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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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9 ottobre 2010

"Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" presentato a Pordenone con il contributo del Partito Repubblicano Italiano alla presenza del prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio di Torino


A sinistra: il Sindaco di Pordenone Sergio Bolzonello
A destra: Luca Bagatin ed il prof. Pier Franco Quaglieni

Venerdì 8 ottobre scorso alle ore 19.00 - presso la saletta incontri dell'ex convento di San Francesco a Pordenone - il Partito Repubblicano della provincia di Pordenone ha organizzato la presentazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio da Longanesi al Mondo" edito da Rubbettino.
La presentazione, curata da Luca Bagatin collaboratore de "La Voce Repubblicana", ha visto la partecipazione stessa del prof. Quaglieni, docente di Storia risorgimentale presso l'Università degli Studi di Torino e Presidente del Centro Pannunzio che fondò, nel 1968, assieme a Mario Soldati e ad Arrigo Olivetti.
L'evento ha ricevuto spontaneamente il Patrocinio da parte dell'Amministrazione Comunale di Pordenone ed è intervenuto, con un breve saluto introduttivo, lo stesso Sindaco Sergio Bolzonello.
Bolzonello - già in passato iscritto al Partito Liberale Italiano e quindi vicino all'ideale pannunziano - si è rammaricato di come oggi si senta la mancanza di una scuola di pensiero politico e di come il Paese sia totalmente allo sbando e ciò a causa tanto del "berlusconismo", che dalla mancanza di un "disegno organico" da parte del Pd al quale egli stresso appartiene.
Luca Bagatin ha dunque brevemente presentato la figura di Pannunzio, già sceneggiatore cinematografico, giornalista e poi politico liberale nato a Lucca nel 1910. Ha fatto un excursus della carriera dell'intellettuale lucchese dagli anni '30, passando per l'antifascismo liberale e democratico e per l'anticomunismo raccontato anche per mezzo del foglio clandestino legato al PLI "Risorgimento Liberale". E poi il dopoguerra, la fondazione de "Il Mondo": settimanale laico e liberaldemocratico che gettò le basi per una Terza Forza da contrapporsi alle "chiese" clericale e comunista. Terza Forza che sarà poi il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici che, in chiave progressista, si alleerà al Partito Repubblicano Italiano di La Malfa e Pacciardi.
Bagatin ha in particolare ricordato le battaglie politiche, civili ed economiche de "Il Mondo": contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni e dei Poteri Forti.  Ed ha ricordato di come Pannunzio ed i suoi collaboratori volessero "superare a sinistra" persino i comunisti e dunque la celebre frase di Pannunzio:

“Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.


Il prof. Pier Franco Quaglieni ha dunque presentato il saggio che vede avvicendarsi contributi, oltre che suoi, anche di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli ed uno scritto inedito di Mario Soldati.

Quaglieni ha quindi ricordato il Pannunzio inizialmente disinteressato alla politica, ma successivamente, nel corso degli anni '40, fervente antifascista ed antitotalitario. Collaboratore di Longanesi ad "Omnibus" prima ed allievo di Benedetto Croce e fondatore del crociano, appunto, "Il Mondo" poi.

Ed ha ricordato di come moltissime generazioni di giovani anche non provenienti dall'area liberaldemocratica, si formarono intellettualmente sulle pagine de "Il Mondo" che - ha affermato Quaglieni - era letto anche da giovani democristiani e comunisti, di nascosto dai loro "apparati" di partito.

Il prof. Quaglieni, ad ogni modo, è pessimista relativamente al fatto che oggi, un'esperienza esaltante culturalmente e politicamente come quella de "Il Mondo", possa rinascere. Le cause - ha detto - sono varie: l'imbarbarimento del linguaggio, dei media stessi e della politica: tutti presi piuttosto dal gossip che dalle problematiche contingenti. E poi la mancanza di una cultura liberale maggioritaria nel nostro Paese.

Il Centro Pannunzio, ad ogni modo e come ha affermato il prof. Quaglieni, è un punto di riferimento per tutti coloro i quali vogliono dare testimonianza di ciò che è stato il liberalismo di Pannunzio, che poi era quello del conte di Cavour e che successivamente giunse a confrontarsi con il repubblicanesimo mazziniano e con il socialismo autonomista, che sono poi le grandi culture laiche del nostro Paese.

Degno di nota, fra il pubblico, la presenza di ex militanti dell'area liberale e repubblicana che si formarono politicamente negli anni '80 e '90. Nessun reduce, molti quaranta-cinquantenni che, dopo la caduta del Muro di Berlino, credevano in una grande rivoluzione liberale e libertaria che avrebbe potuto giungere anche in Italia, sull'onda anche della parabola pannunziana. Così, purtroppo, non fu.

Giunse invece Tangentopoli e, come detto anche dal prof. Pier Franco Quagliani, fu una siagura per tutti a cominciare dai partiti che avevano fatto dell'Italia un Paese moderno e democratico.

Morì così, un grande sogno di libertà.

Luca Bagatin

I PREPARATIVI.....E LA CENA FINALE

Da sinistra: Valentino Bertoli, il prof. Pier Franco Quaglieni, il sottoscritto, Andrea Collesan Segretario provinciale del PRI




5 marzo 2010

5 marzo 1910: nasceva il liberale Mario Pannunzio


Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi

Oggi, 5 marzo 2010, ricorre il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, il giornalista liberale che fondò - fra gli anni '40 e gli anni '60 - "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
Testate anticonformista, anticomuniste, antifasciste ed anticlericali che raccolsero l'intellighenzia laica, liberaldemocratica e liberalsocialista di quegli anni: da Gaetano Salvemini ad Ernesto Rossi; da Benedetto Croce a Luigi Einaudi; da Ugo La Malfa a Nicolò Carandini, passando per intellettuali liberi del calibro di George Orwell, Thomas Mann ed Ennio Flaiano.
Esperienza editoriali, politico-culturali uniche nel loro genere che - per la prima volta - teorizzarono la nascita di una Terza Forza politica liberale capace di contrastare le "chiese" comunista e clericale.
Questo blog - che dalla sua nascita si rifà politicamente al pensiero di Mario Pannunzio e che lo ha anche ricordato più volte - non può che, in collaborazione anche con il Centro Pannunzio di Torino, continuare a ricordarlo ed a portarne avanti i propositi di emancipazione individuale contro il conformismo, le ruberie, i dogmi, i pregiudizi, i potentati ed i monopoli.
Alla ricerca di una Terza Forza. Da costruire e rilanciare.

Luca Bagatin



29 gennaio 2010

MARIO PANNUNZIO: GRANDE LIBERALE DEL NOVECENTO. Intervista di Luca Bagatin al prof. Pier Franco Quaglieni


da sinistra: Mario Pannunzio, Arrigo Olivetti, Nicolò Carandini

Quest'anno ricorre il centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista rigoroso e liberale che fondò due storiche testate: "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
"Risorgimento Liberale", fondato nel 1944, fu organo del Partito Liberale Italiano e fu il primo giornale in Italia a schierarsi apertamente - oltre che contro il totalitarismo fascista e nazista -  anche contro quello comunista e stalinista e a denunciare la tragedia delle foibe.
Quanto a "Il Mondo", fondato nel 1949, mai testata giornalistica fu più laica e liberale di questa, nonostante tale esperienza durò solo diciassette anni.
Diciassette anni di battaglie libertarie e riformatrici in un’Italia da sempre (oggi ancor più di ieri, peraltro) pasticciona, burocratica, clericale, socialcomunista e socialfascista.
Diciassette anni di denunce di un "sistema" corrotto e corruttore fatto di sottogoverno delle maggioranze (che videro protagonisti Dc e Pci in primis); di ingerenza vaticana (per quanto allora fosse in qualche modo arginata dalla Dc alla quale va dato comunque il merito di essere un partito di gran lunga più laico degli attuali Pd e PdL) e di connubio fra mondo politico e mondo economico (aspetto che oggi ha raggiunto l’apice al punto che è l’economia – guidata da un capitalismo straccione, antiliberista ed antiliberale -  a governare la politica !).
E così a "Il Mondo", collaborò la créme del giornalismo liberaldemocratico e liberalsocialista italiano. Pensiamo ai padri del liberalismo italiano Benedetto Croce e Luigi Einaudi, agli azionisti Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini e Aldo Garosci; al liberista Panfilo Gentile, ai repubblicani Ugo La Malfa ed Adolfo Battaglia. E tutti contribuirono a creare le basi per una cultura "alternativa" e "dell’alternativa" al monolitismo conservatore democristiano e marxista che permeava la società italiana da poco uscita dal fascismo, di cui proprio democristiani e marxisti furono i diretti continuatori sotto il profilo ideologico, politico e culturale.
E così "Il Mondo" ospitò fra le sue colonne intellettuali del calibro di Orwell, Thomas Mann, Ennio Flaiano e Alberto Arbasino, nonché, dal 1955, organizzò i "Convegni del Mondo" come risposta laica ai problemi che attanagliavano l’Italia di quegli anni (ed, è il caso di dirlo, l’Italia di questi anni):  dal rapporto fra Stato e Chiesa al nucleare; dalla lotta ai monopoli alla questione della scuola sino all’unificazione europea di cui "Il Mondo" fu tra i più accesi sostenitori.
Mario Pannunzio, padre de "Il Mondo", fu rarissimo esempio di professionismo giornalistico: egli leggeva personalmente ogni singolo articolo, si occupava personalmente della stesura dei titoli e delle didascalie nonché della scelta delle foto e dell’impaginazione. Ogni settimana ne uscive così un giornale, a detta anche dei maggiori critici dell’epoca, "elegante", "raffinato" ed "europeo".
Certo l’indipendenza dal potere economico e politico del giornale costò cara al punto che esso dovette chiudere prematuramente nel  ‘66 con grande felicità di tutti i suoi denigratori (missini e comunisti in primo luogo).
Certo "Il Mondo" lasciò il solco nel mondo laico. Esso fu il primo a teorizzare la costituzione di una Terza Forza comprendente liberali, repubblicani, socialisti e socialdemocratici capace di contrapporsi alla Dc ed al Pci (ricordiamo in questo senso l’articolo "Qualche sasso in capponaia" di Gaetano Salvemini, pubblicato nel dicembre del 1949).
Grazie al contributo ideale di questo piccolo-grande settimanale liberale e attraverso una scissione del Partito Liberale Italiano, nacque il  Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, il cui simbolo era la Minerva con il berretto frigio, e che recuperò la tradizione risorgimentale di Felice Cavallotti e prima ancora quella di Giuseppe Mazzini e le cui battaglie politiche si concretizzarono nella lotta alla speculazione edilizia, nella lotta ai Poteri Forti (in particolare negli intrecci fra la Dc e la Federconsorzi) e nelle battaglie per uno Stato ed una scuola laica e pubblica.
La battaglia radicale, rarissimo esempio di volontà di modernizzazione e di occidentalizzazione del nostro Paese, rimase tuttavia puro velleitarismo ed "Il Mondo" si trovò costretto a ripiegare nella teorizzazione del Centro-Sinistra (l’unico vero Centro-Sinistra che l’Italia conobbe mai) attraverso la proposta di far entrare il Psi nella coalizione di Governo, all’indomani della Rivoluzione d’Ungheria del ‘56 in cui esso aveva condannato lo stalinismo e si avviava verso l’abiura del marxismo).
Il resto, è Storia più recente. Con la falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli che ha spazzato via i partiti laici, la Dc, quell'unico vero Centro-Sinistra.
Mario Pannunzio appare dunque da quasi tutti dimenticato, anche nel suo centenario.
Ma perché mai ?
Forse per la scomodità delle posizioni affrontate dagli organi di stampa da lui diretti.
Forse per il rigore delle proposte politiche che egli stesso lanciava, anche per mezzo dei suoi ottimi collaboratori.
Vediamo di approfondire la figura di Pannunzio attraverso l'intervista amichevole che ho voluto fare al prof. Pier Franco Quaglieni, docente e saggista di storia contemporanea e fondatore, assieme ad Arrigo Olivetti ed a Mario Soldati - amici e collaboratori di Mario Pannunzio - del "Centro Pannunzio" (www.centropannunzio.it) di cui è anche attuale Presidente e che oggi è l'unica istituzione che tiene vivo il ricordo di questo grande del giornalismo e della cultura laica in Italia.


Il prof. Pier Franco Quaglieni e una prima pagina del settimanale "Il Mondo"

Luca Bagatin: Il Centro Pannunzio si definisce, fra le altre cose, una libera associazione anticonformista.
Che cosa intendete per cultura anticonformista oggi ?

Pier Franco Quaglieni: Per anticonformista si intende libera da pregiudiziali ideologiche e confessionali. Una cultura laica, diceva  Pannunzio, è una cultura senza aggettivi. Anzi, noi andiamo oltre: ad un certo livello, la cultura è solo cultura e basta. La sottocultura è quella invece che, per giustificarsi, deve suonare il piffero per la rivoluzione per dirla con Vittorini, e trasformarsi in guardia svizzera del Papa…
Negli della devastazione sessantottina  c’è stato poi il conformismo dell’anticonformismo, cioè il rovesciamento sistematico anche di alcuni valori condivisi che sono fondanti di una società, che, come diceva Croce a De Gasperi, potrebbe essere “laica non laica che sia”.



Luca Bagatin: Quanto ha pesato la cultura clericale e comunista nella chiusura definitiva di un settimanale come "Il Mondo" ?

Pier Franco Quaglieni:
Ha pesato certo il disprezzo clericale  verso la cultura laico-liberale del “Mondo” da parte dei cattolici integralisti: Scelba parlava di “culturame laico”;così come ha pesato l’attacco forsennato contro i “visi pallidi” del “Mondo” dei comunisti, dei loro compagni di strada, degli “utili idioti” che, spiace doverlo ricordare, dopo un periodo trascorso al “Mondo” hanno trovato più comodo trasmigrare sotto le bandiere del Pci.
Ma Pannunzio nel ’66 sentì l’aria dell’irrazionalismo,del sociologismo, dell’ideologismo che stava per arrivare e che scoppiò già nel 1967 in alcune università e si evidenziò in tutta la sua portata negativa nel 1968,l’anno in cui Pannunzio morì ,volendo - lui laico-  come compagno dell’ultimo viaggio il grande libro di Alessandro Manzoni che i contestatori avrebbero voluto bruciare in piazza senza leggerlo perché catto-borghese e moderato.



Luca Bagatin: Qual è – secondo te – il modo migliore per ricordare Mario Pannunzio ?

Pier Franco Quaglieni: Scrissi sulla “Nuova  antologia” di Spadolini  nel 1978 un lungo saggio  in cui esaminai il silenzio dei libri di testo su Pannunzio ed anche sul “Mondo”. Quel saggio, per l’autorevolezza della rivista, ebbe qualche effetto: in “Guida al Novecento”, Salvatore Guglielmino corresse il tiro. Persino Asor Rosa scrisse del “Mondo”, ma lo attribuì, sbagliando, alla cultura azionista.
Oggi siamo tornati alla quasi totale  ignoranza . Un noto critico letterario - sorvolo sul nome - in una monumentale storia della letteratura i venti tomi ha citato “Il Mondo” (non di Pannunzio, ma quello che ne riprese la testata negli anni '70, senza neppure lontanamente riprenderne la tradizione civile e culturale) per citare un articolo ivi pubblicato da Pier Paolo Pisolini, uno scrittore lontanissimo, anzi estraneo totalmente alla cultura di Pannunzio.
Speriamo che il centenario della nascita di Pannunzio smuova le acque anche se sono dubbioso. Temo che la proposta avanzata dal Centro Pannunzio di digitalizzare “Risorgimento liberale “ e  “Il Mondo” e di mandarlo in rete al fine di consentire a tutti di poterlo leggere senza intermediazioni interessate ed oracolari di Scalfari e nuovi  altri “scalfarini” alla Teodori, dicevo temo che la proposta  avrà difficoltà a passare perché ci sono persone che vogliono cogliere il centenario per farsi belli a spese di Pannunzio con passerelle mediatico-convegnistiche destinate a durare lo spazio di un mattino.
Chi ama Pannunzio per davvero, dovrebbe  usare il centenario per incentivare la conoscenza della sua opera e l’avvio di studi seri in merito.



Luca Bagatin: Che cosa ci rimane, oggi, dell'eredità di Mario Pannunzio e delle battaglie politiche, economiche ed ideologiche degli "Amici del Mondo" ?

Pier Franco Quaglieni: Non rimane quasi nulla.Pannunzio ha vinto sul terreno culturale, su quello politico è stato un vinto. E’ inutile nasconderlo in modo ipocrita. Il Paese forse era immaturo,ma il disegno della Terza forza non era praticabile. E Malagodi, Segretario del PLI negli anni '50 e '60, dobbiamo aggiungere, non era il mostro che alcuni dipingevano. Rimane un grande magistero etico-culturale a cui ci siamo richiamati nel 1968 noi del Centro Pannunzio  rispetto di pannunzini da centenario che per quarant'anni anni hanno ignorato o tradito Pannunzio.


Luca Bagatin: A tuo parere, vi è lo spazio - oggi - per un'esperienza politico-editoriale come quella de "Il Mondo" di Pannunzio ?

Pier Franco Quaglieni: Assolutamente no. Oggi il giornalismo si è involgarito anche perché i lettori si sono involgariti.
La televisione ha delle grosse responsabilità in merito a questo processo degenerativo. Un giornale elegante, ben scritto come quello di Pannunzio avrebbe oggi un numero di lettori inferiore a quello degli anni ’50. Spiace doverlo dire, ma è così. Una scuola post- sessantottina che ha cresciuto generazioni di ignoranti è la seconda o forse la prima responsabile insieme alla Tv. L’Italiano usato nelle pagine del “Mondo” sarebbe incomprensibile ai più. Oggi sarebbe un giornale ancora più elitario.



Luca Bagatin: E' nota la tua polemica con Eugenio Sclafari, fondatore del quotidiano "La Repubblica", il quale si ritiene erede della tradizione pannunziana e così il suo giornale. Che cosa pensi di lui e del gruppo editoriale del quotidiano che ha fondato ?

Pier Franco Quaglieni: Io ritengo Scalfari un epigono abusivo del “Mondo” per dirla con Battista, ma riconosco in lui il grande giornalista-manager che non fu Pannunzio. Scalfari riuscì a costruire una carriera brillante ed altamente remunerativa sul piano economico. Pannunzio- si può dire – morì povero perché non badò mai al successo ed agli agi materiali, ma alla sua indipendenza di giudizio.



Luca Bagatin: Mario Pannunzio, a tuo parere, avrebbe previsto un fenomeno così antidemocratico e forcaiolo come la presunta "rivoluzione di Tangentopoli" ?

Pier Franco Quaglieni: Pannunzio era un garantista: lo dimostra lo scandalo che riguardò il laeder democristiano Attilio Piccioni a causa del figlio accusato si essere coinvolto nella vicenda Montesi. Me lo ricordava spesso Saragat durante i nostri colloqui. Pannunzio rifiutò sempre di fare dello scandalismo su Piccioni come invece fecero i comunisti ed i fascisti. Pannunzio io penso che si sarebbe schierato  negli anni di Tangentopoli contro i vari Pool che architettarono un vero colpo di Stato per via giudiziaria. Pannunzio era un uomo della Prima Repubblica di cui denunciò il marcio con coraggio in anni difficili, ma di cui si sarebbe eretto a difensore perché la Prima Repubblica aveva ricostruito l’Italia dopo la sconfitta nella Seconda  Guerra Mondiale.


Luca Bagatin: E' possibile, a tuo parere, una rinascita dell'area laica e liberaldemcoratica, nella Prima Repubblica  rappresentata da PRI, PLI, PSI, PSDI e Radicali ?

Pier Franco Quaglieni: Io auspico la rinascita (o meglio la nascita) di un’area laico-liberale, ma la ritengo molto difficile.
Fino a poco tempo fa tutti si dicevano liberali a destra ed a sinistra. Oggi non c’è più nessuno che si dica liberale e la contesa tra liberali veri o falsi è finita. Non è un buon segno. La prospettiva storico-politica è all’insegna di due blocchi di potere ,espressione di un’era post-ideologica e pasticciata. Il passaggio ad una Terza Repubblica è difficile e problematico. I laici ed i liberali dovrebbero impegnarsi in questa direzione. Laici e liberali minoritari ci sono in tutti gli schieramenti, anche nel PD bisogna andarli a cercare con il lanternino.



Luca Bagatin: Quali sono, secondo te - oggi - i partiti che maggiormente si richiamano all'esperienza de "Il Mondo" e che potrebbero essere davvero credibili nella ricostruzione di una forte area laica e liberaldemocratica ?

Pier Franco Quaglieni: Credo il PRI  di Nucara e il PLI  di De Luca. Ma io ritengo che la battaglia da fare sia prima una battaglia culturale, anche se la stessa battaglia culturale è resa difficile dai personalismi. Pensa a Piero Craveri che non è uno storico del Risorgimento che prima rifiuta e il giorno dopo accetta la presidenza del comitato nazionale per le celebrazioni a  Cavour, fomentando polemiche che un nipote di Croce non dovrebbe neppure pensare. E’ anche questo un segno dei tempi. Neppure sul nome di Cavour si riesce a trovare un’intesa perché ci sono personaggi ormai paleo –politici che si scannano persino su Cavour. E non farmi aggiungere altro.
Sicuramente è estranea alla tradizione pannunziana la Bonino che ha perso ogni connotato radical-liberale per convertirsi  ad un trasformismo  di stampo Doroteo, pur di mantenere il potere. epilogo davvero curioso per una donna che si battè per la 194. Nel guazzabuglio della sua coalizione  elettorale laziale  consiglierei alla Bonino di  imbarcare anche Marrazzo: qualche voto potrebbe ancora portarlo.       





Ringrazio di vero cuore l'amico Pier Franco Quaglieni, del quale condivido peraltro pressoché totalmente il pensiero..
Un pensiero libero ed indipendente come questo blog. E tale rimarrà negli anni a venire.
In alternativa alla mediocrità ed alla mediaticità. Anche a costo di essere letto da pochi, pensanti, non rassegnati liberali ed anticonformisti che non hanno nulla da perdere, ma un futuro più civile da conquistare.

Luca Bagatin



10 aprile 2009

Pannunzio e la sua eredità: un saggio di Pier Franco Quaglieni


Sono passati 60 anni da quel 19 febbraio 1949, data di inizio della pubblicazione del settimanale liberale “Il Mondo”, creatura cogitata e diretta da Mario Pannunzio, già direttore di “Risorgimento Liberale”: il giornale dissidente che più e meglio di ogni altro denunciò le angherie di fascisti prima e di comunisti poi.
Il Centro Pannunzio di Torino, fondato da Arrigo Olivetti ed altri collaboratori di Pannunzio, nel 1968, è oggi l'unico vero ed autentico erede e custode della cultura pannunziana. Questo sarebbe bene dirlo e sottolinearlo per chi non ne fosse a conoscenza ed anche a chi parla di Mario Pannunzio a sproposito, attribuendosene la tradizione.
E così, a 60 anni dalla storica data di fondazione de “Il Mondo”, il prof. Pier Franco Quaglieni -    attuale Presidente del Centro Pannunzio - ci regala un raro testo sull'argomento.
Il suo “Liberali puri e duri – Pannunzio e la sua eredità”, edito da Genesi, è una vera e propria antologia di ricordi senza peli sulla lingua e di scritti di autorevoli giornalisti, scrittori ed autori vari che a “Il Mondo” collaborarono.
Il libro del prof. Quaglieni, amico e discepolo – per così dire – di Pannunzio, traccia un quadro limpido e cristallino del giornalista liberale lucchese, delle sue battaglie e del suo spirito autenticamente schietto e progressista. Il tutto con la prefazione del deputato europeo già eletto con il Partito Repubblicano Italiano ed oggi con Il PdL: Jas Gawronski.
Quaglieni restituisce nuova luce a questa tradizione culturale e politica di liberali puri e duri  (come la definì il repubblicano Francesco Compagna) appunto.
Liberali duri e puri che certo non sono stati i precursori del Partito Radicale di Marco Pannella, come spiega lo stesso Quaglieni: in quanto il Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici fondato dagli “Amici de Il Mondo” era ben altra cosa. Così come la tradizione di Pannunzio e dei pannunziani si rifaceva in toto a Benedetto Croce e non già a certo “azionismo” vicino agli ambienti giacobini e comunisti e, per finire, il prof. Quaglieni sfata il mito secondo il quale il quotidiano “La Repubblica” sia l'erede de “Il Mondo”, così come lo sia lo stesso direttore storico Eugenio Scalfari. Quaglieni ricorda quest'ultimo come giovane frequentatore del gruppo dei liberali pannunziani, ma poco dopo amico dei comunisti al punto che lo stesso Pannunzio – prima di morire – diede disposizione ad un amico di vietare a Scalfari di partecipare al suo funerale.
Da sottolineare come molti autorevoli collaboratori de “Il Mondo” avessero infatti scelto, negli anni successivi, di collaborare con il quotidiano “Il Giornale”, con una linea non a caso distante da quella de “La Repubblica”.
Mario Pannunzio ed i suoi liberali puri e duri erano infatti intransigentemente e laicamente antifascisti ed anticomunisti allo stesso tempo e per questo erano invisi al Partito Comunista ed ai suoi accoliti e da loro definiti, con spregio, “visi pallidi”.
Eppur fu questa tradizione, che va da Salvemini ad Ernesto Rossi, passando per Nicolò Carandini, Aldo Garosci, Leo Valiani, Giovanni Spadolini, Ugo La Malfa, Vittorio De Caprariis e molti altri, che combattè contro i monopoli, la speculazione edilizia, l'influenza del dogma ecclesiastico nelle leggi dello Stato, i privilegi delle corporazioni ed i Poteri Forti.
Battaglie difficili e combattute da un'esigua minoranza di intellettuali. Una minoranza purtuttavia consapevole della situazione dell'Italia di allora, che non è poi diversa da quella di oggi (con la differenza che oggi gli intellettuali e la cultura politica scarseggiano praticamente in ogni dove).
Ed ecco che il saggio del prof. Quaglieni, oltre a ripercorrere le tappe della vita giornalistica, politica e culturale di Mario Pannunzio, è una vera e propria antologia di figure di liberali che segnarono la vita stessa del giornale “Il Mondo”: da Benedetto Croce – padre nobile del Partito Liberale Italiano – ed ancora Carlo Antoni, Vittorio De Caprariis, Rosario Romeo, Ennio Flaiano, Nicolò Carandini, Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Spadolini e molti altri grandi nomi che fecero  - ciascuno nel suo specifico campo – dell'Italia un Paese migliore (oggi, francamente, facciamo assai fatica a scorgerne dello stesso calibro. Quelli che ci sono, per la maggior parte, sono emigrati all'estero. E non li biasimiamo).
Nella seconda parte del libro di Quaglieni, troviamo una serie di articoli di amici di Pannunzio che lo ricordano. Degni di nota gli interventi di Indro Montanelli che lo elogia sottolineando anche le grandi differenze fra loro due (fra cui il fatto che Montanelli fu fiero fascista, mente Pannunzio non lo fu mai).
Il volume è impreziosito da moltissime foto d'epoca che ricordano quella stagione e da foto recenti con coloro i quali in questi anni hanno ricevuto il premio intitolato a Mario Pannunzio (fra questi lo stesso Montanelli, Giorgio Forattini, Sergio Romano, Antonio Ricci e molti altri).
Degne di nota anche le simpatiche vignette satiriche di Mino Maccari, di Amerigo Bartoli e dell'immancabile Forattini (assolutamente caustica quella in cui è ritratto Pannunzio che “fa la carità” a Eugenio Scalfari).
Da segnalare il lungo articolo di Tiziana Conti ed Anna Ricotti dal titolo “Il Centro Pannunzio: quarant'anni fuori dai cori” che ripercorrono la storia del Centro, con la sua cultura saldamente liberaldemocratica e le sue iniziative presenti e future.
Questo è decisamente l'anno di Mario Pannunzio e delle sue “creature”.
Dal saggio di Massimo Tedori, a quello della professoressa Mirella Serri ed oggi a quello di Pier Franco Quaglieni, abbiamo la possibilità di leggere ed approfondire una figura assai vilipesa dall'egemonia culturale – proveniente dalle file marxiste e cattoliche - imposta all'Italia dal dopoguerra ad oggi.
E' ora di ricordare la migliore tradizione liberaldemocratica, che è anche quella che ha permesso al nostro Paese di rimanere ancorato all'Occidente democratico e di resistere alle tentazioni clericali provenienti dal Vaticano (per mezzo dei partiti laici più vicini alla cultura pannunziana come il PLI, il PRI ed il PSI di Craxi che riprese il concetto di “socialismo liberale”).
Se oggi ciò sarà ancora possibile lo sarà anche grazie a tutti coloro i quali avranno il coraggio di continuare questa tradizione di libertà oltre la destra e la sinistra.

Luca Bagatin



20 dicembre 2008

"I profeti disarmati": l'ultimo saggio di Mirella Serri



Antifascisti contro “antifascisti”.
Liberali e democratici contro fascisti rossi o comunisti.
Profeti disarmati contro i “redenti”, ovvero i convertiti al sistema parlamentare democratico manovrati da Josef Stalin.
Questa la cosiddetta “guerra delle due sinistre” che la professoressa Mirella Serri ci racconta nel suo “I profeti disarmati” (edizioni “Il Corbaccio”).
Guerra culturale e politica “combattuta” - per così dire – fra il 1945 ed il 1948: da una parte il fronte liberale e democratico di Mario Pannunzio (ma anche di Gaetano Salvemini, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Luigi Einaudi) e del suo “Risorgimento Liberale”; dall'altra il fronte social-stalinian-comunista di Palmiro Togliatti e della sua “L'Unità”.
Una guerra senza esclusione di colpi che purtroppo ebbe i suoi morti in casa democratica e liberale  sin dai tempi della Guerra di Spagna: squadracce comuniste agli ordini di Stalin spedite a massacrare anarchici e repubblicani; squadracce comuniste nel primo dopoguerra in spedizione punitiva contro esponenti liberali, democristiani, qualunquisti, socialisti e rispettive sedi. Interi Comuni in mano al Partito Comunista (Caulonia fra questi, che venne chiamata "Repubblica Rossa") in preda all'espropriazione ed alle violenze contro chiunque non la pensasse come i “rossi” con falce e martello.
Violenze di cui è piena la nostra Storia, passati sotto silenzio e denunciati solamente dal piccolo quotidiano liberale di Mario Pannunzio testé citato.
Eventi minimizzati da “L'Unità” di allora, che chiamava i liberali con gli appellativi: “fascisti” e “uomini senza qualità”.
Mentre invece proprio quei liberali, fascisti non lo furono mai. Chi fu fascista furono invece numerosissimi esponenti del PCI di allora ed i nomi sono tutti riportati nel saggio di Mirella Serri con tanto di accurata documentazione.
Così come la professoressa Serri documenta il “caso Audisio”, ovvero il caso del famoso comandante partigiano comunista Walter Audisio e dei benefici che egli ottiene dal fascismo.
Un libro che restituisce dignità al liberalismo italiano ed alla sua stampa di cui Mario Pannunzio fu interprete prima con “Risorgimento Liberale” e poi, nel 1949, con “Il Mondo”. Ed egli fu anche espressione del “nuovo liberalismo”.
Proveniente dalla file del Partito Liberale Italiano, Pannunzio, ne esaltava le caratteristiche progressiste, in contrasto con i privilegi e gli interessi costituiti dell'alta finanza e dell'alta borghesia. Al punto che lo stesso Pannunzio coniò questa definizione: “Essere liberali significa essere socialisti in modo assai più avveduto e attuale di quel che credono gli epigoni di Marx”.
Ciò peraltro mi ricorda la definizione che mi diede Sergio Stanzani, già deputato Radicale e fra i fondatori del primo Partito Radicale, nel 1955, con Ernesto Rossi e Pannunzio stesso, quanto lo intervistai nell'ambito del VI Congresso di Radicali Italiani l'anno scorso a Padova, quando mi disse che i liberali sono gli unici socialisti possibili proprio in quanto le libertà sono alla base della società e dei suoi bisogni.
“Guerra delle due sinistre”, così la definizione di Mirella Serri.
Meglio forse sarebbe definirla “guerra fra liberali e conservatori”. Ovvero fra i sostenitori dello Stato laico e garante delle libertà individuali, civili ed economiche ed i sostenitori dello Stato etico, comunista, fascista o clericale che sia e che fosse.
Sarebbe ora di ricordare che quel Palmiro Togliatti presente purtroppo ancora nella toponomastica della nostra povera Italia, fu amico del dittatore Stalin e seguì sempre le sue direttive; votò in favore dell'articolo 7 della Costituzione assieme alla DC per l'inserimento dei fascisti Patti Lateranensi che sancirono la religione cattolica come la religione di Stato e fu fiero oppositore di tutti i laici, liberali e democratici presenti nella cultura e nell'arco parlamentare italiano.
La professoressa Mirella Serri ce lo ricorda egregiamente con questo illuminante saggio con tanto di foto in copertina di Luigi Einaudi, Ernesto Rossi, Mario Pannunzio e Gaetano Salvemini: i profeti disarmati le cui idee hanno trionfato in tutte le democrazie occidentali, salvo nella nostra.
Purtroppo.

Luca Bagatin 



15 novembre 2008

LA "NOSTRA" STORIA NON E' LA "LORO"



Il libro di Mirella Serri "I profeti disarmati: la guerra fra le due sinistre" edito dal Corbaccio, getta nuova luce sulla stagione politica antifascista dei laici italiani.
Laici italiani, ovvero degli "Amici del Mondo", tanto cari a Massimo Teodori che ne ha realizzato ben due splendidi volumi. Il primo, edito nel 1998 dalla Fondazione Liberal, è una raccolta di scritti dei liberali, socialisti e repubblicani italiani che combatterono con grande determinazione il comunismo in tutte le sue forme dittatoriali e conservatrici. Il secondo è recentissimo.
Con il suo "Storia dei laici nell'Italia clericale e comunista", Teodori racconta quella ricca stagione intellettuale che ha dato voce al Partito Liberale e a quello Repubblicano e che ha dato vita al primo partito dei diritti civili italiano: quello Radicale.
Con "I profeti disarmati", sul quale mi riprometto di tornare anche in un mio prossimo articolo sull'argimento, la professoressa Serri vuole ripercorrere lo scontro fra le due principali culture dell'antifascismo cosiddetto "di sinistra": quella liberale e quella comunista.
In generale il volume mi appare appassionante ed agile dal punto di vista stilistico, grafico ed editoriale.
Purtuttavia non condivido una certa impostazione, assai indulgente nei confronti dei comunisti italiani e del loro partito che per me e per la gran parte dei laici è e rimane un partito antidemocratico e conservatore.
"Ultraconservatore" lo definiva Mario Pannunzio - fra i protagonisti del volume - direttore e fondatore dei quotidiano "Risorgimento Liberale" prima e de "Il Mondo" dopo, nel 1947, espressione del liberalismo italiano.
E Mario Pannunzio, assieme a Luigi Einaudi, Benedetto Croce, Ernesto Rossi, Gaetano Salvemini ed altri, furono gli animatori proprio dell'antifascismo democratico italiano: anticomunista ed anticlericale proprio in quanto comunismo e clericalismo erano, sono e rimangono espressioni conservatrici ed assai poco inclini alla democrazia ed alla civlità occidentale.
Civilità occidentale che si fonda prima di tutto sul valore della laicità e quindi sul rispetto per le opinioni e le diversità altrui, quale arricchimento dell'intera società ed umanità.
Mirella Serri definisce il gruppo di Pannunzio i "liberal di sinistra", purtuttavia ritengo che tale definizione non sia propriamente corretta.
Non lo è in quanto "liberal" è un termine che deriva dalla cultura anglosassone ed in special modo da quella statunitense ed indica genericamente il "progressista" e spesso il "socialdemocratico".
Ora, Pannunzio, così come Einaudi, Croce, Rossi e tutti gli "Amici de Il Mondo", non erano affatto dei "socialdemocratici". Bensì dei liberali a pieno titolo.
Liberali politici che fondarono e fondano la loro cultura in John Loke ed il suo principio di resistenza ad un governo e ad uno Stato ingiusto. E che non hanno alcuna simpatia per lo Stato assistenziale e per quello Etico, ai quali si conrappongono proprio per riaffermare la libertà del singolo individuo. Libertà economica, sociale e civile.
Ecco perché il liberale non può definirsi "liberal" e tantomeno genericamente "di sinistra". Egli racchiude in sé infatti il liberismo economico ed il libertarismo civile e democratico.
Che poi i partiti laici e la cultura pannunziana e quindi quella de "Il Mondo" fosse una cultura progressista, questo è più che certo.
Una cultura che in Italia ha conosciuto un florido sviluppo nel Risorgimento cavouriano, ma certamente ed incontrastabilmente in quello di matrice repubblicana mazziniana e garibaldina.
Una cultura che ha dato determinanti contibuti durante la Guerra di Spagna contro il fascismo franchista grazie alle Brigate di Giustizia e Libertà dei fratelli Rosselli e a quelle Garibaldi guidate dal repubblicano Randolfo Pacciardi, audace partigiano antifascista ed anticomunista. Anticomunista proprio anche in quanto conobbe e vide i massacri compiuti dai comunisti nei confronti dei "compagni" anarchici, repubblicani e socialisti, voluti da Stalin, sanguinario dittatore al pari di Hitler.
Una cultura, quella laica liberaldemocratica e liberalsocialista, attivissima durante la Resistenza in Italia con il Partito d'Azione che ebbe fra le sue fila numerosissimi martiri, ma che purtroppo terminò troppo presto la sua azione politica, nel 1947, in quanto non riuscì a contenere al suo interno le varie tendenze e culture che andavano da quella liberale-crociana a quella socialista.
E così fu del tutto normale una rottura fra i liberali ed i comunisti all'interno della concentrazione delle forze antifasciste.
I liberali non perdonerammo mai ai comunisti talune compromissioni con il Regime fascista ed il rifiuto di ritirarsi sull'Aventino assieme alle altre forze antifasciste all'indomani del delitto Matteotti.
E poi non dimentichiamoci che i comunisti, a differenza degli antifascisti liberali e democratici, votarono compatti con la Democrazia Cristiana, nel 1946, per l'introduzione nella Costituzione Repubblicana del clericalissimo Articolo 7 che introduceva i Patti Lateranensi firmati da Mussolini con il Vaticano nell'ordinamento del nuovo Stato democratico italiano.
Due culture, insomma, quella liberale e comunista, del tutto contrapposte che nel libro vengono indicate come le "due sinistre".
Con la differenza, forse, che mentre i libeeraldemocratici e liberalsocialisti puntavano ad una vera aggregazione delle forze laiche capaci di contrastare il clericalismo ed il nuovo fascismo, i comunisti avevano nel loro DNA posizioni fasciste (non a caso Mussolini era un socialista massimalista) e conservatrici che per moltissimi versi permettevano loro di strizzare l'occhio alla Dc.
I laici italiani, pannunziani ed ernestorossiani (che furono poi espressione istituzionale del PLI, del PRI, del primo Partito Radicale e dei socialisti non marxisti), puntavano ad una Terza Forza liberale e riformatrice che amavano finanche definire "Partito della Democrazia".
I comunisti, diversamente, da una parte incameravano i rubli di Mosca e dall'altra aprivano alla grande industria ed alle banche diventando un partito profondamente borghese e conformista.
Permettetemi una riflessione conclusiva.
Oggi la cultura liberaldemocratica e liberalsocialista - dopo la falsa rivoluzione di Tangentopoli - è drammaticamente minoritaria e pressoché assente e ciò non è certo un bel segnale in un Paese come il nostro che purtroppo non ha ancora completamente consolidato la sua vocazione democratica.
Diversamente, la cultura comunista, oggi postcomunista, ha messo in piedi con gli ex democristiani un partito che si autoproclama "democratico". Ed è alleato ad un partito giustizialista ed antilaico.
La Storia si ripete. Il Pci che strizza l'occhio alla Dc e fa di tutto per ostacolare i laici.
Fintanto che non vi sarà anche nel nostro Paese un forte Partito Liberaldemocratico, laico e libertario come in tutta Europa, che sappia contrapporsi alla culture conservatrici di destra e sinistra, l'Italia non potrà essere, ovvero definirsi, un Paese autenticamente civile e progredito.
Mario Pannunzio ed i "pazzi malinconici" de "Il Mondo" l'avevano capito sin dagli anni '50 del secolo scorso.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, partigiano socialista della Brigata Garibaldi, che mi ha insegnato che non si può essere veri antifascisti senza essere anche anticomunisti ed anticlericali)


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