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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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13 gennaio 2014

Bettino Craxi: colui il quale rese protagonista il Socialismo liberale in Italia

Sono passati quattordici anni da quando Bettino Craxi lasciò questa terra.

Uno statista a cui furono negati i funerali di Stato. Uno statista bollato come “criminale matricolato”.

Uno statista che, ad ogni modo, non ebbe bisogno di alcuna riabilitazione postuma, giacché la sua storia politica e personale vinsero su tutto il resto.

Il Socialismo liberale rilanciato da Bettino Craxi dal 1976 in avanti, ovvero il recupero della tradizione dei Filippo Turati e dei fratelli Carlo e Nello Rosselli - con punte di garibaldinismo e di mazzinianesimo repubblicano - hanno trionfato già alla fine degli Anni '80 in tutto il mondo.

Fu quel Socialismo, inviso alla tradizione cattolica, comunista e fascista italiana che rese Bettino Craxi il nemico numero uno, da battere e combattere con ogni mezzo.

E fu un peccato proprio perché, con la fine politica e personale di Bettino Craxi, in Italia morirà anche la Sinistra.

Un interessante saggio a cura di Andrea Spiri e edito da Marsilio alcuni anni fa, dal titolo “Bettino Craxi, il riformismo e la sinistra italiana”, il quale raccoglie numerosi interventi di studiosi ed autorevoli esponenti socialisti, ripercorre un po' il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Comunista Italiano. Un rapporto duro ma franco, almeno da parte di Craxi, il quale, con a caduta del Muro di Berlino propone ai comunisti di entrare nel Psi e di costituire un grande partito di sinistra di Unità Socialista. Fu un'illusione durata poco, in quanto i comunisti, sin dal 1948 e con sempre maggiore vigore negli Anni '70 – '80 e '90, cercheranno un rapporto privilegiato unicamente con il mondo cattolico e conservatore. Non sarà un caso se, proprio la caduta del sistema dei partiti democratici in Italia, porterà alla nascita di due grandi comitati d'affari che, solo nominalmente, si schiereranno uno a destra (il Polo berlusconiano in salsa fascio-leghista) e l'altro a sinistra (il carrozzone cattocomunista).

A Bettino Craxi sarà attribuito di tutto e di più, proprio a lui che, nel 1993 affermerà candidamente che il sistema di finanziamento pubblico illegale ai partiti era un sistema che tutti conoscevano e ne facevano uso ed abuso. Fece comodo, allora, anche nel suo stesso Psi fare gli gnorri e attribuire a lui ed unicamente a lui tutte le colpe.

Ma, andiamo con ordine. Chi fu Bettino Craxi ?

Figlio di un avvocato socialista, antifascista della prima ora, Craxi respirerà sin da ragazzo l'aria riformista di Milano, che lo porterà presto a ricoprire importanti incarichi di Assessore al Comune e, via via, importanti incarichi nella Direzione Nazionale del Psi.

Nel 1976, socialista autonomista sostenuto dal Padre della Nazione Pietro Nenni riuscì, grazie all'appoggio della sinistra socialista di Claudio Signorile, a farsi eleggere Segretario nazionale del partito. Un partito, quello socialista, che Craxi saprà rinnovare culturalmente, politicamente e sotto il profilo dell'immagine. Il Psi craxiano diventerà finalmente un partito moderno, liberale, libertario, nazionale, interclassista. Aperto al mercato ed al mondo del lavoro in un'Italia che stava rapidamente mutando.

Il Psi di Craxi sarà sì anticomunista, ma farà di tutto per “socialdemocratizzare” i comunisti. Purtuttavia non riuscendovi mai.

Aspre furono le lotte “a sinistra”, ma la Storia diede ragione ai socialisti e torto ai comunisti: con l'abbattimento della scala mobile, voluto da Craxi, infatti, l'inflazione scenderà vertiginosamente e chi ricorda gli Anni '80 craxiani li ricorda come una nuova età dell'oro sotto il profilo economico e sociale.

Inoltre Craxi, pur perseguendo una politica atlantista, fu amico e sostenitore, anche finanziario, di tutti i movimenti di liberazione da quello socialista greco guidato da Panagulis sino a quello cileno. In questo senso recuperò, coscientemente, lo spirito internazionalista incarnato da Giuseppe Garibaldi, che fu l'eroe al quale si ispirò per tutta la vita, possedendone anche numerosi cimeli.

Interessante e profondo fu poi il rapporto fra il Psi di Craxi ed il Partito Radicale di Marco Pannella, che li vide uniti in battaglie come il divorzio, l'aborto, il voto ai diciottenni, la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile dei giudici. Rapporto che, negli Anni '80, portò anche ad una lista comune che vide uniti, in alcuni collegi senatoriali, il Psi, il Psdi ed il Partito Radicale.

Purtuttavia, pur essendovi allora le condizioni per la nascita di una terza forza laico-radicalsocialista (come accadde qualche tempo prima in Francia, con Mitterand), tutto sfumò ben presto a causa della diffidenza craxiana nei confronti di Pannella da una parte e dalle strategie pannelliane, che a tutto tendevano tranne che a creare una terza forza laica.

Fu un vero peccato perché in questo modo il 25% dell'elettorato laico divenne, ben presto, via via ininfluente, finendo per favorire i due conservatorismi, quello cattolico e quello comunista che, dal 1994, finirono per prendere il sopravvento assieme ai neofascisti ed ai leghisti, sdoganati da Berlusconi.

E' improprio dire che Berlusconi fu l'erede di Craxi. E ciò per molte ragioni. E' vero che Berlusconi gli fu amico, ma è altrettanto vero che i due avevano idee e prospettive politiche molto distanti, se non diametralmente opposte.

Se Craxi da una parte vedeva Berlusconi come un innovatore in ambito televisivo, da contrapporre al monopolio lottizzato e partitocratico della Rai, dall'altra Berlusconi utilizzò Craxi unicamente per il proprio tornaconto personale.

Purtuttavia va notato che, allorquanto i partiti democratici e laici della Prima Repubblica scomparvero, uccisi dalla mannaia giustizialista del biennio 1992-1993, gli elettori socialisti preferirono in massa il Polo berlusconiano rispetto a quello cattocomunista.

E non fu un caso, peraltro, che intellettuali marxisti (poi su posizioni socialiste liberali) come Lucio Colletti, aderissero e diventassero deputati della “prima edizione” di Forza Italia.

Allora Forza Italia, almeno a parole, portava avanti un programma di riforme liberali e laiche che coagularono presto attorno ad essa energie liberalsocialiste e repubblicane. Ma fu un breve idillio, al punto che il Polo berlusconiano, alleato ai neofascisti, ai leghisti ed ai democristian-clericali, divenne ben presto il polo dell'inciucio con i cattocomunisti ed il ricettacolo del peggior conservatorismo italiano che ha portato l'Italia all'attuale declino.

Purtroppo molti furono coloro i quali, prima fedeli craxiani, divennero poi fedeli berlusconiani. Più per tornaconto personale e per incapacità di prospettiva politica che per altro.

Bettino Craxi, dunque, fu tradito da più parti: dai postcomunisti con i quali pur cercò un'intesa; dai social-opportunisti che albergavano nelle sue stesse fila e che trovarono presto casa chi nel carro cattocomunista chi in quello berlusconiano, molti dei quali persino al governo con Berlusconi ed infine fu tradito da quell'elettorato che - però qui forse a ragione - non gli perdonava di essersi arroccato su posizioni di potere vicine - se non contigue - a quelle di Forlani e Andreotti.

E' un fatto, ad ogni modo, che quella stagione storica, ovvero quella di un Partito Socialista protagonista della scena politica italiana e mondiale, è terminata per sempre.


Luca Bagatin



5 dicembre 2013

Legge sul finanziamento pubblico ai partiti e legge elettorale incostituzionali: le forze politico-parlamentari facciano ammenda e decadano

Solo pochi giorni fa è stata sollevata davanti alla Consulta l'incostituzionalità del finanziamento pubblico ai partiti, dal 1997 ad oggi. Ed infatti, se ci si ricorda bene, il Parlamento tradì più volte l'esito referendario che, invece, prevedeva la totale abolizione del finanziamento pubblico ai partiti !

Oggi la Consulta stabilisce che la legge elettorale denominata “Porcellum” è incostituzionale.

Siamo dunque di fronte a casi gravissimi che vedono coinvolte le forze politico-parlamentari degli ultimi vent'anni che, queste leggi, hanno sostenuto, scritto e votato. Da non dimenticare, peraltro, che esiste una figura di alto profilo istituzionale che dovrebbe essere garante della Costituzione, ovvero il Presidente della Repubblica. C'è da chiedersi, infatti, ove fossero e che cosa facessero i Presidenti della Repubblica italiana dal 1993 ad oggi e perché abbiano abdicato al loro ruolo di garanti.

C'è da chiederselo, perché disattendere la legge più importante dello Stato, ovvero quella su cui si fonda la Repubblica italiana, è atto gravissimo che andrebbe, pertanto, perseguito per legge.

Andrebbero come minimo sanzionate le forze politiche che hanno permesso che certe leggi incostituzionali fossero scritte e votate e così i relativi parlamentari ed organi istituzionali che ciò hanno permesso.

Sarebbe infatti ancor più grave se a codesti parlamentari o figure istituzionali fosse ancora permesso di occupare il posto che occupano e/o hanno occupato. Sarebbe una vera beffa ed una vera ingiustizia.

La Costituzione, piaccia o non piaccia, è questa e pertanto va rispettata. Diversamente si avvii un percorso costituente atto a modificarla. Ma sin tanto che tale percorso non è stato avviato, prego, si rispettino sia la Costituzione che le relative leggi dello Stato.

La medesima cosa, infatti, valga per le leggi elettorali.

Inutile discutere tanto, visto che l'unica legge elettorale costituzionalmente ammissibile – come nelle intenzioni dei Padri Costituenti - è quella proporzionale pura, con le preferenze, senza alcun premio di maggioranza e senza alcuno sbarramento.

Chiunque voglia altre leggi elettorali si adoperi per avviare un processo costituente, mediante l'elezione popolare di un'apposita Assemblea Costituente. Tutto ciò è lapalissiano, ma pare che i politicanti nostrani tutti - dal Pd al PdL, passando per i centristi, sino ad arrivare ai grillini – non l'abbiamo compreso e seguitino a sbraitare, nel totale disiniteresse di un elettorato che si sente – e giustamente – preso in giro.

Qualcuno dica poi a Renzi e Berlusconi, a Grillo e alla Bernini, a Segni e a Cuperlo, che non è assolutamente vero che il proporzionale puro non garantisce la governabilità. La Prima Repubblica, passata alla storia quale “Repubblica del proporzionale” - quando ancora esistevano i partiti veri e seri - ha dimostrato che la governabilità e la stabilità erano garantite eccome ! Dal 1948 sino al 1993 abbiamo avuto governi di coalizione Dc-Psi-Pri-Psdi-Pli !

L'ingovernabilità, diversamente, è nata con un maggioritario imposto da forze (im)politiche (più “comitati elettorali” che forze politiche) inventate lì per lì che, peraltro, con i loro astrusi nomi (da Forza Italia sino al nuovo partito di Alfano NCD, dal Pd sino al Moviento 5 Stelle) ancora campeggiano nelle schede elettorali che, fortunatamente, sempre maggiori elettori snobbano bellamente.

Ora, visto che la legge elettorale vigente dall'ormai lontano 2005 - ovvero il “Porcellum”- è stata giudicata incostituzionale, anche il vigente Parlamento deve essere dichiarato illegittimo. Anche qui, la cosa, appare lapalissiana, a meno che non vogliamo dare un'interpretazione capziosa del tutto. E non sembra proprio che sia il caso.

Sarebbe dunque corretto andare al voto, con il proporzionale puro e candidando solo personale politico che non abbia né scritto né mai votato leggi incostituzionali.

Sarebbe corretto inoltre che, lo ribadiamo, quelle forze politiche che in tutti questi anni hanno sostenuto, scritto e votato leggi incostituzionali in Parlamento fossero sanzionate (magari pecuniariamente, così da rimpinguare le casse dell'erario con danaro finalmente non proveniente dalle tasche dei contribuenti, bensì da quelle dei politicanti).

Chi scrive, ad ogni modo, seguiterà a non andare a votare e ad invitare il prossimo a non votare per un sistema che per troppi anni ha preso in giro l'elettorato.

Chi scrive, infatti, sostiene da qualche tempo che, forse, in luogo di elezioni politiche, sarebbe ben più democratico e civile tornare all'esempio dell'Agorà dell'Antica Grecia, ovvero al sorteggio fra tutti i cittadini aventi diritto al voto, compresi fra 18 e 65 anni (oppure fra i maggiori di 30 anni, proprio come nell'Antica Grecia).

In questo modo non solo l'Italia intera sarebbe davvero rappresentata - anche dal “signor nessuno” abituato a subire le angherie della politca nostrana - ma non ci sarebbero nemmeno lotte fra fazioni contrapposte.

Forse, allora, sarà il buonsenso della massaia e quello del commerciante/imprenditore, dell'operaio e del disoccupato a prevalere.

Certamente sarebbe un sistema migliore di quello attuale e costringerebbe i cittadini italiani tutti a mettersi in gioco davvero, in prima persona, senza mediazioni partitiche.


Luca Bagatin



19 novembre 2013

"Ricordati di vivere": l'autobiografia civile e politica di Claudio Martelli

Non si tratta della solita autobiografia, bensì della storia di un'epoca, di una stagione.

Una stagione laica, liberale, libertaria, liberalsocialista. Una stagione che, molto probabilmente, in Italia non tornerà mai più.

La stagione di sapeva forse poche cose, ma le ricorda benissimo. La stagione di chi si ricorda di vivere e che del “Primum vivere” di nenniana memoria, ha fatto la sua bandiera.

“Ricordati di vivere” è l'autobiografia di Claudio Martelli edita in questi giorni da Bompiani.

Esponente di spicco del Partito Socialista Italiano, Martelli ne diventerà Vicesegretario Nazionale e ricoprirà anche importanti cariche istituzionali quali la Vicepresidenza del Consiglio dei Ministri, nel 1989 e diverrà Ministro di Grazia e Giustizia nel 1991.

Un uomo tutt'altro che di potere, Claudio Martelli, e lo dimosterà sia la sua vita personale e politica, sia il fatto di essersi ritirato da tempo dalla vita pubblica.

Giovane militante, a soli tredici anni, del Partito Repubblicano Italiano e dunque della Federazione Giovanile Repubblicana, come il fratello Antonio, sarà ispirato per tutta la vita dalla figura di Giuseppe Mazzini e dai suoi “Doveri dell'Uomo”, saggio che invita gli operai italiani all'emancipazione ed alla ricerca dell'unità fra capitale e lavoro, in antitesi rispetto al materialismo marxista.

Lascierà il PRI di Ugo La Malfa ai tempi dell'Università, una volta stretta l'amicizia con Ugo Finetti, giovane studente come lui, che aveva lasciato da poco il PCI in quanto mal sopportava il “centralismo democratico”. Con Ugo Finetti – oggi fine storico e giornalista – lo studente Martelli e molti altri giovani repubblicani mazziniani e comunisti di ispirazione riformatrice, approderà al PSI di Pietro Nenni, con un obiettivo preciso: quello di unificare le forze laiche e riformatrici della sinistra italiana.

Si sposerà giovane il Nostro, a soli vent'anni, con Daniela Maffezzoli di soli sedici anni, ma il loro matrimonio durerà poco. Anni dopo intraprenderà la carriera di studente e poi professore di Filosofia e qui incontrerà l'altro amore della sua vita, Annarosa, sua allieva con la quale si sposerà e dalla quale avrà Giacomo, il primo figlio tanto amato.

Amore e passione politica saranno il binomio che condurrà Claudio Martelli durante tutto il corso della sua vita e che sono racchiuse nella sua autobiografia. Amore per le donne, per la filosofia laica, libertaria e libertina, per il teatro e la politica, intesa come servizio e modernizzazione della società.

Di qui il sodalizio con i radicali di Marco Pannella, oltre che con i repubblicani, i liberali e, negli Anni '80, anche con i socialdemocratici con i quali costituirà una sorta di federazione laica che vide uniti, in alcuni collegi al Senato, PSI, PSDI e Radicali.

Il sodalizio con Pietro Nenni, colonna portante del socialismo italiano e con Bettino Craxi, nacque subito, negli Anni '60. Li legava la volontà di modernizzare il Paese, smarcarsi dalla Democrazia Cristiana con la quale pur erano al governo, cercare un'intesa con gli altri partiti laici e contrastre l'avanzata di un Partito Comunista sorretto dalla dittatura sovietica.

Con Craxi, infatti, Martelli aderì subito alla corrente riformista ed autonomista di Nenni, in contrapposizione alla sinistra lombardiana che voleva mantenere un rapporto privilegiato con il PCI. Sin da ragazzo fu, infatti, intransigentemente anticomunista in quanto non poteva sopportare le angherie dell'URSS nei confronti di ungheresi e cecolsovacchi, aspetti che denunciò immediatamente nei congressi dell'Internazionale Giovanile Socialista (IUSY).

Oltre a partecipare con Bettino Craxi, agli incontri con i più grandi esponenti del Socialismo europeo quali Willy Brandt e François Mitterrand, farà in modo di costruire una piattaforma interna al PSI che da una parte recuperava il liberalsocialismo di Turati e dei Rosselli e dall'altra guardasse al futuro, auspicando un Partito Socialista moderno, alleato ai partiti laici e, in questo senso, tentò di ammodernarlo, promuovendo la democrazia interna e tentando di combattere il carrierismo ed il malcostume delle “tessere fittizzie”. Purtuttavia, per sua stessa ammissione, non vi riuscì.

Claudio Martelli, in “Ricordati di vivere”, ripercorre la sua battaglia politica assieme a Craxi nel 1976, ai tempi del Midas, ovvero allorquando la corrente autonomista conquistò il Partito e lo rinnovò nei contenuti e nelle proposte politiche.

Racconta di come Craxi fu il primo a proporre una riforma dei partiti e del sistema politico in senso “americano”, proponendo di introdurre l'elezione diretta del Presidente della Repubblica con funzioni di governo e di un Parlamento forte ma più snello, con meno esponenti, ed eletto con il sistema uninominale.

In questo senso Martelli elaborò quella che egli definirà la vera “terza via”, lontana e diversa dalle prospettive di Berlinguer e dei comunisti, ovvero la piattaforma per una sinistra di governo socialista e liberale al contempo, che parlasse soprattutto di meriti e di meritocrazia, oltre che di bisogni. In questo senso riuscì a costruire ottime sinergie anche con esponenti dell'ex sinistra extraparlamentare, libertaria e verde-ecologista quali Franco Piro (poi deputato PSI), Adriano Sofri, Alex Langer e Michele Boato (che diverranno, successivamente, deputati Verdi).

Una piattaforma che, del resto, lo porterà a sostenere i referendum Radicali, Verdi e Socialisti sulla giustizia giusta per la separazione delle carriere dei magistrati e la responsabilità civile del giudice ed il referendum sul nucleare.

Martelli elaborò dunque, prima del crollo della Prima Repubblica, l'idea di un Partito Democratico all'americana che nelle sue intenzioni poteva nascere dalla sinergia fra Socialisti, Repubblicani, Liberali, Socialdemocratici, Radicali, Verdi e post-comunisti di estrazione migliorista e riformista.

Un'idea che, sotto la spinta della clava giustizialista di Tangentopoli, soccomberà e condurrà l'Italia nella sua prima svolta a destra, con Berlusconi al governo e con la nascita di un PD conservatore, ondivago, inciucista (non a caso oggi al governo con la destra). Ovvero l'esatto opposto di quello che avrebbe potuto diventare il partito democratico di ispitazione liberalsocialista ideato da Martelli.

“Ricordati di vivere” racconta anche delle lotte di potere fra Craxi e De Mita, ovvero fra visioni contrapposte della società: fra un socialismo democratico ed un conservatorismo vecchia maniera.

E racconta degli ottimi risultati ottenuti dal Governo Craxi in soli quattro anni: pareggio di bilancio, riduzione a due cifre dell'inflazione, avvio delle prime liberalizzazioni e credibilità internazionale.

Ed il saggio di Martelli restituisce nuova luce – semmai ve ne fosse bisogno – alla figura del giudice Giovanni Falcone, grande amico del Nostro e grande collaboratore del Ministero di Grazia e Giustizia ai tempi del dicastero Martelli. Falcone, eroe dell'antimafia ingiustamente attaccato (e solo successivamente e tardivamente beatificato) da Leoloca Orlando e dai comunisti. Falcone che, attaccato da una certa sinistra, finirà trucidato, come il giudice Borsellino, in un tragico attentato mafioso.

Claudio Martelli, inoltre, ricorda l'introduzione della legge che porterà il suo nome, ovvero la prima che regolerà l'immigrazione, garantendo da una parte i diritti umani degli immigrati e dall'altra una certa sicurezza, poi del tutto disattesa dalle successive leggi Turco-Napolitano e Bossi-Fini.

Senza contare il racconto del sistema delle tangenti, da sempre esistente, nel bene o nel male, che purtuttavia oggi, in assenza della democrazia dei partiti ed in presenza, invece – parole di Martelli – di un'oligarchia al potere, si è triplicato, come i fenomeni di spreco di danaro pubblico e di clientelismo.

Un racconto franco, quello di Martelli, raccolto in “Ricordati di vivere”. Un documento storico prezioso per ricordare, non dimenticare e tramandare ai giovani un'epoca ormai lontana dalla nostra. Fatta di passione civile e politica autentica.


Luca Bagatin



19 settembre 2013

A proposito del discorso di Silvio-Mao Tse-Tung-Berlusconi

Per dovere d'ufficio mi sono sorbito l'ennesimo grottesco videomessaggio di Silvio Berlusconi.

L'unica cosa che ricordo distintamente, oggi, è la faccia del Cavaliere, ovvero sempre più simile al dittatore comunista Mao Tse-Tung. Del resto Berlusconi - come Mao - rappresenta l'involuzione culturale di un intero Paese, fatta passare per rivoluzione.

Involuzione illiberale, giacché, sin dal 1994, ci fece credere che sarebbe riuscito a mettere mano alla macchina amministrativa statale, a diminuire le tasse, a snellire la pubblica amministrazione, a creare un milione di posti di lavoro. Ad oggi, nonostante i vent'anni dell'Era berlusconiana (con tanto di appoggio della "sinistra" che con il Cavaliere - oggi palesemente e ieri occultamente - governa il Paese) queste semplici riforme sono rimaste del tutto inattuate.

La macchina statale è più forte di prima, le imposte sono aumentate e rischiamo anche un ulteriore aumento dell'IVA, la pubblica amministrazione è più parassitaria di prima e di posti di lavoro se ne sono perduti a milioni.

Spiace che, anziché il solito grottesco messaggio, Silvio Berlusconi non abbia chiesto scusa all'intero Paese per ciò che non ha fatto, per le amicizie scomode con i peggiori dittatori islamo-comunisti da Gheddafi a Putin passando per Lukashenko, per le frodi fiscali e politiche che ha commesso.

Spiace davvero, perché avrebbe potuto uscire di scena da signore. Ed invece no. Alla soglia degli ottant'anni, novello Dottor Sottile Amato, ce lo ritroviamo ancora lì, tronfio, a prendere in giro ancora gli elettori, trasformatisi in vent'anni in telespettatori coccolati da mamma tivù.

Spiace che anche a "sinistra" non facciano ammenda, non ammettano di essere da trent'anni in combutta in il Cavaliere, sin dai tempi di Milano 3 (si veda "Il Baratto" di Michele De Lucia e la biografia di Paolo Guzzanti su Berlusconi). Spiace che tutti quanti non chiedano scusa e si chiuda, finalmente, una brutta pagina del nostro Paese che dura dal 1993, ovvero da quando gli sconfitti dalla Storia e gli imprenditori senza scrupoli hanno preso d'assalto le Istituzioni con il concorso di quella magistratura che, oggi, dicono di voler abbattere.

Purtuttavia, facciamo notare che separazione delle carriere dei magistrati, spoliticizzazione del CSM e responsabilità civile dei giudici, in vent'anni di governi di Centro-Destra-Centro-Sinistra, non sono mai state introdotte. Forse perché faceva e continua a far comodo così.

Commedianti in Parlamento, oggi fintamente sbeffeggiati da quei grillini comandati a bacchetta da un ex comico prezzolato dalla Rai Tv di democristiana gestione. Sic !

Giù la maschera e scenda il sipario su questo circo, please. E l'elettorato nel suo complesso, si svegli un pochino, che sarebbe ora.


Luca Bagatin

Il video-messaggio di Amore e Libertà in risposta al videomessaggio di Silvio Berlusconi: John e Yoko nudi e sorridenti, che mostrano i loro sederi.
Nudità & Verità. Contro odio e menzogna.



10 aprile 2013

Ilona Staller candidata alle Amministrative di Roma del 26 e 27 maggio

Sono lieto che lo storico Partito Liberale Italiano abbia accettato la mia proposta di candidare l'amica Ilona Staller nelle liste Liberali e Repubblicane in vista delle imminenti elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio.
E' una proposta che caldeggiai già dall'inverno scorso, ma che mi sovvenne già dalla scorsa estate, allorquando Ilona stava per tornare sulla scena politica italiana con un programma liberale, libertario ed ambientalista.
Fu così che, su facebook, aprii il gruppo "Liberali Ambientalisti per Ilona-Cicciolina" (L.A.I.CI.), ove iniziarono ad arrivare le prime adesioni.
Chi meglio, dunque, dei Liberali e soprattutto dei Repubblicani, nei quali io stesso militai in tempi non sospetti, per portare avanti questa nuova sfida ?
Il progetto, in sé, racchiude la necessità di valorizzare una storia politica dimenticata, ovvero quella dei diritti civili ed in particolare dei diritti civili portati avanti da Ilona Staller negli anni che vanno dal 1987 al 1993, con i Radicali e successivamente ripresi anche da Liberali e Repubblicani, in alternativa al bigottismo cattocomunista e clericofascista.
Ilona è stata la prima personalità politica a rendersi conto che, un certo tipo di politica, stava finendo ed occorreva passare all'alterità politica, ovvero all'alternativa.
Il Beppe Grillo di oggi, in sostanza, non fa che dire le stesse cose che diceva Ilona Staller nel 1989. Con l'unica differenza che, Ilona, in Parlamento era presente e ci metteva la faccia ogni giorno.
Nel biennio di Tangentopoli, peraltro, ci fu l'esempio del Partito dell'Amore (che esiste tutt'oggi), fondato dalla stessa Ilona Staller, che successivamente portò avanti Moana Pozzi, con un programma di lotta alla corruzione e per una città eco-sostenibile e libertaria. Una vera rivoluzione libertaria alle Amministrative romane del 1993 !
Ecco, dunque, tornare sulla scena politica comunale una donna coraggiosa, con un programma di lotta agli sprechi nella pubblica amministrazione ed all'oppressione fiscale e - soprattutto - a garanzia dei diritti delle coppie omosessuali, dei detenuti, delle donne oppresse sotto ogni punto di vista. Tematiche quali la legalizzazione delle non droghe, della costituzione dei Parchi dell'Amore, della tutela dell'ambiente e degli animali, sono da sempre parte della nostra storia e della storia stessa di Ilona Staller.
E' per questo che, chi scrive, ha deciso di proporre e sostenere questa iniziativa culturale e di alternativa politica, candidandosi a fianco di Ilona Staller nella lista Liberale e Repubblicana per una Roma laica e civile.

Luca Bagatin

(AGENPARL) - Roma, 10 apr - In vista delle elezioni comunali di Roma del 26 e 27 maggio, l'ex Onorevole radicale ed ex pornodiva Ilona Staller sarà candidata nella lista Liberale e Repubblicana, assieme all'ideatore e promotore della candidatura - lo scrittore, blogger e giornalista Luca Bagatin - e l'attivista politico Andrea Ladillo. La candidatura di Ilona Staller nelle liste dei Liberali e dei Repubblicani, accettata con entusiasmo dall'ex deputata de ex pornodiva, è funzionale al rilancio dei diritti civili, alla lotta alla corruzione ed agli sprechi nella pubblica amministrazione, in favore dei diritti dei disabili, per l'istituzione dei parchi dell'amore ed in favore della tutela dell'ambiente, del verde pubblico e degli animali nella città di Roma.



6 marzo 2013

Paese ingovernabile

Siamo, evidentemente, in una situazione di stallo.
Nessun vincitore netto è uscito dalle elezioni del febbraio scorso, come era prevedibile.
Un unico sconfitto: la politica.
Se la democrazia, in Italia, è morta nel 1993, la politica, per come l'abbiamo conosciuta per decenni, è definitivamente morta, ma in questo caso non è necessariamente un male.
E' evidente che, il fenomeno Beppe Grillo è un fenomeno del tutto nuovo e da studiare. E' un fenomeno mediatico ed antimediatico assieme. Politico ed antipolitico assieme. Un fenomeno che, senza l'avvento del web e della comunicazione "sulla rete", sarebbe stato impensabile.
A vincere, sotto il profilo comunicativo, ad ogni modo, non è tanto Grillo, quanto la voce di cittadini interessati alla politica, ma stanchi dell'autoreferenzialità degli ultimi vent'anni. E stanchi di una comunicazione unicamente televisivo-mediatico-giornalistica.
Il bipolarismo è morto. Oggi assistiamo al tri-quadri-polarismo, ove Beppe Grillo è uno dei contendenti. Ove il suo movimento è addirittura il primo partito d'Italia.
A votarlo, spesso, una maggioranza silenziosa che, anziché disertare le urne (come forse sarebbe stato meglio, in questa situazione impolitica ed antidemocratica), da il suo voto ad uno che ha messo in ostaggio i due principali contendenti: Bersani e Berlusconi.
Quando Grillo gridava, nei comizi, "Arrendetevi ! Siete circondati !", sapeva molto bene che avrebbe fatto il pienone nelle urne.
Ora, ad ogni modo, ci troviamo di fronte alla più assoluta ingovernabilità, ove Pd-PdL-Monti e, ovviamente, i Grillini, non dialogano fra loro. Sembra quasi che a nessuno freghi nulla dei destini di questo povero Paese alla deriva.
I Grillini, poi, di fatto, non esistono. Esistono persone nominate che non contano nulla, senza storia né cultura politica, comandate a bacchetta dal duo Grillo-Casaleggio. Persone che non hanno alcuna libertà di coscienza in Parlamento. E, forse, nemmeno fuori dal Palazzo (potranno, ad esempio, andare nei talk show ad esprimere la loro libera voce e non quella dei loro Padroni ?).
Grillo-Casaleggio, da parte loro, fanno benissimo a dire che non si alleeranno con nessuno: in questo modo aumenteranno i loro consensi, pur senza avere uno programma di governo di ampio respiro.
Pd-PdL, dall'altra parte, ancora non comprendono che la politica è finita e soprattutto non comprendono che, solo votando una fiducia esterna ad un governo monocolore Cinquestelle, potrebbero salvarsi e, dunque, mettere a nudo l'incapacità di Grillo. E quindi, solo allora, dargli addosso.
Il punto è che la lunga traversata dell'indistinzione impolitica che dura dal 1993, sta mostrando i suoi frutti. E la causa è tutta del CAF prima (che pur Craxi non voleva, ma i suoi tatticismi lo hanno costretto, di fatto, a metterlo in piedi), della magistratura orientata in chiave cattocomunista, del Pci-Pds, della sinistra demitian-democristiana, dell'avvento conseguente di Berlusconi, dei fallimenti di Prodi (che privatizzò senza liberalizzare) ed ora dell'avvento del grillismo.
Vent'anni perduti per l'Italia e che non torneranno mai più.
In tutto ciò, chi scrive, assieme all'amica Ilona Staller, già deputata radicale, ha proposto la candidatura autorevole di Marco Pannella alla Presidenza della Repubblica per il prossimo maggio.
Forse solo “Santo Marco da Teramo” potrà - con il suo rigore morale e la sua passione civile di sempre - dare autorevolezza ad un Paese che ha perduto ogni credibilità nazionale ed internazionale.

Luca Bagatin



18 febbraio 2013

"Intervista esclusiva a Mauro Biuzzi, leader del Partito dell'Amore" di Luca Bagatin

A sinistra: Mauro Biuzzi, oggi, con il sibolo del Partito dell'Amore, recante il volto di Moana Pozzi; a destra: Moana Pozzi e Mauro Biuzzi nella campagna elettorale del 1992


Moana presenta il simbolo del suo partito

Ti credo capace di ogni male: perciò voglio da te il bene;

La pornografia è una cosa troppo importante per lasciarla fare ai pornografi;
Solo il Partito dell’Amore, che ha saputo liberare la pornografia in Italia, può anche liberare l’Italia dalla pornografia.
Queste solo alcune delle citazioni di Mauro Biuzzi che ci hanno subito incuriosito, al punto dal volergli proporre quest'intervista, che parla non solo o tanto di lui, quanto piuttosto del suo progetto “alter-politico” - contenuto nel programma politico-culturale del Partito dell'Amore - ed il suo ricordo della celebre attrice Moana Pozzi, tragicamente e prematuramente scomparsa nel 1994.

Mauro si definisce un' “attivista antipolitico” che, con vari mezzi, espressivi – che vanno dall'architettura, alla fotografia, al cinema alla politica e persino alla teologia – pratica, da oltre trent'anni, una critica al linguaggio dei media, della pornografia e della politica.

Già fra i primi obiettori di coscienza al servizio militare di leva, negli Anni '70, Mauro Biuzzi è iscritto alla Lega Obiettori di Coscienza, fondata su iniziativa del Partito Radicale.

Architetto ed artista poliedrico, Biuzzi, nel 1980, fonda e partecipa alla rivista di cultura romana indipendente“Braci” e, sempre sull'onda della controcultura artistica e letteraria dell'epoca Cyberpunk, fonda, nel 1991, il primo partito politico - per così dire -“antipolitico”, ovvero il Partito dell'Amore, assieme a Riccardo Schicchi, Ilona Staller e Moana Pozzi.

Non a caso il personaggio di Mauro Biuzzi è interpretato e rappresentato (a parer mio male ed in modo totalmente macchiettistico, così come sono mal interpretati i ruoli di Riccardo Schicchi ed Ilona Staller) nella fiction che Sky ha dedicato a Moana Pozzi dal titolo, appunto, “Moana”, di Alfredo Peyretti, con l'ottima (lei sì davvero !) Violante Placido.

Mauro Biuzzi – oggi leader del Partito dell'Amore (www.partitodellamore.it) e fondatore dell'Associazione Moana Pozzi (www.moanamoana.it) - è un simpatico amico -  peraltro già in passato in contatto con il nostro amico e collaboratore fraterno Peter Boom profondamente colto, intelligente ed arguto.

Oggi abbiamo il piacere di intervistarlo, in esclusiva (per completezza dell'informazione desideriamo segnalare che i link contenuti nell'articolo, le parole in maiuscolo, corsivo e grassetto sono state appositamente e volutamente inserite dall'intervistato Mauro Biuzzi).


A sinistra: lo staff del Partito dell'Amore con, al centro, Moana Pozzi; a destra: Ilona Staller, Marcella Zingarini e Mauro Biuzzi



Moana Pozzi candidata a Sindaco di Roma nel 1993 con il Partito dell'Amore

Luca Bagatin: Quando hai conosciuto per la prima volta Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Il nostro primo scambio di battute è stato a Roma, i primi giorni di gennaio 1992, nel comprensorio di palazzine in Via Cassia, dove c’era la Diva Futura e dove abitavano lei, Schicchi e la Staller. La prima sede del PdA era in un appartamento indipendente in una di quelle palazzine, nel quale io ho diretto la campagna politica del 1992. Per la campagna alle amministrative del 1993, invece, la sede del PdA si spostò nel superattico sopra all’appartamento di Moana, giacché volevamo entrambi una totale indipendenza dalle attività di Schicchi. Torniamo alla prima volta con Moana. Era appena arrivata da Milano la diffida della Staller ad usare il suo volto nel simbolo del Partito dell’Amore [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/006/d001.html]. Pioveva e, poiché aveva un pacco di copie della sua Filosofia e non aveva l’ombrello, Schicchi mi chiese se volevo accompagnarla alla palazzina dove si trovava il suo attico. Lei mi disse subito: “Peccato dover sprecare tutto il lavoro che hai fatto per il simbolo !”. In ascensore le dissi: “Potrebbe dipendere anche da te…”. Lei, che non aveva la minima idea di impegnarsi in quest’avventura politica che stimava come un’ennesima “pagliacciata” di Riccardo (parole sue), sulla porta di casa mi disse: “Ci penso.”. Ci pensò. Pochi giorni dopo, in una riunione a quattro (Schicchi, Moana, io e mia moglie Marcella Zingarini), con il solo voto contrario di Riccardo, è rinato il vero Partito dell’Amore e questa volta aveva il volto di Moana. Il PdA di Schicchi/Staller era durato solo un mese.


Luca Bagatin: Chi era, secondo te, Moana Pozzi, veramente ?

Mauro Biuzzi: Moana fu un raro esemplare di genio italiano. Una donna, cioè, la cui eccezionale forza fisica e logica la spinsero sempre a fare scelte anti-conformiste.


Luca Bagatin: Ricordo che in un'intervista che Piero Chiambretti ti fece nel suo programma, alcuni anni fa, dicesti che, secondo te, Moana Pozzi dovrebbe essere ricordata nei libri di Storia. Puoi spiegarcene meglio il motivo ?

Mauro Biuzzi: Perché Moana ha concluso la sua vita facendo politica e senza usare i potenti mezzi del Potere (Denaro, Media, Spettacolo, Scienza, Cultura, Politica, Religione, ecc), ma al contrario mettendo la sua popolarità al servizio di una piccola formazione come il PdA, che aveva come scopo quasi suicida quello di opporsi ai poteri forti partendo da zero. E la Storia in Occidente, da Cristo in poi, si fa senza i potenti mezzi. Non troverai nessuna “diva” che, al vertice della sua carriera, abbia corso un tale rischio d’immagine. E che, dopo la prima sconfitta e contro l’opinione di tutti, che abbia voluto assolutamente ritentare quasi da sola (ovvero solo con me), nella campagna elettorale per il Sindaco di Roma del 1993, riuscendo a concludere la raccolta firme in condizioni disperate e riuscendo a portare per la seconda volta il simbolo del PdA nella scheda elettorale. Una tempra da Giovanna D’Arco, che sola spiega la sua beatificazione postuma. Anch’io che l’ho seguita e guidata passo passo in questa lucida follia, certe volte penso che me la sia sognata, che Moana non è mai esistita. Ma la vera politica, quella che fa Storia, è quella che non teme di realizzare l’impossibile. Altro che economia politica !


Luca Bagatin: Che cosa ti ha spinto ad ideare, assieme a Riccardo Schicchi, il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: La scommessa che si potesse sfidare sul suo terreno, quello di una campagna elettorale - ma fatta senza spendere una lira pubblica - il peggior consociativismo partitico della Repubblica Italiana: quello che aveva resistito al Movimento Studentesco del 1968, alle Brigate Rosse del 1978, ma che poi aveva ceduto qualcosina solo nei primi anni Novanta nell’inchiesta detta Tangentopoli. Con il PdA - per la prima volta - una formazione dichiaratamente antipolitica ha dominato per tre mesi una campagna elettorale italiana, se si escludono i precedenti referendum sull'aborto e sul divorzio. Voglio qui precisare che l’accostamento del PdA all’Uomo Qualunque di Guglielmo Giannini, è un’approssimazione idiota, di quelle che si leggono su Wikipedia. Oggi sono tutti qualunquisti meno il PdA.


Luca Bagatin: Ma il simbolo del Partito dell'Amore lo ideasti tu o Riccardo Schicchi ? Che cosa rappresenta, nello specifico ?

Mauro Biuzzi: L’icona nel cuore, che avevo già usato dal 1987 in mie azioni pubbliche [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/001/d009.html], la proposi a Schicchi nel 1991 in una versione adatta ad essere presentata come simbolo in una campagna elettorale. Fu, infatti, ammesso dal Ministero degli Interni nel 1992, anche se dovetti discutere un’obiezione di ammissibilità dell’ufficio competente che riteneva blasfemo l’accostamento tra una croce e il volto di una pornostar. Feci notare che non era “una pornostar” ma la cittadina Moana Pozzi. E il simbolo fu ammesso dalle Istituzioni [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/009/d004.html]. Ma non dagli elettori italiani, il cui concetto di cittadinanza era ancora ristretto a quello indicato dai Partiti e dai mass-media dell’epoca.


Luca Bagatin: Quali i punti salienti del programma cultural-politico del Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Dichiarammo subito sul retro del volantino di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/011/d02.html ]che la nostra logica politica non era riducibile a quella di programma, come nella politica di matrice sindacal-contrattuale. E invece preferimmo una Politica di Immagine piuttosto che di Parola, che fu poi tipica dei movimenti no-global ma anche del terrorismo islamico (intendo sul piano dell’uso dei mezzi di comunicazione). Nessuna chiacchiera moraleggiante. In particolare io avevo ed ho i miei riferimenti nelle declinazioni nazionali della rivoluzione punk, che come tutti sanno, si oppose a quella hippie sessantottina e che riemerse all’inizio degli Anni Novanta. Anche su questo piano di Immagine si è consumata la separazione del PdA di Mauro Biuzzi e di Moana Pozzi dalla precedente esperienza politica della Diva Futura di Riccardo Schicchi e Ilona Staller, legata all’ideologia della Rivoluzione Sessuale degli anni settanta. Nel 1991 gli effetti della caduta del muro di Berlino erano ormai evidenti e noi lanciammo per primi una sfida al Pensiero Unico sul suo terreno: quello della simulazione della politica e della sua morte simbolica, dell’anti-partito, come dissi nella mia tribuna elettorale del 1992 [http://www.youtube.com/watch?v=ye4tvQk1TQ8]. La cosa interessò, infatti, tutto il mondo e con Moana raccogliemmo oltre duecento articoli di stampa estera, da ogni parte del mondo [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/015/index.html]. Moana rappresentò uno sperpero di visibilità politica contro la riduzione della politica all’economia. Una festa orgiastica della morte della politica contro la simulazione tragicomica della crisi economica mondiale. Generazione X. Tentativo riuscito di fare di Moana una bellissima e terribile pausa in cui si sente solo il rumore dello strappo di una moquette: quella con cui l’economia politica borghese silenzia da qualche secolo ogni Realtà che gli somigli come la sua immagine rovesciata nello specchio, un’immagine che simuli la sua morte simbolica, un’immagine fuori controllo. E Moana era esattamente questo: non la diversità ma l’alterità, non la trasgressione ma la seduzione fatale. Come il Don Giovanni, il Gattopardo, il Marchese del Grillo, l’aristocrazia francese o russa che misero fine ad una tirannia cortigiana ed oligarchica di cui erano la maggior espressione e che conoscevano molto bene. Moana rimarrà una delle maggiori icone del tramonto dell’Occidente in Italia, insieme a Mamma Roma e ad Accattone.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore esiste tutt'oggi, ma, dal 1993, non si presenta alle elezioni politiche, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché il PdA è un partito cristiano-dionisiaco, nel senso che proprio con il parlare silenzioso del corpo di Moana ha dato l’esempio di un leader politico che pratica il diritto/dovere di tacere su ciò di cui non si può parlare. Con ciò opponendosi radicalmente all’idea tutta mass-mediatica che il politico sia un opinionista televisivo, un inarrestabile nastro trasportatore di Doxa, un continuo parolibero che vomita contratti programmatici. In tal senso la cultura realista del PdA, in contrasto con il cosiddetto diritto alla libertà d’espressione, si oppone anche all’obbligo per tutti ad avere un’opinione su tutto. Dittatura della Doxa che si esprime ai suoi massimi livelli nei social network, veri campi di concentramento dell’autismo cronachistico di massa (oltre che mezzo d’intercettazione e di controllo): crimine perfetto di istigazione dell’umanità alla masturbazione espressiva travestita da “libertà di espressione”, proprio come tra gli adolescenti nativi digitali l’esperienza della masturbazione via cam sta sostituendo quella del primo rapporto sessuale. Insomma, il PdA ha dato alla borghesia “protestante” italiana la spiacevole notizia che il sesso è nato molto prima del diritto. E che non se ne può fare libero commercio “liberandolo”, quasi peggio di come hanno fatto i preti “vietandolo”.


Luca Bagatin: Il Partito dell'Amore, fra gli altri, si ispira al socialista umanitario Giuseppe Garibaldi, come mai?

Mauro Biuzzi: Perché Garibaldi ha fondato la nostra Repubblica credendo, parlando e scrivendo di un socialismo del cuore che certamente Biuzzi e Moana, da patrioti e credenti, hanno praticato prima ancora che capito. Capiamo invece perché l’algida e frigida borghesia televisiva italiana possa chiamare populismo ciò che arriva alla gente in forma commovente e affettiva. Un politico che è amato dalla popolazione indispettisce i pragmatici che ormai ci governano, come il caso di Pier Paolo Pasolini ancora dimostra. Perché i progressisti e i pragmatici possono avere ragione, ma amore no.


Luca Bagatin: Oggi vi presentate come "Partito dell'Ex Voto", ovvero invitate gli elettori all'astensionismo ed alla dissidenza "alter-politica". In che cosa consiste questo nuovo modo di fare politica da voi inaugurato?

Mauro Biuzzi: Per l’esattezza oggi invitiamo all’obiezione di coscienza elettorale, che è tutt’altra cosa dalla scheda bianca. Per quanto ho già detto, noi ci proponiamo sempre come critici dello spettacolo elettorale, e in particolare, critici della comunicazione pornografica come modello di propaganda della nostra epoca. Come nel secolo scorso ogni persona faceva due mestieri, il suo e quello di critico cinematografico, il PdA ha profetizzato la nascita del “critico politico”. Beppe Grillo non è “un comico che fa politica” ma è un cittadino che interrompe momentaneamente il suo mestiere per fare il critico della politica. E così dicasi per i militanti del suo Movimento. Una rivoluzione antropologico-culturale cominciata con il sottoscritto e con Moana Pozzi. Questa novità determinò il contrasto con Schicchi e Staller, che furono espulsi dal PdA nel 1992 [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/politiche/014/d001.html] proprio perché praticavano ancora una politica di conflitto d’interesse tra il proprio mestiere e le alleanze politiche. Questa evoluzione di Moana maturò, infatti, nella campagna per le amministrative di Roma nel 1993 nella quale, liberi ormai dalla vecchia equazione sesso = politica, formammo la prima lista civica di candidati della Seconda Repubblica. Fu costituita candidando oltre cinquanta aspiranti consiglieri comunali tutti provenienti dalla società civile romana e senza alcun “precedente” politico, ed io fui nominato capolista su proposta di Moana [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/004/s02.html]. In conclusione, direi che la caratteristica dei cittadini ai quali il PdA si rivolse per primo (nel quadro della crisi della politica che dura da Tangentopoli ad oggi), è quella di essere dei “critici politici” irriducibili alla Doxa politica e al marketing mediatico. Cittadini irriducibili alla definizione asfittica di elettori, essendo ormai caduto miseramente il vincolo che legava politica e lavoro (alla faccia dell’art.1 della Costituzione). Cittadini-stalker delle mappe interstiziali che ancora ostacolano l’urbanizzazione a tappeto del territorio. Cittadini-mutanti residuali della cittadinanza repubblicana, nel quadro della modernizzazione fondata sul capitalismo avanzato e sull’immigrazione/deportazione di massa. Insomma, non più cittadini collaborazionisti, deleganti, qualunquisti, pessimisti, clandestini o resistenti, ma attivisti e patrioti che si riprendono la loro sovranità nel pubblico e soprattutto nel privato. Cittadini che, al di là della modernizzazione coatta e ricattatoria tipica del dopoguerra e del suo portato d’ingerenze e di embarghi (che ancora chiamiamo esportazione della democrazia, una specie di Pax romana fatta da bottegai e top-guns), riprendono il cammino della libertà repubblicana universalista, in Italia e nel mondo.


Luca Bagatin: Che cosa ne pensi della politica di oggi ? Ci sarebbe spazio, nel panorama politico-culturale e mediatico per una personalità libera e libertaria come Moana Pozzi ?

Mauro Biuzzi: Ho già detto che nelle nostre socialdemocrazie la politica si è ridotta ad economia politica. In questo senso ritengo che l’economia politica sia troppo stretta per Moana come per qualunque altro cittadino che non sia un Attore di questa nuova oligarchica. Che non sia cioè un finanziere, un industriale, un editore, un autore/pubblicitario, un politico ovvero una Vedette al servizio della Governance mondiale. Moana (come Marilyn o Pasolini) non è riducibile a nessun bipolarismo imperial-democratico (tipo progressisti/conservatori), come si è rappresentato da Jacqueline Kennedy a Carla Bruni ex-Sarkozy (che guarda caso sono donne). Moana è la parte vitale e negativa del bipolarismo, la parte maledetta e anti-borghese, la parte anti-sociale e anti-edipica, come alle origini lo furono Van Gogh o Rimbaud (che guarda caso sono maschi). Il PdA, con la posizione di estremo-centro, si libera per primo anche del retaggio ideologico della distinzione destra/sinistra o di quella maschile/femminile, con tutti i primati di genere ad essa collegati strumentalmente e darwinianamente (schiavo/padrone, vittima/carnefice, disoccupato/salariato). Insomma, l’Estremo-centro di Moana sfugge ad ogni sistema binario e cibernetico (i codici seriali 0/1, senza centro e senza estremi per definizione). Il PdA è per la ciclicità, per l’estremo ritorno del principio dell’eguale, per la Terra e contro il Territorio. Il PdA sostiene Moana come simbolo della Repubblica Italiana, dalle Alpi alla Sicilia. Sostiene Moana come Cuore della nostra Patria. Cuore della questione mediterranea, cuore del rapporto nord/sud.


Luca Bagatin: Pensate che in futuro ci potrà essere spazio, in Italia, per il Partito dell'Amore ?

Mauro Biuzzi: Non ci sarà futuro per nessuna libera repubblica e per nessun popolo che si riconosce in essa, se non si farà ovunque una “critica politica” ai rappresentanti del mondialismo finanziario che ovunque si insediano nei governi nazionali, per espropriarli progressivamente della loro sovranità culturale e popolare, vero motivo della crisi della rappresentanza elettorale (in Italia come in Grecia come in Spagna). Insomma, dopo i manager, le pornostar, i papi e i centravanti “stranieri”, tra quanto tempo il liberismo aprirà anche il mercato della politica-spettacolo ? E perché non lo ha ancora fatto ? E che fine farà la cultura diffusa in Italia sotto i colpi dell’internazionalizzazione del Made in Italy ? Per non parlare dello sterminio della cultura contadina di Pasoliniana memoria, dell’olocausto delle api pronube, dei fondamenti stessi della corretta alimentazione dei popoli, tutto spazzato via a colpi di aree metropolitane e grande distribuzione. Il Partito dell’Amore, lungi dall’essere un partito nazional-socialista, è stato certamente un primo segnale tutto italiano dell’inizio di una crisi irreversibile del primato della politica trans e multinazionale. Il PdA ha profetizzato nel 1992, l’avvento in Italia di una Videocrazia senza uguali al mondo e la necessità di affrontare il “discorso sul Massimo Sistema Pornografico”. Quel Sistema che, dall’11 settembre del 2001, ha cominciato a parlare, all’interno di tutti i linguaggi locali, con il linguaggio politico del nuovo Impero finanziario mondiale. Quindi, nessun futuro senza il Partito dell’Amore, che ha avuto sempre la missione di voler restituire agli italiani la loro verginità stuprata (culturale e ambientale). Questo noi intendiamo con cristiano-dionisiaco: la difesa della nostra cultura mediterranea da quella Mondialista. E il più grande successo del PdA è stato quello di riuscirci almeno con la sua prima candidata, Moana, che da iper-pornostar all’americana è diventata cittadina comune e prima donna-leader di una piccola formazione indipendente (e non la solita testimonial dello Spettacolo candidata dal Padrone di turno a questo o quel Partito politico che fa i suoi interessi a Montecitorio). L’Italia è una giovane Repubblica fondata sulla resistenza Risorgimentale alle occupazioni militari, e agli stupri simbolici e materiali che sempre ne conseguono. A mio modesto avviso, la nostra Moana con la fascia tricolore davanti all’Altare della Patria a Roma è uno dei simboli più significativi della volontà di emancipazione di una Repubblica nata nel clima di occupazione morale e materiale conseguente agli esiti della Seconda Guerra Mondiale. E in seguito cresciuta nello “sviluppo senza progresso”, la cui entità è data proprio dal livello insopportabile raggiunto oggi dal nostro debito pubblico sotto la pressione speculativa internazionale [http://www.partitodellamore.it/diva_patria/amministrative/003/i01.html]. In quell’immagine, che ho realizzato con lei nel novembre 1993 per il suo unico manifesto politico, Moana cessa di essere la pallida imitazione di una diva del cinema americano (che tanto piace ai critici sessantottini che sostengono il Trash all’italoamericana), per diventare la vera icona del cammino che la nostra Repubblica sta facendo attraverso i tanti disastri civili del dopoguerra. Certo, di una Repubblica nata orfana, e che continua ad essere considerata figlia di madre ignota. Proprio come Moana, la nostra Biancaneve che ora dorme con il milite ignoto, con l’italiano futuro.


Luca Bagatin



21 febbraio 2012

"Il lenzuolo del fantasma" di Bruno Auricchio, ovvero quell'inchiesta di Agostino Cordova che colpì dei cittadini onesti



Pochissimi sanno che, negli anni '90, un'inchiesta senza alcun fondamento, introdusse in Italia una nuova Santa Inquisizione.
Una Santa Inquisizione guidata dall'allora magistrato di Palmi Agostino Cordova, il quale scatenò una vera e propria battaglia inquisitoria contro cittadini onesti, rei unicamente di appartenere alla Massoneria.
Di tutto ciò nessuno ricorda pressochè nulla, oppure si continua ancora a nascondere la verità, nonostante ci siano state sentenze definitive che hanno stabilito che Cordova aveva torto marcio. Ma, oramai, molte famiglie e molte carriere erano state distrutte. Storia di ordinaria ingiustizia in un Paese nel quale il magistrato sembra avere ragione anche quando ha torto.
Bruno Auricchio, avvocato penalista veneziano, con il suo sagace saggio "Il lenzuolo del fantasma" (Edizioni Giuseppe Laterza), con prefazione di Luigi Danesin e del prof. Aldo A. Mola, racconta di quella terribile inchiesta. E lo fa con tanto di documentazione alla mano, oltre che con la sua consueta ironia, atta a smontare pezzo per pezzo le astruse teorie del Cordova.
Auricchio, innanzitutto, racconta chi è e che cosa fa il massone e quali sono i suoi presunti "segreti" e ciò in particolare a beneficio di chi di Massoneria non sa nulla, spesso per sua cattiva volontà di approfondimento.
Esistono infatti in commercio, da sempre, un sacco di volumi su questa nobile istituzione millenaria, alcuni riportanti anche i rituali dei suoi affiliati, tutt'altro che segreti.
Il vero segreto massonico, come spiega anche l'Auricchio, risiede nel cuore di ciascun Iniziato, il quale, per mezzo del cammino spirituale massonico e dei suoi rituali, modifica la propria coscienza interiore.
Il massone, in sostanza, non è forse dissimile dal cattolico che, anzichè frequentare una Loggia massonica, frequenta una Chiesa. Con l'unica fondamentale differenza che la Massoneria non è una Chiesa e non presenta dogmi, bensì è una scuola filosofica di libertà.
Non si spiegherebbe, infatti, come mai siano stati massoni numerosissimi letterati, musicisti, politici, condottieri, sicenziati e persino religiosi. Fra i massoni famosi, infatti, troviamo Oscar Wilde, Mozart, Buffalo Bill, Zapata, Garibaldi, Meucci, Fermi, Bakunin e numerosissimi altri.
Strano, forse, che queste cose il magistrato di Palmi Agostino Cordova non le conoscesse, si chiede Bruno Auricchio nel suo saggio e ce lo chiediamo noi stessi.
E' peraltro noto che le Obbedienze massoniche non sono affatto segrete ed i loro elenchi possono essere accessibili, in qualsiasi momento, alle autorità competenti.
Bruno Auricchio, ad ogni modo, ricorda di come negli anni '90 ci fosse grande fervore giudiziario. Furono anni nei quali vi erano magistrati, come Antonio Di Pietro, che amavano mettersi in gran mostra. Tutto ciò come se il sistema delle tangenti nel mondo politico non fosse arcinoto e potesse essere debellato quarant'anni prima !
Auricchio fa notare, inoltre, come il Consiglio Superiore della Magistratura (CSM) sia da sempre un vero e proprio "parlamentino" con tanto di fazioni ed ideologie politiche di riferimento, quindi tutt'altro che lontano dalla politica partitica, come in realtà dovrebbe essere al fine di garantire la totale imparzialità degli organi giudicanti.
Il CSM, infatti, è composto da: Magistratura Indipendente (destra moderata); Unità per la Costituzione (centro); Movimento per la Giustizia (di orientamento verde); Magistratura Demcoratica (sinistra).
L'Italia, in questo senso, rappresenta un caso unico al mondo di politicizzazione della magistratura.
Caso curioso, invece, il fatto che, con delibera del CSM, in Italia sia stato fatto divieto ad un massone di essere magistrato. Ma come ? Un politico può fare il magistrato ed un cittadino che fa parte di un'organizzazione spirituale e non politica non può ?
Questo, come spiega l'autore de "Il lenzuolo del fantasma", sembra "giustificato" - si fa per dire - dal fatto che, nell'immaginario collettivo, "i massoni si aiutano fra loro".
Immaginario collettivo, appunto. Visto che invece abbiamo assistito piuttosto a molti casi di "raccomandazione" perché il tizio tale aveva la tessera del tal partito politico...piuttosto che perché questo era massone o cattolico o ebreo, o buddhista.
In tutto ciò ecco giungere la sciagurata inchiesta Cordova, partita da Palmi, per poi estendersi in tutta Italia, con gran nocumento dei cittadini onesti che ne saranno ingiustamente colpiti.
Agostino Cordova, magistrato, evidentemente era completamente digiuno di Massoneria. Ipotizzò infatti un "teorema" totalmente privo di qualsiasi fondamento e disse: poichè qui in Calabria c'è la 'ndrangheta ed in Sicilia la mafia che tramano contro la stabilità dello Stato, allora dietro a loro c'è la Massoneria che trama nel segreto.
Tutto ciò, ad ogni modo, era e rimaneva un teorema astratto ed un magistrato non può certo basarsi su congetture, bensì dovrebbe farlo per mezzo di prove concrete, indizi, magari raccolti da Polizia e Carabinieri, prima di lanciare accuse ed inchieste.
Ma il Cordova aveva già stabilito che i massoni italiani erano tutti colpevoli e, dunque, da inquisire. Fu così che si attivò per acquisire tutti gli elenchi dei massoni italiani, alcuni dei quali finiranno anche in pasto ai media, come se fossero una lista di proscrizione, fatta di delinquenti abituali.
Inutile dire che le più colpite furono le due maggiori Obbedienze massoniche italiane: Grande Oriente d'Italia e Gran Loggia d'Italia, con il maggior numero di iscritti.
Persone comuni, liberi professionisti, pensionati, operai. Cittadini italiani paganti le tasse come tanti altri. Con la sola "abitudine" di frequentare Logge massoniche per la loro evoluzione spirituale ed interiore !
Fatto sta che, tutto ciò, dopo aver fatto spendere alle casse dello Stato fior fior di quattrini per l'inchiesta ed aver rovinato numerose famiglie e carriere, non portò a nulla.
Nessun reato era stato commesso. Come volevasi dimostrare: un teorema senza prove, è e rimane una congettura.
E fu così che - come documenta Bruno Auricchio - la Suprema Corte di Cassazione stabilì che Agostino Cordova aveva palesemente violato la Costituzione della Repubblica Italiana agli Articoli 13 e 14, che stabiliscono che la libertà personale ed il domicilio sono inviolabili e non sono ammesse forme di detenzione, ispezione e perquisizione se non per atto motivato. Inoltre il Cordova aveva violato gli articoli 247 e 253 del codice di procedura penale.
Purtroppo, però, il danno economico per le casse dello Stato era ormai stato fatto e così il danno morale per i cittadini ingiustamente coinvolti.
Il 23 settembre del 2003, il magistrato Cordova, sarà peraltro allontanato dal Tribunale di Napoli e giudicato inadeguato.
Nel saggio "Il lenzuolo del fantasma" si racconta di tutto ciò e di molto altro. Si racconta di come il 17 febbraio 2004, la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sancì il pieno diritto dei magistrati di appartenere a qualsiasi associazione legittima e quindi anche alla Massoneria. Si parla della Legge Spadolini-Anselmi e di come le Obbedienze massoniche italiane non siano nè possano essere definite segrete. Si racconta di come un Paese che vuole essere veramente civile e democratico, non possa minare il principio di libertà.
E di come i cittadini onesti, di qualsiasi fede o orientamento siano, abbiano il pieno diritto di sentirsi liberi di essere liberi.

Luca Bagatin



17 gennaio 2012

A dodici anni dalla scomparsa di Bettino Craxi...


Sono passati dodici anni dalla scomparsa del leader socialista Bettino Craxi, morto in esilio, ad Hammamet.
Sì fu un esilio forzato, il suo, a causa di una giustizia italiana parziale che - unico caso al mondo in un Paese occidentale - fece sì che sul finire del 1993 scomparissero tutti i partiti liberali e democratici: la Dc, il Psi, il Pri, il Psdi ed il Pli.
Bettino Craxi, nel suo ultimo discorso alla Camera dei Deputati del 29 aprile 1993, fu l'unico ad avere il coraggio di denunciare, in una sede istituzionale, il finanziamento illegale alla politica ed affermare che tutti i partiti, dal dopoguerra sino al allora (oggi è anche peggio), si erano finanziati illegalmente, ovvero avevano preso danari in nero: chi, come il Psi, da privati, chi, come il Pci, persino dalla dittatura sovietica.
Era un sistema che la stessa magistratura conosceva bene, ma, in tanti anni, non era mai intervenuta. Lo denunciarono per primi i radicali di Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi, negli anni '60 e, successivamente, quelli di Marco Pannella. Inascoltati, perché così era "conveniente" fare.
Era un sistema che però ebbe un unico capro espiatorio: Bettino Craxi. L'unico che si oppose con forza al compromesso storico Dc-Pci, l'unico che voleva l'alternanza fra progessisti e conservatori e che pertanto propose, negli anni '90, un'unione fra socialisti e gli altri laici ed i postcomunisti che allora sembravano democraticizzarsi, per, al fine, contrapporsi alla Dc ed al Msi.
Bettino Craxi, come il già citato Pannella, era però un illuso. Si illudeva che quelli, i comunisti, si stessero democraticizzando per davvero. Ed invece furono proprio costoro che gli scatenarono contro una giustizia politicizzata che allora non aveva eguali nel resto d'Europa, ove pure i partiti si finanziavano sottobanco. Pensiamo ai Kohl, ai Gonzales, ai Mitterrand: tutti ladri oppure grandi leader democratici ?
L'Italia aveva in più il problema del difendersi dalle infiltrazioni sovietiche, con un Partito Comunista oltre il 30 %. Come combatterlo in casa socialista e laica ? Con i finanziamenti privati che, peraltro, Craxi avrebbe voluto portare alla luce del sole, come negli Stati Uniti d'America.
Ciò, purtroppo, non fu possibile: Craxi fu bollato come ladro, Andreotti come mafioso, i partiti laici e democratici saranno liquidati. L'Italia vivrà i suoi anni più terribili dopo quelli del terrorismo ed al Potere saliranno i postfascisti, i leghisti ed un nuvo personaggio, Berlusconi che allora sembrava proporre un'alternativa liberale...per poi inciuciare con quei postcomunisti che, a parole, diceva di voler combattere.
Oggi l'Italia è l'unico Paese democratico a non avere un Partito Socialista ed un Partito Liberale. Molto probabilmente non li avrà nemmeno più, per quanto quegli ideali di laicità dello Stato, emancipazione sociale e libertà civili, economiche ed individuali, siano sempre validi ed attuali nel pantheon della sinistra democratica ed anticomunista. Una sinistra che, purtuttavia, in Italia è morta per sempre nel 1993.
Ad ogni modo e comunque, il 19 gennaio di quest'anno rinascerà, grazie al lavoro della rivista Critica Sociale, il quotidiano l'"Avanti!", diretto da Rino Formica e da Stefano Carluccio ed il cui primo numero sarà allegato al quotidiano "Il Riformista".
Sarà un quotidiano libero, autofinanziato, di tutti i socialisti e che anche un liberale mazziniano come me sente già come suo e vi collaborerà.
Forse c'è ancora spazio, in questo pur triste Paese, per raccontare alle nuove generazioni come sono andati i fatti e per ricostruire l'Italia su basi democratiche.
Quell'Italia che Bettino Craxi ha sempre amato e difeso.

Luca Bagatin



7 dicembre 2011

Il 25 dicembre prossimo rinascerà il quotidiano liberalsocialista l'"Avanti!": quello vero !



In quest'Italia della crisi, di totale spaesamento e sfiducia nei confronti della politica (a scrivere è uno che non va più a votare da anni, non a caso), ecco almeno una buona notizia: nelle edicole tornerà il quotidiano l'"Avanti!".
L'"Avanti!", sì, quello senza l'apostrofo, l'originale ed unico giornale di cultura socialista diretto da Leonida Bissolati ed uscito per la prima volta nel 1896. L'unico e vero "Avanti!" titolato ad essere tale, senza cammelli, cammellate, padrini o padroni di sorta.
L'"Avanti!" sarà organo indipendente dai partiti e ciò ce lo rende ancor più simpatico. L'"Avanti!" sarà diretto da Rino Formica e sarà rivolto ai socialisti di tutti gli schieramenti politici. In particolare ai senza tessera.
L'"Avanti!" rinascerà dunque ufficialmente il 25 dicembre prossimo, grazie all'apporto ed impulso della rivista liberalsocialista "Critica Sociale", diretta dall'ottimo Stefano Carluccio ed inizialmente sarà inviato agli abbonati della Critica. Poi, con l'anno nuovo, sarà presente anche nelle maggiori edicole italiane.
Ora, come ho scritto a Carluccio nel complimentarmi con lui per l'ottima iniziativa, io non sono socialista. Sono un repubblicano mazziniano, già iscritto al PRI ed abbonato da una vita a "Critica Sociale".
C'è un filo rosso mazziniano e garibaldino che lega la cultura repubblicana e liberaldemocratica a quella socialista. Si chiama appunto: cultura liberalsocialista, ovvero quella per la quale non c'è autentica giustizia sociale senza libertà: civile ed economica.
E' un filo rosso che parte da molto lontano, dal Partito d'Azione di Giuseppe Mazzini alle Camicie Rosse di Giuseppe Garibaldi, passando per le prime Società Operaie di Mutuo Soccorso mazziniane e successivamente mutuate anche dai primi socialisti, sino alle lotte sociali di Filippo Turati ed Anna Kulisioff ed alla giunta capitolina di Ernesto Nathan. Passando dunque per il Secondo Risorgimento, la Resistenza, i fratelli Rosselli, Matteotti, la lotta al nazifascismo e dunque al comunismo. Una storia che unisce il repubblicano Randolfo Pacciardi al socialista Bettino Craxi, entrambi promotori di una Repubblica presidenziale anti-casta ed anti-partitocratica.
E' antica quanto attualissima la storia dei laici, dei repubblicani, dei liberali e dei socialisti. E' una storia fatta di emancipazione delle classi lavoratrici e diseredate; di battaglie per i diritti civili quali divorzio ed aborto; di lotta allo statalismo democristiano e comunista in nome della libertà economica e sociale degli individui.
E' una storia che i più giovani dovrebbero non solo conoscere, ma financo portare avanti. Specie in quest'epoca in cui la vera origine della crisi sta proprio nella crisi dei valori e degli ideali.
Dal '93 ad oggi abbiamo assistito, in Italia, alla totale scomparsa dei partiti democratici, che sono stati sostituiti con altri non solo non democratici, ma finanche privi di contenuti, di ideali, di progetti.
Il berlusconismo e l'antiberlusconismo, figli entrambi del cattocomunismo e del clericofascismo degli anni '70, hanno dominato la scena politica di questo Paese per troppo tempo.
E' il momento di tornare alle idee ed ai contenuti. Ai fatti concreti.
All'unità dei laici, dei liberali, dei repubblicani, dei radicali e dei socialisti tutti, ad esempio.
Una proposta che rimase inascoltata all'interno del PRI e che feci circa un anno fa era quella di rifondare l'Unione Democratica Nuova Repubblica di Pacciarti, quale componente politico-culturale per elaborare un discorso più ampio.
Un discorso che prevedesse i seguenti punti programmatici concreti: riforma della legge elettorale in senso Presidenziale per il governo e proporzionale pura per il Parlamento; riduzione delle imposte ad un massimo di tre aliquote fiscali ed innalzamento della no tax area; abolizione degli enti inutili quali Province, consorzi e comunità montane; privatizzazione del carrozzone Rai; introduzione del matrimonio omosessuale; legalizzazione della cannabis e dei suoi derivati; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; riduzione degli stipendi di Deputati e Senatori del 50 %.
Un discorso programmatico, io credo, laico, liberalsocialista e libertario.
Ecco, io penso che un discorso di questo tipo possa essere fatto anche e soprattutto all'interno di un giornale libero come potrebbe essere il nuovo "Avanti!". Un giornale il più aperto possibile alle diversità culturali dei laici e con lo scopo ultimo di poter, fra qualche tempo, incidere nell'orientamento politico nazionale.
Ora, forse tutto cià può sembrare ambizioso e lo è, in effetti.
Proviamoci almeno.
Nel mio piccolo, cari amici di "Critica Sociale", cari Stefano Carluccio e Rino Formica, sarò con voi.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini