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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 marzo 2015

Intervento di Luca Bagatin - Presidente e fondatore di "Amore e Libertà" - al 47esimo Congresso del PRI (tratto da Radio Radicale)




24 marzo 2014

Cari liberali, o abbracciate la linea extraparlamentare oppure siete destinati all'oblìo. "Amore e Libertà" ve ne offrirebbe la possibilità...

  VERSUS

Non conoscevo questo Guy Verhofstadt, così come non conoscevo questo Tsipras di cui pur i media si occupano, in vista dello spettacolo pornocratico delle elezioni europee previste per fine maggio.

Uno spettacolo pornocratico, dicevamo, utile unicamente a spartire le poltrone di un Parlamento europeo senza alcun potere se non quello di determinare la...lunghezza delle zucchine o giù di lì (se non è pornocrazia questa !).

Uno spettacolo inutile se non fosse che 751 politicanti eletti a Bruxelles si spartiranno altrettanti stipendi loro lautamente pagati dai contribuenti europei ai quali, della lunghezza zucchine e del resto, francamente, interessa poco o nulla.

Ma torniamo a Guy Verhofstadt che, un po' come Tsipras per i comunisti italiani, sta diventando un'icona liberaldemocratica da utilizzare a mo' di feticcio di un'accozzaglia partitocratica utile solo a raccattare qualche voto e tentare di superare la fatidica soglia del 4%. Impresa, lo abbiamo sempre sostenuto, peraltro, impossibile.

Ora, qui non ci interessa tanto parlare di Guy Verhofstadt, sicuramente degnissimo politico liberale belga (che però di partiti italiani temiamo conosca poco o nulla), ma dell'alleanza-accozzaglia che vogliono mettere in piedi il Centro Democratico di Tabacci (che nel Parlamento italiano sta con i cattocomunisti) e quel che resta di Fare per Fermare il Declino di Michele Boldrin. Un'alleanza-accozzagli che vuole richiamarsi all'Alde - ovvero all'Alleanza Liberaldemocratica Europea - e dovrebbe chiamarsi “Scelta Europea con Guy Verhofstadt”.

Apprendiamo che anche ciò che resta del Partito Nucariano...ehm, del Partito Repubblicano Italiano (ben diverso dal partito che fu di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, intendiamoci) ha aderito a quest'alleanza e che sarebbero corteggiati anche il neo-partito di Giannino ALI; quel che resta del PLI del sempreverde De Luca e forse anche ciò che resta di Scelta Civica (partito peraltro inutile all'indomani dell'uscita del suo leader Mario Monti).

Ora, ci si chiede a chi giovi tutto ciò in casa liberale, ovvero quale programma comune di ispirazione liberale e magari libertaria possa scaturire da una tale accozzaglia che vede uniti democristian-cattocomunisti e pseudoliberali in salsa ammuffita.

Tanto più ci chiediamo a che cosa serva una lista liberale (ma anche una socialista, popolare o comunista o grillina o neofascista) in Europa, visto che l'Unione Europea è di fatto governata dalla Banca Centrale Europea e, per decidere della lunghezza delle zucchine, ripetiamo, non servono liberali, socialisti o popolari !

Diverso sarebbe se i liberali, quelli duri e puri però, contaminati da un sano liberlsocialismo e da un sano repubblicanesimo mazziniano e garibaldino, che conoscono le battaglie di Ernesto Rossi, Mario Pannunzio, Ernesto Nathan e ancor prima quelle di Giuseppe Garibaldi e Giuseppe Mazzini per un'Europa affratellata, ove il Popolo governa sull'economia e sulle ruberie politico-bancarie, iniziassero una sana battaglia extraparlamentare.

E' ciò che da lungo tempo ho proposto loro, così come lo propongo a tutti i cittadini pensanti (magari anche ai dissidenti ex grillini, se non rimanessero sordi all'appello del loro stesso elettorato) allorquando ideai “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.orgwww.amoreeliberta.blogspot.it), che non è un partito elettoralistico, bensì è un Partito d'azione. D'azione extraparlamentare in primis, per la Civiltà dell'Amore, per un'Europa affratellata, per i diritti sociali e politici che possono essere ottenuti fornendo ai cittadini una sovranità che non è mai stata fornita loro. Attraverso l'autogestione e la libertà di scelta: del proprio corpo, delle attività economiche, della circolazione delle idee (attraverso lo sviluppo del copyleft e l'abolizione del copyright), dell'autogestione dei capitali attraverso l'unione fra capitale e lavoro di mazziniana memoria.

Tutto ciò è utipistico, forse. Ma è utile ed ha senso. Per uscire da una crisi che è prima di tutto umana. Da una crisi imposta dall'economia per mezzo della politica. Imposta da una cattiva politica fatta da persone che ritengono sia più utile il proprio posto assicurato nelle istituzioni-prostituzioni - pagato dal cittadino-contribuente - rispetto all'interesse del cittadino.

Temiamo di rimanere, purtuttavia, una volta di più inascoltati dai partiti tradizionali. Ma, ad ogni modo, ci auguriamo di non esserlo dalla gran parte degli elettori (o, meglio, degli ex elettori) che, a maggio, si rifiuteranno di partecipare allo spettacolo pornocratico delle elezioni europee. E preferiranno dare una chances all'amore ed alla libertà di crescere in un'Europa e in un mondo senza violenze e soprusi politico-economico-sociali.


Luca Bagatin



18 dicembre 2013

Risposta della Segreteria di FARE per Fermare il Declino al mio articolo/proposta di alcuni giorni fa. Ovvero: FARE PER FERMARE IL DECLINO "versus" AMORE E LIBERTA'

Oggi la Segreteria di FARE per Fermare il Declino ha risposto al mio articolo/proposta di qualche giorno fa relativo alle scelte politiche di Michele Boldrin e del movimento da lui presieduto.
Di seguito la risposta a firma di Costantino De Blasi, membro della Direzione nazionale di FARE e la mia controreplica.


L.B.


Missiva di Costantino De Blasi
per conto della Segreteria Nazionale di FARE per Fermare il Declino



Caro Luca,

confesso che alcuni passaggi della tua lettera,la stessa vedo pubblicata sul tuo blog, mi lasciano perplesso. Accanto a giuste riserve, quelle ad esempio sull'alleanza con partiti che hanno attraversato la prima e la seconda repubblica e sulla quale tornerò dopo, mi sfugge il senso dell'alternativa che proponi. Quello che intuisco è che la tua proposta consta di una sorta di velleitarismo antipartitico che ponga Fare al di fuori dell'agone politico (fai riferimento all'Agorà greca) altrimenti Boldrin sarà destinato all'oblio della memoria. Ti invito a ragionare sull'impatto che ha avuto sino ad ora Amore e Libertà e su quale seguito potrà in un futuro breve contare. A me non sembra che questo tipo di azione in Italia sia mai riuscito ad uscire dal perimetro di una sterile autoreferenzialità. Non vedo inoltre sul tuo blog alcuna proposta politica concreta né alcun tentativo di dare al Paese risposte ai tanti problemi, soprattutto economici, che lo attanagliano.

Nel tuo invito scrivi "Per essere visibili non sono necessari finanziamenti. Basta darsi da fare nella quotidianità".

Noi lo stiamo facendo. Ci stiamo dando da fare nella quotidianità attraverso banchetti nelle piazze, incontri con il mondo delle partite iva, ascolto delle istanze di fasce della popolazione che non ce la fanno più a tirare avanti con uno Stato violento e confuso. Tutto questo però costa. E costa non soltanto in termini economici ma anche sotto il profilo del tempo che sottraiamo alle nostre famiglie e alle nostre professioni, giacché tutti, dal coordinatore nazionale all'ultimo dei tesserati, siamo dei volontari della politica. Le idee, caro Luca, hanno bisogno di gambe su cui camminare e le gambe hanno sempre bisogno di energia
In Italia, ma non solo in Italia, la politica si fa sia nelle strade che nelle istituzioni perché se si facesse solo nelle strade o sui blog il numero delle persone che ascolterebbero le tue idee sarebbe inevitabilmente trascurabile. 
Noi pensiamo di avere buone idee; pensiamo di avere la lucida visione della situazione economica e delle ricette per risolverla. Se limitassimo la nostra azione alla sterile enunciazione delle stesse molti dei nostri potenziali interlocutori ci accuserebbero, giustamente, di fare filosofia a danno della realtà quotidiana.

Le alleanze.
Alcuni dei partiti con cui stiamo dialogando hanno effettivamente visioni non propriamente coincidenti con le nostre. Abbiamo però voluto provare a superare le differenze per esaltare di contro le affinità e metterle a valor comune. Non sappiamo se questo esperimento avrà successo. I primi segnali ci dicono di si. Tuttavia sentiamo il dovere di rinunciare a un poco del nostro particolare per poter essere più forti e rappresentare una vera alternativa per il maggior numero possibile di elettori. In questo senso Passera è stato fino ad ora uno degli interlocutori più affini e affidabili, avendo condiviso la necessità di imprimere una vera svolta alla politica italiana. Da parte sua c'è il vantaggio di conoscere bene il funzionamento della macchina dello Stato e di aver individuato le criticità strutturali. Contrariamente a quello che affermi, è stato molto critico con il governo di cui ha fatto parte e ha provato, dall'interno, a combatterne le politiche economiche. Per ora questo ci basta. Nelle prossime settimane vedremo se anche lui dalla teoria vorrà passare alla pratica. Se lo farà avremo un partner affidabile e credibile con cui lavorare.

Mi fermo qui per ora, disponibile ad un ulteriore confronto

Cordialità

Costantino De Blasi
Membro della Direzione Nazionale di Fare per Fermare il Declino

Risposta di Luca Bagatin

blogger, giornalista, Presidente fondatore di "Amore e Libertà"


Gentile Costantino,

innanzitutto permettimi di ringraziarti per questa tua risposta.

L'articolo a cui ti riferisci, nella sua prima parte, vuole semplicemente fotografare una realtà.

Una realtà che, peraltro, ho vissuto in prima persona dal 1996 ad oggi, ovvero da quando iniziai a fare politica nell'area laica, liberale, libertaria e repubblicana.

Una realtà che, purtroppo, è diventata sterile ed autoreferenziale a causa di ideologie che la maggior parte dei cittadini non conosce (e ciò è un peccato e non a caso, da anni, propongo di istituire Fondazioni culturali di alto profilo intellettuale, in luogo di partiti o movimenti politici, affinché i giovani possano conoscere la Storia dei partiti storici che hanno fatto grande questo Paese). Ed in particolare a causa di dirigenti politici che, anziché inseguire il bene comune, ovvero il buonsenso, hanno preferito o perseguire il proprio tornaconto personale oppure scelte politiche senza alcun costrutto.

In passato lo abbiamo visto con i vari Poli Laici (di Taradash e Giovanni Negri) e Case Laiche (di Diaconale e Giacalone), con le Rose nel Pugno (di Pannella e Boselli) e, oggi, con quest'improvvisata alleanza di partitini.

Sono cose che sappiamo tutti come sono finite e mi ha davvero stupito che una personalità estranea al mondo politico/partitico come Michele Boldrin si sia lasciata prendere la mano in questo senso.

Detto ciò, passo a risponderti a quanto scrivi: tu mi scrivi "ti invito a ragionare sull'impatto che ha avuto sino ad ora Amore e Libertà e su quale seguito in futuro breve potrà contare".

Il punto è che le tue premesse sono errate. "Amore e Libertà", così come scritto nel nostro Manifesto d'intenti, non ha di queste pretese. Anzi, non ha alcuna pretesa. E' un pensatoio. Un pensatoio pubblico (anche con tutta l'ironia del gioco di parole, poiché è l'ironia che ci fa muovere, non c'erto la competizione). "Amore e Libertà" si limita a veicolare proposte. Un elenco di proposte appannaggio di chiunque. Senza chiedere danari. Senza essere o pretendere di essere un'organizzazione. Come dico sempre: siamo un simbolo (quello di Anita Garibaldi e ciò che la sua figura rappresenta, tutt'oggi, pur nell'ignoranza mediatica generale) ed un manifesto. Non ambiamo ad essere più di questo.

Nel Manifesto d'intenti non ci sono risposte a tutto, certo. Non siamo né una Chiesa né un Partito. Vorremmo solo stimolare le persona a ragionare e a proporre.

In questo senso va la mia proposta a Michele Boldrin ad aderire a questo Manifesto. Le sue idee economiche e sull'abolizione del diritto d'autore sono preziose e non vanno sprecate/perdute confondendosi con la mera politica-partitica.

Tutto ciò che fate, confondendovi con i partiti e con i partitini, finirà per essere vano. Per essere stata una mera perdita di tempo. Lo dico per esserci già passato, ma, ad ogni modo, ciascuno è libero di seguire la propria strada come meglio crede.

Le energie politiche, in questo Paese, sono mancate proprio a causa di una classe politica e di un sistema politico-economico (Ron Paul negli USA insegna, a proposito della sua denuncia del sistema FED) che ha frodato i cittadini.

Ed in questo senso i cittadini si stanno disinteressando alla politica. E lo stanno facendo anche coloro i quali, anni fa, alla politica hanno dato importanti contributi. Non è antipolitica (che oggi è rappresentata unicamente dalle forze che siedono in Parlamento), ma un dato di fatto.

Sembra che ciò vi sfugga completamente. Quantomeno oggi.

Allorquando FARE fu costituito ricordo che scrissi un'entusiastico pezzo che l'amico Cesare Lanza pubblicò sul suo sito ufficiale (http://www.lamescolanza.com/Temp=2012/082012/oscar_giannino=010812.htm). Allora, però, FARE sembrava un'altra cosa. Sembrava puntare sulla società civile e non sulle alleanze partitocratiche (con partiti che peraltro hanno rinnegato la loro Storia da quel dì, da Einaudi sino a Mario Pannunzio...se qualcuno li ricorda ancora).

Tu mi scrivi che i primi segnali di quest'alleanza con i partitini dimostrano che sarà un successo. Un successo di che cosa e di chi (ammesso che riusciate a superare l'1%, che è la soglia massima alla quale ragionevolmente potrete ambire) ?

Sono decenni che si parla di "svolta", ma nessuno declina mai che cosa sia questa "svolta".

La vera svolta, io credo, dovrebbe essere una politica fatta d'amore e con amore. Da persone consapevoli, libere, aperte da ogni condizionamento. Da persone comuni che fanno ciò che fanno unicamente per passione. Sull'esempio di Anita Garibaldi, che, peraltro, morì giovanissima per difendere l'unica vera Repubblica democratica che questo Paese abbia mai conosciuto, ovvero la Repubblica Romana (tradita dalla non-Repubblica dei partiti antirisorgimentali e antilaici, nel 1948).

Ti rinnovo ad ogni modo i ringraziamenti per questa tua missiva, a cui sarà mia cura dare pubblicazione al fine di contribuire al dibattito. Dibattito al quale mi farebbe piacere partecipasse quanto prima anche Michele Boldrin.

Con viva cordialità,


Luca Bagatin



11 gennaio 2013

Chi tiene alta e fiera la bandiera dell'Edera e della Liberaldemocrazia è "Fermare il Declino"



Ma, insomma, questi Repubblicani mazziniani esistono ancora ?
Parliamo degli eredi di Ugo La Malfa e Randolfo Pacciardi, ovvero di coloro i quali portarono - dal dopoguerra agli anni '90 - l'Italia nel Patto Atlantico, nell'Unione Europea, resero il nostro Paese più laico, libero e civile.
La risposta è affermativa. La cultura Repubblicana mazziniana è ancora vitale, anche se non alberga più nel PRI da un pezzo.
O, meglio, sarebbe opportuno chiarire un po', così come ha fatto l'ottimo Oscar Giannino alcuni giorni fa dalle colonne de "La Voce Repubblicana", storico organo del Partito Repubblicano Italiano.
Oscar Giannino è sempre stato un Repubblicano storico che, coerentemente con la sua storia liberaldemocratica, ha fondato l'estate scorsa il movimento d'opinione "Fermare il Declino", assieme ad otto fondatori - fra professionisti ed accademici - con un elenco di dieci punti programmatici di impostazione economica liberale.
"Fermare il Declino", nel corso dei mesi, è diventato un vero e proprio movimento politico che non si propone tanto di occupare posti in Parlamento o dare testimonianza, quanto piuttosto proporre dieci interventi per la crescita:

  1. Ridurre l'ammontare del debito pubblico
  2. Ridurre la spesa pubblica di almeno 6 punti percentuali del PIL nell'arco di 5 anni
  3. Ridurre la pressione fiscale complessiva di almeno 5 punti in 5 anni
  4. Liberalizzare rapidamente i settori ancora non pienamente concorrenziali
  5. Sostenere i livelli di reddito di chi momentaneamente perde il lavoro anziché tutelare il posto di lavoro esistente o le imprese inefficienti
  6. Adottare immediatamente una legislazione organica sui conflitti d'interesse
  7. Far funzionare la giustizia
  8. Liberare le potenzialità di crescita, lavoro e creatività dei giovani e delle donne
  9. Ridare alla scuola e all'università il ruolo, perso da tempo, di volani dell'emancipazione socio-economica delle nuove generazioni
  10. Introdurre il vero federalismo con l'attribuzione di ruoli chiari e coerenti ai diversi livelli di governo.

Ora, il Partito Repubblicano Italiano al quale anche il sottoscritto fu iscritto, da parecchi anni, pur proponendo a parole un fantomatico "Progetto Liberaldemocratico", non ne ha mai delineato un programma di massima, né tantomeno ha presentato un progetto politico di ampio respiro.

Il "Progetto Liberaldemocratico" è rimasto un non-progetto, una parola vana da snocciolare così, tanto per riempire di contenuti enfatici discorsi senza alcuna prospettiva concreta.

Il PRI, da parecchi anni, diciamocelo pure, non ha nemmeno una linea politica vera e propria, è prigioniero di una Segreteria nazionale "calabrocentrica" ed autoreferenziale, da inutili litigi con un Giorgio La Malfa che non si sa nemmeno più che fine ha fatto e da una recente alleanza con Berlusconi che non ha portato alcun risultato concreto in termini politico-programmatici.

In tutto ciò è più che comprensibile che autorevoli membri della Direzione Nazionale del PRI (a cominciare dallo stesso Giannino) abbiano preso le distanze da questo partito e oggi si presentino fra le fila di "Fermare il Declino", che non è un partito politico, bensì un contenitore "non ideologico" che mira a raccogliere i consensi di tutti coloro i quali - siano essi di destra, centro, sinistra o apartitici, condividano i dieci punti programmatici delineati.

Tutto ciò mi pare ed appare ineccepibile. Il Progetto Liberaldemocratico, quello vero, sostanzioso e sostanziale, l'hanno realizzato Oscar Giannino, Luigi Zingales, Michele Boldrin ed altri autorevoli esponenti del mondo del lavoro, dell'impresa, dell'economia e della società civile.

Tornando al PRI, ovvero a coloro i quali, come il sottoscritto, hanno a cuore il destino dell'Edera, chi scrive, da parecchi anni, propone una soluzione non solo dignitosa, ma anche utilissima alle nuove generazioni.

Non sciogliere il partito, ma trasformarlo. Trasformarlo in una Fondazione culturale e ciò per tutelare un patrimonio storico-politico che, dal 1895, ha attraversato questo nostro Paese.

Del resto, e questo molti Repubblicani tendono a dimenticarlo o a non dirlo, Giuseppe Mazzini non fondò mai un partito politico con fini elettoralistici. Tutt'altro. Nel 1853 fondò il Partito d'Azione, ovvero un partito di giovani combattenti, con lo specifico copito di combattere il Trono e l'Altare, restituendo la sovranità al Popolo.

In questo PRI, ovvero in ciò che ne resta, non ci sono più né giovani, né tantomeno combattenti. Rimangono persone legate a talune poltrone, che peraltro con uno 0,1% alle elezioni politiche non onorano nemmeno più la storia gloriosa dell'Edera.

Viva dunque il Progetto Liberaldemocratico e Repubblicano di Oscar Giannino !

Viva una possibile e necessaria Fondazione Partito Repubblicano Italiano !


Luca Bagatin



20 luglio 2012

L'On. Francesco Nucara, i giovani, quel che resta del Partito Repubblicano Italiano ed un ricordo dell'On. Emanuele Terrana



Non so quanti siano rimasti i lettori de "La Voce Repubblicana", quotidiano che fu del glorioso Partito Repubblicano Italiano, oggi, ormai in disfacimento.
Ad ogni modo e comunque, chi scrive, per l'affetto che tributa alla tradizione Repubblicana, di cui fa ancora parte, pur senza tessera, nonché per amore di cultura, "La Voce Repubblicana" la legge ancora con attenzione.
E fu così che, chi scrive, si imbattè, il 17 luglio scorso, in ben due editoriali di Francesco Nucara, padre padrone del PRI, oggi Partito Nucara, appunto.
Nucara, nell'editoriale dal titolo "Costruiamo il nuovo con l'esperienza e l'entusiasmo" scrive alcune cose che, personalmente, mi risultano incomprensibili.
Egli parla del ricambio generazionale in politica con una certa riluttanza (evidentemente è ignaro del fatto che oggi è in corso una vera e nuova lotta di classe fra "vecchi" e "giovani" e non solo in politica). Ed afferma: "Ci sono giovani invisibili che considerano l'ingresso nella Direzione Nazionale del Partito un "posticino"" Ed aggiunge: "Sarà il vizio meridionale della ricerca del "posto" e non del lavoro, che induce qualche ragazzo a confondere il quotidiano con la prospettiva ?".
Ora, chi scrive non è mai stato nella Direzione Nazionale del PRI (e se me l'avessero chiesto, avrei rifiutato perché se c'è una cosa che non amo sono le cariche pubbliche, specie dei partiti politici, le quali solo raramente permettono libertà di espressione e di giudizio). Purtuttavia conosco, anche personalmente, qualche giovane che, nella Direzione Nazionale del PRI, è stato regolarmente eletto.
Eletto e non nominato, come invece è l'On. Nucara, "nominato" in Parlamento per gentile concessione di Berlusconi, nel 2008.
Ora, chi siano questi giovani invisibili di cui parla Nucara, non è dato di sapere.
Ad ogni modo, se di invisibili si trattasse, li inviterei a rendersi visibili e manifesti, ovvero ad andarsene dal Partito Nucara, poichè la tradizione mazziniana è ben altro.
La tradizione mazziniana, infatti, a differenza da quanto scrive lo stesso Nucara nel suo editoriale, proseguendo, è diretta erede del Partito d'Azione, visto che il Partito d'Azione fu fondato proprio da Giuseppe Mazzini nel 1853.
E quel Partito aveva ideali solidi, quali il suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero (aspetti che talvolta negò a qualcuno la stessa Voce Repubblicana in tempi recenti) e la trasformazione delle istituzioni da monarchiche a repubblicane, con la responsabilità diretta dei governi di fronte al popolo (Repubblica Presidenziale, dunque).
Mazzini, allo stesso modo di Gesù detto "Il Cristo" che non si sognò mai di fondare una Chiesa, non si sarebbe mai sognato di creare un partitino politico allo scopo di gestire il potere e di gettarsi nella mischia elettorale. I suoi ideali e principi andavano ben oltre ed erano fatti di lotte sul campo, combattute da giovani sui vent'anni, non certo da cinquanta, sessanta o settant'enni nominati in Parlamento e rispondenti a tutti tranne che agli elettori.
E fu proprio questo filone di pensiero che riprese l'antifascista Randolfo Pacciardi, allorquando fondò l'Unione Democratica Nuova Repubblica, alimentata da giovani e critica verso certo lamalfismo e lo spadolinismo.
Mazzini, Garibaldi, Pacciardi ed i giovani combattenti che li seguirono, per una bandiera, per un'ideale, per la liberazione della Spagna e dell'Italia dal nazifascismo, per la Repubblica Presidenziale e non per quella Monarchica di oggi, serva del Vaticano e di un Parlamento di nominati.
Un Partito Repubblicano Mazziniano può e potrà rinascere quando esso si trasformerà in Fondazione culturale attiva e movimentista. E' per questo che, da lungo tempo, sosteniamo personalità quali Oscar Giannino che, pur sedendo nella Direzione Nazionale del PRI, è una mente libera ed ha già annunciato di volersi candidare alle elezioni del 2013 in una formazione liberale. Ed è per questo che auspichiamo la creazione, per le imminenti elezioni, di "Liste Radicali e Liberaldemocratiche Oscar Giannino - Emma Bonino", con all'interno, a parte i capilista Giannino e Bonino, solo giovani dai venti ai trent'anni massimo (io ne ho 33, per cui escludete pure qualsiasi mia ambizione di candidatura in tali liste, sono troppo "vecchio" e lo ammetto volentieri).


L'On. Emanuele Terrana

C'è un altro editoriale di Francesco Nucara, sulla colonna di destra de "La Voce Repubblicana", sempre del 17 luglio scorso, che ha destato il mio interesse. In esso si ricorda la figura del deputato Repubblicano Oronzo Reale a 24 anni dalla scomparsa.
La cosa che ha attirato la mia attenzione è stato il ricordo appassionato di Nucara della figura di Emanuele Terrana, calabrese, grande Segretario del PRI e già amico di Reale.
Figura, quella di Terrana, che, purtroppo, non è mai abbastanza ricordata.
Vogliamo qui ricordare, anche allo stesso Nucara, che l'On. Terrana fu massone iscritto alla Loggia Propaganda 2 del Grande Oriente d'Italia. Proprio quella Loggia Propaganda 2 che Nucara, in un brutto articolo della metà di ottobre dell'anno scorso sulla Voce, definì "verminaio scoperchiato da Spadolini" (quello Spadolini che, in tempi non sospetti, aderì alla fascista Repubblica Sociale Italiana e che fu giornalista dell'organo antisemita "La Difesa della Razza", assieme, purtroppo, a molti esponenti dell'intellighenzia culturale nostrana...sic !).
La Loggia Propaganda 2 non fu un verminaio, come peraltro stabilito dalla sentenze della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996 e così i suoi aderenti.
Fra cui l'On. Emanuele Terrana che, finalmente, una volta tanto è giusto ricordare. Anche in memoria dell'alto spessore dei Segretari del PRI di allora.

Luca Bagatin



4 luglio 2012

Zeropositivi o sieropositivi ? Che triste fine ha fatto il Partito Repubblicano Italiano (sic !)


Mi è capitato oggi di leggere il numero dell'ex quotidiano del PRI "La Voce Repubblicana" del 15 giugno scorso, che non avevo ancora letto in quanto a quella data mi trovavo a Roma.
Il caustico ed insopportabile "il condor" - nella sua rubrichina in basso a destra -  scrive: "Sabato scorso si sono riuniti a Roma gli zero positivi derivati dal FLI. I derivati come insegna la finanza sono titoli pericolosi. Sarebbe stato meglio una riunione di sieropositivi: la sofferenza fa ragionare meglio".
Ora, si dà il caso che, trovandomi a Roma, a quella riunione di zero positivi ci fossi anch'io. C'erano moltissime e moltissimi giovani. Amici liberali e repubblicani intelligenti e non faziosi. Fra loro ne cito solo alcuni: Davide Giacalone, Roberta Culiersi, Paolo Montesi, Luigi Di Placido. C'era il caro amico Daniele Priori di Gay Lib. C'erano le pasionarie Flavia Perina (una vera beatnik) e Sara Giudice ed anche il libertario Carmelo Palma e molti, molti altri (fra cui reppresentanti dell'Istituto Bruno Leoni).
Mi ha fatto piacere discorrere con loro, che conoscevo solo tramite internet. Mi ha fatto piacere sentire parlare ancora di laicità, liberalismo, libertarismo. In questi anni di grande apatia e di dittatura partitocratica (Pd-PdL-Lega Nord-IdV-Udc).
Quanto all'ex organo del PRI, oggi organo del PNT (Partito Nucara Torchia), per il quale sono fiero di non collaborare più, stenderei un velo pietosissimo.
"Il condor", poi, si commenta da sè. E chissà mai chi è...


Roma, Domus Talenti, 9 giugno 2012: il sottoscritto con Roberta Culiersi ed altri Zeropositivi



2 giugno 2011

"Randolfo Pacciardi": una raccolta di scritti curata da Renato Traquandi


Randolfo Pacciardi fu il più combattivo fra i repubblicani italiani.
Nato nel 1899 a Giuncarico (Grosseto), Pacciardi, fu massone, mazziniano ed antifascista della primissima ora.
Fu eroico combattente e condottiero della Brigata Garibaldi nella Guerra di Spagna contro il regime franchista e proseguì poi l'attività antifascista all'estero.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953 nei governi centristi (DC, PSDI, PRI, PLI) presieduti da De Gasperi. Si oppose alla formula di Centro-Sinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Questa, in estrema sintesi, la vita politica di Randolfo Pacciardi, ma, perché mai si è voluto cancellarne la memoria storica ?
Basta leggere la sua vita, per comprendelo, infondo.
E basta leggere l'unico libro a lui dedicato, pubblicato proprio quest'anno da Albatros e curato dall'amico repubblicano Renato Traquandi, che fu per lungo tempo collaboratore di Pacciardi.
"Randolfo Pacciardi" è infatti l'unica raccolta di scritti, discorsi ed articoli del Nostro, che parlano nel concreto della sua attività politica: una vita basata sugli ideali di emancipazione sociale propugnati da Giuseppe Mazzini, ovvero in totale concorrenza – a sinistra - con i socialisti, i quali, a parere di Pacciardi, inseguivano le masse, ma raramente pensavano ai problemi della collettività.
Fu per questo che Pacciardi avversò sempre la formula dei governi di Centro-Sinistra, nei quali i socialisti facevano il bello ed il cattivo tempo, pensavano ad accaparrarsi posti di potere, strizzavano l'occhio ai comunisti ed all'Unione Sovietica ed aumentavano burocrazia e tasse.
Nel libro curato da Traquandi vi è questo e molto altro: vi è l'epopea del giornale repubblicano fondato da Pacciardi "Etruria Nuova", quello di "Nuova Repubblica" e, per finire, il periodico “L'Italia del Popolo”.
Si potrà dunque scoprire che Randolfo Pacciardi fu il primo politico – peraltro totalmente isolato – che si battè contro la dilagante partitocrazia ed il sistema delle tangenti che egli, già alla metà degli anni '60, denunciò: inascoltato da tutti, persino da una magistratura che pensava ad insabbiare...piuttosto che ad indagare (mentre negli anni '90 utilizzò la clava giudiziaria per colpire solo una parte – quella democratica ed occidentale – della classe politica).
Pacciardi nella lotta al potere dei partiti giunse dunque decenni prima dei radicali di Pannella che, chissà perché, lo ignorarono totalmente.
E Pacciardi arrivò prima persino di Bettino Craxi, proponendo, nei primi anni '70, una Grande Riforma di stampo presidenziale: Presidente della Repubblica con funzioni di governo eletto direttamente dal popolo e Parlamento - con funzioni di organo legislativo - eletto su base proporzionale. Nonchè magistratura con carriere separate ed intipendente dal potere politico ed eletta dal popolo.
Tutto questo gli causò, purtuttavia, solamente grane: espulsione dal PRI di Ugo La Malfa ed accusa di cospirazione politica da parte del magistrato comunista Luciano Violante.
Accusa che finì con un nulla di fatto, visto che nè Pacciardi nè Edgardo Sogno, suo amico liberale, volevano realizzare un golpe, bensì propugnavano una Repubblica presidenziale, ove i partiti non fossero comitati d'affari, ma tornassero alla loro funzione rappresentativa.
Ovviamente ciò dava fastidio alla sinistra comunista, ai socialisti ante-Craxi - amici dei comunisti - ed al centro democristiano in particolare la corrente di sinistra, che, con Moro e Fanfani, aveva fatto del Potere la sua arte.
Renato Traquandi con il suo "Ranfolfo Pacciardi" colma dunque una lacuna nel panorama politico dell'Italia repubblicana e del Partito Repubblicano Italiano.
Racconta - per mezzo dei suoi stessi scritti - le vicissitudini di un combattente antifascista, anticomunista ed antipartitocratico che morì nel 1991 senza alcun rimpianto ed in piena onestà intellettuale e morale.


Luca Bagatin


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