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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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4 settembre 2011

La razza che verrà



Il mondo sotterraneo, l'Agarthi, la Loggia Bianca, il Re del Mondo, antiche conoscenze gnostiche e teosofiche che, nel corso dei secoli, hanno affascinato numerosi studiosi, esoteristi, Iniziati, occultisti e persino letterati.
Pensiamo ad esempio a Réne Guénon ed al Re del Mondo, che sosteneva regnasse nel mondo di sottoterra, popolato da esseri semidivini: vero e proprio centro spirituale celato alla vista degli uomini. Oppure l'occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, fondatrice della Società Teosofica, la quale parlò della Loggia Bianca, la famosa Agarhi, la quale avrebbe dovuto ospitare semidei provenienti da Venere.
Ed ancora, Jules Verne, celebre per i suoi romanzi d'avventura basati sul tema del viaggio ed al quale, alcuni anni fa, abbiamo dedicato un articolo per la rivista di studi massonici “YR Magazine”, a dimostrazione di come nelle sue opere celasse profondi significati esoterici. Pensiamo infatti al "Viaggio al centro della Terra", vero e proprio romanzo massonico nel quale l'autore non solo ci parla della Terra Cava e, attraverso artifizi letterari, di Agarthi, ma desidera mostrare, per allegorie, il percorso dell'Iniziato verso gli Inferi - ovvero il suo Io interiore - per poi risalire alla luce della Conoscenza.
Verne, da buon autore ottocentesco, ovvero di quell'epoca nella quale le Società esoteriche ebbero a loro massima espansione, non fu l'unico ad avventurarsi su questo terreno. Pensiamo infatti alla scrittrice George Sand, legata alla Società Teosofica, ma anche al fondamentale Edward Bulwer-Lytton (1803 - 1873), politico liberale e fine esoterista legato ai Rosacroce.
Bulwer-Lytton, oltre ad aver scritto l'ottimo romanzo "Zanoni", ambientato fra Italia e Francia ai tempi della Rivoluzione Francese (condannandola e indicando invece una via spirituale per uscire da quel terribile e sanguinario conflitto), il cui protagonista è un autentico Rosa+Croce, scrisse un altro raro romanzo, ripubblicato recentemente in Italia in un'elegante edizione da Miraviglia Editore, ovvero "La Razza che verrà".
Al centro della narrativa de "La Razza che verrà" vi è proprio il mondo sotterraneo e la simbologia esoterica e gnostica è pregnante, pur presentando una struttura letteraria semplice e scorrevole.
E' la storia di un ereditiere statuintense che, per varie vicissitudini, si trova ad esplorare il sottosuolo. Qui, inaspettatamente, vi scorge una curiosa popolazione civilizzata dal curioso nome di Vril-ya, derivante appunto dal fluido energetico che utilizzano per la loro sopravvivenza: il vril, appunto. Ricordiamo, per inciso, che dell'esistenza del vril parlò anche Madame Blavatsky nella sua opera teosofica “La Dottrina Segreta”, ovvero di una forza divina che gli antichi maghi e saggi sapevano utilizzare sapientemente a scopi totalmente benefici.
Il protagonista, alter ego di Bulwer-Lytton, sarà dunque ospite nella casa del più ricco fra i Vril-ya, il quale, oltre a renderlo edotto della loro lingua, gli spiegherà il sistema politico e sociale di quell'amena comunità del sottosuolo.
Società divisa in An (maschi) e Gy (femmine), le quali sono molto più forti ed autorevoli degli An.
Le Gy, infatti, oltre ad essere fisicamente più alte, sono anche depositarie della cultura e della saggezza del loro popolo. Inoltre, durante il corteggiamento, spetta alle Gy fare il primo passo e scegliersi il loro timido compagno per poi sposarlo e rimanergli fedele per sempre. Una sorta di inversione rispetto agli usi e costumi della società ottocentesca e, forse, anche di quella attuale.
I Vril-ya non conoscono la democrazia e la disprezzano in quanto foriera di disuguaglianze e di bramosie di potere. Essi perseguono la felicità assoluta che è data, appunto, dalle potenzialità infinite del vril, che permette loro di realizzare invenzioni impensabili persino nella società più avanzata (quali ad esempio delle ali meccaniche da mettersi addosso per poter volare).
I lavori svolti dai Vril-ya non sono imposti da nessuno, ma liberamente scelti da ciascuno in base alle loro rispettive inclinazioni ed interessi. Persino i bambini svolgono mansioni utili alla comunità, la quale non conosce povertà in quanto tutti provvedono alle necessità di tutti. E' anzi il ricco a dover provvedere maggiormente alle necessità degli altri.
Grazie al vril, inoltre, essi possiedono degli scettri capaci di incenerire qualsiasi essere vivente, ma i Vril-ya rifiutano qualsiasi tipo di violenza, non solo nei confronti dei loro simili, ma di qualsiasi essere vivente a meno che non sia minacciata la loro incolumità.
Il Nostro sarà da loro soprannominato Tish, ovvero "Ranocchio" in quanto da loro ritenuto una forma vivente barbara, così come lo erano i loro stessi antenati, che avevano bramosia di potere ed invidia ed ebbero origine niente meno che dalla Rane.
Il sistema politico dei Vril-ya, in sostanza, si basa su consuetudini pacifiche e di autoregolazione che, ad ogni modo, sono supervisionata dal Tur, ovvero dal magistrato supremo che è scelto da uno dei membri del Consiglio dei Saggi, composto solitamente da Gy.
Il Nostro si troverà in difficoltà solamente allorquando la giovane Zee, la Gy più colta ed altruista fra tutte le Gy, si innamorerà di lui...
“La razza che verrà”, oltre ad essere un romanzo esoterico, può essere anche considerato un trattato di vera e propria filosofia spirituale. E' un percorso alchemico che porta alla trasformazione interiore dell'individuo in Essere Spirituale tramite la conoscenza del vril. Questi saranno infatti gli uomini e le donne della razza che verrà: evoluti interiormente e capaci di utilizzare le energie e le conoscenze per portare l'Umenità verso il bene comune.
La scoperta dellla Divinità insita in ciascuno.

Luca Bagatin



4 luglio 2011

Cagliostro: il Mago Massone



"Cagliostro il Mago Massone" di Philippa Faulks e Robert L. D. Cooper, edito in Italia dalle Edizioni Mediterranee, è l'ultimo libro dedicato al Grande Iniziato del XVIII secolo.
Libro fondamentale e che restituisce finalmente il giusto posto alla figura del conte Alessandro Cagliostro, che, come già scrisse il regista Pier Carpi, non fu il ciarlatano Giuseppe Balsamo.
Come scrivono gli autori Faulks e Cooper, la vita e la morte di Cagliostro sono avvolte da un'aura di mistero, ma, nonostante ciò, i nostri, sono riusciti comunque a raccogliere documenti fondamentali per conoscene i suoi insegnamenti esoterici ed i motivi per i quali la sua fama lo ha accompagnato sino ai nostri giorni.
"Cagliostro il Mago Massone" inizia con la descrizione della vita del conte e dei suoi continui viaggi. Nato nel 1748, probabilmente in Portogallo, il Nostro fu allevato nella città di Medina nella casa del mufti Salahaym dal tutore Althotas.
Sarà proprio Althotas a condurlo in innumerevoli viaggi: da La Mecca, nel 1760, passando per l'Egitto, l'Asia e l'Africa, sino a Malta, ove Althotas morirà.
A Malta, Cagliostro sarà iniziato all'Ordine dei Cavalieri di Malta dal cavaliere Luigi D'Aquino e con lui intraprenderà altri viaggi, da Napoli sino a Roma. Qui, il Nostro, incontrerà e si innamorerà di Serafina Feliciani, figlia di un noto commerciante romano, che diverrà presto sua moglie.
Giunto a Londra, Cagliostro, sarà iniziato alla Massoneria nella Loggia Esperience di Rito di Stretta Osservanza Templare. Correva l'anno 1776.
Cagliostro, invero, proprio grazie agli insegnamenti di Althotas ed a quelli appresi nel corso dei suoi viaggi - specie in Estremo Oriente -  conosceva già i segreti della Teurgia e della Gnosi e si dice fosse in grado di trasmutare i metalli in oro e di curare gli ammalati.
La sua fama, dunque, crebbe ben presto in Inghilterra, ma ciò fu in realtà l'inizio delle sue sventure. Qui, a causa dell'invidia nel suoi confronti, si fece molti nemici che gli causarono false accuse di frode e lo condussero, assieme alla moglie, nelle prigioni di Sua Maestà Britannica.
Nel 1777, i Cagliostro, partirono dunque alla volta di Bruxelles anche grazie all'aiuto dei suoi Fratelli massoni. Successivamente si recarono in Olanda ed anche qui, Cagliostro, non smise di stupire il pubblico con i suoi prodigi e guarigioni. Purtuttavia le sue idee innovative sulla Massoneria - come ad esempio l'iniziazione femminile - gli procurarono altre inimicizie.
Cagliostro mise dunque appunto l'idea di creare una Massoneria di Rito Egizio, con, per le Logge femminili, Gran Mestra sua moglie Serafina. L'idea di Cagliostro, ad ogni modo, era ben più profonda ed attingeva agli Antichi Misteri ed alla teurgia. Il suo scopo ultimo si sostanziava nella riunificazione delle Logge in un'unica Massoneria, che attingesse ai Sacri Misteri dell'Antico Egitto.
I Cagliostro, nel frattempo, giungeranno in Polonia, Prussia e Russia. Saranno accolti con tutti gli onori sia dai massoni che da tutte le Corti europee.
Purtroppo, però, a causa del potere dei suoi numerosi nemici, finirà ben presto in disgrazia. L'ingenuità di Cagliostro, infatti, era pari alla sua erudizione nel campo delle scienze occulte.
Nel 1785, sarà infatti coinvolto ingiustamente nel cosiddetto "Scandalo della collana di Diamanti" ai danni della Regina di Francia Maria Antonietta. Scandalo orchestrato ad arte dalla contessa de La Motte che, ad ogni modo, come predetto dallo stesso Cagliostro, sarà scoperta e condannata ad essere esposta nuda e frustata di fronte alla Conciergerie.
Cagliostro, ad ogni modo, ritenuto complice della de La Motte, anche grazie al già allora nascente giornalismo diffamatorio (si veda il "Courier de l'Europe" dell'epoca, di cui, grazie alle gratuite diffamazioni, diverrà direttore un certo Thevenau de Morande, già precedentemente "amico" di Cagliostro), sarà esiliato dalla Francia e riparerà a Roma.
La Roma papalina di allora, oltre ad essere profondamente arretrata culturalmente ed economicamente, aveva messo al bando i massoni e la Massoneria.
L'ingenuità di Cagliostro gli giocò, dunque, nuovamente, un brutto scherzo. L'Inquisizione cattolica, infatti, lo arresterà, imprigionerà e torturerà con una sola accusa: quella di essere massone.
Il conte Alessandro Cagliostro, infatti, fu condannato unicamente in quanto appartenente alla nobile confraternita della Massoneria. Il suo fu, dunque, il primo atto di massonofobia assieme a quello che colpì il poeta Tommaso Crudeli, altro celebre martire massone.
Questa, in sintesi, la prima parte del libro di Philippa Faulks e Robert Cooper.
La seconda parte inizierà con un'interessantissima documentazione relativa alle origini ed alla storia della Massoneria.
La Massoneria, nata ufficialmente nel 1717 in Inghiliterra, in realtà, ha origini più antiche. Gli autori del volume la fanno risalire almeno al XVI secolo, in Scozia, allorquando William Schaw, Maestro d'Opera alla corte di Re Giacomo VI, decise di istruire i muratori di corte.
I muratori, dediti alla costruzione di cattedrali, erano ad ogni modo completamente analfabeti e digiuni di filosofia e speculazioni di qualsiasi tipo. Schaw decise di istruirli ad un particolare rituale di sua invenzione, gettando così le basi della cosiddetta Massoneria Operativa. Un rituale esclusivo, non scritto ma solamente orale, che conteneva anche insegnamenti filosofici, alchemici, gnostici, esoterici.
Le prime regole furono dettate nella Loggia dei muratori di Edimburgo nel 1598 e diffuse a tutte le Logge di Scozia. Il rituale doveva essere imparato esclusivamente a memoria e per mezzo della cosiddetta "Arte della Memoria", diffusissima durante il Rinascimento. Ovvero quella particolare pratica avente origine nell'Antica Grecia, che permetteva agli eruditi di imparare interi volumi a memoria immaginandosi un grande edificio fatto di molte stanze e corridoi. Ad ogni stanza, da immaginarsi il più particolareggiata possibile,  corrispondeva un periodo del volume da ripetere a memoria.
Tecnica che, verosimilmente, Schaw insegnò ai suoi muratori ignoranti ed analfabeti.
Sarà poi nel XVIII secolo che si passerà dalla Massoneria Operativa a quella Speculativa, con l'iniziazione in Massoneria di non muratori, bensì di appartenenti all'aristocrazia, al clero ed alla borghesia. E così, via via, dalla Gran Bretagna, essa si diffonderà in Francia ed in tutta Europa, incontrando subito l'avversione della Chiesa cattolica, la quale non poteva sopportare che potesse esistere un'associazione a lei concorrente in campo spirituale, in particolare un'associazione senza dogmi ed unicamente fondata sulla filosofia e le speculazioni umane.
I primi massonofobi, dunque, saranno i cattolici. Nel corso della Storia essi saranno affiancati da comunisti, nazisti e fascisti: il totalitarismo non poteva sopportare la libertà di pensiero.
La terza parte di "Cagliostro il Mago Massone" è ampiamente dedicata alla Massoneria elaborata da Cagliostro, ovvero quella di Rito Egizio, dotata di profondissimi insegnamenti spirituali. Per la prima volta, peraltro, viene riportato interamente il rituale originale scritto da Cagliostro: composto da Statuti e Regolamenti, Preparazione della Loggia e Catechismi e conservato attualmente in originale presso il Museo della Gran Loggia di Scozia.
Infile, gli autori, dedicheranno un intero capitolo di commento al rituale stesso, ricco di simbolismo e significato.
Chi ama ed ha amato Cagliostro non può dunque non leggere ed appassionarsi a "Cagliostro il Mago Massone". Un libro di cui sentivamo tutti l'esigenza per riportare alla luce uno fra i più grandi massoni e mistici che la Storia abbia mai conosciuto.

Luca Bagatin



24 febbraio 2011

Il conte di Saint-Germain "svelato" da Paul Chacornac



Paul Chacornac (1884 - 1964) fu l'editore della celebre rivista di studi esoterici "Etudes Traditionnelles", nella quale collaborò anche il celebre scrittore e studioso di simbolismo esoterico e massonico René Guénon.
Chacornac si occupò, nel corso della sua vita, di astrologia ed alchimia sotto il profilo tradizionale, dedicando numerose pubblicazioni a tali tematiche.
Fra queste è purtuttavia presente una singolare biografia, "Il conte di Saint-Germain", ripubblicata negli ultimi anni in Italia dalle prestigiose Edizioni Mediterranee.
Tale biografia tende a sgomberare il campo da tutte quelle leggende metafisiche che hanno accompagnato la storia del conte di Saint-Germain e che lo hanno voluto, di volta in volta: alchimista senza tempo, massone, Maestro dei Teosofi, esponente degli Illuminati di Baviera e dei Rosacroce.
La biografia di Chacornat è dunque la più completa e minuziosa opera dedicata a questo leggendario personaggio che, più che altro, secondo gli studi dell'autore, pare fosse un erudito avventuriero di nobilissima origine spagnola che, nel corso della sua vita, utilizzò vari nomi fra cui l'appellativo di "conte di Saint-Germain" (ovvero il Santo Fratello).
Erudito avventuriero che frequenterà le grandi corti europee del XVIII secolo, talvolta amato e talvolta odiati dai nobili e dagli intellettuali dell'epoca.
Di lui ci ha parlato ad esempio Giacomo Casanova nelle sue "Memorie", in senso totalmente denigratorio, quasi che il Saint-Germain fosse un "mago truffaldino". Per quanto si sa bene che - con tutto il rispetto per il celebre autore - le "Memorie" di Casanova non erano altro che uno zibaldone romanzato, ove l'autore amava punzecchiare e mettere in ridicolo i suoi vecchi nemici.
Il filosofo Voltaire narra al re di Prussia Federico II del conte di Saint-Germain come di un “essere immortale”, ma, probabilmente e secondo la biografia di Chacornac, lo fa in senso metaforico, vista l'ampia cultura ed i modi profondamente cortesi del conte.
Secondo i teosofi Madame Blavatsky ed Annie Besant, il conte di Saint-Germain sarebbe un "adepto", un "iniziato", un "agente della Gran Loggia Bianca" venuto su questa terra per scongiurare il materialismo ed i pericoli della Rivoluzione Francese, pur senza successo.
Chi può mai dirlo ?
Quel che è certo è che tale figura di nobile settecentesco, di cui possediamo un unico ritratto donato dal conte stesso alla marchesa d'Urfé nel 1760 e giunto sino a noi, continua ad affascinare nei secoli.
E l'ottimo studioso Paul Chacornac ha tentato di ricostruirne la storia e le gesta, spogliandolo dalle leggende che lo hanno circondato e lo circondano ed analizzando la sua figura sotto un profilo simbolico-tradizionale alla luce degli insegnamenti di René Guénon.

Luca Bagatin



16 gennaio 2011

Abbasso la Rivoluzione francese ! Viva quella Americana, democratica e liberale !

A sinistra: una delle decapitazioni durante il regime del Terrore conseguente alla Rivuluzione francese. A destra: George Washington fonda i democratici Stati Uniti d'America

Recentemente mi sono trovato a discutere di Rivoluzione francese, come sempre, criticandone i fondamenti (e ricordando la lezione di Giuseppe Mazzini in merito).
Ho sempre ritenuto, infatti, che raramente le rivoluzioni politiche - tutte profondamente sanguinarie e fondate su principi di supremazia di una classe su un'altra - siano e siano state foriere di emanzipazione individuale e, dunque, sociale.
Raramente salvo quella Americana del 1775, allorquando i coloni americani si ribellarono alla tirannia britannica e pretesero non già una improbabile "eguaglianza sociale", bensì un'"eguaglianza individuale" basata sul sacrosanto principio ad essere rappresentati nelle istituzioni e, dunque, nel poter concorrere democraticamente alla gestione del governo statuale.
La Rivoluzione francese, pur ispirata a principi illuministici e massonici (quelli del conte di Cagliostro) di libertà, eguaglianza e fratellanza, si rivelò ben presto per ciò che era: un bagno di sangue fondato sulla lotta fra classi, senza alcuna possibilità di dialogo interclassista e senza delle guide politiche veramente illuminate capaci di fondare uno Stato autenticamente democratico e liberale come invece avvenne nei neonati Stati Uniti d'America.
Robespierre impose, infatti, ben presto, il Terrore e fece ghigliottinare persino i suoi compagni pur di mantenere saldo il potere. Il che non è poi diverso da ciò che fece, oltre un secolo dopo, Stalin nell'Unione Sovietica con i suoi oppositori politici interni.
Il tutto con la conseguenza che, ben presto, la Francia tornò ad essere una monarchia assoluta con Napoleone I e successivamente con l'altro despota, Napoleone III, e si dovrà attendere il 1871 perché essa si tramuti, finalmente, in autentica Repubblica parlamentare e democratica.
E per ciò che, personalmente, mi rifiuto di annoverare la Rivoluzione francese fra i grandi avvenimenti storici di libertà ed emancipazione.
Preferisco ricordarla come monito contro certo estremismo intriso di apparenti "buoni sentimenti", ma, in realtà, contenente i germi dell'autoritarismo e della bramosia di potere.

Luca Bagatin



9 aprile 2010

ALESSANDRO CAGLIOSTRO contro GIUSEPPE BALSAMO

ALESSANDRO CAGLIOSTRO CONTRO GIUSEPPE BALSAMO

articolo di Luca Bagatin tratto da

YR MAGAZINE NR. 4

RIVISTA UFFICIALE DELL'ARCO REALE IN ITALIA - RITO DI YORK

Un Grande Iniziato, contro un vile ciarlatano prezzolato ad hoc per screditare il primo, interpretando la sua parte.

La rilettura della vita e dell'insegnamento del Gran Cofto a partire dalle opere di Pier Carpi, Marc Haven, Carlo Gentile e Giuseppe Abramo: studiosi di esoterismo e misteriosofia



Esponente della Tradizione esoterica e della Gnosi, il conte Alessandro Cagliostro, di origini portoghesi, coniò il trinomio Fratellanza, Uguaglianza, Libertà, poi mutuato dalle Logge Massoniche d'Europa e finanche dalla Rivoluzione Francese, con la quale non ebbe purtuttavia nulla a che spartire. Salvo prevedere l'ineluttabilità dei fatti storici che seguiranno.

Questo è l'autentico Cagliostro: magistralmente descritto in particolar modo da Pier Carpi, studioso di misteriosofia, regista, romanziere e fumettista italiano, che ne realizzò anche un film del '74, tratto dall'omonimo saggio “Cagliostro il Taumaturgo” (rieditato dalle Edizioni Mediterranee, nel '97, con il titolo “Cagliostro il Maestro sconosciuto”) e la cui sceneggiatura fu scritta in collaborazione con un'insospettabile Enrica Bonaccorti e l'allora compagno Daniele Pettinari.

Giuseppe Balsamo, palermitano e di umilissime origini, fu invece un pretesto dei nemici di Cagliostro per incastrarlo e farlo passare per ciarlatano, imbroglione, imbonitore. E lo stesso Balsamo rimase egli stesso vittima peraltro giungendo ad autoconvincersi di possedere poteri taumaturgici !

E di nemici, fra i potenti del Secolo dei Lumi, Cagliostro ne ebbe molti.

La Chiesa in primis, che mal sopportava la nascita e diffusione della Massoneria, specialmente di quella gnostica ed egizia fondata dal Cagliostro stesso con la Loggia “La Saggezza Trionfante” all'Oriente di Lione, ed il suo rifarsi al templarismo di Jaques de Molay ed al Rosacrocianesimo delle origini di Christian Rosenkreutz. Dottrine tutte ritenute in contrasto con il dogma cattolico.

Si pensi, per contro, che Cagliostro fu amico e confidente di Papa Clemente XIII, successivamente assassinato per aver sciolto l'Ordine dei Gesuiti.

Fra i nemici dell'Iniziato abbiamo poi la Regina Maria Antonietta di Francia, alla quale aveva predetto la triste fine se non avesse posto rimedio alle sofferenze del popolo francese e così tutti i nobili europei che temevano la grande popolarità di cui godeva Cagliostro fra gli umili ed i semplici, che curava grazie alle sue mistiche facoltà.

Da non dimenticare la graziosissima figura di Serafina (che i nemici di Cagliostro faranno passare per la sgualdrina Lorenza Feliciani, moglie di Giuseppe Balsamo), sua fedelissima compagna, il cui incontro, Pier Carpi, descrive in un capitolo ricchissimo di suggestioni e dall'emblematico titolo “La Via Iniziatica”.

Un capitolo nel quale è presente l'Iniziazione di Cagliostro agli Antichi Misteri della Tradizione per mezzo del mistico Althotas, suo Maestro Spirituale, che lo introdurrà nell'universo dell'Alchimia e della Teurgia: spiegandogli il significato simbolico della Tradizione Egizia, Rosacrociana e Templare.

La sua Serafina è, invece, Iniziata Gran Sacerdotessa, come indica questo bellissimo passo del capitolo che vorrei riportare: La giovane era come quel giorno nella grotta delle rocce rosse, teneva in mano un calice fumante di verde, presiedeva i lavori sacerdotali del Tempio. Le sue parole erano incomprensibili, mentre il verde fumoso del suo calice saliva verso la statua incarnata di Iside.

[….] Serafina depose il calice, avvolgendosi nel verde a spirale.

- A me il pugnale allora, perché non dovranno avermi ed il segreto del Tempio dovrà perire con me - .

Il volto della Sfinge si rischiarava, il sole dentro di esso ora aveva meno luce, era meno rosso, e la scena che Cagliostro sentiva di vivere si svolgeva nel volto freddo e impenetrabile della Sfinge.

Serafina prese il pugnale che la sacerdotessa gli porse, senza un grido lo portò al petto, dove lo affondò dolcemente. Serafina crollò a terra e la scena disparve. Cagliostro chiuse gli occhi. Era tranquillo, perché sapeva che l'avrebbe ancora incontrata.

Chi muore nel segreto del Tempio, con nel cuore il segreto del Tempio, vive.

E così, terminata l'onirica iniziazione, i due si rincontreranno nel mondo fisico allorquando Cagliostro scorgerà, a Roma, ad un funerale, un carro trainante una bara. Nella bara vi era proprio Serafina, che riconobbe come la compagna iniziata con lui nel Tempio e la risvegliò con un bacio sugli occhi. La fece uscire dalla bara e da allora rimasero alchemicamente uniti sino alla morte.

Pochi altri testi trattano con congizione di causa e documenti alla mano la realtà storica ed esoterica del conte Alessandro Cagliostro.

Penso al volume del martinista ottocentesco Marc Haven (pseudonimo di Emmanuel Lalande), amico di Papus, che scrisse “Cagliostro il Maestro sconosciuto – Studio storico e critico sull'Alta Magia”) ed al ben più recente “Il mistero di Cagliostro ed il sistema egiziano” (Bastogi Editrice) di Carlo Gentile, già Gran Maestro Onorario del Grande Oriente d'Italia e che ricoprì anche importanti incarichi nell'Ordine Martinista.

Per concludere, vorrei segnalare la bellissima ed approfondita analisi curata sul numero 1 del 2009 della rivista ufficiale del GOI, “Hiram”, dal Gran Segretario Giuseppe Abramo.

Nel suo articolo “Cagliostro” (la cui bibliografia si rifà in toto ai volumi precedentemente citati, più altri testi minori), Abramo, oltre a confutare la tesi Balsamo uguale a Cagliostro, ne analizza la dottrina ed il credo, riassumento la dotta analisi che ne fece il Fratello massone Arturo Righini nella rivista di Studi Iniziatici “Ignis” nel 1925.

Il tutto a partire dagli scritti e dalle affermazioni che lo stesso Cagliostro ci ha lasciato a partire da quella che ritengo la più significativa: Non sono di alcun epoca, né di alcun luogo; al di fuori del tempo e dello spazio il mio essere spirituale vive la sua eterna esistenza, e se immergendomi nel mio pensiero risalgo il corso delle età, se distendo il mio spirito verso un modo di esistenza lontano da quello che voi percepite, divengo colui che desidero. Partecipando coscientemente all'essere assoluto, regolo la mia azione secondo l'ambiente che mi circonda. Il mio nome è quello della mia funzione, perché sono libero; il mio paese è quello in cui fìsso momentaneamente i passi.
Datatevi, se lo volete, da ieri, rialzandovi con l'aiuto degli anni vissuti da antenati che vi furono estranei; o da domani, per l'orgoglio illusorio di una grandezza che non sarà mai la vostra.

Spiace che la notissima e clikkatissima enciclopedia multimediale on-line Wikipedia non citi minimamente né l'opera di Pier Carpi né quella di Haven e sposi invece la tesi dei nemici di Cagliostro, non permettendo così al vasto pubblico di internet di approfondire l'autentica versione.

Ad ogni modo, l'emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, assieme a quella dell'altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l'impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono.

Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.





23 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DODICESIMO)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

PER UNA RAGIONE A ME IGNOTA, DA OGGI CI SONO DEI PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DI QUESTO BLOG CON IL BROWSER "INTERNET EXPOLRER".   A CHIUNQUE VOLESSE VISUALIZZARLO INTERAMENTE - SENZA ALCUN PROBLEMA - CONSIGLIO DI SCARICARE DAL WEB IL BROWSER "MOZZILLA FIREFOX" E DI VISUALIZZARLO ACCEDENDO DA ESSO.

L.B.

Et voilà....proseguiamo con il dodicesimo capitolo del FEUILLETTON che da qualche mese sta imperversando su questi schermi telenettici.
Lo scrissi all'età di quattordici anni - nel 1993 - ambientandolo nella Prussia degli anni '30 del Settecento, in piena Guerra di Successione Polacca.
Un amore contrastato fra una nobile prussiana ed un giovane musicista........
Non è un gran che come opera, ma, ad ogni modo, resistete: siamo quasi giunti alla fine.....

Luca Bagatin


Capitolo dodicesimo


 

Il rapimento

Poco dopo essere fuggiti da Postdam, Heinz ed Einrich vennero fermati da alcune guardie austriache, le quali portavano importanti documenti al Maggiore Von Grimbukow e, dato che Bevern indossava l' uniforme del Maggiore, gli austriaci li consegnarono a lui e proseguirono il cammino verso Postdam.

I due fuggitivi non esitarono a scartabellare i documenti uno ad uno e videro che tutti riguardavano i piani di battaglia che il Generale austriaco Loudon, residente nel fortino di Francoforte nella Franconia Settentrionale, aveva minuziosamente preparato per il Barone.

Einrich, tuttavia, tra le varie ‘scartoffie’ trovò una lettera e, preso dalla curiosità, non esitò a leggerla.


 

Graziosissimo Barone,

sono prigioniera del Generale Loudon, il quale vuole sposarmi con la forza, contro la mia volontà. Vi prego con tutto il cuore di venire a liberarmi al più presto o per me sarà troppo tardi.


 

La Vostra amata Verusca Von Holstein


 

Il giovane, preoccupatissimo, disse all' amico: - Heinz, prosegui da solo il tragitto. Va a Weimar e qualche volta ricordati di me -

- Einrich, perché dobbiamo separarci? - gli chiese sbalordito il rozzo soldato.

- Amico mio, il Generale Loudon tiene prigioniera la mia diletta a Francoforte ed io mi sento in dovere di accorrere in suo aiuto e di liberarla, anche se lei, quando ha scritto questo biglietto, pensava a Von Grimbukow, suo promesso sposo -

Bevern, con le lacrime agli occhi disse al giovane: - Camerata,, abbi cura di te, e mi raccomando di non farti ammazzare! -

- Non preoccuparti, Heinz - rispose Einrich sorridendo.

Fu così che i due amici si salutarono ed andarono ognuno per la propria strada.

Einrich spronò il cavallo e partì per Francoforte decisissimo a far assaggiare la lama della sua spada al Generale austriaco.

Intanto, a Postdam, il Colonnello Maxen e Von Grimbukow avevano ripreso i sensi e messo in allarme tutto il fortino. D’un tratto quest’ultimo chiamò a gran voce tutti gli uomini: - Voglio che venti granatieri tra di voi mi riportino i fuggitivi vivi o morti, in particolare il soldato Von Breith. E' inoltre necessario mettere in allarme tutti gli accampamenti prussiani della zona! -

Immediatamente venti granatieri tra i quali un agente segreto austriaco, che era un’abilssima guida, furono pronti per partire alla ricerca dei disertori.

Calarono le tenebre ed Einrich si vide costretto a passare la notte in una locanda nei pressi di Lipsia, importante città del Brandeburghese.

La locanda era tuttavia occupata da quattro granatieri, i quali avevano ricevuto dagli agenti segreti di Postdam la descrizione particolareggiata di Einrich e del suo amico ed immediatamente riconobbero il giovane. In men che non si dica, sguainarono le spade e si scagliarono su di lui.

I militari combattevano bene, ma Einrich, più agile di loro, li ferì gravemente tutti e quattro costringendoli alla fuga.

Successivamente chiese alla locandiera una stanza ove si coricò e dormì per quasi tutta la notte, anche se spesso fu svegliato dall' incubo di non rivedere più la Duchessina Verusca.



 



 



12 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO UNDICESIMO)

Nuovo colpi di scena attendono i lettori di questo FEUILLETTON che scrissi nel 1993 - all'età di soli 14 anni - per poi smettere del tutto con i romanzi (ho ancora qualche cosa nel cassetto dei ricordi, a dire il vero, ma non è il caso di disgustare ulteriormente i lettori con quella che considero - non a torto - "robetta").
Buona lettura e......non perdetevi la prossima entusiasmante puntata nel segno dell'avventura e dell'intrigo Settecentesco.

Luca Bagatin

Capitolo undicesimo


La fuga


Einrich si congedò da Heinz e si diresse verso il centro del fortino, ove il Colonnello Maxen era pronto per dare le prime disposizioni per la battaglia al Maggiore Von Grimbukow ed ai soldati.

- Uomini! Come già sapete sarà il Maggiore Von Grimbukow che vi condurrà in Franconia, dove vi scontrerete con la fanteria francese guidata, pare, dal Generale Le Blanche. Tuttavia non sarete soli. A fiancheggiarvi, infatti, ci sarà anche il 15° reggimento austriaco! Ora però, Maggiore, illustrateci il vostro piano d’attacco -

Von Grimbukow disse a pieni polmoni: - Soldati! E' necessario accerchiare il nemico sul lato destro del campo di battaglia, in modo da renderlo inoffensivo. In questo modo la fanteria austriaca potrà completare, vincente, la nostra gloriosa opera! -

Il giovane Von Breith, tuttavia, lo contraddisse urlando: - Maggiore, ma così facendo il nostro contingente subirebbe enormi perdite, favorendo esageratamente gli austriaci! -

- Von Breith, vedo che non solo non ve ne intendete di donne, ma anche in strategie militari non siete da meno! - lo derise Von Grimbukow.

Di colpo tra le linee prussiane si sollevò una fragorosa ed unanime risata che provocò la collera di Einrich e, indirettamente, anche quella dell' amico Heinz.

Terminate le disposizioni, Einrich ed Heinz si ritrovarono per progettare la fuga dal campo che decisero di compiere per raggiungere: Bevern, Weimar, sua città natale e Von Breith, Brema, ove avrebbe potuto incontrare la dolce Verusca.

Einrich, infatti, era ormai deciso a non cambiare più vita, ma ad uccidere Von Grimbukow e a riconquistare il cuore della Duchessina.

Il giovane propose di penetrare, il giorno seguente, nella stanza del Colonnello con la scusa di recapitargli un dispaccio della massima importanza; successivamente lo avrebbe colpito alla nuca con il calcio del fucile e indossato la sua uniforme. Lo stesso doveva fare Heinz con il Maggiore Von Grimbukow.

- Sarà un gioco da ragazzi, Einrich! - esclamò compiaciuto Heinz.

- Me lo auguro - rispose un po’ dubbioso Einrich.

Il mattino seguente Einrich si presentò nella stanza del Comandante, dicendo: - Herr Colonnello, ho un messaggio urgente per voi da Berlino...lo manda espressamente Sua Maestà -

- Avanti, soldato, fate vedere! - rispose ansioso l' ufficiale.

Il giovane allora, furtivamente, lo colpì alla nuca e, come aveva progettato, si impossessò della sua uniforme ed uscì dalla stanza.

Poco dopo arrivò anche Heinz con l’uniforme del Maggiore e la faccia lievemente nascosta per non mostrare i baffi rossicci.

Così vestiti, i due passarono facilmente inosservati e, una volta saliti in groppa ai cavalli degli ufficiali, andarono al galoppo sperando così di raggiungere al più presto le loro città natie.





5 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DECIMO)

Eh, povero, povero Einrich Von Breith......
Arruolato nell'esercito prussiano - in piena guerra contro la Francia - solo per sfuggire alla sua incommensurabile tristezza per aver perduto l'amore della sua tenera Verusca Von Holstein.....
Un amore Settecentesco in pieno stile, che per molti versi anticipa il Romanticismo ottocentesco.
In effetti, quando all'età di quattordici anni cogitai questo romanzetto, ero un appassionato dei cosiddetti "romanzi di appendice" ed al contempo ero un grande divoratore di fumetti e della vita di Giacomo Casanova.
Ai tempi avevo anche preso una cotta per una certa Verusca, mia coetanea, che non mi corrispondeva punto.
E a capo.
Ma mai avrei immaginato - nel "lontano" 1993 - che avrei battuto sul tempo Cinzia Th Torrini.
Alla faccia sua e di "Elisa di Rivombrosa" !


Luca Bagatin

Capitolo decimo


Il ritorno


L’alba padroneggiava a Postdam ed i soldati, compreso Einrich, erano tutti allineati al centro del fortino.

Il Comandante, un certo Schultz Maxen, presentò loro colui che li avrebbe condotti in battaglia: il Maggiore Mark Von Grimbukow degli ussari di Sua Maestà1.

Einrich lo riconobbe subito, anche se indossava un’uniforme nera e portava un copricapo tubolare con al centro un teschio con due ossa incrociate, simbolo appunto degli ussari di Sua Maestà.

Anche Mark lo riconobbe, ma fece finta di nulla.

Poco dopo arrivò in carrozza anche la Duchessina Verusca, la quale venne fatta scendere dal suo promesso sposo, ma non riconobbe immediatamente Einrich.

Il giovane Einrich, pervaso da un senso di rabbia ma al contempo di felicità, durante il periodo di riposo, si diresse verso la Duchessina, la quale stava conversando con il cocchiere.

- Verusca, come mai siete venuta in questo rude e volgare fortino? - le chiese impaziente Einrich.

- Messere, io appartengo all' aristocrazia tedesca e, se non lo sapete, ho il diritto e soprattutto il dovere di far visita ogni mese agli uomini di Sua Maestà - gli rispose formalmente Verusca.

Il ragazzo rimase sbalordito per il tono freddo che la sua amata usava nei suoi confronti e se ne andò sempre più amareggiato.

Distrattamente si scontrò con il Maggiore Von Grimbukow, il quale con tono di superiorità gli disse: - Soldato Von Breith, ancora tra i piedi? Lo sapete che qui non siamo nel mio maniero, ma nell' esercito migliore di tutta Europa? -

- Barone, non vi permetterò di sposare Verusca, anche a costo di sporcare le mie mani con il vostro lurido sangue! - rispose adirato Einrich che proseguì poi per la sua strada.

Diverse ore dopo i soldati vennero informati che il Comandante aveva preparato il piano di battaglia per cogliere di sorpresa i francesi, perciò pochi giorni dopo sarebbero dovuti partire per la Franconia, ove si trovavano gli accampamenti nemici.

Tra i camerati di Einrich ve n’era uno che borbottava in continuazione e, quando seppe di dover partire in battaglia, grugnò dicendo: - Uffa! E’ mai possibile che non succeda mai nulla in questo stramaledetto posto? -. Poi si rivolse ad Einrich: - Tu, camerata, non pensi la stessa cosa? -. Il giovane rispose sorridendo: - Penso che questa guerra sia inutile. La Prussia non trarrà certo beneficio da essa, anzi, morti e distruzioni di ogni genere! -

Allora il soldato, che era parecchio più grosso di Einrich, poco più basso e con i baffi rossicci, gli chiese: - Come mai allora ti sei arruolato volontario, come mi risulta? Io, almeno, ci sono stato costretto! -

- Ho intenzione di cambiare vita: ho perso il lavoro, ma soprattutto ho perso l' amore. E allora, perché continuare a condurre una vita inutile? - rispose il giovane.

- Bè, almeno, conducendo una vita inutile non rischi di farti ammazzare! - disse scherzosamente il camerata.

- Non mi è mai importato di vivere, tanto meno ora che tutto è crollato in me!- gli rispose disperato Einrich.

- Hai tutta la mia comprensione, camerata. Io sono Heinz, Heinz Bevern - gli disse il soldato stringendogli caldamente la mano.


1 soldati a cavallo.



1 dicembre 2009

Lega Nord: un partito da isolare politicamente per il bene dell'Italia e dell'Occidente democratico


La Lega Nord sta davvero superando il limite e ponendosi sempre di più al di fuori dalla normale dialettica democratica.
L'ennesima proposta flokloristica del partito più folkloristico del Parlamento è quella di inserire nella bandiera italiana (bandiera, che, lo ricordiamo, la stessa Lega Nord vilipese a più riprese negli anni passati) la croce cristiana.
Il tutto - a sentire l'esponente del Carroccio, Castelli - per dare un segnale forte, come hanno fatto gli svizzeri nel referendum proposto dall'estrema destra elvetica, contro la costruzione di nuovi minareti islamici sul loro territorio.
Un esempio di civilità, a sentire Castelli. Un esempio di fondamentalismo e di xenofobia, a sentire noi.
Quando Castelli, poi, afferma tutto ciò "al fine di battere l'ideologia massonica e filoislamica", raggiunge l'apoteosi della mancanza di cognizioni storiche e culturali.
Facciamo presente al Castelli, a Calderoli ed alla loro compagnia - che farebbero meglio a tornare a scuola ove si insegni un italiano corretto, piuttosto che un inutile e retrogrado dialetto che in un'Occidente avanzato e globalizzato non parla quasi più nessuno - che il Tricolore italiano nacque il 7 gennaio 1797 a Reggio Emilia. Terra d'impeto lucidamente rivoluzionario, ove si costituì la Repubblica Cisalpina dalle ceneri del barbaro dominio Pontificio.
Il verde del Tricolore, aggiunto al bianco ed al rosso della bandiera della Rivoluzione Francese, era il colore dell'albero della libertà e del diritto dei popoli all'emancipazione e molti massoni e carbonari lo utilizzarono originariamente nelle loro "logge" e "vendite". Si pensi che nel 1796, un anno prima della sua ufficializzazione, uno stendardo recante il Tricolore, fu consegnato da Napoleone ad un corpo di volontari lombardi a Milano, con alla sommità dell'asta il "livello" massonico.
Gli esponenti della Lega Nord, digiuni del tutto di Storia e di simbologia, queste cose, ovviamente, non le conoscono.
Gli esponenti della Lega Nord preferiscono utilizzare simboli astrusi, senza alcun aggancio alla Storia, come le ampolle del Dio Po, le stelle celtiche, il colore verde utilizzato senza conoscerne il significato, la croce cristiana senza sapere che è un simbolo mutuato dall'Antico Egitto e così via.
La Lega Nord, oltretutto - il che è ben più grave - per alzare l'attenzione dei media su di sé, alimenta la xenofobia ed esaspera il fondamentalismo.
Anziché studiare, approfondire la cultura Islamica, così come quella Buddhista, Induista e così via, la rifiuta a priori riproponendo il cattolicesimo delle crociate.
Un partito così non solo non dovrebbe stare al governo, ma andrebbe politicamente isolato, così come a suo tempo fecero i partiti demcoratici con comunisti e missini, e farebbero bene gli esponenti del PdL a ricordarselo nei mesi a venire.
La Lega Nord, facciamo poi notare, è il partito che sino ad oggi ha bloccato - anche per mezzo del Ministro Tremonti - tutte le riforme che questo governo aveva promesso in campagna elettorale e contava di attuare: abolizione delle Province e degli Enti inutili e riduzione della spesa pubblica improduttiva in primis.
Il PdL non può permettersi ancora di farsi mettere i piedi in testa da chi non ha la competenza e la cultura per governare.
Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è, al momento, raro esempio di politico di centrodestra ad averlo compreso e pensiamo sia il caso che sin dalle prossime regionali il PdL rompa tutte le alleanze con la Lega, preferendo intese con l'Udc e con le forze moderate della tradizione democratica italiana.
L'Italia intera, figlia delle lotte del Risorgimento e della Resistenza antifascista prima ed anticomunista poi, non si merita ulteriori insulti da chi non ha mai avuto nella sua tradizione storica martiri che hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

Luca Bagatin (nella foto con Aldo Chiarle, già partigiano socialista della Brigata Garibaldi)



4 agosto 2008

"ZANONI": un romanzo sul mistero dei Rosa-Croce



Chi è Zanoni, l'immortale Caldeo che si aggira per l'Europa di fine Settecento e sconvolge, con i suoi prodigi, la nobiltà napoletana ?
Nell'inquetante cornice costruita da Edward Bulwer Lytton si dipana la storia d'amore che coinvolgerà la bellissima attrice Viola Pisani, il nobiluomo inglese Clarence Glyndon e Zanoni, appunto, il Maestro Rosa-Croce.
Un romanzo di chiara matrice esoterica e misterica, "Zanoni", mette in luce la contrapposizione fra "bene" e "male", ovvero fra "ateismo" e "spiritualità" (quella dei Rosa-Croce appunto) che consente di comprendere il significato più profondo della Vita e del Tutto solo per mezzo del distacco dalla materialità delle cose terrene.
Ed è così che Zanoni, il Caldeo vecchio di 5000 anni, è ancora bello e giovane nel periodo della Rivoluzione francese e dispenserà generosità ed amore in una Napoli borbonica e pervasa dalla superstizione.
E così la vita di Zanoni s'intreccia a quella di Viola Pisani, attrice rimasta orfana e amata dal nobile Glyndon che pur ella respinge assieme al perfido pittore francese Jean Nicot, fervente ateo e sanguinario seguace di Robespierre.
Ed ecco che il romanzo di Bulwer Lytton diventa crocevia fra verità storica e verità occulta e riesce a conciliare la presenza di figure quali il tiranno Robespierre, simbolo del Terrore e dell'annientamento dell'amore umano e spirituale, con figure occulte e mistiche quali il Guardiano della Soglia e l'universo dei Rosa-Croce, la millenaria confraternita dispensatrice della Luce Universale.
Un romanzo inquietante ed allo stesso tempo bellissimo che fa assaporare un universo, ai più sconosciuto. Un universo che riconosce il libero arbitrio umano, che non lo giudica in sé, ma che mostra anche la strada verso la Divinità eterna priva della materialità tipica del mondo visibile.
Edward Bulwer Lytton, romanziere e politico della metà dell'800, fu amico di Charles Dickens e si occupò a lungo di esoterismo e di storia antica.
C'è chi dice che fu egli stesso membro della confraternita dei Rosa-Croce e l'occultista russa Madame Blavatsky - fondatrice della Società Teosofica - lo riconobbe come "uno che è ancora riconosciuto dalla misteriosa Fratellanza in India come un membro della loro organizzazione".
La Blavatsky parla dei Maestri della Fratellanza Bianca, la cui esistenza è attestata da tutte le scuole e tradizioni iniziatiche e gnostiche orientali ed occidentali e che insegnarono anche a lei tutte le arti occulte.
E così, fra letteratura ed esoterismo, "Zanoni" e indubbiamente un romanzo senza tempo (pur inserito in un preciso contesto storico) fondamentale per colui il quale sa scrutare oltre l'orizzonte.





Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini