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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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17 gennaio 2016

Eduard Limonov: io, l'intellettuale bolscevico che odia Putin e Gorbaciov (tratto da "La Repubblica" del 13 gennaio 2016)

Lo scrittore maledetto si presenta in versione dimessa. Ma poi riemerge l'agitatore impegnato in una guerra personale contro i leader russi passati e presenti (e Brodskij, Solgenitsyn, Sacharov, Bulgakov...).  Quanto al libro che gli ha dedicato Carrère: «Perché fare precisazioni? Mi ha reso famoso. Va bene così»



MOSCA. Ma con chi stiamo parlando? Che tipo è quest'omino piccolo e magro con la barbetta alla Trotskij che continua a fissare il pavimento di linoleum e le verdastre pareti spoglie di una casa di periferia? Leggendo la storia della sua vita, ricostruita con qualche pennellata romanzesca da Emmanuel Carrère (Limonov, Adelphi), ci aspettavamo un eroe romantico e contraddittorio, una canaglia sfrontata e senza limitazioni piccolo-borghesi, uno scrittore maledetto, un po' sognatore rivoluzionario e un po' fanatico nazifascista. Ed Eduard Limonov deve essere più o meno fatto veramente così. Solo che non si vede. Sarebbe troppo facile. Stupire, spiazzare gli interlocutori, è la prima regola per un personaggio del suo stampo. Per questo si diverte a offrirci una versione dimessa ed eccessivamente senile per i suoi 69 anni. Guarda compiaciuto il libro fresco di stampa con l'aria finto umile del vecchietto che non credeva di meritare tanta notorietà. E ci concede perfino un banale sguardo nostalgico dei bei tempi andati tastando affettuosamente la copertina che lo ritrae giovane e spudorato da qualche parte degli Stati Uniti anni Settanta con un cappotto tutto alamari e spalline dell'Armata Rossa che fu. «Certo che diventare un mito dà un certo piacere. Ma un libro è un libro. C'è del vero e c'è del falso. Lasciamo perdere i dettagli». Avvertimento preciso. In questa chiacchierata non si parlerà di sesso. Nessun commento sugli episodi più scabrosi: lui che sodomizza la sua donna davanti alla tv che trasmette un discorso di Solgenitsyn; il suo concedersi a un giovane nero dietro a un cespuglio di Central Park; le sue avventure con partner di ogni genere e sesso; le sei mogli amate e perdute nel tempo, compresa la tenera sedicenne sposata quando lui aveva già superato i 55. «Perché contraddire o fare precisazioni su Carrère? Mi ha reso famoso. Va bene così».
Tutto bene tranne una cosa. La definizione che di Limonov ha dato lo scrittore francese: «Un genio con una vita di merda».
«Vita di merda lo dice lui. Io sono felice di quello che ho visto e che ho fatto. Quando sono nato, in un paesino sovietico di poveri operai ucraini, non avevo alcuna chance. Sarei morto di vodka e disperazione lavorando in qualche fabbrica».
E invece, una lunga cavalcata sempre controcorrente. I circoli letterari di Mosca, i primi romanzi, la fuga in America e la scoperta che quello non era proprio un mondo ideale.
«Mai avuta tanta simpatia per l'America e per il suo stile di vita. Avessi potuto scegliere sarei andato in Italia, o comunque in Europa. Anche in America mi ritrovai a contestare il sistema. D'altra parte i miei riferimenti, i miei amici, erano tutti legati alla sinistra europea. Che allora era più antiamericana dell'Urss».
E insieme alla insofferenza per il capitalismo americano venne fuori l'avversione per una vasta categoria di dissidenti sovietici che lì avevano trovato denaro e successo.
«Ho parlato spesso molto male di Brodskij. Ho i miei motivi. È stato un buon poeta, ma sopravvalutato. La sua fama mondiale non è dovuta al suo talento ma alle sue capacità imprenditoriali».
Lei invece?
«Non riuscii a pubblicare neanche una mia opera. Non ero bravo come Brodskij a lavorarmi editori e mass media».
Se è per questo ha parlato malissimo anche dell'altra icona dei dissidenti dell'epoca Aleksandr Solgenitsyn.
«Sì, è vero. In quegli anni non potevo soffrire i dissidenti di mestiere come Solgenitsyn e Andrej Sakharov. Li consideravo falsi, costruiti. Adesso però riconosco la loro grandezza».
Limonov pentito?
«Non esageriamo. Ammetto che la loro influenza è stata utile. E mi fanno pena per quello che hanno lasciato. Solo macerie. Solgenitsyn, che vagheggiava l'unione panslava di Russia, Ucraina e Bielorussia, ha visto morire i suoi sogni già nel '91. Mi mette tristezza pensare ad un uomo che vede crollare in diretta il suo sogno filosofico».
E Sakharov?
«Lui almeno non ha potuto vedere come è finita la sua coraggiosa battaglia. Non saprà mai di aver contribuito a fare arricchire i nuovi ladruncoli democratici».
Giudizi duri e sprezzanti anche su altri scrittori molto amati in Occidente e adesso mitizzati anche i Russia. Non ci sarà un po' di invidia?
Per la prima volta Limonov sembra arrabbiarsi: «Ma figuratevi se invidio gente come Bulgakov, per esempio. Il Maestro e Margherita è un'operina banale infarcita di intellettualismi da quattro soldi. Ma il suo capolavoro è Cuore di cane, zeppo di ripugnante razzismo sociale e di un disgustoso disprezzo per la classe operaia».
E non è finita.
«Vogliamo parlare di Venedikt Erofeev e del suo Mosca-Petuski? Una robetta presuntosa senza alcun valore letterario».
Ecco che piano piano affiora il Limonov che ci aspettavamo. L'uomo che ha smesso di scrivere romanzi dopo i successi del periodo francese e che si è dedicato alla sua guerra personale contro Putin tra le fila di un neo partito bolscevico.
Ma che vuol dire bolscevico nella Russia del 2012? Nostalgia di un passato dimenticato?
«In un certo senso sì. Molte cose andavano cambiate, adeguate ai tempi. Ma la distruzione di tutto è stato un errore gravissimo. Un disastro. Per questo non perdonerò mai Gorbaciov e Eltsin».
Gorbaciov in particolare.
«Per lui ci vorrebbe la ghigliottina, lo scriva. Voi occidentali continuate a considerarlo un eroe. Ma qui in Russia non lo sopporta nessuno. Vi siete mai chiesti il perché?».
In effetti sì, ma non ci sono molte risposte ragionevoli.
«Perché ha smantellato il Patto di Varsavia, ci ha fatto perdere tutto quello che controllavamo. Ha fatto riunire la Germania devastando ogni equilibrio in Europa». E la teoria di Limonov diventa elementare e diretta: «La Germania Unita ha per esempio fomentato la guerra in Jugoslavia. Le migliaia di vite perdute nella guerra dei Balcani sono tutte a carico del signor Gorbaciov».
Possibile che Gorbaciov sia un suo nemico più di Putin stesso?
«Certo che sì. Su Putin ho un atteggiamento freddo. Ci ha tolto la libertà, è vero. E lo combatto per questo. Ma con lui almeno si sopravvive. Negli anni del caos di Eltsin invece si faceva fatica pure a trovare il pane».
Dunque Putin meglio di Eltsin.
«Diciamo che la priorità è il pane. Poi viene la libertà. Dunque prima ero contro Eltsin e adesso contro Putin per motivi diversi».
Ma come fa a proporre ancora un modello bolscevico?
«Il partito bolscevico nacque in Germania prima della Rivoluzione. È a quello che mi ispiro. Diciamo che è una via di mezzo tra libertà individuale e giustizia sociale».
Intanto, così per restare controcorrente, il suo manipolo di fedelissimi diserta le grandi manifestazioni e preferisce protestare in disparte. Lui viene arrestato quasi ogni volta. Sconta una settimana o due di carcere. Poi torna fuori. «Non mi fido dei giovanotti piccolo-borghesi che protestano adesso. Sono confusi, velleitari, e sono manipolati da vecchi politicanti come Nemtsov che fanno il gioco del Cremlino. Tra un po' la moda passerà e io e i miei bolscevichi resteremo da soli contro questo regime».
Ma non sarà un po' geloso della popolarità di scrittori come Boris Akunin e Ljudmjla Ulitskaja che contestano in piazza mentre i suoi romanzi in Russia li leggono in pochi?
«Akunin è uno scrittore? Mi giunge nuovo. È un compilatore di gialli dozzinali che ha fatto i soldi e ora cerca altra notorietà. Ha venduto moltissimo da quando voi lo intervistate in piazza. La Ulitskaja poi, una romanziera mediocre che si ostina in un genere letterario ormai superato».
Cioè?
«Il romanzo, appunto. È nato nell'Ottocento, ma adesso non vale più niente. È una forma plebea di letteratura. E lo dico io che ne ho scritto 25 di buon livello. Adesso ho smesso. Mi dedico ai saggi. I romanzi sono ormai roba per adolescenti ignoranti».
E cosa dovrebbe scrivere uno scrittore moderno?
«La verità nuda e cruda. L'altro giorno rileggevo i verbali delle testimonianze nei miei confronti in uno dei tanti processi contro di me. C'erano le voci di decine di personaggi reali. Una densità drammatica che nemmeno Shakespeare sarebbe riuscito a realizzare. E comunque io non mi considero nemmeno uno scrittore».
Altro colpo di scena, come dobbiamo definirla allora?
«Un intellettuale. Che è ben diverso da essere un membro della intelligentsja. Di quelli ce ne sono tanti, in tutte le epoche. Si limitano a propagandare quello che gli intellettuali veri hanno elaborato almeno vent'anni prima».
E lei che cosa ha elaborato per le generazioni future?
Ghigno soddisfatto, gesto teatrale del braccio, voce in leggero falsetto con un pizzico di autoronia: «Rilegga con attenzione il libro di Carrère, qualcosa troverà».


Tratto da: http://www.repubblica.it/venerdi/interviste/2016/01/13/news/eduard_limonov_io_l_intelletuale_bolscevico_che_odia_putin_e_gorbaciov-131341860/



14 marzo 2012

"IL CANTASTORIE": soggetto per un film di Luca Bagatin



Sto scrivendo il soggetto per un film che vorrei fosse ambientato nella Roma degli anni '90, in un condominio bene della città .
Lui, Alfredo, è un rampante dirigente d'azienda, sui quaranta-cinquant'anni ed è sposato con lei, che mi piacerebbe fosse interpretata da Valentina D'Agostino. Valentina ha dimostrato di essere una bravissima attrice nell'interpretare sia ruoli leggeri che ruoli profondamente drammatici e penso sarebbe perfetta per questo ruolo di giovane casalinga innamorata di suo marito, ma sistematicamente tradita.
Alfredo, infatti, non la ama e dopo il lavoro spesso non rientra a casa, perché o la tradisce con la segretaria, oppure va a puttane, frequenta altre donne e persino uomini.
Lei, che potremmo chiamare Azzurra, purtuttavia, ha un carattere molto forte e determinato, ma il suo amore per lui le impedisce ogni tipo di decisione drastica.
Anche quando fanno l'amore sembrano non provare alcun piacere: si tratta di un amplesso veloce e rabbioso, meccanico, privo di pathos.
I due hanno un figlio che potremmo chiamare Matteo. Ha sette anni ed un forte interesse - quasi maniacale - per la numismatica e la filatelia. Ama moltissimo collezionare monete e francobolli di vari Paesi. E' il suo mondo, poichè, viste le continue liti dei suoi genitori lui si è pressochè completamente rinchiuso nel suo piccolo e sicuro universo interiore.
Non è coccolato dalla madre nè dal padre. La prima si limita a svegliarlo, portarlo a scuola, preparargli i pasti, ma sembra del tutto assente ogni tipo di affetto e di empatia. Per lei è impossibile, poichè è totalmente assorbita dall'amore per il marito, è totalmente succube della situazione che vive o non vive con lui, dei suoi tradimenti, del suo non dimostrarle amore, che non riesce a pensare ad altro.
Matteo, a parte qualche saluto e bacio di rito, non riceve alcun tipo d'attenzione nemmeno dal padre, assente - appunto - oppure persino violento con la madre.
Vicino a loro è da poco arrivato uno strano signore, uno scrittore, Giovanni, che vive solo e si comporta in modo curioso. Pone molte domande sia ad Alfredo che ad Azzurra, oltre che al bambino ed alla portinaia.
La sua professione lo porta ad essere profondamente curioso e si mette a spiare la famigliola. A volte a seguirne i componenti, in particolare gli spostamenti di Alfredo, che sono i più frequenti. Origlia fra le sottili pareti con un bicchiere e scrive. Riporta ogni cosa loro facciano.
Ha intenzione di realizzarne un romanzo sociologico e raccoglie materiale per parecchi mesi.
Giovanni diventa molto amico di Matteo, gli fa anche da baby sitter, con la madre in casa, prostrata sul divano a piangere e ad imbottirsi di psicofarmaci.
Lui cerca di far sentire Matteo a suo agio, gli racconta favole e storie, miti antichi, gioca con lui, lo aiuta a fare i compiti, mentre Matteo lo inizia alla numismatica ed alla filatelia che, invero, lo scrittore ha sempre odiato sin da bambino.
Giovanni è molto colpito dal fatto che Matteo non manifesti alcuna emozione. Non sorride nè piange mai. Lo fa notare alla madre, ma lei fa spallucce, sino a che un giorno Matteo bussa alla porta dello scrittore.
Proprio in quel momento Giovanni sta terminando di dare alle fiamme il suo manoscritto, dopo averlo cosparso di benzina sul pavimento del salotto: non ha alcuna voglia di speculare sulle disgrazie dei vicini, soprattutto di Matteo.
Giovanni, dunque, apre la porta e si trova di fronte il piccolo Matteo. Si accovaccia e gli chiede: "Che c'è ?" ed il piccolo: "Ti voglio bene" ed il bimbo si scioglie in lacrime.
Giovanni lo abbraccia forte, sorride e dice: "Anch'io".
Poi si alza e lo prende per mano e con entusiasmo grida: "Dai, andiamo, sù, andiamo a prendere un gelato !". Matteo gli sorride ed i due corrono giù per le scale, fuori dal condominio, felici.
Titoli di coda.
E' un soggetto per un film molto triste, drammatico, ma che si conclude forse nel migliore dei modi. Ha profondi risvolti psicologici e, soprattutto, sociali.
Non so se ne avrò mai la voglia o il tempo di scriverne anche la sceneggiatura, a dire il vero, però non nascondo che mi piacerebbe molto.
La trama sembra semplice, ma non lo è. Persino gli intrecci fra i personaggi - che sto provvedendo a disegnare su carta - non sono così semplici o scontati.
Voglio però lavorarci un po' sù, senza troppe pretese.



17 luglio 2009

FACEBOOK: CHE CHIAVICA !



Ciao,

I nostri sistemi indicano che hai fatto un uso improprio di alcune funzioni del sito. Questa è un'e-mail di avviso. L'utilizzo improprio delle funzioni di Facebook o la violazione delle Condizioni d'uso possono portare alla disattivazione del tuo account. Ti ringraziamo in anticipo per la comprensione e la collaborazione.

Per ulteriori informazioni, fai riferimento a questo http://www.facebook.com/help.php?page=421.

Il Team di Facebook

Con questa asettica e robotizzata missiva quegli "intelligentoni" di Facebook (il social network inventato da quel ragazzetto poco brillante dal nome crucco, do you remember ? Quel Zukerberger Zimmermann o giù di lì) hanno ben pensato di cancellarmi dopo sette mesetti di attività.
Proprio ora che questo FB stava cominciando a prendermi..... Ma evidentemente pare che non puoi scrivere troppo in giro in quella piattaforma....perché i loro sistemi orwelliani sono in agguato !
Ti cancellano e mandano a farsi benedire i tuoi contatti, le tue foto e tutti i fottuti gruppi ai quali eri iscritto. Tanto loro i soldi a palate continuano a farli, visto che di dati immagazzinati ce ne sono comunque a bizeffe.
Idioti.
Non c'è definizione più azzeccata, ma tant'è.
Dei 500 amici Facebook, circa, oggi non me ne rimane nemmeno uno. Tutti fagocitati da una invisibile macchina WASP. Alla faccia del social network democratico !!!!!
Ho sempre avuto fortissimi dubbi su questo stumento modaiolo, lo ammetto. Oggi posso solo dire che il mio giudizio su FB è peggiorato.
Ma esserci o non esserci, nelle piattaforme più utilizzate, per chi cerca di fare un minimo di comunicazione nel senso più ampio del termine, fa evidentemente la differenza. E ringrazio davvero l'amico Alessandro Zaccaro che è riustico a rabbonirmi ed a convincermi comunque dell'utilità di questo mezzo.
Per cui continuo ad esserci e mi sono riattivato (ho dovuto addirittura creare un indirizzo di posta alternativo, visto che il mio personale non me lo accettavano più.....sic !).
Consapevole dei limiti orwelliani alla 1984 del mezzo facebucchico.
Non fatevi fregare raga ! Inviate proteste se vi disattivano ingiustamente. Inviate proteste anche se questi tizi permettono ancora che si inneggi alla pedofilia, alla violenza, all'insulto, alla mafia e compagia cantante.
Siateci, ma non fate il loro gioco ! Quelli fanno i dané, i piccioli, le swanziche alle nostre spalle di consumatori inconsapevoli. Consapevolizziamoci: siamo i piloti dei mezzi internettici a disposizione ! Così come dobbiamo diventarlo delle nostre singole vite alla faccia di dogmi e stronzate inculcateci sin da quando eravamo ragazzini.
E, se proprio vi va, aggiungetemi agli amici di Facebook e clikkate lì anche sul mio fan club che da oggi è attivo.

http://www.facebook.com/editphoto.php?aid=136870&id=129583865148&success=4&failure=0#/pages/Luca-Bagatin/129583865148?ref=s

ed anche

http://www.facebook.com/group.php?gid=116572567517#/group.php?gid=116572567517

(fate copia-incolla se non si clikka.....)

Ovviamente il grosso della mia attività cultural-comunicativa proseguirà su questo blog.
Perché, come ho sempre sostenuto e dimostrato i blog sono la porta della comunicazione. Il resto sono giochini buoni per ragazzini che amano il cazzeggio più che l'approfondimento.
Va bene esserci: ma solo se finalizzi il tutto verso l'interconnessione di cervelli liberi e non condizionati.

Luca Bagatin



2 giugno 2008

Forse, più che l'Ordine, andrebbero aboliti i giornalisti



L'avvocato, così come il giornalista, sono figure professionali che mi hanno sempre lasciato perplesso e con l'amaro in bocca.
Il primo è disposto a difendere i peggiori turlupinatori e cialtroni aggrappandosi all'infinitesimale e più insignificante cavillo legislativo che gli consente di "salvarsi e salvare la pelle al suo assistito" (specie in questo nostro Paese ove la certezza della pena è in realtà una vera e propria incertezza e la giustizia non è giammai uguale per tutti), il secondo....beh, lo scopo di questo articolo è proprio quello di approfondire questa arzigogolata quanto paradossale categoria professionale.
Il giornalista è quel particolare soggetto che, per mestiere, scrive sui cosiddetti "organi di stampa" ovvero "testate giornalistiche". Egli è dotato inoltre di una particolare tesserina che ne dimostra l'appartenenza alla relativa corporazione definita "Ordine dei Giornalisti" sancito dalla legislazione fascista negli anni '20 utile all'allora Regime per controllare l'attività di codesti "individui letterari" definiti, appunto, giornalisti.
Beh..."individui letterari". Diciamo che i giornalisti non sono quasi mai "letterari" o "letterati" nel senso più stretto del termine.
Essi si apprestano a riportare sulla carta i fatti del giorno....spessissimo modificandone ed alternandone la realtà a loro uso e consumo e per i più vari scopi. Anche commerciali.
E così non è raro trovare dotte riviste di cucina ove in bella mostra vi è l'intervista all'Assessore o al politico tale, che magari è direttamente o indirettamente finanziatore della stessa testata o è proprietario o cooproprietario del ristorante tale, sponsorizzato ovviamente dalla rivista di cucina di cui sopra.
Nulla di peccaminoso, per carità. E' solo che il giornalista a quel punto diventa un "servo", uno "strumento dell'inconscio collettivo a fini specifici".
Il Maestro spirituale George Ivanovitch Gurdjieff aveva precise opinioni sulla figura del giornalista:

"Il pubblico non sa mai chi è che scrive. Conosce soltanto il giornale, il quale appartiene a un gruppo di esperti commercianti.
Che cosa sanno esattamente coloro che scrivono su quei giornali, e che cosa succede dietro le quinte della redazione? Il lettore lo ignora completamente. I rappresentanti della civiltà contemporanea, trovandosi a un grado di sviluppo morale e psichico molto inferiore, sono come dei bambini che giocano col fuoco, incapaci di misurare la forza con la quale si esercita l'influenza della letteratura sulla massa."

Ed ancora:

"Non posso passare sotto silenzio questa nuova forma letteraria, perché, a parte il fatto che non porta assolutamente nulla di buono per lo sviluppo dell'intelligenza, essa è diventata, a mio avviso, il male de nostri tempi, nel senso che esercita un'influenza funesta sui rapporti umani. Questo genere di letteratura si è molto diffuso i questi ultimi tempi perché - ne sono fermamente convinto - esso corrisponde meglio di ogni altro alle debolezze e alle esigenze determinate negli uomini dalla loro crescente mancanza di volontà".

Il giornalismo professionale, è, insomma, mediaticità. Ovvero l'opposto delle realtà. E' semplificazione e quindi banalizzazione, mediocrità.
Partiamo ad esempio dalla cronaca nera che riempie i mass media di tutto il mondo e fa impennare gli ascolti e le vendite.
Stragi, stupri, violenze di ogni genere che giocano proprio sull'eccitabilità della mente umana. Eventi che da una parte banalizzano la morte in modo disumano e dall'altra la esaltano ed inculcano i più beceri sentimenti nell'animo umano stesso (vendetta, paura, insicurezza).
E' da tempo che io stesso mi rifiuto di guardare per intero un telegiornale e di rimanere quindi intriso da questo genere di pseudo informazione, di estremizzazione e mancanza di rispetto nei confronti degli eventi e del pubblico stesso.
Con ciò non affermo affatto che determinate notizie andrebbero cassate in toto.
Dico solo che dovrebbero essere propedeutiche a più approfondite riflessioni e spunti. Meglio se creativi. Spunti che vadano a toccare l'animo umano, ovviamente, ma che non lo sconvolgano.
Che facciano piuttosto riflettere su chi siamo e su ciò che ci circonda. Con la consapevolezza che "siamo tutti sulla stessa barca" ed assieme ad individui come noi. Non necessariamente migliori o peggiori.
E tutto ciò non è minimamente rilevato dai mass media che sbarrano per la maggior parte la strada alla comprensione ed all'approfondimento. Spesso infarcendo le notizie di giudizi sommari e sanza appello (la famosa gogna mediatica).
Il giornalista andrebbe sostituito dallo scrittore e dall'artista. Dal creativo della parole e dell'immagine, capace di traghettare e condurre il lettore/spettatore in un'universo interiore fatto di molteplicità di visioni e di punti di vista. Di spunti che gli consentano sue proprie riflessioni.
Non meri fatti, bensì immagini, parole il più possibile colte ed elevate (in modo da stimolare l'innata curiosità di chi legge o vede o ascolta).
Colui che scrive dovrebbe avere innanzitutto la capacità e la voglia di farlo.
Colui che è dedito a scrivere/realizzare il cosiddetto "pezzo" dovrebbe avere la consapevolezza del suo ruolo creativo. E non ci sono scuole o università che possono insegnare ciò, ma solamente il "fuoco interiore" e l'esperienza personale e diretta.
La capacità e la volontà di vedere oltre e di andare oltre il fatto in sé.
Colui che scrive lo dovrebbe fare con lo stesso animo con cui fa l'amore con il suo partner.
L'ardore descrittivo, l'ardore dell'argomentazione.
Poco importa l'imparzialità del testo. Anzi !
Sono convinto che lo scrittore/"giornalista" dovrebbe essere assolutamente parziale e dichiarare la sua totale parzialità.
Il suo punto di vista, la sua riflessione ed argomentazione sono, a parer mio, del tutto propedeutiche e utili alla riflessione del lettore/fruitore/uditore.
E' questo ciò che conta: fornire al soggetto-fruitore una chiave per diventare a sua volta "attore" e "partecipe" del processo di riflessione (riflessione, ovvero il contrario di informazione).
Ecco che lo scrittore (non più il giornalista) potrebbe smontare così una notizia, un fatto, e restituircelo al suo stato più puro e più aderente alla realtà e quindi rendercelo utile alla nostra stessa intima comprensione.
Un fatto, una notizia, non hanno alcun senso se non sono di utilità pratica al lettore.
Il pettegolezzo è "robaccia" per coloro i quali hanno tempo e vita da sprecare. Per coloro i quali non hanno più passione e si rassegnano ad essere e divenire, giorno per giorno, soggetti passivi. E quindi a divenire "oggetti", mere "prede" di tutto ciò che li circonda: dal dogma, alla menzogna, alla pubblicità, al "sentito dire".
Ecco dove nasce l'ignoranza e la stupidità.
Concludendo: per quanto concerne gli avvocati, massimo rispetto per coloro i quali con onestà difendono gli innocenti. Massimo garantismo, ma allo stesso tempo massima attenzione individuale e quindi collettiva.
Loro è la responsabilità di quanto accaduto nel passato, di quanto accade nel presente e di quanto accadrà nel futuro.
Massimo rispetto anche per "coloro i quali scrivono" i quali hanno forse una responsabilità ancora maggiore.
L'educazione e la cultura nascono sempre dalla libera circolazione delle idee. Idee che non possono formarsi da meri "pettegolezzi", dal "sentito dire", bensì unicamente dal profondo della creatività individuale.



Luca Bagatin



22 settembre 2007

Dopo il 20 Settembre si INSORGE e RISORGE: ovvero come Luca Bagatin si denudò in spiaggia a Lignano Sabbiadoro, Aldo Busi in Teatro a Pordenone e assieme mandarono a fare in.....un bagno: Pordenonelegge, politici cattolici ed ipocriti vari

Dopo il 20 Settembre tutto è lecito: si RISORGE e si INSORGE.
E così fu che il sottoscritto, ieri 21 settembre, si godette il suo primo ed unico
giorno di vacanza sulla spiaggia di Lignano Sabbiadoro, dopo ben 8 anni di
assenza dal mare.
Fondamentalmente, ci sono due cose che detesto veramente nella vita: il caldo
ed i luoghi affollati e così, dal 1999 non sono pressoché mai più andato in località
balneari.
Purtuttavia, la leggera brezza e l'appetitoso sole del primo giorno d'autunno....hanno
fatto sì che tornassi in "pista".
Dopo un po' di ginnastica, qualche flessione ed una salutare corsa sulla spiaggia
(ben oltre i 10 km) eccomi pronto per un bagno fra le fluttuanti onde del'Adriatico:
unico uomo in mare a nuotare e piroettare fra le onde....alla faccia dei bagnanti di
luglio e agosto !
Eh sì, un bel bagno di sole e di mare d'autunno mi ci voleva proprio....per quanto
oggi ne paghi un po' le conseguenze: torace e schiena ustionate e anche il mio viso
non è che stia troppo bene. Però mi sento fisicamente davvero in forma come non mai !
E poi ieri sera....all'inaugurazione di Pordenonelegge.it, ovvero la più mediatica (& mediocre) manifestazione
libresca del pordenonese.....chi ti vedo ?

Aldo Busi nudo al Teatro Verdi ! Beh, nudo non proprio: diciamo con indosso solo
un paio di slip neri con in mostra panzetta, muscoli curati ma non troppo scolpiti e
qualche pelo bianco sul petto...diciamo che mi è sembrato di specchiarmici per quanto
il mio petto sia di gran lunga meno glabro del Divin Scrittore.
Oggi la stampa locale ha titolato "Inaugurazione col botto: Busi scatena un polverone;
Offese ai cattolici e provocazioni sui gusti sessuali dei politici".
E questo solo perché lo scrittore si è "permesso" di criticare Prodi, Mastella, Rosy Bindi,
la Santanché, Rutelli, Fassino, nonché i cattolici in politica e di contestare l'ipocrisia di taluni
politici che temono di fare outing relativamente alle proprie preferenze sessuali....
Tant'è che i politici locali dal sindaco Bolzonello (che era un liberale, nonché un mio amico,
sino a che non fece la sua "svolta clerical-margheritina"), passando per l'ex sindaco
democristiano Alvaro Cardin, l'ex. On. (democristiano anche lui...sic !) Michelangelo Agrusti...hanno sostanzialmente
in coro detto: "meglio pensarci prima di invitare certe persone".
Mah...tralasciando i titoli della stampa e le str...dei "parrucconi" pordenonesi, vi riporto di
seguito le mie impressioni che sono poi il testo del Comunicato che ho inviato testé alla
stampa:
 
"Un meraviglioso Aldo Busi quello di ieri sera al Teatro Verdi per inaugurare
Pordenonelegge.
Un Busi scrittore colto e da sempre senza peli sulla lingua e contro l'ipocrisia di gran parte
della classe politica di "questa" destra e di "questa" sinistra italiana e friulana.
Forse l'unico squarcio di vera cultura in una manifestazione, Pordenonelegge,
sempre più mediatica e sempre meno aperta a riflessioni che vanno oltre la mera lattura e vendita dei libri che,
chissà se verrano realmente letti...
I "parrucconi" della politica nostrana e relativi "maitre à penser" dovrebbero riflettere
davvero sul fatto che la nostra società e cultura sta evolvendo nonostante il Vaticano,
nonostante Prodi, Rosy Bindi, Rutelli, Mastella, la Santanché, Fassino, Fini.....
Aldo Busi l'ha capito da tempo e ci ha regalato delle "perle" che, forse, questa città
non dimenticherà facilmente.
 
Luca Bagatin"

Insomma: sveglia gente ! Non facciamo i soliti pecoroni cerebrolesi !
Dopo il 20 Settembre si INSORGA e RISORGA contro il degrado, il marciume e la monnezza politica & culturale
di Pordenone e dell'Italia intera !!!!!!


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini