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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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21 luglio 2013

Elogio del gioco d'azzardo




La vita potrebbe essere vista come un gioco.

E ogni gioco, si sa, ha la sua dose di rischio, casualità, fortuna, sfortuna, abilità.

“Il gioco insegna a saper vincere e a saper perdere”, scrive Cesare Lanza nel suo “Elogio del gioco d'azzardo”, pubblicato in edizione limitata per la sua casa editrice “L'Attimo fuggente”.

Un libro apparentemente provocatorio in questo momento di “crisi” e di profonda critica alle sale da gioco, alle slot machines o ai grattaevinci. Un libro che, ad ogni modo, vuole abbattere quell'assurdo pregiudizio sociale, ma anche politico e religioso, che vorrebbe demonizzare il gioco ed in particolare il gioco d'azzardo, quale fosse la causa di tutti i nostri mali.

“La demonizzazione del gioco d'azzardo è sintomo di ignoranza”, scrive Lanza e non a torto, visto che le case da gioco e persino il gioco online proliferano e sono fonte di lavoro, attrazione turistica, nonché di introiti per l'erario.

Piuttosto che pagare una tassa diretta allo Stato, infatti, è molto meglio pagarla indirettamente e volontariamente, per mezzo dell'acquisto di un grattaevinci, oppure attraverso il gioco del Lotto. Allo Stato, infatti, dovrebbe spettare unicamente il compito di evitare che tali giochi finissero nelle mani della criminalità organizzata. Questa, in sintesi, l'analisi di fondo dell'ottimo Lanza il quale si definisce e non a torto “un liberale assoluto” e, personalmente lo condivido in toto.

Cesare Lanza, nel suo saggio, analizza praltro il fatto che il gioco esiste da sempre e da sempre è presente nella Storia dell'uomo, sin dai tempi precedenti alla nascita di Cristo; che il gioco esiste in tutte le società occidentali e che è bandito, invece, nei regimi illiberali e sottosviluppati, ove, peraltro, esiste comunque ma in forma illegale e criminale.

Lanza, peraltro, fa presente quanto nella società italiana il gioco d'azzardo sia diventato motivo di sciocco pregiudizio, al punto che, anche mediaticamente, persino all'attentatore Luigi Preiti (quello che sparò ad alcuni carabinieri di fronte a Palazzo Chigi durante il giuramento del Governo Letta), si affibbino ben due etichette: il fatto di essere “calabrese” ed il fatto di essere “giocatore d'azzardo compulsivo e schiavo delle macchinette”, cosa poi rivelatasi non vera, in quanto il Preiti era un semplice appassionato del gioco del biliardo.

A rincarare la dose del pregiudizio contro il goco d'azzardo anche l'onnipresente Chiesa cattolica e, per questo, il libero pensatore Lanza, pubblica nel suo saggio interi stralci tratti dai discorsi del Cardinale Bagnasco relativi a ciò. Discorsi moralistici ed a questo punto Lanza si chiede perché la Chiesa non dedichi, invece, maggiore attenzione a ben più “raccapriccianti egoismi”, come ad esempio le guerre o la pedofilia, vera piaga che investe la Chiesa cattolica da decenni.

Cesare Lanza, tornando a parlare degli immensi benefici del gioco d'azzardo in termini di posti di lavoro ed economici, per l'erario, fa notare come ad esempio il Governatore dell'Illinois Pat Quinn, abbia introdutto una tassa di scopo sulle licenze dei concessionari di giochi d'azzardo, la quale andrà a favore dei progetti di pubblica utilità, eventi culturali ed investimenti relativi a scuola ed istruzione. La medesima cosa, peraltro, sta avvenendo via via nel nostro Paese, anche se non in maniera ancora così incisiva. Così come, a favore di interventi di pubblica utilità, sono destinati i proventi del gioco d'azzardo nel Regno Unito (28%) ed in molti Stati USA.

Ordunque, senza gioco d'azzardo, si avrebbero minori entrate per l'erario pubblico e, dunque, occorrerebbero maggiori manovre finanziarie e maggiori tasse per i contribuenti. In questo senso sono totalmente fuori luogo le demonizzazioni provenienti dagli ambienti politici ed ecclesiastici del nostro Paese.

L'”Elogio del gioco d'azzardo”, lungi dall'essere un trattato economico relativo al gioco, è un saggio interessante anche per le sue divagazioni in fatto di cultura, arte, letteratura e cinema, relative al gioco d'azzardo e non solo. Da Caravaggio a Cezanne, da Dostoevskij a Scorsese, l'Arte – in tutte le sue forme - è zeppa di riferimenti al gioco ed al piacere umano per il rischio. Rischio che è fonte di piacere e godimento per l'anima, ma solo evitando gli eccessi.

E, a tal proposito, un intero capitolo è dedicato di “Dieci comandamenti” che Lanza, da giocatore consumato, riporta a beneficio del giocatore e che qui riassumiamo:

  1. Stabilire quanto danaro, al massimo, si vuole rischiare.

  2. Non insistere mai, nel gioco, se si inizia a perdere. Nemmeno per tentare di “rifarsi”.

  3. Se si sta vincendo, non temere di osare e rischiare: se si perde non si rischia di rimpiangere la vincita buttata via, in quanto il danaro perduto non era vostro, ma del banco o dei vostri avversari. Viversa, non si vincerà mai, in maniera significativa, se non si avrà mai il coraggio di rischiare.

  4. Non giocare mai se si è stanchi, ubriachi, con i nervi a pezzi o pensando ad altro.

  5. Non fare mai debiti per procurarsi danaro per continuare a giocare.

  6. Essere sempre precisi e gentili con gli impiegati delle case da gioco.

  7. Sino a che non si sta vincendo, puntare sempre la stessa (piccola) somma.

  8. Mettere sempre da parte una piccola vincita.

  9. Mai contabilizzare il danaro vinto o perduto nelle partite precedenti.

  10. Inventarsi un proprio “personale” metodo di gioco.

Questi, in sostanza, i dieci comandamenti che il giocatore Cesare Lanza dà ai suoi lettori, ovviamente dettati dall'esperienza e spesso dal non aver egli stesso rispettato questi punti, pentendosene amaramente.

“Elogio alla follia”, oltre ad essere impreziosito, al centro del volume, da belle fotografie e riproduzioni di opere pittoriche e cinematografiche dedicate al gioco d'azzarzo, presenta un interessante racconto narrativo, già pubblicato dal settimanale “Panorama” quando era diretto da Giuliano Ferrara, ove Lanza racconta di una memorabile partita alla quale ha assistito presso il casinò di Saint-Vincent. Una partita di chemin de fer nella quale è possibile immedesimarsi negli attori, ovvero nei giocatori, nelle loro emozioni, nelle loro frustrazioni, nel loro godimento. Posso garantire che, anche un non appassionato di giochi di carte come me, è rimasto rapito dalla narrazione e dal “brivido” del gioco narrato.

Il volume termina con una carrellata di film con trame incentrate sul gioco d'azzardo e con interessanti Allegati relativi alla lotta alla criminalità in fatto di giochi d'azzardo, oltre che un Allegato relativo ad aneddoti storici scovati nel web, sempre relativi al gioco.

Cesare Lanza è un caro amico di cui condivido profondamente e totalmente lo spirito libertario e fuori dagli schemi. Ho assistito molto volentieri alla presentazione di questo volume, il mese scorso, presso il Palazzo Santa Chiara a Roma, alla presenza, come relatori, del cantautore Pupo, dello psicanalista Domenico Mazzullo, di Vittorio Sgarbi e Paola Binetti. Ho ascoltato la conferenza con grande piacere e, con il medesimo piacere, ho recensito questo agile ed intelligente volumetto.

Penso che, allo stesso modo dell'opera prima cinematografica di Lanza, “La Perfezionista”, andato in onda in seconda serata su Canale 5 esattamente un anno fa, che trattava il tema dell'eutanasia e del suicidio, anche “Elogio del gioco d'azzardo” meriti diffusione, persino nelle scuole.

La lotta al pregiudizio, all'ignoranza, al bigottismo ed alla stupidità parte anche e soprattutto dalla diffusione della cultura e della conoscenza.


Luca Bagatin

*ELOGIO DEL GIOCO D'AZZARDO (tratto da www.cesarelanza.com)

Diego Gabutti su "Sette" e Luca Bagatin sul suo blog http://lucabagatin.ilcannocchiale.it  hanno dedicato al mio pamphlet "Elogio del gioco d'azzardo" due recensioni molto interessanti: potete leggerle, qualora lo vogliate, su www.lamescolanza.com. Desidero ringraziarli (insieme con i recensori del Foglio, del Corriere della Sera e del Giornale) anche perché appartengono alla ristretta categoria di liberi pensatori. Mentre, forse, ipermoralisti e demonizzatori (lo scrivo, credetemi, senza acidità, se no che liberale sarei?) si stanno dimostrando altri colleghi, da cui mi aspettavo qualche riflessione, finora non pervenuta.


Cesare Lanza



21 luglio 2012

"La perfezionista" di Cesare Lanza: un film senza pregiudizi, che scuote le coscienze

"La perfezionista", opera prima del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, ideatore del Movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito.
Un film intelligente, struggente, a tratti comico e grottesco. Un film sul senso della vita e della scelta del morire, quando la vita diventa insopportabile.
"La perfezionista", film basato su una storia vera, è andato in onda, per la prima volta, venerdì 20 luglio scorso, a mezzanotte, su Canale 5. La scelta del giorno e dell'orario mai fu più infelice per un film adatto ad un pubblico vasto, sia giovanile che non.
Interpretato dall'affascinante e coinvolgente Aurora Mascheretti e da Rinaldo Rocco, rispettivamente nei ruoli di Giselda, la protagonista, e del suo ragazzo Angelo. Con un piccolo cameo di Sandra Milo, che interpreta se stessa.
Giselda è una ragazza all'apparenza perfetta che, sin da quando andava a scuola, era la prima della classe. Lavora come impiegata modello presso lo studio di un avvocato romano, è abitudinaria quasi sino alla maniacalità: ogni mattina è solita mangiare mele verdi (che troveremo in quantità anche accanto alla sua scrivania ed a casa sua), tagliandone ciascuna in spicchi perfetti; prende il suo solito the al bar, portandosi da casa quattro biscotti che dispone ordinatamente sul tavolo, appoggiati ad un fazzolettino bianco; ripone con cura i suoi abiti, in ogni occasione.
La sua perfezione attira le invidie di Roberta, sua collega, la quale è spesso in ritardo al lavoro a causa di una situazione sentimentale complicata. Inoltre, Giselda, è oggetto delle attenzioni particolari dell'avvocato, anziano e dallo sguardo viscido, oltre che sposato con una donna molto più giovane di lui.
La ragazza, ad ogni modo, rifiuta sempre di buon grado tali attenzioni.
Angelo è il compagno e convivente di Giselda, musicista, raffinato e colto. Si sono conosciuti dal fioraio, casualmente, e la ragazza si innamorò di lui per la sua sensibilità e per l'amore verso i fiori che per Angelo rappresentano "la metafora della perfezione e della decadenza della vita".
Giselda ed Angelo hanno una sola vera certezza: non sanno che senso abbia la vita, vivono l'una per l'altro, appassionatamente, sin da quando si sono conosciuti, vivendo alla periferia di Roma, in una grande casa, senza grandi relazioni con l'esterno, vivendo d'amore e passione.
Giselda ha purtuttavia anche un'altra vita. E' attrice di film hard presso la casa di produzioni cinematografiche "Il senso della Storia", ove si realizzano film tratti da opere storiche ed il cui motto è "Classe, Cultura, "Carne". Giselda vive la cosa con naturalezza, senza alcun imbarazzo, diretta da un regista al limite del grottesco, il quale è solito stirarsi i pantaloni presso il suo ufficio.
Angelo inizia ad accusare forti dolori di testa, convulsioni e crisi di vomito continue. Le analisi mediche saranno chiare: tumore al cervello.
La vita di Giselda sprofonderà nell'incubo e non troverà conforto nemmeno nella dottoressa che ha in cura Angelo, bigotta al punto di disprezzare la loro storia di coppia di fatto, non sposata.
Angelo chiederà alla sua compagna un'estremo atto di amore e dignità: vuole che lei lo uccida, per non lasciarlo soccombere nel dolore.
Giselda confida ancora in una possibile guarigione del compagno, ma, allorquando comprenderò che non v'è più speranza...si chiede "Che cosa devo fare ?" "Che cosa sto per fare ?" e sarà così che lo ucciderà, strozzandolo per poi baciarlo appassionatamente, rimanendone sconvolta.
Da allora la sua vita sarà completamente stravolta, rinuncerà alle sue abitudini che tanto l'avevano aiutata ad "ordinare la sua vita", a "darle un senso". Tornerà al lavoro completamente disordinata e sciatta, riunucerà al contratto di tre anni come attrice hard e....tenterà ben presto il suicidio con il gas, ma sarà salvata dagli addetti dell'impresa di traslochi.
Dopo la convalescenza i suoi "amici", ovvero l'avvocato, la collega, il regista e gli attori hard, organizzeranno una festa per lei, ove la faranno da padrone discorsi banali sulla crisi economica ed ove, ancora una volta, lo spirito da satiro marpione dell'avvocato tornerà alla carica con una Giselda che, ancora una volta, rifiuterà ogni proposta sconcia.
Giselda si è ormai trasferita in una nuova casa, un attico con vista su San Pietro. La vediamo percorrere l'attico, inquieta, con alla mente le parole del suo insegnante di lettere: "Non sappiamo perché siamo al mondo. Vedi, Giselda, come è difficile vivere".
Sarà così che, Giselda, dopo aver dato uno sguardo alla cupola di San Pietro, sorridente, si getterà dal cornicione, sorridente e consapevole del suo gesto estremo. Un gesto tragico, ma di libertà da una vita che, ormai, per lei era diventata insopportabile.
Il film di Cesare Lanza apre ferite profonde, scuote certezze, disorienta lo spettatore più sensibile che potrebbe aspettarsi un finale diverso, aperto a nuove possibilità per la ragazza, ad una nuova vita.
Cesare Lanza afferma di aver voluto rappresentare, con questa sua opera, ciò che lui considera l'assoluto non senso della vita.
Personalmente ritengo abbia voluto andare anche oltre. Abbia voluto raccontare una storia vera fatta di sentimenti, di equilibri fragili, nei quali, invero, ciascuno di noi può riconoscersi o può essersi riconosciuto.
Lanza ha voluto costringere, anche lo spettatore più ottuso, a porsi delle domande sul senso della vita e della morte, fuori da ogni giudizio moralistico o religioso.
Il suicidio, può essere condannato dalla società o dalla legge ? E perché mai ? E perché mai, in Italia (ma non solo), non esiste una legge che permetta l'eutanasia ed il suicidio medicalmente assistito e, pertanto, strutture medico-sanitarie ove questi sono praticati, con tanto di assistenza psicologica ? Perché, se la vita propria o altrui diventa insopportabile, si deve ricorrere a metodi cruenti, violenti, per nulla degni di civiltà ed umanità ?
Ecco che Cesare Lanza, con "La perfezionista", incide nelle coscienze questi ed altri interrogativi e sarebbe una vera mancanza di rispetto nei confronti dell'intelligenza del pubblico se, tale film, non fosse riproposto in prima serata il prossimo autunno e non contribuisse a riaprire un dibattito su un tema di così stretta rilevanza politica e sociale.

Luca Bagatin




19 luglio 2012

"La perfezionista": film incentrato sullo struggente tema dell'eutanasia


tratto da www.lamescolanza.com

“La perfezionista”, film opera prima del giornalista, scrittore ed autore televisivo Cesare Lanza, sarà in programmazione, in prima visione per la televisione, venerdì 20 luglio alle 23.50 su Canale 5.

Il lungometraggio nasce da una storia vera che Lanza ha raccolto tra le sue confidenze.  “Questo film – afferma il regista -  è la dimostrazione di quello che io considero l’assoluto non senso della vita”. Importanti i modelli cui Lanza ha fatto riferimento: Truffault, Godard, Preminger, Buñuel.

 "La perfezionista” è, fondamentalmente, una romantica, atipica storia d’amore fra due giovani, Giselda (Aurora Mascheretti) e Angelo (Rinaldo Rocco).

Giselda ha tre vite diverse. Segretaria perfetta, preziosa, devotissima al suo lavoro nello studio di un avvocato. Appassionata amante legata ad Angelo giovane pianista, riservato e silenzioso, col quale vive in una villa alla periferia di Roma. I due parlano poco tra loro; lui adora la sua musica, lei lo ascolta e legge. Non v’è spazio per nessun altro. Intorno a loro, né amici né parenti: nulla si conosce dei loro rapporti affettivi. Attrice protagonista di “film particolari”. Tre vite parallele, che sembrano scorrere in maniera lineare, quando, d’improvviso, tutto si complica ed i protagonisti sono obbligati ad operare scelte difficili e drammatiche. Sono, dunque, affrontate, con fermezza e disillusione, alcune tra le questioni più spinose della moderna società non solo italiana, come il riconoscimento delle coppie di fatto e l’eutanasia. Fino alla estrema decisione che dovrà fare Giselda.

Tra gli altri l’attrice Sandra Milo regala un cameo nel quale interpreta se stessa.

Un film coraggioso, senza pregiudizi, incentrato sullo struggente tema dell’eutanasia, sostenendo il diritto di determinare la propria morte se le condizioni di vita sono ormai divenute insopportabili. 



8 febbraio 2012

Con "Socrate" il merito in prima serata tivù



"Socrate", programma senza fronzoli, senza pretese, senza scenografie mastodontiche o raffinate. Programma con l'unico scopo di voler fondere l'intrattenimento all'approfondimento culturale, fra musicisti, persone comuni, giornalisti e studiosi.
Il programma di Cesare Lanza, andato in onda martedì scorso, in prima serata su Rai Uno e condotto da Tiberio Timperi, invero, viene da lontano: viene dal progetto che lo stesso Lanza, con la collaborazione della figlia Giorgia, si inventò l'estate scorsa e diramando le sue intenzioni in rete. Stiamo parlando del movimento culturale "Socrate 2000" per il ritorno al merito (www.socrate2000.com).
In Italia il merito è pressoché assente. Vanno avanti i soliti raccomandati ed ai giovani rimangono o le briciole o il nulla.
Anche in televisione abbiamo assistito, negli ultimi decenni, ad un imbarbarimento involutivo che ha portato ed importato la peggior televisione "all'americana" dalla quale non abbiamo mai avuto nulla da imparare.
Pensiamo al triste Grande Fratello, riedizione televisiva delle perverse fantasie sessuali del marchese De Sade e che oggi, infatti, è in picchiata d'ascolti.
Il pubblico, insomma, alla lunga non è così scemo come si possa banalmente credere.
Il pubblico, i cittadini, pretendono, specie in quest'epoca di crisi economica, sociale e culturale, di essere al centro delle discussioni e vogliono approfondire.
E triste è che ci si renda conto di ciò solo oggi, ma è ancor più triste che lo si faccia solamente in parte.
Prendiamo Sanremo ed il cast strapagato che ci aspetta fra qualche settimana. E' meritocratico tutto ciò, oppure è l'ennesimo specchietto per le allodole, un metodo utilizzato nell'Antica Roma dagli Imperatori per tenere occupato il popolino a divertirsi ?
Pensiamo poi alla politica, ove i soliti noti sono candidati, con sistemi elettorali tutt'altro che meritocratici, bensì verticistici. Ed ove costoro, cambiando di schieramento, hanno la possibilità di decidere più in base alla loro prospettiva pensionistica, che in base alle reali esigenze del paese. Pensiamo ai fantomatici "Responsabili" and Co.
Pensiamo che, invece, negli Stati Uniti d'America, ove vige un consolidato sistema secondo il quale o ottieni risultati oppure vai a casa, la situazione è diametralmente opposta: anche il figlio di una famiglia non abbiente o sconosciuta ai più, può ascendere ai massimi livelli della carriera. Da noi un sistema di questo tipo apparirebbe piuttosto impensabile.
Ed è molto, molto sconfortante.
In tutto questo un piccolo, piccolissimo spiraglio: in prima serata, pur in una Rai che andrebbe privatizzata (sempre per promuovere il merito e non le logiche partitocratiche o di parte), eccoti "Socrate".
Programma non urlato (stranamente !), non volgare, non scosciato. Programma in cui l'ottimo Giancarlo Giannini legge brani di Socrate e di altri grandi. Programma sobrio e che - guarda un po' tu - tre milioni di telespettatori hanno anche premiato.
Si potrebbe fare meglio, si potrebbe fare di più. Vero, verissimo. Si potrebbero invitare persone ancor più comuni, che però hanno qualche cosa da dire e da dare, ancor più giovani volenterosi, leggere ancor più brani in diretta televisiva. Magari si potrebbe anche pensare ad una piccola striscia quotidiana, dopo il telegiornale, in cui discutere di filosofia, cultura ed attualità.  
Il vento sta cambiando, gente, il segnale è chiaro, ma occorre ampliare il progetto e renderlo permanentemente attivo.

Luca Bagatin



30 giugno 2011

"La mia vita è un caos calmo: perché quello innamorato è sempre quello sfigato": testo recitato by Baglu



Con il caldo tendo a perdere la testa, ad arrabbiarmi oltremodo, ad avere attacchi d'ansia più forti del solito che mi mettono lo stomaco in subbuglio (come se io stessi bene di stomaco in generale).
L'estate non è mai stato un bel periodo. Se potessi attraversarla indenne, sarebbe già qualcosa.
Non è mai accaduto.
Notti insonni, sudore sulla faccia, senso di apatia e di mancamento del respiro. E' un fenomeno spesso psicosomatico, lo so.
Per uno che, come me, fra l'altro, vive in un seminterrato senza finestre non è per nulla facile.
E poi, specie la notte, cominciano ad affiorare quei pensieri che non dovrebbero affiorare.
Ed i ricordi, come ad esempio quando ero bambino e, con la scolaresca, andammo a visitare una mostra sulla "Sohah".
Vedere quei corpi magri, martoriati, tristi, spesso di bambini...Mi ricordo che singhiozzavo fra me e mè, poi cominciavo a piangere a dirotto, mentre gli altri miei compagni mi indicavano e ridevano: "Ahahah, Baglu sta piangendo ! Maestraaaa maestraaaa, ahahahah, Baglu piange !".
Sì, piangevo e nemmeno la maestra riusciva a calmarmi. Nemmeno a casa riuscivo a calmarmi. Andavo nella mia stanza e mi infilavo sotto le coperte. A piangere e a chiedermi: "Ma perché ?" Come potevano dei bambini trovarsi lì, tristi, magri, torturati, privati dei loro genitori e con i loro genitori che subivano la loro stessa sorte.
No, non mi dite che studiando la Storia certe cose si capiscono meglio. Io non le ho mai capite al punto che non riesco più a guardarle le immagini dei campi di sterminio, perché riesco a star male anche solo pensandoci.
Ecco, anche adesso sto piangendo a dirotto. E' un modo per affrontare i miei fantasmi ? Una forma di sadomasochismo quella di pensare a certe cose che mi fanno star male ? No, talvolta è solo il caldo che fa riaffiorare certe cose, certi pensieri.
Il fatto è che il caldo è solo una scusa che serve a me stesso per non dire che certi pensieri mi sono entrati dentro e non se ne sono più andati.
I lutti della Storia, i lutti delle storie di vita quotidiana.

Sono stato lasciato, il Commissario è morto ed anche mia madre morirà.

Forse non ve l'ho mai detto, ma io, la cronaca nera, sui giornali o al telegiornale, non riesco a seguirla. Senza vomitare tutto quello che ho mangiato.
Sì, lo so, è facile dire "tu Baglu sei uno che non accetta". Ah sì ? Perché voi accettate che vostro figlio finisca sotto un'automobile, che vostra nipote si getti dal settimo piano di un grattacelo, che vostra madre muoia di tumore al fegato ?
Io no. E questa è la mia battaglia. Non lo accetto perché se mi dicono che certe cose fanno parte della vita io rispondo quello che rispondevo a sette anni dopo aver visto le immagini della Shoah, con le lacrime agli occhi: "La vita è brutta".
Sin da bambino ti abituano alle frasi consolatorie e di circostanza: "Hai tutta la vita davanti"; "Sei giovane" (anche se hai quarant'anni suonati !); "Chiusa una porta si aprirà un portone"; "L'anima è immortale, lui/lei sarà sempre con noi"; "Bisogna essere sereni".
Mi chiedo quale mente malata possa partorire certe stronzate. Io a certe cose non ci ho mai creduto nè ho mai voluto crederci.
Tutti devono avere il diritto all'infelicità, perché è l'infelicità la base della vita. Se non sei infelice non sei vivo, sei solo un automa.

Non puoi stare sereno se l'inquietudine è l'unica cosa che ti rende vivo.

Non affezionarti mai a coloro i quali vuoi bene: prima o poi ti lasceranno.

Sono stato lasciato molte volte, un po' come tutti/e.
Non si è mai verificato che, chiusa una porta, si è aperto un portone.
Si sono aperte altre ferite, al massimo. E poi si è accumulato questo senso di inquietudine mista ad inutilità.
E' curioso constatare che diverse fra le mie ex abbiano detto, anche a distanza di tempo, che per loro sono "stato importante". Ecco, questo verbo al passato...che fitta al cuore.
Peferirei essere ricordato come...sono "stato una merda", piuttosto che questo "stato importante".
Sì, lo sono stato al passato. Che angoscia.
Ma non sarebbe stato meglio non essere stato nulla ? No perché questo concetto di "nullità" mi si addice molto di più.

(Ora dovrei fare l'elenco di tutte le cose che non sono, ma preferisco risparmiarmelo perché sarebbe troppo lungo e doloroso).

Comunque il punto non è che io sia stato così importante, che io sia stato così perfetto, il problema è che il resto dell'universo maschile è totalmente imperfetto.
Dai, ma come si fa a tradire una donna a cui vuoi bene ? Ma come si fa a farci dei figli, magari, e a trombare con la segretaria ? Ma come si fa ad uscire con una un giorno ed il giorno dopo con un'altra ? Come si fa a fare lo stronzo e ad essere adorato da tutte ?
Ecco, io il genere maschile lo odio alquanto e talvolta più di quello femminile. Non lo capisco e mi fa pensare ai nazisti che torturavano gli ebrei, che ci posso fare ?

Poi c'è un'altra cosa: questo non volermi definire da parte delle mie ex....amico....no, amico no, con gli amici ci si scopa ogni tanto. Amante....Baglu amante ? Ahahahahah (risate di sottofondo).
Meglio non definirlo, Baglu, molto meglio.
Infondo chi ha mai voluto conoscerlo davvero, questo Baglu ?
Quanto ve ne è fregato di me ?
Non sapete nemmeno chi sono perché io stesso non lo so. Ma voi ci avete davvero provato a capirmi ?
Non ho più nulla da dire perché non ho più nulla da dare.

Una volta una certa Luisa, di diciassette anni quasi diciotto, mi disse che in me aveva trovato il "principe azzurro". Mi lasciò qualche tempo dopo dicendo che mi lasciava perché ero troppo perfetto e che non era quello che voleva veramente e che voleva uno che la facesse stare sulle spine.
Sulle spine ci rimasi io.
E compresi il dolore del Cristo sulla croce.

La cosa che accomuna le donne fra loro sono le mestruazioni, disse Isabelle Adjani in una delle scene del film "Possession" ed io non posso capire le donne perché non ho mai avuto le mestruazioni.




17 giugno 2011

Una manciata di riformette liberali e libertarie utili per ridurre i costi della pubblica amministrazione, le imposte, riformare radicalmente la giustizia e garantire le libertà civili ed individuali



RIFORMA DELLA MACCHINA AMMINISTRATIVA

Introduzione dell'aliquota fiscale unica per tutti al 20 %.
Esenzione dal pagamento delle imposte per chi ha un reddito annuo inferiore ai 20.000 euro.

Abolizione delle Province, dei Consorzi e delle Comunità montane


Accorpamento dei Comuni con un numero di abitanti inferiore a 15.000


Privatizzazione del carrozzone radiotelevisivo Rai


SISTEMA ELETTORALE E RIFORMA ISTITUZIONALE

Sistema elettorale con due schede.
La prima che preveda l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di Governo e con potere di nomina e revoca dei Ministri
La seconda, su base proporzionale pura, senza sbarramenti, per l'elezione del Parlamento, con funzioni legislative e di controllo


RIFORMA DELLA GIUSTIZIA

Separazione delle carriere dei magistrati: i PM fanno i PM, i giudici i giudici e seguono entrambi carriere separate

Elezione diretta dei componenti del CSM che devono rispondere non al potere politico, ma unicamente agli elettori

Introduzione della responsabilità civile dei magistrati: il magistrato che sbaglia paga di tasca sua


DIRITTI CIVILI E LIBERTA' INDIVIDUALI

Introduzione delle unioni civili per le coppie etero ed omosessuali

Legalizzazione della cannabis in appositi locali pubblici sul modello olandese

Somministrazione controllata di eroina sul modello svizzero

Legalizzazione della prostituzione




13 giugno 2011

Socrate 2000: unico scopo il merito


Per ora è un gruppo di persone, nemmeno troppo nutrito.
Circa settecento - fra persone comuni e rappresentanti del mondo dello spettacolo, della cultura e dell'informazione - hanno aderito all'appello del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, per il Movimento "Socrate 2000". Unico scopo: il ritorno al merito.
In un'Italia da sempre statalista, burocratocentrica, partitocratica, clientelare ed arruffona, un movimento di pressione di questo tipo mancava davvero.
Eh sì, perché con una classe politica cialtrona come quella degli ultimi vent'anni dove crediamo di andare ? E con movimenti protestatari e piazzaioli che non hanno uno straccio di programma concreto ? E con i soliti noti o meno noti raccomandati in ogni campo ed in ogni dove ?
Allora ben venga un movimento dal basso, internettiano, liberale e libertario, come recita il suo stesso manifesto-appello.
Un movimento al quale, per aderire, è sufficiente inviare una mail all'indirizzo redazione@socrate2000.com. Non occorre versare un'euro. Il che, per i tempi d'oggi, non è poco.
"Socrate 2000" sarà destinato a far parlare di sè ?
Cesare Lanza, di certo, è volto noto e, assieme a lui, al progetto ci hanno messo la faccia personaggi come Alessandro Cecchi Paone, Francesca Neri, Massimo Fini, Alessandro Meluzzi, Ettore Andenna e molti altri del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell'informazione.
Lanza stesso ha informato che, a breve, presenterà un'iniziativa pubblica che non deluderà nessuno.
Il movimento consta, per ora, di un sito web www.socrate2000.com e di una sede in Via Appia Nuova 254 a Roma.
Nel frattempo, presi un po' dall'entusiasmo, dalla curiosità e da quelle due paroline nelle quali crediamo da sempre (liberale e libertario), abbiamo aderito.
E voi ?


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini