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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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14 gennaio 2015

Intervista dell'artista Daniele Pacchiarotti allo scrittore, giornalista e attivista (anti)politico Luca Bagatin

Nell'intervista - a braccio, senza filtri e senza tagli - fattami dall'artista Daniele Pacchiarotti e realizzata dal fotografo Antonello Ariele Martone - parliamo di temi di scottante attualità: Massoneria, politica, (anti)politica, religioni e fondamentalismo, donne, mass-media, Risorgimento, Amore e Libertà, libertà civili e sessuali, arte, erotismo e molto altro.



30 agosto 2014

Disservizi delle imprese ex pubbliche o pubblico/private (da ENI a Telecom, passando per la Rai Tv sino a Trenitalia) e loro necessaria autogestione

Ho tentato, per almeno sette mesi, di fare la voltura del mio impianto a gas.

ENI, per sette mesi, mi ha comunicato che tale impianto risultava chiuso a quelli dell'Italgas, che sono i “distributori” del gas per conto di ENI e che quindi tale voltura non poteva essere effettuata. Per sette lunghi mesi ENI non è riuscita (assurdo ! chissà come mai...) a mettersi in contatto con Italgas al fine di far sì che i loro tecnici venissero a casa mia a verificare che l'impianto fosse sempre stato aperto.

Alcune settimane fa ho pertanto deciso di prendere il toro per le corna e di cercare su internet gli estremi di Italgas. E' stato semplicissimo (anche se al telefono, in un primo tempo, mi hanno detto che non sapevano che pesci pigliare per risolvere la problematica...sic !). Ho scritto loro un fax facendo presente la questione – ovvero che il contatore è sempre stato aperto ed invitandoli a provvedere di conseguenza. Diversamente avrei avvisato le autorità competenti ed adito a vie legali.

Risultato ? In pochi giorni un tecnico Italgas viene a casa mia, visiona il contatore e – come da lettera che Italgas mi ha fatto recentemente pervenire a casa – mi comunicano che la questione è risolta e che si trattava di “un'anomalia del sistema”.

Dunque chiamo ENI e tento di eseguire la voltura. Ci riesco, ma solo in parte. L'operatrice del call center mi comunica che, al fine di concludere l'operazione, un tecnico Italgas deve venire a casa mia ad acquisire la lettura ! Ma come ? Ma se il tecnico Italgas è stato a casa mia solo qualche giorno fa, ha fatto le foto al contatore e dunque eseguito la lettura, con tanto di regolare verbale ?!?

Niente da fare. L'operatrice mi fissa l'appuntamento per la settimana prossima con il tecnico dell'Italgas anche se il sottoscritto la settimana prossima potrebbe anche avere qualche altra cosa da fare...

Bella roba, neh ! E' capitata a me, ma a quanti altri poteva capitare ?

Questa è ed è stata la fine di aziende del patrimonio pubblico. Questa è Italgas e questa è ENI, alla fine di agosto 2014 (e già vi parlai qualche tempo fa delle problematiche che ebbi con Telecom Italia).

Da tempo sostengo che, oltre al fatto che le privatizzazioni e le svendite di Stato degli Anni '90 e 2000 siano state una vera e propria frode ai danni dei cittadini (con costanti aumenti delle bollette, peraltro, e scarso miglioramento del servizio), non hanno portato alcun autentico beneficio alle casse dell'erario. Lo vediamo costantemente.

Interessante sarebbe invece, attuare un processo inverso, ovvero una socializzazione di tali imprese: ENI, ITALGAS, TELECOM, TRENITALIA, RAI TV ecc... ed una conseguente autogestione delle medesime da parte di tutti i cittadini italiani attraverso l'azionariato popolare e la possibilità di partecipare, oltre che agli utili di dette imprese, anche alle decisioni aziendali medesime. Niente più intervento Statale e niente più intervento privato-padronale.

E' una visione moderna, sociale e che viene da lontano. Giusppe Mazzini, con il sistema cooperativistico, diede per primo l'idea dell'unione fra capitale e lavoro che, in un periodo di prepotente crisi come questo, è e sarebbe assolutamente necessario. Nessuno lo ascoltò e nessuno si stupisca della crisi italiana e globale di oggi. Un sistema, quello dell'autogestione delle imprese ex pubbliche o municipalizzate o pubblico/private, che permetterebbe ai cittadini non solo di pagare servizi meno cari e più efficienti, ma anche di guadagnarci.

Alla faccia, peraltro, dei tanti boiardi e manager pubblico/privati che mai hanno fatto l'interesse del cittadino-consumatore. Per non parlare dei nostri governanti, che per decenni hanno privato il cittadino della ricchezza che egli ha ottenuto con anni sacrifici e lavoro !


Luca Bagatin



27 agosto 2014

Aforismi e riflessioni sulla società del piacere, ovvero del dolore. By Luca Bagatin

Giovanni Giolitti un liberale ?

Ma se fu il criminale che soffocò nel sangue l'impresa libertaria di Fiume !
“Ministro della malavita” lo chiamò Gaetano Salvemini. E non aveva torto.


Al papponismo (di Stato e di mercato) preferisco il populismo (e l'autogestione) !


Corteggiare è certamente intrigante, ma ho smesso di farlo parecchi anni fa.


Ho aperto a caso “Il libro rosso” di Carl Gustav Jung e la prima frase che vi ho letto è stata: “L'amore vede, il piacere invece è cieco”. Le cose non capitano mai per caso.

Il gossip giornalistico è volgarità e vera pornografia. Un Paese civile, forse, non lo incoraggerebbe.


Penso che l'obiezione fiscale, di fronte al fatto che noi contribuenti paghiamo politicanti assai discutibili come Antonio Razzi (e non solo !), sarebbe più che giustificata.


L'umiltà, ammesso che sia tale, è la peggiore delle virtù.


I colori che mi affascinano di più in una donna ? Il rosso ed il blu elettrico.

A proposito dei limiti della democrazia diretta e dei partiti, penso che gli italiani siano un popolo profondamente masochista o sadomasochista, oppure la gran parte degli italiani soffre inconsapevolmente della Sindrome di Stoccolma.
Votano in massa per partiti e sostengono governi - non ultimo il Governo Renzi - che fra tasse e soprattasse (non ultime le varie Tari e Tasi) li/ci stanno portando nel baratro.
La questione andrebbe studiata approfonditamente sotto il profilo psicologico ed antropologico. E la mia non è affatto una battuta o una considerazione faceta.



22 agosto 2014

Eros e Thanatos



Il rapporto fra Eros e Thanatos è forte e imprescindibile. Quando l'Amore fisico raggiunge l'apice, allora ti rendi conto che non sei lontano dal morire e che la morte non è così brutta come viene dipinta dalla cultura dominante. Purtuttavia, per avere una buona morte occorre aver avuto una buona vita. Una vita zeppa di desideri e priva d'Amore ti condurrà in uno stato di illusione tale da non comprendere nemmeno la sacralità della tua morte. E rimarrai, per sempre, un non-morto, ovvero il fantasma di te stesso.

Luca Bagatin





12 luglio 2014

"Riflessioni garibaldine e non solo" by Luca Bagatin


Anita e Giuseppe Garibaldi visti da Milo Manara
Per esistere è necessario resistere (l'avevano compreso quelli di Giustizia e Libertà e del Partito d'Azione). Diversamente sei già morto senza averne contezza, senza rendertene conto (un po' come i politicanti di oggi, ma non solo).
Sono assolutamente convinto che la mancata instaurazione della Dittatura garibaldina, ovvero l'instaurazione di una Repubblica del Sud di matrice socialista umanitaria con a capo lo stesso Giuseppe Garibaldi - con pieni poteri - sia stato l'unico errore del Generale. L'aver consegnato il Mezzogiorno ai Savoia, così, senza condizioni, fu una sconfitta sociale. Peraltro costò, pochi anni dopo, allo stesso Garibaldi, il piombo savoiardo...
Ormai tutti scriviamo libri. Pur sapendo che quasi nessuno ci leggerà.
La mia donna ideale è un'eroina, come Anita Garibaldi, come la Donna Selvaggia dei miti junghiani. Una donna che non si piega alla realtà dei fatti, bensì è in grado di plasmare - attraverso i miti del passato che si porta dentro -  il suo presente. E quindi il suo futuro. 



10 luglio 2014

Perché tifiamo per le squadre Latinoamericane. Una riflessione socio-politica per l'emancipazione dell'America del Sud e dell'Europa

Francamente di calcio ci disinteressiamo, purtuttavia questa storia del Mondiale è sulla bocca di tutti da settimane.

In Italia si fermerebbe anche l'economia pur di parlare di calcio. E' il trionfo dell'assurdo, ma tant'è.

Da qualche giorno sentivamo parecchie persone tifare per l'Olanda. Ora, non ne comprendiamo il motivo. Noi, diversamente, preferimmo l'Argentina e per ragioni storico-politiche, che la maggior parte dei profani ignorano, purtroppo.

L'Argentina fu la patria di José de San Martin (1778 - 1850), il liberatore della sua terra dall'oppressione spagnola, tanto quanto lo fu Simon Bolivar (1783 - 1830) nell'America Latina (si pensi ad esempio alla liberazione del Venezuela, del Perù, della Bolivia, della Colombia e non solo) e tanto quanto lo fu il nostro Giuseppe Garibaldi (1807 - 1882) sia in America Latina che in Italia.

L'Argentina è ed è stata una terra oppressa e sfruttata, come lo furono pressoché tutte le terre dell'America del Sud, ricche di risorse e depredate da quella che definiamo l'incultura barbarico-teutonico-anglofona.

E non a caso ci siamo dispiaciuti della sconfitta calcistica del Brasile contro la Germania. La ricca, la tronfia Germania guidata dalla burocrate Angela Merkel, negazione del mito della Donna Selvaggia in quanto donna di mero Potere e di un'austerità senza sentimento, senza amore, senza umanità.

Il nostro è un discorso socio-politico, filosofico se vogliamo e che ben poco ha a che vedere con il calcio, che continuamo a non ritenere affar nostro in quanto sostenuto da logiche mediatico-pubblicitarie, che di sportivo hanno ben poco.

Purtuttavia, attraverso il pretesto di queste partite di fine Mondiale, vogliamo porre l'attenzione sulla cultura latina che è parte della nostra cultura e che nulla ha da imparare dalla cultura barbarico-teutonico-anglofona, che ha preso il sopravvento e depredato gran parte dell'Umanità sin dalla caduta dell'Impero Romano ai giorni nostri.

Vogliamo porre l'attenzione sull'America Latina, che necessita di una nuova liberazione sull'onda non già dei vari dittatori sanguinari che ha conosciuto e che talvolta - se non spesso - sono stati finanziati dalla CIA, bensì sulla base dell'esempio e dell'insegnamento di San Martin, di Bolivar, di Garibaldi.

E vogliamo porre l'attenzione sulla nostra Europa che non è l'Europa dei Popoli e delle Repubbliche sorelle che sognavano Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini; non è l'Europa degli Stati Uniti d'Europa che sognavano Ernesto Rossi, Eugenio Colorni ed Altiero Spinelli. E' l'Europa della Merkel e di Van Rompuy. E' l'Europa degli Schulz e dei Matteo Renzi. E' un'Europa senz'anima e senza fratellanza, che se ne frega dei suoi stessi cittadini i quali sono considerati solo merci di scambio, meri individui utili solo a pagare le imposte ed a reggere un sistema bancario senza via d'uscita, visto che alimentato dal sistema del signoraggio, ovvero dello stampare moneta a più non posso – senza alcun collegamento con l'economia reale, ovvero senza tenere conto dei beni e servizi effettivamente prodotti - e del conseguente debito pubblico impagabile.

Un sistema destinato unicamente a sfruttare l'individuo.

La via d'uscita è e sarebbe molto semplice e la nostra Storia è lì ad indicarcela. Purtuttavia occorre studiare, tornare alle origini. Capire il rapporto fra Potere, economia e media e stravolgerlo. Occorre comprendere che la vera democrazia è finita con l'abbandono dell'Agorà greca, con il trionfo delle monarchie e con la nascita di regimi dittatoriali (di destra e sinistra) e/o di pseudo-repubbliche partitocratiche. La vera democrazia è finita con il trionfo dei media e della pubblicità commerciale in luogo della libera scelta dei cittadini.

Occorre sanare le divisioni e recuperere gli ideali ed i principi della Prima Internazionale dei Lavoratori del 1864 e costituire la Prima Internazionale dell'Amore e degli Individui.

Siamo ancora molto lontani, ma, nel nostro piccolo, cerchiamo di gettare il nostro piccolo seme di riflessione.


Luca Bagatin



5 aprile 2014

"Dissolvenza": monologo by Baglu



Sono passati tre anni da quando Lei mi ha lasciato.
Si può fingere di stare meglio ma...
Ma di mezzo c'è sempre un ma. Un ma, un però, un...una voglia di abbracci, di carezze e di coccole.
Mi sento davvero un cretino e mi chiedo se passerà mai tutto questo. Anche se la risposta la conosco già.
Vorrei immergermi in questo suono, in questa musica, mistica, spirituale ed essere trascinato via da essa per sempre. L'unica cosa che desidero, da sempre, è non essere eterno.
Perché, se una storia d'amore non può essere eterna, non voglio esserlo nemmeno io.




17 giugno 2011

Una manciata di riformette liberali e libertarie utili per ridurre i costi della pubblica amministrazione, le imposte, riformare radicalmente la giustizia e garantire le libertà civili ed individuali



RIFORMA DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Introduzione dell'aliquota fiscale unica per tutti al 20 %.
Esenzione dal pagamento delle imposte per chi ha un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro.

Abolizione delle Province, dei Consorzi e delle Comunità montane


Accorpamento dei Comuni con un numero di abitanti inferiore a 15.000


Privatizzazione del carrozzone radiotelevisivo Rai


SISTEMA ELETTORALE E RIFORMA ISTITUZIONALE

Sistema elettorale con due schede.
La prima che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di Governo e con potere di nomina e revoca dei Ministri
La seconda, su base proporzionale pura, senza sbarramenti, per l'elezione del Parlamento, con funzioni legislative e di controllo


RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Separazione delle carriere dei magistrati: i PM fanno i PM, i giudici i giudici e seguono entrambi carriere separate

Elezione diretta dei componenti del CSM che devono rispondere non al potere politico, ma unicamente agli elettori

Introduzione della responsabilità civile dei magistrati: il magistrato che sbaglia paga di tasca sua


DIRITTI CIVILI E LIBERTA' INDIVIDUALI

Introduzione delle unioni civili per le coppie etero ed omosessuali

Legalizzazione della cannabis in appositi locali pubblici sul modello olandese

Somministrazione controllata di eroina sul modello svizzero

Legalizzazione della prostituzione




13 aprile 2010

Le riforme liberali di cui l'Italia avrebbe bisogno



Si fa un gran parlare - in questo periodo post-elezioni regionali - di riforme istituzionali come ad esempio l'introduzione di un nuovo sistema elettorale che preveda il semipresidenzialismo alla francese.
Verrebbe da chiedersi che senso abbia.
O, meglio, avrebbe sicuramente senso cambiare il sistema elettorale, ma di certo il "semipresidenzialismo alla francese" non risolverebbe alcun problema.
Il sistema elettorale andrebbe innanzitutto cambiato, ma per garantire la massima rappresentanza elettorale. In particolare di quell'elettorato che - al 40 % - oggi si astiene.
Rappresentanza che, da quando sono stati introdotti antidemocratici sbarramenti e sono state negate le preferenze, è di fatto non più garantita in alcuna competizione elettorale.
In secondo luogo le riforme di cui si dovrebbe parlare sono ben altre.
Le riassumerò qui.
Per tentare di uscire un tantino dalla crisi nella quale anche l'Italia è inesorabilmente incappata, occorrerebbe liberalizzare il mercato del lavoro da una parte e fornire congrui ammortizzatori sociali a chi un lavoro non ce l’ha. Seguendo però il modello della Gran Bretagna e non quello dell’assistenzialista Svezia.
Le piccole e medie imprese dovrebbero essere le prime ad essere favorite (e non già la grande industria), arrivando finalmente a proporre una radicale riforma fiscale che preveda l’aliquota unica al 20 % per tutti. Stop ad altre imposte, dunque.
E i lavoratori potrebbero essere aiutati abolendo una volta per tutte le trattenute in busta paga.
Via Irap e Irpef, ordunque: aliquota unica per tutti e innalzamento della no tax area.
Ciò, ovviamente, comporterebbe una drastica riduzione della spesa pubblica a partire dal taglio immediato di enti inutli quali le Province, i consorzi e le comunità montale e l'accorpamento dei Comuni.
E si dovrebbe pensare anche ad una riforma delle pensioni che preveda un sistema a capitalizzazione.
Veniamo poi alla giustizia.
E' necessario separare le carriere dei magistrati e stabilire che, quando un giudice sbaglia, paga di tasca sua e non deve essere la collettività a dover risarcire per le colpe dello stesso.
Ciò avviene in tutti i Paesi civili e democratici, non si comprende perché in Italia le cose vadano diversamente.
Sui diritti civili, poi, si comprenda, una volta per tutte, che la vita appartiene al singolo: che può decidere di vivere o meno, a sua discrezione.
Lo Stato non è una “balia-mamma” che ha la potestà sui suoi cittadini, come crede certo confessionalismo di casa nostra.
L'anticlericalismo, dunque, a destra come a sinistra, non dovrebbe essere visto come un qualche cosa di "ideologico", ma sinonimo di laicità, democrazia e libertà contro la prevaricazione di chi ritiene che la sua fede o il suo “dio” possano essere anteposti alle leggi di uno Stato laico, liberale e dunque leggero.
Le vere riforme di cui questo Paese avrebbe dunque bisogno sono inevitabilmente estreme, ma non estremiste.
Riforme moderate in quanto liberali, ma estreme in quanto necessarie a rivoltare "la casta" come un calzino per garantire finalmente chi non è mai stato garantito e per togliere - una volta per tutte - i privilegi di coloro i quali si riempiono la bocca di "riforme" inutili o mai attuate sulla carta.

Luca Bagatin



27 febbraio 2009

Il nuovo bipolarismo (senza più il PD): Liberali contro Conservatori



Il bailamme maggioritario e confusionista degli ultimi quindici anni sembra abbia portato ad un ribaltamento delle posizioni politiche dei partiti italiani.
In tutta questa confusione notiamo tuttavia una rivalutazione delle tematiche laiche e liberali che caratterizzarono il nostro Paese negli anni '70 e '80 (e che videro uniti socialisti, repubblicani, liberali e radicali): pensiamo al "caso Englaro"; ma anche alla discussione sulla libertà di ricerca scientifica senza condizionamenti dogmatici; sulle coppie di fatto e sui nuovi diritti di cittadinanza.
Ora, con tutti ciò, la necessità di un Polo Liberaldemocratico a vocazione maggioritaria che porti avanti queste istanze e difenda le conquiste del passato, si impone.
Un Polo Liberaldemocratico che dovrà necessariamente scontrarsi con uno Conservatore.
Oggi ci troviamo in totale assenza di un'opposizione credibile (visto e considerato anche la pessima gestione governativa dei precedenti governi ulivisti-unionisti-prodiani-cattocomunisti), in calo vertiginoso nei consensi e nei sondaggi e senza una cultura di riferimento saldamente laica e democratica (il PD è nei fatti una sintesi fra la cultura del vecchio PCI togliattian-berlingueriano e la DC demitiana).
Oggi ci troviamo un governo per certi versi liberale e per altri no. Da una parte abbiamo interessanti riforme liberalsocialiste del mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali - per quanto limitate - nonché riforme della pubblica amministrazione; dall'altra abbiamo posizioni da Medioevo sui diritti individuali e la ricerca scientifica. Oltre che sciagurate posizioni concilianti con la pseudo-democrazia russa di Vladimir Putin.
Il Presidente Berlusconi non fa certo una bella figura quando afferma che Eluana Englaro andava "salvata" in quanto poteva avere dei figli. E la medesima pessima figura - questa anche a livello internazionale - la fa ogni qual volta parla dell'amico Vladimir.
E' anche per questo che eminenti personalità del PdL come Paolo Guzzanti, Massimo Teodori, Guglielmo Castagnetti ed altri l'hanno abbandonato per approdare ad altri lidi liberaldemocratici.
E non è un caso che Gianfranco Fini, già leader di AN, stia prendendo posizioni in linea con la liberaldemocrazia europea su coppie di fatto, sull'antifascismo (accompagnato giustamente dall'anticomunismo), su ltestamento biologico e per una politica estera filo-occidentale ed a fianco di Israele (anche qui, invece, i cattocom sono divisi).
"Il Giornale" di qualche giorno fa ha ironizzato su un Gianfranco Fini possibile leader del PD. Nulla di più sbagliato.
Il PD è un partito confusionista e scarsamente riformatore, come abbiamo scritto. Gianfranco Fini, diversamente, è un grande leader liberaldemocratico e la stessa AN sta mutando gran parte del suo dna al punto da annoverare Piero Gobetti fra i suoi ispiratori.
Ovviamente, come ha spiegato anche il prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio, AN fa un'operazione errata e strumentale. Però a parer mio non è impensabile o strumentale il fatto che una parte dei suoi elettori-militanti sia autenticamente liberale, non di destra e nemmeno postfascista.
Con ciò voglio semplicemente dire che per avere un rinnovato bipolarismo all'occidentale anche in Italia e che veda contrapporsi Liberali a Conservatori, è necessaria una scomposizione del PdL.
Altro che partito unico !
Una volta fuori gioco il PD - e questo è il momento - ecco che potrebbero compattarsi i liberali, laici, repubblicani e persino i socialisti non attratti da un centrosinistra alla deriva. Ed ecco che di tale rassemblement potrebbe far parte a pieno titolo Gianfranco Fini (magari anche come leader, chissà) ed i liberali del suo partito che decideranno di seguirlo, Renato Brunetta, Jas Gawronski, ed ancora Capezzone, Della Vedova ed i liberali oggi nel PD come Valerio Zanone, la Sbarbati ecc...
E soprattutto, auspichiamo, moltissimi giovani da inserire da subito nella futura classe dirigente di questo possibile Polo Liberaldemocratico.
Ecco che il sogno dei Mario Pannunzio e de "Gli amici del Mondo" si realizzerebbe: ovvero la costituzione di un grande partito liberale di massa, non di destra, progressivo, ma al contempo rigoroso e soprattutto filo-occidentale.
Che si contrapponga ad un partito conservatore, che purtroppo nel nostro Paese finirebbe comunque per essere vaticano, medievale, a tratti cattocomunista, a tratti clericofascista.
Beh, siamo comunque il Italia: il Paese della Controriforma....come ebbe a dire Ugo La Malfa.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini