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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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31 ottobre 2011

Le prospettive politiche di Matteo Renzi


Matteo Renzi, il "rottamatore". Matteo Renzi, il "rinnovatore".
Matteo Renzi, un passato nel Partito Popolare Italiano, un moderato decisamente ed un ottimo Sindaco di Firenze dalle idee e prospettive bipartisan, come si usa dire oggi.
Matteo Renzi, il trentaseienne che è mal digerito dall'apparato cattocomunista e dal "nuovo Ulivo", il trittico Bersani-Vendola-Di Pietro.
Ed anche questo ce lo rende simpatico, assieme alle sue prospettive dal sapore liberale, capaci di andare oltre il berlusconismo e l'antiberlusconismo.
Le parole d'ordine di Matteo Renzi in sintesi: "No all'egualitarismo, sì all'uguaglianza"; "No al berlusconismo ed all'antiberlusconismo"; "Sì ad andare in pensione più tardi, per garantire un futuro alle giovani generazioni"; "Abolizione del valore legale del titolo di studio"; "No al finanziamento pubblico ai partiti;" "Abolizione dei vitalizi ai parlamentari"; "Meritocrazia".
Idee vecchie, secondo Bersani. Che però è uno sconfitto dalla Storia, assieme ai tutto il gruppo dirigente cattocom del Pd.
Idee riformatrici e liberali, pare, quelle di Renzi, invece, che hanno vinto in tutto il mondo Occidentale e nella sinistra democratica europea: da Gonzalez a Craxi, da Papandreu a Mitterrand, da Blair a Zapatero.
Matteo Renzi mette i bastoni fra le ruote ad una sinistra italiana di matrice cattocomunista e conservatrice, incapace di governare, triste e bacchettona, che garantisce chi è già garantito e penalizza tutti gli altri.
Se il Pd fosse Matteo Renzi, insomma, sarebbe un partito progressista e liberaldemocratico. Ma così non è.
Matteo Renzi disegna uno scenario che potrebbe vedere uniti i liberali, i liberisti (ovvero gli umanisti liberali, volendo citare il compianto prof. De Marchi), ed i libertari di entrambi gli schieramenti: Antonio Martino con Enrico Morando, Renato Brunetta con Pietro Ichino, allargando il cerchio a Futuro e Libertà, al Partito Repubblicano ed a quello Liberale.
Una riedizione del mitico "lib-lab", ovvero la convergenza di quei riformatori che, nei primi anni '90, desideravano un futuro fatto di libertà di impresa, di lavoro sostenibile e di garanzie per chi non è mai stato garantito.
Chissà se sarà davvero così. Nell'Italia degli ultimi anni gli uomini di buona volontà, infondo e purtroppo, non sono mai stati amati e premiati.
Speriamo che la rotta si inverta presto, altrimenti, i dolori della crisi, si acutizzeranno ulteriormente.


Luca Bagatin



14 agosto 2011

Il cattocomunismo è tornato a fare danni !



I Prodi, i Visco e i Bertinotti sono tornarti.
Oggi si chiamano Berlusconi, Tremonti e Calderoli.
Cambiano i nomi e, apparentemente, gli schieramenti politici, ma la sostanza rimane la stessa: nuovi prelievi fiscali e solo qualche sforbiciata qua e là ai costi della politica.
In effetti fu Berlusconi stesso a definire il suo un "governo di sinistra", peccato si sia dimenticato di aggiungere che il suo è sì un governo di sinistra, ma di sinistra cattocomunista e reazionaria, tutt'altro che liberale.
Come se non bastasse si sono soppresse anche le festività laiche come il 25 aprile ed il 2 giugno (figuriamoci che noi laici-risorgimentali sono anni che chiediamo il ripristino della festività del 20 settembre !), mentre non si toccano quelle religiose ! Ovvero: si tagliano le festività di tutti gli italiani, ma si mantengono quelle di una comunità religiosa.
Assurdo.
Ma le assurdità e i danni ai cittadini-elettori non finiscono qui.
Si accorpano solamente i Comuni di numero inferiore ai 1.000 abitanti. Una riformetta, quando occorrerebbe invece accorpare i Comuni con un numero inferiore almeno ai 15.000 abitanti !
E si aboliscono solamente 36 Province, quando invece occorrerebbe restituire alle Province il loro ruolo di ente tecnico-amministrativo, ma abolirle in toto come ente politico ! Per gestire una Provincia sono sufficienti i dirigenti pubblici: Presidenti, Assessori e Consigli provinciali sono totalmente inutili e sono lì solo per scaldare la seggiola !
Ci fermiamo qui e ci sembra anche sufficiente aver delineato a grandi linee i contenuti di una manovra che tradisce l'elettorato liberale e libertario che aveva dato fiducia al governo Berlusconi.
Un esecutivo che aveva promesso: prima la flat tax, poi la riduzione a tre aliquote fiscali...sino a giungere a comportarsi, invece, come la fotocopia del centrosinistra nostrano di matrice cattocomunista.
Una vera mazzata, l'ennesima, per l'elettorato nel suo complesso.
Forse sarebbe stato meglio che, quest'estate, i politici, anzichè ridursele, si fossero aumentate le ferie. Avrebbero certamente fatto meno danni.
Meglio ancora sarebbe, per il popolo tutto, se decidessero di andarsene tutti in pensione anticipata, si indicesse un'Assemblea Costituente su base proporzionale e si fondasse finalmente una Nuova Repubblica che riscriva, dal basso, le regole del gioco: punti ad un esecutivo eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti; ad un Parlamento eletto direttamente dall'elettorato su base proporzionale e ad un potere giudiziario spoliticizzato ed eletto, anch'esso, dai cittadini.

Luca Bagatin



13 luglio 2011

Quando il Parlamento italiano vìola i diritti dei cittadini



Ancora una volta il Parlamento italiano ha saputo dare il peggio di sè.
Se la settimana scorsa, con il concorso del Pd, era riuscito a mantenere in vita le inutili e costose Province, oggi mantiene in vita coattiva persino i malati terminali che vorrebbero decidere autonomamente del loro fine vita.
Eh sì, perché per quanto concerne il cosiddetto "testamento biologico", la Camera, con il concorso questa volta del PdL e dell'Udc, ha approvato un ddl che stabilisce che a decidere sul destino del paziente debba essere solo ed esclusivamente il medico.
Non cambia nulla, insomma, ed il cittadino-elettore, ancora una volta non conta un piffero.
Oltre ad essere già stato esautorato del suo diritto di voto, con leggi elettorali antidemocratiche ed incostituzionali in vigore dal 1993 ad oggi, è stato anche esautorato dal suo diritto di morire come gli pare e di decidere persino di abolire enti costosissimi ed ultraburocratici.
L'eversività delle forze politiche dell'Italia di oggi sembre non trovare limite.
Che cosa rimarrà da fare, dunque, al cittadino-elettore ora ? Forse solamente il denunciare il Parlamento italiano alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.

Luca Bagatin

PS: questo è il testo originale dell'articolo, così come l'ho scritto e postato.
Non è da considerarsi autentico, invece, l'articolo con l'aggiunta (dalla quale prendo in toto le distanze) riportato ad esempio al link
http://www.radicali.it/rassegna-stampa/testamento-biologico-un-sequestro-di-persona



21 luglio 2010

P2, P3, P38, Pd, PdL


Il prof. Aldo A. Mola ed il suo ultimo saggio sulla P2

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.

Luca Bagatin



6 luglio 2009

La Teoria Liberale della Lotta di Classe del prof. Luigi De Marchi


La copertina dell'ultimo libro del prof. Luigi De Marchi e, a destra, il prof. De Marchi ad un convegno alla fine degli anni '60

Il prof. Luigi De Marchi, psicologo, politologo, già editorialista di Radio Radicale, del quotidiano L'Opinione delle Libertà ed autore di numerose opere in Europa ed America, protagonista di numerose battaglie per i diritti civili, ha sempre la capacità di illuminare.
La sua Teoria Liberale della Lotta di Classe è assolutamente perfetta e capace di fotografare l'attuale realtà italiana e, per molti versi, anche internazionale.
Egli parte unicamente da concetti psicologici applicati alla politica e così ha fatto per l'elaborazione della sua Psicologia Politica Liberale o Psicopolitica (mi ricorda assai la Neuropolitica, elaborata in un testo da un altro psicologo, Timothy Leary, ispiratore del movimento hippye statunitense negli anni '70), che è l'essenza degli studi che egli ha compiuto dagli anni '60 - con i suoi primi testi sulla sessualità - sino ad oggi.
La Psicopolitica di De Marchi, in sostanza, ci spiega come "le ideologie sono maschere, le economie sono macchine, mentre ciò che veramente conta, nella realtà sociale e politica, è la struttura psicologica, insomma la mentalità, degli individui e dei gruppi che stanno dietro alle maschere e sopra alle macchine".
Ecco che egli dunque individua negli opposti estremismi di Destra e Sinistra (e dunque nei relativi totalitarismi da essi prodootti) le personalità autoritarie, represse sessualmente, foriere di dogmi e tabù.
Nonché individua come uno dei drammi della nostra epoca sia la crescita esplosiva della popolazione mondiale nell'ultimo secolo, con tutte le sue vittime per fame, malnutrizione, epidemie, fenomeni immigratori incontrollobili e forieri unicamente di povertà.
Nel suo ultimo saggio "Svolta a Destra ? Ovvero non è conservatore chi combatte parassiti, fannulloni e sfruttatori", il prof. De Marchi, oltre a rimarcare questi concetti, elabora e chiarisce nella fattispecie la sua Teoria Liberale della Lotta di Classe, scaturita proprio dalla sua Psicologia Politica Liberale.
Egli infatti spiega come sia arcaica ed errata la vecchia concezione marxista di lotta di classe: padroni contro operai (che nell'800 non a caso - lo diciamo per inciso - fu fortemente contestata da Giuseppe Mazzini finanche in sede di fondazione della Prima Internazionale, alla quale egli partecipò attivamente).
Oggi, la nuova lotta di classe, si sostanzia nella contrapposizione fra il Popolo dei Produttori (dipendenti del privato, commercianti, artigiani, lavoratori parasubordinati) e quello dei Burocrati (pubblici dipendenti, classe politica, sindacatocrazia).
Il prof. De Marchi, come già espose nel testo "La rivolta blu, contro i miti dello Stato sociale" Alberto Pasolini Zanelli negli anni '80 (testo che recensii alcuni anni fa), dimostra come la cosiddetta "svolta a destra" che negli anni '80 portò al governo degli Stati Uniti il repubblicano Reagan ed in Gran Bretagna la conservatrice Tatcher, fu una svolta liberale e per molti versi libertaria, che mise in crisi la socialburocrazia europea basata fondamentalmente sull'intervento statale in economia e sul ricorso, spesso incontrollato, al prelievo fiscale.
Oggi, in tutta Europa, sta avvenendo la stessa cosa con la leadership affidata in Francia a Sarkozy, con l'attuale maggioranza affidata in Italia a Berlusconi, con l'arretramento dei laburisti di Gordon Brown (lontanissimo anni luce dalle riforme liberali di Balir), con quello dei socialisti in Spagna e nel resto del continente.
Parimenti, come affermato dal De Marchi sondaggi alla mano, ciò non significa che la popolazione stia diventando conservatrice nei diritti civili. Anzi ! Così come avvenne anche durante la presidenza Reagan, la popolazione si è pubblicamente espressa a maggioranza per maggiori riforme civili sulla procreazione assistita, la ricerca, una maggiore presa di distanza dal Vaticano (73,4% degli elettori di Centro-Destra in Italia lo affermano), per una legge a favore dell'eutanasia (69% degli elettori di Centro-Destra in Italia la vorrebbero) e per introdurre l'educazione sessuale nelle scuole.
Ecco dunque come la maggioranza del Popolo dei Produttori (che coincide con la maggioranza degli elettori), oggi affida il governo alle forze che maggiormente lo garantiscono per mezzo dello snellimento della burocrazia e del regime fiscale.
L'ultimo saggio di De Marchi spiega dunque come in Italia, dopo le elezioni politiche del 2008, il governo Berlusconi IV (con all'interno importanti figure della galassia liberalsocialista quali Renato Brunetta e Maurizio Sacconi) sia riuscito ad attuare una politica progressista, introducendo ammortizzatori sociali, bonus famigliari, riformando scuola e pubblica amministrazione.
Tutte cose che la compagine cattocomunista pareva sempre annunciare, salvo poi comportarsi diversamente.
De Marchi fa notare anche come in Italia la magistratura sia stranamente e pericolosamente da sempre politicizzata e vicina ad ambienti comunisti sin dalla fine degli anni '60 che, sostenuti dalla grande stampa e da certi Poteri Forti, non perdano occasione per tentare di delegittimare l'attuale maggioranza democraticamente eletta.
La parte a mio avviso più interessante del saggio è quella relativa alle indicazioni che De Marchi dà all'attuale maggioranza al fine di realizzare quella Rivoluzione Liberale di cui questo Paese ha urgente necessità.
Egli dà una tiratina d'orecchi al dirigismo statalista del Ministro Tremonti, invitandolo piuttosto a comprimere la spesa pubblica piuttosto che a dilatarla; invita ad un Fisco più snello per chi rischia il proprio capitale in attività economiche (piccoli imprenditori, artigiani, Partite IVA in genere), e ciò proprio perché non ha un guadagno sicuro; invita dunque ad uno snellimento della pubblica amministrazione giungendo finalmente a licenziare gli esuberi (proprio in quanto esuberi !); plaude dunque alle riforme del Ministro Brunetta improntate al merito, ovvero al premiare i meritevoli ed a cacciare gli incompetenti; invita a riformare la Scuola sviluppando nei govani la passione per la cultura e la ricerca, passando dunque dalla scuola dell'obbligo alla scuola dell'entusiasmo; invita a rivedere in senso restrittivo le leggi sull'immigrazione, senza essere né razzisti né buonisti, ricordando anche agli imprenditori che non è possibile continuare ad importare manovalanza non qualificata dall'estero solo perché a basso costo e senza alcuna vera garanzia per il futuro di queste popolazioni in sempre maggiore espansione demografica.
Espansione demografica purtroppo incoraggiata dalle Religioni Istituzionalizzate, fuor d'ogni logica umanitaria.
Il saggio è breve, condensato, ma ribadisco, assolutamente illuminante, come dicevo.
Si sofferma anche a parlare di una riforma della legge psichiatrica 180, in senso umanitario e che venga incontro alle esigenze delle famiglie (come previsto anche dalla Proposta di Legge dell'On. Paolo Guzzanti, citato peraltro nel testo).
Gli argomenti trattati, dunque, sono molti. E per la prima volta si fa anche in Italia una riflessione politica a partire dalla psicologia. Unico vero approccio credibile in ogni settore, sia esso pubblico che privato, lavorativo e/o informale.

Luca Bagatin (nella foto con Mirtillo)



30 marzo 2009

Perché non costituire un soggetto politico unitario di ispirazione Liberaldemocratico-Repubblicana ?


Fa piacere che vi sia un franco ed ampio dibattito all'interno di un partito storico come il Partito Repubblicano Italiano che, finalmente, sta per concludere la sua “diaspora” con il ritorno nelle sue file di Luciana Sbarbati e del MRE.
E' segnale che il PRI è un partito ancora vivo e vegeto.
Il Consiglio Nazionale dell'Edera ha già deciso che il PRI non si scioglierà e/o confluirà nel nascente PdL, ma, ad ogni modo, in questi giorni su“La Voce Repubblicana” si sta dibattendo sul futuro del partito.
Per ora la maggioranza degli interventi sono favorevoli alle decisioni prese dal CN, per quanto le posizioni di coloro i quali sostengono una possibile necessità di trasformare il PRI in una Fondazione e di confluire nel PdL non vadano del tutto sottovalutate.
Personalmente sono fra coloro i quali preferirebbero non svendere la storia e la cultura repubblicana in un calderone che ha deciso di collocarsi nel Popolarismo europeo.
La collocazione di un partito nazionale nell'ambito dello scacchiere europeo ed internazionale non è infatti secondaria.
Il PdL ha pertanto scelto di essere e diventare un partito centrista e neodemocristiano.
Decisione legittima e che personalmente plaudo: ha abbandonato la sua collocazione a tratti destrorsa ed ha evitato i confusionismi del suo antagonista PD.
Purtuttavia è chiaro a tutti che il neonato PdL non è un partito liberale né potrà esserlo.
Il Partito Repubblicano - liberaldemocratico e laico da sempre - non può dunque accettare di confluire in un partito che non rappresenta non solo i suoi ideali, ma nemmeno la sua storia e la sua cultura.
Purtuttavia c'è da chiedersi se il PRI può pensare di mantenersi in vita con le sue sole forze.....e qui cominciano i dubbi.
La sua storia è quella di un partito d'opinione, di grandi idee ed ideali concreti (molti dei quali recepiti da questa maggioranza di governo come il ritorno al nucleare, la lotta agli sprechi nella Pubblica Amministrazione, la collocazione occidentale e a fianco di Israele e la proposta di abolizione delle Province....nonostante la contrarietà della statalista e antistorica Lega Nord).
Purtuttavia siamo un po' scarsi in risorse e voti da sempre, tanto più oggi che sono in auge i “calderoni senza idee” ovvero i “partiti senza storia”.
Ed allora non troverei disonorevole il pensare di andare oltre il PRI e dunque ad un suo scioglimento, che però rispetti la sua storia, cultura e tradizione.
Uno scioglimento che veda protagonista non il solo PRI, ma anche il PLI di De Luca e Guzzanti ed i Liberal-Democratici di Daniela Melchiorre (che peraltro hanno costituito già a suo tempo, in Parlamento, con il PRI, il gruppo Liberaldemocratici-Repubblicani).
Uno scioglimento che dia vita ad un soggetto politico unitario che potrebbe chiamarsi Alleanza Liberale o Unione Liberaldemocratica: che contenga nel suo simbolo sia l'Edera repubblicana che il Tricolore liberale.
Dare vita ad un nuovo soggetto politico unitario, capace di essere al contempo alleato, ma anche concorrente del PdL, quantomeno nel medio periodo e portatore di istanze di libertà individuale, di rigore nei conti pubblici, di rinnovato europeismo.
Tale soggetto non dovrà però essere una sorta di Rosa nel Pugno, ovvero non dovrà essere una mera alleanza elettorale o una federazione di partiti, bensì prevedere un proprio tesseramento e l'unità delle sedi e delle sezioni. Condizione minima per essere, ovvero ambire a diventare un grande partito unitario.
Il nostro obiettivo minimo dovrà essere il 4% e dunque la possibilità di essere gli unici autentici  rappresentanti dell'Eldr in Italia.
E' una proposta forse un po' ambiziosa, che purtuttavia sommessamente lancio a tutti i consociati del PRI, ai Consiglieri Nazionali, al Segretario Nucara, agli stessi organi dirigenti del PLI e dei Liberal-Democratici.
Forse ce la potremmo fare, magari anche a partire delle imminenti Elezioni Europee.

Luca Bagatin



13 dicembre 2008

Abolizione delle Province e Stati Uniti d'Europa: le ricette per il rilancio del Partito Repubblicano Italiano


Da alcune settimane su “La Voce Repubblicana”, organo ufficiale del Partito Repubblicano Italiano, è in corso un interessante dibattito costruttivo sul futuro del partito stesso.
Collaboro peraltro da alcuni mesi a questa storica testata e sono lieto di farlo con contributi che spesso hanno poco a che vedere con la politica in senso stretto. Preferendo dedicarmi, infatti, ad approfondimenti storici e culturali.
Di politica, a dire la verità, non avrei più voluto occuparmi e debbo dire che sino a qualche giorno fa mi sarei voluto astenere a questo pur appassionante dibattito.
Ho iniziato a fare politica quasi tredici anni fa, all'età di diciassette anni, sempre nell'ambito della cosiddetta “area laica”.
L'ho fatto unicamente per scelta personale e non perché qualcuno a me vicino mi abbia spinto o incoraggiato (peraltro la mia famiglia non si è mai occupata di politica).
E' stata una scelta dettata dal mio personale studio ed approfondimento dei cosiddetti “massimi sistemi”. E soprattutto della Storia.
Una Storia che mi ha sempre entusiasmato ogni qual volta si tratta e si trattava di approfondire grandi principi ed ideali. Una Storia che mi ha avvicinato ad istituzioni quali Massoneria, Carboneria e finanche Teosofia e quindi a Mazzini e Garibaldi.
Una Storia che però (e purtroppo) non mi ha mai fatto amare granché il nostro Paese. Un Paese ove si coltivano così poco gli ideali di Uguaglianza, Libertà, Fratellanza, Individualità, e ove si tendono a dimenticare gli insegnamenti dei Padri e delle Madri (che hanno versato il sangue per l'Italia) per seguire – invece – il proprio unico tornaconto personale.
Sono da sempre convinto – invero - che gli italiani siano quasi sempre causa del loro mal.
E causa del loro mal è spessissimo certa cultura cattolica, che ha aperto le braccia al marxismo, al fascismo ed oggi al buonismo di certa “carità cristiana” che genera solamente nuove povertà, ovvero nuove lotte fra poveri e non già vera emancipazione dal bisogno.
Una (in)cultura che non accetta le diversità come tali. Che rifiuta orientamenti o diversità sessuali non consone alla Morale Cristiana. Una “morale” che è invero solamente un'elucubrazione mentale (e di mente morbose e sessuofobe trattasi) e nulla più.
E così mi trovo qui anch'io a discutere del futuro – che è anche il presente – del Partito Repubblicano Italiano.
Un partito nato nel 1895, ispirato da Giuseppe Mazzini e dal suo Partito d'Azione. Un partito al quale – da mazziniano e da laico – ho aderito la primavera scorsa, inizialmente senza grandi convinzioni.
Senza grandi convinzioni in quanto avevo deciso di abbandonare completamente la politica perché mi pareva (e per moltissimi versi mi appare tutt'ora) una grande perdita di tempo.
Una perdita di tempo per chi, come me e moltissimi compagni laici, liberali, liberalsocialisti ecc...., hanno lavorato alacremente per costituire un'alternativa di Terza Forza al nulla creato dal PD e dal PDL, ma non sono (siamo) riusciti a cavarne un ragno dal buco !
Purtuttavia mi sono ricreduto leggendo ogni giorno “La Voce Repubblicana” e soprattutto partecipando alle riunioni settimanali con i compagni Repubblicani della Provincia di Pordenone con i quali stiamo discutendo di tematiche concrete inerenti la città (e non di alleanze, poltrone o giochi di potere come so per certo accade in quasi tutti gli altri partiti. Anche dell'area laica, ahinoi).
Non ho mai creduto né mai crederò al bipolarismo in Italia. Men che meno al bipartitisimo.
Se così fosse ciò si tradurrebbe nella riedizione della contrapposizione fra cattocomunisti e clericofascisti. E proprio uno degli aspetti più marci e beceri del nostro sistema politico è che oggi siedono ancora in Parlamento gli eredi del Partito Comunista e del Movimento Sociale Italiano. Partiti antidemocratici e sconfitti dalla Storia in tutto il mondo occidentale, civile e democratico e che negli anni '70 si combattevano financo in piazza con scontri e stragi violente.
Questo è, a parer mio, un punto che non possiamo trascurare e che deve, come italiani, farci vergognare profondamente.
I cosiddetti due grandi partiti – PD e PDL – nascono proprio da questa grande contraddizione della Storia del nostro Paese.
Caduto il Muro di Berlino l'Italia avrebbe dovuto conoscere una rinnovata democrazia parlamentare ed istituzionale ed invece.....con il colpo di mano di Tangentopoli ecco decaduti i partiti democratici (ed il nostro PRI fra questi) ed ecco saliti al potere gli eredi dell'estrema sinistra e dell'estrema destra (neanche fossero e fossero stati i più onesti !).
Oggi “ripuliti” in contenitori di plastica dai nomi alquanto bizzarri (da una parte abbiamo un partito democratico senza vera democrazia interna, dall'altro un partito delle libertà senza vere libertà civili).
Ora, benché io consideri oggi il PDL l'aggregazione “meno peggio” e che grazie al premier Berlusconi ha saputo garantire importanti ruoli e posizioni ai laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti italiani (cosa mai avvenuta nell'Ulivo prima e nel PD oggi), ritengo sia prioritario porre il nostro partito, ma anche gli altri laici, quale “testa di ponte” di una rinnovata aggregazione che potrebbe nascere proprio dalla costola laico-liberale del PDL.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista capace di occupare la posizione che oggi il PD veltronian-rutellian-prodiano non riesce e non riuscirà mai ad avere proprio in quanto partito rappresentante della conservazione sociale, civile ed economica del nostro Paese.
Una rinnovata aggregazione Liberaldemocratico-Liberalsocialista guidata da Francesco Nucara, Antonio Del Pennino, Antonio Martino, Renato Brunetta, Maurizio Sacconi ed altri amici.
Ora, pare che io stia sognando, ma vi assicuro che questo progetto non penso sia così lontano dalla realtà dei fatti per come si presentano, ovvero potrebbero presentarsi nei prossimi mesi ed anni.
Per l'intanto accontentiamoci – si fa per dire – di ragionare nell'immediato.
In primavera abbiamo diverse tornate amministrative da affrontare e le elezioni europee.
Innanzitutto diciamo chiaramente che siamo oggi gli unici a dire e a dare ricette concrete per quanto riguarda la riduzione della spesa pubblica. Aboliamo da subito le Province come ente politico, le comunità montane ed i piccoli Comuni. I Repubblicani lo dicono dagli anni '70 !
Presentiamo pertanto alle prossime elezioni amministrative delle liste che abbiano un richiamo di ciò anche nel nostro simbolo con l'Edera al centro e chiamiamole: “Partito Repubblicano Italiano – Aboliamo le Province”.
E perché per le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo non rilanciamo la battaglia federalista di Mazzini, ma anche di Ernesto Rossi, Altiero Spinelli ed altri ? Una battaglia che è da sempre nostra. Lanciamo delle liste federate al Partito Liberale Italiano, al Partito Radicale, coinvolgiamo il Movimento Federalista Europeo, gli amici mazziniani... Lanciamo una “Lista Liberaldemocratica per gli Stati Uniti d'Europa”.
Sto esagerando ? Troppe idee ? Forse, ma forse anche no.
Cari compagni, io come vedete butto lì generosamente tutto sul tavolo verde-edera della discussione della “Voce” e sul mio blog www.lucabagatin.ilcannocchiale.it ormai giunto ad oltre 600 visite quotidiane.
Per il resto prosegua questa nostra costruttiva discussione, possibilmente cominciando a pensare positivamente ed in grande !

Luca Bagatin



29 novembre 2008

Governo Berlusconi IV: il Nuovo Centro-Sinistra italiano



Il PDL vola, mentre il PD accumula brutte figure pur stando all'opposizione.
Il caso Villari appare emblematico: il Senatore in questione, eletto per dispetto, oggi se lo ritrovano saldamente ancorato alla poltrona di Presidente della Commissione di Vigilanza Rai. E fa benissimo, visto che è stato democraticamente eletto ! Ma questi "democratici" qui pretenderebbero che ora si dimettesse per lasciare il posto a Zavoli. Ma se volevano Zavoli che lo avessero eletto prima ! Chi pensano di prendere in giro se non sé stessi ?
E poi ci spieghino un po' a che cosa serve la Vigilanza del "carrozzone" Rai-Tv, che da anni attende solo di essere giustamente privatizzato con il sano beneplacito del contribuente sovrano, oggi raggirato dai soliti lottizzatori partitocratici.
Poi c'è la questione del Vice-capogruppo del PD al Senato - Latorre - che passa in diretta tv un "pizzino" al suo oppositore Bocchino del PDL per mettere in difficoltà il dipietrista Donadi (alleato del PD !). Che classe ! Che aplomb ! E nemmeno il coraggio di spiegare agli elettori il significato del suo gesto pressoché dichiaratamente "inciucista".
Proseguendo con le gaffes in casa "democratica" potremo discutere sulla strumentalizzazione che il PD ha fatto del caso della scuola "Darwin" di Rivoli, il cui controsoffitto - secondo i cattocom - sarebbe crollato a causa dei tagli introdotti dal decreto Gelmini che secondo loro taglierebbe i fondi anche per la manutenzione delle scuole ! Inaudito ! Pretestuoso ! Vergognoso !
Mai la sinistra di matrice cattocomunista in Italia era giunta sino ad affermazioni di tale grave irresponsabilità. Mentre i tagli della Gelmini sono - diversamente - dei veri e propri tagli agli sprechi che la sinistra cattocom non ha mai pensato di fare, continuando ad aumentare non solo la spesa pubblica improduttiva, ma financo le imposte.
Stendiamo invece un velo pietoso sulle "democratiche" elezioni dei Giovani "Democratici" e sulle giuste proteste ed osservazioni della radicale Giulia Innocenzi (alla quale, tuttavia, continuiamo a rimproverare bonariamente il fatto che ella si collochi ancora in quel partito ed area politica conservatrice).
Il PDL ed il Governo Berlusconi IV, diversamente, volano, dicevamo appunto !
Volano così in alto da aver garantito la nascita del primo vero Governo di Nuovo Centro-Sinistra degli ultimi quindici anni.
Eh sì, non trattasi di una provocazione, bensì di un dato di fatto.
Con l'abolizione dell'Ici sulla prima casa (già proposta da Rifondazione Comunista, ma mai attuata dai governi Prodi-D'Alema-Amato), la detassazione degli straordinari, la lotta ai fannulloni, il decreto Gelmini contro le baronie universitarie e gli sprechi nella scuola pubblica ed oggi con il decreto anti-cisi che prevede: l'intoduzione della Social Card per i pensionati meno abbienti (con bonus equi ed in proporzione al reddito ed al numero di componenti il nucleo famigliare); l'introduzione di nuovi ammortizzatori sociali anche per i co.co.pro., nonché il blocco delle tariffe di luce e gas ed agevolazioni nel pagamento dei mutui; il Governo Berlusconi IV è certamente un Esecutivo liberalsocialista sotto il profilo economico-sociale (ha al suo interno - peraltro - un numero di ministri e parlamentari dichiaramentente e storicamente liberalsocialisti e laici davvero impressionante).
Vogiamo continuare ? Ma certo.
Per le imprese il decreto prevede la deducibilità dall'Ires della quota Irap del 10% riferita al costo del lavoro ed al costo del danaro; l'abbattimento di tre punti dell'acconto Irpef ed Ires; lo sblocco di sei miliardi di rimborsi dei crediti d'imposta, nonché il pagamento dell'Iva al momento dell'effettivo incasso della fattura e non al momento della sua emissione (per le imprese con un fatturato sino ai 200 mila euro annui).
Con questi risultati - francamente - intristisce vedere Berlusconi che fa appello al PD per l'unità.
Che il PD continui ad andare per la sua strada conservatrice come hanno sempre fatto prima il PCI e poi la sinistra DC ed i loro sodali.
Chi scrive si augura che alle prossime elezioni il PD sia ridimensionato al 15 o 20 % massimo dei consensi. Cosa - peraltro - non così improbabile.
Il Centrodestra (ma siamo poi così sicuri che - dati i risultati sociali e liberali - questo governo possa definirsi di destra ?), invece, merita un rafforzamento che certo otterrà sin dalle prossime elezioni europee della primavera del 2009.
Personalmente auspico che tale rafforzamento possa essere capitalizzato mediante una "spaccatura" del PDL e del Centrodestra stesso: una "spaccatura" purtuttavia costruttiva.
Nascita quindi di due anime: una liberalsocialista-liberaldemocratica (un tempo si sarebbe detto "Lib-Lab") guidata da Brunetta, Tremonti, Sacconi, Francesco Nucara, Antonio Martino, Bendetto Della Vedova e tutti coloro i quali si riconoscono nella liberaldemocrazia europea e nel liberalsocialismo; l'altra di centrodestra classico e moderato guidata da Gianfranco Fini, Maurizio Lupi e tutti coloro i quali si riconoscono nel popolarismo e nel conservatorismo europeo.
Due anime - dunque - capaci di ridisegnare il nuovo bipolarismo italiano.
Due anime unite nei momenti di crisi come quello che stiamo vivendo, ma pronte a contrapporsi nei periodi di espansione e di "vacche grasse" specie per quanto riguarda i temi etici e sui diritti civili verso i quali i conservatori ed i popolari italiani non sono mai stati sensibili.
Da una parte i Liberali e dall'altra i Conservatori, quindi.
Dell'anima conservatrice e popolare, peraltro, potrebbe far parte anche a pieno titolo l'UDC, erede della DC degasperiana.
Arrivati a questo punto, forse se non certamente, si riuscirebbe finalmente a scalzare la Lega Nord ed a liberarsi di questo partito socialburocratico e statalista che difende ancora l'esistenza delle Province, delle comunità montane e dei piccoli Comuni e che continua ad insultare l'Italia e la sua Storia di emancipazione.
Concludendo vorrei dare un consiglio al Cavalier Berlusconi: resista sin che può. Aiuti i suoi alleati ad evolversi e laicizzarsi sempre di più ed a costruire un nuovo bipolarismo italiano senza influenze cattocom.
Non faccia appelli al mantenimento degli stili di vita spreconi tipici dell''italiano medio: predichi una sana austerità perché le risorse economiche sono sempre poche.
E soprattutto si ricordi di Ugo La Malfa: abolisca le Province quale ente politico e faccia guadagnare così all'erario e quindi alla collettività ben sedici miliardi all'anno.
La forza politica non le manca. Non ci deluda Presidente !

Luca Bagatin



31 ottobre 2008

Reazionari scontri di piazza contro la Riforma Gelmini.....mentre il problema rimane un altro



Ciò che sta accadendo da alcune settimane fra studenti estremisti contro la Riforma Gelimini della scuola è assolutamente increscioso e deprecabile.
La violenza non è mai ammissibile. Quella fra giovani studenti fa veramente accapponare la pelle, peraltro.
Non ritorna il '68 con la "fantasia al potere" (uno slogan che in realtà si tradusse in ben altro con i protestatari di allora oggi classe dirigente di questo martoriato Paese), bensì la violenza di piazza gratuita che è sempre incivile ed antidemocratica.
Come antidemocratiche ed incivili sono le occupazioni abusive  delle stazioni dei treni, delle strade bloccando il traffico e delle scuole impedendo a coloro i quali vogliono entrare a scuola, di farlo.
Lo è ancor più in quanto il nocciolo della questione della protesta è assolutamente pretestuoso: si contestano i tagli alla scuola come se questi non ci fossero mai stati con i governi precedenti.
Il sottoscritto si battè a suo tempo e continua a farlo contro i finanziamenti diretti ai diplomifici ed alle scuole private confessionali. Lo fece e continua a farlo democraticamente, cercando di spiegare che è uno spreco di risorse in quanto coloro i quali hanno i mezzi per andare nelle cosiddette scuole private, è corretto che ci vadano a spese loro. Diversa è la questione di chi sceglie di andare alla scuola privata, ma ha un reddito famigliare che non gli consente questa possibilità di scelta. A quel punto si intervenga pure, ma con un semplice bonus scuola sul servizio (e non con un finanziamento diretto a pioggia alla scuola in questione).
Ora, si noti bene che determinati tagli alla scuola sono ed erano auspicabili. Mi pare assurdo contestare la reintroduzione del "maestro unico". Tutti noi, oggi trentenni e oltre, abbiamo imparato benissimo anche con un unico maestro. Marco Pannella ha colto nel segno quando ha detto che i "tre maestri" erano utili ad accontentare i relativi sindacati di riferimento: Cgil, Cisl e Uil.
Non si tratta di licenziare, ma di bloccare le assunzioni e di giungere a garantire uno stipendio dignitoso a degli ottimi e preparati insegnanti. Che siano anche giustamente rigorosi come vuole proprio questa Riforma.
Una Riforma che blocchi il lassismo fra i banchi, causa forse anche dell'autonomia scolastica introdotta da un quindicennio, la quale ha messo in concorrenza le scuole pubbliche al punto da renderle assai simili a dei diplomifici.
Ora, probabilmente, il fulcro della questione è un altro: abbiamo un corpo insegnante universitario gerontocratico (con insegnanti dai doppi e tripli lavori) ed un sistema di assistenti universitari che divengono dei veri e propri portaborse (il cosiddetto "baronismo").
Su questo quasi nessuno dice nulla. Non sarebbe forse il caso di approfondire la questione e di aprire un dibattito su questo e magari anche sull'abolizione del valore legale del titolo di studio, affinché uno studente sia valutato per le sue capacità e buona volontà e non per il "titolo" in sé ?
Non sarebbe forse il caso di parlare di una vera riforma delle Università che premi effettivamente le Università più produttive e con gli studenti effettivamente meritevoli (e non gli amici degli amici, i figli dei figli ecc...) ?
Interrogativi, ahinoi, senza risposta da tempo.
Ma su tutto ciò nessuna protesta.

Luca Bagatin



11 ottobre 2008

IL RUOLO ED IL FUTURO DEI REPUBBLICANI E DEI LAICI ITALIANI



Sulla rediviva ma sempre verde (come l'Edera e la Speranza !) "La Voce Repubblicana", organo ufficale del Partito Repubblicano Italiano, si è aperto da un paio di settimane un interessante dibattito sul ruolo dei Repubblicani e dei Laici nell'attuale panorama politico italiano. In particolare sul ruolo dei Repubblicani all'interno del Popolo delle Libertà.
E così, il PRI, invitato al tavolo della costruzione del Partito Unico delle Libertà (quali ? quante ?), vive le sue perplessità e le sue differenti posizioni interne.
Abbiamo lo storico leader del PRI (ma non più Segretario Nazionale da qualche anno), Giorgio La Malfa, il quale in Parlamento ha già aderito al gruppo del PdL e sarebbe ben felice di un possibile Partito Unico.
Dall'altra parte abbiamo lo zoccolo duro del PRI, Segretario Francesco Nucara in testa, che proprio di aderire ad un Partito Unico della Conservazione Popolar-Democrista in salsa Aennina non ci sta.
Bene, dicevamo anche in un nostro precedente articolo apparso anche sulle colonne de "La Voce Repubblicana" stessa (lo scorso 4 ottobre, per l'esattezza), che questo Governo e questa maggioranza hanno fatto e stanno facendo qualche cosa di riformatore: dall'abolizione dell'Ici sulla prima casa alla Robin Tax; dalla detassazione degli straordinari alla lotta ai fannulloni passando per la ripulitura di Napoli sino alle aperture nei confronti delle coppie di fatto ed alla riforma della Giustizia in senso garantista e liberaldemocratico con la separazione delle carriere dei magistrati.
Si osservi che queste riforme  - peraltro popolarissime fra l'opinione pubblica - provengono per il 90% dall'area laica, liberalsocialista e liberaldemocratica del carro berlusconiano.
Mentre le controriforme: nuovo proibizionismo sulle droghe, lotta alle puttane ed ai relativi clienti, secco no all'abolizione delle Province ed alle Comunità Montane, provengono tutte dalle file aennine, leghiste, stataliste del PdL. Ovvero da quelle file alle quali i Repubblicani, pur alleati di Berlusconi, si contrappongono da sempre. Così come si contrappongono alla conservazione del Pd e dell'IdV, forze senza alcun approdo riformatore e pragmatico (la "collaborazione veltroniana" non è altro che un modo per dire che sono alla frutta e senza idee concrete, come il governo Prodi ha peraltro ampiamente dimostrato !).
E così, tornando al nocciolo del dibattito Laico-Repubblicano, ho letto con attenzione l'articolo dell'ottimo Renato Traquandi (cugino del valoroso partigiano antifascista del Partito d'Azione, Nello Traquandi) del 4 ottobre sulla "Voce".
Di Renato (a cui mi unisce anche la comune adesione all'Associazione Mazziniana Italiana) solitamente condivido tutto, ma questa volta debbo dire di no.
Egli sostanzialmente ritiene che i Repubblicani rimarranno comunque tali anche se si scioglieranno del Partito Unico del PdL, che ne saranno i maestri fra i tanti allievi e che per mantenere vivo l'Ideale mazziniano dovrebbero costituire una Fondazione.
Ora, di fondazioni repubblicane, liberaldemocratiche e laiche ne esistono già a bizeffe: dalla già citata Mazziniana, sino alla Fondazione Ugo La Malfa, alla Fondazione Spadolini - Nuova Antologia, passando per l'Associazione Società Aperta di Enrico Cisnetto ecc....
Fondazioni ed Associazioni importantissime sotto il profilo culturale e dell'approfondimento politico. Ma che debbono rimanere lontane dai partiti e dalla politica spicciola in quanto al di là e al di fuori, proprio per garantire elevazione culturale e morale di coloro i quali vogliono avvicinarsi all'ideale di emancipazione mazziniana. Ma senza entrare nelle "beghe del Palazzo".
Il Partito Unico del PdL è stato già deciso a monte che: sarà il rappresentante del Partito Popolare Europeo in Italia (e quindi esclude a priori la tradizione laica e liberaldemocratica di cui i Repubblicani sono parte integrante e fondativa) e inoltre sarà un partito "ripartito" in base alle quote numeriche degli iscritti dei partiti che lo compongono. Ovvero, a livello nazionale e locale, esso sarà composto da: iscritti a Forza Italia per la percentuale più alta e, via via, da quelli di AN in percentuale più bassa e così, a scendere, per i partitini minori (socialisti, repubblicani, liberali, se questi intenderanno farne parte).
Ovvero, così come è avvenuto per il PD, sarà un partito antidemocratico a ripartizione percentuale in base alla superiorità dei "pesci grossi".
La qual cosa, peraltro, fa il paio con la possibile nuova legge elettorale per le elezioni europee, la quale ha come obiettivo proprio quello di falcidiare i laici. E così, il Calderoli di turno (di cui ci perimettiamo di dubitare in merito alla sua conoscenza della Storia d'Italia), vuole sbarrarci la strada proponendo il suo sbarramento al 5% (oggi che la Laga è uscita dal suo 3,5% però !!! Ma non è detto che non vi ritorni.....nel momento in cui gli elettori apriranno gli occhi e si rendano conto di quanto statalista sia quel partito pseudo-celtico) !
L'ottimo Guglielmo Castagnetti, già Deputato e fuoriuscito da Forza Italia per aderire recentemente con convinzione e passione al Partito Repubblicano Italiano, dichiara su "La Voce Repubblicana" del 7 ottobre scorso: "La presenza dei laici è necessaria al progresso del Paese" e prosegue sostenendo che è necessario contrastare il disegno dei "partiti egemoni" di voler cancellare i laici dal panorama politico italiano.
Personalmente, pur non volendomi oggi occupare più di tanto di politica attiva (preferendo dedicarmi alla scrittura ed alla redazione di articoli), ho aderito da qualche tempo al PRI proprio in quanto storico partito laico portatore di libertà, di europeismo, di modernità ed emancipazione individuale. Collocato, al momento, nello schieramento politico "meno peggio", per così dire.
In questo governo ed in questa maggioranza ci sono significative presenze laiche, liberalsocialiste e liberaldemocratiche.
Si consideri inoltre che Berlusconi non è eterno. Da una parte vogliono costruire il Partito Popolare Italiano, alleato alla Lega Nord e in casa laica che si fa ?
Perché non pensare di costruire la vera opposizione liberaldemocratica alla conservazione dei Calderoli, delle Carfagna, degli Alemanno ?
Dalla nostra abbiamo Brunetta, Sacconi, Nucara, Frattini, Dario Rivolta, Antonio Martino. Mica bruscolini, insomma !
Se un giorno si arriverà alla spaccatura dell'attuale maggioranza, che essa sia costruttiva e produttiva per il Paese: ovvero si costituiscano due filoni, uno Liberale e l'altro Conservatore.
Due filoni che possono essere anche alleati nei momenti di crisi (come quello che stiamo vivendo oggi), ma contrapposti su specifici temi di democrazia e libertà come la ricerca scientifica, i diritti individuali e le scelte economiche.
Chi mi sta leggendo forse si chiederà dove e come colloco l'attuale "opposizione" veltroniana e dipietrina. Ebbene, non la colloco.
Augurandomi semplicemente che rimanga opposizione a vita o quantomeno per i prossimi 20-30 anni, così come meriterebbero da sempre gli ultra-conservatori e gli sconfitti dalla Storia in tutto il mondo civile.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini