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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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30 gennaio 2015

Hugo Chavez ed il Socialismo del Ventunesimo Secolo. Una prospettiva umanitaria e libertaria per uscire dalla crisi

Hugo Chavez, ex Presidente del Venezuela di cui abbiamo diverse volte già parlato, ha ridato, dal 1999 al 2013, digità al suo popolo.

Un popolo sfruttato prima dal colonialismo spagnolo e successivamente dalle multinazionali statunitensi ed europee e da governi locali corrotti e corruttori.

Di Chavez, qui da noi, si sa sempre molto poco, come molto poco si conosce la Storia dell'America Latina degli ultimi decenni e di quel “Socialismo del Ventunesimo Secolo” ideato dal sociologo ed intellettuale Heinz Dieterich che, lungi dall'essere uno spauracchio del nuovo comunismo o della sinistra mondiale (Chavez non è mai stato comunista, bensì socialista libertario e bolivariano), è ed è stata una prospettiva anti-ideologica, oltre la destra e la sinistra. Una prospettiva nazional-internazionalista, anti-capitalista ed anti-imperialista.

Con l'avvento di Chavez al governo di questo fiero Paese latinoamericano – alla fine del 1998 - le cose, in tutto il Continente, sono via via mutate ed i leader socialisti nazionali, libertari ed umanisti hanno ben presto trionfato in pressoché tutti i Paesi dell'America del Sud: da Lagos e Bachelet in Cile; da Lula alla Roussef in Brasile; da Evo Morales in Bolivia, ai Kirchner in Argentina, a Mujica e Tabaré Vazquez in Uruguay sino a Rafael Correa in Equador.

Chavez che, nel 1992 tentò un colpo di Stato contro l'oligarchia corrotta al potere, diverrà Presidente democraticamente eletto pochi anni dopo e rimarrà in carica sino alla morte...ed anche oltre, se pensiamo che il suo successore Nicolas Maduro è ancora oggi al governo, pur fra luci ed ombre.

Ombre figlie di quel potere che lo stesso Chavez tentò di combattere, di quella corruzione anche interna al suo partito - prima il Movimento Quinta Repubblica e successivamente il Partito Socialista Unito del Venezuela - che pur egli tentò con ogni mezzo di allontanare.

Purtuttavia l'esempio di Chavez è ancora lì, come un faro nella notte di una globalizzazione che ingloba. Di un Sud America ferito nei secoli e di un Occidente “liberal” che, messo a confronto, sembra assai meno democratico ed assai meno pluralista. Un Occidente ove prevale un'austerità senza sentimento. Un Occidente prostituito all'economia ed alla finanza, che imbroglia ed imbriglia i suoi stessi cittadini, prede inconsapevoli del marketing e del consumismo, ovvero di un “piacere” effimero destinato ad annientarci.

Hugo Chavez ha ispirato la sua azione di governo a Simon Bolivar, “El Libertador” che sconfisse l'Impero di Spagna nei primi anni dell'800 e che divenne Presidente delle Repubbliche di Venezuela, Colombia, Bolivia, Ecuador, Panama e Perù.

Hugo Chavez che, lungi dall'avere un'ideologia preconfezionata (come non aveva un'ideologia preconfezionata lo stesso Bolivar, né il nostro Giuseppe Garibaldi che, negli anni, pur si ispirerà al socialismo umanitario e sansimoniano), aprirà le porte ad una vera Terza Via (alla faccia di quella “liberal” dei Clinton e dei Veltroni), ovvero a quel Socialismo del XXIesimo secolo che farà rifiorire il meglio di quella che nell'800 – in Europa – fu l'idea di emancipazione sociale della Prima Internazionale dei Lavoratori, alla quale aderirono socialisti, mazziniani, repubblicani, garibaldini ed anarchici.

Il governo di Chavez, lungi dall'essere rivoluzionario in senso stretto – visto che non riuscirà a superare il capitalismo e dunque l'economia di mercato – purtuttavia offrirà importanti prospettive al popolo venezuelano. E ciò attraverso la nazionalizzazione dell'industria petrolifera ed attraverso la fondazione di Missioni Sociali finanziate anche grazie ai proventi derivanti dal petrolio. Pensiamo alla Mision Barrio Adentro (letteralmente “dentro il quartiere”), dedicata all'assistenza sanitaria gratuita specie nei quartieri popolari, ove sono stati istituiti consultori medici famigliari, centri diagnostici integrati e centri ospedalieri specializzati. Il tutto grazie anche alla consulenza ed all'intervento di medici cubani (e non dimentichiamo che, a dispetto di quanto si tende a credere da noi, Cuba ha uno dei migliori sistemi sanitari al mondo, sia in termini di efficienza che di risultati, con tassi di mortalità infantile fra i più bassi al mondo ed un ottimo sviluppo delle biotecnologie).

Pensiamo poi alla Mision Robinson, dedicata all'alfabetizzazione, che ha portato ad imparare a leggere e a scrivere un milione e mezzo di persone; alla Mision Ribas, dedicata a completamento degli studi secondari superiori; alla Mision Sucre dedicata al sostegno degli studenti di livello universitario.

Vi sono poi altre missioni sociali istituite dal Governo Chavez, quali la Mision Negra Hipolita, dedicata al recupero delle persone emarginate e la Mision Sonrisa, che mira a dotare di protesi dentaria le persone che non se le possono permettere economicamente.

Quale altro governo al mondo avrebbe fatto questo ? In quale altro continente se non nell'America Latina sfruttata, repressa, ma ove l'amore e la spiritualità – pur fra molta violenza e diffusissima criminalità – hanno sempre trovato un posto nel cuore di quei popoli ?

Si dirà che tali missioni sono state accompagnate anche a fenomeni di clientelismo e di corruzione ed è vero. Purtuttavia non a causa del Presidente Chavez che, quando ha potuto, ha rimosso i responsabili e lo ha fatto anche e soprattutto su pressione del popolo, coinvolto direttamente nel sistema delle Missioni, a livello volontaristico, sociale, politico, mutualistico, umano.

Un vero e proprio sistema di autogestione sociale, pur con tutte le sue possibili imperfezioni, certo.

E la medesima cosa è avvenuta per quanto concerne l'edilizia popolare, con la costruzione di moduli abitativi moderni e poco costosi.

E, aspetto importante da sottolineare, è che nelle Missioni sociali l'80% delle persone che vi lavorano e che le dirigono sono donne le quali, smessi i panni di mogli madri e di famiglia, danno ed hanno dato un profondo contributo alla cosiddetta “rivoluzione bolivariana” avviata dallo chavismo.

E proprio le donne – già in passato guerrigliere – hanno lottato in Venezuela anche per avere una congrua rappresentanza politica del 50% nei partiti e per la depenalizzazione dell'aborto.

Si pensi, a tal proposito, che la Costituzione Bolivariana promossa da Chavez nel 1999, prevede il diritto alla salute sessuale e riproduttiva delle donne, il riconoscimento del lavoro domestico e dunque la sicurezza sociale per le casalinghe, ovvero tutte cose che non erano riconosciute dalla legislazione precedente.

Questi, in sostanza, i risultati di quel “Socialismo del XXIesimo Secolo” che è declinato non come marxismo o come “dittatura del proletariato”, bensì come “socialismo ecologico”, come “socialismo libertario”, ovvero un processo che vede al centro l'individuo e non lo Stato, ove la proprietà privata è rispettata tanto quanto lo sono l'ambiente e gli animali.

Ed è proprio questo che lo pone in un'ottica che va oltre le ideologie sinistra-destra, al punto da far amare o aver fatto amare nel corso della Storia, personalità politiche quali Chavez, ma anche Che Guevara, Castro, Peron, Garibaldi, tanto a persone di destra che di sinistra, pur sapendo che proprio questi eroi combattenti erano oltre le ideologie, su un altro piano che li poneva al centro di una prospettiva politico-sociale umanitaria.

E forse è proprio questo che ha fatto paura, durante la Guerra Fredda, all'Urss ed agli USA, ed ancora oggi fa paura ad un'Occidente ove l'essere umano è messo in disparte e sostituito da parole quali “crescita”, “sviluppo”, “crisi economica”, “produttività”, in luogo di “decrescita”, “sviluppo del potenziale umano e sociale”, “crescita interiore” e così via.

E questa non è mera retorica “no-global”, anche perché chi scrive non ha mai militato nelle file noglobaliste, ma pura osservazione di fatti storico-sociali.

Interessante poi l'organizzazione della rappresentanza politica di base nel Venezuela chavista, ove si è giunti ad un pressoché superamento della democrazia rappresentativa, attraverso l'istituzione di Consigli Comunali aperti a tutta la cittadinanza locale. E si pensi che proprio in America Latina, a Porto Alegre in Brasile nel 1989, si è avuto il primo esempio di Bilancio Comunale Partecipativo, ovvero alla cui formazione partecipò la cittadinanza attiva stessa.

Altro che Movimento Cinque Stelle ! Altro che boutade grillesche tanto per accaparrarsi qualche voto e qualche sedia da scaldare in Parlamento pagata dai contribuenti !

Anche l'economia chavista è fondata su principi di equità, ovvero se un'azienda privata è inattiva e non è venduta dal proprietario oppure il proprietario non vuole riattivarla attraverso il contribito dello Stato, questa può essere espropriata e dichiarata di interesse nazionale e, spesso, è data in autogestione ai lavoratori medesimi.

Hugo Chavez ha potuto fare tutto questo, così come ha posto le basi per una possibile fondazione degli Stati Uniti dell'America Latina, attraverso continui dialoghi con Morales, con Lula, con i Kirchner, con Mujica, che fu suo grande amico e che oggi è considerato il miglior leader politico mondiale al punto che l'Italia gli ha dedicato il recente saggio “Le felicità al potere” (EIR edizioni), che sarà nostra cura recensire prossimamente.

E Chavez ha potuto fare questo grazie all'ampio consenso elettorale conquistato in oltre dieci anni di governo ed oltre a ciò di cui abbiamo parlato, ha varato anche leggi sulle unioni civili e contro l'omofobia. Leggi impensabili persino nella nostra “democratica” Italia.

Ma di questo in Occidente si parla poco. O se ne parla male. Si preferisce denigrare e/o oscurare.

Addirittura la trasmissione televisiva “Alo Presidente”, da noi, viene presentata come una “macchietta propagandistica”. Ed invece fu l'occasione per mostrare al popolo venezuelano un leader nella sua umanità, nella sua quotidianità. Fatta di battute istrioniche, di balli, di canti della tradizione caraibica, ma anche allo scopo di dar voce alla periferia ed alle periferie (dalle quali lo stesso Chavez proveniva) che da noi sono e rimangono emarginate e senza una voce, senza una rappresentanza, chiuse nel loro degrado urbanistico.

E si pensi che il sistema televisivo venezuelano è ben più pluralista del nostro, fondato sul duopolio/monopolio Rai-Mediaset, con programmi tutti uguali e senza alcun autentico scopo sociale e culturale.

Ed i numeri parlano chiaro: dal 1998 al 2008 in Venezuela la disoccupazione è stata ridotta dal 16% al 6%, la mortalità infantile è stata ridotta, l'analfabetismo è pressoché scomparso. Certo, il tasso di criminalità rimane ancora alto, l'inflazione è altissima, il calo del prezzo del petrolio sta creando molti problemi. Ma al popolo è stata offerta una prospettiva nazionale. Con delle basi culturali e sociali: bolivarismo e socialismo umanitario. Prospettive che andrebbero importate, specie se pensiamo che noi abbiamo avuto Garibaldi e Mazzini quali eroi nazionali, ma che abbiamo saputo vilipendere i loro ideali di un'Europa unita per prostituirla alle banche - Banca Centrale Europea in primis - ed al Fondo Monetario Internazionale, oltre che alle multinazionali ed ad un'immigrazionismo senza regole, foriero solamente di ulteriore sfruttamento dell'uomo sull'uomo e di povertà e degrado generalizzato.

L'America Latina dal 1998 ad oggi sta rinascendo: con Chavez prima e con Mujica oggi. La vera Primavera del mondo è tutta lì. La vera ricetta per uscire dalla crisi globale è tutta lì: amore per il popolo, potere al popolo, socialismo del ventunesimo secolo, nazionalismo, fine dell'austerità, fine del sistema politico ed economico fondato sulla prevaricazione e sul profitto, ovvero sullo sfruttamento dell'uomo sull'uomo e delle risorse (sempre più scarse, peraltro). Riscoperta della natura e di un'autentica dimensione sociale (e non “social”, ovvero fondata sull'onanismo del web imposto da Facebook e da Twitter).


Luca Bagatin




21 dicembre 2014

Perché in questo mondo triste, violento e grigio occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività

Colgo l'occasione per riportare, qui di seguito, due articoli pubblicati oggi sul web.
Ritengo sia utile in quanto mai come in questi tempi di profonda crisi umana, sociale e politica, occorre porre al centro del dibattito pubblico/politico/sociale l'Amore e l'affettività, tematiche che già trattiamo da tempo nell'ambito del pensatoio "Amore e Libertà" per la Civiltà dell'Amore.
Il primo articolo è la risposta del sig. Luca Rampazzo - per il sito www.lacritica.org  - al mio pezzo relativo alle cosiddette "Sentinelle in Piedi", il quale mi "accusa" - direi in modo gratuito e privo di argomentazioni serie - di "magistrale banalità" oltre che di "nullismo" (sic !).
Per correttezza e completezza riportiamo per intero il suo articolo qui di seguito:

LE SENTINELLE IN PIEDI CONTRO I MILITI DEL NULLA . Storia di una lotta di libertà

Questo articolo nasce in risposta a mille articoli uguali tra loro ed ugualmente vuoti, ultimo dei quali è il magistralmente banale pezzo di Bagatin su l’Opinione.it. Sono tutti articoli che, con stupore tipico di chi non sa cosa sia la libertà, si meravigliano del fatto che noi Sentinelle non ci siamo ancora suicidate in massa. Sì, il loro problema non è cosa noi pensiamo. Siamo ad un passo precedente. Si stupiscono che noi esistiamo. Il problema va quindi affrontato partendo dalle basi, perchè la malafede dei nostri avversari va esposta senza concedere sconti:

1) Non è vero che il matrimonio, per il Diritto, si basa sull’affettività. Non è mai stato così in 25 secoli. E meno male, dico io. Ve lo vedete uno Stato che decide quanto amate davvero il vostro partner? No, il matrimonio serve a sanzionare un particolare tipo di convivenza, quella aperta alla Vita. E sì, la possibilità di procreare, per lungo tempo, ha definito la validità stessa del vincolo. Oggi abbiamo deciso di far a meno di controlli formali, ma questo non vuol certo dire che la ratio sia cambiata. Il matrimonio è quello. Fatevene una ragione.

2) Se il matrimonio fosse un diritto, cosa che non è, chi sarebbe il soggetto destinatario del dovere corrispondente? Sì, perchè non esistono diritti senza doveri corrispondenti…Anche se vogliamo essere magnanimi, c’è sempre il problema che mi si vuole forzare a riconoscere qualcosa che non voglio riconoscere. Quindi quelle unioni toccano anche me. Non è vero che non siano fatti miei, sono ESATTAMENTE fatti miei. La convivenza non lo è. Il matrimonio sì, perchè mi si impone il riconoscimento. Questo, ovviamente, si aggiunge al piccolo dettaglio che altri soggetti privi di difesa, come i minori abbandonati, potrebbero essere forzati ad un inserimento in qualcosa che famiglia non è…

3) Per chi crede nel welfare, si crea una pericolosa concorrenza tra entità molto diverse che competono per le stesse misere risorse.

4) Qualcuno sta tentando di sanzionarmi per quanto scritto sopra. E’ in discussione un Ddl per cui io rischio la prigione per istigazione a delinquere per la seguente frase: “Chiedo con forza che il mio Sindaco non includa tra le giovani coppie destinatarie di sconti sul costo dei servizi anche quelle omosessuali”. Questa volontà di sterminio intellettuale non è solo demenziale, è direttamente intollerabile.

Come è palese qui ci sono due piani: i punti da 1 a 3 riguardano ragioni sulle quali dissentire è lecito, apprezzabile e sostanzialmente democratico. Il quarto è un punto per il quale si dimostra la vera natura dei Militi del Nulla: incapaci di prevalere con la razionalità, si fanno scudo della forza e del rancore costruito in decenni di propaganda e di semina di odio contro chi non si allinea, contro il diverso, contro chi non si arrende alla loro visione della società e procedono allo sterminio delle libertà dell’avversario. A partire da quella di dissentire. Continuando con quella di esistere liberamente. Non male per i presunti difensori della libertà, vero?

Luca Rampazzo (http://www.lacritica.org/politica-2/le-sentinelle-in-piedi-contro-i-militi-del-nulla-storia-di-una-lotta-di-liberta/)


Il mio commento di risposta - al momento in cui pubblico questo post è ancora in attesa di moderazione - non si è fatto attendere ed è stato il seguente:

La ringrazio per il “magistralmente banale”. Detto da lei è certamente un complimento.
No, non mi stupisco che le Sentinelle esistano, perché il mondo è pieno di persone, ciascuna con una visione differente. Semmai mi sono chiesto a che cosa servano, in un mondo che ha seri problemi di socializzazione e che manca sempre di più d’umanità, ad esempio.
Malafede ? Ah sì ? Mi accusa di malafede ? Uhm…interessante.

Assai triste la sua visione di matrimonio, che, fortunatamente, non è quella delle persone che – pur in un mondo assai triste, violento e gretto – si amano. E magari decidono anche (per quanto purtroppo sia raro), di amarsi per tutta la vita. E decidono, liberamente, di sposarsi.

Uno Stato fatto di persone che amano non si pone nemmeno la questione del welfare o meno: il welfare è semplicemente PANE QUOTIDIANO.
Perché chi ha fame è giusto che sia sfamato.
Ma, purtroppo, viviamo in uno Stato che delle persone non ha alcuna cura. Salvo curarsi di tartassarle.

Io non la odio affatto, al massimo dissento con lei e un po’ mi intristisce pensare che c’è chi esclude l’affettività e l’amore dal dibattito pubblico/politico/sociale.
Se la visione delle Sentinelle è rappresentata da questo suo articolo mi appare assai fredda, una volta di più.

Cordialità.

Luca Bagatin


Il secondo articolo invece è mio ed è stato pubblicato dal quotidiano nazionale per il quale collaboro, ovvero L'Opinione delle Libertà, diretto da Arturo Diaconale.
Nella Roma della Grande Schifezza, della decadenza dei costumi, della perdita di ogni memoria relativa alla grande Repubblica Romana di mazziniana e garibaldina memoria, ecco una nuova ricerca della luce, ovvero un nuovo discrimine: la Roma degli onesti da una parte, ovvero quella dei radicali storici (non pannellian-mediatici, infatti !) Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi e del Partito dell'Amore di Moana Pozzi e dall'altra parte quella dei politicanti corrotti, degli affaristi, dei cooperativisti per modo di dire, senza umanità né dignità:

La Roma degli onesti e quella dei corrotti

di Luca Bagatin

21 dicembre 2014POLITICA

 

C'è chi, ancora oggi, si stupisce della corruzione presente nella Capitale, delle infiltrazioni mafiose, della commistione malavitosa fra vip, imprenditori e politici di destra e sinistra. C'è chi, purtuttavia, in tempi non sospetti, quel malaffare lo denunciava già.

Parliamo degli “Amici de Il Mondo”, ovvero dei radicali di Mario Pannunzio – Ernesto Rossi in primis - che, sin dagli Anni '60, denunciavano la speculazione edilizia e la commistione fra politica, criminalità ed imprenditoria. La stessa cosa fece Moana Pozzi alla guida del Partito dell'Amore – unico partito totalmente autofinanziato - allorquando nel 1993 si candidò a Sindaco di Roma. Ancora oggi, su youtube, su Radio Radicale e sul sito www.partitodellamore.it è possibile ritrovare i filmati ed i documenti relativi alle conferenze stampa di quel periodo (una fra queste moderata dal direttore de L'Opinione Arturo Diaconale), ove Moana denunciava e proponeva una sistematica lotta al malaffare, alla corruzione politica ed alla criminalità organizzata infiltrata nella città, oltre che proponeva un progetto per rilanciare le attività culturali romane; proponeva – già vent'anni fa – di chiudere al traffico il centro storico ed iniziative su come rilanciare l'occupazione giovanile e risolvere il problema dei parcheggi.

Moana la pragmatica, ma anche l'inascoltata che, all'epoca, prese solamente lo 0,52% dei consensi e che morì l'anno successivo, pur indimenticata dalle persone che l'hanno seguita ed amata. Il Partito dell'Amore - che non smetteremo mai di dire che non era il partito delle pornostar, bensì il partito delle persone comuni, al punto che l'unica persona popolare in lista era Moana, mentre tutti gli altri candidati erano persone provenienti dalla cosiddetta società civile, fra cui un'insegnante di lettere ed un postino – fu la prima lista civica italiana. Una lista civica che, non avendo rendite di posizione né posti di potere da garantire e/o da auto-garantirsi, andava al cuore dei problemi.

E candidava Moana – simbolo-icona del Partito stesso - che, abbandonata definitivamente la carriera di pornodiva, pur senza rinnegarla, accettava di entrare seriamente in politica, con determinazione e lanciando lo slogan “Governare con più Amore”, ovvero stare più vicino ai problemi della gente comune, come lei stessa ricordava in una video-intervista dell'epoca. La Roma di Moana e del Partito dell'Amore, così come quella degli intellettuali del settimanale “Il Mondo” e del primo Partito Radicale guidato da Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, sarebbe stata certamente molto diversa.

Per uscire dal pantano occorre ripartire da lì.

http://www.opinione.it/politica/2014/12/21/bagatin_politica-21-12.aspx



1 marzo 2014

Breve ma ragionata critica dei social network

Li chiamano social, ma, in realtà, hanno davvero una funzione sociale ?

Sono divertenti certo, ma, invero, non aiutano alla socializzazione.

Incoraggiano semplicemente l'ego, il litigio facile, la presunzione insita in ciascuno di noi.

Incoraggiano pseudo-leader politici e pseudo-capi di Stato e di Governo nei loro deliri social.

Incoraggiano la superficialità, racchiusa in tweet di massimo 130 caratteri.

Impossibile esprimere pensieri profondi. Impossibile pensare che, quanto scriviamo, sia davvero interiorizzato da chi ci legge. Per quanto ci clikki con un mi piace.

L'ideologia del mi piace, invero, nasconde pochezza di pensiero. Omologazione. Scarsa propensione al dialogo in quanto non si possiedono più di 120-130 vocaboli. Il linguaggio, questo sconosciuto.

Belle foto, spesso nelle pose più assurde e, all'apparenza, provocanti. Però, nei social, sono bandite le foto di nudo...anche se artistico !

Assurdo. L'arte paragonata a pornografia. L'arte paragonata a voyeurismo. Il voyeurismo, forse, delle menti degli ideatori dei social che, nei fatti, sono degli (a)social. Dei luoghi-nonluoghi che esistono solo per veicolare pubblicità più o meno palesi, più o meno occulte, in banner che compaiono nel web ormai in e da ogni dove.

E' questo il Grande Fratello webbizzato post-marcuzzizzato. Il controllo dei gusti e delle tendenze degli utenti dei social, controllati dai professionisti della pubblicità e del marketing economico e finanche politico.

Nessuno sbocco creativo. Nessuno sbocco affettivo. Solo un freddo schermo del computer e, là fuori, i signori dell'economia e della politica spicciola. Più diversi voyeur, alla ricerca di sesso facile. Spesso, purtroppo, a pagamento.


Luca Bagatin



17 febbraio 2014

Aforismi bagatiniani sulla contemporaneità dell'inesistenza (ma con un occhio di riguardo al fascino di Maria Elena Boschi): by Luca Bagatin



L'unica cosa buona di Matteo Renzi è il fascino di Maria Elena Boschi

Per fortuna disconosco l'utilità degli iphone e dei socialnetwork

Sono per la qualità della vita, non certo per la quantità

La mia donna ideale è certemente una donna del passato

All'innovazione e alla crescita preferisco di gran lunga la stagionatura e la decrescita

Bisogna dare escremento all'economia !

Gay è O.K. Putin è K.O.

Si scrive "magnati" (della finanza, dell'economia, dell'editoria ecc...), ma si legge "magnaccia"




9 dicembre 2013

L'unica vincitrice delle primarie

L'unica vincitrice (morale, fra gli immorali della politica) 
delle primarie del cuore



Moana, forse, oggi, sarebbe un ottimo leader politico per un mondo diverso,
certamente meno perverso.



7 settembre 2013

"La mia vita è un Caos Calmo: Alla ricerca della Donna Ideale (ovvero inesistente)". Monologo by Baglu

Ci sarebbe molto da riflettere sul perché ed il percome molte persone, anzi, quasi tutte le persone e a volte senza il quasi, si facciano sentire solo ed unicamente quando ne hanno necessità.

Vogliono interviste, vogliono che li incontri, necessitano di qualche aiuto o di qualche spintarella, magari anche che gli si lecchi il culo. Per lo stretto necessario. Poi più nulla.

Questa mattina mi trovavo nel giardino dietro casa e stavo leggendo un libro sulla psicologia femminile che mi è stato suggerito da A.

Respiravo l'aria di fine estate ed osservavo il luogo in cui, quando avevo sei e sette anni giocavo a "campana", con un caro amico d'infanzia con cui sono ancora in contatto e con cui ancora esco a bere o mangiare una pizza. Un po' mi sono commosso e, per un istante, ho persino pensato che a sei o sette anni è impossibile pensare alla morte. Anche se io ci pensavo, ma, allora, come ad una cosa da rifuggire.

Pensavo che i morti fossero costretti ad essere chiusi in strette ed anguste bare da cui non sarebbero più potuti uscire per l'eternità.

Allora, quindi, avevo paura di morire e quell'amico d'infanzia mi ripeteva: "Ma tanto noi abbiamo ancora molti anni da vivere".

Oggi mi sento sprecato.

Sarò presuntuoso, ma mi sento francamente sprecato in questo mondo di clown, pazzi, stronzi, papponi, troie da sbarco, rompicoglioni, gradassi, mezzecalze, ricconi venuti sù dal niente (e che niente continueranno ad essere, ma nella totale inconsapevolezza dei più), fedifraghi o fedifraghe, banderuole.

E' vero, quando una donna mi ferisce sto molto male. E il mondo sembra crollarmi addosso. Non so spiegarne il motivo, ma penso sia dovuto a questa mia particolare sensibilità per il fascino femminile, che trovo in realtà solo di rado e in pochissime donne.

Quando questa o queste mi feriscono è come se mi crollasse un'ideale. E' come, credo, quando cadde il Muro di Berlino ed i comunisti duri e puri non seppero capacitarsene.

In realtà penso di essere sempre stato comunista, anche se non l'ho mai voluto ammettere del tutto. L'idea di un mondo perfetto mi ha sempre piacevolmente accarezzato, sarà perché rassicurante, sarà perché è un'idea grandiosa che, crescendo, approfondendo, studiando e sperimentando, comprendi essere assurda, effimera.

E' come l'idea di vivere per sempre con una donna che ti comprenda e che ti ami. E' un'idea e le idee sono bellissime.

Ma effimere.

Non ho più molta voglia di far parte di questo "grande circo". Mi diverte, a volte, ma è una gran perdita di tempo e, talvolta, anche di dignità. 

Mediare, sorridere, dire di sì, non sono cose che hanno mai fatto per me.

Allora tanto vale ritirarsi. Per un po', anche se preferirei farlo per sempre. Ma è ancora prematuro.

In realtà so che mi stancherei presto del "ritirarmi per un certo periodo di tempo". Sarebbe come decidere, di fronte ad un cabaret di pasticcini, di mangiarne solo uno. E chi resisterebbe ? Qualcuno - più parco e moderato del sottoscritto - resisterebbe e saprebbe resistere. Ma non il sottoscritto, preso dalle passioni, dalle pulsioni, da tutta roba che non interessa a questo mondo fatto di cretini che non sanno di esserlo (è questo il grave, perché chi scrive sa di esserlo, altrimenti sarebbe già uscito di scena da quel dì !).

Un giorno ci si renderà conto di quanto siamo/siete ridicoli nel nostro/vostro apparire. Nei socialnetwork, nei media, nei blog, in televisione.

C'è chi, purtuttavia, ha fatto di questo un modo per prendere in giro la baracca.

Ed è anche stato preso sul serio.



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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini