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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 gennaio 2016

Anita Garibaldi: Eroina dei Due Mondi

Anita Garibaldi (1821 - 1849) è un'eroina dimenticata.

Forse perché donna, forse perché straniera, forse perché la fama di suo marito Giuseppe, del quale fu sempre innamorata ed al quale diede quattro figli, ne oscurò la fama. Forse perché la sua vita fu breve e durò solo 28 anni.

Ana Maria de Jesus Ribeiro de Silva, questo il suo vero nome. Aninha per i suoi affetti più cari. Anita per la Storia che la consacrò a Eroina dei Due Mondi, per aver combattuto, a fianco al marito, sia in Brasile, contro l'oppressione imperiale, che in Italia, contro l'oppressione pontificia e clericale.

Ragazza ribelle sin da bambina e amazzone senza pari, mal sopportò il matrimonio che la famiglia le impose con il calzolaio Miguel Duarte, che lei mai amò e che morirà pochi anni dopo, combattendo nell'esercito imperiale contro i rivoluzionari.

Si innamorerà subito di Giuseppe Garibaldi, il rivoluzionario, il democratico, il repubblicano venuto dall'Italia, amante della causa degli oppressi, che sposerà e con lui intraprenderà la lotta per l'indipendenza del Rio Grande dall'Impero del Brasile e, successivamente, dopo aver dato alla luce Menotti, Rosita (che morirà di scarlattina a soli 2 anni), Teresita e Ricciotti, si trasferisce a Genova dalla madre di Garibaldi ed il marito la raggiungerà qualche mese dopo, assieme ad Andrea Aguyar, ex schiavo di colore, originario dell'Angola ed ormai divenuto fedelissimo Tenente del Generale in camicia rossa, sino alla morte avvenuta nel corso della battaglia in difesa della Repubblica Romana del 1849, contro le truppe franco-pontificie.

Anche in Italia, Anita, seguirà le imprese del marito, sino alla morte prematura causata dalla malaria e che la colpirà proprio allorquando la Repubblica Romana sarà ormai perduta., con Garibaldi in fuga e lei che viene trasportata dal marito e dai compagni su un vecchio materasso, nei pressi di Mandriole di Ravenna.

Una grande perdita per un grande uomo. Una grande perdita per l'Italia che, da tempo, l'ha dimenticata e da tempo tende a voler dimenticare Garibaldi o a sminuirne l'opera di eroe senza macchia e che, a sprezzo del pericolo – cosa che oggi pressoché nessuno avrebbe il coraggo di fare - combattè, armi in pugno, per un'Italia libera e sovrana, oltre che per un'Europa di nazioni sorelle e unite dall'ideale repubblicano e socialista umanitario. Pochi infatti sanno o ricordano che, Garibaldi, assieme a Mazzini, a Bakunin, a Marx e ad Engels, fu fra i fondatori della Prima Internazionale dei Lavoratori, nel 1864.

Oggi l'Italia, schiava dei tecnocati di Bruxelles e l'Europa, schiava del Grande Mercato Transatlantico e del Fondo Monetario Internazionale, necessiterebbero di una nuova Anita e di un nuovo Giuseppe Garibaldi in grado di liberare ancora una volta i popoli dai nuovi oppressori: politici, imprenditoriali e finanziari.

Oggi, l'Italia e l'Europa, necessiterebbero di un nuovo moto d'orgoglio e di riscatto nazionale e morale, sull'esempio seguito dall'America Latina degli ultimi quindici anni, con particolare riferimento all'Uruguay dell'ex Presidente José “Pepe” Mujica, garibaldino dei giorni nostri.

Studiamo e diffondiamo la Storia, per quel che ci riguarda e compete. Evitando soprattutto di scadere in sciocchi e stupidi revisionismi neoborbonici e neoclericali, che certo non onorano la memoria dei combattenti di ogni epoca, ideale e Paese d'origine.


Luca Bagatin




8 gennaio 2016

"Religione è schiavitù ! Spiritualità è libertà !" Riflessioni by Luca Bagatin

La vera bestemmia è dirsi rappresentanti di Dio sulla terra. Dio non necessita di rappresentanti perché Egli semplicemente E'.


Non mi interessano né i partiti né le organizzazioni.
Sono tutte cose composte da persone spesso senza principi, che amano avere addosso patacche inutili, che compiono gesti e rituali che spesso nemmeno comprendono, che dicono cose per il puro piacere di sentire che suono hanno nelle loro bocche.
Mi interessano piuttosto le grandi anime, i grandi spiriti, quelli che, nel corso dei Secoli, hanno combattuto a sprezzo del pericolo e della loro stessa vita: da Giovanna D'Arco a Bolivar da Garibaldi ad Anita.
Tutti sono bravi a parlare invano. Pochi sono bravi a morire non invano.


Solo la sessualità libera e consapevole può liberarci dalla religione, ovvero dalle conseguenze fondamentalistiche che essa comporta.


Per battere Renzi e il renzismo occorre un leader di destra che sappia essere di sinistra. Estrema.


L'amicizia fra due o più persone esiste quando queste si frequentano e/o si sentono spesso.
Quando ciò non avviene il loro rapporto si chiama "conoscenza".
Poi, all'interno di questa "conoscenza" ci può essere, eventualmente, l'"empatia".
Anche questa, come l'amicizia, non va declamata ma va PRATICATA e DIMOSTRATA.
Queste in breve le ragioni per le quali da anni:

a) ho deciso di non frequentare qualsi nessuno;
b) ho una grande considerazione per concetti quali "amicizia", "empatia", "fratellanza", ovvero per il loro AUTENTICO SIGNIFICATO PRATICO.


Tutti ad inneggiare quel despota amico dei ricchi oligarchi di Putin (che non è diverso da Obama nel farsi i suoi interessi).
Ecco, io invece inneggio al suo principale oppositore: Eduard Limonov, leader del Partito Nazional Bolscevico messo fuori legge proprio da Putin.
Nei Nazbol we trust !




19 dicembre 2015

E' l'ora dei popoli affamati dalla globalizzazione e dal capitalismo

Lo diciamo e lo scriviamo da tempo, da molto tempo: è l'ora dei popoli. Dei popoli affamati e affratellati.

Qualsiasi sia stato l'esito elettorale, è l'ora dei Podemos e di Marine Le Pen e di tutti coloro i quali si battono contro un'Europa oligarchica, globalista e capitalista. L'Europa del debito pubblico impagabile.

E' l'ora di Pablo Iglesias, leader dei Podemos spagnoli, che si è da sempre ispirato alla Rivoluzione Bolivariana e democratica di Hugo Chavez e dei leader dell'emancipazione dell'America Latina e che, come vado affermando anch'io nell'ambito del pensatoio “Amore e Libertà” (in merito al quale ho scritto un recente saggio, con prefazione di Antonio Tiberio Dobrynia), sono alla base di una nuova idea di democrazia: partecipativa, nazionale, popolare, socialista libertaria e umanitaria.

E' l'ora, dunque, di mettere da parte le vecchie etichette destra-sinistra; di decretare uno “Stato di felicità permanente”, rispolverando un vecchio slogan degli Indiani Metropolitani; è l'ora di smetterla di credere ai falsi profeti alla Grillo, già stipendiati dalla Rai-Tv; di smetterla di sostenere figure autoritarie come Matteo Renzi o come quel Berlusconi che ripropone una nuova accozzaglia di moderati oppure quegli pseudo-estremisti che già hanno mal governato questo Paese come la Meloni e Salvini e che, peraltro, quando erano al governo, hanno fatto esattamente l'opposto di quanto vanno predicando oggi.

E' l'ora della partecipazione attiva delle intelligenze stanche di subire un'inutile austerità che ingrassa unicamente il sistema capitalista speculativo e finanziario ed i politicanti di turno.

E' l'ora di abolire – di comune accordo – il debito pubblico, come afferma l'intellettuale francese Alain De Benoist, in quanto impagabile anche con misure di austerità che stanno uccidendo letteralmente il cittadino. Pensiamo ai numerosi casi di suicidio di piccoli imprenditori o di coloro i quali hanno perduto il posto di lavoro.

E, anche se può sembrare una provocazione, sarebbe l'ora che la BCE diventasse, più che un istituto di credito (di quale credito gode poi ?), un istituto di beneficenza, in grado di regalare danari agli Stati ed ai cittadini che ne hanno bisogno. Che sono tanti e troppi, a differenza dei pochi banchieri e dei pochi politicanti di Bruxelles, Washington, Mosca o Pechino, che si crogiolano da sempre nel loro gioco preferito: il Risiko. Sulla pelle dei lavoratori, dei poveri, degli oppressi costretti a migrare a causa di guerre da loro non volute, non cercate, non certo finanziate.

Questa è la Civiltà dell'Amore che sogniamo. Una civiltà libera da povertà e oppressione. Una Civiltà contrapposta, dunque, alla società del piacere effimero e dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

Una Civiltà che vada oltre la destra e la sinistra e che sappia coniugare la laicità con la spiritualità. Spiritualità che, lo ricordiamo, non ha nulla a che vedere con qualsivoglia dogma religioso che da secoli opprime le menti ed è spesso all'origine di violenza e di prevaricazione.


Luca Bagatin



18 settembre 2015

XX Settembre: ricorrenza tradita dai liberal-giolittiani ed affossata prima dai fascisti e poi dalla partitocrazia

Con il 20 Settembre 1870, l'entrata dei bersaglieri a Porta Pia e la conseguente caduta del potere temporale del Papa dei cattolici, si compie l'Unità d'Italia.

Data storica che, prima dell'avvento dei fascismo - sceso a patti con la Chiesa cattolica – era anche considerata festa nazionale.

Festa nazionale ormai cancellata e la data pressoché dimenticata da tutti, salvo da noi anticlericali, repubblicani, mazziniani e massoni.

Non va dimenticato che il 20 Settembre vide per la prima vola uniti repubblicani mazziniani, socialisti e persino liberali che, con Cavour, dichiararono “Libera Chiesa in libero Stato”. Salvo tradire lo stesso Cavour, nel 1913, con il patto Gentiloni voluto da quello che Gaetano Salvemini definì il “Ministro della malavita”, Giovanni Giolitti.

Il patto, infatti, previde un accordo fra liberali e cattolici dell'Unione Elettorale Cattolica Italiana, che prevedeva una nutrita quantità di seggi cattolici in seno al partito liberale. E ciò per contrastare l'avanzare dei repubblicani e dei socialisti. Un patto che permise ai liberal-cattolici di ottenere il 51% dei voti. Ovviamente le elezioni erano a suffragio universale ristretto !

Ecco che lo spirito del 20 Settembre fu tradito dai liberal-giolittiani prima e affossato dal fascismo mussoliniano nel 1929 e dalla sedicente Repubblica italiana del 1948, la quale, fondata sul tacito accordo fra cattolici e comunisti, rimarrà in mano alla partitocrazia ed agli umori del Papa dei cattolici, non più Re, ma pur sempre condizionante l'attività del Parlamento, salvo essere contrastato dallo spirito libertario dei radicali, repubblicani, socialisti e liberali del dopoguerra, i quali riusciranno quantomeno ad ottenere la legge sul divorzio e sull'aborto, confermate dal voto popolare referendario.

Di questo oggi rimane ben poco. La Repubblica italiana rimane una non-Repubblica delle banane, ovvero un'oligarchia di politicanti senza arte né parte. La stessa legge sulle unioni civili che dovrebbe essere approvata è imposta da Bruxelles e sarà sicuramente all'acqua di rose. I diritti delle persone, come sempre da noi, calpestati in nome della stupidità dogmatico-religiosa, che di spirituale e di umanitario non ha mai avuto nulla.

A parte queste facili e desolanti constatazioni, desideriamo segnalare un interessante saggio, appena uscito per le ezioni Ibiskos, realizzato da Renato Traquandi, repubblicano mazziniano della prima ora, che con “Le strategie vaticane” racconta proprio le alterne vicende e rapporti fra il nascente Stato unitario e la Chiesa cattolica. Una lettura storica e politica interessante, che andrebbe suggerita anche al Papa dei cattolici Francesco o Sig, Bergoglio che dir si voglia, che ci appare piuttosto l'ennesimo burattino nelle mani di un potere che rappresenta tutto salvo che gli insegnamenti di fratellanza, povertà e uguaglianza dettati dal Cristo.


Luca Bagatin



30 luglio 2015

Mattarella (sedicente) massone e dintorni: come il complottismo gossipparo e la massonofobia rafforzano il Potere da sempre

Parecchi cosiddetti “organi di informazione” (leggi “organi di deformazione”), pur di vendere copie e ricercare un sensazionalismo effimero che, peraltro, avvantaggia solamente le élite al potere, tirano in ballo le solite assurdità relative ad una presunta massoneria deviata.

Lo fecero già con il falso scaldalo P2, che vide peraltro assolti tutti i componenti della Loggia Propaganda nr. 2 – per nulla deviata né segreta – da qualsiasi nefandezza ad essi attribuita (ed attribuibile, diversamente, al mondo politico ed economico, che nel frattempo è gravemente peggiorato).

Oggi lo fanno parlando di un Mattarella ospite di una sedicente loggia massonica. Ovviamente deviata. Sic !

Ora, per costituire una qualsiasi associazione, abbia essa il nome “massonica” o “bocciofila”, è sufficiente andare da un notaio e costituirla. Detto ciò, la Massoneria è un'altra cosa e, per chi avrà la pazienza di studiarne i rituali d'iniziazione, il carattere spirituale ed esoterico della medesima, avrà la possibilità di comprenderla meglio. E di comprendere che, se vuoi far carriera, faresti meglio a costituire un partito, un'azienda, una rete d'affari che gestisca “la roba” (tanto per citare Ernesto Rossi).

Taluni giornalisti in cerca di notorietà e taluni politicanti o aspiranti tali, invece, preferiscono ignorare tutto ciò e utilizzano il nome Massoneria per coprire la verità. Preferiscono non dire, ad esempio, che il problema è il sistema economico capitalistico e bancario ed il sistema politico odierno che sfrutta i cittadini ed i popoli, specie i popoli del Terzo Mondo. Un sistema che non funziona ed è dannoso, oltre che criminale.

La Massoneria, Istituzione antichissima fondata da Muratori Operativi sulla base delle conoscenze gnostiche, esoteriche e misteriosofiche dell'Antico Egitto e dell'Antica Grecia e successivamente costituita da filantropi, alchimisti e rivoluzionari sociali, diversamente, è una scuola che fornisce un rigoroso metodo di elevazione morale i cui scopi - come enunciato dal conte Alessandro di Cagliostro – sono tre: Fratellanza dell'umanità senza distinzioni; Uguaglianza fra tutti i cittadini ed i popoli; Libertà dai dogmi e da ogni tipo di catena, oppressione, sia essa morale o sociale.

Detto ciò è assai improbabile che i signori del Fondo Monetario Internazionale siano massoni e così i tanti mafiosetti di casa nostra e altrui, le tante mentalità mafiose che albergano le nostre città. Roma in primis, la quale ha dimenticato ogni ideale Risorgimentale ed alla quale andrebbe tolto il titolo di Capitale d'Italia.

Ma fa comodo a molti far credere il contrario. Fa comodo non rammentare che massoni furono non già ricchi banchieri come Mario Draghi, bensì grandi idealisti e condottieri quali George Washington, Simon Bolivar, José de San Martin, Giuseppe Gaibaldi, Ernesto Che Guevara, Juan Domingo Peron (quest'ultimo componente della Loggia Propaganda nr. 2), Salvador Allende e molti altri che, specie nel mondo latino, hanno lottato e lottano ancora per l'emancipazione dei popoli e per la loro elevazione morale, sociale e culturale.

Fa comodo, ma tali informazioni vanno diffuse con sempre maggior frequenza (anche perché spesso censurate), perché la massonofobia è una forma di discriminazione antica che, ancora una volta, serve da copertura ai troppi che siedono ai vertici del Potere. Così come ieri serviva al Trono ed all'Altare per le medesime ragioni.


Luca Bagatin



14 aprile 2015

Insegnante di Terni sospeso dall'insegnamento. Aveva compiuto il dovere civico di rimuovere il crocifisso dall'aula (sic !)

E' vergognoso, scandaloso e aberrante, ma tant'è.

Tant'è che ad un insegnante di lettere di un'Istituto per Geometri di Terni – il prof. Franco Coppoli - si impedisca di insegnare e lo si sospenda per un mese dal percepire lo stipendio.

E' vergognoso, scandaloso e aberrante perché la motivazione è la seguente: ha tolto il crocefisso dall'aula in cui insegnava.

E allora ? Allora ha fatto bene, perché la scuola è un luogo pubblico ed un crocifisso appeso al muro c'entra come un cane in chiesa !

E invece no. Il Consiglio Nazionale della Pubblica Istruzione, ha deciso che “il comportamento contestato al Sig. Coppoli Franco, nonostante le motivazioni addotte nella difesa, costituisce una violazione dei doveri connessi alla posizione lavorativa cui deve essere improntata l’azione e la condotta di un docente” per cui ha ritenuto “legittimo erogare la sanzione disciplinare della sospensione dall’insegnamento per trenta giorni”.

La medesima cosa era peraltro accaduta al prof. Coppoli nel 2009 e per la medesima motivazione.

Cioè, fateci capire, il fatto di aver compiuto il dovere civico di rimuovere un simbolo inopportuno in un luogo pubblico costituisce...una violazione ???

Ma in che razza di Stato neo-islamico viviamo !!!???

In un articolo del 2011, riportato anche nel mio saggio “Universo Massonico” (Bastogi Editrice), a proposito dell'inopportunità dei simboli religiosi nei luoghi pubblici scrivevo: Ogni simbolo ha un significato primordiale ed insito dentro noi stessi, così come ci ricorda Jung. Purtroppo però, nel corso della Storia taluni, per ignoranza e/o bramosia, hanno deciso di far propri certi simboli e attribuire ad essi altri significati, spesso fuorvianti e deleteri. Non è isolato il caso della croce cristiana, simbolo Egizio (la famosa Ankh o croce ansata) mistificato dall'Imperatore Costantino, autentico fondatore della religione cristiana (Gesù detto Il Cristo fu inchiodato ad una "tau", come in uso al tempo dai Romani e non certo su una croce), ma anche la swastica, simbolo vedico che rappresenta il sole (o, se vogliamo, la Luce, il Divino entro noi stessi, secondo la medesima tradizione), che Hitler trasformò nel simbolo del nazismo.
Personalmente metto in discussione l'utilizzo propagandistico e deleterio di taluni simboli universali, che vengono dati in pasto alle masse così, senza nessun back ground culturale e spirituale alla base. Ogni simbolo ha in sé una valenza molto grande e potente e sono pochi a conoscerne veramente la portata. Ogni simbolo può essere utilizzato a fini buoni come a fini totalmente negativi. Così è stato nei Secoli e così è tutt'ora.
Nella fattispecie parliamo di inopportunità di certi simboli in determinati luoghi. Un crocifisso posto al muro di un locale pubblico ha il medesimo significato della swastica nazista posta in un locale pubblico: l'autorità del simbolo politico-religioso (non nella sua accezione spirituale, ma etica, totalitaria e totalizzante !) su coloro i quali si trovano in quel preciso luogo. Non è un caso che i regimi totalitari abbiano fatto ampio utilizzo di simboli (spesso di origine religiosa-magica-alchemica). Un simbolo, diversamente, dovrebbe essere interiorizzato. Così come una dottrina, un percorso spirituale. Individuale e mai collettivo, pena la collettivizzazione delle menti. Che è ciò che coloro i quali hanno bramosia di Potere meglio preferirebbero. (…).
(…) La laicità, in questo senso, è l'unico strumento per garantire equilibrio e rispetto delle singole individualità. Oltre che rispetto di ogni tradizione e percorso spirituale. (…).

Da gnostico e da cristiano, oltre che da laico, trovo dunque una vera bestemmia l'apposizione in un luogo pubblico - quale è una scuola - di un simbolo religioso, peraltro imposto dall'Imperatore Costantino per “accattivarsi” i cristiani in epoca antichissima (e non dal Cristo, che mai fondò una religione e che mai impose alcun simbolo !).

Il cristiano, del resto, porta la fede dentro il suo cuore, senza la necessità di trovarsi un crocifisso in un luogo “profano”, in un luogo pubblico, ove il suo significato potrebbe essere frainteso o creare sciocche divisioni.

In questo senso il prof. Franco Coppoli, oltre ad aver esercitato il suo diritto/dovere civico nel rimuovere un simbolo religioso da un'aula scolastica, ha esercitato anche il ruolo di educatore di menti giovani che non devono mai essere preda di simboli imposti dall'esterno.

In questo senso la sospensione dall'insegnamento, anche solo di un mese, è profondamente ingiusta, illegittima, diseducativa e degna solamente di un Paese barbaro e incivile.

Auguriamoci che la questione, oltre ad essere già seguita dal sindacato, sia oggetto anche di una tempestiva interrogazione parlamentare. E che, finalmente, i crocifissi, siano rimossi dai luogni pubblici !


Luca Bagatin




26 febbraio 2015

Sì all'educazione sessuale nelle scuole ! Contro la frustrazione e la violenza dilagante

Già è assurdo che in Italia non vi sia, a differenza dei restanti Paesi dell'Unione Europea.

Parliamo dell'educazione sessuale nelle scuole che in Paesi come l'Olanda esiste da quel dì al punto che ai bambini la si insegna da quando hanno 4 anni, mentre da noi è pressoché un tabù. Oppure è oggetto di dileggio e contestazione da parte di associazioni che si proclamano “Pro-Vita” (ma quale vita ? Quella dei tanti frustrati che già si aggirano minacciosi per le nostre città ?), che addirittura hanno organizzato una petizione – con tanto di ridicolo video “promozionale” - contro l'educazione sessuale nelle scuole e contro il fatto che, a scuola, si spieghi che l'omosessualità è un orientamento sessuale del tutto normale.

Oltre ad essere assurdo è addirittura aberrante il fatto che non si comprenda che è proprio la mancanza di un'educazione sessuale e, aggiungiamo, sentimentale nelle scuole, la causa della frustrazione di molti giovani in ambito sentimentale e sessuale; dei troppi casi di stalking nel nostro Paese; di violenza domestica; di ipocrisia domestica che porta padri di famiglia ad andare a prostitute o a transessuali; di violenza verbale e fisica nei confronti di omosessuali ecc...

E nella posizione delle associazioni cosiddette “Pro-Vita” non vi è nulla di cristiano, non vi è nulla di umano, bensì vi è molto, troppo di ideologico e di contro-natura. Perché la natura ci insegna da sempre ad amare. Così come ce lo insegnava il Cristo.

E sarà la prima cosa che insegnerò anche a mio figlio o a mia figlia, così come gli/le insegnerò a rispettare il proprio prossimo, la propria compagna o il proprio compagno al punto dal fargli comprendere che l'ipocrisia, la violenza ed il tradimento sono frutto della repressione, anche sessuale.

Ed è ciò che consiglio a tutte le famiglie che amano davvero i propri figli; ai padri - come potrei essere io stesso - che amano la propria moglie al punto che non la tradirebbero mai; alle coppie etero o omosessuali, felici semplicemente di amare, pur in uno Stato clericofascista, quello italiano, che sembra voler impedire anche questo.


Luca Bagatin



Ringrazio la modella Maria José Peon Marquez per la compartecipazione
alla nostra fotocomposizione artistico-aforistica



1 dicembre 2014

La Paura di Dario Argento

Lo sguardo malinconico e un po' folle lo ha sempre avuto. Così come ha sempre avuto la corporatura minuta e mingherlina. Dario Argento sembra incarnare, su di sé, i suoi medesimi incubi, le medesime ossessioni che nel corso degli anni ha saputo trasmettere sullo schermo.

Figlio d'arte, Dario Argento, romano, classe 1940, ha respirato sin da bambino - nello Studio Luxardo di Via del Tritone, di proprietà della madre Elda Luxardo - la passione per l'arte, per l'immagine, per quel cinema di cui peraltro si occipava già suo padre – Salvatore Argento – già partigiano delle brigate “Giustizia e Libertà” e successivamente produttore cinematografico.

Fu così che, da giornalista recensore di “Paese Sera”, nel 1970, inizierà – pressoché da autodidatta – a realizzare sceneggiatura e riprese del suo primo trhiller: “L'uccello dalle piume di cristallo”.

Da allora sarà un crescendo di trhiller e successivamente di horror, sempre avvolti da atmosfere oniriche, a tratti surreali, con l'unica eccezione di “Le cinque giornate”, film del 1973, commedia in costume ambientata durante il Risorgimento, interpretato da Adriano Celentano.

Sono da sempre un grande estimatore di Dario Argento, che ho anche avuto la possibilità di conoscere nel 2010, stupendomi di come entrambi non solo non fossimo fisicamente dei giganti, ma, al contempo, ponendogli alcune domande, mi rendevo anche conto di quanto fossimo caratterialmente simili.

Non ho potuto, dunque, dopo aver peraltro visto tutti i suoi film, non leggere la sua prima autobiografia, “Paura”, che da alcuni giorni popola le librerie di tutta Italia, edita da Einaudi.

In “Paura”, Dario Argento, accanto al racconto di come e perché sono stati realizzati i suoi film, racconta sé stesso. Per la prima volta racconta la sua introversione, la necessità di isolarsi da tutti, la diffidenza nei confronti del prossimo, i periodi di anoressia, il suo amore per le donne – ha avuto molte storie sentimentali, fra cui una l'attrice Marilù Tolo e con l'icona dei suoi film, ovvero Daria Nicolodi, madre di Asia – che è riuscito a conquistare non per la sua avvenenza fisica, quanto attraverso la sua intelligenza, il suo modo di parlare, di raccontarsi, di amare.

In “Paura” Dario Argento si mette così a nudo al punto che l'incipit del libro racconta il suo desiderio di suicidarsi, nel 1976, quando viveva all'Hotel Flora di Via Veneto a Roma, nel periodo in cui stava per terminare le riprese di “Suspiria”, il suo sesto film. A quel tempo, il regista e sceneggiatore, sentiva la necessità di scomparire per sempre. Poi, grazie all'aiuto di un amico medico, riuscirà a desitere, comprendendo che, come egli scrive “il suicidio è una strada a senso unico: se la imbocchi non puoi più tornare indietro, se invece riesci a evitarla sei salvo”.

Saranno forse i suoi incubi interiori a renderlo forse il miglior regista di horror vivente, quello che, meglio di altri, riesce a far emergere – sullo schermo e nell'intreccio narrativo - gli aspetti più reconditi della psicologia umana.

In “Paura” c'è questo e c'è anche molto altro. C'è il ritratto di un uomo che ha attraversato un'epoca del cinema e della società italiana: dagli Anni '60 sino ad oggi. E poi c'è il tenero rapporto fra quest'uomo e le sue figlie, Fiore ed Asia. Figlie che, peraltro, intraprenderanno la carriera di attrici (Asia anche di regista) e che reciteranno inizialmente proprio in film realizzati dal padre.

Ed infine c'è il rapporto fra Dario Argento e suo padre, che per lui fu un vero maestro di vita, oltre che la prima persona che credette nei suoi film al punto da essere il primo a volerli produrre.

Questi trovo siano gli asptti più significativi della prima autobiografia del Maestro dell'horror, che si legge davvero con grande passione, quasi fosse un romanzo d'avventura e di mistero, anche da parte di coloro i quali non hanno mai visto un suo film o non ne conoscono il personaggio.

Del resto, nonostante abbia visto almeno cinque volte ogni film di Dario Argento (escluso “Le cinque giornate”, lo ammetto, che appena lo vidi non lo trovai per nulla interessante), debbo ammettere che, dopo aver letto la storia della sua vita e la composizione dei suoi film, mi viene voglia di rivedermeli ancora una volta tutti quanti.


Luca Bagatin (nella foto con Dario Argento)



13 agosto 2014

Debdeashakti intervista Luca Bagatin a proposito di "Ritratti di Donna" (Ipertesto Edizioni) - Seconda parte

In questa video-intervista parlo del rapporto fra donne e politica e fra politica, (anti)politica, cultura, (contro)cultura, potere e comunicazione, spiegando - fra le altre cose - l'idea di fondo del movimento-non-movimento "Amore e Libertà".
Parlo inoltre del rapporto fra donne, esoterismo e Massoneria.



Il video è stato filmato dal giornalista Gabriele Maestri e realizzato da Debdeashakti.
La seconda parte sarà online nei prossimi giorni

Per acquistare "Ritratti di Donna" clikka qui:
http://www.iperedizioni.it/dettaglio.aspx?l=253&h=1



30 luglio 2014

Aforismi e riflessioni di un uomo stanco che nessuno ascolterà by Luca Bagatin

La libertà è come l'amore. Va conquistata, ma potrebbero passare anche secoli prima che ciò accada. La libertà è qualche cosa di possibile, ma non sempre facilmente raggiungibile (come crede o ha creduto qualche politicante da strapazzo).
Amore è Libertà. Libertà è Amore. Ma se non sappiamo nemmeno interiorizzare questi due aspetti possiamo benissimo eclissarci nell'oblìo.

Chi ha fiducia nella politica, nell'economia e nella magistratura temo abbia ancora un tantino da imparare.

L'Unità chiude ?
Ma se doveva chiudere già nel 2000 e poi è risorta e come sempre era finanziata da soldi pubblici ?
Almeno pagavate bene i giornalisti oppure facevate come la maggior parte dei giornali che o non li pagano o li pagano a cottimo ?
Temo non ci mancherà.
Riprendendo una celebre massima del Generale Giuseppe Garibaldi, oggi possiamo affarmare che "Amore e Libertà" è il Sol dell'Avvenire. Il resto, al massimo, sono solo insolenti insolazioni.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini