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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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1 marzo 2013

Ilona Staller contro il Potere. Ventiquattro anni prima (e meglio) di Beppe Grillo


Ecco perché Ilona Staller è considerata una personalità politica scomoda, da vietare, spesso, anche in televisione (quantomeno quando parla di politica).
Ecco perché, sbagliando, i partiti e partitini hanno cercato di evitare di candidarla (salvo i Radicali, nel 1987, pur con molti mal di pancia e bigottismi assurdi).
Ilona Staller prima e meglio di Beppe Grillo.
Ilona Staller che, oltre a denunciare - oltre vent'anni fa - la corruzione (prima dello strumentale Di Pietro), parlava e parla di leggi contro la violenza sulle donne, di aborto, di Aids, di pari opportunità, di libertà di opinione, d'espressione, della libertà della cultura, del diritto dei detenuti alla sessualità.

Chi non comprende le potenzialità sociali e politiche di Ilona Staller o non la conosce o è in malafede.

Ilona Staller fu eletta nel 1987, con 20.000 voti di preferenza, nelle liste del Partito Radicale.
Beppe Grillo non lo ha eletto nessuno e nemmeno i suoi militanti lo sono stati, in quanto del tutto assente il voto di preferenza.
La medesima cosa vale per i rappresentanti di Pd, PdL e Monti.
Tutti, di fatto, delegittimati e delegittimabili.



22 settembre 2011

Quel referendum elettorale che vuole un nuovo porcellum...



Eccoli lì, i campioni della "sinistra" (e de La Destra) nostrana, da Bersani a Di Pietro passando per Vendola, Storace e - con nostro grande rammarico per vicinanza di idee - al Partito Liberale dell'On. Stefano de Luca: tutti uniti a raccogliere le firme per un referendum che, qualora passasse, non abolirebbe tanto il cosiddetto "porcellum", ovvero l'attuale antidemocratica ed incivile legge elettorale, ma ci farebbe tornare al "mattarellum" che, quanto ad inciviltà legislativa, non ci va poi così distante.
Il "mattarellum" è, infatti, quel mostro legislativo che tutti così tanto detestavano e che obbligava le forze politiche ad alleanze innaturali pur di accaparrarsi i cosiddetti collegi uninominali.
L'"accozzaglia delle forze", insomma, sembra piacere tanto agli eredi del comunismo quanto a quelli del fascismo nostrano, con la stranissima aggiunta dei liberali del PLI.
Fu con il "mattarellum", infatti, che si sdoganarono gli estremisti come Lega Nord, IdV e La Destra che, di volta in volta, tenevano "sotto scacco" il governo di turno.
Ma che "porcellum" questo "mattarellum" !
Ma che "porcellum" questo referendum !
Latinismi a parte, nessuno sembra rendersi conto che la Costituzione italiana, in materia elettorale - agli Articoli 56 e 57 - parla chiaro, ovvero prevede unicamente un sistema proporzionale puro, senza sbarramenti o innaturalità maggioritarie che dir si voglia.
La Costituzione è stata dunque sistematicamente violata, in materia elettorale, sin dal 1993 (chi era il Presidente della Repubblica di allora ? Ve lo ricordate ?), quando venne ammesso l'incostituzionale referendum in materia elettorale.
Che ne dite, cari Scalfaro, Occhetto, Segni, Pannella and Co. ?
E che ne dite, oggi, diciotto anni dopo, cari Bersani, Di Pietro, Vendola, Berlusconi, Calderoli e Fini ?
La strada per la riforma in materia elettorale è una ed una soltanto: l'Assemblea Costituente. Strade diverse sono violazioni delle legge medesima.
Assemblea Costituente che, come da prassi, andrebbe eletta direttamente dai cittadini con metodo proporzionale puro, come nel 1946.
Purtroppo temiamo che le forze politiche odierne e le attuali istituzioni non indiranno mai tale assemblea. Ciò andrebbe evidentemente contro i loro interessi particolaristici ed imporrebbe alle forze di dialogare....alla luce del sole !
Detto questo, chi scrive, in materia elettorale, ha le idee molto chiare e propone da sempre una riforma elettorale basata sul modello di De Gaulle e ripresa, in Italia, dal partigiano repubblicano Randolfo Pacciardi: Repubblica presidenziale con Presidente della Repubblica eletto direttamente dai cittadini e slegato dai partiti, con funzioni di governo; Parlamento - con funzioni unicamente legislative - eletto direttamente dai cittadini, con il sistema delle preferenze e proporzionale puro, senza sbarramenti.
Unico sistema in grado di garantire governabilità e rappresentanza, senza che la partitocrazia la faccia da padrone.

Luca Bagatin



23 gennaio 2011

Lettera ai compagni del PRI in vista del Congresso nazionale del partito (che purtroppo non si terrà più il 28 gennaio 2011)

Randolfo Pacciardi: partigiano Repubblicano mazziniano, antifascista ed anticomunista, fondatore del movimento Unione Democratica per la Nuova Repubblica

Cari compagni ed amici Repubblicani, ero lieto che finalmente, fra pochi giorni - ovvero dal 28 al 30 gennaio - si tenesse a Roma il Congresso nazionale del nostro PRI.
Ne ero lieto in particolare perché ritenevo che, forse, finalmente, si potessero sciogliere dubbi e riserve e si riuscisse a comprendere ove il nostro partito intendesse andare e collocarsi. Apprendo invece che, la data del Congresso, subirà uno slittamento.
Personalmente, nonostante abbia più volte avuto modo di apprezzare l'operato e l'equilibrio del nostro Segretario nazionale Francesco Nucara, da diverso tempo faccio fatica a comprenderlo ed a condividerlo.
Non condivido e non ne ho condiviso, infatti, la sua strenua difesa dell'indifendibile, ovvero dell'attuale maggioranza di governo presieduta dall'On. Silvio Berlusconi.
Il PRI ha lealmente sostenuto Berlusconi dal 2001 ad oggi e su concreti punti programmatici. Da parecchio tempo questi punti sono stati ampiamente disattesi e sfido lo stesso Francesco Nucara a dimostrarmi il contrario.
L'attuale maggioranza di governo non ha ridotto nè la spesa pubblica improtuttiva, nè conseguentemente ridotto le imposte. L'attuale maggioranza di governo non ha investito un solo euro in ricerca scientifica, ma ha introdotto norme proibizioniste e liberticide quali ad esempio la Legge 40 sulla fecondazione assistita (per non parlare di ciò che intende fare in materia di testamento biologico).
L'attuale Presidente del Consiglio, di concerto con il suo Ministro degli Esteri Franco Frattini, ha avviato una politica estera profondamente pericolosa che si fonda sull'amicizia e cooperazione con i peggiori dittatori del Pianeta: i comunisti stalinisti Vladimir Putin e Aleksandr Lukashenko ed il Colonnello Mu'ammar Gheddafi. Politica estera che, da repubblicani mazziniani, democratici ed atlantisti, non possiamo non avversare.
Come se tutto ciò non fosse sufficiente, la politica dell'attuale maggioranza di governo è praticamente dettata dalla conservatrice Lega Nord, che ha impedito non solo le riforme istituzionali, ma finanche l'abolizione delle inutili e costose Province italiane.
Il nostro Segretario nazionale Nucara si illude quando vuole che l'Udc entri nell'attuale maggioranza di governo: Casini sa bene che, sino a che la Lega non uscirà dal governo, le forze responsabili del Paese non potranno appoggiare Berlusconi.
E' questo il più macroscopico errore dell'attuale dirigenza Repubblicana: il non voler comprendere che Berlusconi, politicamente, ha fallito il suo compito e che la Lega Nord è un partito da isolare politicamente.
Per queste ragioni auspico un profondo cambiamento dell'attuale Direzione nazionale del PRI ed un nuovo Segretario, giovane ed aperto alla possibilità di costruire un nuovo schieramento politico alternativo al cattocomunismo ed al giustizialismo incarnati dall'asse Pd-Idv-Sinistra vendoliana. In questo senso ritengo che, sino ad oggi, solo Gianfranco Fini sia riuscito a comprendere la fine di un'era politica e la necessità di costruirne una nuova a partire da un nuovo Centro-Destra in linea con l'Occidente democratico e liberale.
In questo senso il PRI potrebbe essere importante e fondamentale a tale scopo. Raccogliere il testimone di tutte le forze dell'area laica e costruire un'Unione Democratica Liberale all'interno del Polo della Nazione ed allearsi dunque a Futuro e Libertà, Api ed Udc.
Costruire dunque un nuovo schieramento politico: laico, liberale, libertario, gollista, che sappia dialogare con il movimento cattolico, ma che non rinunci ed anzi rafforzi il concetto di laicità dello Stato.
O il PRI saprà finalmente essere "ape battagliera" di un progetto ambizioso di tal fatta oppure sarà destinato sempre di più alla marginalità politica e/o ad essere "mosca cocchiera" dell'asse Berlusconi-Lega Nord-Santanchè-Storace. A quel punto, tanto vale sciogliersi e costituire un'Associazione culturale o una Fondazione ove ciascuno possa rimanere Repubblicano a modo suo, visto che un Repubblicano mai potrebbe appoggiare l'estremismo di destra o sinistra.
Occorre, insomma, tornare a Randolfo Pacciardi e fondare una componente interna al PRI, oggi magari ancora minoritaria. Una componente che possa prendere il nome di "Nuova Repubblica": per una nuova legge elettorale finalmente coerente (o proporzionale pura o maggioritaria pura all'anglosassone, evitando in entrambi i casi antidemocratici e pasticciati sbarramenti), per i diritti civili e le libertà individuali, per le libertà economiche, la riduzione della spesa pubblica e la riforma del sistema delle aliquote che le porti ad un massimo di due o tre.
In questo senso auspico che tale componente riceva pieno riconoscimento da parte del Partito Repubblicano Italiano, con la possibilità di esprimere le proprie idee in ogni sede e nell'organo di stampa del Partito, ovvero "La Voce Repubblicana".
Sarebbe davvero molto triste assistere a nuove lacerazioni in casa repubblicana mazziniana sulla base del semplice sostegno o meno ad un personaggio alquanto macchiettistico come il Cavalier Silvio Berlusconi.
Viva Giuseppe Mazzini ! Viva Randolfo Pacciardi ! Viva il Partito Repubblicano Italiano ! Viva la Nuova Repubblica !

Luca Bagatin

PS: L'amico Renato Traquandi mi ha scritto un'incoraggiante missiva - in risposta al mio documento politico - che desidero di seguito riportare. Renato è parente stretto dello storico partigiano del Partito d'Azione Nello Traquandi. E' militante Repubblicano di lungo corso e collaborò con l'eroe della Resistenza Randolfo Pacciardi, aderendo, nel 1970, al movimento mazziniano Unione Democratica per la Nuova Repubblica fondato dallo stesso Pacciardi.


Luca carissimo,
 
Ho letto con particolare attenzione il tuo scritto.
Per prima cosa devo dirti che non ho trovato "buono" il tuo inizio. Cari compagni ed amici  sa di stantio, di antico.
Un consiglio, per il futuro fanne a meno, ci guadagnerai. 
Il succo dei tuoi ragionamenti è condivisibile in tutto e per tutto, i ma che ci metto io, sono convinto, saranno anche le tue conclusioni. 
Siamo ridotti a poche centinaia in tutto il Paese, non abbiamo risorse tali da controbattere i nostri avversari. 
Certo, in parte è colpa nostra, che non siamo stati in grado di resistere al clero ed agli ex comunisti, ai socialisti, i liberali e la Lega. 
Nucara lega la sua scelta alla riconoscenza e alla convinzione che il Dottor Tromba  sia il peccato minore, dacchè dagli altri fronti non abbiamo preso che sonori schiaffoni. 
La Malfa vuole a tutti i costi conquistarsi la possibilità di candidarsi, convinto com'è di campare della sua personale rendita politica. 
La Sbarbati regna sovrana della sua isola deserta e i liberaldemocartici in genere vagolano tra le nebbie dei desideri. 
Il prossimo congresso non risolverà nulla, almeno nell'immediato, dal momento che quasi tutti i relatori si impegneranno a fare il loro compitino e nulla di più. 
Se troviamo un gruppo, tra i quali molti giovani, disponibile a organizzare convegni qua e la per l'Italia e farsi sentire, con un programma e delle idee.... investire insomma, sulla cultura della politica e sulla storia del partito, allora forse un certo consenso lo potremmo trovare, anche se non andremo incontro alle richieste dell'italiano/a medio/a che vuole soldi, successo e qualcuno ( gigante, pensaci tu) che gli risolva i problemi della vita quotidiana. 
Se riesci a mettere su un gruppo di questo genere conta pure sul mio aiuto.

Renato Traquandi
www.scuolarepubblicana.it



29 aprile 2010

Le scorrettezze giornalistiche de "Il Secolo d'Italia" (non sarà pensiero unico ?)



Domenica scorsa ho pensato di inviare a "Il Secolo d'Italia" - organo ufficiale di Alleanza Nazionale - l'articolo che ho scritto e pubblicato sul mio blog del 22 aprile scorso, dal titolo: "Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia".
Ho deciso di inviarlo senza pensare peraltro che l'avrebbero pubblicato, ma mi sembrava doveroso alimentare il dibattito nel principale organo di riferimento del Presidente della Camera.
Il mio pezzo è stato pubblicato martedì 27 aprile, ma, con mia somma amarezza, oltre ad essere stato tagliato nelle sue parti fondamentali (ove proponevo un'alleanza fra finiani, laici, liberali, repubblicani, Udc ed Api), è stato anche completamente stravolto per quanto concerne i contenuti.
Piuttosto che incorrere in certe scorrettezze, infatti, sarebbe stato preferibile che il pezzo in questione non fosse pubblicato.
Ad ogni modo, passo ad evidenziarvi le frasi/concetti "incriminati".
La redazione de "Il Secolo d'Italia" ha modificato - stravolgendola - la mia frase: "Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea" con la frase: "Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prime e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che vedere con la gestione del potere".
Ma quando mai ? Il Msi, partito neo-fascista, non si sarà mai spartito poltrone, ma era un partito di picchiatori che i liberali li schifava alquanto. Ed An non è certo partito che non ha gestito o che non gestisce il potere. Anzi.
In seconda battuta, quelli de "Il Secolo d'Italia", hanno pensato bene di "annacquare" la mia frase: "Il che, infatti, gli (riferito a Fini) è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè", con la frase "Il che gli è costata la scissione dei populisti ed estremisti alla Storace e alla Santanché".
Populisti ? A me risulta che Storace e la Santanché siano storicamente dei fascisti della destra sociale e ne vadano anche fieri. Non è certo un insulto, ma un dato di fatto. Dato di fatto che, chissà mai perché, a quelli del "Secolo" non piace. E così si passa alla mistificazione delle lettere altrui ! Sic !
Proseguendo nelle modifiche che quelli del "Secolo d'Italia" hanno apportato al mio articolo - ormai ridotto a letterina a loro stesso uso e consumo quasi fossi un loro collaboratore prezzolato - il mio "destra liberale" si è trasformato in "destra innovatrice" (evidentemente la parola "liberale" è ritenuta proppo "progressive" per chi si sta avvicinando ai valori liberali solo da un anno e solo grazie al suo leader) ed il mio auspicare una coalizione di centro-trattino-destra si è trasformato in "coalizione di centrodestra" a guida finiana.
"Il Secolo d'Italia" ha dunque ben pensato di rimuovere ogni mio riferimento ad una auspicabile spaccatura del PdL, alla creazione di un Movimento di Fini e alla costituzione di una coalizione a quattro con Laico-Liberali; Udc ed Api.
Martedì 27 stesso, ho pensato bene di inviare una mail di rettifica auspicandone la pubblicazione. Ad oggi non solo non è stato pubblicato nulla, ma quelli del "Secolo" non si sono nemmeno pregiati di scrivere due righe di scuse.
Confesso che un simile trattamento non me lo sarei mai aspettato da un foglio - "Il Secolo d'Italia", appunto - che negli ultimi tempi sembrava essersi evoluto, aver fatto autocritica ed essere passato dal corporativismo fascista alla scoperta dei diritti civili, della cultura libertaria e beatnik, con tanto di recensioni ai libri di Thoreau sulla disobbedienza civile.
Evidentemente tale evoluzione è ancora lunga e le recenti "ragioni di Stato" hanno forse messo il freno anche allo stesso Gianfranco Fini.
Ad ogni modo ciò non giustifica certa mancanza di rispetto nei confronti dei lettori e certe palesi mistificazioni ed arbitrarie modifiche.

Luca Bagatin



22 aprile 2010

Costruire con Gianfranco Fini l'alternativa Gollista e Liberaldemocratica per l'Italia



Da oltre un anno Gianfranco Fini si sta muovendo per l'alternativa.
L'alternativa a che cosa ?
Ad una maggioranza di governo capitanata - "ad interim" - da un Silvio Berlusconi che, checchè ne dica, è al traino di una Lega Nord conservatrice e statalista.
Un Silvio Berlusconi neo-filo-sovietico amico di Putin e di Gheddafi in chiave anti-occidentale.
Un Silvio Berlusconi che ha selezionato la sua classe dirigente sulla base più del "sex appeal" che delle reali competenze politiche.
Un Silvio Berlusconi che, da troppo tempo, ha dimostrato di non voler fare alcuna riforma liberale e garantista del mondo del lavoro e della giustizia.
Gianfranco Fini è passato dunque al contrattacco fondando prima un "think-tank", Fare Futuro, ed oggi una corrente interna al PdL.
Ovviamente ci aspettiamo molto, ma molto di più.
Il PdL non è un partito, ma un "comitato d'affari" al pari del suo omologo Pd. Non ha un'ossatura ideale né tantomeno un progetto politico di ampio respiro.
Gianfranco Fini, è vero, proviene dalle file del principale partito della destra italiana. Un partito, il Msi prima e An poi, che certo non ha mai avuto nulla a che spartire con la destra liberale europea.
Purtuttavia, poiché solo i cretini non cambiano mai idea, Fini ha dimostrato di essersi evoluto sia ideologicamente che politicamente.
A differenza dei cattocomunisti, ha abiurato in toto al suo passato postfascista e ha contribuito - già con An - a dare un'impronta gollista al suo partito. Il che, infatti, gli è costata la scissione dei fascisti della destra sociale di Storace e della Santanchè.
Oggi Gianfranco Fini ed i suoi fedelissimi mirano alla costruzione di un partito moderno, laico, gollista e di destra liberale. Che guarda a Sarkozy, a Cameron e persino ai Liberaldemocratici inglesi.
In questo senso, infatti, sarebbe utile una spaccatura costruttiva del PdL, come sostengo da tempo, per la costruzione di un'alternativa liberal-moderata alla conservazione esistente.
Un'alternativa capace di attrarre non solo i voti di quanti non si riconoscono nell'attuale leadership berlusconiana, ma anche di coloro i quali non vanno più a votare o sono delusi dall'attuale centrosinistra.
In questo senso, Fini, potrebbe costruire un suo movimento politico che da subito potrebbe attrarre - approssimativamente - il 10% dell'elettorato. E partire con la costruzione di una nuova coalizione di centro-destra (con il trattino !) in alternativa alla Lega ed a Berlusconi, ma anche, certamente, all'ormai marginalissimo Pd.
Una coalizione che potrebbe contare sul sostegno dell'Udc di Casini e dell'Api di Rutelli e Tabacci, alla quale si sono già aggregati anche i liberali di Zanone.
E a noi laici, repubblicani del PRI, liberali del PLI e - se lo volessero - anche i Radicali, non rimarrebbe che costituire un rassemblement denominabile, preferibilmente, "Unione Liberaldemocratica" a sostegno dello stesso Gianfranco Fini.
Forse corro troppo con la fantasia, ma ritengo che una coalizione a quattro (Movimento di Fini, Udc, Api, Laici-Libdem) di tal fatta potrebbe certamente scompaginare i giochi e puntare a rappresentare quasi un terzo dell'elettorato.
Coalizione unita su pochi ma condivisi punti programmatici: politica estera filo-occidentale senza tentennamenti o connivenze con dittature o presunte tali; politica di integrazione dell'immigrazione con il riconoscimento dei diritti di cittadinanza, ma anche di rigore nei confronti dei clandestini; politica economica di sostegno alle piccole e medie imprese che miri alla detassazione dei redditi ed all'erogazione di congrui ammortizzatori sociali; riforma della giustizia che punti alla separazione delle carriere dei magistrati ed alla responsabilità civile del giudice ed alla spoliticizzazione del CSM; abolizione delle Province, dei consorzi, delle comunità montane ed accorpamento dei piccoli comuni.
Con Gianfranco Fini leader ed una sinergia fra moderati, laici e liberali, tutto ciò, forse, sarà possibile. Diversamente, la stagnazione regnerà sovrana.

Luca Bagatin



28 luglio 2008

Berlusconi decida se vuol diventare un vero Statista Europeo ed Occidentale: eviti di modificare la legge elettorale per le Europee e si apra ai temi laici



Abbiamo ultimamente avuto modo di plaudire più volte al Governo Berlusconi IV ed alle sue misure liberalsocialiste che vanno dalla detassazione degli straordinari passando per l'abbattimento dell'Ici sulla prima casa, la tessera sociale di 400 euro annui, un nuovo piano per le abitazioni per famiglie e meno abbienti, sino al taglio alle spese dei ministeri ed alle misure contro i "fannulloni" nella Pubblica Amministrazione. Plaudiamo anche al Lodo Alfano che finalmente prevede l'immunità per le alte cariche istituzionali e che andrebbe estesa anche ai Parlamentari i quali, una volta eletti dal popolo, solo da questo possono essere giudicati e solo una volta non rieletti possono e devono essere giudicati dalla Magistratura per eventuali infrazioni della Legge. Legge che deve essere uguale per tutti e non "più o meno uguale per qualcuno", come il periodo di Tangentopoli ci ha tristemente insegnato falcidiando un'intera classe dirigente e mantenendone illesa un'altra non certo incolpevole.
Purtuttavia rimaniamo assolutamente esterrefatti relativamente alla proposta di legge elettorale presentata dal PDL relativamente allle Elezioni Europee, ove si fa vera e propria strage di democrazia tanto quanto, se non peggio, della legge elettorale delle Politiche.
Ancora una volta si vuole togliere la possibilità agli elettori di apporre la propria preferenza sui candidati dei relativi partiti ed in tal modo - come per le Politiche - si pretende che ciascun elettore "approvi" la lista dei candidati decisi dalla Segreterie di Partito. Un po' come durante il fascismo ..... tanto più se consideriamo che la suddetta legge prevede uno sbarramento del 5% (ma nei fatti del 20% in quanto le circoscrizioni sono aumentate da 5 a 15) e quindi si vuole a priori falcidiare fior fior di partiti ad unico vantaggio dello stesso PDL, del PD, della Lega e, forse, dell'Italia dei Valori.
L'ennesimo scippo democratico che certo non fa onore ad un partito che si proclama "delle Libertà". Uno scippo che questa volta non perdoniamo al Cavaliere, il quale, se vorrà essere davvero ricordato come uno Statista di stampo liberal-popolare ed Occidentale capace in qualche modo di unire laici e cattolici, dovrà fare i conti anche e proprio su questo tema ripristinando democrazia e pluralismo che peraltro sono i valori fondanti dell'Europa stessa.
Oltre a ciò ci permettiamo anche di suggerire al Premier di aprirsi a temi laici e quindi di civiltà giuridica come l'eutanasia - riportata alla ribalta anche dei media con il caso di Eluana Englaro e di Paolo Ravasin - e quindi il testamento biologico; la possibilità di aprire alla ricerca scientifica a 360 gradi sul modello anglosassone; la pillola del giorno dopo;  ma anche la lotta alle narcomafie confrontandosi ed aprendo alle ricette antiproibizioniste e quindi legalitarie contro il disordine d'oggi in meteria.
Questi dei timidi suggerimenti ad un Governo che oggi ha la possibilità di essere ricordato come un Governo "diverso" rispetto agli ultimi 15 anni. Un governo capace di imprimere la sua svolta riformatrice, arginando le derive sfasciste della destra e facendo rivivere la stagione riformatrice del vero ed unico Centro Sinistra di De Gasperi, Einaudi, La Malfa e Craxi.




Luca Bagatin (nella foto con suo fratello Silvestro)



20 marzo 2008

Crudités ou Cruauté ?





1 marzo 2008

I Laici, Liberali e Riformatori alle elezioni del 13 e 14 aprile e la posizione ufficale assunta da www.lucabagatin.ilcannocchiale.it


Arturo Diaconale, direttore storico dell'Opinione delle Libertà, nel suo editorale del 26 febbraio ha fotografato ottimamente la situazione dei laici, liberali e riformatori italiani i quali non avranno pressoché rappresentanza alle prossime elezioni politiche del 13 e 14 aprile.
Questo bipartitismo-bipolarismo coatto (in tutti i sensi) che vede contrapporsi due grandi calderoni con all'interno di tutto e di più come da un quindicennio a questa parte, oltre a non offrire la possibilità di un voto autenticamente laico e liberale, non offre alcuna vera alternativa al declino del Paese che ha urgente bisogno non tanto di assegni per i bebé o di sostegno alle coppie sposate quanto piuttosto di una sensibile riduzione delle imposte dirette ed indirette per rilanciare i consumi e gli investimenti (l'Eurispes stesso suggerisce la liberale "flat tax" ovvero l'imposta unica sulle persone fisiche al 20%); una seria e radicale riforma delle pensioni; l'abolizione degli enti inutili e dispendiosi come le Province, le Comunità Montane e la Tv di Stato; nuovi investimenti nella scuola pubblica e nella ricerca scientifica senza pregiudizi, preconcetti o elucubrazioni mentali dettati da chissà quale dogma religioso. E poi è indispensabile una lotta senza quartiere alla criminalità organizzata, alla pedofilia, alla violenza sulle donne e sui minori ed ai clientelismi di ogni colore politico.
Gli italiani si sentono sempre meno sicuri e rischiano financo di scadere in un assurdo e becero razzismo proprio in quanto sono pressoché totalmente abbandonati da uno Stato che preferisce continuare ad alimentare sé stesso ed i suoi privilegi piuttosto che scendere nel concreto ed affrontare radicalmente tali questioni, spesso trattate superficialmente sia da Berlusconi che da Veltroni e dai loro sodali.
E, per concludere, i temi cosiddetti "etici" (anche se personalmente detesto questo termine che mi fa pensare allo "Stato etico" di hitleriana, mussoliniana e staliniana memoria).
Ma è possibile che l'Italia sia così indietro anche in questo settore, ovvero che non abbia una legge che consenta le unioni civili delle coppie eterosessuali ed omosessuali; che non abbia una legge che consenta la commercializzazione delle pillola RU486; una normativa che consenta la regolamentazione delle non-droghe ovvero della cannabis e dei suoi derivati togliendo così alla criminalità questo mercato senza alcun controllo e, per finire, una normativa che permetta di garantirsi una morte dignitosa consentendo l'eutanasia (che significa letteralmente "buona morte") e quindi il pieno diritto del malato terminale e sofferente ad un'"uscita indolore" ?
Le uniche forze che storicamente hanno posto nei loro programmi tutti i progetti e prospettive citate in questo articolo, sono proprio quelle che saranno scarsamente o pressoché non rappresentate nel prossimo Parlamento della Repubblica Medievale e Mediatica d'Italia.
Penso al PRI che, forse, avrà 3 deputati nelle liste di Berlusconi; penso ai Radicali che avranno 8 deputati per essersi svenduti ai cattocomunisti del Pd; penso ai Riformatori ed ai Liberali come Capezzone che, se tutto va bene, avranno un seggio o due; ed infine penso ai socialisti sparsi: a quelli berlusconiani che forse avranno un paio di seggi ed a quelli boselliani che è molto probabile che non raggiungano nemmeno la soglia minima per entrare in Parlamento (e che in tutti questi anni sono stati gli "utili idioti" di Romano Prodi, D'Alema, Veltroni & Co. e da loro sempre trattati a pesci in faccia).
Mi è tuttavia giunta ieri la voce (dall'amico giornalista Aldo Chiarle che ha ricevuto un'entusiastica  telefonata direttamente dal Segretario del Partito Liberale, Stefano De Luca), oggi confermata dal web, che il PLI presenterà in tutta Italia l'unica lista Laica e Liberaldemocratica come auspicato anche in un mio articolo in data 16 febbraio scorso.
Non siamo certi che riuscirà a raccogliere il 4%, però vogliamo sostenerla con forza ed entusiasmo anche alla luce del suo programma (che trovate al link http://www.partitoliberale.it/page4/page4.html). Tutto ciò considerato anche che il PLI pone fra i suoi obiettivi un coerente incontro fra tutti i Repubblicani (ha recentemente siglato un patto federativo con il PRI....pecceto però che quest'ultimo, alle politiche, abbia scelto ancora una volta di presentarsi sotto le insegne berlusconiane); i Socialisti e tutte le altre componenti Laiche e Riformatrici riprendendo la formula anni '80 del Lib-Lab ovvero dell'incontro fra Liberali e Socialisti (altro che l'aberrante incontro fra laici e cattolici, utilissimo solo al Vaticano per imporre le sue astruse elucubrazioni religiose in politica e nella società fortunatamente secolarizzata e democraticizzata) contro il conservatorismo di destra e sinistra nostrane.
Un discorso che sosteniamo da lunghissimo tempo, utile all'Italia, all'Europa e all'Occidente.
Una prospettiva semplicemente Laica, Liberale, Libertaria e Riformatrice.


Luca Bagatin



16 febbraio 2008

Una Costituente Laica e Liberaldemocratica per un'alternativa di Governo al Veltrusconismo


Mancano neanche una sessantina di giorni alla chiusura della campagna elettorale e quindi alla data delle elezioni politiche e, guarda un po', non notiamo pressoché alcuna novità rilevante quanto a personale politico e a schieramenti contendenti salvo, forse, una certa semplificazione-camuffamento che vede "contrapporsi" (parola forse un po' grossa) i Popolari delle Libertà Vaticane e  i Democratici de Noantri in salsa prodiana.
La qual cosa ci lascia davvero perplessi, ma, tant'è.
I due principali partiti in lizza appaiono infatti come una caricatura: da una parte del Partito Popolare Europeo e dall'altra del Partito Socialista Europeo, per quanto né il Partito di Berlusconi né quello di Veltroni e Prodi si richiamino nel nome e nei programmi né al popolarismo né tantomeno al socialismo occidentale.
Il loro tasso di conservatorismo in economia, nel campo dei diritti civili ed individuali, nella ricerca scientifica e nell'innovazione, infatti, non ha eguali in Europa ed in Occidente ove gli stessi Conservatori (si pensi a quelli inglesi, a quelli spagnoli, a quelli olandesi e financo al repubblicano USA McCain che nei fatti è un vero liberale, non sono affatto né clericali né tantomeno retrogradi).
In questo bailamme semplificatorio possiamo trovare anche i comunisti della Sinistra Arcobaleno, l'Udc, la Rosa Bianca, e la Destra di Storace. Insomma, le espressioni del comunismo, del clericalismo e del fascismo duro e puro e non ancora edulcorato né dell'ex Sindaco di Roma né dal Berlusca.
Si notino purtuttavia i grandi assenti, ovvero gli unici le cui idee e proposte sono alla base del pensiero Occidentale e Democratico ed infatti hanno cittadinanza in Europa: i Liberaldemocratici ed i Liberalsocialisti.
L'espressione infatti di quei partiti laici (il Pri, il Psdi, il Psi e il Pli) che governarono l'Italia assieme alla Dc dagli anni '50 agli anni '90 e ne arginarono le spinte retrograde e clericali anche con il contributo esterno e movimentista del Partito Radicale, sono pressoché al momento assenti dal dibattito elettorale.
Ad essi non si possono in effetti non addebitare grosse pecche: sono sempre stati disorganizzati, volutamente scarsamente radicati (salvo in talune regioni e realtà locali italiane ove sono ancora tutto sommato forti), insopportabilmente litigiosi fra loro pur avendo programmi convergenti, nonché hanno sempre, negli ultimi anni, preferito "tirare a campare" alleandosi o con lo schieramento cattocomunista o con quello clericofascista.....per un piatto di lenticchie e da sempre comunque inascoltati.
Si vedano oggi radicali di Pannella quanto fanno pena quando si  apprende e legge il pietoso appello sul Riformista a Veltroni affinché li carichi nel suo carro.....
Ma stiamo veramente scherzando ?
Così non si va e non si andrà mai da nessuna parte e lo sosteniamo da almeno una decina d'anni.
In Italia, una voce Laica, Liberale e Libertaria, radicata in Europa nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), urge.
Il perché è presto detto: noi Laici, Liberali, Libertari e Repubblicani, siamo gli unici a proporre un radicale abbassamento delle imposte dirette e indirette mirando, progressivamente a giungere all'aliquota unica per tutti al 20%; siamo gli unici a proporre un sensibile innalzamento dell'età pensionabile per alleggerire i bilanci previdenziali e per garantire un futuro ai giovani; siamo gli unici a proporre l'abolizione degli enti inutili quali ad esempio Provincie e Comunità Montane e a volere l'accorpamento dei piccoli Comuni; siamo gli unici che da anni predicano il ritorno al nucleare al fine di ridurre non solo i costi delle importazioni energetiche dall'estero ma anche l'inquinamento; siamo gli unici a battersi da anni per una piena attuazione della Legge Biagi con l'introduzione degli ammortizzatori sociali; siamo ormai fra i pochi a batterci per i diritti civli a 360 gradi con l'introduzione di una legge per le coppie di fatto; per una legge che regolamenti la cannabis ed i suoi derivati; per maggiori fondi alla ricerca scientifica senza pregiudizi o nuove crociate proibizioniste...e potremmo anche continuare.
I Liberaldemocratici, Liberalsocialisti e Repubblicani sono insomma gli unici che hanno una radicale ricetta alternativa ai due schieramenti conservatori ed ai loro satelliti: riduzione della spesa pubblica e quindi riduzione delle imposte per rilanciare l'economia; ammortizzatori sociali per gli inoccupati e libertà civili che passano anche per una salute ed una qualità della vita migliore grazie al pieno sviluppo della scienza.
Basta poco, che ce vo, direbbe Giobbe Covatta: una Costituente Laica e Liberaldemocratica come quella avviata dal Partito Repubblicano Italiano assieme al Partito Liberale, nel quale possano convergere magari anche i Radicali di Pannella e i Socialisti sparsi.
Nessun atto di fede ideologico deve essere chiesto (siamo laici anche per questo o no ?). Solo una seria e concreta piattaforma programmatica e di Governo del Paese alternativa al conservatorimo Veltrusconiano.
Ce la facciamo ?
Perché no ?


Luca Bagatin



15 dicembre 2007

Conservatorismo bipartisan e il Partito delle vere Libertà


Non sono mai stato un sostenitore del bipolarismo, figuriamoci del bipartitismo.
Quantomeno in Italia, ove storicamente esiste la pluralità delle culture politiche e ciò è comunque un segno di democrazia.
Di conseguenza sono contrario ad ogni possibile legge maggioritaria o proporzionale con sbarramento che sia: a ciascun partito, insomma, si deve permettere di presentarsi agli elettori e di conquistare seggi in proporzione al numero dei voti raccolti.
Democrazia vorrebbe anche, tuttavia, che ciascun partito si finanziasse da sé, senza il ricorso a finanziamenti Statali a pioggia. Essi al massimo potrebbero essere mirati a coprire solo taluni costi quali la stampa di manifesti e volantini elettorali quantificata a "forfait" e non oltre una certa cifra, comunque contenuta.
Per il resto si potrebbero prevedere spot gratuiti sulle reti televisive pubbliche (fintanto che esiste il vergognoso servizio pubblico radiotelevisivo che andrebbe, a parer mio, quanto prima privatizzato per consentire, anche qui, libertà di offerta di programmi televisivi e per non far spendere ulteriori quattrini agli Italiani per il mantenimento di un "carrozzone" comunque lottizzato politicamente e che strapaga Celentano & Co).
Ma, veniamo alla governabilità. Si dice che con la pluralità dei partiti sarebbe impossibile o comunque difficile governare il Paese. Questa mi pare un'affermazione un po' semplicistica e che non tiene conto di taluni fattori.
Ricordiamo che l'Italia è stata governata per un cinquantennio con un sistema proporzionale purissimo, ove i partiti si coalizzavano sulla base di taluni punti programmatici. E così Dc, Psi, Pri, Psdi e Pli hanno, nel bene e/o nel male (ma comunque non ci sarebbe stata alternativa democratica possibile), portato il nostro Paese fra i Grandi della Terra.
Oggi non si capisce perché non possa avvenire la stessa cosa.
Dal '92 ad oggi, invece, spazzata la classe politica democratica, abbiamo improvvisamente subito un'involuzione che ci ha portato ad essere un Paese fortemente in crisi sotto tutti i punti di vista.
Un Paese ove, giustamente, nessuno crede più nella politica anche perché gli attuali schieramenti in campo sono esattamente speculari l'uno alll'altro, ovvero antiliberali e antilaici.
Le varie Rivoluzioni Liberali, sbandierate dal '94 ad oggi prima dal Polo e poi dall'Unione, sono state tradite sin da subito sia sotto il profilo economico che per quanto concerne le libertà civili ed individuali (per le quali siamo agli ultimi posti in Europa).
In effetti, si noti anche che i due principali partiti delle coalizioni, in Europa, non si collocano affatto nell'Internazionale Liberale e nel Partito dei Liberali e dei Riformatori (ELDR), bensì l'uno si colloca nel Partito Popolare Europeo e l'altro nel Partito Socialista Europeo (fra l'altro indebitamente in quanto i postcomunisti non hanno giammai voluto dichiararsi socialisti salvo qualcuno, diventato ben presto "sasso in capponaia" del centrosinistra cattocom prodian-veltroniano).
Ora, posto che i due pseudo-nuovi partiti nati in queste ultimi mesi e settimane, il Pd ed il PdL, sono dei fenomeni da supermarket che cercano d'intercettare voti in caduta libera viste le pessime prove di governo dell'uno e dell'altro, debbo dire comunque che come osservatore ormai esterno alla politica ed ai partiti, sto guardando con una certa attenzione al curioso fenomeno del Partito delle Libertà.
In particolare al fatto che esso abbia sostanzialmente portato allo sfaldamento del centrodestra, il quale, a detta di tutti, pareva destinato a vincere le prossime elezioni.
La qual cosa mi porta a due riflessioni: o Berlusconi, fondatore in un giorno del PdL, mira a portare alla luce il suo accordo sottobanco antiliberale con il Pd e quindi con l'Unione (che pare sussistere dal '96, se notiamo come i due schieramenti hanno svolto egregiamente un "gioco delle parti" ove ciascuno si ingiuria in pubblico, ma in privato nessuno è andato a ledere gli interessi dell'altro) e quindi a voler favorire Walter Veltroni come prossimo Premier; oppure egli vuole sganciarsi completamente dalla destra e quindi dal partito di Fini, da quello di Storace e dalla Lega Nord.
La qual cosa mi pare un tantino azzardata, visto anche che egli ha recentemente osannato proprio i neofascisti di Storace, epperò, epperò....
E però farebbe così bene il Berlusca a sganciarsi da tutta la destra e far diventare il Partito delle Libertà un vero partito liberale di massa. Un partito non di destra, ma contro questo centrosinistra conservatore.
Un partito che possa davvero raccogliere chi vuole governare la globalizzazione con regole certe ma alleggerendo il peso dello Stato sui cittadini sia per quanto concerne l'aspetto economico che per quanto concerne le libertà individuali.
Persino Sarkozy, neo premier francese e Rudy Giuliano, probabile candidato repubblicano alla Casa Bianca, sono da sempre a favore delle unioni civili, di leggi non punitive nei confronti dell'aborto e a favore della ricerca scientifica.
Potranno mai questi leader internazionali dirsi di destra o conservatori ?
A parer mio certamente no. Sono semplicemente persone di buonsenso, moderne, che credono negli individui e nelle loro potenzialità. In barba alle verie religioni dogmatiche antidemocratiche.
Come farlo capire a chi in Italia vuole dirsi "liberale", ma non lo è nei fatti, in quanto è il "braccio politico e parlamentare" del Vaticano ?
Il Partito delle Libertà, o ascolta di più gli sporadici ma tenaci laici e liberali al suo interno come i Riformatori Liberali, i Repubblicani e i Liberalsocialisti sparsi e quindi si trasforma in partito liberale, libertario e liberista, non di destra, ovvero anticonservatore, oppure può continuare a rimanere fenomeno da supermarket alleato a postfascisti, neofascisti e traditori dell'unità nazionale e quindi può continuare ad alternarsi al governo con il centrosinistra. E così l'Italia non conoscerà mai né vera libertà né tantomeno vera democrazia, rimanendo completamente isolata nei confronti dei processi di globalizzazione e di civiltà in continua evoluzione nell'Occidente democratico.


Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini