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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



2 giugno 2011

"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin



11 maggio 2011

Il 15 e 16 maggio 2011 vota per la laicità ed i diritti: contro la sinistra e questa destra !

Il 15 e 16 maggio prossimi si terranno, in molte realtà locali, le elezioni amministrative e, come di consueto, questo blog prende parte attivamente alla campagna elettorale.
L'indicazione che voglio dare è, ovunque vi saranno liste, di votare le liste con l'Edera del Partito Repubblicano Italiano.


In ben tre realtà locali, invece, vi invito a votare per i candidati laici, liberali, e libertari.
Sto parlando di:

Rimini
, città in cui vi invito a votare per l'ottimo cantante ed artista omosessuale, militante di GayLib, Ciri Ceccarini candidato in Futuro e Libertà con il candidato Sindaco Pasquale Barone.



Milano
, città in cui vi invito a votare per Andrea Furcht, Repubblicano Indipendente ed esponente dell'Associazione Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica, il quale si candida per il Nuovo Polo per Milano, che sostiene il candidato Sindaco Manfredi Palmeri.



Pordenone, città in cui vi invito a votare per il sottoscritto che, dopo sette anni, si rimette in gioco in una candidatura politica. Ancora una volta al di fuori e contro gli attuali schieramenti politici.
Mi candido infatti come esponente del PRI nella lista civica Il Ponte che sostiene il candidato Sindaco Giovanni (detto Gianni) Zanolin.



Tre candidature laiche, per i diritti civili, contro i due schieramenti eversivi e bolliti.
Contro la sinistra e contro questa destra.



9 maggio 2011

Gli "Annali" della Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Da alcune settimana ho per le mani un volumone che consta di oltre 600 pagine.
Sto parlando degli "Annali" della Gran Loggia d'Italia degli ALAM, editi da Giuseppe Laterza e curati dal Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro Luigi Pruneti e dallo storico della Massoneria Aldo A. Mola.
E' un libro che mancava nel panorama libero muratorio, per quanto esso sia un volume più utile allo storico che al massone.
Gli "Annali" sono infatti, se escludiamo la ottima prefazione del prof. Mola, una vera e propria cronistoria non tanto e non solo della Gran Loggia d'Italia (che ha avuto, fra i suoi affiliati, personalità del calibro di Gabriele D'Annunzio, Totò, Enrico Fermi, Aldo Fabrizi, Hugo Pratt), quanto piuttosto delle vicende che hanno visto protagonista la Massoneria italiana dal 1908 al 2010.
La Gran Loggia d'Italia, ad ogni modo, è sicuramente maggiormente approfondita.
Dalle sue origini nel 1908 con il pastore protestante Saverio Fera, che compì la scissione dal Grande Oriente d'Italia in nome della libertà religiosa dei suoi affiliati ed in nome della lotta alla deriva ateistica dell'allora Gran Maestro del GOI Ettore Ferrari; passando per il discusso e discutibile Raoul Palermi, il Sovrano Gran Commendatore che purtroppo fiancheggiò il fascismo, nonostante il regime condannasse i massoni e bruciasse le Logge; sino alla rinascita della Gran Loggia d'Italia con il Generale Giovanni Ghinazzi che diede nuova linfa culturale ed esoterica a tale Obbedienza, iniziando anche le donne. E per finire la storia e le iniziative della Gran Loggia d'Italia oggi, rigorosamente di Rito Scozzese Antico ed Accettato, guidata da Luigi Pruneti, scrittore e storico.
All'interno del volume possiamo trovare anche l'elenco delle Logge oggi attive in Italia, con tanto di foto dei bellissimi e decoratissimi Templi.
E' un volume molto curato sotto il profilo della rilegatura e dei fregi di copertina. Spiace solo che, purtroppo, sia scarsamente diffuso e poco reperibile nelle librerie.
Meriterebbe infatti di essere quantomeno presente nelle maggiori biblioteche italiane e regalato ai maggiori storici e giornalisti del nostro Paese.
Magari eviterebbero più spesso di scrivere strafalcioni e profonde imprecisioni relativamente alla Libera Muratoria.

Luca Bagatin



25 aprile 2011

Randolfo Pacciardi, grande combattente antifascista ed anticomunista, a vent'anni dalla morte: nel ricordo di Luca Bagatin e Renato Traquandi

Randolfo Pacciardi: il più grande fra gli antifascisti
di Luca Bagatin



Randolfo Pacciardi nel suo studio; Pietro Nenni e Randolfo Pacciardi durante la Resistenza

Randolfo Pacciardi (1899 - 1991) fu politico, massone e partigiano del Partito Repubblicano Italiano di cui troppo si tende a dimenticare.
Rarissime se non quasi nulle sono le pubblicazioni a lui dedicate.
Eppure fu audace eroe antifascista della Guerra di Spagna al comando di una Brigata Garibaldi e della Resistenza; nonché fiero anticomunista specie dopo aver conosciuto i massacri contro i repubblicani e gli anarchici operati dai comunisti europei su ordine di Stalin.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953. Si oppose alla formula di Centrosinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Così questo blog vuole ricordare una grande figura del mazzinianesimo.
Una figura da approfondire certamente.
Alla faccia dei calunniatori di ogni colore politico.

Luca Bagatin


Randolfo Pacciardi……. 20 anni dopo
di Renato Traquandi

(già collaboratore di Randolfo Pacciardi e autore della biografia "Randolfo Pacciardi"
edita quest'anno da Albatros)



Martedì 19 aprile 2011, dentro l’imponente Palazzo di Piazza Montecitorio, in Roma, alle ore 15,si è celebrato il XX anniversario dalla morte di Randolfo Pacciardi.

L’infaticabile, insostituibile, il prezioso, Antonio De Martini, il custode principale della memoria e degli archivi del deputato repubblicano, è riuscito a far ricordare il Comandante del Battaglione “Garibaldi” dei volontari per la libertà della Spagna, democratica e repubblicana, nella guerra vinta dai militari franchisti , appoggiati fai nazifascismi franco italiani, scoppiata nel 1936.

Randolfo Pacciardi, nato in un paesino del grossetano, Giuncarico, nel 1899, giovanissimo, simpatizza subito con gli ideali mazziniani del repubblicanesimo italiano. E’ uno dei più decorati militari combattenti la prima guerra mondiale ( due medaglie d’argento, una di bronzo, la croce di guerra inglese, un’altra decorazione della Francia) e subito dopo contrasta virilmente il nascente regime, fondando con altri militari democratici il movimento “Italia Libera” e, successivamente, contestando uno dei primi comizi del duce di Piazza Venezia.

Svolge la professione di avvocato; ed è durante quel periodo che riesce a far assolvere il quotidiano La Voce Repubblicana , citata in giudizio dal gerarca Italo Balbo, a cui il giornale aveva attribuito la diretta responsabilità della morte di Don Minzioni, bastonato a sangue da una squadra di camice nere emiliane. 

Nel 1926, appena sposato, riesce a raggiungere la Svizzera , per non finire nelle purghe fasciste, e a Lugano organizza la “Centrale antifascista” che resterà famosa per le tante attività svolte, tra le quali l’organizzazione per aiutare i fuoriusciti.

Il fascismo riesce a farlo allontanare dalla repubblica elvetica nel 1933; si reca in Francia, dove prosegue la sua opera a livello europeo, contro il regime italiano del manganello e dell’olio di ricino.

E’ in contatto con Carlo e Nello Rosselli, di Giustizia e Libertà, e con tanti altri italiani che sono stati costretti a fuggire dalla dittatura  mussoliniana.

Quando scoppia in Spagna la guerra civile, si attiva per la realizzazione del battaglione Garibaldi, composto da italiani difensori delle libertà democratiche; anche se tra di loro vi sono moltissimi di fede comunista, ancora ignari del bagno di sangue cui sono sottoposti i dissidenti dell’Unione Sovietica.

Tutti i promotori del Battaglione sono concordi ad affidare a Pacciardi il comando, che lui esercita con il massimo del carisma e della competenza militare.

Nel 1939 in Spagna viene sconfitta la democrazia. Pacciardi ritorna  in Francia, poi si reca in Marocco e da lì parte per gli Stati Uniti. A New York pensa di portare un progetto: vuole costituire un Corpo di Spedizione di volontari repubblicani da impegnare in Europa, a fianco delle forze occidentali, che combattono il nazifascismo.

Il generale De Grulle e W. Churchill contrastano il suo disegno e convincono gli americani a soprassedere al progetto, condiviso dalla Mazzini Society di New York, che ha tra i suoi membri più attivi il Maestro A. Toscanini. 

Pacciardi rientra in patria subito dopo il referendum che vide nascere la repubblica, essendosi mostrato coerente nel disapprovare la scelta dei badogliani, financo dei comunisti, che giurarono nelle mani della monarchia. E’ membro dell’Assemblea Costituente, del Primo Parlamento della Repubblica e Ministro della Difesa nei primi governi De Gasperi.

Con la politica centrista in crisi Pacciardi manifesta la sua contrarietà alla soluzione della sinistra democristiana di coinvolgimento dei socialisti nel governo ( Nenni nella stanza dei bottoni).

Nel P.R.I., grazie anche alla corruzione praticata dai Servizi segreti al Congresso di Ravenna, la sua corrente diventa minoritaria ed il Partito Repubblicano lo abbandona.

Mai privo di risorse e sempre combattivo, Pacciardi fonda nel 1964 l’Unione Democratica Nuova Repubblica ( www.sentierirepubblicani.it). Attraverso i settimanali Folla e successivamente Nuova Repubblica, con De Martini, Vitangeli, Mita e Giano Accame, diffonde la sua idea di repubblica presidenziale, propugnando l’istituzione del referendum e delle leggi di iniziativa popolare.

Il prof. Maranini, noto costituzionalista fiorentino, assieme a molti altri importanti personaggi della politica e della cultura, segue con simpatia le tematiche pacciardiane, arrivando a porre la propria firma ad un Manifesto che le compendia.

Con un aggettivo sobrio, affatto polemico, ma calzante, “ostracismo”, oggi si definisce tutta la campagna di contrasto della “partitocrazia” della casta di allora e di oggi, all’ormai anziano leader mazziniano italiano ed ai suoi uomini; il culmine viene raggiunto da Luciano Violante, che lo coinvolge in atti che non lo riguardano e lo “sputtana”, costruendoci la sua carriera politica.

Ottantenne sarà di nuovo chiamato da la segreteria di Giovanni Spadolini al posto che gli compete nella Direzione del P.R.I. dove sarà sempre presente, fino all’ultimo giorno di vita ( 13 aprile 1991).

Questo preambolo è necessario, per capire la presenza dei politici, della stampa, della cultura, delle forze dell’ordine e dei militari, di noi veterani e reduci di Nuova Repubblica, ridotti a poco più di una dozzina, con Antonio De Martini in testa e Vitangeli, Mita, i nipoti Franco e Giuseppe, e tutti gli altri…. Tutti con in testa una voglia di commozione, nel rivedere il “vecchio leone” in un filmato del 1990, e risentire le sue parole, noi……….. i suoi uomini di Nuova Repubblica.

Il primo a prendere la parola è il padrone di casa; sobrio, misurato, ammiccante Gianfranco Fini sa bene che trattare un simile argomento è come giocare con l’esplosivo.

Ne parla con pacatezza e lo ricorda con enfasi positiva. Fini è un politico di lungo corso. Da tanti è apprezzato per gli sforzi che da anni va facendo per lucidare l’ultima divisa che indossa. Ostenta con sorriso accattivante le mostrine conquistate alle Fosse Ardeatine, a Gerusalemme, a Londra ed a Washington, di sincero democratico liberale e progressista. Noi tutti apprezziamo i suoi sforzi e i più tentano di dimenticare il giovane Gianfranco, missino almirantiano, tanto almirantiano da citarlo, assieme a Pacciardi, in seconda fila tra i presidenzialisti italiani, subito dopo Calamandrei e “l’insulso avvocatino di Grosseto”, come lo definì Mussolini agli albori del suo potere nero. Insomma, una rievocazione utile a portare il mazziniano e repubblicano democratico Randolfo Pacciardi, nella bisaccia del terzo polo, di cui oggi egli è leader antiberlusconiano e dove, paradosso ultimo per l’operazione pro domo sua, milita anche l’ex repubblicano Giorgio La Malfa , grande assente, se pur invitato, o quanto meno avvertito.

Del partito repubblicano era presente Italico Santoro, coinvolto, consapevole, che sorride e si impegna a stringere mani.. Francesco Nucara non l’ho visto e mi sono domandato perché mai.

Dopo il Presidente della Camera pro tempore è stata la volta del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, si proprio colui che con Bartolo Ciccardini avrebbe dovuto votare contro il centro sinistra, fermati da Oltretevere all’ultimo minuto. Dall’alto dei suoi 92 anni e dall’autorità dell’incarico ricoperto con lo smaccato gioco di parte che tutti conoscono, il vegliardo ha ricordato un paio di episodi salienti, che gli sono venuti in mente, dopo aver ricevuto l’invito a presenziare. Un doveroso applauso e si va avanti.

L’amico De Martini è all’altezza del compito che si è prefisso. Nei due monitors  laterali della prestigiosa Sala della Lupa, gremita in ogni ordine di posti,  viene proiettato un breve filmato. Si tratta di un’ intervista concessa da Pacciardi poco tempo prima della morte.

Sono molti gli occhi lucidi, nel vedere quelle poche immagine, nel risentire quella voce. Un fremito di emozione percorre la fila dove sono seduto e le parole di Tonino penetrano tra gli astanti.

La cattiveria dimostrata nei confronti del vecchio maremmano dalla protervia del potere politico che lo sepolte nell’oblio traspare e sovrasta l’ambiente. Il male è che sovrasta l’aula, si disperde per quei corridoi; ma il tanto tempo che è passato annacqua le colpe e le assolve.

Perché non è presente Luciano Violante? Cosa avrebbe detto questo 19 aprile 2011, nella Sala della Lupa? E’ stato solo uno strumento del destino?

Dopo Antonio De Martini, artefice della catalogazione dell’archivio pacciardiano donato alla Camera dei Deputati, è la volta del generale Angioni, poi di Paolo Palma e di Giorgio Rebuffa.

Il pressapochismo, le inesattezze, la superficialità, e sinanco l’ipocrisia, sono il comune denominatore di questi ultimi interventi.

Pacciardi aveva tre fratelli ( erano in cinque, invece, quattro maschi ed una femmina), è rimasto un erede, Franco, e c’era presente anche l’altro nipote, Giuseppe, Pacciardi nell’Isonzo anziché nel Livenza, Pacciardi a Lugano, in Francia, a New York, in Spagna e in Italia,non si bene a fare che…. al governo per 5 anni e poi all’opposizione, compreso l’ostracismo perpetrato nei suoi confronti dai mass media asserviti al potere della partitocrazia.

Interventi pieni di grossolani strafalcioni, dimostrabili anche da Wikipedia, più attento e verace di lor signori.

Insomma si è commemorato Pacciardi, nella sala della Lupa a Montecitorio in Roma, Camera dei Deputati, e ho sentito Randolfo rigirarsi più volte nella tomba, imbronciato.

L’evento era epocale, e poteva essere la vera occasione di un mea culpa della casta al potere.

Non è successo niente, le idee di Pacciardi, mai tanto valide come oggi, non sono state portate alla luce, ne dai politici presenti, ne tanto meno da coloro che non si sono presentati. La cultura, il giornalismo, i militari, che dalle mani dei politici mangiano se ne guardano bene……………

E la nave va……nonostante tutto.

 

Renato Traquandi        



12 gennaio 2011

Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria


Mi sono recentemente imbattuto in un dibattito sul web alimentato dall'amico repubblicano Enzo Baccioli relativamente al rapporto fra Giuseppe Mazzini, il Partito Repubblicano Italiano e la Massoneria.
L'amico Enzo ha da subito voluto evidenziare la non appartenenza del Mazzini alla Massoneria la quale, a parere di Enzo, è un'Associazione "etico-morale" incompatibile con l'appartenenza ad un partito politico.
Ho fatto notare all'amico Baccioli che, innanzitutto, la Massoneria è un'Istituzione adogmatica ed apolitica a carattere non già "etico-morale" (termini che si addicono piuttosto a regimi totalitari), bensì spirituale.
In seconda battuta, a proposito del Mazzini massone, le opinioni degli storici sono tutt'ora discordi, visto che non vi sono concrete prove nè della sua appartenenza alla Libera Muratoria, nè della sua non appartenenza. Ci sono, infatti, autorevoli studiosi che sostengono che Giuseppe Mazzini fu iniziato "sulla spada" (ovvero senza alcun rituale massonico) nella fortezza di Priamar, a Savona, dal massone Passano.
Ciò che è purtuttavia certo è che Mazzini, massone o meno, era dotato di una profonda sensibilità spirituale intrisa di cristianesimo gnostico, la quale giunse persino ad influenzare le teorie spirituali di Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, che il Mazzini conobbe a Londra e con la quale collaborò al punto che la Blavatsky partecipò attivamente alla battaglia di Mentana fra le truppe garibaldine (e fu iniziata alla Libera Muratoria dallo stesso Generale Giuseppe Garibaldi, il quale risultò profondamente affascinato dalle teorie teosofiche relative alla reincarnazione).
Giuseppe Mazzini, certo, pur condividendone le finalità spirituali, non simpatizzò mai troppo per la Massoneria, ma ciò unicamente in quanto la considerava troppo elitaria. Il Mazzini, infatti, anelava ad una Massoneria di Popolo, aperta alle giovani menti ed alla società nel suo complesso, che si occupasse di diffondere ed infondere negli individui il messaggio Universale di Pace, Amore e Fratellanza senza distinzione alcuna.
L'amico repubblicano Enzo Baccioli, nel suo articolo sul web, poi, sostiene che il Mazzini carbonaro si discostò dalla Carboneria (che è una derivazione della Massoneria che, a differenza di questa, si rifà al simbolismo dei boschi) in quanto la considerava "una specie di P2 della Massoneria". Nulla di più errato e ciò per due essenziali motivi: la Loggia Propaganda fu fondata diversi anni dopo la morte del Mazzini, ovvero nel 1877 e proprio dal mazziniano Giuseppe Mazzoni. Inoltre vi è da dire che il giudizio storico e politico relativo alla Loggia P2 (Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia, tutt'altro che segreta) non è ancora concorde e definitivo.
Altri aspetti che non ho condiviso del discorso di Baccioli sono quelli relativi alla "strumentalizzazione del mazzinianesimo e del PRI da parte della Massoneria". Nessuna strumentalizzazione nè vi fu nè vi sarebbe potuta essere in quanto la Massoneria non si occupa affatto di politica e ciò proprio per evitare divisioni profane al suo interno e garantire piena serenità d'animo ai suoi affiliati nelle cosiddette Tornate di Loggia.
Vero è però che nel PRI vi erano e vi sono tutt'ora numerosi massoni e trovo oltremodo assurdo il discorso di Enzo Baccioli relativo all'incompatibilità di appartenenza dei massoni ad un partito politico.
Iniziamo con il dire che, solo i regimi ed i partiti totalitari (nazista, fascista, comunista, socialista quando era di ortodossia marxista) impedirono ai propri affiliati di appartenere alla Massoneria. E ciò per un preciso motivo, ovvero in quanto questa era foriera non solo di libertà individuale, ma persino di libertà spirituale e di pensiero. La Massoneria ed i massoni, infatti, furono e sono perseguitati in ogni regime dittatoriale del mondo, sia esso di destra o di sinistra.
La Massoneria, in questo senso, è infinitamente superiore ad ogni partito politico e racchiude in essa l'essenza di tutte le Tradizioni e Scuole di Pensiero d'Occidente ed Oriente.
Persino il Tricolore della bandiera italiana, tanto amato da Giuseppe Mazzini e decretato nel 1797 a Reggio Emilia, fu coniato dal massone conte di Cagliostro e la prima bandiera tricolore recava, e non a caso, i simboli massonici di Squadra e Compasso.
I concetti mazziniani di "Dio e Popolo", poi, sono concetti profondamente massonici e non esiterei a definirli cagliostriani.
Mazzini fu, infatti, come ho spiegato all'inizio dell'articolo, un Grande Iniziato indipendentemente da fatto che fosse massone o meno. Egli aveva già di per sè interiorizzato i principi delle grandi Tradizioni iniziatiche ed esoteriche e ciò è e fu alla base del suo pensiero umanitario e politico di emancipazione individuale e sociale.
La Massoneria non discute nè di politica nè di religione, lo ribadiamo, semplicemente per evitare divisioni fra Fratelli. Essa le trascende per mezzo di rituali che sono utili al perfezionamento individuale in questo mondo materiale.
In Loggia si è uomini e donne affratellati. Nel mondo profano si fa quel che si ritiene giusto fare. Bene però sarebbe ricordare di avere “un piede in terra ed uno in cielo”.
La fedeltà cieca ad un partito o ad un'ideologia politica (e dunque profana), invece, equivale alla schiavitù della propria mente e della propria coscienza.
La fedeltà ad un principio sia esso morale e/o spirituale, se compreso ed interiorizzato, è utile ad una vita retta.
E' con ciò e per ciò che ritengo la Massoneria l'unica grande Istituzione umanitaria in grado di perpetrarsi nei secoli a venire e di evolversi all'unisono con il sentire dei singoli affiliati.
Oltrettutto è l'unica organizzazione universale in grado di far dialogare pacificamente ed amorevolmente persone diversissime fra loro per cultura, educazione, fede religiosa, orientamento sessuale, ceto sociale, credo politico.

Luca Bagatin



5 novembre 2010

Sentieri Repubblicani: il nuovo sito web nel solco della migliore cultura mazziniana

Giuseppe Mazzini, il simbolo del PRI e Renato Traquandi, autore di sentierirepubblicani.it

Trovo da sempre che Renato Traquandi sia rarissimo esempio di giornalista e miltiante politico capace di portare quella ventata di cultura ed impegno che mancava da tempo.
Riportai sul mio blog un suo ottimo pezzo tratto da "La Voce Repubblicana" il 10 gennaio 2008, dal titolo "Ideario Repubblicano".
Renato, militante Repubblicano di Arezzo di lungo corso, è anche parente stretto del militante partigiano del Partito d'Azione Nello Traquandi, sepolto nel cimitero di Trespiano assieme a Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini.
Della storia e delle idee politiche di Renato Traquandi condivido praticamente tutto. Ci leggevamo già da tempo sul web ed entrambi abbiamo sempre auspicato un'unificazione fra i partiti laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti in alternativa a questo bipolarismo.
E, poi, Renato fu, in gioventù, seguace di Randolfo Pacciardi, eroe partigiano della Guerra di Spagna, mazziniano e promotore dell'Unione Democratica Nuova Repubblica, alla quale anche lui si iscrisse. Aggregazione mazziniana anticomunista oltre che antifascista, che teorizzava la nascita di un partito di ispirazione repubblicano-gollista sul modello della Francia. Per questo subì, assieme a Pacciardi e anche al già partigiano liberale Edgardo Sogno, l'accusa di golpismo da parte di Luciano Violante. Accusa che terminò con una piena assoluzione di tutti i coinvolti.
Questa, fra l'altro, è una vicenda che ho ricordato più volte anche qui, sul mio blog.
E' stato per me, dunque, un gran piacere leggere su "La Voce Repubblicana" di sabato 30 ottobre scorso, un pezzo di Renato Traquandi che presentava il nuovo sito web da lui curato: www.sentierirepubblicani.it.
Un sito graficamente giovane, che, nel maremagnum di internet, ha la sola pretesa (certo non piccola) di raccogliere interventi e saggi di storia politica e culturale repubblicana, come non è mai stato fatto sino ad oggi.
Sentieri Repubblicani, infatti, ha per sottotitolo "Scuola Repubblicana" ed è, dunque, un agilissimo strumento di consultazione ed approfondimento per tutti coloro i quali voglono saperne di più sul nostro Partito Repubblicano Italiano.
Un partito vivo più che mai, come gli ideali di quel Giuseppe Mazzini che, in un'epoca di grandi sconvolgimenti, gettò le basi per un'Italia, un'Europa ed un Occidente laico, moderno ed affratellato. Contro ogni totalitarismo e fondamentalismo politico e/o religioso.

Luca Bagatin



30 marzo 2009

Perché non costituire un soggetto politico unitario di ispirazione Liberaldemocratico-Repubblicana ?


Fa piacere che vi sia un franco ed ampio dibattito all'interno di un partito storico come il Partito Repubblicano Italiano che, finalmente, sta per concludere la sua “diaspora” con il ritorno nelle sue file di Luciana Sbarbati e del MRE.
E' segnale che il PRI è un partito ancora vivo e vegeto.
Il Consiglio Nazionale dell'Edera ha già deciso che il PRI non si scioglierà e/o confluirà nel nascente PdL, ma, ad ogni modo, in questi giorni su“La Voce Repubblicana” si sta dibattendo sul futuro del partito.
Per ora la maggioranza degli interventi sono favorevoli alle decisioni prese dal CN, per quanto le posizioni di coloro i quali sostengono una possibile necessità di trasformare il PRI in una Fondazione e di confluire nel PdL non vadano del tutto sottovalutate.
Personalmente sono fra coloro i quali preferirebbero non svendere la storia e la cultura repubblicana in un calderone che ha deciso di collocarsi nel Popolarismo europeo.
La collocazione di un partito nazionale nell'ambito dello scacchiere europeo ed internazionale non è infatti secondaria.
Il PdL ha pertanto scelto di essere e diventare un partito centrista e neodemocristiano.
Decisione legittima e che personalmente plaudo: ha abbandonato la sua collocazione a tratti destrorsa ed ha evitato i confusionismi del suo antagonista PD.
Purtuttavia è chiaro a tutti che il neonato PdL non è un partito liberale né potrà esserlo.
Il Partito Repubblicano - liberaldemocratico e laico da sempre - non può dunque accettare di confluire in un partito che non rappresenta non solo i suoi ideali, ma nemmeno la sua storia e la sua cultura.
Purtuttavia c'è da chiedersi se il PRI può pensare di mantenersi in vita con le sue sole forze.....e qui cominciano i dubbi.
La sua storia è quella di un partito d'opinione, di grandi idee ed ideali concreti (molti dei quali recepiti da questa maggioranza di governo come il ritorno al nucleare, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione, la collocazione occidentale e a fianco di Israele e la proposta di abolizione delle Province....nonostante la contrarietà della statalista e antistorica Lega Nord).
Purtuttavia siamo un po' scarsi in risorse e voti da sempre, tanto più oggi che sono in auge i “calderoni senza idee” ovvero i “partiti senza storia”.
Ed allora non troverei disonorevole il pensare di andare oltre il PRI e dunque ad un suo scioglimento, che però rispetti la sua storia, cultura e tradizione.
Uno scioglimento che veda protagonista non il solo PRI, ma anche il PLI di De Luca e Guzzanti ed i Liberal-Democratici di Daniela Melchiorre (che peraltro hanno costituito già a suo tempo, in Parlamento, con il PRI, il gruppo Liberaldemocratici-Repubblicani).
Uno scioglimento che dia vita ad un soggetto politico unitario che potrebbe chiamarsi Alleanza Liberale o Unione Liberaldemocratica: che contenga nel suo simbolo sia l'Edera repubblicana che il Tricolore liberale.
Dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, capace di essere al contempo alleato, ma anche concorrente del PdL, quantomeno nel medio periodo e portatore di istanze di libertà individuale, di rigore nei conti pubblici, di rinnovato europeismo.
Tale soggetto non dovrà però essere una sorta di Rosa nel Pugno, ovvero non dovrà essere una mera alleanza elettorale o una federazione di partiti, bensì prevedere un proprio tesseramento e l'unità delle sedi e delle sezioni. Condizione minima per essere, ovvero ambire a diventare un grande partito unitario.
Il nostro obiettivo minimo dovrà essere il 4% e dunque la possibilità di essere gli unici autentici  rappresentanti dell'Eldr in Italia.
E' una proposta forse un po' ambiziosa, che purtuttavia sommessamente lancio a tutti i consociati del PRI, ai Consiglieri Nazionali, al Segretario Nucara, agli stessi organi dirigenti del PLI e dei Liberal-Democratici.
Forse ce la potremmo fare, magari anche a partire delle imminenti Elezioni Europee.

Luca Bagatin



13 dicembre 2008

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: le ricette per il rilancio del Partito Repubblicano Italiano


Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso.
Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.
Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito.
Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all'età di diciassette anni, sempre nell'ambito della cosiddetta “area laica”.
L'ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).
E' stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia.
Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.
Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l'Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale.
Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.
E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno.
Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un'elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più.
E così mi trovo qui anch'io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.
Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d'Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni.
Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tutt'ora) una grande perdita di tempo.
Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un'alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco !
Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell'area laica, ahinoi).
Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.
Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni '70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente.
Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente.
I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.
Caduto il Muro di Berlino l'Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell'estrema sinistra e dell'estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti !).
Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall'altro un partito delle libertà senza vere libertà civili).
Ora, benché io consideri oggi il PDL l'aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell'Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici.
Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.
Per l'intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell'immediato.
In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee.
Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni '70 !
Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l'Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.
E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri ? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d'Europa”.
Sto esagerando ? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no.
Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane.
Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande !

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini