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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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7 novembre 2012

Donne e Massoneria: intervista esclusiva alla Gran Maestra Gabriella Bagnolesi

Donne e Massoneria.
Può una donna entrare in Massoneria al giorno d'oggi ?
Certamente sì.
A riprova le stesse dichiarazioni che rilasciò il prof. Aldo A. Mola, massimo storico della Massoneria in Italia, al sottoscritto, in un'intervista dell'anno scorso: “Non è mai stata fornita una motivazione chiara dell’esclusione delle femmine dall’accettazione in loggia, né quindi si comprende per quale motivo la Massoneria debba ancora attenersi a tale vincolo. La Massoneria non conosce dogmi; le sue norme possono essere modificate. Le Costituzioni di Anderson sono documento di un’epoca, ma come tutte le leggi umane sono soggette alle decisioni sovrane di quanti le hanno accettate e che, nella loro sovranità di persone libere, possono modificarle. La Massoneria non si fonda su una Rivelazione ma su una Convenzione, su Regole deliberate e condivise sino a quando non se ne decida la modifica”.
Pensiamo, peraltro, che il primo a pretendere l'Iniziazione femminile, in Italia, fu il Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Giuseppe Garibaldi, poi seguito, decenni dopo, da Ernesto Nathan.
Ma nel Grande Oriente d'Italia di oggi, purtroppo, le donne non possono entrare. Diversa, invece, la questione nella Gran Loggia d'Italia degli ALAM, rappresentate ufficiale della Massoneria Liberale e Adogmatica del Belpaese.
Stupisce, peraltro, che in Italia oggi esista un solo libro che tratti diffusamente della questione donne e Massoneria, scritto dalla prof.ssa Francesca Vigni, che già intervistammo qualche anno fa e dal titolo, appunto, "Donne e Massoneria in Italia", edito da Bastogi.
Nel nostro Paese, ad ogni modo, vi sono Obbedienze massoniche esclusivamente femminili quali, ad esempio, la Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia, fondata nel 1990 a Roma, che deriva da una scissione dell'Obbedienza femminile fondata da Marisa Bettoia e di cui è Gran Maestra l'attrice Franca Bettoia, già moglie del compianto attore Ugo Tognazzi. La Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia è riconosciuta non solo all'estero, ma anche dalla stessa Gran Loggia d'Italia degli ALAM.
La Gran Loggia Massonica Femminile d'Italia dispone peraltro di un utile sito web, nel quale è possibile approfondirne la storia, i principi e contattare le varie Logge presenti nel Paese: www.granloggiafemminile.it. Abbiamo il piacere e l'onore di intervistare qui la Gran Maestra, Gabriella Bagnolesi.

Luca Bagatin: Dunque, parlare di Massoneria, in questo nostro Paese bigotto e poco informato (sarebbe il caso di dire, molto "deformato") è sempre difficile. Come mai, secondo te ?

Gabriella Bagnolesi: Credo che si tratti di una concomitanza di diversi fattori, la Chiesa, il periodo fascista che oscurò totalmente la Massoneria, fino a distruggere importanti documenti storici, gli attacchi gratuiti dei media che si sono ripetuti negli anni. Anche la tradizione di riservatezza della Massoneria che spesso viene (volutamente) scambiata per segretezza...e in fine il fatto che per molti “quello che non si riesce a capire, meglio combatterlo”.


Luca Bagatin: Perché, a tuo parere esistono ancora oggi Obbedienze massoniche - e non solo in Italia - che inibiscono il loro accesso alle donne ? E' vero, come sostengono alcuni esoteristi, che taluni rituali sono stati scritti e predisposti unicamente per essere praticati da persone di genere maschile ?

Gabriella Bagnolesi: Non mi permetto di mettere in discussione la tradizione e le scelte delle Obbedienze che non ammettono le Donne, quello su cui, ovviamente, non concordo è il mancato riconoscimento per la Donna al diritto alla iniziazione. Accetto e condivido la scelta di molte Obbedienze che hanno deciso per percorsi separati fra Uomini e Donne, ma non accetto che, con il pretesto di quanto riportato nelle Costituzioni di Anderson, documento scritto in tempi storici, sociali e politici molto diversi, si possa negare il diritto che ogni essere umano ha all’iniziazione.


Luca Bagatin: Un'Obbedienza tutta al femminile, quella da te magistralmente guidata. Come mai questa scelta ? Voglio dire, qual è la differenza fra l'operare in un'Obbedienza mista ed una unicamente femminile ?

Gabriella Bagnolesi: Io sostengo che Massoni si nasce, alcuni hanno poi la possibilità di entrare in una Obbedienza e proseguire il proprio percorso interiore individuale condividendolo con suoi simili. Io non ho scelto una Obbedienza Femminile, ho incontrato, nel lontano 1978 persone appartenenti ad una Obbedienza Femminile e da qui ho iniziato e proseguito il mio percorso. Se fossi entrata in contatto con Sorelle o Fratelli di una Obbedienza Mista chi sa? La mia lunga esperienza di Massoneria mi porta comunque a credere che sia giusto fare percorsi separati, perché gli uomini hanno già fatto un lungo percorso in Massoneria, le Donne no, non sarebbe giusto che si trovassero a ripercorrere un percorso tracciato da altri. Ma posso affermare che la condivisione è una bellissima esperienza.


Luca Bagatin: Permettimi questa piccola provocazione, ma non si rischia, come avviene nel GOI, di discriminare qualcuno, al contrario, in base al sesso ?

Gabriella Bagnolesi: La nostra Obbedienza non accetta uomini, ma riconosciamo i Fratelli, li riceviamo ai nostri lavori senza nessuna discriminazione di sesso.


Luca Bagatin: Siete un'Obbedienza in crescita nel numero delle iscritte, ma ancora non siete molto visibili all'esterno, nonostante il vostro ottimo sito web. E' una precisa scelta, oppure vi troveremo presto in prima fila, anche nell'organizzazione di convegni pubblici, come fanno le maggiori Obbedienze italiane ?

Gabriella Bagnolesi: In molte occasioni abbiamo organizzato convegni, che magari hanno avuto meno visibilità e risonanza di quelli maschili, ma che hanno avuto comunque un notevole riscontro. Proprio il 13 ottobre scorso abbiamo presentato a Firenze il Centro Studi sulla Massoneria, interamente pensato e voluto dalla nostra Obbedienza, io ne sono la Presidente, la Dottoressa Stefania Pavan la Direttrice Responsabile. Alla presentazione erano presenti le scrittrici Irene Mainguy e la Dottoressa Anna Maria Isastia della Università La Sapienza di Roma. Ci siamo prefisse obiettivi importanti.


Luca Bagatin: Come mai, a tuo parere, la questione delle Donne in Massoneria, in Italia, è sottovalutata al punto che esiste un solo libro che ne parla ?

Gabriella Bagnolesi: Forse perché la storia della Massoneria Femminile è ancora troppo recente, ma stiamo raccogliendo molto materiale e credo che presto potremo avere una altro importante documento sulla storia della Massoneria Femminile in Italia.


Luca Bagatin: Quale a tuo giudizio, il futuro della Massoneria italiana ed in particolare di quella femminile ? Il Grande Oriente d'Italia, unica grande Obbedienza a non volere le donne al suo interno, comprenderà che la strada che sta adottando è piuttosto discriminatoria e poco iniziatica ?

Gabriella Bagnolesi: La Massoneria continuerà il proprio cammino in Italia e nel mondo perché rappresenta una risposta importante alle necessità dell’animo umano, soprattutto in un momento storico come quello attuale nel quale i valori morali non hanno più grande importanza. Io vorrei che fra le grandi Obbedienze presenti in Italia fosse possibile la creazione di una federazione di Obbedienze come già esiste in Francia e il Belgio, ogni Obbedienza libera nella propria specificità, ma con percorsi paralleli e fini comuni. La posizione del GOI dipende da motivazioni storiche e da scelte “politiche” di cui non conosco i meccanismi e non mi permetterei mai di giudicare, credo però che il GOI non potrà, in eterno, mantenere la propria posizione nel non riconoscere alle Donne il diritto alla iniziazione, al dì là del fatto di rimanere Obbedienza maschile. Dovrà riconoscere le Donne, riceverle come Sorelle, cosa che molti Fratelli del GOI già fanno.

Luca Bagatin



5 novembre 2012

Duello Obama-Romney: non sappiamo chi sia il meno peggiore, ma il problema sembrerebbe un altro



Mancano poche ore, ormai, al duello finale Obama-Romney.
Chi vincerà ? Chi converrà sostenere ? O, meglio, chi è il meno peggiore fra il social-Burocratico Obama ed il mezzo-prete Romney ?
Di primo acchito potremmo dire che Obama è sostenibule in quanto porta avanti una politica avanzata per quanto concerne i diritti civili e le libertà individuali. Ma potremmo anche dire che Romney è sostenibule per quanto concerne la politica economica, di stampo liberale e reaganiano.
Personalmente la mia cultura politica, se mi trovassi negli USA, è orientata verso il repubblicanesimo libertario di Ron Paul, ma fra questi due candidati mi trovo davvero in imbarazzo.
Nessuno dei due candidati, infatti, ci convince pienamente ed entrambi i contendenti si muovono fra slogan e confusionismi vari, in nome di una politica "all'americana" fatta di un "appeal" che poco ha a che vedere con i problemi concreti che deve affrontare un grande Paese come gli USA.
Le uniche due cose che fanno piuttosto riflettere sono la scarsità democratica del sistema elettorale statuinitense e la gran quantità di danaro "bruciato" per la propaganda elettorale.
Il sistema elettorale USA è affidato pressoché totalmente alla volontà dei cosiddetti Grandi Elettori (e non dunque alla diretta volontà dei cittadini). I Grandi Elettori democratici, per intenderci, potrebbero quindi anche votare per il candidato repubblicano...e/o viceversa !
L'elezione del Presidente degli Stati Uniti d'America, lo diciamo pur essendo da sempre "Amerikani" e filo-Occidentali, è dunque piuttosto affidata alle lobby che sostengono questo o quel Grande Elettore, più che alla volontà popolare. Il che dubitiamo sia propriamente un bene.
Altra cosa che fa riflettere è, come dicevamo, la spropositata quantità di dollari che vengono spesi in propaganda elettorale dai due concorrenti alla Casa Bianca. Una quantità tale che - se utilizzata diversamente - potrebbe risolvere ben più seri problemi di politica interna.
In tutto ciò comprendiamo seriamente l'imbarazzo dell'elettore medio statunitense e comprendiamo anche il suo disinteresse per una politica che non lo riguarda direttamente.
Ordunque, che vinca Obama o Romney (e chi sia il meno peggiore ancora, lo ribadiamo, non lo abbiamo compreso del tutto), gli USA - grande potenza occidentale - dovrebbero cominciare a ripensare il loro sistema politico ed a riflettere sul loro presente, prima ancora che sul loro futuro.

Luca Bagatin



3 novembre 2012

La verità sulla terribile dinastia dei Kennedy

Il primo a smascherare la più terribile dinastia della Storia del '900, ovvero i Kennedy, fu Pier Carpi, classe 1940, giornalista d'inchiesta e prima ancora fumettista e regista, scomparso nel 2000 povero e dimenticato da tutti, in particolare da quell'intellighenzia culturale "politically correct" che ha sempre mal digerito i liberi pensatori ed i liberi ricercatori.
Con "La banda Kennedy", edito per la prima volta nel 1980 (Centroedizioni) e ripubblicato nel 1992 (Gribaudo editore), Pier Carpi - nella forma del romanzo - racconta l'ascesa e la caduta dei Kennedy: da Patrick J. Kennedy, ex taverniere e successivamente politico statunitense, figlio di immigrati irlandesi e già con le mani in pasta con la mafia d'Irlanda infiltratasi negli Stati Uniti; passando per il figlio Joseph "Joe" Kennedy, il "grande burattinaio" della dinastia; sino a John Kennedy, Robert “Bobby-Bob” Kennedy e Teddy "the Kid".
Una dinastia che, come racconta e documenta Pier Carpi nel suo romanzo, si è fatta strada grazie alla collaborazione della mafia irlandese ed italiana negli anni '20 e '30 del secolo scorso e successivamente collaborando con il nazismo hitleriano.
Andando con ordine, ne "La banda Kennedy", possiamo osservare all'azione Joseph Kennedy, prima imprenditore nell'ambiente cinematografico, amante di Gloria Swanson e successivamente promesso sposo - per interesse politico ed economico - di Rose Fitzgerald, figlia del sindaco democratico di Boston, "Honey Fitz".
Joseph "Joe" Kennedy, il quale aveva fatto i soldi grazie al proibizionismo e dunque alla sua amicizia con Al Capone, che, purtuttavia, su richiesta della CIA guidata da Edgar Hoover, troverà il modo di farlo arrestare ed in questo modo si garantirà le simpatie dei servizi segreti americani, diventando, ben presto, diplomatico statunitense in Europa.
Sarà proprio qui che inizieranno le sue simpatie per il regime di Hitler, al punto di tentare di influenzare la Corona Britannica in un'alleanza con il dittatore nazista e facendo pressione affinché la sua amica Wallis Simpson sposasse il Duca di Windsor Edoardo, di dichiarate simpatie naziste. E questa operazione tentò di orchestrarla per mezzo di un oscuro figuro, che agirà sempre nell'ombra, anche negli anni a venire, ovvero il barone Erwin Von Honnestein, già amante del Duca di Windsor.
Su pressione di Churchill, ad ogni modo, Edoardo di Windsor non salirà mai al trono, bensì sarà allontanato dallo stesso Regno Unito con la carica onorifica di Governatore delle Bahamas.
Da allora ed anche dopo la fine del nazismo e della Seconda Guerra mondiale, i rapporti fra Joe Kennedy e Erwin Von Honnestein si intensificheranno e, scopo del "patriarca" dei Kennedy, sarà quello di far giungere un Kennedy alla presidenza degli Stati Uniti d'America, orchestrandone lui stesso la politica.
Cattolico di ferro, Joseph Kennedy, farà iniziare i suoi figli John e Robert, ai Cavalieri di Colombo, ovvero una confraternita cattolica legatissima al Vaticano, di cui era già grande dignitario. Sarà così che otterrà il pieno appoggio della Chiesa cattolica per i suoi piani successivi.
Grazie all'appoggio della Chiesa, della mafia irlandese, di quella italiana, dei sindacati di Jimmy Hoffa e della CIA, Joe Kennedy riuscirà nell'impresa di far eleggere alle primarie del Partito Democratico e successivamente a Presidente degli USA, suo figlio John che, come ricorda Pier Carpi, era sostanzialmente un fifone nelle mani del padre e del fratello Robert, detto Bobby.
Joe Kennedy, riuscì nell'impresa pur avendo contro Eleanor Roosvelt, moglie dell'ex Presidente USA ed Harry Truman, ex Presidente, i quali lo consideravano un tipo pericoloso e squallido.
Fu così che iniziò l'era di John Kennedy alla guida degli USA, con una moglie, Jackie, che fu purtuttavia l'amante ufficiale del fratello Bob, oltre che dell'armatore greco Aristotele Onassis, che, dopo la morte del marito, sposerà.
E fu così che il padre del Presidente, ovvero il "grande burattinaio" Joe, manovrerà la politica estera ed interna del figlio, grazie al prezioso contributo del nazista Erwin Von Honnestein, sopravvissuto al secondo confilitto mondiale.
L'idea di invadere la Cuba di Fidel Castro, con armi statunitensi, fu infatti del padre di John Kennedy, il quale fece infiltrare ex ufficiali tedeschi fra i ribelli cubani, che avrebbero dovuto essere appoggiati dagli USA contro il regime di Fidel Castro. Ufficialmente, ad ogni modo, si sarebbe dovuto trattare di semplici ribelli cubani...
Nacque così, in sostanza, lo storico "sbarco nella baia dei Porci", appoggiato dalla CIA, ma successivamente fallito. Sbarco sostenuto particolarmente, più che dal Presidente Kennedy, da suo fratello Bob, entrato ormai in ottimi rapporti con Von Honnestein e vero pupillo del padre Joe.
Pochi, peraltro, sanno o ricordano che Bobby Kennedy e suo fratello John, su indicazione del padre, furono fra i maggiori sostenitori della politica maccartista, ovvero della famosa "caccia alle streghe" anticomunista ideata dal senatore repubblicano Joseph McCarthy. Una caccia alle streghe condotta senza esclusione di colpi e con azioni dal sapore illiberale, fatta di interrogatori, pestaggi e persino espulsioni celebri quale quella dell'attore Charlie Chaplin, al quale fu cancellata la possibilità di rientrare negli USA.
Robert Bobby Kennedy, fu peraltro consulente del dipartimento di investigazioni istituito da McCarthy, ma, ciò, come il resto, si è preferito dimenticarlo e/o occultarlo, facendolo passare come un "paladino dei diritti civili", quando in realtà era un'arrivista della prima ora, a caccia dei voti delle persone di colore, pur mantenendo il suo intimo razzismo e disprezzo per le minoranze. Tutte cose che la sua amante Marilyn Monroe sapeva molto bene e minacciava di raccontare...e proprio sul suo presunto suicidio e sul relativo coinvolgimento di Bob Kennedy, il romanzo di Pier Carpi getta una nuova e sinistra luce.
Una volta ucciso a Dallas - da un colpo di arma da fuoco - il fratello John, che non aveva mai amato, Bobby tentò di fare pressione su suo padre Joe, affinché manovrasse al fine di accaparrarsi la sedia di nuovo Presidente degli Stati Uniti. Il padre, questa volta, ad ogni modo, gli negò ogni aiuto in quanto Bob, nel suo mandato di Ministro della Giustizia, ci era andato "troppo pesante" con i mafiosi ed i sindacalisti di Hoffa, che sempre avevano rappresentato un'ottimo bacino elettorale democratico e per i Kennedy, a cominciare dall'amicizia di Frank Sinatra con il Clan.
Robert Kennedy, ad ogni modo, vinse comunque le primarie del Partito Democratico, ma anch'egli fu ucciso. Probabilmente, si ipotizza, su mandato del capo dei sindacalisti USA, Hoffa, che si sentì tradito dal Clan dei Kennedy, con il quale pure aveva sempre curato ottimi affari.
Seppellito anche il "patriarca" Joe, rimaneva solo il senatore Ted Kennedy, soprannominato Teddy the Kid, il quale, a causa del suo basso quoziente intellettivo, era stati rifiutato persino dall'iniziazione nei Cavalieri di Colombo. Amante di orge al limite del grottesco e della violenza, alcolista come la moglie, Ted, non fece mai una grande carriera politica. Ma sarà ricordato, nel libro di Pier Carpi, come colui il quale fu coinvolto nell'omicidio della giovane Mary Jo, probabilmente incinta di lui ed il cui scandalo cercò di far placare solo il Presidente Jimmy Carter.
A causa della pubblicazione di questo romanzo-verità, Pier Carpi subì proprio le minacce del senatore Ted Kennedy. Ce lo ricorda lo stesso autore nella prefazione alla seconda edizione, affermando che lo minacciò di "rompergli le ossa" e di "farlo assassinare". Ad ogni modo l'autore non fu mai nemmeno querelato.
Purtuttavia, scientemente o meno, dagli anni '90 ad oggi, Pier Carpi è stato quasi dimenticato, forse proprio grazie alle scottanti verità che raccontò e documentò.
E' del settembre 2010 il libro "Kennedy Shock", edito da Kaos Edizioni, a cura del giornalista di Radio Radicale Lanfranco Palazzolo, il quale riprende proprio queste scottanti verità (riportate anche sul relativo blog www.kennedyshock.blogspot.it).
Morto anche l'ultimo dei Kennedy, Ted, nel 2009, le verità sulle trame occulte, i segreti, i delitti ed i crimini della terribile dinastia dei Kennedy, stanno dunque finalmente venendo a galla.
Come ha scritto nell'incipit alla seconda edizione de "La banda Kennedy" lo stesso Pier Carpi, anche noi, che pur con difficoltà siamo riusciti a reperire questo prezioso libro, dedichiamo tutto ciò..."Al Sogno Americano, che una sola famiglia è riuscita a distruggere, violentando la realtà". Affinché tutto ciò faccia riflettere le menti libere e prive di condizionamenti.

Luca Bagatin



30 ottobre 2012

Elezioni regionali in Sicilia: una sconfitta della partitocrazia

I risultati delle elezioni per il rinnovo dell'Assemblea Regionale Siciliana potevano dirsi una sorta di test nazionale.
Per molti versi così è stato e, queste elezioni, hanno fornito un dato inequivocabile: il 53% dei siciliani si è astenuto, ovvero non ha accettato di scendere a patti con questa partitocrazia che, in Sicilia, rappresentava - a destra come a sinistra - la continuità con le politiche nefaste di Raffaele Lombardo.
Tale partitocrazia, ricordiamolo, ha peraltro escluso dalla competizione la lista civica "LeAli alla Sicilia" - guidata da Davide Giacalone - con accuse infamanti, affermando che un candidato della civica aveva la fedina penale sporca, salvo poi scoprire che si trattava di un caso di omonimia !
Gli indagati, infatti, erano altrove. E, il 53% degli elettori, non li ha votati.
A questo dato, possiamo aggiungere l'exploit del Movimento 5 Stelle che, candidando il trentasettenne Giancarlo Cancelleri, persona pulita e che non ha mai fatto politica in vita sua e proponendo una riduzione degli sprechi e dei privilegi, si è guadagnato il 14% dei consensi, superando il duopolio Pd-PdL.
La partitocrazia, in Sicilia, ma probabilmente anche nel resto d'Italia, appare alla frutta.
E questa non è antipolitica. Precisiamolo.
L'antipolitica è rappresentata dalle facce di bronzo come quella di Angelino Alfano che, nonostante una gestione totalmente fallimentare di quanto resta del PdL, si candida alle primarie, anziché, più seriamente, ritirarsi per sempre dalla vita pubblica.
E dalle facce di bronzo di Bersani e Casini, i quali, assieme, in Sicilia, hanno a malapena raccattato il 30% dei consensi. E, per favore, la smettano di parlare di alleanza fra "progressisti e moderati", perché, a quanto ci risulta, il partito di Bersani è tutto fuorché progressista (si confronti con il Partito Socialista francese e con il Labour Party inglese e poi ci si renderà conto di quanto il carro cattocomunista appartenga ad una storia e ad una cultura completamente diverse e profondamente conservatrici).
Ne escono con le ossa rotte i neo-comunisti di Vendola, i dipietrini e quelli di FLI, che non potevano scegliere candidato peggiore: Gianfranco Miccichè, sul quale evitiamo di fare ulteriori commenti.
Se questo è un test elettorale nazionale, si vede bene come a perdere consensi sia tutto il centrodestra, che ormai ha perduto ogni credibilità ed ha perduto tutto il suo elettorato originario di matrice liberale.
Il centrodestra, ormai, o decide di puntare su personalità credibili quali Oscar Giannino e manda in pensione i vari clericali e statalisti alla Quagliariello, Cicchitto ed Alfano, oppure è destinato a cedere il passo al Movimento 5 Stelle che, per quanto non abbia nulla di liberale, punta ad un programma di riduzione degli sprechi e di lotta alla partitocrazia. In questo senso, in sostanza, risulta molto più credibile, serio ed incisivo.
Il carro cattocomunista, diversamente, continua a non superare il suo storico 30%, con o senza comunisti duri e puri e dipietristi. L'unica carta che rimane loro è dunque una vittoria di Renzi alle primarie ed una svolta del partito in senso democratico (non solo nel nome, ovviamente).
Chissà se la lezione siciliana servirà a questa partitocrazia per invertire la rotta.
Purtroppo, temiamo di no.

Luca Bagatin



23 ottobre 2012

Sondaggio Spincon: il candidato ideale per il centrodestra ? Oscar Giannino !


Fonte Spincon.
Le interviste sono state effettuate su di un campione stratificato per sesso, età e ampiezza dei comuni. Metodo di raccolta delle informazioni: CAWI. Numero delle persone interpellate e universo di riferimento: 1.480 casi, popolazione residente in Italia, di 18 anni e oltre, di entrambi i sessi ed appartenenti a qualsiasi condizione sociale.
Al campione in rientro è stata applicata una ponderazione (RIM weighting). Margine di errore pari al 2,5% con intervallo di confidenza pari al 95%.
Data del sondaggio: 10-14/10/2012

Noi lo diciamo da tempo, da mesi, forse da anni.
Il centrodestra, dopo il '94, è diventato un ricettacolo di bigotti, mezzi preti, mezze suore, molti cattocomunisti, altrettanti clericofascisti e di furbetti del quartierino (Fiorito solo uno dei tanti).
Oggi anche i sondaggi sembrano darci ragione e dare ragione a quanto affermava anche il compianto prof. Luigi De Marchi: gli elettori di centrodestra e moderati sono, fondamentalmente, laici, liberali e libertari.
Il recentissimo sondaggio di Spincon è lampante: gli elettori di centrodestra vogliono Oscar Giannino candidato premier con il 30,5% dei consensi.
Oscar Giannino: esponente storico del Partito Repubblicano Italiano, laico, liberale della prima ora, contro le tasse e la spesa pubblica improduttiva, che, non a caso, da tempo sta mettendo i piedi un movimento di persone concrete ed esterne alla partitocrazia, ovvero "Fermare il declino".
Sarebbe bello se, ai sondaggi, seguisse un po' di lungimiranza.
Ovvero il pensionamento anticipato dei vari Alfano, Cicchitto, Quagliariello and Company. E la scomparsa definitiva di Silvio Berlusconi dalla scena politica. Un amico di Putin e di Lukashenko non può certo ritenersi persona credibile e democratica. Oltre che non può certo pensare di battere i cattocomunisti di Bersani che, quanto a bolscevismo, ne sanno qualche cosa.

Luca Bagatin



24 settembre 2012

Luigi Zingales spiega il Manifesto capitalista: contro un'economia corrotta



Luigi Zingales, economista liberale, autore del "Manifesto capitalista contro un'economia corrotta" (Rizzoli), è stato da noi intervistato nei giorni scorsi nel corso della conferenza stampa tenutasi a Pordenone, nell'ambito della fiera del libro Pordenonelegge.
"E' evidente" - ha affermato il prof. Zingales - "che le regole sono state violate e che la rabbia delle persone, relativamente a questa crisi, per molti versi esagerata, siano fondate. Gli Stati Uniti d'America stanno per molti versi diventando come l'Italia, ovvero degenerando verso un capitalismo clientelare, ove le lobby stanno diventando simili a quelle di casa nostra".
"Gli ex dipendenti delle aziende" - prosegue Luigi Zingales - "diventano Ministri, un po' come accadeva da noi nell'era di Berlusconi, e questi fanno unicamente l'interesse della loro azienda-lobby di riferimento". Il capitalismo, spiega il prof. Zingales, sta dunque degenerando e perdendo la sua natura originaria. Occorre, pertanto, riformarlo.
Negli USA il libertario repubblicano Ron Paul, per molti versi, è stato fra i pochi a denunciare tale degenerazione e, per quanto il prof. Zingales lo ritenga per molti versi troppo "estremista", ha confermato che il fatto stesso che Ron Paul, di elezione primaria in elezione primaria del Partito Repubblicano USA, continui ad aumentare i suoi consensi, è indice di come i cittadini statunitensi stiano iniziando a prendere consapevolezza di tale degenerazione e, dunque, di tale necessità di riforma del capitalismo.
"Nel Nord Est italiano le aziende famigliari hanno avuto grande successo in quanto hanno avuto manager capaci ed all'altezza del loro ruolo. Pensiamo ad esempio ad un'azienda come la Luxottica. Purtroppo in Italia non c'è, come altrove, la concezione del conflitto di interessi, per cui accade spesso che gli imprenditori tendano a delegare la funzione di manager a loro famigliari e/o a persone che non hanno alcuna competenza specifica o contezza del loro ruolo aziendale". Ciò ha determinato quella che Luigi Zingales definisce "peggiografia", con conseguente crisi dell'azienda stessa.
"Le imprese italiane" - ha proseguito il prof. Zingales - "hanno un altro tipo di problema da affrontare, ovvero un'eccessiva presenza dello Stato che in Italia è da sempre più o meno stato di impostazione socialista e, proprio per far vivere l'impresa, l'imprenditore ha dovuto spesso eludere le numerose imposizioni statali".
Ad ogni modo il prof. Luigi Zingales intravede uno spiraglio di speranza, dovuto proprio a questo stato di disperazione generato dalla crisi.
I giovani, ovvero la categoria più colpita in Italia dalla crisi, si stanno rendendo conto che il sistema dei piccoli privilegi dati a tutti non funziona più e si rendono ancor più conto che loro stessi non avranno più una tutela previdenziale. Ciò è e sarà, a parere del prof. Zingales, la molla per il cambiamento radicale.
Già in alcune aziende, ha spiegato l'economista, vi è chi, per combattere ad esempio il fenomeno dell'assenteismo e del privilegio - ovvero quella che potremmo definire l'"incultura della furbizia" - ha iniziato a svergognare pubblicamente sia gli assenteisti sia i medici compiacenti, attraverso apposite circolari.
Per concludere al prof. Zingales abbiamo chiesto, visto che è fra i promotori del Manifesto Liberale promosso da Oscar Giannino "Fermare il declino", se questo si tradurrà o potrebbe tradursi in un progetto politico-elettorale e lui ci ha risposto che, pur non avendo alcuna intenzione di candidarsi, ritiene che tale progetto sia funzionale a cambiare l'offerta politica nel nostro Paese, introducendo una sana competitività elettorale che già inizia ad affacciarsi anche in altri partiti, con primarie vere.
Quello di "Fermare il declino" è un tentativo che può avere successo o meno, a parere di Zingales, ma, ad ogni modo, potrà essere utile al fine di permettere ai cittadini di partecipare finalmente ad un progetto politico dal basso.

Luca Bagatin



31 luglio 2012

L'orrore di Amityville: verità o finzione ?


A sinistra la casa di Ocean Avenue 112; a destra i coniugi Kathleen e George Lutz

Non sappiamo quanto di vero ci sia nelle vicenda che coinvolse i coniugi Lutz, vissuti, a cavallo delle feste natalizie fra il 1975 ed il 1976 a Long Island, nella cittadina di Amityville, per ventotto giorni nella casa che avevano acquistato, sita al 112 di Ocean Avenue.
Non sappiamo se, effettivamente, la loro casa fosse stregata o se si sia trattato delle più grande trovata pubblicitaria della fine degli anni '70, al fine di far vendere ben dieci milioni di copie al libro-documento dello scrittore statunitense Jay Anson, "Orrore ad Amityville".
Libro pubblicato nel 1977 e che, appunto, racconta, in forma romanzata, l'orrore vissuto da George e Kathy Lutz e dai loro figli Chris, Missy e Denny.
La casa che abitarono in quei ventotto giorni, infatti, fu in precedenza abitata da Ronald De Feo e dalla sua famiglia che fu da lui sterminata, a sengue freddo, con un fucile da caccia: genitori, due fratelle e due sorelle, tutti uccisi per "ordine", a suo dire, di una "voce che gli diceva di farlo".
Quella "voce" esisteva davvero ? E, se sì, a chi apparteneva quella "voce" ?
I Lutz, acquistata la casa di Amityville per una cifra più che ragionevole, piomberanno ben presto nell'incubo, avvertendo arcane presenze; frastuoni improvvisi nel cuore della notte; odori nauseabondi provenienti da uno stanzino segreto dalle pareti dipinte con il sangue; un crocifisso trovato al rovescio; presenza di numerose mosche in pieno inverno; presenza di maiali parlanti ed oggetti animati; oltre che, si troveranno spesso a fluttuare nel vuoto, sopra al loro letto e, durante il giorno, avranno spesso improvvisi cambi di umore.
Padre Mancuso, loro parroco, pur tentando di occuparsi delle vicenda, non riuscirà totalmente nel suo intento in quanto sarà perseguitato dalle "arcane presenze" sin dentro alla sua parrocchia e nella sua casa, con febbri improvvise ed inspiegabili piaghe alle mani.
Come nelle migliori e più classiche storie dell'orrore, solo l'abbandono delle casa darà sollievo alla famiglia Lutz, che smetterà di essere perseguitata, peraltro, solamente quando i suoi componenti si trasferiranno definitivamente in California.
Purtuttavia l'enigma rimane: fantasia o realtà ? Presenze demoniache hanno davvero abitato una casa ad Amityville, nello Stato di New York ? Quante case effettivamente stregate ci sono, ancora oggi, nel mondo ?
Relativamente alla casa dei Lutz, nemmeno il Psychical Research Institute di Durham ed i medium che saranno ingaggiati per indagare sul caso riusicranno a darsi una spiegazione definitiva. Alcuni dei fenomeni che i Lutz riscontrarono, come ad esempio il freddo glaciale, potrebbero essere spiegati come la presenza di "entità disincarnate", ovvero di spettri, i quali, secondo gli esperti di occultismo, sono in grado di assorbire il calore. 
Altri fenomeni possono rientrare nella categoria della cosiddetta "retrocognizione", ovvero la trasformazione delle energie e delle emozioni di coloro i quali abitarono precedentemente la casa, in immagini che si manifestarono ad i nuovi inquilini.
La presenza di odori nauseabondi, di mosche e del crocifisso rovesciato, potrebbero ad ogni modo far pensare ad un fenomeno di "infestazione demoniaca".
I medium che condussero l'analisi riscontrarono la presenza di almeno tre entità distinte, due di queste appartenenti a spiriti di esseri umani ancora legati all'abitazione di Ocean Avenue, che, probabilmente, non erano nemmeno consci di essere trapassati.
Il "maiale parlante" di nome Jodie, visto dalla bambina Missy Lutz, potrebbe essere, come ella stessa andava dicendo, un "angelo" il quale aveva assunto quella particolare forma per entrare in contatto con la piccola.
I cambi di umore ed il fluttuare nell'aria potrebbero essere ricondotti ad un fenomeno di "possessione", ove le entità disincarnate prendevano letteralmente "possesso" dei corpi dei Lutz. In tale modo, evitando di "reincarnarsi", questi corpi avrebbero potuto sperimentare ogni azione - anche la più malvagia e lussuriosa - senza così dover essere soggetti alla cosiddetta "legge del karma", ovvero, per i teosofi, gli indù, i buddhisti e tutti coloro i quali credono nella "reincarnazione", la legge di "causa-effetto", ove ogni azione corrisponde ad una reazione eguale e contraria da "scontare o ricevere" in questa o nella prossima vita terrena.
Ad ogni modo, non sappiamo né credo sapremo mai la verità sui fatti accaduti ad Amityville alla fine degli anni '70 e da allora mai più verificatisi, a quanto pare.
Ciò che sappiamo e che possiamo dire è che vi è molto di più nascosto fra le pieghe dell'invisibile di quanto l'occhio umano non riesca a percepire.
Infondo è la stessa vita umana ad essere il primo dei più inesplicabili ed insondabili misteri.

Luca Bagatin



14 luglio 2012

Con o senza Berlusconi "questo" centrodestra è destinato a perdere



E' proprio vero che non c'è mai fine al peggio, ma, forse, sarebbe il caso di dire che non c'è mai fine alle operazioni di marketing che, ad ogni modo, nella fattispecie, lasciano il tempo che trovano e sanno tanto di presa in giro nei confronti degli elettori liberali e moderati.
Silvio Berlusconi è abituato ai restyling facciali, specie alla veneranda età di 76 anni. E, anzichè andarsene definitivamente in pensione, fa del "restyling" la sua bandiera politica e personale, annunciando una nuova "discesa in campo" (nemmeno fosse un calciatore) ed un nuovo nome e simbolo per il PdL (sic !).
Ad ogni modo, è più che evidente, che non basta cambiare nome al PdL e ricandidare il clone "moderno" di Amintore Fanfani per riacquistare, automaticamente, consenso.
Eh sì perché i sondaggi che, con Berlusconi alla guida del "nuovo" (sic !) PdL, lo attestano al 28% (ad ogni modo 10 punti sotto rispetto a quanto raccolse alle elezioni del 2008), sono stati commissionati ad EuroMedia Research, ovvero all'agenzia di sondaggi di fiducia dello stesso Berlusconi (sic !).
I dati veri, diversamente, danno un centrodestra in caduta libera, fra l'8% ed il 18% massimo. Con o senza "padre padrone".
Berlusconi & Co., infatti, si sono, dal 2001 ad oggi, rimangiati ogni tipo di promessa elettorale di stampo liberale e liberista, arrivando persino a contestare le riforme liberali del Governo Monti sul mercato del lavoro e sui tagli che, per quanto non ancora sufficientemente incisivi, sono sempre meglio dei non-tagli effettuati dai governi Berlusconi-Dini-Maccanico-Prodi-D'Alema-Amato-Prodi-Berlusconi, succedutisi in questi ultimi vent'anni.
Un centrodestra illiberale e statalista (con una politica estera simile a quella sognata del Pci di Togliatti e Berlinguer) come quello guidato da Berlusconi, infatti, non si vedeva proprio dai tempi di Fanfani e di Moro. Al punto che, con Berlusconi al governo oppure con le ricette social-burocratiche di Bersani...che differenza ci sarebbe ?
Nessuna.
Ed è per questo che, alle prossime elezioni, il centrodestra subirà la più grande batosta della Storia.
Come andiamo scrivendo da tempo, occorre ricostruire il centrodestra: dalle fondamenta. Iniziando dal mandare in pensione Berlusconi, Alfano, Cicchitto, Bondi, Tremonti e tutti i notabili social-burocrati dell'ex PdL.
Occorre costruire un Partito per le Libertà: economiche, civili, sociali, sessuali. Un partito che tagli drasticamente la spesa pubblica improduttiva (abolendo in toto le Province, ma anche i Consorzi e le Comunità montane); che separi finalmente le carriere dei magistrati; che introduca la responsabilità civile del giudice; che abbatta le imposte sino ad arrivare ad un'aliquota unica del 20% per tutti (salvo per i meno abbienti, che è giusto che non paghino un euro); che abolisca tutte quelle leggi burocratiche che impediscono ad un imprenditore di fare impresa; che abbatta oneri fiscali e sociali per i lavoratori; che introduca le unioni civili ed una legge in favore dell'eutanasia; che, in sostanza, ci garantisca meno Stato e più individuo.
Solo così il centrodestra potrà essere credibile, come lo fu, per molti versi, nel 1994.
E potrebbe essere davvero credibile se candidasse a Premier Oscar Giannino e rilanciasse la battaglia per Emma Bonino alla Presidenza della Repubblica. Ovvero due personalità preparate sotto il profilo economico ed oneste sotto il profilo morale.
E sarebbe persino auspicabile se, codesto nuovo centrodestra, dialogasse e scegliesse di avere come intelocutore privilegiato il Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, portatore di istanze da parte di una società civile inascoltata (l'esatto opposto dell'antipolitica del PdL, ma anche del Pd, dell'IdV, di SeL, della Lega Nord, dell'Udc di oggi).
Un nuovo centrodestra, un Partito per le Libertà, con Radicali, Liberali, Moderati, Repubblicani, Libertari, Laici, Cattolici liberali e soprattutto la società civile.
Ecco che, allora, forse ai cittadini tornerebbe la voglia di votare e di credere ancora alla politica.

Luca Bagatin



25 aprile 2012

Per uscire dalla crisi occorre restituire sovranità ai cittadini. Occorrono, dunque, politiche liberali e libertarie



All'indomani dell'esito elettorale delle presidenziali francesi - le quali hanno favorito il socialista Hollande - stavo riflettendo relativamente al fatto che, se gli esiti elettorali di questo periodo di crisi mondiale (causata principalmente dalle fallimentari politiche keynesiane di indebitamento e deficit spending), favoriscono i "sinistri" più statalisti e le destre sociali, esterme e nazifasciste, forse c’è qualche cosa di cui preoccuparsi.
Probabilmente, anche laddove hanno governato i liberali e gli antistatalisti (come in Francia, ad esempio o in Italia, almeno a parole), questi non hanno saputo o voluto proporre ricette liberali e liberiste di rilancio dell'economia, bensì hanno proseguito nello spremere i contribuenti ed imporre politiche assistenziali (a garanzia solo di alcuni settori, come in Italia) e burocratiche, a tutto vantaggio dei privilegi della Casta e della partitocrazia.
La medesima cosa sta accadendo negli USA, ove Romney (che rischia di essere il pessimo rappresentante del GOP), lungi dal proporre serie riforme libertarian (come invece fa il suo concorrente alle primarie Ron Paul), si accoda, garantendo - di fatto -  la vittoria al keynesiano e statalista Obama.
Di questo passo, dalla crisi mondiale, non usciremo mai: sarà una spirale senza fine, nella quale il potere dei governi e della relativa burocrazia, si farà sempre più oppressivo ed opprimente nei confronti dei cittadini. In particolare di quelli onesti ed abituati a pagare di tasca propria, in luogo di nessun servizio pubblico.
Purtroppo, delle politiche liberali annunciate da Sarkozy nella precedente campagna elettorale, non è rimasto nulla. Non parliamo di quelle di Berlusconi, la cui ultima prova di governo è stata degna del peggior governo Prodi: ovvero illiberale, statalista e social-burocratica. A tutto vantaggio di politiche keynesiane alla Tremonti (che non a caso sostiene Hollande) e corporative (in linea con il programma della Lega Nord, a tutela di interessi particolari a livello locale).
Dunque, cari liberali e libertarian, sino ad ora siamo ben lontani dai fasti delle amministrazioni Reagan e Thatcher, dallo sviluppo degli anni '80 che, persino nella statalista Italia, un leader liberalsocialista lungimirante come Bettino Craxi, riuscì a far decollare, abolendo la scala mobile ed abbattendo l'inflazione.
Invero, Hollande, a parte fallimentari politiche di deficit spending e dunque di indebitamento statale, di aumenti delle imposte e di abbassamento dell'età pensionabile, porta avanti anche politiche accattivanti, quali ad esempio il matrimonio omosessuale e le adozioni agli omosessuali, oltre che l'introduzione del diritto di eutanasia ed in questo senso gli va dato atto di essere l'unico leader della sinistra europea, dopo Zapatero, ad aver avanzato tali proposte che, fortunatamente, sono anche patrimonio di gran parte della destra liberale europea (non di quella italiana, in quanto, qui da noi, la destra liberale, è pressochè completamente assente).
Curioso, in effetti, che il decrepito Pd italiano sostenga Hollande, il quale, già dal fatto di essere socialista, ha una storia completamente diversa rispetto al partito di Bersani, il quale è un ircocervo fra centro e sinistra conservatori.
In tutto ciò, ad ogni modo, salta agli occhi il fatto che siamo di fronte ad un'Europa disomogenea sotto il profilo politico e progettuale. Un'Europa ancora lungi dal diventare una vera federazione politica di Stati, che, al momento, si arrabattano come possono, senza restituire la sovranità ai cittadini.
Il sogno di molti giovani, dopo la caduta del Muro di Berlino, era di una nuova era: democratica, liberale, civile, antitotalitaria ed antitotalizzante.
Oggi ci troviamo in totale balìa degli Stati e dei governi...che, spesso, fanno il bello ed il cattivo tempo.
Occorre una nuova iniezione di libertarismo ed antistatalismo.

Luca Bagatin



4 aprile 2012

Un nuovo progetto per l'Italia


Angelo Panebianco, sul Corriere della Sera del 2 aprile scorso, ha ragione da vendere. L'Italia, per ripartire, ha bisogno di due cose: ridurre la spesa pubblica ed abbassare le imposte.
Due cose che nessun governo sino ad oggi - salvo qualche timido tentativo del Governo Monti - ha mai fatto. Anzi.
Due cose che, per poter essere attuate, necessitano di maggioranze compatte ed autentiche, non di pasticci partitocratici, come quello - l'ennesimo - che la classe politica italiana ci sta nuovamente per confezionare, fatto di nessun vincolo di coalizione e sbarramenti.
I pasticci partitocratici servono unicamente a dare la possibilità a più forze politiche di spartirsi la torta e, dunque, le risorse pubbliche che, diversamente, andrebbero ridotte. Lo spiega Panebianco nel suo editoriale, così come da decenni lo spiegano gli economisti liberali in tutto il mondo.
Occorrerebbe un'Italia nuova: presidenziale con un Presidente della Repubblica eletto, a turno unico, da tutti i cittadini e slegato dai partiti e - finalmente - con piene funzioni di governo. Occorrerebbe abolire del tutto il finanziamento diretto o indiretto ai partiti (i famosi rimborsi o rimborseggi che dir si voglia). Partiti che possono comunque essere liberamente rappresentati in Parlamento (monocamerale !), con sistema proporzionale puro, ma non possono interferire nell'attività di governo, bensì dovrebbero avere solo funzioni di discussione delle leggi e di controllo, così come avviene per il Congresso degli Stati Uniti d'America. E soprattutto devono reggersi su finanziamenti propri, privati e volontari.
Occorrerebbe, poi, un nuovo centrodestra: finalmente laico, liberale, libertario e liberista, che possa accogliere anche chi di centrodestra non è o non è mai stato, come quei liberalsocialisti che hanno storicamente occupato posizioni nobili nella sinistra, ma hanno abbandonato completamente lo statalismo.
Una base di partenza potrebbe essere la fusione, in un unico soggetto, di FLI, UDC, API, Partito Liberale, Partito Repubblicano, Radicali Italiani, Liberalsocialisti sparsi in questa o quella coalizione e l'area vicina a Montezemolo. Oppure la costituzione di una coalizione fra FLI, UDC, API ed un nuovo soggetto che raccolga Radicali, Repubblicani, Liberali, Liberalsocialisti e Montezemolo.
Una coalizione o un partito unico (meglio quest'ultimo), che parli, in primis, di riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte. Che riduca l'Iva anzichè aumentarla, che privatizzi la Rai, che abolisca le Province, che abolisca l'articolo 18 che è un disincentivo alle assunzioni, specialmente quelle dei giovani.
Una coalizione o un partito unico con all'interno anche posizioni diverse su temi etici e di coscienza, così come avviene anche nell'UMP frencese o nel Partito Repubblicano americano, ove convivono anime religiose e conservatrici assieme ad anime laiciste e libertarie.
Occorre, insomma, pensare al radicalmente nuovo...per l'Italia. Che poi è ciò che nell'Occidente democratico esiste lungo da tempo.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini