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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



29 dicembre 2007

Libertà, responsabilità e diritto: i capisaldi del liberalismo riformatore al di là e contro destra e sinistra conservatrici, stataliste e burocratiche


Debbo dire che la mia indole caratteriale è squisitamente individualista e libertaria.
Sin da ragazzino ho sempre mal sopportato ogni tipo di autorità e/o imposizione dall'alto, specie se da me non intimamente compresa.
Trovo che l'autoritarismo, la negazione della libertà e le regole imposte siano la peggiore aberrazione che ciascuno di noi può incontrare nella sua vita terrena.
Fra l'"eguaglianza" e la "libertà" ho sempre personalmente privilegiato e preferito la seconda.
Anche perché si consideri che gli individui, le persone insomma, non sono né saranno mai eguali nel senso più stretto del termine e ciò è un bene, in quanto la diversità è una ricchezza alla quale è difficile rinunciare pena non solo la noia, ma anche l'inaridimento dei rapporti umani ed interpersonali e la stessa schiavitù del genere umano.
La diversità, come la libertà, è valore che va profondamente tutelato e riconosciuto: diversità di genere, razza, colore, orientamento sessuale, di credo o confessione religiosa ecc...
E la diversità è tutelabile solo in una condizione di piena libertà individuale e quindi sociale.
Individuale prima ancora che sociale, nel senso che il sociale è l'esatta conseguenza di ciò che avviene a livello individuale.
In un articolo di circa un anno fa che realizzai per il quotidiano di Società Aperta "Terzarepubblica.it" diretto da Enrico Cisnetto, oltre che per il mio blog, affermavo che "la libertà va conquistata" e che la "libertà può essere conquistata solo se prima d'ogni cosa essa è interiorizzata da ciascuno".
Ovvero se ciascuno, individualmente, prende coscienza dei propri doveri nei confronti di sé stesso e quindi di chi gli sta intorno e quindi, allargando il cerchio, della società intera.
Tali doveri presuppongono, prima d'ogni cosa delle responsabilità individuali e solo poi, una volta compresi codesti doveri e responsabilità, si prenderà coscienza dei propri diritti naturali e quindi civili.
Queste, in sintesi, sono le basi del pensiero liberale che, come potete ben notare, fotografano pressoché esattamente le dinamiche della realtà quotidiana sociale, politica, personale e culturale.
Due grandi del pensiero liberale e libertario delle origini sono, a parer mio, l'italiano Giuseppe Mazzini ed il filosofo statunitense Henry David Thoreau .
Il primo, teorico del repubblicanesimo e dell'unità italiana, scrisse nel 1860 i "Doveri dell'uomo", saggio politico e filosofico attualissimo proprio su quanto abbiamo sopra scritto; il secondo nel suo "Disobbedienza civile" del 1849 espresse la sua estrema fiducia nell'individuo e nei suoi diritti, nonché
la convinzione che ogni persona dovesse rispettare prima i dettami della sua coscienza piuttosto che le leggi di un determinato governo.
Come potete ben notare qui siamo agli antipodi di ogni possibile freddo pensiero dogmatico. Siamo forse ai limiti dell'utopia. Un utopia tuttavia lucida e concreta visto che oggi, grazie al pensiero liberale e libertario anche di questi due grandi, viviamo in un Occidente democratico e civile.
In questi giorni mi è capitato fra le mani un agile ed interessante libello di Alberto Pasolini Zanelli pubblicato negli anni '80 dal titolo "La rivolta blu - Contro i miti dello stato sociale".  E' una sorta di compendio di liberalismo che racconta e spiega la rivoluzione individualista, liberale, libertaria e libertista degli anni '80 contro il potere dello Stato e la sua burocrazia e che portò al governo personalità come Ronald Reagan o la Thatcher e mise in crisi la socialburocrazia, in primis quella scandinava.
E' davvero appassionante notare come liberalismo e libertarismo si fondano all'insegna delle libertà individuali in economia come nel privato.
Ed ecco come in questo compendio si parli di un personaggio apparentemente pittoresco, ma in realtà grande riformatore: il consulente fiscale danese Mogens Glistrup, il quale fondò negli anni '70 il Partito del Progresso (FRDP) che riuscì a conquistare quasi il 16 % alle elezioni nazionali danesi sulla base di un programma che prevedeva l'abolizione dell'imposta sul reddito ritenuta d'impaccio allo sviluppo economico di un'economia avanzata come quella della Danimarca e contemporaneamente richiedeva un miglioramento dei servizi sociali erogati.
Snobbato e boicottato in tutti i modi tanto da destra quanto da sinistra, Gilstrup ebbe vita non facile come del resto è ben facile immaginare.
Ne "La rivolta blu" si racconta ed elogia il Presidente statunitense e leader Repubblicano Barry Goldwater, libertario fin nel midollo per quanto concerne i diritti civili degli omosessuali e per l'aborto arrivando a contrastare fortemente la destra religiosa nel suo partito (una sorta di Rudy Giuliani ante litteram) e profondamente liberale in economia, il che attirò le simpatie della cosiddetta Nuova Sinistra libertaria e sessantottina americana i cui leader Gene McCartney e Eldridge Cleaver, leader delle Pantere Nere, fecero campagna elettorale a suo favore (lo stesso padre della "beat generation", Jack Kerouac, nel poco tempo che trovò da dedicare alla politica fu attivista repubblicano). Si pensi anche che Goldwater inserì nel suo programma il tema dell'ecologia, ovvero la preminenza della qualità della vita sui miti del consumismo di massa.
E così, proseguendo nella lettura si incrocieranno gli anarcocapitalisti, i libertarians ed individualisti vari sino ad un giudizio positivo e lusinghiero del liberalsocialismo (vera critica al "socialismo reale" d'Occidente, ovvero alla socialburocrazia tipica dei Paesi Sandinavi) abbracciato negli anni '80 dal Psoe di Felipe Gonzalez e dal Psi di Bettino Craxi i quali aborrirono il marxismo e "liberalizzarono", per così dire, i loro partiti (in Italia anche grazie al Partito Radicale di Marco Pannella che contribuì alla libertarizzazione del Psi).
Critica feroce invece per la socialdemocrazia con la sua eccessiva burocraticizzazione, centralità dello Stato sugli individui e disaffezione alla responsabilità individuale degli stessi.
A lettura conclusa se ne rimane completamente estasiati e ninnovati nel prorpio individualismo libertario. E si riflette sulla situazione europea e soprattutto italiana ove pesa ancora quell'astrusa divisione (spesso mentale) che passa sotto il nome di "destra e sinistra".
Ed invece si noti come la vera divisione-contrapposizione sia fra Riformatori consapevoli della propria individualità, responsabilità e dei propri diritti e Conservatori amanti dello Stato balia-mamma, autoritario, clericale, socialfascista e socialburocrate.
Si uscirà mai dal pantano politico-culturale-ideale magari riuscendo anche ad uscire dal declino che attanaglia il nostro medievale Paese ?
Se la svolta sarà liberale e libertaria, magari.....

(....due partiti laici italiani che gradirei vedere uniti al di là di destra e sinistra per rinnovate battaglie laiche, liberali e libertarie)


Luca Bagatin



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini