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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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5 dicembre 2013

"Aforismi e riflessioni d'Amore e Libertà" by Luca Bagatin

Al consenso è preferibile il buonsenso. Al consesso è preferibile il buon sesso.
Se il mattino ha l'oro in bocca significa che tutto sommato non ha risentito della crisi.
C'è chi, infatti, si può permettere capsule decisamente più economiche.
Agli scoop giornalistici preferisco le scopate letterarie.
Antonio Gramsci sosteneva che la verità è sempre rivoluzionaria.
Ma è la nudità a rappresentare, davvero, la verità.
Quindi è la nudità ad essere rivoluzionaria !
Adoro la figura del rivoluzionario Benjamin Franklin, non solo perché fu eminente massone ed attivista della Rivoluzione Americana, ma anche perché non brevettò mai la sue invenzioni. Egli riteneva infatti che dovessero essere appannaggio di tutto il popolo.
Un vero antagonista dei brevetti e dei diritti d'autore, a tutto vantaggio della collettività !
Non c'è nulla di più entusiasmante dell'erotismo, specie se è l'anticamera per il romanticismo.
La pubblicità commerciale, come accaduto per la televisione e per molti giornali, renderà il web meno libero. Ce ne renderemo conto presto, purtroppo.
La differenza fra lealisti berluscones e alfaniani; fra cuperliani e renziani; fra grillini e leghisti ?
Nessuna.
Codeste fazioni, infatti, meriterebbero di essere cacciate dal Parlamento, senza passare per il Via (ovvero senza alcuna indennità pagata dai contribuenti).



1 aprile 2011

"Miti della Massoneria": recensione di Luca Bagatin tratta dal numero 7 di YR Magazine

“Miti della Massoneria”
recensione di Luca Bagatin tratta dal numero 7 di "YR Magazine"
organo ufficiale del Rito di York del Grande Oriente d'Italia



"Miti della Massoneria" e, a destra, l'autore Lino Sacchi

Il nuovo libro di Lino Sacchi analizza, con la consueta ironia e competenza, la mitologia massonica passata e presente.
Lino Sacchi, fine studioso di Massoneria nonché egli stesso massone del Grande Oriente d'Italia e del Rito Scozzese Antico ed Accettato, anche quest'anno ci sorprende con un agile volumetto delle Edizioni L'Età della'Acquario sui "Miti della Massoneria".
Lo stile profondamente ironico di Sacchi è inconfondibile, in particolare per coloro i quali si sono già divertiti nel leggere il saggio "Storie sorprendenti di Liberi Muratori", che abbiamo peraltro recensito per "Secreta Magazine" qualche numero fa. In "Miti della Massoneria", il Sacchi approfondisce gli aspetti "mitologici", per così dire, della Libera Muratoria.
Troviamo, dunque, i Cavalieri Templari che, pur non potendosi considerare dei precursori della Massoneria, hanno fornito talune basi rituali alla stessa, in particolare a quella di Rito Scozzese Antico ed Accettato. Troviamo poi i mitici Rosa Croce, la cui reale esistenza è per molti versi messa in dubbio dallo stesso Lino Sacchi, ma il cui mito servì a raggruppare intellettuali ed alchimisti in vere e proprie confraternite nelle quali propagandare ideali e conoscenze scientifiche, osteggiate dalla Chiesa cattolica.
?Lino Sacchi dedica poi una sezione del libro a Dante Alighieri e sfata il mito del Dante Cavaliere Templare, Rosacroce o proto-massone. Dante, insomma, fu un sommo poeta e nulla di più. Ad ogni modo è innegabile che ispirò moltissimi ricercatori dello Spirito nei secoli a venire.
Un'ampia sezione del volume è dedicata alla "teoria del complotto" massonico che, in ogni tempo e in ogni epoca, ha affascinato numerosi curiosi, anche sul web. Teoria la cui origine è racchiusa nelle paure dell'uomo relative alla crisi economica, alle rivoluzioni, alle malattie, ovvero, come spiega egregiamente Lino Sacchi, nelle "pulsioni archetipali che inducono l'individuo a identificare come responsabile un nemico". ?Nei secoli, sappiamo bene, sono stati identificati come nemici gli ebrei, i massoni, gli omosessuali, le persone di colore..... Ecco come, in sostanza, si è creata questa assurda "teoria del complotto". Teoria alimentata da personaggi abietti come l'abate Barruel o l'ex massone Leo Taxil, secondo i quali la Massoneria era retta da Satana in persona ed i suoi adepti avevano il compito di complottare con lo scopo ultimo di decidere i destini del Mondo, anche per mezzo di lobby ed élite finanziarie.?Ovviamente, tale teoria, non poteva che essere alimentata dalla Chiesa cattolica, in aperta ostilità con ogni forma di spiritualità diversa dal dogma religioso da essa imposto.
"Miti della Massoneria" presenta poi, alla fine del volume, una serie di "appendici" di approfondimento relative ai miti trattati.? Quelli che personalmente mi hanno affascinato di più sono gli aneddoti "massonici" relativi alla Rivoluzione Americana del 1776, la quale, a differenza di quella Francese, fu proclamata da massoni e sulla base di principi massonici di libertà e democrazia.
"Miti della Massoneria" è decisamente proprio quel tipo di libro che non può mancare nella libreria di un perfetto ricercatore spirituale e del mistero.

Luca Bagatin

Desidero segnalare che al link http://www.grandeoriente.it/index.php?option=com_content&view=article&id=1672:rimini-1-2-3-aprile-2011-programma-della-gran-loggia-2011&catid=27:eventi-e-news&Itemid=12 potete trovare il programma della Gran Loggia 2011 del Grande Oriente d'Italia che si tiene dall' 1 al 3 aprile.



16 gennaio 2011

Abbasso la Rivoluzione francese ! Viva quella Americana, democratica e liberale !

A sinistra: una delle decapitazioni durante il regime del Terrore conseguente alla Rivuluzione francese. A destra: George Washington fonda i democratici Stati Uniti d'America

Recentemente mi sono trovato a discutere di Rivoluzione francese, come sempre, criticandone i fondamenti (e ricordando la lezione di Giuseppe Mazzini in merito).
Ho sempre ritenuto, infatti, che raramente le rivoluzioni politiche - tutte profondamente sanguinarie e fondate su principi di supremazia di una classe su un'altra - siano e siano state foriere di emanzipazione individuale e, dunque, sociale.
Raramente salvo quella Americana del 1775, allorquando i coloni americani si ribellarono alla tirannia britannica e pretesero non già una improbabile "eguaglianza sociale", bensì un'"eguaglianza individuale" basata sul sacrosanto principio ad essere rappresentati nelle istituzioni e, dunque, nel poter concorrere democraticamente alla gestione del governo statuale.
La Rivoluzione francese, pur ispirata a principi illuministici e massonici (quelli del conte di Cagliostro) di libertà, eguaglianza e fratellanza, si rivelò ben presto per ciò che era: un bagno di sangue fondato sulla lotta fra classi, senza alcuna possibilità di dialogo interclassista e senza delle guide politiche veramente illuminate capaci di fondare uno Stato autenticamente democratico e liberale come invece avvenne nei neonati Stati Uniti d'America.
Robespierre impose, infatti, ben presto, il Terrore e fece ghigliottinare persino i suoi compagni pur di mantenere saldo il potere. Il che non è poi diverso da ciò che fece, oltre un secolo dopo, Stalin nell'Unione Sovietica con i suoi oppositori politici interni.
Il tutto con la conseguenza che, ben presto, la Francia tornò ad essere una monarchia assoluta con Napoleone I e successivamente con l'altro despota, Napoleone III, e si dovrà attendere il 1871 perché essa si tramuti, finalmente, in autentica Repubblica parlamentare e democratica.
E per ciò che, personalmente, mi rifiuto di annoverare la Rivoluzione francese fra i grandi avvenimenti storici di libertà ed emancipazione.
Preferisco ricordarla come monito contro certo estremismo intriso di apparenti "buoni sentimenti", ma, in realtà, contenente i germi dell'autoritarismo e della bramosia di potere.

Luca Bagatin



23 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DODICESIMO)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

PER UNA RAGIONE A ME IGNOTA, DA OGGI CI SONO DEI PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DI QUESTO BLOG CON IL BROWSER "INTERNET EXPOLRER".   A CHIUNQUE VOLESSE VISUALIZZARLO INTERAMENTE - SENZA ALCUN PROBLEMA - CONSIGLIO DI SCARICARE DAL WEB IL BROWSER "MOZZILLA FIREFOX" E DI VISUALIZZARLO ACCEDENDO DA ESSO.

L.B.

Et voilà....proseguiamo con il dodicesimo capitolo del FEUILLETTON che da qualche mese sta imperversando su questi schermi telenettici.
Lo scrissi all'età di quattordici anni - nel 1993 - ambientandolo nella Prussia degli anni '30 del Settecento, in piena Guerra di Successione Polacca.
Un amore contrastato fra una nobile prussiana ed un giovane musicista........
Non è un gran che come opera, ma, ad ogni modo, resistete: siamo quasi giunti alla fine.....

Luca Bagatin


Capitolo dodicesimo


 

Il rapimento

Poco dopo essere fuggiti da Postdam, Heinz ed Einrich vennero fermati da alcune guardie austriache, le quali portavano importanti documenti al Maggiore Von Grimbukow e, dato che Bevern indossava l' uniforme del Maggiore, gli austriaci li consegnarono a lui e proseguirono il cammino verso Postdam.

I due fuggitivi non esitarono a scartabellare i documenti uno ad uno e videro che tutti riguardavano i piani di battaglia che il Generale austriaco Loudon, residente nel fortino di Francoforte nella Franconia Settentrionale, aveva minuziosamente preparato per il Barone.

Einrich, tuttavia, tra le varie ‘scartoffie’ trovò una lettera e, preso dalla curiosità, non esitò a leggerla.


 

Graziosissimo Barone,

sono prigioniera del Generale Loudon, il quale vuole sposarmi con la forza, contro la mia volontà. Vi prego con tutto il cuore di venire a liberarmi al più presto o per me sarà troppo tardi.


 

La Vostra amata Verusca Von Holstein


 

Il giovane, preoccupatissimo, disse all' amico: - Heinz, prosegui da solo il tragitto. Va a Weimar e qualche volta ricordati di me -

- Einrich, perché dobbiamo separarci? - gli chiese sbalordito il rozzo soldato.

- Amico mio, il Generale Loudon tiene prigioniera la mia diletta a Francoforte ed io mi sento in dovere di accorrere in suo aiuto e di liberarla, anche se lei, quando ha scritto questo biglietto, pensava a Von Grimbukow, suo promesso sposo -

Bevern, con le lacrime agli occhi disse al giovane: - Camerata,, abbi cura di te, e mi raccomando di non farti ammazzare! -

- Non preoccuparti, Heinz - rispose Einrich sorridendo.

Fu così che i due amici si salutarono ed andarono ognuno per la propria strada.

Einrich spronò il cavallo e partì per Francoforte decisissimo a far assaggiare la lama della sua spada al Generale austriaco.

Intanto, a Postdam, il Colonnello Maxen e Von Grimbukow avevano ripreso i sensi e messo in allarme tutto il fortino. D’un tratto quest’ultimo chiamò a gran voce tutti gli uomini: - Voglio che venti granatieri tra di voi mi riportino i fuggitivi vivi o morti, in particolare il soldato Von Breith. E' inoltre necessario mettere in allarme tutti gli accampamenti prussiani della zona! -

Immediatamente venti granatieri tra i quali un agente segreto austriaco, che era un’abilssima guida, furono pronti per partire alla ricerca dei disertori.

Calarono le tenebre ed Einrich si vide costretto a passare la notte in una locanda nei pressi di Lipsia, importante città del Brandeburghese.

La locanda era tuttavia occupata da quattro granatieri, i quali avevano ricevuto dagli agenti segreti di Postdam la descrizione particolareggiata di Einrich e del suo amico ed immediatamente riconobbero il giovane. In men che non si dica, sguainarono le spade e si scagliarono su di lui.

I militari combattevano bene, ma Einrich, più agile di loro, li ferì gravemente tutti e quattro costringendoli alla fuga.

Successivamente chiese alla locandiera una stanza ove si coricò e dormì per quasi tutta la notte, anche se spesso fu svegliato dall' incubo di non rivedere più la Duchessina Verusca.



 



 



12 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO UNDICESIMO)

Nuovo colpi di scena attendono i lettori di questo FEUILLETTON che scrissi nel 1993 - all'età di soli 14 anni - per poi smettere del tutto con i romanzi (ho ancora qualche cosa nel cassetto dei ricordi, a dire il vero, ma non è il caso di disgustare ulteriormente i lettori con quella che considero - non a torto - "robetta").
Buona lettura e......non perdetevi la prossima entusiasmante puntata nel segno dell'avventura e dell'intrigo Settecentesco.

Luca Bagatin

Capitolo undicesimo


La fuga


Einrich si congedò da Heinz e si diresse verso il centro del fortino, ove il Colonnello Maxen era pronto per dare le prime disposizioni per la battaglia al Maggiore Von Grimbukow ed ai soldati.

- Uomini! Come già sapete sarà il Maggiore Von Grimbukow che vi condurrà in Franconia, dove vi scontrerete con la fanteria francese guidata, pare, dal Generale Le Blanche. Tuttavia non sarete soli. A fiancheggiarvi, infatti, ci sarà anche il 15° reggimento austriaco! Ora però, Maggiore, illustrateci il vostro piano d’attacco -

Von Grimbukow disse a pieni polmoni: - Soldati! E' necessario accerchiare il nemico sul lato destro del campo di battaglia, in modo da renderlo inoffensivo. In questo modo la fanteria austriaca potrà completare, vincente, la nostra gloriosa opera! -

Il giovane Von Breith, tuttavia, lo contraddisse urlando: - Maggiore, ma così facendo il nostro contingente subirebbe enormi perdite, favorendo esageratamente gli austriaci! -

- Von Breith, vedo che non solo non ve ne intendete di donne, ma anche in strategie militari non siete da meno! - lo derise Von Grimbukow.

Di colpo tra le linee prussiane si sollevò una fragorosa ed unanime risata che provocò la collera di Einrich e, indirettamente, anche quella dell' amico Heinz.

Terminate le disposizioni, Einrich ed Heinz si ritrovarono per progettare la fuga dal campo che decisero di compiere per raggiungere: Bevern, Weimar, sua città natale e Von Breith, Brema, ove avrebbe potuto incontrare la dolce Verusca.

Einrich, infatti, era ormai deciso a non cambiare più vita, ma ad uccidere Von Grimbukow e a riconquistare il cuore della Duchessina.

Il giovane propose di penetrare, il giorno seguente, nella stanza del Colonnello con la scusa di recapitargli un dispaccio della massima importanza; successivamente lo avrebbe colpito alla nuca con il calcio del fucile e indossato la sua uniforme. Lo stesso doveva fare Heinz con il Maggiore Von Grimbukow.

- Sarà un gioco da ragazzi, Einrich! - esclamò compiaciuto Heinz.

- Me lo auguro - rispose un po’ dubbioso Einrich.

Il mattino seguente Einrich si presentò nella stanza del Comandante, dicendo: - Herr Colonnello, ho un messaggio urgente per voi da Berlino...lo manda espressamente Sua Maestà -

- Avanti, soldato, fate vedere! - rispose ansioso l' ufficiale.

Il giovane allora, furtivamente, lo colpì alla nuca e, come aveva progettato, si impossessò della sua uniforme ed uscì dalla stanza.

Poco dopo arrivò anche Heinz con l’uniforme del Maggiore e la faccia lievemente nascosta per non mostrare i baffi rossicci.

Così vestiti, i due passarono facilmente inosservati e, una volta saliti in groppa ai cavalli degli ufficiali, andarono al galoppo sperando così di raggiungere al più presto le loro città natie.





5 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DECIMO)

Eh, povero, povero Einrich Von Breith......
Arruolato nell'esercito prussiano - in piena guerra contro la Francia - solo per sfuggire alla sua incommensurabile tristezza per aver perduto l'amore della sua tenera Verusca Von Holstein.....
Un amore Settecentesco in pieno stile, che per molti versi anticipa il Romanticismo ottocentesco.
In effetti, quando all'età di quattordici anni cogitai questo romanzetto, ero un appassionato dei cosiddetti "romanzi di appendice" ed al contempo ero un grande divoratore di fumetti e della vita di Giacomo Casanova.
Ai tempi avevo anche preso una cotta per una certa Verusca, mia coetanea, che non mi corrispondeva punto.
E a capo.
Ma mai avrei immaginato - nel "lontano" 1993 - che avrei battuto sul tempo Cinzia Th Torrini.
Alla faccia sua e di "Elisa di Rivombrosa" !


Luca Bagatin

Capitolo decimo


Il ritorno


L’alba padroneggiava a Postdam ed i soldati, compreso Einrich, erano tutti allineati al centro del fortino.

Il Comandante, un certo Schultz Maxen, presentò loro colui che li avrebbe condotti in battaglia: il Maggiore Mark Von Grimbukow degli ussari di Sua Maestà1.

Einrich lo riconobbe subito, anche se indossava un’uniforme nera e portava un copricapo tubolare con al centro un teschio con due ossa incrociate, simbolo appunto degli ussari di Sua Maestà.

Anche Mark lo riconobbe, ma fece finta di nulla.

Poco dopo arrivò in carrozza anche la Duchessina Verusca, la quale venne fatta scendere dal suo promesso sposo, ma non riconobbe immediatamente Einrich.

Il giovane Einrich, pervaso da un senso di rabbia ma al contempo di felicità, durante il periodo di riposo, si diresse verso la Duchessina, la quale stava conversando con il cocchiere.

- Verusca, come mai siete venuta in questo rude e volgare fortino? - le chiese impaziente Einrich.

- Messere, io appartengo all' aristocrazia tedesca e, se non lo sapete, ho il diritto e soprattutto il dovere di far visita ogni mese agli uomini di Sua Maestà - gli rispose formalmente Verusca.

Il ragazzo rimase sbalordito per il tono freddo che la sua amata usava nei suoi confronti e se ne andò sempre più amareggiato.

Distrattamente si scontrò con il Maggiore Von Grimbukow, il quale con tono di superiorità gli disse: - Soldato Von Breith, ancora tra i piedi? Lo sapete che qui non siamo nel mio maniero, ma nell' esercito migliore di tutta Europa? -

- Barone, non vi permetterò di sposare Verusca, anche a costo di sporcare le mie mani con il vostro lurido sangue! - rispose adirato Einrich che proseguì poi per la sua strada.

Diverse ore dopo i soldati vennero informati che il Comandante aveva preparato il piano di battaglia per cogliere di sorpresa i francesi, perciò pochi giorni dopo sarebbero dovuti partire per la Franconia, ove si trovavano gli accampamenti nemici.

Tra i camerati di Einrich ve n’era uno che borbottava in continuazione e, quando seppe di dover partire in battaglia, grugnò dicendo: - Uffa! E’ mai possibile che non succeda mai nulla in questo stramaledetto posto? -. Poi si rivolse ad Einrich: - Tu, camerata, non pensi la stessa cosa? -. Il giovane rispose sorridendo: - Penso che questa guerra sia inutile. La Prussia non trarrà certo beneficio da essa, anzi, morti e distruzioni di ogni genere! -

Allora il soldato, che era parecchio più grosso di Einrich, poco più basso e con i baffi rossicci, gli chiese: - Come mai allora ti sei arruolato volontario, come mi risulta? Io, almeno, ci sono stato costretto! -

- Ho intenzione di cambiare vita: ho perso il lavoro, ma soprattutto ho perso l' amore. E allora, perché continuare a condurre una vita inutile? - rispose il giovane.

- Bè, almeno, conducendo una vita inutile non rischi di farti ammazzare! - disse scherzosamente il camerata.

- Non mi è mai importato di vivere, tanto meno ora che tutto è crollato in me!- gli rispose disperato Einrich.

- Hai tutta la mia comprensione, camerata. Io sono Heinz, Heinz Bevern - gli disse il soldato stringendogli caldamente la mano.


1 soldati a cavallo.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini