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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 maggio 2014

Licio Gelli paragonato a Matteo Renzi ? Ma fateci il piacere !

A distanza di oltre trent'anni ecco che, personaggi provenienti dalla Società dello Spettacolo e dei media nostrani (peraltro già a libro paga della Rai Tv), evocano lo spettro di Licio Gelli, nemmeno fosse lo spettro comunista che si aggirava per l'Europa del 1848 !

Dubitiamo che costoro sappiano davvero chi fosse Licio Gelli e che cosa fu il fenomeno cosiddetto P2, tant'è che Gelli viene grossolanamente associato e paragonato a quel Matteino Renzi che, invero, oltre ad appartenere ad un partito lontano anni luce da qualsivoglia progetto di riforma democratica e liberale, sino ad oggi non ha proposto alcuna riforma concreta e radicale (di gelliana memoria, per così dire).

E ci stupisce che anche l'ex Ministro Rino Formica, in una recente intervista, si accodi alle dichiarazioni del cantante Piero Pelù.

Ma, chi fu Licio Gelli, Venerabile della Loggia Propaganda nr. 2 - che oggi ha 95 anni e non dà fastidio ad alcuno - ma viene ancora tirato in ballo ?

Per parlare brevemente di lui preferisco autocitarmi. Ovvero citare alcuni passi dal saggio che ho dato alle stampe circa un anno fa, “Universo Massonico” (Bastogi Editrice), in cui dedico ben quattro sottocapitoli al fenomeno Gelli-P2 ed a mia volta mi rifaccio agli autorevoli testi scritti da Pier Carpi, dal prof. Aldo A. Mola e dal Generale in pensione Umberto Granati, che è un caro amico, già appartenente alla P2 ed è anche l'unico ad aver ammesso pubblicamente di averne fatto parte.

Di seguito, pertanto, riporto i passi salienti tratti dal mio saggio, scusandomi con i lettori della prolissità, purtuttavia necessaria a chiarire fatti che i media mai vollero o vogliono chiarire:


Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.

Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".

La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta" di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.

"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente "all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico. (…).

(…) Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.

Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo "Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.

Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.

E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 con l'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.

Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.

Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.

Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di "contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.

Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....

Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.

Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.

L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.

Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.

Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).

Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".

Alla metà degli anni '70 - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.

Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.

Lo "Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti - alleati alla dittatura sovietica - in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.

L'obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai "fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".

Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !

Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.

Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.

Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò "non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".

Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R" o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare. (…).

(…) Licio Gelli aveva unicamente in testa l'obiettivo di rendere la Massoneria italiana un'organizzazione potente, come durante il Risorgimento, in grado di infuenzare le scelte politiche per il bene dei cittadini, a suo dire. Questa, se vogliamo, la sua utopia. E sarebbe sufficiente leggere quel fantomatico Piano di Rinascita Democratica da lui elaborato alla fine degli anni '70 per comprendere che in realtà trattavasi di un progetto di riforma, che pur con la Massoneria non c'entrava nulla (visto e considerato anche che la Massoneria, organizzazione spirituale a carattere iniziatico, non si occupa di politica). Un piano che mirava alla creazione di due partiti moderati, alla privatizzazione del carrozzone politicizzato della Rai-Tv, all'indipendenza dei sindacati e della magistratura dal potere politico, alla responsabilità civile dei magistrati e così via....(...).

(…) fu quel Potere politico che si abbattè come una valanga sui galantuomini della P2 e su Gelli che sicuramente era un pessimo massone sotto il profilo iniziatico (per quanto si prodigò presso lo Stato italiano affinché restituisse Palazzo Giustiniani al GOI, legittimo proprietario, sequestrato alla Massoneria ingiustamente dal Fascismo e tentò – con l'ausilio dello stesso Carpi – di far togliere la scomunica papale sulla Massoneria italiana) , ma non certo un criminale come fu detto e scritto, senza alcuna prova tangibile. I fatti si sono dunque incaricati di dimostralo. (…).

(…) la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.

La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.

Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli. (…).


Detto ciò è evidente che il paragone Gelli-Renzi è, non solo azzardato, ma persino offensivo per il Venerabile.

Gelli elaborò un piano di riforma – il Piano di Rinascita Democratica – in senso liberale dello Stato. Un piano che prevedeva la meritocrazia nella scuola; l'abolizione del monopolio (lottizzato dai partiti) Rai; l'indipendenza della magistratura dal potere politico ed il principio secondo il quale il magistrato che condanna un innocente è obbligato a risarcire il danno (responsabilità civile); l'insaprimento delle aliquote sulle rendite finanziarie; l'abolizione delle Province; l'introduzione di una legislazione contro i monopoli (sul modello USA); la riforma della sanità sul modello tedesco (maggiore efficienza); la limitazione del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali; l'abolizione del finanziamento pubblico a partiti, sindacati e giornali.

Tutte riforme (e molte altre ancora) che, come si può ben vedere, sono a favore del cittadino onesto e contro lo strapotere politico-sindacale-giuridico-mediatico che, da decenni, impedisce a questo Paese di funzionare ed ai suoi cittadini di essere autenticamente liberi.

Molte di queste riforme, addirittura, a parole, sono contenute persino nel programma del Movimento 5 Stelle ! (ma sono da decenni patrimonio del programma del Partito Radicale, Socialista, Repubblicano, Liberale, almeno sino a che esistevano ancora questi gloriosi partiti, spazzati via dal cattocomunismo e dal clericofascismo degli ultimi vent'anni).

Non ci pare che Matteo Renzi abbia mai voluto seriamente attuare una sola delle riforme del Piano di Rinascita Democratica proposto da Gelli, di cui pure il nostro Paese necessiterebbe. Così come non ci è parso che Berlusconi le abbia mai volute attuare...se non a parole !

Alle parole, infatti, dovrebbero seguire i fatti, ma, da buoni realisti riteniamo che questa politica d'accatto (comprendente tutti i partiti che siedono nel Parlamento attuale ed in quello degli ultimi vent'anni almeno) – fatta di clientele e di interessi di retrobottega e di disinteresse per il cittadino - sia ben lontana dal voler attuare.

Detto ciò, stiano pur tranquilli i vari Beppe Grillo e Piero Pelù: tutto continuerà ad andare contro l'interesse del Paese e del cittadino ed i manovratori (per nulla occulti) continueranno a menarci per il naso.


Luca Bagatin



13 marzo 2013

Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica (Marsilio Editori)



Un partito in crisi: il Partito Socialista Italiano nel 1992.
Dopo cent'anni di Storia, il partito di Turati, della Kuliscioff, di Nenni e di Craxi, scomparve dalla scena politica italiana.
A raccontarcelo, per mezzo di ampie ed approfondite intervista ai massimi dirigenti del PSI di allora, il saggio "Il crollo - Il PSI nella crisi della prima Repubblica" (Marsilio Editori) a cura di Gennaro Acqiaviva e Luigi Covatta.
Un saggio ove Carlo Tognoli, Claudio Signorile, Gianni De Michelis, Rino Formica, Claudio Martelli ed altri, ci raccontano - ciascuno secondo il proprio vissuto ed il proprio punto di vista - la fine di un partito storico, che modernizzò il volto dell'Italia.
Dalle interviste emergono diversi aspetti. Innanzitutto la critica all'arroccamento di potere del Craxi dal 1987 in poi, ovvero la costituzione dell'accordo fra Craxi-Andreotti e Forlani (il famigerato CAF). Un accordo che Craxi fu costretto a sottoscrivere in quanto avrebbe desiderato tornare alla Presidenza del Consiglio e/o, comunque, portare nuovamente un socialista alla premiership dell'Italia.
Un arroccamento che, per molti versi, ha allontanato la parte più movimentista del PSI, ovvero quella che faceva capo a Claudio Martelli, il quale avrebbe voluto proporre - sin dal 1987 - un'alleanza alternativa alla DC, capace di unificare Socialisti, Radicali, Repubblicani, Laici, Liberali, Verdi e qualla parte di sinistra non subalterna al PCI. Un'alleanza che Martelli avrebbe voluto chiamare Partito Democratico (cosa ben diversa dall'alleanza cattocomunista di questi ultimi anni, che vede ancora oggi unite le forze conservatrici e consociative del Paese).
Non a caso Martelli promosse e sostenne i referendum radicali ed ambientalisti sul nucleare (il quale, ad ogni modo, non prevedeva affatto la totale uscita del nucleare da parte dell'Italia, cosa che - a causa di Craxi - purtroppo avvenne) e sulla responsabilità civile dei giudici.
Questa linea, ad ogni modo, non prevalse nel Partito Socialista e si arrivò ad una sorta di contrapposizione fra Poteri Forti e l'alleanza DC-PSI.
I Poteri Forti, il sistema bancario e confindustriale, avrebbero voluto, infatti, mettere le mani sulle industrie di Stato, puntando alle privatizzazioni in breve tempo, senza alcuna vera liberalizzazione. Cosa che avvenne, poi, nel 1993 - alla caduta dei partiti democratici - e proseguì con l'avvento di Romano Prodi nel 1996: privatizzazioni indiscriminate senza alcuna liberalizzazione. A tutto vantaggio dell'establishment economico-finanziario e a tutto danno dello Stato e della politica.
All'inizio degli Anni '90, peraltro, si impose all'Italia di rispettare i vincoli del Trattato di Maastricht che, purtuttavia, il Partito Socialista Italiano era riluttante a firmare, in quanto questi avrebbero costretto il Paese a sacrifici che, difficilmente, avrebbe potuto affrontare in tempi brevi. A ciò si sommò l'instabilità politica causata dalle stragi di mafia, con l'uccisione dei giudici Falcone (collaboratore di Martelli al Ministero della Giustizia) e Borsellino e la conseguente elezione di Scalfaro a Presidente della Repubblica, il quale rappresentò da subito gli interessi dei postcomunisti e della sinistra DC.
In tutto ciò fu completamente rifiutata l'Unità Socialista che Craxi propose al PDS di Occhietto, D'Alema e Veltroni, i quali preferirono sostenere l'azione del Pool di Milano, composto da simpatizzanti di estrema destra ed estrema sinistra, peraltro, i quali operarono solo ed esclusivamente contro i partiti democratici e di governo, lasciando completamente "illesi" i postcomunisti ed i postfascisti.
Se, probabilmente, l'ipotesi dell'alleanza fra socialisti, radicali e laici di Martelli del 1987 e/o l'Unità Socialista di Craxi fossero andate in porto, la sinistra in Italia avrebbe potuto sopravvivere. Di fatto, invece, morì con la morte della Prima Repubblica, consegnando il Paese, prima all'imprenditore di Arcore ed alla sua compagine clericofascista e, successivamente, all'accozzaglia cattocomunista, sostenitrice di quei Poteri Forti che non aspettavano altro che mettere le mani sul partimonio delle imprese statali, acqisendole a prezzi stracciati.
Come spiega "Il crollo", ovvero le interviste ai massimi dirigenti del PSI, peraltro, le televisioni di Berlusconi si accodarono all'accanimento mediatico-giudiziario contro il PSI ed i partiti di governo, dimenticando l'antica amicizia fra il leader del PSI ed il successivo leader del PdL. E così fece il quotidiano "La Repubblca" di Eugenio Scalfari che, da giornale indipendente vicino a posizioni liberali, sostituì, di fatto, "L'Unità" - l'antico organo comunista - in accanimento contro socialisti, liberali e laici.
Se la situazione politica di oggi, ovvero quella degli ultimi vent'anni, è quella che è, occorre guardare al passato e ristudiarsi, per intero, il biennio 1992-'93.
Il biennio 1992-'93, infatti, segnò, per l'Italia e per l'Occidente democratico, la caduta di un sistema politico. Sicuramente non perfetto, fatto anche di finanziamenti illeciti alla politica (come osserva Claudio Signorile, per evitare di incappare in questo reato sarebbe stato sufficiente che la classi politica di allora non introducesse tale norma nell'ordinamento, ovvero legalizzasse i contributi privati, come negli USA), ma certamente democratico e rappresentativo del Paese.
Grazie a saggi come questo edito da Marsilio, ci auguriamo che le vecchie e le nuove generazioni comprendano il perché, oggi, il Paese è caduto nelle mani di imprenditori e politici mediocri, oltre che di comici inneggianti l'antipolitica.


Luca Bagatin



23 giugno 2012

Luca Bagatin a Radio Radicale



Devo ringraziare l'amico Lanfranco Palazzolo, giornalista di Radio Radicale, per questo splendido servizio fotografico, interamente visibile (e scaricabile ahahahahah), al link:

http://lanfrancopalazzolo.blogspot.it/2012/06/luca-bagatin-radio-radicale.html




PERCHE' RADIO RADICALE E' L'UNICA SENZA MEDIAZIONI, SENZA FILTRI (come le Stop, ve le ricordate ???!!!), SENZA VELINE.
PERCHE' RADIO RADICALE E' DENTRO, MA FUORI DAL PALAZZO.

MICA CALZETTONI !!!!

(visibile, a Roma, anche sul digitale terrestre al canale 118)



1 giugno 2012

Seminario di rinascita del quotidiano l'"Avanti!" il 9 e 10 giugno: il mio saluto ed augurio



Sabato 9 e domenica 10 giugno, presso la Biblioteca Storica della rivista "Critica Sociale", al Teatro Borgo in Brera (MI) di Via Formentini 10, si terrà il seminario di rinascita del quotidiano di area socialista l'"Avanti!" (quello vero, senza "cammellate" lavitoliane).
Maggiori informazioni potete trovarle al sito www.criticasociale.net.
Ringrazio il direttore di Critica Sociale, Stefano Carluccio, per l'invito, ma, purtroppo, in quei giorni non mi sarà possible essere presente.
Ho pertanto inviato un breve testo di augurio, saluto ed auspicio che ho chiesto sia letto in mia vece al seminario e che riporto qui, in anteprima.

Saluto con grande simpatia la rinascita dell'Avanti che, mi auguro, possa essere anche la casa di chi, come me, non è né socialista né di sinistra, bensì repubblicano e liberale.
Penso che ad unirci sia una storia di comuni lotte per la libertà individuale e l'emancipazione, che fonda le sue radici nelle lotte risorgimentali contro l'oppressore straniero e clericale e, successivamente, la lotta al nazifascismo ed al comunismo, anche nella sua declinazione recente di cattocomunismo, vero, autentico responsabile della caduta della democrazia in Italia nel 1993.
Dal 1993, infatti, viviamo in una sorta di "dittatura mascherata", ove a farla da padrone sono presunti partiti o, meglio, "comitati d'affari" che si dicono "di destra" e/o "di sinistra", quando, nei fatti, sono entrambi uniti nella spartizione delle spoglie dello Stato, ai danni dei cittadini.
Personalmente non credo più ai partiti o alla necessità di costruirne di nuovi. Credo però alle radici culturali che accomunanoi nostri storici partiti laici e ritengo che tale storia debba "condizionare ed indirizzare" positivamente tanto coloro i quali si definiscono di destra, che coloro i quali si definiscono di sinistra.
Personalmente sono fra coloro i quali hanno creduto e credono che solo dalla parte opposta rispetto all'attuale "centrosinistra" possa nascere qualche cosa di autenticamente riformatore.
Credo in un nuovo, autentico, Movimento per le Libertà tutto da costruire. Libertà economiche, civili, sociali e sessuali. Oltre la destra e la sinistra. Che magari dialoghi anche con Beppe Grillo, perché no.
Ed auspico che l'Avanti possa essere la casa quotidiana di tutti i laici che lavorano per tali libertà. Senza "feticismi", senza "colori ideologici", bensì con contenuti avanzati.
Un caro saluto a tutti.

Luca Bagatin
scrittore e blogger



23 maggio 2012

Una tassa da far pagare a chi ci governa male (per un ritorno alla responsabilità individuale ed alla meritocrazia)


C'è una cosa che mi sono sempre chiesto, ovvero come mai, in Italia, nessuno - ai "piani alti" - sia mai responsabile di nulla.
Pensiamo ad esempio ai magistrati i quali, nonostante un referendum vinto a maggioranza, infatti, non sono responsabili del loro operato. Se un magistrato, nell'esercizio delle sue funzioni, ad esempio, sbaglia, condannando un innocente, non è affatto responsabile. A pagare, al massimo, è lo Stato, ovvero il cittadino.
Non è strano tutto ciò ?
Poi, c'è un'altra irresponsabilità endemica, che è quella del politico, nella fattispecie dell'amministratore pubblico, sia egli Sindaco, Presidente di Regione, di Provincia, Presidente del Consiglio o Ministro.
L'amministratore pubblico è sempre e comunque irresponsabile di fronte al cittadino che, peraltro, è chiamato ad eleggerlo.
Da qualche tempo sono persuaso che andrebbe introdotto un sistema atto ad ovviare ai seri danni economici e non solo, perpetrati nelle pubbliche amministrazioni.
Non è possibile, insomma, che a pagare ed a ripianare i bilanci pubblici, debbano essere sempre i cittadini italiani, per mezzo dei loro danari frutto di risparmi e onesto lavoro.
Le imposte sono un bene, ma solo se sono poche ed atte a finanziare precisi servizi pubblici essenziali. In Italia, purtroppo, non è mai stato così ed il bilancio dello Stato è sempre stato oggetto della peggiore demagogia e del peggior populismo di gran parte della classe politica, in particolare negli ultimi vent'anni.
Per ovviare a ciò, posto che è stato approvato il sacrosanto pareggio di bilancio (utile ad evitare che le successive generazioni continuino ad indebitarsi, alla faccia di burocrati e politicanti spendaccioni), sarebbe opportuno stabilire che, una volta eletto (e chi scrive auspica che sia eletto direttamente dai cittadini, a turno unico, meglio se slegato dai partiti e dal Parlamento, il quale dovrebbe solo avere funzioni di controllo e legislative), il governo in carica, esso, per mezzo del Presidente e dei suoi Ministri, stilasse un programma, con tanto di bilancio di previsione, con relative entrate e relative coperture finanziarie.
Una volta terminato il mandato, dopo cinque anni, se gli obiettivi stilati nel programma e nel bilancio saranno raggiunti, tale governo potrà anche ripresentarsi agli elettori, diversamente, se vi saranno buchi di bilancio o le aspettative programmatiche saranno disattese, il Presidente ed i suoi Ministri, avranno l'obbligo di pagare di tasca propria una "tassa di scopo", con il preciso "scopo" di ripianare il bilancio.
Tale proposta potrà sembrare provocatoria, ma, pensateci bene. Non sarebbe un modo per ovviare allo promesse a vanvera dei politicanti ? Non sarebbe un modo per evitare sprechi di danaro pubblico e finanze allegre, prive di coperture ? Non sarebbe un modo per rispondere direttamente agli elettori, rimettendoci, eventualmente, del proprio ?
Ricordiamo che la parola "Ministro" deriva da "servo", ovvero egli è o dovrebbe essere "servo del popolo", ed una proposta di questo tipo servirebbe, appunto, a ripristinare la funzione originaria dei Ministri, a cominciare dal Primo Ministro, anche a livello locale nella persona del Sindaco e dell'Amministratore Pubblico.
Chiunque avrà il coraggio di introdurre una norma di questo tipo, io credo, riceverà certamente il plauso da parte di un'opinione pubblica la cui fiducia nei confronti di "questa" politica è ormai, e giustamente, sotto le scarpe.

Luca Bagatin



24 gennaio 2012

L'AVANTI! C'E' (in edicola con Il Riformista)




17 gennaio 2012

A dodici anni dalla scomparsa di Bettino Craxi...


Sono passati dodici anni dalla scomparsa del leader socialista Bettino Craxi, morto in esilio, ad Hammamet.
Sì fu un esilio forzato, il suo, a causa di una giustizia italiana parziale che - unico caso al mondo in un Paese occidentale - fece sì che sul finire del 1993 scomparissero tutti i partiti liberali e democratici: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli.
Bettino Craxi, nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati del 29 aprile 1993, fu l'unico ad avere il coraggio di denunciare, in una sede istituzionale, il finanziamento illegale alla politica ed affermare che tutti i partiti, dal dopoguerra sino al allora (oggi è anche peggio), si erano finanziati illegalmente, ovvero avevano preso danari in nero: chi, come il Psi, da privati, chi, come il Pci, persino dalla dittatura sovietica.
Era un sistema che la stessa magistratura conosceva bene, ma, in tanti anni, non era mai intervenuta. Lo denunciarono per primi i radicali di Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, negli anni '60 e, successivamente, quelli di Marco Pannella. Inascoltati, perché così era "conveniente" fare.
Era un sistema che però ebbe un unico capro espiatorio: Bettino Craxi. L'unico che si oppose con forza al compromesso storico Dc-Pci, l'unico che voleva l'alternanza fra progessisti e conservatori e che pertanto propose, negli anni '90, un'unione fra socialisti e gli altri laici ed i postcomunisti che allora sembravano democraticizzarsi, per, al fine, contrapporsi alla Dc ed al Msi.
Bettino Craxi, come il già citato Pannella, era però un illuso. Si illudeva che quelli, i comunisti, si stessero democraticizzando per davvero. Ed invece furono proprio costoro che gli scatenarono contro una giustizia politicizzata che allora non aveva eguali nel resto d'Europa, ove pure i partiti si finanziavano sottobanco. Pensiamo ai Kohl, ai Gonzales, ai Mitterrand: tutti ladri oppure grandi leader democratici ?
L'Italia aveva in più il problema del difendersi dalle infiltrazioni sovietiche, con un Partito Comunista oltre il 30 %. Come combatterlo in casa socialista e laica ? Con i finanziamenti privati che, peraltro, Craxi avrebbe voluto portare alla luce del sole, come negli Stati Uniti d'America.
Ciò, purtroppo, non fu possibile: Craxi fu bollato come ladro, Andreotti come mafioso, i partiti laici e democratici saranno liquidati. L'Italia vivrà i suoi anni più terribili dopo quelli del terrorismo ed al Potere saliranno i postfascisti, i leghisti ed un nuvo personaggio, Berlusconi che allora sembrava proporre un'alternativa liberale...per poi inciuciare con quei postcomunisti che, a parole, diceva di voler combattere.
Oggi l'Italia è l'unico Paese democratico a non avere un Partito Socialista ed un Partito Liberale. Molto probabilmente non li avrà nemmeno più, per quanto quegli ideali di laicità dello Stato, emancipazione sociale e libertà civili, economiche ed individuali, siano sempre validi ed attuali nel pantheon della sinistra democratica ed anticomunista. Una sinistra che, purtuttavia, in Italia è morta per sempre nel 1993.
Ad ogni modo e comunque, il 19 gennaio di quest'anno rinascerà, grazie al lavoro della rivista Critica Sociale, il quotidiano l'"Avanti!", diretto da Rino Formica e da Stefano Carluccio ed il cui primo numero sarà allegato al quotidiano "Il Riformista".
Sarà un quotidiano libero, autofinanziato, di tutti i socialisti e che anche un liberale mazziniano come me sente già come suo e vi collaborerà.
Forse c'è ancora spazio, in questo pur triste Paese, per raccontare alle nuove generazioni come sono andati i fatti e per ricostruire l'Italia su basi democratiche.
Quell'Italia che Bettino Craxi ha sempre amato e difeso.

Luca Bagatin



1 gennaio 2012

Bentornato AVANTI!






7 dicembre 2011

Il 25 dicembre prossimo rinascerà il quotidiano liberalsocialista l'"Avanti!": quello vero !



In quest'Italia della crisi, di totale spaesamento e sfiducia nei confronti della politica (a scrivere è uno che non va più a votare da anni, non a caso), ecco almeno una buona notizia: nelle edicole tornerà il quotidiano l'"Avanti!".
L'"Avanti!", sì, quello senza l'apostrofo, l'originale ed unico giornale di cultura socialista diretto da Leonida Bissolati ed uscito per la prima volta nel 1896. L'unico e vero "Avanti!" titolato ad essere tale, senza cammelli, cammellate, padrini o padroni di sorta.
L'"Avanti!" sarà organo indipendente dai partiti e ciò ce lo rende ancor più simpatico. L'"Avanti!" sarà diretto da Rino Formica e sarà rivolto ai socialisti di tutti gli schieramenti politici. In particolare ai senza tessera.
L'"Avanti!" rinascerà dunque ufficialmente il 25 dicembre prossimo, grazie all'apporto ed impulso della rivista liberalsocialista "Critica Sociale", diretta dall'ottimo Stefano Carluccio ed inizialmente sarà inviato agli abbonati della Critica. Poi, con l'anno nuovo, sarà presente anche nelle maggiori edicole italiane.
Ora, come ho scritto a Carluccio nel complimentarmi con lui per l'ottima iniziativa, io non sono socialista. Sono un repubblicano mazziniano, già iscritto al PRI ed abbonato da una vita a "Critica Sociale".
C'è un filo rosso mazziniano e garibaldino che lega la cultura repubblicana e liberaldemocratica a quella socialista. Si chiama appunto: cultura liberalsocialista, ovvero quella per la quale non c'è autentica giustizia sociale senza libertà: civile ed economica.
E' un filo rosso che parte da molto lontano, dal Partito d'Azione di Giuseppe Mazzini alle Camicie Rosse di Giuseppe Garibaldi, passando per le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso mazziniane e successivamente mutuate anche dai primi socialisti, sino alle lotte sociali di Filippo Turati ed Anna Kulisioff ed alla giunta capitolina di Ernesto Nathan. Passando dunque per il Secondo Risorgimento, la Resistenza, i fratelli Rosselli, Matteotti, la lotta al nazifascismo e dunque al comunismo. Una storia che unisce il repubblicano Randolfo Pacciardi al socialista Bettino Craxi, entrambi promotori di una Repubblica presidenziale anti-casta ed anti-partitocratica.
E' antica quanto attualissima la storia dei laici, dei repubblicani, dei liberali e dei socialisti. E' una storia fatta di emancipazione delle classi lavoratrici e diseredate; di battaglie per i diritti civili quali divorzio ed aborto; di lotta allo statalismo democristiano e comunista in nome della libertà economica e sociale degli individui.
E' una storia che i più giovani dovrebbero non solo conoscere, ma financo portare avanti. Specie in quest'epoca in cui la vera origine della crisi sta proprio nella crisi dei valori e degli ideali.
Dal '93 ad oggi abbiamo assistito, in Italia, alla totale scomparsa dei partiti democratici, che sono stati sostituiti con altri non solo non democratici, ma finanche privi di contenuti, di ideali, di progetti.
Il berlusconismo e l'antiberlusconismo, figli entrambi del cattocomunismo e del clericofascismo degli anni '70, hanno dominato la scena politica di questo Paese per troppo tempo.
E' il momento di tornare alle idee ed ai contenuti. Ai fatti concreti.
All'unità dei laici, dei liberali, dei repubblicani, dei radicali e dei socialisti tutti, ad esempio.
Una proposta che rimase inascoltata all'interno del PRI e che feci circa un anno fa era quella di rifondare l'Unione Democratica Nuova Repubblica di Pacciarti, quale componente politico-culturale per elaborare un discorso più ampio.
Un discorso che prevedesse i seguenti punti programmatici concreti: riforma della legge elettorale in senso Presidenziale per il governo e proporzionale pura per il Parlamento; riduzione delle imposte ad un massimo di tre aliquote fiscali ed innalzamento della no tax area; abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi e comunità montane; privatizzazione del carrozzone Rai; introduzione del matrimonio omosessuale; legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; riduzione degli stipendi di Deputati e Senatori del 50 %.
Un discorso programmatico, io credo, laico, liberalsocialista e libertario.
Ecco, io penso che un discorso di questo tipo possa essere fatto anche e soprattutto all'interno di un giornale libero come potrebbe essere il nuovo "Avanti!". Un giornale il più aperto possibile alle diversità culturali dei laici e con lo scopo ultimo di poter, fra qualche tempo, incidere nell'orientamento politico nazionale.
Ora, forse tutto cià può sembrare ambizioso e lo è, in effetti.
Proviamoci almeno.
Nel mio piccolo, cari amici di "Critica Sociale", cari Stefano Carluccio e Rino Formica, sarò con voi.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini