagli dalla platea pordenonese e dai sondaggi, destinato a diventare sempre più popolare.


Luca Bagatin



10 maggio 2008

Governo Berlusconi quater: un Esecutivo (anche) di laici, liberali, liberalsocialisti



Da sinistra a destra i cinque ministri laici e liberalsocialisti del Governo Berlusconi quater: Maurizio Sacconi, Renato Brunetta, Franco Frattini, Elio Vito e Stefania Prestigiacomo.

Ci voleva un Governo di centrodestra per avere ben 3 ministri liberalsocialisti, un radicale e molti laici al punto che Luca Volontè  dell'Udc, su "Libero" dell'8 maggio, polemizza denunciando la pressoché totale assenza dei cattolici impegnati in politica.
Ci voleva un nuovo Governo Berlusconi per far strabuzzare gli occhi a tutti noi laici, liberali, repubblicani che sino all'altro giorno lo vedevamo come il fumo negli occhi (ma mai tanto quanto la compagine "democrat-cattocom" prodiana) e che sospettavamo avrebbe aperto ad un Governo di inciuci con Veltroni & Co. che spazzasse via tutte le nostre battaglie e la nostra storia autenticamente civile ed occidentale.
Ed invece, con l'ottimo Maurizio Sacconi al Welfare ed alla Salute; con i liberalissimo e storicamente liberalsocialista Renato Brunetta all'Innovazione tecnologica (già consigliere economico del Governo Craxi negli anni '80); Franco Frattini agli Esteri (ma non ci sarebbe dispiaciuta nemmeno la pasionaria Margherita Boniver); il radicale Elio Vito ai Repporti con il Parlamento e la laicissima e impegnatissima Stefania Prestigiacomo all'Ambiente, ci riteniamo davvero rassicurati e, diciamolo pure, pressoché totalmente soddisfatti ed entusiasti.
E ci sentiamo ancor più rassicurati se pensiamo che la scalmanata e parolaia Lega Nord si è beccata i ministeri meno influenti con Bossi al Ministero del Federalismo e Calderoli a quello della Semplicifazione (costituiti "ad hoc" e praticamente inutili). L'unico leghista ad avere un Ministero di peso è il moderato Roberto Maroni (che pur fu "scalmanato" negli anni '70 quando militava in Democrazia Proletaria che purtuttavia era un movimento libertario) che fu tutto sommato un discreto Ministro del Welfare che si avvalse della collaborazione del compianto riformista e giuslavorista Marco Biagi, sempre con Silvio Berlusconi Presidente del Consiglio).
Stendiamo invece un velo pietosissimo per la scelta di Tremonti alll'Economia e temiamo che con un anti-liberista e anti-mercatista come lui sarà assai difficile ridurre la spesa pubblica improduttiva e gli enti inutili (lo abbiamo già visto all'opera dal 2001 al 2006).
All'Economia infatti avremmo preferito Renato Brunetta o Daniele Capezzone (quest'ultimo quantomeno come sottosegretario).
Altro velo pietoso per la scelta della soubrette Mara Carfagna nella compagine governativa. Riteniamo infatti che non abbia alcuna competenza politica e la sua bellezza fisica è pari alla sua inesperienza. Tanto più che si troverà a reggere il Ministero per le Pari Opportunità e ci chiediamo se le signore e le ragazze italiane si sentiranno effettivamente rappresentata da una donna che sino all'altro giorno si è occupata esclusivamente di Spettacolo (per quanto, diciamocelo, il Dicastero delle Pari Opportunità è assolutamente inutile).
Per il resto, ottima la scelta dei ministri giovani ed appassionati (penso ad esempio a Giorgia Meloni, che pure ha idee pressoché totalmente opposte alle mie, ma non posso negarle passione e serietà) alcuni dei quali saranno delle vere e proprie scoperte in quanto sostanzialmente sconosciuti politicamente.
Sulla bontà del programma della compagine governativa, poi, non ci sono dubbi: abolizione delle Province e degli enti inutili (antica battaglia repubblicana di Ugo La Malfa); detassazione degli straordinari e sostegno ai salari; completamento della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; riduzione della spesa pubblica; abolizione dell'Ici sulla prima casa.
Sembra il programma di un governo di Nuovo CentroSinistra più che di uno di Centrodestra !
E bene, dai, in una scala di valori da uno a dieci diamo un bel 7 a questo Governo Berluisconi quater che peraltro sta seguendo l'ottima strada intrapresa dai partiti liberaldemocratici e "conservatori" (anche se il termine mi appare assai improprio) occidentali già solcata prima di lui da Sarkozy, David Cameron e John McCain: ovvero rigettare i valori della destra tradizionale e aprirsi ai valori laici, liberali e libertari andando oltre la destra e la sinistra tradizionale.
Sarko in Francia ha vinto con un programma totalmente liberale in economia e nei diritti civili, occidentale nella politica estera e rigoroso in termini di sicurezza. Egli ha peraltro significativamente voluto nella sua squadra di governo il socialista Bernard Kouchner agli Esteri.
Il "Conservative" David Cameron ha recentemente stravinto alle elezioni amministrative inglesi proponendo un programma radicalmente diverso rispetto al passato del suo partito ed avvicinandosi alla visione liberalsocialista di Tony Blair (assai diversa da quella del più socialburocratico Brown) prevedendo peraltro aperture nei confronti di gay e lesbiche, una politica ambientale più incisiva, il sostegno alla sanità pubblica e la possibilità di legalizzare la cannabis e i suoi derivati.
In Inghilterra, peraltro, avanzano anche i Liberaldemocratici che diventano il secondo partito superando i Laburisti la cui nuova virata statalista è stata rigettata in toto dall'elettorato.
Per finire, siamo certi che anche il repubblicano statunitense John McCain stravincerà sui candidati democratici (o la Clinton o Obama) proprio per il suo programma liberale nei diritti civili e in economia e per una politica estera tutta improntata alla difesa dei valori umani di libertà e democrazia.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" arretra in tutta Europa e financo nella tradizionalmente socialBurocratica Svezia. Ovviamente tranne in Spagna vista e considerata infatti la gestione liberale del socialista Zapatero.
La cosiddetta "sinistra tradizionale" (anche se è ormai del tutto improprio parlare di "destra" e di "sinistra") è e sarà destinata alla sconfitta nei prossimi anni, in quanto arroccata su posizioni meramente conservatrici, stataliste e socialburocratiche che garantiscono solo chi è già garantito.
Per questo, come nei gloriosi anni '80, vincerà e governerà seriamente solo chi sarà capace di mettere in piedi governi in grado di risollevare l'economia con dinamismo, capaci di ridurre le spese inutili e di garantire sicurezza ai cittadini senza entrare però nella loro vita privata e sotto le loro lenzuola, capace di garantire diritti civili nel pieno rispetto dei doveri.
La sfida, ormai, non è più fra "destra" e "sinistra" ovvero fra "conservatori-popolari" e "progressisti-socialdemocratici", bensì fra Liberali e Conservatori e noi, da anni dalla parte delle libertà e dell'individuo, ci schieriamo sempre e comunque  con i primi, consapevoli che il presente ed il futuro si giocano sulla creatività dei singoli piuttosto che sull'inefficienza degli Stati accentratori.





Luca Bagatin



19 ottobre 2007

20 OTTOBRE 2007: IN DIFESA DELLA LEGGE BIAGI



20 OTTOBRE 2007 - TEATRO CAPRANICA

Roma, Piazza Capranica 101

DARE VALORE AL LAVORO

Dal pacchetto Treu alla Legge Biagi

Ore 9.00 apertura di Giuliano Cazzola

Ore 9.45: Le nuove prospettive di un mercato del lavoro equo ed efficiente
Renato Brunetta, Piero Ichino, Alberto Mingardi, Nicola Rossi, Franco Debenedetti

Coordina: Paolo Reboani


Ore 11.00: Il ruolo delle parti sociali: dalla conflittualità alla collaborazione
Luigi Angeletti, Alberto Bombassei, Raffaele Bonanni, Gianni Bocchieri, Paolo Galassi, Giorgio Guerrini, Luigi Marino, Carlo Sangalli, Federico Vecchioni

Coordina: Enrico Cisnetto


Ore 12.15: Il compito dei riformisti
Gianni Alemanno, Daniele Capezzone, Pier Ferdinando Casini, Fabrizio Cicchitto, Natale D'Amico, Roberto Formigoni, Roberto Maroni, Marco Pannella, Antonio Polito, Lanfranco Turci

Coordina: Maurizio Sacconi

Conclude i lavori: Stefania Craxi


HANNO ADERITO ALL'INIZIATIVA:
2Antonio Abete96Raffaele Genovese Caserta
3Mario Adorante97Domenico Geraci
4Massimo Agrisani98Davide Giacalone
5Gianni Alemanno99Cinzia Giachetti
6Salvatore Amico100Carlo Giacometto
7Michele Amoroso101Maurizio Giandinoto
8Paolo Andriuoli102Diana Gilli
9Valentina Armillei103Rodolfo Giorgetti
10Virgilio Atzori104Gianalberto Giorgianni
11Erio Baccarani105Carlo Giovinchi
12Luca Bagatin106Lella Golfo 
13Maria Letizia Baldi107Francesco Gordiani
14Fabrizio Banterla108Ivan Goretti
15Carmelo Battiato109Fabrizio Goria
16Mircho Bellei110Anna Guarneri
17Michela Bettinelli111Ivan Guizzardi
18Franco Bevilacqua112Rolando Imperato
19Fabrizio Bianchi113Carlo Jean
20Alfredo Biondi114Raffaele La Morgia
21Francesca Boaretto115Giampaolo Lavagetto
22Gianni Bocchieri116Ignazio Locci
23Nicolò Boggian117Beatrice Lorenzin
24Renata Bonacci118Clemente Luciano
25Rosaria Bonincontro119Aurelio Luglio
26Emma Bonino120Enrico Lupardini
27Margherita Boniver121Giacomo Mancini
28Loredana Borgese122Alessio Maniscalco
29Giovanni Bottelli123Renzo Marangon
30Massimo Bragonzoni124Luigi Marcello
31Simone Bressan125Manuele Marcovecchio
32Renato Brunetta126Maurizio Marini
33Antonio Buonfino127Gregorio Marzano
34Stefano Caldoro128Anselmo Masala
35Cesare Romano Calvelli129Angela Maria Massimilla
36Antonio Cantalamessa130Altero Matteoli
37Daniele Capezzone131Renato Mauro
38Stefania Caprarella132Silvio Mazzoleni
39Gabriella Carlucci133Paolo Messa
40Renzo Casagrande134Giustina Mistrello Destro
41Pierferdinando Casini135Lorenzo Montemezzo
42Alessandro Caspani136Daniele Morisco
43Claudio Castiello137Erika Munaretto
44Maurizio Castro138Bruno Murgia
45Peppino Castro139Ilario Neri
46Venerio Cattani140Antonio Nisticò
47Domenico Cavallero141Michele Notarangelo
48Emanuela Cavedon142Alessandro Ortolani
49Nicola Centofanti143Angela Padrone
50Gianluca Cheli144Aurelio Pariali
51Francesco Chiamulera145Francesco Pasquali
52Bruno Chiavazzo146Francesco Pellicciari
53Fabrizio Cicchitto147Luca Peluso
54Alessandro Ciriani148Giuseppe Pennisi
55Daniele Cirioli149Gianfranco Perali
56Giambattista Clemente150Luigi Perna
57Stefano Colombini151Gilberto Pichetto Fratin 
58Antonio Conci152Mariella Pieri
59Nicola Corsi153Gianfranco Polillo
60Raffaele Costa154Alessandro Ramazza
61Rosalia Costa155Mauro Renato
62Ivo Costamagna156Donato Robilotta
63Daniele Costa Zaccarelli157Luca Rossi
64Luigi Covolo158Nicola Rossi
65Bobo Craxi159Raimondo Rossi
66Carlo Alberto Cremonini160Nicola Rubino
67Alessandro Giuseppe Crespi161Francesco Salvaggio
68Giuliano Da Empoli162Silvia Sardone
69Felice Massimo De Falco163Maria Sasso
70Alessio De Mitri164Ferdinando Scala
71Alfonso Maria de Nicola165Luigi Scrivani
72Carlo De Paoli166Remo Sernagiotto
73Sonia De Pergola167Alessandra Servidori
74Andrea De Vecchi168Marcello Signorelli
75Franco Debenedetti169Alfredo Silvestrini
76Mauro Del Bue170Rinaldo Sorgenti
77Benedetto Della Vedova171Giorgio Stalzer
78Paola Diana172Margherita Stefani
79Maria Didonna173Paolo Stern
80Biagio Dilillo174Serena Strata
81Alberto Di Lino175Giuseppe Tagliente
82Crescenzo Di Lorenzo176Marco Taradash
83Lello Di Somma177Roberta Tatafiore
84Sergio D'Onofrio178Rossella Testa
85Maurizio Facciuti179Ivano Tognassi
86Paola Fantoni Balduzzi180Giuseppe Triti
87Rosellina Fera181Marco Trombetta
88Massimo Ferlini182Antonio Valmaggia
89Erika Ferrigato183Claudio Valtorta
90Lodovico Festa184Antonio Vegna
91Roberto Formigoni185Alberto Vendrame
92Maurizio Fusco186Luigi Villani
93Franco Galli187Mauro Zanzi
94Massimo Gazzetta



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini