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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 gennaio 2016

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18 febbraio 2013

"Intervista esclusiva a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore" di Luca Bagatin

A sinistra: Mauro Biuzzi, oggi, con il sibolo del Partito dell'Amore, recante il volto di Moana Pozzi; a destra: Moana Pozzi e Mauro Biuzzi nella campagna elettorale del 1992


Moana presenta il simbolo del suo partito

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;

La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.

Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.

Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.

Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.

Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.

Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) e fondatore dell'Associazione Moana Pozzi (www.moanamoana.it) - è un simpatico amico -  peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom profondamente colto, intelligente ed arguto.

Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).


A sinistra: lo staff del Partito dell'Amore con, al centro, Moana Pozzi; a destra: Ilona Staller, Marcella Zingarini e Mauro Biuzzi



Moana Pozzi candidata a Sindaco di Roma nel 1993 con il Partito dell'Amore

Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.


Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.


Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.


Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.


Luca Bagatin



18 ottobre 2012

Intervista di Luca Bagatin all'attrice Lavinia Guglielman per il settimanale di Roma "Le Città" del 17 ottobre 2012



13 giugno 2011

Socrate 2000: unico scopo il merito


Per ora è un gruppo di persone, nemmeno troppo nutrito.
Circa settecento - fra persone comuni e rappresentanti del mondo dello spettacolo, della cultura e dell'informazione - hanno aderito all'appello del giornalista ed autore televisivo Cesare Lanza, per il Movimento "Socrate 2000". Unico scopo: il ritorno al merito.
In un'Italia da sempre statalista, burocratocentrica, partitocratica, clientelare ed arruffona, un movimento di pressione di questo tipo mancava davvero.
Eh sì, perché con una classe politica cialtrona come quella degli ultimi vent'anni dove crediamo di andare ? E con movimenti protestatari e piazzaioli che non hanno uno straccio di programma concreto ? E con i soliti noti o meno noti raccomandati in ogni campo ed in ogni dove ?
Allora ben venga un movimento dal basso, internettiano, liberale e libertario, come recita il suo stesso manifesto-appello.
Un movimento al quale, per aderire, è sufficiente inviare una mail all'indirizzo redazione@socrate2000.com. Non occorre versare un'euro. Il che, per i tempi d'oggi, non è poco.
"Socrate 2000" sarà destinato a far parlare di sè ?
Cesare Lanza, di certo, è volto noto e, assieme a lui, al progetto ci hanno messo la faccia personaggi come Alessandro Cecchi Paone, Francesca Neri, Massimo Fini, Alessandro Meluzzi, Ettore Andenna e molti altri del mondo della cultura, dello spettacolo, dello sport e dell'informazione.
Lanza stesso ha informato che, a breve, presenterà un'iniziativa pubblica che non deluderà nessuno.
Il movimento consta, per ora, di un sito web www.socrate2000.com e di una sede in Via Appia Nuova 254 a Roma.
Nel frattempo, presi un po' dall'entusiasmo, dalla curiosità e da quelle due paroline nelle quali crediamo da sempre (liberale e libertario), abbiamo aderito.
E voi ?


Luca Bagatin



17 novembre 2010

Non tarpate le ali a Roberto Saviano



La Rai non è servizio pubblico. Non lo è mai stato: nè nella Prima nè tantomeno nella Seconda Repubblica.
E' un'azienda di Stato da sempre politicizzata ed andrebbe, come previsto peraltro da un referendum vinto a maggioranza nel 1995, privatizzata in toto.
A parte questa premessa, stupisce davvero che i politici della Seconda Repubblica, oltre a gestire la Rai come da prassi consolidata, si permettano di censurare programmi e/o di querelare questo o quel presentatore televisivo.
Fu celebre il caso di Sabina Guzzanti e di Daniele Luttazzi, comici e professionisti della satira. Oggi tocca allo scrittore Roberto Saviano che, come noto, avrà anche delle idee politiche, ma è e rimane un narratore, un uomo di cultura.
E va bene, si dirà anche che "Vieni via con me" di Fazio e Saviano è schierato politicamente a sinistra, ma dov'è lo scandalo in una televisione di Stato politicizzata e che si spartisce equamente, da decenni, gli spazi ? Un tempo la tivù di Stato era divisa fra democristiani, socialisti e comunisti. Oggi la tivù di Stato è lottizzata da PdL, Pd e Lega Nord.
E' uno scandalo, ma tale è e rimarrà sin tanto che l'azienda non sarà messa sul mercato. Tre reti pubbliche poi....ma dove si è mai visto ?
Il punto è che è davvero scandaloso che un politico quereli un comico, un artista, un uomo di cultura per il lavoro che svolge. E' un fatto che non accade davvero in nessun Paese dell'Occidente democratico.
Nello specifico, poi, lo scrittore Roberto Saviano ha semplicemente riportato i fatti di un'inchiesta antimafia che riferisce come e perché la mafia si sia infiltrata in Lombardia. Si è infiltrata anche per mezzo della Lega Nord ? Può essere. Lo dimostrerà l'inchiesta. La Lega Nord non è il partito degli onesti, tanto più che non è ancora stato dimostrato che in Italia e/o altrove esista un "partito degli onesti". I partiti, come ogni organizzazione, anche la più ridicola, sono fatti da individui. Ed ogni individuo è diverso dall'altro: ci sono onesti e disonesti.
Il Ministro dell'Interno Roberto Maroni si indigna per queste dichiarazioni e querela Saviano.
Ma chi mai ha chiamato in causa Maroni ? Maroni può anche essere un ottimo Ministro dell'Interno, ma, forse, proprio le dichiarazioni di Saviano dovrebbero suonargli da campanello d'allarme e, anzichè querelare lo scrittore (che, come tale, sarà anche pur libero di narrare i fatti), dovrebbe invece aprire un inchiesta in Lombardia proprio all'interno del suo stesso partito per verificare come stanno i fatti.
E magari espellere le mele marce dalla Lega Nord ed agevolare le indagini.
Il programma di Saviano, peraltro, è stato seguito da oltre nove milioni di telespettatori che, stranamente, hanno preferito un programma culturale (che può essere fazioso quanto volete, ma non è questo il punto) ad un programma di mero intrattenimento demenziale come ad esempio il Grande Fratello.
Questo dovrebbe far riflettere in primis la classe politica odierna. Forse il "popolo bue" non è così idiota come sembra.
E' curioso, poi, come fra le nefandezze che caratterizzano la Seconda Repubblica rispetto alla Prima, ci sia proprio questa supponenza nei confronti degli artisti. Questa gara a chi querela di più. Questa volontà di chiudere programmi ritenuti "scomodi".
Prassi che sarebbe stata impensabile ai tempi di De Gasperi, Einaudi, Saragat, Craxi, Andreotti. Pensiamo ad esempio a Giulio Andreotti, democristiano non certo di vedute aperte, quando era Sottosegretario allo Spettacolo, era solito giungere a compromessi con gli artisti cercando il più possibile di evitare censure.
Oggi invece sembra che i politici, ma non certo solo loro, provino piacere ad intasare i già intasati Tribunali italiani con le loro querele.
E' davvero triste, peraltro, che a uno scrittore giovane come Roberto Saviano, che peraltro vive da qualche anno sotto scorta per le sue inchieste sulla mafia, si tarpino così le ali.
Non sarà davvero la metafora dei giovani meritevoli d'oggi ?

Luca Bagatin



16 gennaio 2009

Spacciatore, impacciato o Impacciatore ?

Crudités ou Cruauté ?




12 luglio 2008

Gli applausi e gli sputi ad Enzo Tortora



La biografia di Enzo Tortora, "Applausi e sputi", curata da Vittorio Pezzuto, è certamente l'unica opera che tratta approfonditamente le vite del noto giornalista, presentatore e politico genovese.
Vite, certo. Vite, appunto.
Enzo Tortora di vite ne ha vissute due o, forse, tre.
Quella del presentatore di successo dagli anni '60 agli anni '80, quella del presunto camorrista, mafioso e spacciatore negli anni '80 e quella del politico radicale sino alla sua morte, prematuramente avvenuta nel 1988.
Sono passati vent'anni dalla morte di Tortora, il quale, come si documenta anche nella suddetta biografia, non era un tipo simpatico ai più.
Era un antitaliano nel senso più stretto del termine. Colto, liberale, mai piegato la testa in vita sua, laico, mai avezzo al compromesso, mai amante del gossip e del pettegolezzo al punto da difendere a spada tratta la sua vita privata.
Era un presentatore di successo che, con pacatezza e spirito, riusciva a catturare gli interessi e le aspettative dell'Italia di allora.
Era anche un politico, dicevamo, pronto a puntare il dito contro il Servizio Pubblico Radiotelevisivo, l'arrugginita Rai-Tv ed il suo monopolio lottizzato dai partiti e dalle correnti.
Era, insomma, per l'establishment culturale d'allora, un vero e proprio fumo negli occhi.
Un fumo negli occhi da abbattere. Anche con l'uso della calunnia, ed è ciò che venne fatto.
Enzo Tortora, il 17 giugno 1983 fu arrestato sulla base di accuse completamente inventate da "pentiti" ex camorristi senza scrupoli. Accuse alimentate dalla grande stampa italiana, da certo giornalismo straccione e gossipparo e da pseudo-artisti in cerca di pubblicità. Vedi il sig. Margutti e la storia delle mutandine della moglie.
Vicende magistralmente documentate da Vittorio Pezzuto, con tanto di citazioni di articoli e di dichiarazioni di allora. Con tanto di nomi e cognomi degli accusatori del Tortora. Nomi di individui, che, ahinoi, in questo Paese della vergogna, hanno financo fatto carriera.
Nomi da mettere all'indice, da ricordare, e sui quali far ricadere la nostra indignazione di individui liberi ed onesti. Affinché vicende kafkiane e raccapriccianti di tal fatta non abbiano mai più da accadere.
E così Enzo Tortora, grazie a Marco Pannella e ai radicali di allora, divenne il simbolo, la bandiera, di e per una giustizia giusta in Italia. Per una giustizia che garantisca le vittime, ma anche i carcerati costretti a vivere in condizioni disumane ed in attesa di giudizio.
Le pagine di Pezzuto scorrono via veloci e di volta in volta ci fanno stringere il cuore e chiedere se, quella descritta, sia l'Italia di vent'anni fa o piuttosto quella di due secoli fa.
Già allora, come oggi, si punta il dito anche contro un certo tipo di Magistratura. E' possibile che le corporazioni, nel nostro Paese, debbano sempre e comunque uscirne ed uscire impunite ? Senza alcuna responsabilità ?
Separazione delle carriere dei giudici, riforma del Consiglio Superiore della Magistratura non sulla base delle correnti, bensì sulla base dell'effettiva competenza ed imparzialità dei giudici. Queste le basi del diritto in una vera democrazia.
Enzo Tortora pagò con la vita la sua battaglia di onestà e di trasparenza. Ma quanti altri come lui ?
E' l'eterno "caso Italia". Il caso del Paese di Pulcinella e così continuerà ad essere senza una nuova classe di cittadini capaci di alzare sempre e comunque la testa. Capaci di essere antitaliani insomma.
Come Enzo Tortora ha saputo essere nei suoi sessant'anni di vita.

Luca Bagatin



19 maggio 2008

ENZO TORTORA: UN UOMO PERBENE. Nel ventennale della sua morte.



Con il 18 di questo mese sono passati esattamente 20 anni dalla prematura scomparsa di Enzo Tortora, il popolare conduttore televisivo degli anni '80 tristemente noto anche per le sue vicende giudiziarie che l'hanno poi visto del tutto assolto.
Personalmente mi sono sempre sentito legato alla sua figura ed alla sua vicenda umana e civile. Sono stati i suoi programmi ed il suo stile ad appassionarmi sin da bambino ad un certo tipo di televisione: colta, raffinata, mai volgare e mai urlata.
E' stata poi la sua triste vicenda giudiziaria a farmi simpatizzare, con gli anni, per il Partito Radicale nelle cui file lo stesso Tortora sarà impegnato per difendere sé stesso e tutti coloro i quali si sono trovati e si troveranno a subire una "giustizia ingiusta" tipica degli Stati illiberali.
E così ho riscoperto un articolo-lettera che scrissi per il quotidiano "L'Opinione delle Libertà" e che mi fu pubblicato il 26 maggio 2006 e letto anche in diretta su Radio Radicale qualche giorno dopo.
Nel lasciarvi al mio pezzo vi ricordo che è uscita in questi giorni una bellissima biografia di Enzo Tortora intitolata "Applausi e sputi" scritta dal già radicale Vittorio Pezzuto, oggi animatore del sito Decidere.net di Daniele Capezzone.
Enro Tortora: un liberale ed un simbolo di civiltà giuridica spesso negata in un Paese come il nostro. Un esempio da non dimenticare a presente e futura memoria.

Luca Bagatin



In ricordo di Enzo Tortora vittima dell’ingiustizia
di Luca Bagatin
(dall'Opinone delle Libertà del 26 maggio 2006)

Caro Enzo,
ero bambino quando tu conducevi quella trasmissione con quel simpatico pappagallino denominato Portobello. Il porto era bello ed io ricordo che la tua voce tranquilla infondeva in me una certa quiete, una certa serenità. Ero bambino, ma la tua era una delle poche trasmissioni che in famiglia guardavamo con gioia. Semplice e raffinato il tuo linguaggio, ma lo capirò solo anni dopo rivedendo gli spezzoni di "Portobello"e leggendo alcuni tuoi colti articoli. Poi arrivò quel 17 maggio 1983. Ricordo ancora il TG che ti dava addosso e che ti additava quale camorrista, spacciatore, amico dei mafiosi. Io piansi e mia madre non riuscì a calmarmi per tutto il giorno. Buffo no? Avevo appena quattro anni eppure già capivo che... No, non potevi essere un mostro. I tuoi occhi parlavano per te. Un bimbo queste cose le capisce meglio di un adulto. No, caro Enzo, tu un mostro non lo eri affatto. Il mostro era lui: lo Stato che credeva al pentitismo. Lo Stato antiquato di un' Italia da sempre poco democratica. Fascista nell'anima. Lo Stato di Polizia. Lo Stato colluso con la mafia.
I mass-media. I mass-media distrussero la tua carriera di giornalista e uomo di spettacolo. Io non ti dimenticai mai. Marco Pannella ti volle al suo fianco e diventasti europarlamentare radicale. Rinunciando all'immunità affrontasti serenamente tutti i processi e alla fine risultasti innocente. Pagasti con anni di carcere ed umiliazioni. Lottasti per una giustizia giusta. Il tutto nell'indifferenza prerssoché totale di uno Stato e di un popolo (quello italico) idiota, ipocrita, ignorante, insensibile, pronto a tutto solo ed unicamente per il proprio tornaconto personale. Questo Paese che tu amasti tanto ti ha ucciso. Mauro Mellini (già deputato radicale e membro del Consiglio Superiore della Magistratura) ha proposto di istituire la data del 18 maggio (data della ricorrenza delle tua morte) quale giornata nazionale delle vittime dell'ingiustizia. Nel testo dell'appello di Mellini si legge fra l'altro: "Una giornata in cui il pensiero vada a coloro che, per errore di uomini o per imperfezione e stravolgimento di istituzioni e di leggi, per devianze dalle finalità che la giustizia deve perseguire, sono sacrificati e soffrono, lottando perché sia riconosciuto il loro buon diritto o, invece, vinti e dimenticati, subiscono pene ed umiliazioni che non hanno meritato." Un atto dovuto con un pensiero ai carcerati (tutti !). Perché tu, Enzo, vivi nel ricordo di coloro che non hanno rinunciato a lorrare per un Paese in cui la Libertà e la Democrazia possano essere affermate ed affermare il rispetto e la dignità dei Diritti e del Diritto di vivere come Esseri Umani. Come Persone.
Un abbraccio con il Cuore.



7 marzo 2008

ANGIOLINI E DIAVOLETTI: Crudités ou Cruauté ?




13 febbraio 2008

Caos Calmo. Crudités ou Cruauté ?



Può un bacio, un amplesso, un congiungimento carnale, essere diseducativo, educativo e/o quant'altro ?
E' un fatto privato, ma anche politico e quindi inevitabilmente pubblico (esiste infatti vera distinzione fra pubblico e privato ?).
Il Caos può essere calmo o non essere.
Il Caos può essere anche fretentico e, quindi e appunto, caotico.
Il Dott. Timothy Leary associava il Caos alle Cyberculture, di cui scrisse l'omonimo saggio.
Ciascuno la pensi pure come vuole....Crudités ou Cruauté ?                ?
Wilson lo Zuccone ci insegna che è dalla diversità di opinione che nascono le corse dei cavalli !

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini