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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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8 dicembre 2012

"Universo Massonico": compendio di Massoneria ed Esoterismo di Luca Bagatin. Con prefazione del Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM prof. Luigi Pruneti



Sta per uscire, a giorni, il  volume "Universo Massonico" (Bastogi editrice), che raccoglie gran parte degli articoli che ho pubblicato, dal 2005 ad oggi, in riviste specializzate esoteriche e soprattutto su questo blog.
Questo mio primo (e forse ultimo, chissà) libro sulla Massoneria, consta peraltro di una bellissima ed approfondita prefazione del Sovrano Gran Commendatore Gran Maestro della Gran Loggia d'Italia degli ALAM prof Luigi Pruneti.
"Universo Massonico" percorre e ripercorre le origini della Massoneria, trattando poi del significato dell'Iniziazione, del simbolismo massonico ed esoterico; dei simboli massonici ed esoterici disseminati nella letteratura ed in alcune opere musicali contemporanee, arrivando sino al falso scandalo P2 ed alla nefasta inchiesta Cordova, sfatandone e demolendone tutti gli aspetti complottistici, che ancora oggi girano nei mass media deformatori ed in rete.

Un'importante sezione raccoglie le biografie di Grandi Iniziati e massoni, restituendo loro lo spazio e l'importanza che meritano nel panorama spirituale, quali Cagliostro, Madame Blavatsky, Albert Pike, Ernesto Nathan, Saverio Fera, Giovanni Ghinazzi, Giordano Gamberini e Lino Salvini.
La parte finale comprende interviste che ho realizzato ad esperti del settore quali Nathan Gelb, autore di trhiller massonici di livello internazionale; Aldo A. Mola, massimo storico della massoneria in italia; Francesca Vigni, autrice dell'unico libro sulle donne e la massoneria; il prof. Luigi Pruneti, Gran Maestro della GLDI e la Gran Maestra della Gran Loggia Massonica Tradizionale Femminile d'Italia Gabriella Bagnolesi.

Per ricevere già il volume direttamente a casa (15 euro la copia) si può effettuare il pagamento alle seguenti coordinate, intestando il tutto a BASTOGI EDITRICE ITALIANA (specificando, nella causale "RICHIESTA DEL VOLUME "UNIVERSO MASSONICO" DI LUCA BAGATIN):

BANCOPOSTA
IBAN : IT 44 U 07601 1

5700 000011133717

C.C.P.
11133717

Appena effettuato è IMPORTANTE, per evitare ritardi o disguidi, che inviate copia della ricevuta del pagamento al numero di fax 0881/728119 oppure all'indirizzo mail bastogi@tiscali.it
Per eventuali contatti con il sottoscritto, potete scrivermi all'indirizzo mail burroughs279@yahoo.it

Luca Bagatin (nella foto con il prof. Luigi Pruneti)



13 settembre 2012

La persecuzione antimassonica in Italia: dal falso scandalo P2 all'inchiesta Cordova


La persecuzione antimassonica, chissà mai perché, non fa gran che notizia.
Sarà perché ci hanno voluto far credere che la Massoneria è un centro di "poteri occulti", centro segreto di chissà quali nefandezze mafiose e criminali. E dunque, pertanto, i massoni meritano di essere perseguitati.
E' antica la persecuzione antimassonica ed è stata costruita ad arte, sin dai tempi più antichi. Pensiamo al Medioevo, ove le varie confraternite gnostiche, catare, esoteriche saranno perseguitate dalla Chiesa cattolica in quanto considerate "eretiche", poiché ritenevano che la Divinità andasse ricercata anche in sé stessi, senza l'ausilio di sacerdoti o di Papi.
Pensiamo al Settecento, ove le prime Logge massoniche, le quali recuperavano proprio le tradizioni delle antiche confraternite, erano guardate con sospetto da Trono ed Altare, ovvero dai Re e dai Papi, i quali ritenevano che in esse potessero annidarsi pericolose sette rivoluzionarie e sarà così per tutto l'Ottocento, al punto che vi saranno anche massoni farlocchi come Léo Taxil che faranno soldi a palate inventandosi di rituali orgiastici in seno alle Logge massoniche e della presenza dello stesso Belzebù a capo dei lavori.
Il Novecento, invece, sarà il secolo delle dittature, le quali non mancheranno di imprigionare i massoni nei lager, nei gulag, di mandarli al confino, come in Italia, ove saranno bruciati gli arredi dei Templi e distrutte le Logge.
Ed anche nella solo formalmente democratica Italia di trent'anni dopo la liberazione dal fascismo, ecco rispuntate pericolose leggi e tendenze antimassoniche. Dal 1975 al 2000, infatti, la Massoneria italiana subirà le più grandi persecuzioni mai avvenute.
Ce lo raccontarono e ce lo raccontano diversi studiosi, fra cui Pier Carpi, il prof. Luigi Pruneti, il prof. Aldo A. Mola, ma c'è un bel libretto, patrocinato dalla Gran Loggia d'Italia degli ALAM ed edito da Arktos nel 1998, che merita particolare attenzione e dal quale ho avuto modo di attingere ulteriori informazioni.
E' scritto da Donatello Viglongo, già Gran Segretario Aggiunto del Grande Oriente d'Italia dal 1976 al 1981 ed ha il titolo significativo di "Roghi di Stato".
Veri e propri roghi, quelli raccontati da Viglongo, che ebbero inizio con il falso scandalo P2, sollevato inizialmente da presunti "massoni democratici", proseguito con la sottrazione e la pubblicazione degli elenchi di gran parte dei massoni d'Italia e di un presunto elenco di affiliati alla Loggia Propaganda nr. 2, gettati così in pasto alla gogna mediatica e conclusosi il tutto con assoluzioni piene con sentenze definitive del 1994 e del 1996.
In effetti che cosa era la Loggia P2, se non una Loggia particolare, fondata alla fine dell'800, al fine di raccogliere personalità importanti del mondo della cultura, della politica, delle forze armate, dell'industria del Paese che, per ragioni di particolare riservatezza avevano necessità di tenere nascosta la loro appartenenza all'Ordine massonico ? Erano costoro dei criminali ? Erano criminali Giosue Carducci, Ernesto Nathan, Menotti Garibaldi (primogenito dell'Eroe dei due Mondi e di Anita), Aurelio Saffi, Agostino Bertani e, in tempi più recenti, il repubblicano Emanuele Terrana, il comico Alighiero Noschese, il cantante Claudio Villa, lo scrittore Roberto Gervaso, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa ? Difficile da credere. Tanto più che, costoro, non si riunirono mai tutti assieme. E, pertanto, ma complottarono contro alcunché, come invece scrissero i media e raccontò la Commissione parlamentare presieduta dall'On. Tina Anselmi e da altri parlamentari, i quali nulla o quasi nulla conoscevano di ritualità massonica.
Fu, ad ogni modo, quella del falso scandalo P2, occasione ghiotta per la politica di allora e per i mass media di gettare un po' di fumo negli occhi nei confronti dei cittadini-elettori. Ricordiamoci che eravamo in pieno fermento terroristico e di lì a poco la gran parte della classe politica di allora avrebbe lasciato morire Aldo Moro per mano delle Brigate Rosse, in nome di una presunta "fermezza" (sic !). Ed allora, come un tempo Hitler in Germania dette la colpa della crisi economica agli ebrei, ecco che i politici, i magistrati, i "massoni democratici" in odor di potere ed i mass media a caccia di gossip, si inventarono la tesi golpista ordita dai massoni della P2 e, via via, dall'intera Massoneria, visto che anche l'altra grande Obbedienza italiana, la Gran Loggia d'Italia, subì inchieste e controinchieste ignominiose.
Ed a nulla servì il documento conclusivo stilato dalla Federazione Internazionale dei Diritti Umani (FIDH), nel quale fu chiaramente scritto che "La Delegazione ha, infine, ravvisato in tutta la vicenda speciosamente montata, oltre i limiti tollerabili del buon gusto e del buon senso comune, qualcosa che va al di là del fatto specifico in questione. Per motivi occulti, ma facilmente intuibili sia il "Raggruppamento Gelli", sia la Massoneria italiana del GOI, sono stati usati e dati in pasto all'opinione pubblica per galvanizzarla e siarla da altri importanti problemi che da troppo tempo assillano la società italiana".
Di tale documento, infatti, per anni non ne abbiamo mai sentito parlare. Ce lo riporta integralmente Donatello Viglongo, nel suo prezioso saggio.
Curioso poi, che, allorquando i massoni della P2 e tutta la Massoneria italiana sarà assolta con sentenze definitive da ogni capo di imputazione di "complotto ai danni dello Stato" (sic !), il Grande Oriente d'Italia non abbia mai speso una parola, tanto da ritenere tutt'oggi i cosiddetti "piduisti", ancora dei criminali (sic !).
Per carità, le pecore nere sono d'appertutto ed alcune erano annidate anche nella Loggia Propaganda nr. 2, ma per il resto i suoi componenti erano tutti dei galantuomini, fra i quali possiamo annoverare anche il Generale in pensione Umberto Granati, che è un caro amico e che alcuni hanni fa ha raccontato la sua triste vicenda, fortunatamente finita bene, in "Diario di un piduista" (Ipertesto Edizioni) e che, chi scrive, ha avuto il piacere di recensire.
Come se la prima persecuzione antimassonica non avesse danneggiato già abbastanza l'immagine della Massoneria, ecco, negli anni '90, spuntarne subito un'altra.
Pochissimi infatti sanno o ricordano che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti,
rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Ad ogni modo, ancora una volta, questa inchiesta faceva guadagnare fior fior di quattrini a certa stampa scandalistica, con particolare riferimento alle solite "La Repubblica" e l'"L'Unità" che sulla caccia al massone avevano costruito la loro presunta credibilità.
E a poco, anche allora, servirono gli interventi e le aperture di Gran Maestri quali Renzo Canova di Piazza del Gesù, il quale, come il suo predecessore Giovanni Ghinazzi, aveva ben pensato di aprire i Templi massonici e di garantire la massima trasparenza.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente completamente digiuno di Massoneria e con nessuna voglia di informarsi ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse:
poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Ma quale arguzia, per un servitore dello Stato !
Tutto ciò è più che evidente che rimanesse un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Ancora in tempi recenti si è tantato, in alcune amministrazioni pubbliche, di reintrodurre la legislazione fascista che impone ai dipendenti statali di dichiarare la propria appartenenza ad associazioni quali la Massoneria, ciò in palese violazione della Costituzione. Fortunatamente gli organismi Internazionali e democratici hanno sempre bocciato tali legislazioni liberticide.
Sarebbe interessante, anziché raccogliare un elenco degli affiliati alle varie Obbedienze massoniche italiane, raccogliere un elenco dei politici, magistrati, giornalisti ed amministratori pubblici che hanno fatto della persecuzione alla Massoneria il loro cavallo di battaglia e la loro principale fonte di guadagno.
Tale elenco andrebbe ricordato e diffuso al fine di avere contezza di chi sono i veri nemici della libertà e della democrazia nel nostro Paese.

Luca Bagatin



3 settembre 2012

In memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. A trent'anni dall'omicidio perpetrato dalla mafia e dalla classe politica di allora. Che lo lasciò solo.



A trent'anni esatti dall'omicidio del Generale dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, desideriamo ricordarne brevemente la vicenda ed omaggiarne la memoria.
Il Generale Dalla Chiesa fu indiscusso eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia in Italia.
Lasciato solo dalla classe politica di allora, fu inviato a combattere la mafia in Sicilia come prefetto di Palermo, con pochissimi uomini e mezzi, nonostante le ripetute richieste del Generale stesso, il quale richiedeva poteri speciali che le autorità politiche mai gli fornirono e sempre gli negarono e le cui massime responsabilità vanno al Presidente del Consiglio di allora, Giovanni Spadolini.
Fu così che, tragicamente, il Generale Dalla Chiesa e la moglie, Emanuela Setti Carraro, saranno assassinati a colpi Kalashnikov.
"Qui è morta la speranza dei palermitani onesti", sarà la scritta che comparirà, nei pressi del luogo dell'attentato, il giorno seguente, 4 settembre 1982.
Con Carlo Alberto Dalla Chiesa, forse, morirà anche la speranza degli italiani in una politica più onesta e trasparente, che lasciava morire uno fra i pochi servitori dello Stato onesti.
Oggi, la figlia del Generale Dalla Chiesa, Rita, parla di "omicidio politico". E' forse possibile darle torto ?

Luca Bagatin


Da "Il Venerabile" di Pier Carpi (Gribaudo & Zarotti, 1993), pagg 441 - 442 - 443

"L'incontro tra Carlo Alberto Dalla Chiesa, impacciato nel suo abito borghese che era stato costretto a portare da quando era stato discriminato, e il presidente Spadolini fu imbarazzante e glaciale. Spadolini trattò con disprezzo quell'uomo, che non reagì solo per il senso del dovere. Ma quando Spadolini, riferitosi a lui e alla P2, disse che si trattava della vera "questione morale", di una gran pulizia da fare, il generale non seppe resistere. E replicò energicamente.
"Lei è la vera questione morale, presidente", gli disse. "Lei che sta portando la nostra economia alla bancarotta, lei che si circonda di ministri incapaci. La questione morale sono i partiti che hanno fagocitato tutto, dalla magistratura alla polizia, per annidarsi ovunque si possa rubare, negli enti pubblici, nelle banche. I politicanti che chiedono tangenti per concedere quello a cui i cittadini hanno diritto, che operano in collusione con la mafia e tutta la criminalità organizzata, che assegnano appalti ai parenti o a chi paga meglio. La questione morale sono gli ospedali fatiscenti, la salute pubblica nelle mani dei politicanti, la scuola al massimo degrado, i criminali che siedono in parlamento grazie alla vergogna dell'immunità parlamentare. I brogli elettorali, i miliardi per il Sud rubati, le tasse spietate contro i ceti più deboli, il fatto che senza una tessera non si vinca un concorso o non si trovi lavoro [....] Debbo continuare ?".
Mentre cercava di ricomporsi, dopo quello sfogo che gli era stato strappato letteralmente, il generale Dalla Chiesa osservava Spadolini, livido in volto, le mani tremanti, mentre stava in piedi dietro alla sua enorme scrivania nera, tutta intarsiata come un antico confessionale.
"Anche la P2, centro corrotto e corruttore, è questione morale", disse Spadolini senza alzare lo sguardo perché temeva quell'uomo forte e leale. "E lei aveva presentato domanda di iscrizione a quella loggia segreta, che io ho sciolto e...".
Aggiustandosi gli occhiali, Carlo Alberto Dalla Chiesa parlò deciso.
"Io la interrompo, e non mi scuso se lo faccio. Sono stanco di ascoltare queste parole, che portano a frasi fatte, ripetute e risapute, usate da coloro che, senza un motivo, cercano di criminalizzare gli altri o di condannarli alla morte civile, come è successo con me. Basta, basta davvero... Io ho fatto la domanda, ma nella P2 non sono mai entrato. Per quanto ne sapevo, per le persone che conoscevo, si tratta di uomini per bene, servitori dello Stato, che oggi si vuole togliere di mezzo, per puri scopi di interesse personale e per un processo politico che, mi ascolti bene, tende a cambiare le istituzioni. A mettere fuori gioco anche lei, perché qui si cerca di portare al governo i comunisti. Lo so come lo sa lei, e può immaginare cosa accadrà in Italia, quel giorno. Cosa accadrà anche a lei".


P2, P3, P38, Pd, PdL

di Luca Bagatin

da "La Voce Repubblicana" del 23 luglio 2010

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.



20 luglio 2012

L'On. Francesco Nucara, i giovani, quel che resta del Partito Repubblicano Italiano ed un ricordo dell'On. Emanuele Terrana



Non so quanti siano rimasti i lettori de "La Voce Repubblicana", quotidiano che fu del glorioso Partito Repubblicano Italiano, oggi, ormai in disfacimento.
Ad ogni modo e comunque, chi scrive, per l'affetto che tributa alla tradizione Repubblicana, di cui fa ancora parte, pur senza tessera, nonché per amore di cultura, "La Voce Repubblicana" la legge ancora con attenzione.
E fu così che, chi scrive, si imbattè, il 17 luglio scorso, in ben due editoriali di Francesco Nucara, padre padrone del PRI, oggi Partito Nucara, appunto.
Nucara, nell'editoriale dal titolo "Costruiamo il nuovo con l'esperienza e l'entusiasmo" scrive alcune cose che, personalmente, mi risultano incomprensibili.
Egli parla del ricambio generazionale in politica con una certa riluttanza (evidentemente è ignaro del fatto che oggi è in corso una vera e nuova lotta di classe fra "vecchi" e "giovani" e non solo in politica). Ed afferma: "Ci sono giovani invisibili che considerano l'ingresso nella Direzione Nazionale del Partito un "posticino"" Ed aggiunge: "Sarà il vizio meridionale della ricerca del "posto" e non del lavoro, che induce qualche ragazzo a confondere il quotidiano con la prospettiva ?".
Ora, chi scrive non è mai stato nella Direzione Nazionale del PRI (e se me l'avessero chiesto, avrei rifiutato perché se c'è una cosa che non amo sono le cariche pubbliche, specie dei partiti politici, le quali solo raramente permettono libertà di espressione e di giudizio). Purtuttavia conosco, anche personalmente, qualche giovane che, nella Direzione Nazionale del PRI, è stato regolarmente eletto.
Eletto e non nominato, come invece è l'On. Nucara, "nominato" in Parlamento per gentile concessione di Berlusconi, nel 2008.
Ora, chi siano questi giovani invisibili di cui parla Nucara, non è dato di sapere.
Ad ogni modo, se di invisibili si trattasse, li inviterei a rendersi visibili e manifesti, ovvero ad andarsene dal Partito Nucara, poichè la tradizione mazziniana è ben altro.
La tradizione mazziniana, infatti, a differenza da quanto scrive lo stesso Nucara nel suo editoriale, proseguendo, è diretta erede del Partito d'Azione, visto che il Partito d'Azione fu fondato proprio da Giuseppe Mazzini nel 1853.
E quel Partito aveva ideali solidi, quali il suffragio universale, la libertà di stampa e di pensiero (aspetti che talvolta negò a qualcuno la stessa Voce Repubblicana in tempi recenti) e la trasformazione delle istituzioni da monarchiche a repubblicane, con la responsabilità diretta dei governi di fronte al popolo (Repubblica Presidenziale, dunque).
Mazzini, allo stesso modo di Gesù detto "Il Cristo" che non si sognò mai di fondare una Chiesa, non si sarebbe mai sognato di creare un partitino politico allo scopo di gestire il potere e di gettarsi nella mischia elettorale. I suoi ideali e principi andavano ben oltre ed erano fatti di lotte sul campo, combattute da giovani sui vent'anni, non certo da cinquanta, sessanta o settant'enni nominati in Parlamento e rispondenti a tutti tranne che agli elettori.
E fu proprio questo filone di pensiero che riprese l'antifascista Randolfo Pacciardi, allorquando fondò l'Unione Democratica Nuova Repubblica, alimentata da giovani e critica verso certo lamalfismo e lo spadolinismo.
Mazzini, Garibaldi, Pacciardi ed i giovani combattenti che li seguirono, per una bandiera, per un'ideale, per la liberazione della Spagna e dell'Italia dal nazifascismo, per la Repubblica Presidenziale e non per quella Monarchica di oggi, serva del Vaticano e di un Parlamento di nominati.
Un Partito Repubblicano Mazziniano può e potrà rinascere quando esso si trasformerà in Fondazione culturale attiva e movimentista. E' per questo che, da lungo tempo, sosteniamo personalità quali Oscar Giannino che, pur sedendo nella Direzione Nazionale del PRI, è una mente libera ed ha già annunciato di volersi candidare alle elezioni del 2013 in una formazione liberale. Ed è per questo che auspichiamo la creazione, per le imminenti elezioni, di "Liste Radicali e Liberaldemocratiche Oscar Giannino - Emma Bonino", con all'interno, a parte i capilista Giannino e Bonino, solo giovani dai venti ai trent'anni massimo (io ne ho 33, per cui escludete pure qualsiasi mia ambizione di candidatura in tali liste, sono troppo "vecchio" e lo ammetto volentieri).


L'On. Emanuele Terrana

C'è un altro editoriale di Francesco Nucara, sulla colonna di destra de "La Voce Repubblicana", sempre del 17 luglio scorso, che ha destato il mio interesse. In esso si ricorda la figura del deputato Repubblicano Oronzo Reale a 24 anni dalla scomparsa.
La cosa che ha attirato la mia attenzione è stato il ricordo appassionato di Nucara della figura di Emanuele Terrana, calabrese, grande Segretario del PRI e già amico di Reale.
Figura, quella di Terrana, che, purtroppo, non è mai abbastanza ricordata.
Vogliamo qui ricordare, anche allo stesso Nucara, che l'On. Terrana fu massone iscritto alla Loggia Propaganda 2 del Grande Oriente d'Italia. Proprio quella Loggia Propaganda 2 che Nucara, in un brutto articolo della metà di ottobre dell'anno scorso sulla Voce, definì "verminaio scoperchiato da Spadolini" (quello Spadolini che, in tempi non sospetti, aderì alla fascista Repubblica Sociale Italiana e che fu giornalista dell'organo antisemita "La Difesa della Razza", assieme, purtroppo, a molti esponenti dell'intellighenzia culturale nostrana...sic !).
La Loggia Propaganda 2 non fu un verminaio, come peraltro stabilito dalla sentenze della Corte di Assise di Roma del 1994 e del 1996 e così i suoi aderenti.
Fra cui l'On. Emanuele Terrana che, finalmente, una volta tanto è giusto ricordare. Anche in memoria dell'alto spessore dei Segretari del PRI di allora.

Luca Bagatin



19 maggio 2012

Randolfo Pacciardi: profilo politico dell'ultimo mazziniano



Il clima di sfiducia endemica da parte dei cittadini nei confronti della politica italiana ci riporta alla mente un grande leader Repubblicano: Randolfo Pacciardi.
Pacciardi fu forse il primo a denunciare la crisi dei partiti, trasformatisi, dopo il centrismo degasperiano, in veri e propri centri di potere, talvolta palese, talvolta occulto.
Di Randolfo Pacciardi si ricorda poco, in quanto l'intellighenzia culturale partitocratica, cattocomunista e clericofascista, fecero di tutto per offuscarne la memoria e le battaglie politiche e culturali.
A un anno dalla bellissima raccolta di scritti e discorsi curata dall'amico repubblicano Renato Traquandi, già stretto collaboratore di Pacciardi, ed edita da Albatros, ecco approdare in libreria, per i tipi della Rubbettino, "Randolfo Pacciardi. Profilo politico dell'ultimo mazziniano", del prof. Paolo Palma.
Una biografia completa e corredata anche da rarissime foto in appendice del leader politico repubblicano, durente la Guerra di Spagna; la lotta al fascismo; nei primi comizi ed assieme a Capi di Stato e di Governo italiani e stranieri.
Paolo Palma, che Pacciardi conobbe bene, tratteggia il profilo del leader grossetano di Giuncarico, nato nel 1899, interventista della prima ora a fianco delle forze dell'Intesa e contro gli Imperi Centrali, al fine di completare l'Unità d'Italia, sull'esempio del suo maestro Arcangelo Ghisleri, uno dei padri del repubblicanesimo mazziniano.
E fu così, con l'ideale di Giuseppe Mazzini nel cuore, che Pacciardi, appena quindicenne, si iscriverà al Partito Repubblicano Italiano e successivamente sarà iniziato alla Massoneria e, nel 1917, si arruolerà nell'esercito italiano e sarà inviato al fronte, ove brillerà per ardimento, in particolare collaborando con le truppe anglo-francesi e sarà decorato con la Military Cross e della Croix de guerre avec palme.
A guerra terminata, nonostante i fascisti lo corteggino affinchè passi nelle loro fila, Pacciardi sarà fra i primi a rifiutare tali tendenziosi inviti e a denunciare il pericolo totalitario e filo-monarchico del nascente movimento mussoliniano.
Fonderà dunque giornali antifascisti della primissima ora (cosa assai rara, per quei tempi, se pensiamo che numerosi comunisti e socialisti passeranno presto nelle file del Duce e che lo stesso Giovanni Spadolini, successivamente Segretario del PRI, sarà collaboratore dell'organo antisemita "La Difesa della Razza") e ben presto fonderà il primo movimento antifascista denominato "Italia Libera",  su principi mazziniani, repubblicani, contro ogni tipo di lotta di classe e per l'esaltazione del socialismo etico e dell'insurrezionalismo risorgimentale.
Rondolfo Pacciardi, infatti, fu Repubblicano che seppe rivalutare il pensiero liberalsocialista di Giuseppe Mazzini, contrapposto al nascente bolscevismo e, ovviamente, al fascismo nazionalista.
Fu così che, nel 1925, partecipò ad un tentativo insurrezionale per rovesciare il regime fascista, che, purtroppo, fallì e fu così che, nel 1926, Pacciardi, sarà affidato al confino, ma riuscì a fuggire in Svizzera, rimanendo in contatto con il movimento antifascista "Giustizia e Libertà" e gli anarchici e tentando, nel 1931, di organizzare un'attentato dinamitardo contro Mussolini, anch'esso fallito.
Nel 1936 parteciperà alla Guerra civile spagnola, al comando della celebre e prestigiosa Brigata Garibaldi, contro le truppe nazifasciste e franchiste ed opponendosi persino ai tentativi dei comunisti di annientare socialisti ed anarchici.
Pacciardi, da buon mazziniano, fece poi di tutto per fondere il PRI al Partito d'Azione ed attestando il movimento repubblicano nel solco del socialismo non marxista e liberale e questo sarà il suo obiettivo per tutto il dopoguerra, ove, nel frattempo, fu eletto più volte Segretario del PRI.
Sarà dunque chiamato da Alcide De Gasperi alla Vicepresidenza del Consiglio e successivamente a presiedere il Ministero della Difesa sino al 1953, nei primi governi centristi DC-PRI-PSLI-PLI.
Fu, assieme a Sforza ed Einaudi, fra i più accesi sostenitori del Piano Marshall per la ricostruzione e del Patto Atlantico, anche in funzione anticomunista.
Priorità di Pacciardi fu sempre, infatti, quella di arginare un nuovo pericolo totalitario, nel dopoguerra proveniente dall'URSS e dal suo partito satellite, il PCI.
Fu così che Pacciardi iniziò a sviluppare la sua idea presidenzialista, sull'esempio dell'antifascista francese De Gaulle, e a sviluppare le sue idee federaliste in funzione anti-separatista ed anti-nazionalista, anche sull'esempio della Costituzione degli Stati Uniti d'America.
Feroci furono le critiche al sistema partitocratico, ovvero a quella che Pacciardi definiva una nuova dittura dei partiti, fatta da interessi di retrobottega ai danni dei cittadini. Ed in questo fu il primo a denunciare il sistema diffuso delle tangenti, della corruzione e delle correnti nei partiti.
Il suo anticomunismo lo porterà ad esaltare il centrismo degasperiano e a diffidare dei socialisti di Nenni, i quali erano ancora troppo vicini al PCI ed al marxismo. Fu così che egli votò contro il primo governo di Centro-Sinistra allargato al PSI.
Pacciardi avrebbe preferito infatti la costituzione di una Terza Forza laica, comprendente repubblicani, socialdemocratici e liberali, da contrapporre, con il tempo, sia alla DC che al PCI.
Il suo voto contrario al Centro-Sinistra, oltre che le critiche alla partitocrazia, ad ogni modo, gli costò l'espulsione dal PRI di Ugo La Malfa e l'ostracismo di gran parte dell'arco parlamentare che, da allora, lo bollerà come fascista e da allora sarà persino fatto seguire dal servizio segreto italiano, il Sifar.
Pacciardi, ad ogni modo, non si perderà d'animo e nel 1964, fonderà il movimento d'ispirazione gollista, nè di destra, nè di sinistra, Unione Democratica Nuova Repubblica, recante per simbolo una primula stilizzata, il quale, pur avendo vita breve e scarsi risultati elettorali, porrà le basi per una nuova battaglia politico-culturale ancora oggi di strettissima attualità: la proposta di far eleggere il Presidente della Repubblica, con funzioni di governo e slegato dai partiti, da parte dei cittadini.
Randolfo Pacciardi, richiamava così l'antica battaglia di Mazzini per una Repubblica democratica di popolo, lontana dai giochi di potere e restituita ai cittadini.
Ciò, ad ogni modo, gli costerà nuove diffidenze, in particolare quando alla battaglia presidenzialista si unirà l'ambasciatore Edgardo Sogno, liberale e già eroe antifascista, ingiustamente accusato di golpismo solo perché aveva dichiarato che avrebbe arginato, assieme a Pacciardi, ogni tentativo di presa del potere da parte del PCI, allora finanziato dalla dittatura sovietica, ed auspicato un governo di emergenza presieduto dallo stesso Pacciardi.
L'ultima battaglia presidenzialista ed antipartitocratica di Pacciardi e Sogno, ad ogni modo, si terrà nel 1975, al Teatro Adriano di Roma, dal titolo "Una soluzione democratica alla crisi di regime", con i giovani del Partito Liberale, pronti ad ostacolare la polizia qualora avesse tentato di far arrestare Sogno.
Randolfo Pacciardi, ad ogni modo, rientrerà nel PRI nel 1980, per morire, ultra noventenne, nel 1991.
La sua idea di riforma presidenziale sarà ripresa dal socialista Bettino Craxi, il quale, confiderà proprio di essersi ispirato a Pacciardi.
Tutto ciò e molto altro è scritto e documentato dal prof. Paolo Palma nell'agile biografia che abbiamo, testè, tentato di riassumere.
E' un testo, assieme a quello dell'amico Traquandi, pubblicato lo scorso anno, da leggere e diffondere in quanto di strettissima attualità.
Probabilmente se oggi, in luogo dei Beppe Grillo, ci fosse un Randolfo Pacciardi, ovvero una personalità di questo tipo, con solide radici culturali e democratiche, forse, una reale speranza di rinascita onesta, civile e democratica per l'Italia, ci sarebbe davvero.
Occorre dunque ai nuovi mazziniani e presidenzialisti, riprendere questa battaglia non ancora vinta.

Luca Bagatin



21 febbraio 2012

"Il lenzuolo del fantasma" di Bruno Auricchio, ovvero quell'inchiesta di Agostino Cordova che colpì dei cittadini onesti



Pochissimi sanno che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti, rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Bruno Auricchio, avvocato penalista veneziano, con il suo sagace saggio "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), con prefazione di Luigi Danesin e del prof. Aldo A. Mola, racconta di quella terribile inchiesta. E lo fa con tanto di documentazione alla mano, oltre che con la sua consueta ironia, atta a smontare pezzo per pezzo le astruse teorie del Cordova.
Auricchio, innanzitutto, racconta chi è e che cosa fa il massone e quali sono i suoi presunti "segreti" e ciò in particolare a beneficio di chi di Massoneria non sa nulla, spesso per sua cattiva volontà di approfondimento.
Esistono infatti in commercio, da sempre, un sacco di volumi su questa nobile istituzione millenaria, alcuni riportanti anche i rituali dei suoi affiliati, tutt'altro che segreti.
Il vero segreto massonico, come spiega anche l'Auricchio, risiede nel cuore di ciascun Iniziato, il quale, per mezzo del cammino spirituale massonico e dei suoi rituali, modifica la propria coscienza interiore.
Il massone, in sostanza, non è forse dissimile dal cattolico che, anzichè frequentare una Loggia massonica, frequenta una Chiesa. Con l'unica fondamentale differenza che la Massoneria non è una Chiesa e non presenta dogmi, bensì è una scuola filosofica di libertà.
Non si spiegherebbe, infatti, come mai siano stati massoni numerosissimi letterati, musicisti, politici, condottieri, sicenziati e persino religiosi. Fra i massoni famosi, infatti, troviamo Oscar Wilde, Mozart, Buffalo Bill, Zapata, Garibaldi, Meucci, Fermi, Bakunin e numerosissimi altri.
Strano, forse, che queste cose il magistrato di Palmi Agostino Cordova non le conoscesse, si chiede Bruno Auricchio nel suo saggio e ce lo chiediamo noi stessi.
E' peraltro noto che le Obbedienze massoniche non sono affatto segrete ed i loro elenchi possono essere accessibili, in qualsiasi momento, alle autorità competenti.
Bruno Auricchio, ad ogni modo, ricorda di come negli anni '90 ci fosse grande fervore giudiziario. Furono anni nei quali vi erano magistrati, come Antonio Di Pietro, che amavano mettersi in gran mostra. Tutto ciò come se il sistema delle tangenti nel mondo politico non fosse arcinoto e potesse essere debellato quarant'anni prima !
Auricchio fa notare, inoltre, come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sia da sempre un vero e proprio "parlamentino" con tanto di fazioni ed ideologie politiche di riferimento, quindi tutt'altro che lontano dalla politica partitica, come in realtà dovrebbe essere al fine di garantire la totale imparzialità degli organi giudicanti.
Il CSM, infatti, è composto da: Magistratura Indipendente (destra moderata); Unità per la Costituzione (centro); Movimento per la Giustizia (di orientamento verde); Magistratura Demcoratica (sinistra).
L'Italia, in questo senso, rappresenta un caso unico al mondo di politicizzazione della magistratura.
Caso curioso, invece, il fatto che, con delibera del CSM, in Italia sia stato fatto divieto ad un massone di essere magistrato. Ma come ? Un politico può fare il magistrato ed un cittadino che fa parte di un'organizzazione spirituale e non politica non può ?
Questo, come spiega l'autore de "Il lenzuolo del fantasma", sembra "giustificato" - si fa per dire - dal fatto che, nell'immaginario collettivo, "i massoni si aiutano fra loro".
Immaginario collettivo, appunto. Visto che invece abbiamo assistito piuttosto a molti casi di "raccomandazione" perché il tizio tale aveva la tessera del tal partito politico...piuttosto che perché questo era massone o cattolico o ebreo, o buddhista.
In tutto ciò ecco giungere la sciagurata inchiesta Cordova, partita da Palmi, per poi estendersi in tutta Italia, con gran nocumento dei cittadini onesti che ne saranno ingiustamente colpiti.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente era completamente digiuno di Massoneria. Ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse: poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Tutto ciò, ad ogni modo, era e rimaneva un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che - come documenta Bruno Auricchio - la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Nel saggio "Il lenzuolo del fantasma" si racconta di tutto ciò e di molto altro. Si racconta di come il 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria. Si parla della Legge Spadolini-Anselmi e di come le Obbedienze massoniche italiane non siano nè possano essere definite segrete. Si racconta di come un Paese che vuole essere veramente civile e democratico, non possa minare il principio di libertà.
E di come i cittadini onesti, di qualsiasi fede o orientamento siano, abbiano il pieno diritto di sentirsi liberi di essere liberi.

Luca Bagatin



13 ottobre 2011

Luca Bagatin ed il prof. Aldo A. Mola rispondono al Segretario nazionale del PRI On. Francesco Nucara, relativamente al suo intervento su Massoneria e P2

L'intervista che realizzai allo storico della Massoneria Aldo A. Mola, pubblicata sul mio blog al link http://lucabagatin.ilcannocchiale.it/post/2672776.html  il 1 settembre scorso e su "La Voce Repubblicana" il giorno seguente, ha alimentato un certo dibattito all'interno del quotidiano del Partito Repubblicano Italiano.
Ne sono felice e mi auguro che tale dibattito non si esaurisca, ma che, più che foriero di sterili polemiche, sia utile all'approfondimento e ad un'autentica e seria discussione storica.
Tale intervista ha peraltro suscitato un'intervento del Segretario nazionale del PRI On. Francesco Nucara, pubblicata il 12 ottobre scorso su "La Voce Repubblicana" e che potete leggere al link: http://www.pri.it/new/11%20Ottobre%202011/NucaraMolaMassoneria.htm
Dico subito che, personalmente, non condivido nulla di quanto ha scritto l'On. Nucara e, pertanto, così come ha fatto il prof. Mola di cui riporto di seguito l'intervento, ho voluto rispondergli con una lettera indirizzata alla nostra "Voce".



Risposta all'On. Nucara
di Luca Bagatin

Desidero sommessamente rispondere al Segretario On. Nucara, che ringrazio per gli apprezzamenti che mi ha fatto nel suo recente articolo relativo alla mia intervista al prof. Mola. 

Non ho condiviso molto del suo articolo debbo dire. 

Ingiuste trovo le sue critiche alla figura di Giordano Gamberini (che sono stato fra i pochissimi, se non l'unico, a ricordare in un articolo sul mio blog e su "La Voce Repubblicana" di due anni fa, ricevendo anche i ringraziamenti di suo figlio Alberto, amico repubblicano), che fu davvero un Grande Maestro e che seppe aprire la Massoneria del GOI all'esterno. Ed ingiuste parimenti trovo le critiche mosse al Gran Maestro Lino Salvini (di cui presto sarà mia cura recensire la storia della sua vita). 

In particolare vorrei però soffermarmi su una inesattezza che scrive l'On. Nucara quando afferma che non vi furono repubblicani nella P2. Fra gli aderenti alla P2 vi fu ad esempio il già segretario del PRI On. Emanuele Terrana, già peraltro Segretario del PRI assieme a Oddo Biasini e Claudio Salmoni. Così come alla P2 aderirono molti anticomunisti ed atlantisti che si vollero opporre al compromesso storico ed alla deriva sovietica del nostro Paese alla metà degli anni '70.

Come ho scritto in un mio recente articolo (dovrebbe essere o sarà pubblicato su La Voce Repubblicana), la P2 fu una Loggia regolare del GOI che, per quanto discostatasi dai Landmark massonici (così come del resto lo stesso GOI sin dalla Gran Maestranza di Ettore Ferrari), non può essere definita né segreta, né complottistica, né ricettacolo di crimini inconfessabili, come volle attribuirle certa vulgata mediatica.

Lo stabilirono, peraltro, sentenze passate in giudicato.


Luca Bagatin

Risposta all'On. Nucara

di Aldo A. Mola

Egregio Onorevole, al suo articolo potrei rispondere parafrasando Giuseppe Giusti: “ Che, fa il nesci, Eccellenza, o non lo ha letto…?”. Infatti lei giudica i miei scritti dichiarando di non averli letti. Però debbo alcune precisazioni in merito al suo articolo Risorgimento e Massoneria. Le stravaganze contenute nei libri del prof. Mola. Il verminaio P2 scoperchiato da Spadolini (12 ottobre 2011). In primo luogo la ringrazio per il tempo che, pur assillato come tutti noi (anche non parlamentari) dalla crisi finanziaria internazionale e di governo, ha ritagliato per commentare l’intervista estiva da me rilasciata a Luca Bagatin e pubblicata nella “Voce”: molto meno, comunque, rispetto a quello che a sua detta risparmiò chiudendo la mia Storia della Massoneria italiana (Bompiani) a pag. 13, perché vi parlo dei “vicoli intorno al Pantheon”. In realtà vi evoco la larga via Giustiniani, sulla quale s’affacciò sino al 1926 la sede del Grande Oriente d’Italia, e la stretta via della Dogana Vecchia ove dal 1944 si insediarono sia esso sia il Supremo Consiglio del Rito Scozzese Antico e Accettato.

Proprio in quei locali, con Gamberini, Salvini, Sciubba, Telaro Campagna, Corona e un lungo eccetera di Alti Dignitari Massonici, ritrovai anche il deputato repubblicano Emanuele Terrana, il cui nome figura tra gli affiliati alla P2, insieme con quelli di Pasquale Bandiera (al quale mi legò lunga amicizia) e del segretario amministrativo regionale del Pri nelle Puglie, avv. Massimo Dell’Acqua. Del resto, che male vi sarebbe? A differenza di quanto lei asserisce, la P2 non era affatto “un verminaio”; né, a ogni modo, la “scoperta” di una minima parte delle sue Carte e di una quota dei suoi affiliati (gli altri sono noti a Gelli, e ben al sicuro sino a quando necessario) non fu per nulla merito dell’allora segretario del PRI, Giovanni Spadolini, il quale, per altro, come è ben noto, chiese a Pier Carpi di metterlo a contatto con Gelli. Niente di cui vergognarsi, del resto, giacché la P2 non cospirava affatto contro lo Stato e le sue istituzioni. O fingiamo non esistano sentenze della Corte d’Assise d’Appello di Roma a tale riguardo passate in giudicato? Quell’accusa, destituita di fondamento, venne invece sbandierata da chi pretese di incriminare il presidente della Repubblica Francesco Cossiga per attentato alla Costituzione, nel clima avvelenato poi degenerato in “Tangentopoli”, che lei, on. Nucara, conosce per esperienza.

Lascio a lei, on. Nucara, la responsabilità di quanto scrive di Gamberini, Salvini e Gelli: dei quali sono studioso, non difensore d’ufficio. Aggiungo solo che in Italia nessun consigliere regionale “giura” alcunché, né su alcunché. Se sia bene o male, è un altro discorso. Il giuramento di fedeltà allo Stato esisteva nell’ordinamento monarchico. Mazzini lo avrebbe condiviso, ma questa repubblica lo ha abolito, anzitutto nella scuola: con le conseguenze che forse anche lei conosce.

Torre San Giorgio, 12 ottobre 2011


Aldo A. Mola

p.s. Non perda tempo prezioso a tagliare le pagine della mia Storia: non è “intonsa”; è nelle librerie dal 1976 con le pagine già rifilate proprio per chi ha fretta.



5 ottobre 2011

Ranfolfo Pacciardi: il combattente di cui avrebbe bisogno l'Italia di oggi


Randolfo Pacciardi: repubblicano mazziniano, partigiano antifascista, Eroe della guerra civile spagnola, comandante della Brigata "Garibaldi", anticomunista, atlantista, Ministro della Repubblica, Segretario del Partito Repubblicano Italiano prima e poi ingiustamente espulso dal PRI e successivamente ingiustamente accusato di golpismo dai cattocomunisti e dai fascisti. Fondatore del movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica, presidenzialista e strenuo difensore della Repubblica laica e liberale. Uomo del popolo ed ascoltato dal popolo, contro la Casta politica già nel 1964 !
Un uomo che oggi potrebbe seppellire culturalmente e politicamente tutta la classe politica di faccendieri e di fannulloni di destra e sinistra, ovvero i nuovi dittatori di questo triste Paese.
Quello che segue è un video a lui dedicato, che si apre con una frase di Giuseppe Mazzini - suo maestro appunto - e si conclude con la massima pacciardiana: "Mi dicono: abbiamo la libertà. Quale libertà ? La libertà di una protesta inutile come quella che faccio io oggi".
Questo video è dedicato a tutti i repubblicani, i mazziniani, i garibaldini, i presidenzialisti puri, agli italiani, in particolare a tutti coloro i quali sono schifati dalla politica di oggi e che, come me, non vanno più a votare per protesta e per vergogna.


25 aprile 2011

Randolfo Pacciardi, grande combattente antifascista ed anticomunista, a vent'anni dalla morte: nel ricordo di Luca Bagatin e Renato Traquandi

Randolfo Pacciardi: il più grande fra gli antifascisti
di Luca Bagatin



Randolfo Pacciardi nel suo studio; Pietro Nenni e Randolfo Pacciardi durante la Resistenza

Randolfo Pacciardi (1899 - 1991) fu politico, massone e partigiano del Partito Repubblicano Italiano di cui troppo si tende a dimenticare.
Rarissime se non quasi nulle sono le pubblicazioni a lui dedicate.
Eppure fu audace eroe antifascista della Guerra di Spagna al comando di una Brigata Garibaldi e della Resistenza; nonché fiero anticomunista specie dopo aver conosciuto i massacri contro i repubblicani e gli anarchici operati dai comunisti europei su ordine di Stalin.
Guidò il PRI nel primo dopoguerra e fu Ministro della Difesa dal 1948 al 1953. Si oppose alla formula di Centrosinistra e quindi ad Ugo La Malfa che purtroppo lo espulse dal partito negli anni '60.
Celebre la frase di Pacciardi quando gli si chiedeva il motivo per il quale egli preferiva i governi centristi con la DC, piuttosto che un'alternativa di sinistra con il PCI : "Meglio una messa al giorno piuttosto che una messa al muro".
Una volta espulso dal PRI, Pacciardi fondò il movimento politico Unione Democratica per la Nuova Repubblica, con posizioni schiettamente presidenzialiste e forse per questo fu sospettato ingiustamente di simpatia fasciste e golpiste (proprio lui che aveva combattuto il nazifascismo !) e di aver appoggiato il cosiddetto Piano Solo che avrebbe dovuto portare ad una svolta autoritaria nel nostro Paese.
Niente di più falso e vergognoso fu detto su di un personaggio al quale la Repubblica e la democrazia italiana devono moltissimo.
Randolfo Pacciardi fu riammesso nel PRI negli anni '80 e Repubblicano rimase sino alla morte.
Così questo blog vuole ricordare una grande figura del mazzinianesimo.
Una figura da approfondire certamente.
Alla faccia dei calunniatori di ogni colore politico.

Luca Bagatin


Randolfo Pacciardi……. 20 anni dopo
di Renato Traquandi

(già collaboratore di Randolfo Pacciardi e autore della biografia "Randolfo Pacciardi"
edita quest'anno da Albatros)



Martedì 19 aprile 2011, dentro l’imponente Palazzo di Piazza Montecitorio, in Roma, alle ore 15,si è celebrato il XX anniversario dalla morte di Randolfo Pacciardi.

L’infaticabile, insostituibile, il prezioso, Antonio De Martini, il custode principale della memoria e degli archivi del deputato repubblicano, è riuscito a far ricordare il Comandante del Battaglione “Garibaldi” dei volontari per la libertà della Spagna, democratica e repubblicana, nella guerra vinta dai militari franchisti , appoggiati fai nazifascismi franco italiani, scoppiata nel 1936.

Randolfo Pacciardi, nato in un paesino del grossetano, Giuncarico, nel 1899, giovanissimo, simpatizza subito con gli ideali mazziniani del repubblicanesimo italiano. E’ uno dei più decorati militari combattenti la prima guerra mondiale ( due medaglie d’argento, una di bronzo, la croce di guerra inglese, un’altra decorazione della Francia) e subito dopo contrasta virilmente il nascente regime, fondando con altri militari democratici il movimento “Italia Libera” e, successivamente, contestando uno dei primi comizi del duce di Piazza Venezia.

Svolge la professione di avvocato; ed è durante quel periodo che riesce a far assolvere il quotidiano La Voce Repubblicana , citata in giudizio dal gerarca Italo Balbo, a cui il giornale aveva attribuito la diretta responsabilità della morte di Don Minzioni, bastonato a sangue da una squadra di camice nere emiliane. 

Nel 1926, appena sposato, riesce a raggiungere la Svizzera , per non finire nelle purghe fasciste, e a Lugano organizza la “Centrale antifascista” che resterà famosa per le tante attività svolte, tra le quali l’organizzazione per aiutare i fuoriusciti.

Il fascismo riesce a farlo allontanare dalla repubblica elvetica nel 1933; si reca in Francia, dove prosegue la sua opera a livello europeo, contro il regime italiano del manganello e dell’olio di ricino.

E’ in contatto con Carlo e Nello Rosselli, di Giustizia e Libertà, e con tanti altri italiani che sono stati costretti a fuggire dalla dittatura  mussoliniana.

Quando scoppia in Spagna la guerra civile, si attiva per la realizzazione del battaglione Garibaldi, composto da italiani difensori delle libertà democratiche; anche se tra di loro vi sono moltissimi di fede comunista, ancora ignari del bagno di sangue cui sono sottoposti i dissidenti dell’Unione Sovietica.

Tutti i promotori del Battaglione sono concordi ad affidare a Pacciardi il comando, che lui esercita con il massimo del carisma e della competenza militare.

Nel 1939 in Spagna viene sconfitta la democrazia. Pacciardi ritorna  in Francia, poi si reca in Marocco e da lì parte per gli Stati Uniti. A New York pensa di portare un progetto: vuole costituire un Corpo di Spedizione di volontari repubblicani da impegnare in Europa, a fianco delle forze occidentali, che combattono il nazifascismo.

Il generale De Grulle e W. Churchill contrastano il suo disegno e convincono gli americani a soprassedere al progetto, condiviso dalla Mazzini Society di New York, che ha tra i suoi membri più attivi il Maestro A. Toscanini. 

Pacciardi rientra in patria subito dopo il referendum che vide nascere la repubblica, essendosi mostrato coerente nel disapprovare la scelta dei badogliani, financo dei comunisti, che giurarono nelle mani della monarchia. E’ membro dell’Assemblea Costituente, del Primo Parlamento della Repubblica e Ministro della Difesa nei primi governi De Gasperi.

Con la politica centrista in crisi Pacciardi manifesta la sua contrarietà alla soluzione della sinistra democristiana di coinvolgimento dei socialisti nel governo ( Nenni nella stanza dei bottoni).

Nel P.R.I., grazie anche alla corruzione praticata dai Servizi segreti al Congresso di Ravenna, la sua corrente diventa minoritaria ed il Partito Repubblicano lo abbandona.

Mai privo di risorse e sempre combattivo, Pacciardi fonda nel 1964 l’Unione Democratica Nuova Repubblica ( www.sentierirepubblicani.it). Attraverso i settimanali Folla e successivamente Nuova Repubblica, con De Martini, Vitangeli, Mita e Giano Accame, diffonde la sua idea di repubblica presidenziale, propugnando l’istituzione del referendum e delle leggi di iniziativa popolare.

Il prof. Maranini, noto costituzionalista fiorentino, assieme a molti altri importanti personaggi della politica e della cultura, segue con simpatia le tematiche pacciardiane, arrivando a porre la propria firma ad un Manifesto che le compendia.

Con un aggettivo sobrio, affatto polemico, ma calzante, “ostracismo”, oggi si definisce tutta la campagna di contrasto della “partitocrazia” della casta di allora e di oggi, all’ormai anziano leader mazziniano italiano ed ai suoi uomini; il culmine viene raggiunto da Luciano Violante, che lo coinvolge in atti che non lo riguardano e lo “sputtana”, costruendoci la sua carriera politica.

Ottantenne sarà di nuovo chiamato da la segreteria di Giovanni Spadolini al posto che gli compete nella Direzione del P.R.I. dove sarà sempre presente, fino all’ultimo giorno di vita ( 13 aprile 1991).

Questo preambolo è necessario, per capire la presenza dei politici, della stampa, della cultura, delle forze dell’ordine e dei militari, di noi veterani e reduci di Nuova Repubblica, ridotti a poco più di una dozzina, con Antonio De Martini in testa e Vitangeli, Mita, i nipoti Franco e Giuseppe, e tutti gli altri…. Tutti con in testa una voglia di commozione, nel rivedere il “vecchio leone” in un filmato del 1990, e risentire le sue parole, noi……….. i suoi uomini di Nuova Repubblica.

Il primo a prendere la parola è il padrone di casa; sobrio, misurato, ammiccante Gianfranco Fini sa bene che trattare un simile argomento è come giocare con l’esplosivo.

Ne parla con pacatezza e lo ricorda con enfasi positiva. Fini è un politico di lungo corso. Da tanti è apprezzato per gli sforzi che da anni va facendo per lucidare l’ultima divisa che indossa. Ostenta con sorriso accattivante le mostrine conquistate alle Fosse Ardeatine, a Gerusalemme, a Londra ed a Washington, di sincero democratico liberale e progressista. Noi tutti apprezziamo i suoi sforzi e i più tentano di dimenticare il giovane Gianfranco, missino almirantiano, tanto almirantiano da citarlo, assieme a Pacciardi, in seconda fila tra i presidenzialisti italiani, subito dopo Calamandrei e “l’insulso avvocatino di Grosseto”, come lo definì Mussolini agli albori del suo potere nero. Insomma, una rievocazione utile a portare il mazziniano e repubblicano democratico Randolfo Pacciardi, nella bisaccia del terzo polo, di cui oggi egli è leader antiberlusconiano e dove, paradosso ultimo per l’operazione pro domo sua, milita anche l’ex repubblicano Giorgio La Malfa , grande assente, se pur invitato, o quanto meno avvertito.

Del partito repubblicano era presente Italico Santoro, coinvolto, consapevole, che sorride e si impegna a stringere mani.. Francesco Nucara non l’ho visto e mi sono domandato perché mai.

Dopo il Presidente della Camera pro tempore è stata la volta del Presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro, si proprio colui che con Bartolo Ciccardini avrebbe dovuto votare contro il centro sinistra, fermati da Oltretevere all’ultimo minuto. Dall’alto dei suoi 92 anni e dall’autorità dell’incarico ricoperto con lo smaccato gioco di parte che tutti conoscono, il vegliardo ha ricordato un paio di episodi salienti, che gli sono venuti in mente, dopo aver ricevuto l’invito a presenziare. Un doveroso applauso e si va avanti.

L’amico De Martini è all’altezza del compito che si è prefisso. Nei due monitors  laterali della prestigiosa Sala della Lupa, gremita in ogni ordine di posti,  viene proiettato un breve filmato. Si tratta di un’ intervista concessa da Pacciardi poco tempo prima della morte.

Sono molti gli occhi lucidi, nel vedere quelle poche immagine, nel risentire quella voce. Un fremito di emozione percorre la fila dove sono seduto e le parole di Tonino penetrano tra gli astanti.

La cattiveria dimostrata nei confronti del vecchio maremmano dalla protervia del potere politico che lo sepolte nell’oblio traspare e sovrasta l’ambiente. Il male è che sovrasta l’aula, si disperde per quei corridoi; ma il tanto tempo che è passato annacqua le colpe e le assolve.

Perché non è presente Luciano Violante? Cosa avrebbe detto questo 19 aprile 2011, nella Sala della Lupa? E’ stato solo uno strumento del destino?

Dopo Antonio De Martini, artefice della catalogazione dell’archivio pacciardiano donato alla Camera dei Deputati, è la volta del generale Angioni, poi di Paolo Palma e di Giorgio Rebuffa.

Il pressapochismo, le inesattezze, la superficialità, e sinanco l’ipocrisia, sono il comune denominatore di questi ultimi interventi.

Pacciardi aveva tre fratelli ( erano in cinque, invece, quattro maschi ed una femmina), è rimasto un erede, Franco, e c’era presente anche l’altro nipote, Giuseppe, Pacciardi nell’Isonzo anziché nel Livenza, Pacciardi a Lugano, in Francia, a New York, in Spagna e in Italia,non si bene a fare che…. al governo per 5 anni e poi all’opposizione, compreso l’ostracismo perpetrato nei suoi confronti dai mass media asserviti al potere della partitocrazia.

Interventi pieni di grossolani strafalcioni, dimostrabili anche da Wikipedia, più attento e verace di lor signori.

Insomma si è commemorato Pacciardi, nella sala della Lupa a Montecitorio in Roma, Camera dei Deputati, e ho sentito Randolfo rigirarsi più volte nella tomba, imbronciato.

L’evento era epocale, e poteva essere la vera occasione di un mea culpa della casta al potere.

Non è successo niente, le idee di Pacciardi, mai tanto valide come oggi, non sono state portate alla luce, ne dai politici presenti, ne tanto meno da coloro che non si sono presentati. La cultura, il giornalismo, i militari, che dalle mani dei politici mangiano se ne guardano bene……………

E la nave va……nonostante tutto.

 

Renato Traquandi        



2 agosto 2010

Per il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, un nuovo saggio a cura del prof. Pier Franco Quaglieni


Di questo 2010 saranno in pochi a ricordare il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, grande giornalista liberale lucchese.
Saranno in pochi perché purtroppo - o per fortuna - Pannunzio è la figura più scomoda del panorama politico e culturale del '900 italiano.
Scomodo a destra perché antifascista della prima ora, sin da quando collaborava con il pur conservatore Leo Longanesi ad "Omnibus".
Scomodo a sinistra perché anticomunista sino ad essere il primo a denunciare, sulle colonne del suo "Risorgimento Liberale", il dramma delle foibe e poi i crimini dei gulag sovietici, nei quali finì anche suo padre, pur militante comunista.
Scomodo a quel centro clericale democristiano che fu, nei fatti, il continuatore di certa politica conservatrice e fascista.
Mario Pannunzio, fra i fondatori del Partito Liberale Italiano, se ne discostò allorquando il partito di Cavour, Benedetto Croce e Luigi Einaudi, preferì l'alleanza con qualunquisti e monarchici.
Fu allora che Pannunzio fondò, nel 1949, il settimanale "Il Mondo": espressione della cultura e della politica laica e liberaldemocratica italiana.
A "Il Mondo" collaborò la crème del giornalismo, della politica e della cultura del dopoguerra: da Ugo La Malfa a Giovanni Spadolini; da Ernesto Rossi a Gaetano Salvemini, a Luigi Einaudi, a Bendetto Croce, raccogliendo così gli ex azionisti non giacobini, i liberali, i repubblicani, i socialisti autonomisti e tutti coloro i quali ritenevano possibile uno spazio politico capace di contrapporsi alle due "Chiese" autoritarie: marxista e cattolica.
Sarà dunque "Il Mondo" ed il successivo Partito Radicale dei Liberali e dei Democratici, fondato dalla stesso Pannunzio e dalla "sinistra liberale", a lanciare le prime battaglie contro la speculazione edilizia, contro i monopoli, la devastazione del paesaggio, a favore del divorzio e dei diritti delle minoranze e a denunciare il dilagante malcostume politico che nacque all'indomani della fondazione della Repubblica italiana.
Tutto ciò e molto altro ancora è raccontato fra le bellissime pagine di rievocazione del saggio curato dal prof. Pier Franco Quaglieni: "Mario Pannunzio. Da Longanesi al Mondo", edito da Rubbettino.
Si alternerano, qui, interventi di Pierluigi Battista, Marcello Staglieno, Carla Sodini, Girolamo Cotroneo, Guglielmo Gallino, Mirella Serri, Angiolo Bandinelli, Mario Soldati e dello stesso Quaglieni, che è Presidente del Centro Pannunzio di Torino e che oggi è il depositario di quanto ci è rimasto di Mario Pannunzio e della sua opera.
Un saggio fra i pochi, purtroppo, assieme a quelli di Massimo Teodori e di Mirella Serri che sono stati pubblicati in questi ultimi anni.
Un saggio di rievocazione storica e giornalistica, di un giornalismo di denuncia e di proposta politica che non c'è più, ma del quale si sente assolutamente necessità in un'Italia per nulla moderna.
Un'Italia che, come scriveva lo stesso Pannunzio, ha purtroppo da sempre espresso il proprio voto per partiti "indigeni" e conservatori: fossero essi comunisti, cattolici e persino fascisti o monarchici.
"Su un elettorato di trenta milioni di individui" - scriveva Pannunzio nel 1966 - "ventitue milioni vanno a partiti diciamo così indigeni che, ad esempio, in Inghilterra e in America, in Scandinavia in pratica neppure esistono".
Gli Amici de il Mondo ed i pannunziani si sentivano invece rappresentati dai partiti della cosiddetta "Terza forza": liberali, repubblicani, radicali e socialisti, i quali in Occidente erano infatti il sale della democrazia e si contrapponevano all'oscurantismo clericale, marxista o conservatore in genere.
Partiti che, al governo dell'Italia, argineranno sino al 1992 il clericalismo ed il conservatorismo della Dc, ma che fondamentalmente non riusciranno mai a costruire un'alternativa di governo alla stessa a causa della loro esiguità e delle loro divisioni interne.
E' così che il sogno di Mario Pannunzio rimarrà incompiuto. Interrotto,  alla sua morte, dal sessantottismo, successivamente dal nascente comporomesso storico fra le "Chiese" Dc e Pci ed ucciso del tutto dalla falsa rivoluzione di Tangentopoli che, anziché moralizzare la vita pubblica, condannò a morte sicura i partiti democratici e consegnò l'Italia alle mezze calzette della politica d'oggi.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini