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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



3 luglio 2013

La più grande delusione politica della mia vita, ovvero quella con il Partito (il)Liberale Italiano (e viva ora e sempre Ilona Staller !)



Poteva essere un'esperienza vitale, erotica ed utile.
E' stata un'esperienza mortifera, triste e inutile.
La presenza di Ilona Staller e del sottoscritto nelle liste del Partito Liberale alle comunali di Roma non è stata né valorizzata né compresa dal partito (o, meglio, da ciò che ne resta) stesso.
L'idea che avevo in mente allorquando proposi alla dirigenza del PLI la candidatura Staller (parliamo del gennaio 2013) era molto chiara e si sostanziava in almeno tre punti:

1) rilanciare la cultura dei diritti sociali e civili.

2) rendere Roma finalmente una città vivibile, civile, europea, sessualmente intrigante, con parchi dell'amore, luoghi attrezzati per disabili, anziani, bambini e animali.

3) erotizzare la cultura laica e liberale, ovvero rendere nuovamente vitale un partito o più partiti (visto che la medesima proposta la lanciai anche al PRI e a tutta l'area laica) ormai morti, ovvero auto-suicidatisi per aver dato credito a Segreterie nazionali senza alcun costrutto né prospettiva.

Purtroppo l'idea della Dirigenza "liberale" retta da Stefano De Luca ed Enzo Palumbo era evidentemente un'altra, ovvero utilizzare Ilona Staller-Cicciolina quale "specchietto per le allodole mediatico".
Ciò si è visto sia nella prima conferenza stampa dal sapore feticistico, ove Ilona dovette esibirsi in foto che mostravano la "tessera del PLI" e nella candidatura a Sindaco non già dell'eroina Cicciolina come aveva proposto il sottoscritto, bensì della candidatura di un ragazzo politicamente sconosciuto e oltretutto inneggiante ai fratelli Kennedy, noti simpatizzanti del fascismo e noti per essere stati eletti con i voti della mafia (si vedano le biografie di Pier Carpi e di Lanfranco Palazzolo, già dal sottoscritto recensite).
Come se ciò non bastasse, dopo aver messo Ilona in secondo piano, relegata a "bandiera mediatica", al secondo turno codesti dirigenti "liberali" hanno ben pensato - senza avvisarci - di appoggiare l'estremista di destra Gianni Alemanno che, peraltro, in questi anni ha distrutto Roma assieme a amici, parenti e conoscenti.
Ora, il sottoscritto e Ilona, in tutti i nostri comunicati stampa abbiamo scritto che la nostra candidatura nasceva contro la partitocrazia e l'inciucio Pd-PdL e questi qui che fanno ? Appoggiano il peggio del peggio, ovvero Alemanno !
Al danno la beffa e i cocci sono stati nostri al punto che i risultati del partitino "liberale" sono stati oltremodo deludenti: nemmeno 900 voti in tutto, ovvero una sconfitta che si poteva evitare se si fosse candidata Ilona Staller a Sindaco con il nostro programma antipartitocratico, colorato, per la gente, per i diritti, per le libertà sessuali e per una Roma che avrebbe potuto tornare ai fasti di Ernesto Nathan.
Lasciamo dunque codesti "liberali" al loro grigiore, ai loro debiti (anche nei confronti degli elettori) ed al totale oblìo e, con l'associazione che ho ideato - "Amore e Libertà" - cerchiamo di costruire un'alternativa a questa triste politica che, da oltre vent'anni, danneggia il cittadino e lo sta rendendo sempre meno consapevole del proprio potenziale e del proprio ruolo attivo nella società.

Luca Bagatin



18 aprile 2011

"Mi chiamavano onorevolino": l'autobiografia di Stefano de Luca


"Mi chiamavano onorevolino" è la recente autobiografia edita da Rubbettino e scritta da Stefano de Luca - Segretario nazionale del Partito Liberale Italiano - con l'emblematico sottotitolo "Profilo di un liberale sicialiano".
Stefano de Luca, classe 1942, siciliano doc, è uno dei pochi capitani coraggiosi che, dal 1997 ad oggi, sta portando ancora avanti la bandiera politica che fu di Benedetto Croce e Luigi Einaudi.
In questa autobiografia è percepibile quell'entusiasmo tipicamente siculo che pervade il Nostro.
Cresciuto in un ambiente famigliare tutto sommato benestante, discendente da una famiglia aristocratica di Palermo di tradizione liberaldemocracia e risorgimentale, Stefano de Luca bambino respira già in casa il clima politico che lo porterà, molti anni dopo, a sedere in Parlamento. Lo chiamavano, infatti, "onorevolino", per questa sua passione nel giocare - con le sue cugine ed i suoi compagni di gioco - ad inscenare improbabili comizi del Partito Liberale, con tanto di bandiera tricolore esposta.
Sarà così che, studente universitario, inizierà a frequentare i circoli della Gioventù Liberale Italiana ed a distribure il loro piccolo giornale dal significativo titolo "Controcorrente".
"Mi chiamavano onorevolino" non è, ad ogni modo, la classica e noiosa autobiografia di quei politici consumati e grigi che ci si potrebbe abitualmente attendere. Diversamente, è un concentrato di aneddoti ed un succedersi di avventure galanti che hanno visto protagonista il nostro Stefano de Luca, che si racconta senza risparmiarci alcun avvenimento della sua vita privata più intima.
Uno spaccato dell'Italia dagli anni '50 agli anni '70, dei luoghi di ritrovo della mondanità di allora e delle passioni che hanno sempre accompagnato il de Luca: i cavalli e la barca a vela in primis. Oltre che le belle donne.
Non manca la politica, certo, che però non è la protagonista principale del volume.
Stafano de Luca racconta il PLI ed i suoi protagonisti: da Malagodi a Renato Altissimo di cui fu stretto collaboratore. La sua esperienza di governo come Sottosegretario al Ministero delle Finanze e la caduta rovinosa dei partiti democratici e di governo a causa della falsa rivoluzione giustizialista di Tangentopoli, che distrusse un'intera classe dirigente.
Lo scioglimento, dunque, di quel Partito Liberale Italiano che aveva faticosamente costruito il filosofo Benedetto Croce nel 1943.
Stefano de Luca ne uscirà, ad ogni modo, senza macchia e nessun addebito giudiziario a suo carico.
Si avvicinerà, come ci racconta, prima a Sivlio Berlusconi, visto che sarà - nel 1994 - l'unico politico a proporre la Rivoluzione Liberale e quindi un partito liberale di massa. De Luca sarà dunque eletto europarlamentare nelle file dell'Unione di Centro, esperienza che definirà deludente anche a causa dell'eccessiva burocrazia di Bruxelles e dell'astrusità dei riti che si consumano tutt'ora in seno ad un Parlamento Europeo praticamente inutile.
Stefano de Luca ci racconta poi la delusione nei confronti della politica populista ed inconcludente di Berlusconi, che mai attuerà quella tanto osannata Rivoluzione Liberale.
Sarà così che, nel 1997, deciderà di rifondare il PLI in posizione autonoma ed anticonservatrice al punto che, nel 2008, si candiderà a premer con liste autonome (e, per inciso, otterrà anche il mio voto).
Stefano de Luca è e rimarrà un "onorevolino", come ci ricorda anch'egli. Orgoglioso del suo aver vissuto appieno la vita, senza rimpianti e con il coraggio di chi ha da sempre la coscienza a posto. A differenza della classe politica di oggi, cresciuta nel nulla, mediocre ed improvvisata. Destinata certamente ad un lento, inesorabile oblìo.

Luca Bagatin



31 agosto 2010

Stop all'imbarazzante e pericolosa politica estera di Silvio Berlusconi



E dopo l'amicizia con i già comunisti ed antidemocratici Vladimir Putin e Alexandr Lukashenko (senza contare il patto di ferro al governo con il già comunista Umberto Bossi) ed oggi i rinnovati omaggi al dittatore libico Mu'ammar Gheddafi,
Silvio Berlusconi

si riconferma il leader europeo più antieuropeo, antiamericano ed antioccidentale della piazza.
Urge una sollevazione democratica di liberali, repubblicani, liberalsocialisti, atlantisti, amerikani col kappa, anticomunisti, antifascisti !!!!




Per una nuova, autentica, Rivoluzione Liberale



6 luglio 2009

La Teoria Liberale della Lotta di Classe del prof. Luigi De Marchi


La copertina dell'ultimo libro del prof. Luigi De Marchi e, a destra, il prof. De Marchi ad un convegno alla fine degli anni '60

Il prof. Luigi De Marchi, psicologo, politologo, già editorialista di Radio Radicale, del quotidiano L'Opinione delle Libertà ed autore di numerose opere in Europa ed America, protagonista di numerose battaglie per i diritti civili, ha sempre la capacità di illuminare.
La sua Teoria Liberale della Lotta di Classe è assolutamente perfetta e capace di fotografare l'attuale realtà italiana e, per molti versi, anche internazionale.
Egli parte unicamente da concetti psicologici applicati alla politica e così ha fatto per l'elaborazione della sua Psicologia Politica Liberale o Psicopolitica (mi ricorda assai la Neuropolitica, elaborata in un testo da un altro psicologo, Timothy Leary, ispiratore del movimento hippye statunitense negli anni '70), che è l'essenza degli studi che egli ha compiuto dagli anni '60 - con i suoi primi testi sulla sessualità - sino ad oggi.
La Psicopolitica di De Marchi, in sostanza, ci spiega come "le ideologie sono maschere, le economie sono macchine, mentre ciò che veramente conta, nella realtà sociale e politica, è la struttura psicologica, insomma la mentalità, degli individui e dei gruppi che stanno dietro alle maschere e sopra alle macchine".
Ecco che egli dunque individua negli opposti estremismi di Destra e Sinistra (e dunque nei relativi totalitarismi da essi prodootti) le personalità autoritarie, represse sessualmente, foriere di dogmi e tabù.
Nonché individua come uno dei drammi della nostra epoca sia la crescita esplosiva della popolazione mondiale nell'ultimo secolo, con tutte le sue vittime per fame, malnutrizione, epidemie, fenomeni immigratori incontrollobili e forieri unicamente di povertà.
Nel suo ultimo saggio "Svolta a Destra ? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori", il prof. De Marchi, oltre a rimarcare questi concetti, elabora e chiarisce nella fattispecie la sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, scaturita proprio dalla sua Psicologia Politica Liberale.
Egli infatti spiega come sia arcaica ed errata la vecchia concezione marxista di lotta di classe: padroni contro operai (che nell'800 non a caso - lo diciamo per inciso - fu fortemente contestata da Giuseppe Mazzini finanche in sede di fondazione della Prima Internazionale, alla quale egli partecipò attivamente).
Oggi, la nuova lotta di classe, si sostanzia nella contrapposizione fra il Popolo dei Produttori (dipendenti del privato, commercianti, artigiani, lavoratori parasubordinati) e quello dei Burocrati (pubblici dipendenti, classe politica, sindacatocrazia).
Il prof. De Marchi, come già espose nel testo "La rivolta blu, contro i miti dello Stato sociale" Alberto Pasolini Zanelli negli anni '80 (testo che recensii alcuni anni fa), dimostra come la cosiddetta "svolta a destra" che negli anni '80 portò al governo degli Stati Uniti il repubblicano Reagan ed in Gran Bretagna la conservatrice Tatcher, fu una svolta liberale e per molti versi libertaria, che mise in crisi la socialburocrazia europea basata fondamentalmente sull'intervento statale in economia e sul ricorso, spesso incontrollato, al prelievo fiscale.
Oggi, in tutta Europa, sta avvenendo la stessa cosa con la leadership affidata in Francia a Sarkozy, con l'attuale maggioranza affidata in Italia a Berlusconi, con l'arretramento dei laburisti di Gordon Brown (lontanissimo anni luce dalle riforme liberali di Balir), con quello dei socialisti in Spagna e nel resto del continente.
Parimenti, come affermato dal De Marchi sondaggi alla mano, ciò non significa che la popolazione stia diventando conservatrice nei diritti civili. Anzi ! Così come avvenne anche durante la presidenza Reagan, la popolazione si è pubblicamente espressa a maggioranza per maggiori riforme civili sulla procreazione assistita, la ricerca, una maggiore presa di distanza dal Vaticano (73,4% degli elettori di Centro-Destra in Italia lo affermano), per una legge a favore dell'eutanasia (69% degli elettori di Centro-Destra in Italia la vorrebbero) e per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole.
Ecco dunque come la maggioranza del Popolo dei Produttori (che coincide con la maggioranza degli elettori), oggi affida il governo alle forze che maggiormente lo garantiscono per mezzo dello snellimento della burocrazia e del regime fiscale.
L'ultimo saggio di De Marchi spiega dunque come in Italia, dopo le elezioni politiche del 2008, il governo Berlusconi IV (con all'interno importanti figure della galassia liberalsocialista quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) sia riuscito ad attuare una politica progressista, introducendo ammortizzatori sociali, bonus famigliari, riformando scuola e pubblica amministrazione.
Tutte cose che la compagine cattocomunista pareva sempre annunciare, salvo poi comportarsi diversamente.
De Marchi fa notare anche come in Italia la magistratura sia stranamente e pericolosamente da sempre politicizzata e vicina ad ambienti comunisti sin dalla fine degli anni '60 che, sostenuti dalla grande stampa e da certi Poteri Forti, non perdano occasione per tentare di delegittimare l'attuale maggioranza democraticamente eletta.
La parte a mio avviso più interessante del saggio è quella relativa alle indicazioni che De Marchi dà all'attuale maggioranza al fine di realizzare quella Rivoluzione Liberale di cui questo Paese ha urgente necessità.
Egli dà una tiratina d'orecchi al dirigismo statalista del Ministro Tremonti, invitandolo piuttosto a comprimere la spesa pubblica piuttosto che a dilatarla; invita ad un Fisco più snello per chi rischia il proprio capitale in attività economiche (piccoli imprenditori, artigiani, Partite IVA in genere), e ciò proprio perché non ha un guadagno sicuro; invita dunque ad uno snellimento della pubblica amministrazione giungendo finalmente a licenziare gli esuberi (proprio in quanto esuberi !); plaude dunque alle riforme del Ministro Brunetta improntate al merito, ovvero al premiare i meritevoli ed a cacciare gli incompetenti; invita a riformare la Scuola sviluppando nei govani la passione per la cultura e la ricerca, passando dunque dalla scuola dell'obbligo alla scuola dell'entusiasmo; invita a rivedere in senso restrittivo le leggi sull'immigrazione, senza essere né razzisti né buonisti, ricordando anche agli imprenditori che non è possibile continuare ad importare manovalanza non qualificata dall'estero solo perché a basso costo e senza alcuna vera garanzia per il futuro di queste popolazioni in sempre maggiore espansione demografica.
Espansione demografica purtroppo incoraggiata dalle Religioni Istituzionalizzate, fuor d'ogni logica umanitaria.
Il saggio è breve, condensato, ma ribadisco, assolutamente illuminante, come dicevo.
Si sofferma anche a parlare di una riforma della legge psichiatrica 180, in senso umanitario e che venga incontro alle esigenze delle famiglie (come previsto anche dalla Proposta di Legge dell'On. Paolo Guzzanti, citato peraltro nel testo).
Gli argomenti trattati, dunque, sono molti. E per la prima volta si fa anche in Italia una riflessione politica a partire dalla psicologia. Unico vero approccio credibile in ogni settore, sia esso pubblico che privato, lavorativo e/o informale.

Luca Bagatin (nella foto con Mirtillo)



5 maggio 2009

DIVORZIO ALL'ITALIANA O DIVORZIO ITALIANO ?

                                              

A dire la verità non vorremmo parlare troppo di Miriam Raffaella Bartolini. Già lo stanno facendo così tanto i media nostrani da farcene venire la neusea. Però tant'è.
Sì, perché è di Miriam e del suo imminente divorzio dal marito, Silvio Berlusconi, che si stanno occupando pagine e pagine di quotidiani. Specie nelle pagine che dovrebbero trattare specificatamente di politica.
Miriam, ovvero Veronica Lario, che è in realtà il suo pseudonimo.
Proviamo simpatia per questa grande donna libera, che, a differenza delle varie Carlà o Michelle, non accompagna mai il marito negli incontri pubblici e/o di gala. Lo faceva nel '94 ma poi ha smesso.
Dietro ad un grande uomo c'è sempre una grande donna. Ma dietro a Silvio, forse, lei non c'è mai stata e forse è stata la prima a rammaricarsi di quella sua “discesa nell'arena politica” che, nei fatti, non passerà mai veramente alla Storia.
Non passerà in quanto priva di ogni merito. Il Cavaliere non ha fatto altro che raccogliere l'eredità dei partiti democratici di pentapartito (Dc, Psi, Pri, Psdi, Pli) spazzati via dalla Falsa Rivoluzione giustizialista, che erano anche gli unici veramente in grado di governare l'Italia. Si è trovato, dunque, al momento e nel posto giusto, come si suol dire.
Non ha meriti suoi, invero. Se non la fortuna di essersi trovato oltretutto di fronte un'opposizione dossettiana e cattocomunista fallimentare e storicamente minoritaria. E poi il merito di circondarsi tutto sommato di collaboratori e ministri con una certa stoffa e con i controfiocchi come Renato Brunetta.
Per il resto la tanto decantata Rivoluzione Liberale del '94 è stata messa in soffitta da quel dì. E non bastano certo le riforme della Pubblica Amministrazione o qualche ammortizzatore sociale a renderla concreta. Meglio che niente, certo, ma neanche tutto questo gran risultato !
Per il resto, ammiriamo Miriam-Veronica. Questa donna che ha cresciuto i suoi figli in totale libertà di pensiero evitando di farli diventare dei bamboccioni à la page con relativi scandali al seguito.
E poi ella ha anche avuto il coraggio di ammettere che politicamente la pensa da sempre diversamente dal marito. Che un tempo votava per i socialisti di Bettino e persino per i radicali e che sul referendum sulla fecondazione assistita invitava a votare ed a votare sì.
Una liberale senza falsi moralismi. Forse esattamente il contrario del marito, decisamente troppo moralista in politica e sostanzialmente lontano dai Cavour e dai Tocqueville.
Ovviamente, di Veronica, non abbiamo mai capito il suo essere azionista di maggioranza del quotidiano teocon di Giuliano Ferrara “Il Foglio”, ma forse ciò può essere dovuto proprio alla sua volterrianità di pensiero.
Non sappiamo, invero, i veri motivi per i quali ella intenda divorziare dall'attuale Premier.
Avrà influito il suo essere a tratti simpaticamente “farfallone” in pubblico ? Avrà influito quella cosiddetta stretta relazione intrecciata dal marito con l'annunciatrice Rai-Tv Virginia Sanjust nel 2003 (figlia di Antonella Interlenghi, attrice icona degli anni '80, che peraltro ricordammo con simpatia in un vecchio articolo sull'Opinione delle Libertà n.d.r.) che è anche oggetto di un recente volume edito dalla Kaos Edizioni dal titolo “Intrigo di Stato” ?
Non sappiamo e forse nemmeno ci interessa, in sé.
Affari privati dunque. Non è il caso di speculare sulla cosa politicamente, visto che sarebbe profondamente sleale, inutile e fuoriluogo.
Certo se il Pd avesse argomenti politici seri da snocciolare, non avrebbe bisogno di appigliarsi a checchessia e/o a chicchessia. Così non è. E dunque teniamoci pure questo governo per gli anni a venire, visto che comunque non c'è alternativa.
Umanamente, ad ogni modo, ribadiamo la nostra simpatia per la Signora Bartolini-Lario...e che il Premier possa - da questa pur triste esperienza - trarne qualche utile conclusione.

Luca Bagatin



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
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 Giuseppe Mazzini