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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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15 gennaio 2010

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO QUATTORDICESIMO ed ultimo)

Eccoci dunque arrivati al capolinea.
Capolinea del FEUILLETTON "Un amore senza fine", che scrissi nel 1993 all'età di quattordici anni.
Non è un bel romanzo, ma....vi avevo avvertiti. Manca di pathos, ma soprattutto di una vera struttura organica, finanche con personaggi meglio caratterizzati.
Ad ogni modo e comunque, vi ha tenuto "compagnia" per tre mesetti buoni per cui.....se proprio proprio vi venisse in mente di rileggervelo (e/o di leggerlo per la prima volta !) sarà sufficiente che clikkiate sulla rubrica FEUILLETTON di questo blog in alto a destra.
Buon quattordicesimo ed ultimo capitolo, dunque.
Preparate i fazzoletti. Ne avrete bisogno.

Luca Bagatin

Capitolo quattordicesimo


Scontro finale


Il giorno seguente, il Barone Von Grimbukow e l' attendente Franz, giunsero a Francoforte.

I due si diressero verso il fortino austro-prussiano, vi entrarono e vennero informati dal Capitano che il Generale era stato ucciso da un giovane sconosciuto che era poi riuscito a fuggire con una ragazza.

Immediatamente Mark pensò fosse stato Einrich e, insieme a Franz, si apprestò a controllare tutte le locande della città, finchè, dopo una lunga ricerca, Von Breith e la Duchessina vennero scoperti da Franz mentre si baciavano appassionatamente dietro al muretto di una casupola.

Subito l’attrndente avvertì il Barone , il quale corse di gran carriera.

- Questa volta per voi sarà la fine Von Breith. Vi prometto che vi farò rimpiangere il giorno in cui avete messo gli occhi su Verusca! - disse Von Grimbukow sguainando la spada e rivolgendosi ad Einrich, il quale in tutta risposta: - Barone, non sapete far altro che combattere! Non vi importano i sentimenti di questa ragazza? Non vi preme conoscere ciò che pensa? -

- Le donne non pensano, non sono loro a decidere la loro sorte, ma siamo noi uomini a pensare per loro! - disse Mark adiratissimo.

- Questa è la più grande stupidaggine che abbia mai udito, Barone! - ribatté Einrich, che con uno scatto fulmineo estrasse la spada e la incrociò con quella di Von Grimbukow. Iniziò così uno scontro all' ultimo sangue.

Alcuni istanti dopo Mark, continuando sempre a tirar di scherma, ordinò all’attendente e ad un fante prussiano che passava da quelle parti, di legare stretta Verusca all’albero più vicino e di sorvegliarla, in modo che non potesse fuggire.

Franz ed il soldato eseguirono l' ordine: la legarono ad un ciliegio che si trovava nel giardino di una casa abbandonata e la sorvegliarono.

Nel frattempo il sanguinoso duello proseguiva ed entrambi i cavalieri riportavano profonde ferite al torace e alle braccia.

Von Grimbukow, stanco, per terminare il combattimento con la sua vittoria, estrasse la pistola che aveva alla cintura e la puntò verso Einrich, pronto a far fuoco.

Il ragazzo tuttavia gliela fece cadere in terra con la punta della spada e lo trafisse senza alcun rimorso.

Franz, fedele servitore del Barone, vista la scena gridò: - Von Breith! Hai ucciso il Maggiore e per questo la tua amata morirà! -. Subito dopo estrasse la pistola, la puntò verso Verusca, legata, e ordinò al fante prussiano: - Soldato, uccidiamo questa donna, così vendicheremo la morte del Maggiore Von Grimbukow! -

Il soldato non esitò a caricare il fucile e a puntarlo contro la bella Verusca, pronto a far fuoco all' ordine di Franz.

- No, non potete ucciderla, no... - gridò istintivamente Einrich parandosi davanti a Verusca nell’istante in cui i due fecero fuoco. Le pallottole affondarono nel petto di Einrich togliendogli la vita in quella così giovane età.

Allarmati dagli spari, accorsero dei granatieri prussiani guidati dal Principe Federico, i quali videro la Duchessina brutalmente legata al ciliegio e i due assassini dinanzi a lei che la stavano deridendo.

Il Principe ereditario si rivolse ai due brutti ceffi dicendo: - Voi due manigoldi avete ucciso un libero cittadino di Prussia, nonché mio amico; legato e deriso la Duchessina di Brema e per questo sarete fucilati domani all’alba davanti a tutti i vostri camerati! -

I due vennero quindi condotti al fortino dalle guardie e Verusca venne liberata da Federico, il quale si fece raccontare l’accaduto dall' inizio e, avendo un’animo sensibile e delicato, non riuscì a trattenere le lacrime.

Einrich, con quell' eroico gesto, aveva sacrificato la sua stessa vita per la sua amata, simbolo del suo eterno amore per Verusca.

Fine



6 gennaio 2010

IL DIVINO CHE E' IN NOI



Penso che lo spirito del Settecento barocco, della Massoneria, della Teosofia, della Gnosi, del Vedanta, del culto del Bello, del Buono, del Vero, sia l'unica autentica espressione gioiosa del Sé individuale.
Penso che l'unica vita che valga la pena di essere vissuta sia quella che mira alla gioia del cuore e del corpo, esplicata attraverso il pensiero orientato al bene, emancipatrio ed emancipante, creativo: umanamente e psicosessualmente. Per mezzo di uno spirito Dionisiaco, antimaterialista, spiritualista, che mira alla ricerca del Divino entro sé stessi ed in ognuno.
Uno spirito che nega la dottrina del Libro, del dogma, della follia papista e di quella statuale.
Penso che veri Grandi Iniziati siano stati Cagliostro e Casanova: l'uno per mezzo dell'amore per il Popolo, l'altro per mezzo dell'amore per le Donne.
E' solo uno specchietto per le allodole il parlare di "partito dell'amore": necessitiamo di un "Partito dell'Individuo", di un "Partito del Sesso", di un "Partito della Gnosi": di liberopensiero e di edonismo. Orientato verso l'Alto.
Verso l'Altissimo. Verso il Dio che è in NOI.
E se l'espressione A.G.D.G.A.D.U. non comprende anche questo allora posso orgogliosamente dirmi un eretico.
Perché l'eretico è sempre colui che sceglie.
E la scelta è la prima fase attraverso cui passa l'Anima Immortale che è in noi.

Luca Bagatin




4 gennaio 2010

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO TREDICESIMO)

Ed ecco a voi, come primo post del 2010, il tredicesimo e penultimo capitolo del FEUILLETTON "Un amore senza fine", il romanzetto che scrissi a quattordici anni, nel 1993.
Riuscirà Einrich Von Breith, giovane musicista, a coronare il suo sogno d'amore con la nobile Verusca Von Holstein ?
Nella Prussia del XVIII secolo, fra battaglie e duelli, una storia d'amore destinata a durare oltre ogni avvenimento.

Luca Bagatin

Capitolo tredicesimo

p

Fine di un supplizio

Il mattino seguente Einrich pagò la locandiera, uscì dalla locanda e sellò il cavallo che lo avrebbe condotto nella Franconia Settentrionale, tra la grinfie del ‘maledetto austriaco’.

La cavalcata fu lunga ed estenuante, ma finalmente il ragazzo raggiunse Francoforte al calar delle prime tenebre.

Per quanto riguarda i venti granatieri inviati da Von Grimbukow per acciuffare Einrich ed Heinz, vennero catturati da alcuni soldati francesi in borghese nei pressi di Weimar. Quando lo venne a sapere il Maggiore, ne fu adiratissimo, tanto che chiamò il suo attendente Franz, fece preparare una carrozza e, grazie alle informazioni avute dai suoi fidi agenti, venne anche a sapere che Einrich ora si trovava in Franconia e partì appunto per quella regione.

Einrich, intanto, sceso da cavallo, vide di fronte a sè l’imponente fortino austro-prussiano comandato dal Generale Loudon, difeso all' esterno da alcuni fanti austriaci.

Il giovane, con passi felpati, si avvicinò ad uno di loro, gli mise una mano alla bocca e contemporaneamente lo colpì alla nuca con il calcio della sua pistola, stordendolo. Successivamente indossò la sua uniforme e poté così entrare nel fortino indisturbato.

Si accorse tuttavia che anche la stanza del Generale, dove probabilmente era rinchiusa Verusca, era sorvegliata. D’un tratto udì una voce gridare da una botola situata proprio sotto i suoi piedi: - Mark, aiuto, vieni a liberarmi, ti prego... -

Einrich aprì la botola, scese le scale e trovò la Duchessina vestita di cenci, con la faccia e la schiena graffiate e, come se non bastasse, legata ad un tavolo di tortura.

Immediatamente il giovane la slegò e le disse: - Amore mio, lo so che non volevate che fossi io il vostro liberatore, ma l’amore che provo per voi è troppo grande per rimanere indifferente a tutto ciò. Ho letto la lettera che avevate scritto a Von Grimbukow, ed eccomi qui al suo posto. Ma ora ditemi, perché il Generale Loudon vi ha ridotta in questo stato? -

La ragazza gli rispose piangendo: - Einrich, come già saprai, Loudon vuole sposarmi contro la mia volontà e per questo ho cercato di oppormi con tutte le mie forze alle sue pressioni e lui, per punirmi, mi ha fatta frustare per un giorno intero su questo letto di tortura! -

Il giovane la compatì e, prendendole teneramente la mano, la portò via da quel supplizio infame facendo attenzione a non fare rumore.

I due tuttavia vennero ugualmente scoperti da Loudon, un militare di mezza età robusto, con il viso coperto di rughe, il quale non esitò a sguainare la spada e a duellare con Einrich per parecchi minuti; finchè la mano esperta del giovane trafisse il vecchio corpo dell’ ufficiale austriaco.

Verusca abbracciò calorosamente il vincitore.

- Ein, credo di amarvi. Inizialmente vi credevo un ingenuo, un immaturo, ma ho potuto infine constatare che voi siete un ragazzo di cuore, che si batte per chi ha bisogno di aiuto e di conforto -

- Cuore mio, non amate più, dunque, il Barone Von Grimbukow? Colui che desideravate ardentemente sposare? - le chiese Einrich lusingato per le dolci parole dell’ amata.

Verusca gli rispose rassegnata: - Mark è troppo impegnato nei suoi stupidi piani di battaglia e da tempo mi tratta come la sua schiava, poichè dice che un nobile deve essere servito e riverito dalla sua dama. Voi, invece, caro Ein, non siete nobile ed anche se lo foste, non mi sembrate certo il tipo che tratterebbe in tal modo la propria dama -

- No di certo, amore: per me le dame hanno gli stessi diritti dei cavalieri, ed in più hanno molti più pregi, primo fra tutti quello della dolcezza! -

I due innamorati si guardarono fissi negli occhi per qualche istante e successivamente si misero a ridere a sqarciagola come non avevano mai fatto prima.



23 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO DODICESIMO)

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO

PER UNA RAGIONE A ME IGNOTA, DA OGGI CI SONO DEI PROBLEMI DI VISUALIZZAZIONE DI QUESTO BLOG CON IL BROWSER "INTERNET EXPOLRER".   A CHIUNQUE VOLESSE VISUALIZZARLO INTERAMENTE - SENZA ALCUN PROBLEMA - CONSIGLIO DI SCARICARE DAL WEB IL BROWSER "MOZZILLA FIREFOX" E DI VISUALIZZARLO ACCEDENDO DA ESSO.

L.B.

Et voilà....proseguiamo con il dodicesimo capitolo del FEUILLETTON che da qualche mese sta imperversando su questi schermi telenettici.
Lo scrissi all'età di quattordici anni - nel 1993 - ambientandolo nella Prussia degli anni '30 del Settecento, in piena Guerra di Successione Polacca.
Un amore contrastato fra una nobile prussiana ed un giovane musicista........
Non è un gran che come opera, ma, ad ogni modo, resistete: siamo quasi giunti alla fine.....

Luca Bagatin


Capitolo dodicesimo


 

Il rapimento

Poco dopo essere fuggiti da Postdam, Heinz ed Einrich vennero fermati da alcune guardie austriache, le quali portavano importanti documenti al Maggiore Von Grimbukow e, dato che Bevern indossava l' uniforme del Maggiore, gli austriaci li consegnarono a lui e proseguirono il cammino verso Postdam.

I due fuggitivi non esitarono a scartabellare i documenti uno ad uno e videro che tutti riguardavano i piani di battaglia che il Generale austriaco Loudon, residente nel fortino di Francoforte nella Franconia Settentrionale, aveva minuziosamente preparato per il Barone.

Einrich, tuttavia, tra le varie ‘scartoffie’ trovò una lettera e, preso dalla curiosità, non esitò a leggerla.


 

Graziosissimo Barone,

sono prigioniera del Generale Loudon, il quale vuole sposarmi con la forza, contro la mia volontà. Vi prego con tutto il cuore di venire a liberarmi al più presto o per me sarà troppo tardi.


 

La Vostra amata Verusca Von Holstein


 

Il giovane, preoccupatissimo, disse all' amico: - Heinz, prosegui da solo il tragitto. Va a Weimar e qualche volta ricordati di me -

- Einrich, perché dobbiamo separarci? - gli chiese sbalordito il rozzo soldato.

- Amico mio, il Generale Loudon tiene prigioniera la mia diletta a Francoforte ed io mi sento in dovere di accorrere in suo aiuto e di liberarla, anche se lei, quando ha scritto questo biglietto, pensava a Von Grimbukow, suo promesso sposo -

Bevern, con le lacrime agli occhi disse al giovane: - Camerata,, abbi cura di te, e mi raccomando di non farti ammazzare! -

- Non preoccuparti, Heinz - rispose Einrich sorridendo.

Fu così che i due amici si salutarono ed andarono ognuno per la propria strada.

Einrich spronò il cavallo e partì per Francoforte decisissimo a far assaggiare la lama della sua spada al Generale austriaco.

Intanto, a Postdam, il Colonnello Maxen e Von Grimbukow avevano ripreso i sensi e messo in allarme tutto il fortino. D’un tratto quest’ultimo chiamò a gran voce tutti gli uomini: - Voglio che venti granatieri tra di voi mi riportino i fuggitivi vivi o morti, in particolare il soldato Von Breith. E' inoltre necessario mettere in allarme tutti gli accampamenti prussiani della zona! -

Immediatamente venti granatieri tra i quali un agente segreto austriaco, che era un’abilssima guida, furono pronti per partire alla ricerca dei disertori.

Calarono le tenebre ed Einrich si vide costretto a passare la notte in una locanda nei pressi di Lipsia, importante città del Brandeburghese.

La locanda era tuttavia occupata da quattro granatieri, i quali avevano ricevuto dagli agenti segreti di Postdam la descrizione particolareggiata di Einrich e del suo amico ed immediatamente riconobbero il giovane. In men che non si dica, sguainarono le spade e si scagliarono su di lui.

I militari combattevano bene, ma Einrich, più agile di loro, li ferì gravemente tutti e quattro costringendoli alla fuga.

Successivamente chiese alla locandiera una stanza ove si coricò e dormì per quasi tutta la notte, anche se spesso fu svegliato dall' incubo di non rivedere più la Duchessina Verusca.



 



 



12 dicembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO UNDICESIMO)

Nuovo colpi di scena attendono i lettori di questo FEUILLETTON che scrissi nel 1993 - all'età di soli 14 anni - per poi smettere del tutto con i romanzi (ho ancora qualche cosa nel cassetto dei ricordi, a dire il vero, ma non è il caso di disgustare ulteriormente i lettori con quella che considero - non a torto - "robetta").
Buona lettura e......non perdetevi la prossima entusiasmante puntata nel segno dell'avventura e dell'intrigo Settecentesco.

Luca Bagatin

Capitolo undicesimo


La fuga


Einrich si congedò da Heinz e si diresse verso il centro del fortino, ove il Colonnello Maxen era pronto per dare le prime disposizioni per la battaglia al Maggiore Von Grimbukow ed ai soldati.

- Uomini! Come già sapete sarà il Maggiore Von Grimbukow che vi condurrà in Franconia, dove vi scontrerete con la fanteria francese guidata, pare, dal Generale Le Blanche. Tuttavia non sarete soli. A fiancheggiarvi, infatti, ci sarà anche il 15° reggimento austriaco! Ora però, Maggiore, illustrateci il vostro piano d’attacco -

Von Grimbukow disse a pieni polmoni: - Soldati! E' necessario accerchiare il nemico sul lato destro del campo di battaglia, in modo da renderlo inoffensivo. In questo modo la fanteria austriaca potrà completare, vincente, la nostra gloriosa opera! -

Il giovane Von Breith, tuttavia, lo contraddisse urlando: - Maggiore, ma così facendo il nostro contingente subirebbe enormi perdite, favorendo esageratamente gli austriaci! -

- Von Breith, vedo che non solo non ve ne intendete di donne, ma anche in strategie militari non siete da meno! - lo derise Von Grimbukow.

Di colpo tra le linee prussiane si sollevò una fragorosa ed unanime risata che provocò la collera di Einrich e, indirettamente, anche quella dell' amico Heinz.

Terminate le disposizioni, Einrich ed Heinz si ritrovarono per progettare la fuga dal campo che decisero di compiere per raggiungere: Bevern, Weimar, sua città natale e Von Breith, Brema, ove avrebbe potuto incontrare la dolce Verusca.

Einrich, infatti, era ormai deciso a non cambiare più vita, ma ad uccidere Von Grimbukow e a riconquistare il cuore della Duchessina.

Il giovane propose di penetrare, il giorno seguente, nella stanza del Colonnello con la scusa di recapitargli un dispaccio della massima importanza; successivamente lo avrebbe colpito alla nuca con il calcio del fucile e indossato la sua uniforme. Lo stesso doveva fare Heinz con il Maggiore Von Grimbukow.

- Sarà un gioco da ragazzi, Einrich! - esclamò compiaciuto Heinz.

- Me lo auguro - rispose un po’ dubbioso Einrich.

Il mattino seguente Einrich si presentò nella stanza del Comandante, dicendo: - Herr Colonnello, ho un messaggio urgente per voi da Berlino...lo manda espressamente Sua Maestà -

- Avanti, soldato, fate vedere! - rispose ansioso l' ufficiale.

Il giovane allora, furtivamente, lo colpì alla nuca e, come aveva progettato, si impossessò della sua uniforme ed uscì dalla stanza.

Poco dopo arrivò anche Heinz con l’uniforme del Maggiore e la faccia lievemente nascosta per non mostrare i baffi rossicci.

Così vestiti, i due passarono facilmente inosservati e, una volta saliti in groppa ai cavalli degli ufficiali, andarono al galoppo sperando così di raggiungere al più presto le loro città natie.





8 novembre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO QUINTO E SESTO)

Questi quinto e sesto capitolo del settecentesco romanzetto (orripilante) che scrissi con i brufoli in volto all'età di quattordici anni (correva l'anno 1993, alla faccia del ben più postumo Elisa la Riottosa di Cinzia col Ti-Acca Torrini) sono davvero pregni di colpi di scena.
Leggeteli e commentateli con calma...magari ingozzandovi di prugne !
In attesa del loro seguito che potrete leggere lunedì 16 novembre prossimo venturo.

Luca Bagatin

Capitolo quinto



La disgrazia


    Quando la carrozza con a bordo Einrich, Verusca ed Alexandra arrivò a Weimar, era già l’alba. Il sole era lievemente coperto da una nuvola e la città si stava a poco a poco animando: la bottega del fornaio stava per essere aperta, il salone del barbiere anche e nel Palazzo del Conte, unico Signore della città, stava succedendo un gran ‘trambusto’. Egli, infatti, tutte le mattine si dilettava nello ‘strimpellare’ il suo antico violino, provocando spesso le ire dei suoi vicini.
    Einrich ordinò al cocchiere di fermarsi proprio davanti al Palazzo. Successivamente fece scendere le dame, bussò e si fece annunciare come: ‘Lo spadaccino solitario e le sue madame’.
    Il Conte li ricevette con piacere ed esclamò sorpreso: - Ein, amico mio, non ci vediamo dai tempi in cui frequentavamo la Scuola di scherma presso la Corte di Versailles! -
    - Hai perfettamente ragione Franz -, rispose il giovane e continuò - Queste due dolcissime dame sono: la duchessina di Brema Verusca Von Holstain e la sua amica Alexandra...-
    - ...Vertlag. Alexandra Vertlag, Signore -, intervenne a puntualizzare Alexandra.
    Il Conte, che era un uomo piuttosto robusto, con il viso coperto di cipria bianca che tuttavia non riusciva a nascondere le gote rossastre, indossava una giubba giallastra, dei calzoni di raso rossi ed una parrucca bianca piuttosto sobria. Immediatamente fece il baciamano alle due giovani e si presentò dicendo: - Sono il Conte Franz Ripbentropfen, al vostro servizio madame, ma voi potrete chiamarmi solo Franz, come fa da sempre il mio grande amico Ein. A proposito, caro Ein, come mai da queste parti? -
    - Franz, c’è un tale di nome Morgan Turning che mira ad uccidere tutti e tre e auspicherei che tu ci ospitassi qui nel tuo Palazzo ... per il momento ... -
    - Ein, sei il ben venuto nel mio maniero, insieme, naturalmente, alle due graziose dame -
    Intanto, in una casupola poco lontana, il Marchese Fritz Hausbrand, un figuro con le sopracciglia foltissime ed una giubba rossa e piuttosto sgualcita, aveva ricevuto il messaggio di Morgan Turning e si apprestava a ‘sguinzagliare’ alcuni suoi scagnozzi, affinchè trovassero Einrich e le due fanciulle.
    Alcune ore dopo, uno di loro riferì al Marchese di aver scorto un giovane che corrispondeva alla descrizione di Einrich aggirarsi per il palazzo del Conte Ripbentropfen e, a queste parole, Hausbrand impugnò la sua spada, montò in groppa al suo cavallo nero e, al seguito di alcuni malviventi, si diresse verso il maniero del Signore della città.
    Einrich, intanto, discuteva del più e del meno con il Conte, mentre Verusca e Alexandra osservavano divertite la curiosa collezione di monete false del nobile. D’un tratto videro il portone d’ingresso spalancarsi ed entrare il Marchese e i suoi scagnozzi con atteggiamento di sfida. Il Conte, allarmato, ordinò alle sue guardie di arrestarli ma queste vennero abbattute in pochi istanti.
    Il Marchese, spazientito, si rivolse ad Einrich e disse: - Von Breith, è giunto il momento di vedere quanto vali come spadaccino! -, e lo ferì alla faccia.
    Il giovane, adirato, sguainò la spada e i due iniziarono a duellare senza tregua.
    Verusca, venendo in aiuto ad Einrich, prese dal muro una pistola e la puntò verso Hausbrand, ma, immediatamente, venne colpita al petto da un colpo sparato da uno degli scagnozzi del Marchese e cadde morta. Einrich, vedendo la scena, non riuscì a trattenere un grido di disperazione e Hausbrand ne approfittò per ferirlo alla spalla.
    Il giovane cadde a terra e venne portato nella vecchia dimora del Marchese, insieme al Conte e ad Alexandra, dagli scagnozzi del perfido aristocratico.
    Einrich più volte urlò invano il nome della sua amata: - Verusca, non potete essere morta! Non è vero, no... -, ma venne zittito da un pugno datogli dal Marchese.




Capitolo sesto



Il salvatore


    La disperazione in Einrich cresceva sempre più e ciò non accadeva solamente a lui ma anche al Conte e ad Alexandra, la quale non riuscì a trattenere le lacrime.
    Poco dopo la porta della casa del Marchese Hausbrand si spalancò ed entrarono alcune guardie del Conte e, inaspettatamente, il figlio del Re di Prussia1 in persona, il quale era venuto a Weimar per fare visita al Conte. Il Principe ereditario disse maestosamente: - Io, Principe ereditario del Brandeburgo-Prussia, Federico Hoerzollern, vi dichiaro in arresto per aver sequestrato il Conte di Weimar e i suoi amici! -
    Il Marchese ed i suoi scagnozzi vennero quindi imprigionati nella Torre di Weimar ed in seguito sicuramente condannati ai lavori forzati in Prussia Orientale; mentre il Conte, Einrich ed Alexandra vennero liberati e ringraziarono di tutto cuore il Principe ereditario.
    - Maestà ... il mio cuore è gonfio di dolore per la morte della duchessina Verusca Von Holstein ... vigliaccamente uccisa dai malviventi che ci tenevano prigionieri ...  -, disse Einrich fra le lacrime.
    Federico gli sorrise: - Messere, quietate il vostro cuore, dovete sapere che è stata proprio quella ragazza a dirmi che eravate qui...ed eccola: Duchessina, entrate pure -. E dalla porta della vecchia casa apparve viva e vegeta la Duchessina Verusca.
    Einrich e gli altri ne rimasero sbalorditi, ma lei spiegò tutto: - Io non sono mai morta, infatti a salvarmi dal colpo di pistola è stato il bustino molto spesso del mio abito. Ho poi finto di morire e così ho potuto vedere dove vi conducevano e, in seguito, avvertire Sua Maestà il Principe ereditario, che è poi venuto a liberarvi -
    Tutti ne rimasero piacevolmente stupefatti e Einrich comprese sempre più che Verusca era la donna della sua vita.
    Successivamente il Conte invitò il Principe Federico nel suo Palazzo, ove andarono tutti a festeggiare per tutto il giorno.



16 ottobre 2009

UN AMORE SENZA FINE romanzo a puntate by Luca Bagatin (CAPITOLO PRIMO)

APPENDICE O APPENDICITE ?
presentazione by Luca Bagatin

Quel che vorrei proporvi - aprendo peraltro la nuova rubrica FEUILLETTON -  è un mio scritto inedito, anzi, di più, il mio primo romanzo e - pergiunta - inedito.
Lo scrissi nel 1993, a quattordici anni, ed è e rimane una mezza bojata (è, infatti, inedito per scelta del sottoscritto e non di presunti editori ai quali mai lo sottoposi, tanto fa schifino).
Non che l'idea fosse malaccio, per carità, anzi. Anticipò di anni quel polpettone chiamato "Elisa di Rivombrosa" sia per ambientazione che per trama. Con la differenza che il mio "Un amore senza fine" è decisamente più avventuroso e meno melenso.
Un Luca Bagatin anticipante Cinzia TH Torrini, quindi ? Un Luca TH Bagatin insomma, in cui il TH sta per THE (e si pronuncia letteralmente THE, senza quella orribile pronuncia anglofona che ti costringe a mettere la lingua fra i denti e spruzzare saliva a chi ti sta di fronte) !
"Un amore senza fine" l'ho dunque pensato sedici anni fa, come un soggetto per un film o, ancor meglio, per un fotoromanzo.
Ne è uscito un feuilletton, un fogliettone, un romanzo più d'appendicite che d'appendice.
Un romanzo che voglio somministrarvi - di capitolo in capitolo - settimanalmente sino ai primi di gennaio o giù di lì.
Un romanzo che vi terrà dunque con il fiato...sul collo. Alitandovi ogni settimana come un venticello che vi capulterà (letteralmente) nel XVIII secolo, nella Prussia degli Hohenzollern.
Vivrete dunque le (dis)avventure di due teneri amanti, Einrich Von Breith e Verusca Von Holstein....fra duelli, guerre e tradimenti.
Come ho scritto all'inizio, tengasi conto che il tutto lo scrissi in pieno periodo di acne giovanile. Forma e lessico sono dunque assai poco "raffinati" e così anche il resto che - ribadisco - renderebbe molto meglio se se ne realizzasse un lungometraggio o un fotoromanzo.
Buona lettura....

Luca Bagatin

Capitolo primo



L' incontro

Correva l' anno 1735 e a Brema erano appena suonate le quattordici, quando un giovane borghese, alto come un granatiere, emaciato, vestito con una giubba di velluto bianco, dei pantaloni di raso dello stesso colore, un ampio tricorno nero ed una parrucca bianchissima e riccioluta, usciva dalla sua dimora, la quale non era certo una reggia, dato che era molto antica e quindi "barcollante", tanto che quando si salivano le scale per andare ai piani superiori, bisognava far attenzione a dove si poggiavano i piedi per non rischiare di sfondare i gradini di legno scuro.

Il giovane si chiamava Einrich Von Breith ed era un discreto musicista ed un accanito collezionista di armi, tanto che aveva speso quasi tutti i suoi risparmi per acquistare l' ultimo modello di pistola ricaricabile con stoppino in ottone finissimo.

Ora, infatti, si trovava in gravi condizioni economiche ed aveva addirittura perso il posto come maestro di musica presso la Cappella di Brema, per aver schiaffeggiato pubblicamente il cappellano, che precedentemente aveva tirato le orecchie ad un giovane mendicante che aveva rubato delle mele nel suo giardino.

Einrich infatti diceva: - Tutte le cose create dalla natura sono di tutti ed ha maggior ragione che lo siano dei mendicanti, i quali non possono permettersi di comperarle! Ho perso il posto, bene, ma l' ho perso con onore e per una causa più che giusta! -

Poco tempo dopo nel Gran Piazzale apparve la maestosa carrozza della duchessina di Brema: Verusca Von Holstein. Ella era una ragazza molto giovane, aveva i capelli mossi e neri nascosti, tuttavia, da un' enorme parrucca bianca che detestava per la sua scomodità.

Verusca era molto pallida, aveva le labbra sottili e gli occhi chiari, di perla, che riflettevano tutta la sua persona.

Einrich, come del resto tutti gli abitanti della città, ammirava la festosa parata e rimase subito colpito dall' infinita bellezza della duchessina, tanto che decise di seguire, con il suo fedele cavallo bianco (ormai una delle sue pochissime proprietà), la carrozza, che si fermò davanti al Palazzo Ducale: un enorme maniero bianco con il tetto blu, facilmente paragonabile alla reggia del Re di Prussia.

Einrich aveva molti amici presso i granatieri che difendevano la reggia e per questo gli fu facile penetrarvi.

Entrato, si fece annunciare come il nuovo compositore di Corte e si inchinò dinanzi alla duchessina. La giovane, stupita ed incuriosita, ordinò alla servitù di uscire ed Einrich, rimasto solo con lei, non negò di esserne innamorato e, per dimostrarglielo, le regalò un semplice mazzetto di variopinti fiori che aveva colto pochi minuti prima.

La duchessina lo osservò divertita per alcuni istanti e poi disse: -Voi, messere, siete molto gentile ma il mio cuore appartiene ad un altro-

Il giovane la guardò sbalordito e le rispose: -Madama, chiamatemi pure Einrich. Ed io, se non sono troppo imprudente, come posso chiamarvi?-.

-Verusca-, rispose la giovane.

Einrich continuò: -Io sono solo un semplice borghese, non un nobile come voi o come probabilmente il vostro promesso, tuttavia sappiate che farei qualsiasi cosa pur di far breccia nel vostro cuore, e che comunque vi amerò per sempre! Se volete posso venire a farvi visita ogni giorno e, quando e se lo vorrete, potrei accompagnarvi a fare una passeggiata-

Verusca tuttavia rispose che c'era già qualcun altro che l' avrebbe accompagnata ed Einrich si vide costretto a lasciare il maniero deluso ed amareggiato, ma ricolmo d' amore, un amore che lo aveva portato a spingersi fino al cospetto di una fra i più importanti nobili di Prussia: la sua amata!



28 gennaio 2009

"ORLANDO" DI SALLY POTTER




Stessa persona: solo il sesso è cambiato.
Chi è Lord Orlando che, misteriosamente, oltre un secolo dopo la sua nascita, si trasforma in Lady Orlando ?
Chi è questo nobile giovanetto dalla bellezza androgina che attraversa, immutato ed immutabile, i secoli ?
Solo la regista e sceneggiatrice inglese Sally Potter – con “Orlando” - è riuscita a regalarci l'affresco cinematografico del complesso ed omonimo romanzo di Virginia Woolf pubblicato nel 1928.
Il film della Potter è un capolavoro del fantastico del 1992. Film onirico e grottesco come il romanzo stesso, che è un'omaggio che Virginia Woolf fece alla sua compagna Vita Sackville-West, la quale riusciva a conciliare in sé gli aspetti mascolino e femmineo, in perfetta armonia fra essi.
Orlando, interpretato dall'efebica ed espressiva Tilda Swinton, compare nella storia sedicenne, nel 1600, alla corte della Regina Elisabetta I d'Inghilterra (nel film curiosamente ma magistralmente interpretata dallo scrittore satirico Quentin Crisp, celebre anche per la sua esibita omosessualità). E' il suo favorito ed ella lo nominerà Lord.
Orlando è insofferente ai costumi ed alle imposizioni del suo rango e della sua epoca. Egli preferirà seguire il suo cuore piuttosto che sposare la fanciulla a lui destinata.
Conoscerà così l'amore per la bella figlia dell'ambasciatore di Russia, amore non del tutto corrisposto. E così Orlando coltiverà in sé un certo disprezzo per le donne, ma soprattutto una tristezza che lo accompagnerà negli anni a venire al punto da provocargli un sonno lungo una settimana intera, senza mai destarlo.
Anni che tuttavia diverranno secoli. Troviamo infatti Lord Orlando, ancora giovanissimo, nel 1700, come ambasciatore nelle colonie inglesi in Asia orientale. Sino al 1750, quando si sveglierà ancora dal lungo sonno per ridestarsi, inaspettatamente, in un corpo femminile:  “Stessa persona: solo il sesso è cambiato”, questa la frase emblematica che ella pronuncerà, nuda, di fronte ad uno specchio ammirando seni e vagina.
Lord Orlando è ora Lady Orlando e con questa nuova consapevolezza di sé tornerà in Inghilterra. Ella è infatti consapevole che nulla è mutato nella sua persona, purtuttavia le leggi patriarcali del suo Paese parlano chiaro: Lord Orlando è decretato morto e le sue principesche proprietà non possono più essere sue a meno che Lady Orlando non trovi un marito ed abbia un erede maschio.
Ella rifiuterà tuttavia le lusinghe e proposte di un vecchio Duca: "Meglio zitella e sola !", dichiara correndo per gli sconfinati giardini del suo palazzo sino a ritrovarsi – nella scena successiva – con abiti ben meno sfarzosi di quelli Settecenteschi. Siamo infatti nel 1850. "Natura, sono la tua sposa !", altra frase emblematica di Orlando, amante della libertà, senza costrizioni, senza ipocrisie, senza pudori.
Lady Orlando incontra così un avventuriero americano che le darà un figlio, ma che ella non seguirà in America. Ella perderà così ogni proprietà, ma non perderà mai la sua libertà e dignità di donna e madre.
Concepirà così sua figlia fra le due guerre mondiali e si ritroverà ai nostri giorni scrittrice della sua stessa storia, a visitare con l'amata figlioletta il palazzo da lei abitato sin dal 1600 e perduto per sempre a causa delle imperanti convenzioni secolari.
Ed ecco che “Orlando”, sia nella versione letteraria che cinematografica, è un opera tanto simbolica quanto filosofica.
Essa simboleggia l'unione fra l'aspetto maschile e femminile che è in ciascuno di noi (l'energia Shakti e quella Prakriti della tradizione vedica); fra l'energia creativa e quella creatrice; fra la tradizione solare e quella lunare.
Orlando è poi la perfezione assoluta della Natura (ella dichiara infatti di essere la sua sposa, al punto da rifiutare qualsiasi matrimonio di comodo).
Orlando attraversa i secoli, il passare del tempo. Egli / ella è l'alchimista che ha trovato – pur inconsapevolmente – la Pietra Filosofale e lo ha fatto per mezzo della sperimentazione diretta dei suoi stessi intimi sentimenti di amore, passionalità, accettazione della sua identità sessuale che potremmo definire androgina. Egli / ella è andata oltre e contro le consuetudini dell'Inghilterra nel corso di tre secoli: ha amato chi non avrebbe dovuto amare; si è trasformata in ciò che non avrebbe dovuto trasformarsi; ha abiurato alle comodità per seguire il suo cuore; ha allevato il frutto del suo ventre senza la necessità di un uomo al suo fianco.
Orlando è pertanto la perfezione assoluta dell'Animo umano. Un'ancor più accurata lettura del romanzo e del film di cui questa stupenda figura è protagonista, possono svelare - peraltro - ulteriori suggestive chiavi di lettura.

Luca Bagatin



1 ottobre 2008

MOZART: IL FIGLIO DELLA LUCE



In perenne equilibrio fra ricerca della Libertà, della Verità, dell'Amore, della Sapienza Esoterica, della Musica......il Mozart animato da Christian Jacq nel suo "Il Romanzo di Mozart: Il Figlio della Luce", racchiude in sé il percorso iniziatico dell'uomo che non vuole gettare la sua vita inutilmente.
E così, insofferente all'autorità ed alla spocchia del suo mecenate, il Principe Arcivescovo Colloredo, Wolfgang Amadeus Mozart lascierà Salisburgo contro la volontà del suo pur amorevole e comprensivo padre Leopold, per trasferirsi a Vienna e cercare fortuna.
Il conte di Tebe, Thamos, massone e novello Virgilio del romanzo, lo guiderà in questo suo percorso verso i Grandi Misteri Egizi, sino ai più alti gradi della perfezione e della Massoneria: per sviluppare pienamente la sua creatività ed essere di beneficio al mondo intero.
Siamo negli anni '80 del Settecento Illuminista e soffiano i venti di rivoluzione contro la Chiesa, le Monarchie e gli Imperi.
La cattolicissima ed autoritaria Austria governata con il pugno di ferro dall'Imperatrice Maria Teresa è minacciata al punto che il suo Servizio Segreto è all'erta e controlla le Logge Massoniche infiltrando nelle sue file i gesuiti e cercando in tutti i modi di dividerle e di osteggiarle.
Ma la Luce è più forte. Il successore di Maria Teresa, l'Imperatore Giuseppe II è un liberale ed un riformatore: abolisce le discriminazioni religiose nei confronti di protestanti ed ebrei e, in campo economico, abolisce le servitù personali dei contadini.
E così entra in inevitabile conflitto con il Papa Pio VI al punto da dargli una lezione di separazione fra Stato e Chiesa. Alla pagina 173 del romanzo, Giuseppe II afferma distintamente: "Qualsiasi istituzione religiosa deve adempiere a una funzione sociale e non interferire con il governo di un Paese".
Tutto ciò, tuttavia, insospettisce ulteriormente il suo stesso Servizio Segreto, che vede nel nuovo Imperatore e nelle riforme da lui avvviate, un modo per sdoganare la Massoneria ed in particolare i rivoluzionari Illuminati di Baviera, guidati da Weishaupt.
Ecco il contesto in cui il sognatore Mozart, l'eterno innamorato della sua Konstanze e della sua musica magica ed esoterica, si trova a vivere.
Egli, Maestro Segreto, è ad ogni modo destinato a grandi cose.
Con l'aiuto di Thamos, nonostante le invidie e la boria dei senza talento che ambiscono a posizioni di prestigio e mero potere, il Nostro riuscirà ad edificare via via il suo Tempio Interiore.
Il che è la premessa per l'edificazione del grande Tempio dell'Umanità, nella Luce, nell'elevazione spirituale. Scevra dai dogmi e dai pregiudizi.
Il Figlio della Luce è, per tutti noi, l'Eterno Immortale.

Luca Bagatin



27 agosto 2008

MINUETTO





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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini