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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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16 febbraio 2015

"La (anti)politica dell'Amore": aforismi e riflessioni by Luca Bagatin

Ancora ci si stupisce della commistione fra affari privati e politica, fra sistema bancario-imprenditoriale e politica...mah.
Ovvero ancora non si comprende che la politica rappresenta la morte civile e che il potere ne è la massima rappresentazione.
Per questo, da parecchi anni, preferisco parlare di donne e di belle donne.
Ponendole al centro di un progetto (anti)politico e (contro)culturale.
Perché è da lì che può rinascere una società fondata sull'eros, in luogo di una società fondata sul danaro e sulla mercificazione. Ovvero una società fondata sull'autodistruzione e sulla stupidità.
Ho un forte nonsenso delle Istituzioni !
L'idea dell'amore fatto in un cimitero m'intriga molto e la trovo tutt'altro che blasfema.
La vita che si fonde e confonde con la morte è un'immagine molto filosofica.
Un inno ad entrambe.
"Vivi per chi ti ama , affronta chi ti sfida e ignora chi non ti merita"
Ovvero: ama poche persone, perché poche meritano davvero il tuo amore, ignorane molte e le sfide affrontale sempre di petto, talvolta anche di pancia se necessario.



2 giugno 2013

Per la Repubblica dell'Amore (non quella partitocratica e degli inciuci)







Anita Garibaldi, Madame Blavatsky, Ilona Staller e Debdeashakti





9 maggio 2013

Recensione di "Universo Massonico" di Luca Bagatin redatta da Marcella Andreini per "Officinae" del marzo 2013

Per la Befana 2013, mi trovavo sul sito di Luigi Pruneti, stavo per inviare il mio 3° messaggio nell’arco degli ultimi 3 o forse 4 anni, quando mi accorgo che anche i due precedenti, li avevo mandati nei giorni di festa: Pasqua, di non ricordo quale anno, e l’Epifania del 2012. Mi sono chiesta perché nei giorni di festa mi ritrovassi casualmente (esiste la casualità? esiste un richiamo? sento il respiro delle costellazioni?) ad inviare messaggi proprio in quel sito. E così, per la Befana 2013, mi ritrovo il libro “Universo Massonico” di Luca Bagatin, consegnatomi, non da una gobba vecchietta a cavallo di una scopa, ma da un corriere: si sa, con il tempo si sono accorciati i tempi. Ma i regali arrivano ancora. E la prefazione scritta da Luigi Pruneti inizia con un ricordo personale di Pruneti con l’immagine di una gerla che conteneva i regali portati, rieccola di nuovo lei, dalla Befana a Luigi Pruneti bambino.

Era inevitabile che accettassi di scrivere questa recensione, la Befana lo pretende, mi ha inviato troppi segnali che non posso certo ignorare.

Come ci dice l’autore, Luca Bagatin, nella nota introduttiva all’opera Universo Massonico (Bastogi editore), il volume raccoglie i suoi scritti pubblicati dal 2005 in riviste che affrontano tematiche massoniche ed esoteriche e nel suo blog (www.lucabagatin.ilcannocchiale.it)

Bagatin non scrive tenendo per mano il lettore, non lo coccola, non lo guida, piuttosto lo trascina in un viaggio che lo porta dalle Radici gnostiche della Massoneria, con cui si apre il primo capitolo, per arrivare alle interviste attuali a chi la Massoneria la vive e ne porta avanti gli ideali nella propria quotidianità, ricoprendo ruoli di dignitari di loggia come Gabriella Bagnolesi Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Femminile d’Italia; storici della Massoneria come il Prof. Aldo A. Mola; e, tra gli altri, l’articolo-intervista al Prof. Luigi Pruneti Sovrano Gran Commendatore e Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia degli ALAM; la Prof.ssa Francesca Vigni che ha rilasciato un’interessante intervista sulla questione femminile in Massoneria; e, da non dimenticare, Nathan Gelb autore del thriller Delitti sotto la cenere che vede come protagonista il Gran Maestro della Massoneria partenopea, Raimondo de Sangro.

Da mettere in evidenza il terzo capitolo, dedicato ai ritratti di grandi iniziati, partendo da Cagliostro (…l’emblematica figura del Gran Cofto Alessandro Cagliostro, dimostra, insieme a quella dell’altrettanto misterioso Conte di Saint Germain e dei fondatori del Martinismo Martinez de Pasqually e Louis Claude de Saint-Martin, come il Secolo dei Lumi non fu solamente mera ragione e mero materialismo, bensì diede l’impulso per una rinnovata apertura verso gli antichi concetti Ellenistici, Ermetici e dunque Gnostici del Vero, del Bello e del Buono. Che sono anche alla base di ogni Civiltà degna di questo nome.); Luca Bagatin ci ricorda poi le figure del conte di Saint Germain di Helena Petrovna Blavatsky fondatrice della Società Teosofica (a cui ho aderito nel 2001, condividendone totalmente i principi: Fratellanza Universale dell’Umanità senza alcuna distinzione; studio comparato delle fedi, delle filosofie e delle scienze; ricerca dei poteri latenti dell’individuo.); e poi la figura di Saverio Fera a cui si deve la fondazione della Gran Loggia d’Italia (Il Fera, in linea con lo spirito originario della Massoneria, non potendo sopportare la politicizzazione dell’Istituzione, ovvero la sua trasformazione in vero e proprio partito politico, ricostituì – nel 1908 – la Massoneria Scozzese con buona parte del Supremo Consiglio di cui faceva parte e, nel 1910, diede vita alla Serenissima Gran Loggia d’Italia, poi Gran Loggia d’Italia degli ALAM); seguono i profili di Giordano Gamberini, Lino Salvini e Giovanni Ghinazzi.

Interessante, a mio avviso, il quarto capitolo Letteratura e Massoneria. Ancora un viaggio. La letteratura permette un’infinità di viaggi: tra le righe, tra le parole spesso sacre e quasi sempre un simbolo; un viaggio nel profondo e poi verso la cima “a riveder le stelle”; un viaggio letterario esoterico è anche, spesso in orizzontale, quanti personaggi vanno alla ricerca, nelle loro avventure, della risoluzione di se stessi e delle loro vite, succede nelle Avventure di Pinocchio, succede nel Decameron, succede un po’ dovunque lo si voglia trovare. Ecco che Luca Bagatin ci presenta un esempio di quel viaggio “V.I.T.R.I.O.L”, dedicando ampia analisi al Viaggio al centro della terra di Jules Verne, in quel centro terrestre da identificare con il nostro io interiore, dove troviamo la nostra vera pietra, il nostro oro interiore; è in quelle viscere terrestri che Guenon ne Il Re del mondo, come ricorda Luca Bagatin, colloca l’Agarthi. Si giunge al più recente (2009) Il sentiero del bosco incantato di Luigi Pruneti, un viaggio esoterico nella letteratura partendo dall’opera di Apuleio, fino a giungere alla modernità del fumetto, non tralasciando la fiaba che, di quel bosco incantato e luogo di sacralità segreta, è la protagonista assoluta.

Universo Massonico, di pagina in pagina, ci porta a spaziare in un mondo che sempre ha affascinato l’uomo desideroso di conoscenza; libro che si pone come punto di partenza per chi è ancora nella fase di curioso che di conoscitore; ma anche un libro di grande interesse, per le sorprese che rivela - in quanto Bagatin ha potuto attingere da fonti non a tutti note – per coloro che già sono profondi conoscitori dell’universo massonico.


Marcella Andreini

www.orlando-kokoro.blogspot.it



15 febbraio 2013

Il testamento massonico di Peter Boom. All'insegna della pace e dell'amore universali.



Peter Boom, carissimo amico fraterno purtroppo scomparso, nonché collaboratore di questo blog, già attivista per i diritti civili degli omosessuali ed in favore delle libertà sessuali in genere, attore olandese, scrittore, cantante, artista poliedrico e ideatore della Teoria della Pansessualità, oltre a tutto ciò, era anche un Iniziato alla Massoneria.
Lui stesso non ne faceva mistero, anche se non lo sbandierava. Era un "massone in sonno" da diversi anni, quando lo conobbi io, ma mi raccontò della sua iniziazione - negli Anni '50 - in una Loggia olandese e, successivamente della sua affiliazione, una volta giunto in Italia, al Grande Oriente d'Italia e della sua amicizia con l'eminente dignitario del GOI Elvio Sciubba.
Peter era prima di tutto un libero pensatore e la sua idea di Massoneria era essenzialmente pratica. I suoi ideali di fratellanza universale ed amore incondizionato, mal gli facevano comprendere e sopportare le varie divisioni interne ed esterne all'Istituzione, per cui aveva, da anni, scelto la strada dell'attivismo libertario.
Peter, la cui presenza mi manca davvero molto, mi aveva affidato questo suo "testamento massonico", pronunciato in Loggia quando ancora il mondo viveva in piena Guerra Fredda.
E' stato per me un piacere trascriverlo e trasmetterlo, qui, di seguito, integralmente, sia in forma cartacea che scritta (l'italiano è un po' incerto, a causa del fatto che - quando Peter lo scrisse - era da poco giunto del nostro Paese).

L.B.






Quando sono entrato per la prima volta bendato nel tempio per l'iniziazione, sono stato in grado di lasciarmi guidare con molta fiducia dal Maestro esperto, specialmente perché sapevo di essere cieco; come siamo ciechi tutti perché non sappiamo finora vedere completamente la via di portare le responsabilità dateci dal Grande Architetto.
Poi perché avevo simbolicamente lasciato dietro di me i metalli (oro, argento, danaro ecc...), che spesso fanno deboli gli uomini.
*************** cioè "conosci te stesso" c'era scritto sul tempio di Apollo a Delfi, ed è la massima che Socrate fece propria.
Anche noi dobbiamo sempre tener presente che siamo deboli ed aperti a tante influenze, buone e cattive, che non sappiamo ancora ben conoscere.
Perché un nostro grandissimo Maestro, Gesù Cristo, scacciò fuori dal tempio con la frusta quelli che facevano affari là dentro e cambiavano moneta ?
Perché sapeva bene cosa è il denaro e come dannosamente influisce su noi esseri umani.
Egli desiderava vedere nel tempio un'atmosfera di purezza umana senza nulla che potesse richiamare alla mente la corruzione.
A che cosa servirebbero nei templi i simboli significativi e le profonde parole che ci indirizzano sempre di nuovo verso un buon lavoro e verso nobili pensieri ? Questi simboli che influenzano l'uomo più spesso attraverso l'inconscio sono stati usati anche purtroppo, da tante forze religiose per soggiogare intere popolazioni, invece di far uso di questo simbolismo misterico per allargare la mente umana e indirizzarla verso il bene.
Hanno creato così fra l'altro con un regime di paura ed assolutismo un falso cristianesimo il più delle volte per il proprio interesse; non avendo compreso che il proprio interesse dev'essere allargato tanto da abbracciare l'interesse comune, l'interesse di tutti.
L'egoismo dev'essere sviluppato tanto da diventare egosimo comune; io come uomo voglio star bene, ma so di non star bene se tutti non stanno bene, per la semplice ragione che possono scoppiare dei conflitti come per esempio: guerre, scioperi, rivolte, scandali, liti ecc. ecc.
Questa è socialità nata da una visione più larga del proprio interesse, ecco perché "Conosci te stesso".
Se conoscessimo noi stessi sapremo come praticare la vita, potremo anche portare le nostre responsabilità. Non è forse un'onta per l'umanità che non sia possibile nemmeno porre termine alle guerre ?
I popoli si dividono per motivi irrazionali di nazionalismo, fanaticamente inteso, e si lasciano entusiasmare per una guerra in pochi giorni dalla propaganda.
Nemmeno noi Massoni di tutto il mondo siamo stati capaci di riunirci veramente e viviamo ancora divisi dentro la nostra organizzazione stessa. Perché non ci sappiamo riunire sotto gli auspici del Grande Architetto dell'Universo con quel senso di religiosità cosmica (come lo chiamava Einstein) ? La quale è quel profondo meravigliarci della vita e delle cose, e che renderci conto che noi siamo qui in mezzo all'Universo semplicemente per vivere, e per imparare a vivere bene, senza gettare la colpa delle nostre sfortune su qualche povero Dio per sbrigarci così delle nostre responsabilità.
Non per niente un uomo come Einstein, che fu un essere umano molto libero di pensiero, ha potuto scoprire la "relatività".
Perché per concepire l'idea della relatività bisogna essere dei veri liberi pensatori, se no è facile che ci si perda nel vuoto e che non si sappia più dov'è il posto dell'uomo e perché si vive.
Negli ultimi anni grandi uomini fra i quali, appunto, Einstein, e poi Gandhi, Russell ed altri, hanno lottato per la pace in tutto il mondo, ma i governi restavano sordi.
Si diceva: sì ! è buono questo tentativo, ma cosa può fare un solo uomo, o che cosa può fare un solo governo ?
E' così che non si è potuto fare completamente nulla, e stiamo tutti qui come bambini senza far niente.
Ci si domanda talvolta: perché vivere ancora a questo mondo se non si può cambiare nulla ?
Per quale motivo facciamo ancora quel poco lavoro che facciamo, sapendo che andando avanti così esso non ha più alcuna importanza ? Ma noi non vogliamo continuare così.
E proprio adesso è il tempo di cominciare a cambiare le cose, e di riunirci tutti per aprire quella porta chiusa, che noi stessi teniamo serrata.
Noi uomini di buona volontà di tutto il mondo abbiamo in mano la chiave di quella porta che ci apre la via della pace.
Ma, abbiamo detto, che cosa può fare un solo uomo, un solo governo, una sola metà libera del mondo ?
A guardare bene, ciascun uomo può fare molto nel proprio ambiente, dando un buon esempio nella pratica della vita (morale etc.) e portando un po' di luce nelle menti più ristrette, che sanno pensare soltanto in termini di nazionalismo fanatico ed intollerantamente.
Ciascun governo può fare molto associandosi in alleanze o, meglio, in federazioni con altri governi, scambiando liberamente punti di vista con altri Paesi e lottando contro il ristretto sentimento nazionale e contro i monopoli, dannosi per la libertà dei popoli.
Una sola metà del mondo potrebbe fare tutto, se lavorasse positivamente e onestamente all'evoluzione progressiva; perché credo che l'altra metà a poco a poco si libererebbe e seguirebbe vedendo il lavoro positivo e le buone conseguenze di una tale attività.
Tutto questo è nel nostro stesso interesse !
In ciò secondo me noi Massoni abbiamo un compiato da svolgere: aprire le porte dei pregiudizi ristretti e locali, che ci hanno tenuto finora nella terribile schiavitù delle guerre, delle miserie e delle paure non necessarie, e affratellare le nazioni con la progressiva abolizione delle frontiere e l'istituzione di governi comuni, per realizzare questo ideale di quasi tutta l'umanità: la pace.


Peter Boom



21 luglio 2012

"La perfezionista" di Cesare Lanza: un film senza pregiudizi, che scuote le coscienze

"La perfezionista", opera prima del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, ideatore del Movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito.
Un film intelligente, struggente, a tratti comico e grottesco. Un film sul senso della vita e della scelta del morire, quando la vita diventa insopportabile.
"La perfezionista", film basato su una storia vera, è andato in onda, per la prima volta, venerdì 20 luglio scorso, a mezzanotte, su Canale 5. La scelta del giorno e dell'orario mai fu più infelice per un film adatto ad un pubblico vasto, sia giovanile che non.
Interpretato dall'affascinante e coinvolgente Aurora Mascheretti e da Rinaldo Rocco, rispettivamente nei ruoli di Giselda, la protagonista, e del suo ragazzo Angelo. Con un piccolo cameo di Sandra Milo, che interpreta se stessa.
Giselda è una ragazza all'apparenza perfetta che, sin da quando andava a scuola, era la prima della classe. Lavora come impiegata modello presso lo studio di un avvocato romano, è abitudinaria quasi sino alla maniacalità: ogni mattina è solita mangiare mele verdi (che troveremo in quantità anche accanto alla sua scrivania ed a casa sua), tagliandone ciascuna in spicchi perfetti; prende il suo solito the al bar, portandosi da casa quattro biscotti che dispone ordinatamente sul tavolo, appoggiati ad un fazzolettino bianco; ripone con cura i suoi abiti, in ogni occasione.
La sua perfezione attira le invidie di Roberta, sua collega, la quale è spesso in ritardo al lavoro a causa di una situazione sentimentale complicata. Inoltre, Giselda, è oggetto delle attenzioni particolari dell'avvocato, anziano e dallo sguardo viscido, oltre che sposato con una donna molto più giovane di lui.
La ragazza, ad ogni modo, rifiuta sempre di buon grado tali attenzioni.
Angelo è il compagno e convivente di Giselda, musicista, raffinato e colto. Si sono conosciuti dal fioraio, casualmente, e la ragazza si innamorò di lui per la sua sensibilità e per l'amore verso i fiori che per Angelo rappresentano "la metafora della perfezione e della decadenza della vita".
Giselda ed Angelo hanno una sola vera certezza: non sanno che senso abbia la vita, vivono l'una per l'altro, appassionatamente, sin da quando si sono conosciuti, vivendo alla periferia di Roma, in una grande casa, senza grandi relazioni con l'esterno, vivendo d'amore e passione.
Giselda ha purtuttavia anche un'altra vita. E' attrice di film hard presso la casa di produzioni cinematografiche "Il senso della Storia", ove si realizzano film tratti da opere storiche ed il cui motto è "Classe, Cultura, "Carne". Giselda vive la cosa con naturalezza, senza alcun imbarazzo, diretta da un regista al limite del grottesco, il quale è solito stirarsi i pantaloni presso il suo ufficio.
Angelo inizia ad accusare forti dolori di testa, convulsioni e crisi di vomito continue. Le analisi mediche saranno chiare: tumore al cervello.
La vita di Giselda sprofonderà nell'incubo e non troverà conforto nemmeno nella dottoressa che ha in cura Angelo, bigotta al punto di disprezzare la loro storia di coppia di fatto, non sposata.
Angelo chiederà alla sua compagna un'estremo atto di amore e dignità: vuole che lei lo uccida, per non lasciarlo soccombere nel dolore.
Giselda confida ancora in una possibile guarigione del compagno, ma, allorquando comprenderò che non v'è più speranza...si chiede "Che cosa devo fare ?" "Che cosa sto per fare ?" e sarà così che lo ucciderà, strozzandolo per poi baciarlo appassionatamente, rimanendone sconvolta.
Da allora la sua vita sarà completamente stravolta, rinuncerà alle sue abitudini che tanto l'avevano aiutata ad "ordinare la sua vita", a "darle un senso". Tornerà al lavoro completamente disordinata e sciatta, riunucerà al contratto di tre anni come attrice hard e....tenterà ben presto il suicidio con il gas, ma sarà salvata dagli addetti dell'impresa di traslochi.
Dopo la convalescenza i suoi "amici", ovvero l'avvocato, la collega, il regista e gli attori hard, organizzeranno una festa per lei, ove la faranno da padrone discorsi banali sulla crisi economica ed ove, ancora una volta, lo spirito da satiro marpione dell'avvocato tornerà alla carica con una Giselda che, ancora una volta, rifiuterà ogni proposta sconcia.
Giselda si è ormai trasferita in una nuova casa, un attico con vista su San Pietro. La vediamo percorrere l'attico, inquieta, con alla mente le parole del suo insegnante di lettere: "Non sappiamo perché siamo al mondo. Vedi, Giselda, come è difficile vivere".
Sarà così che, Giselda, dopo aver dato uno sguardo alla cupola di San Pietro, sorridente, si getterà dal cornicione, sorridente e consapevole del suo gesto estremo. Un gesto tragico, ma di libertà da una vita che, ormai, per lei era diventata insopportabile.
Il film di Cesare Lanza apre ferite profonde, scuote certezze, disorienta lo spettatore più sensibile che potrebbe aspettarsi un finale diverso, aperto a nuove possibilità per la ragazza, ad una nuova vita.
Cesare Lanza afferma di aver voluto rappresentare, con questa sua opera, ciò che lui considera l'assoluto non senso della vita.
Personalmente ritengo abbia voluto andare anche oltre. Abbia voluto raccontare una storia vera fatta di sentimenti, di equilibri fragili, nei quali, invero, ciascuno di noi può riconoscersi o può essersi riconosciuto.
Lanza ha voluto costringere, anche lo spettatore più ottuso, a porsi delle domande sul senso della vita e della morte, fuori da ogni giudizio moralistico o religioso.
Il suicidio, può essere condannato dalla società o dalla legge ? E perché mai ? E perché mai, in Italia (ma non solo), non esiste una legge che permetta l'eutanasia ed il suicidio medicalmente assistito e, pertanto, strutture medico-sanitarie ove questi sono praticati, con tanto di assistenza psicologica ? Perché, se la vita propria o altrui diventa insopportabile, si deve ricorrere a metodi cruenti, violenti, per nulla degni di civiltà ed umanità ?
Ecco che Cesare Lanza, con "La perfezionista", incide nelle coscienze questi ed altri interrogativi e sarebbe una vera mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza del pubblico se, tale film, non fosse riproposto in prima serata il prossimo autunno e non contribuisse a riaprire un dibattito su un tema di così stretta rilevanza politica e sociale.

Luca Bagatin




28 giugno 2012

Una visita presso la sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi (parte seconda)


Largo Argentina: Via di S. Nicola de' Cesarini, a Roma, ove ha sede la Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi



Palazzo Vitelleschi, sede della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM


Sala del Tempio della Massoneria italiana Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Luca Bagatin all'ingresso del Tempio della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi, fra le colonne Jachin e Boaz


Luca Bagatin (simpaticamente, ma con profondo rispetto) sul Trono del Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Ancora
sul Trono del Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Sala riunioni all'interno della sede della Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi.
Si possono notare, alla parete, i ritratti dei Fr. Giosue Carducci e Giovanni Pascoli


Teca con oggettistica massonica donata all'Obbedienza dall'attuale Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro prof. Luigi Pruneti


Paramenti ed oggettistica massonica, conservata presso la Gran Loggia d'Italia degli ALAM - Palazzo Vitelleschi


Bottiglie con i paramenti massonici. Non sono simpatiche ? ;-)



15 maggio 2012

Grandezze e miserie del pensiero liberale

Il liberalismo è molto più che una dottrina economico-politica.
E' un modo di essere, di vivere, di concepire il mondo in totale pieno rispetto del diverso, delle opinioni altrui, purchè, ovviamente, non si tratti di opinioni totalitarie o intolleranti. Il liberale non è un fesso che lascia correre tutto. Nè il liberale è un democratico tout court. Egli antepone la libertà di pensiero (ragionato, argomentato) al mero chiacchiericcio, al mero vociferare di tutti coloro i quali vorrebbero dir la propria: magari senza alcun back ground culturale alle spalle.
Mauro Cascio, giovane giornalista e scrittore, con "Grandezze e miserie del pensiero liberale: da Pericle ai Templari, dal Seicento europeo a John Rawls, da Amartya Sen alla Loggia P2" (Bastogi editrice), inquadra molto bene questi concetti e lo fa per mezzo di uno stringato ma approfondito excursus storico-politico.
L'introduzione del saggio è curata da Licio Gelli, il quale avvisa il lettore che - il saggio di Cascio - "non è una storia dell'ideologia, né un saggio di filosofia politica (…) E' piuttosto una rivendicazione della legittimità di un pensiero fra i più significativi ed importanti della civiltà occidentale...".
Il liberalismo, come ricorda lo stesso Gelli, peraltro, è stata (ed è) l'occasione per salvare la dignità nazionale dagli opposti estremismi.
E così, Mario Cascio, va a ritroso nel tempo e ci fa scoprire che, forse, le radici del liberalismo nascono con Pericle, nato attorno al 550 a.C..
Pericle, nobile politico, il quale introdusse per primo la remunerazione nei pubblici uffici, permettendo così, anche ai cittadini meno abbienti, di accedere al governo della città.
Liberalismo e laicismo non sono nè potranno mai essere due entità separate. L'uno va di pari passo con l'altro e chi non propugna la laicità dello Stato, confondendo principi religiosi con leggi dello Stato, mai potrà dirsi liberale o amante della libertà. Lo sapevano bene filosofi come Pitagora e Socrate. Quest'ultimo, peraltro, al fine di fuggire qualsiasi dogmatismo, non solo non lasciò nulla di scritto, ma non fondò nemmeno una scuola filosofica. Socrate, semplicemente e laicamente, inviterà a porre l'uomo ed i suoi problemi al centro di ogni riflessione.
La filosofia socratica, peraltro, invita a ricercare la verità entro ciascuno e la verità non è mai cosa assoluta, bensì è conquista personale.
Di qui, peraltro, l'assurdità delle pericolose e scarne argomentazioni di coloro i quali combattono ogni tipo di relativismo, in nome di astrusi e/o pericolosi assolutismi (religiosi, politici...).
Ma chi l'avrebbe mai detto che persino i Templari, memori degli antichi insegnamenti, fossero - più che dei monaci-guerrieri a difesa della Cristianità - dei veri ricercatori della Verità entro sè stessi e ciò anche grazie ai viaggi ed alle ricerche esoteriche compiute in Oriente ?
Saranno dunque i Templari, poi bruciati al rogo per motivi sia politici che religiosi, che ispireranno nuove forme di letteratura ed architettura, dando vita, nei secoli successivi, ad un nuovo Umanesimo.
Nuovo Umanesimo propugnato da Federico II di Svevia, in Sicilia, grande cultore di scienze, filosofia e cultura, tanto da dubitare dei dogmi cristiani ed essere scomunicato.
Ma sarà con Erasmo da Rotterdam e, successivamente, con Pico della Mirandola e Marsilio Ficino, che il nuovo Umanesimo avrà il suo massimo splendore e darà vita al più luminoso dei secoli dopo quello del Lumi, ovvero il Rinascimento.
Pico della Mirandola, peraltro, divenne celebre ed illustre, per il suo tentativo di individuare il nucleo di verità fra le tre grandi religioni monoteiste, ovvero Cristianesimo, Ebraismo ed Islamismo. Egli, infatti, tentò di conciliare la Qabalah ebraica con la teologia cristiana, il pensiero filosofico con quello magico, Platone con Ermete Trimegisto.
Siamo all'origine del vero pensiero liberale, ma anche di quello massonico-esoterico-spiritualista che avrà come suo massimo esponente Giordano Bruno, il frate dominicato di Nola, successivamente filosofo ed arso vivo dall'Inquisizione cattolica per aver affermato e dimostrato - fra le altre cose - che l'individuo non è affatto separato da Dio, ma è Dio stesso incarnatosi in uomo. Purtuttavia sarà necessario attendere il 1689, con la pubblicazione dell'Epistola de Tolerantia di John Locke, affinichè si inizi a parlare di tolleranza religiosa.
Da tale tolleranza, ad ogni modo, erano esclusi sia atei che cattolici, entrambi portatori di posizioni dogmatiche ed assolutistiche.
Con l'avvento del XVIII secolo e, dunque, l'Illuminismo, possiamo trovare le posizioni di Montesquieu e di Kant. Il primo propugna la separazione dei poteri statali, mentre il secondo parla dell'esistenza di diversi tipi di fede religiosa, le quali vanno sempre e comunque tollerate.
Possiamo dunque notare come, all'origine del pensiero liberale, questioni politiche e questioni religiose andassero di pari passo, percorse, entrambe, da antichissime correnti filosofiche ed umanistiche.
Fu con Wilhem Von Humboldt, nel 1792, che si iniziò a parlare, in ambito liberale, di riduzione dei poteri e delle prerogative dello Stato.
Humboldt sosteneva infatti che "lo Stato è coercizione e che la società è libertà degli individui che la compongono". Secondo Humboldt, dunque, lo Stato è un male necessario, ma occorre comunque che sia un male minore, ovvero le sue prerogative debbono essere unicamente limitate a garantire la sicurezza da nemici interni ed esterni.
Il filosofo Jeremy Bentham, pressochè contemporaneo di Humboldt, elaborerà invece la teoria dell'utilitarismo, ovvero l'improntare la legislazione e la condotta morale a puri fini utilitaristici, ottenuti mediante la somma algebrica di tutti i dolori e vantaggi e di tutti i piaceri e vantaggi dell'individuo nel corso della sua vita. Tale teoria, peraltro, sarà oggetto di feroci critiche da parte di Giuseppe Mazzini, il quale - diversamente - riteneva che l'individuo dovesse improntare la sua condotta morale sui doveri, prima ancora che sui diritti e sui piaceri.
Altri importanti teorici del pensiero liberale furono Benjamin Constant, Tocqueville e Stuart Mill, i quali, peraltro, riterranno che "il governo della mediocrità è un governo mediocre" e "per infrangere l'oppressione è necessario essere eccentrici".
I liberali, infondo, a differenza dei democratici (che possono anche essere dei mediocri, al punto dal tollerare eventuali "dittature della maggioranza"), sono da sempre degli “eccentrici”. Nel senso buono, s'intende.
Fra costoro il celebre Karl Popper, liberale puro per antonomasia.
Popper, infatti, aveva una fiducia incondizionata nella ragione empirica e riteneva che lo Stato fosse un male necessario, in quanto è un male perché implica un certo grado di coercizione, necessario in quanto indispensabile a risolvere i contrasti sociali. Inoltre egli si definiva "democratico" non in quanto ritenesse che la maggioranza dovesse sempre avere ragione, bensì in quanto "gli istutiti democratici rappresentano il male minore".
Inoltre egli riteneva che le istituzioni liberaldemocratiche, affinchè possano funzionare, devono essere suffragate da solide tradizioni politiche e culturali, in assenza delle quali esse rischiano di scivolare verso la dittatura. Per finire, Popper, affermava chiaramente che, in nome della Tolleranza e della società aperta e liberaldemocratica, si deve essere disposti a negare tale tolleranza agli intolleranti, i quali devono essere sempre e comunque combattuti. Pena il decadimento della società aperta e liberaldemocratica.
L'analisi di Mauro Cascio prosegue, sino a toccare Amartya Sen, celebre economista indiano, e concludere con la Loggia massonica Propaganda 2 di cui fu Venerabile Licio Gelli ed il cui programma (Piano di Rinascita Democratica) è inserito nel saggio stesso, in appendice.
Un programma economico-politico che, come ebbe modo di dirmi il prof. Aldo Alessandro Mola, in una intervista che gli feci nel settembre 2011, se lo si legge senza pregiudizi "esso mirava a consolidare la democrazia ed a conciliare i cittadini".
"Grandezze e miserie del pensiero liberale" è dunque un ottimo testo di approfondimento per ricercare, senza pregiudizi, le origini del liberalismo e comprendere i motivi per i quali, in Paesi scarsamente liberali, come ad esempio l'Italia, fu spesso osteggiato e vilipeso.

Luca Bagatin



4 maggio 2012

"Selezioni" di personale discriminatorie o, quantomeno, arbitrarie



Da qualche tempo sono persuaso che dovrei scrivere un articolo lungo ed esaustivo, relativo alle "selezioni" di personale, in ambito lavorativo.
E come potrebbe essere diversamente visto che, molti, moltissimi, in particolare giovani, in questi ultimi anni, stanno disperatamente cercando (o perdendo) un'occupazione ?
Non è un discorso retorico e, se c'è una cosa che detesto, sono i discorsi retorici.
Non voglio, qui, soffermarmi sulle cause della disoccupazione, in particolare giovanile, che è spesso causata da una legislazione penalizzante per le aziende in termini di possibilità di assumere un giovane: troppi oneri fiscali e parafiscali in primis. Troppi vincoli ai lincenziamenti (il famoso e vetusto Articolo 18 !).
Vorrei qui soffermarmi, piuttosto, sulle troppe e nemmeno troppo celate discriminazioni di aspiranti lavoratori, fra richieste di foto da allegare ai curriculum, limiti di età e spesso anche differenze di genere sessuale (e questo non vale solo per le femminucce, anche i maschietti sono spesso discriminati).
Mi chiedo quale origine antropologica abbia la psicosi di coloro i quali sono deputati a "selezionare" in siffatto modo e che, per quanto mi riguarda, se fossi un imprenditore, potrebbero anche restarsene a casetta loro.
Non si comprende davvero perché discriminare in base all'aspetto fisico (non parlo di cura dell'aspetto fisico, bensì di semplice aspetto fisico), in base al sesso, in base all'età, un candidato ad un qualsivoglia impiego ed, invece, non si selezioni piuttosto in base alle capacità, al merito, al curriculum di studi, alle esperienze, sia lavorative, che formative, che culturali. Persino in base alle passioni ed alla creatività del candidato !
Se ci si sofferma a pensare, ad osservare tutto ciò, si scorge una realtà aberrante, che pure esiste ed è vicina, ed è aberrante proprio perché potenzialmente tocca tutti noi: alti, bassi, in sovrappeso, magri, presunti belli e/o presunti brutti, giovani, giovanissimi, non più giovani, maturi, quasi maturi, vecchi.
Tutte considerate "categorie" da "selezionare" in base ad arbitrarissimi criteri.
Andrebbe fatta una vera inchiesta approfondita, relativamente a ciò. A quanto accade in Italia e, magari, anche all'estero (ove mi dicono che, ad esempio, negli Stati Uniti d'America, nei curriculum non sia - fortunatamente - nemmeno richiesta l'età del candidato all'impiego).
Si potrebbero scoprire scenari davvero curiosi e, spesso, poco produttivi e poco meritorcatici.

Luca Bagatin



27 febbraio 2012

"La mia vita è un Caos Calmo": Sì, me lo ricordo" messaggio di Baglu



Lo ami ?
No, io non amo.
Però un tempo amavi. Amavi me.
Lo so. Ero giovane.
Oggi è una giornata di sole, sì, di sole. Penso che vorrei andare al mare, prendere la mia Vespa ed andarci.
Oggi è una giornata un po' così nel senso che in realtà non vorrei pensare a nulla.
Mi hanno diagnosticato un tumore all'esofago e non ho il coraggio di dirlo a nessuno.
Per questo lo scrivo.
No, in realtà non è nemmeno il coraggio che mi manca, il fatto è che ho già preso la mia decisione e non voglio che nessuno tenti di distogliermi dal compierla.
Già da qualche mese avevo preso contatto con una clinica svizzera che mi avrebbe fatto stare meglio, nel senso che, finalmente, mi farà scomparire per sempre, anzi, diciamo che mi consentirà di esercitare, sul mio corpo, un atto di vera civiltà: mi fornirà gli strumenti affinchè io possa praticarmi una buona morte.
Non mi va di soffrire inutuilmente. Non mi andava nemmeno da ragazzo, quando stavo bene fisicamente.
Non ho paura di morire. In verità la cosa non mi interessa poi molto. Mi sento come se la cosa non mi riguardasse direttamente.
Sono sdraiato su questo letto di questa clinica pulita e profumata. Sono sereno o, quantomeno, mi sento leggero.
Ho superato tutti i test psicologici che mi hanno permesso di accedere al cosiddetto "suicidio assistito" e sono soddisfatto.
In realtà temevo che non li avrei superati e che mi sarei condannato ancora a vivere. L'ultimo anno che mi resta. O, meglio, che mi restava.
Scrivo sul mio computer questo mio ultimo messaggio e ho dato precise istruzioni affinchè finisca nelle mani del mio commercialista, che, fra l'altro, è sempre stato un caro amico.
E' asettico chiamare Mauro "commercialista", visto che, per le mie dichiarazioni dei redditi mi sono sempre rivolto altrove. Però, quando si sta per morire è molto meglio essere asettici. E' un modo per allontanarsi dagli aspetti terreni della vita, da quelli che potrebbero farci crollare da un momento all'altro.
Non voglio piangere. Voglio godermi la dipartita del mio corpo fisico, senza pena.
Nella mia mente non affiorano nemmeno i ricordi di un tempo: con i ricordi ci ho vissuto una vita.
Vorrei poter scrivere le mie "ultime parole famose", ma, invero, finisco solo per scrivere banalità, frasi un po' fatte e vuote.
Vabè, in realtà sono solo in attesa dell'infermiera che mi darà la pillola che mi farà sprofondare nel sonno eterno. Riesco però a pensare a Socrate ed a pensare che lui non ha avuto bisogno di lasciare nulla di scritto per essere ricordato.
Mi ricordo...no, non mi ricordo. Non voglio ricordare. Non ora.




8 febbraio 2012

Con "Socrate" il merito in prima serata tivù



"Socrate", programma senza fronzoli, senza pretese, senza scenografie mastodontiche o raffinate. Programma con l'unico scopo di voler fondere l'intrattenimento all'approfondimento culturale, fra musicisti, persone comuni, giornalisti e studiosi.
Il programma di Cesare Lanza, andato in onda martedì scorso, in prima serata su Rai Uno e condotto da Tiberio Timperi, invero, viene da lontano: viene dal progetto che lo stesso Lanza, con la collaborazione della figlia Giorgia, si inventò l'estate scorsa e diramando le sue intenzioni in rete. Stiamo parlando del movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito (www.socrate2000.com).
In Italia il merito è pressoché assente. Vanno avanti i soliti raccomandati ed ai giovani rimangono o le briciole o il nulla.
Anche in televisione abbiamo assistito, negli ultimi decenni, ad un imbarbarimento involutivo che ha portato ed importato la peggior televisione "all'americana" dalla quale non abbiamo mai avuto nulla da imparare.
Pensiamo al triste Grande Fratello, riedizione televisiva delle perverse fantasie sessuali del marchese De Sade e che oggi, infatti, è in picchiata d'ascolti.
Il pubblico, insomma, alla lunga non è così scemo come si possa banalmente credere.
Il pubblico, i cittadini, pretendono, specie in quest'epoca di crisi economica, sociale e culturale, di essere al centro delle discussioni e vogliono approfondire.
E triste è che ci si renda conto di ciò solo oggi, ma è ancor più triste che lo si faccia solamente in parte.
Prendiamo Sanremo ed il cast strapagato che ci aspetta fra qualche settimana. E' meritocratico tutto ciò, oppure è l'ennesimo specchietto per le allodole, un metodo utilizzato nell'Antica Roma dagli Imperatori per tenere occupato il popolino a divertirsi ?
Pensiamo poi alla politica, ove i soliti noti sono candidati, con sistemi elettorali tutt'altro che meritocratici, bensì verticistici. Ed ove costoro, cambiando di schieramento, hanno la possibilità di decidere più in base alla loro prospettiva pensionistica, che in base alle reali esigenze del paese. Pensiamo ai fantomatici "Responsabili" and Co.
Pensiamo che, invece, negli Stati Uniti d'America, ove vige un consolidato sistema secondo il quale o ottieni risultati oppure vai a casa, la situazione è diametralmente opposta: anche il figlio di una famiglia non abbiente o sconosciuta ai più, può ascendere ai massimi livelli della carriera. Da noi un sistema di questo tipo apparirebbe piuttosto impensabile.
Ed è molto, molto sconfortante.
In tutto questo un piccolo, piccolissimo spiraglio: in prima serata, pur in una Rai che andrebbe privatizzata (sempre per promuovere il merito e non le logiche partitocratiche o di parte), eccoti "Socrate".
Programma non urlato (stranamente !), non volgare, non scosciato. Programma in cui l'ottimo Giancarlo Giannini legge brani di Socrate e di altri grandi. Programma sobrio e che - guarda un po' tu - tre milioni di telespettatori hanno anche premiato.
Si potrebbe fare meglio, si potrebbe fare di più. Vero, verissimo. Si potrebbero invitare persone ancor più comuni, che però hanno qualche cosa da dire e da dare, ancor più giovani volenterosi, leggere ancor più brani in diretta televisiva. Magari si potrebbe anche pensare ad una piccola striscia quotidiana, dopo il telegiornale, in cui discutere di filosofia, cultura ed attualità.  
Il vento sta cambiando, gente, il segnale è chiaro, ma occorre ampliare il progetto e renderlo permanentemente attivo.

Luca Bagatin


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