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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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26 gennaio 2015

"Attualità della Massoneria e del Femminino Sacro. Dalla leggenda di Hiram al mito junghiano della Donna Selvaggia". Resoconto della Conferenza di presentazione dei saggi di Luca Bagatin (a cura di StudioStampa.com)



Massoneria ed universo femminile, come conciliarli in un'unica conferenza ?

La Squadra ed il Compasso, simbolo cardine della Massoneria, è un'allegoria che rappresenta, per molti versi, l'unione fra il Cielo – principio maschile rappresentato dal Compasso – che si unisce con il principio femminile rappresentato dalla Squadra, la quale potrebbe allegoricamente rappresentare la Dea Madre Terra, in una perfetta unione d'amore cosmico che, per molti versi rappresenta a sua volta la vera Porta Alchemica che dà la vita, ovvero una Vagina”.

Questa la sintesi d'esordio di Luca Bagatin, blogger, scrittore e relatore della conferenza di presentazione dei suoi saggi dal titolo “Universo Massonico” (Bastogi editrice) e “Ritratti di Donna” (Ipertesto edizioni), dal titolo “Attualità della Massoneria e del Femminino Sacro: dalla leggenda di Hiram, al mito junghiano della Donna Selvaggia” che si è tenuta lo scorso 25 gennaio presso il Frantoio Al Casone di Vada (Livorno) in una sala gremita ed alla presenza di molte donne e persone di tutte le età.

Grazie all'intuizione di Alessia, che nella dedica al saggio “Ritratti di Donna” definisco Donna Selvaggia doc, sono entrato in contatto con l'universo junghiano legato al mito della Donna Selvaggia. Un mito nel quale ho riscontrato un forte connubio con la leggenda di Hiram, il leggendario costruttore del Tempio di Re Salomone, il quale, nel simbolismo massonico, rappresenta l'aspirante Iniziato”, prosegue così Bagatin.

La Donna Selvaggia è dunque simbolo della cratività, dell'intuito e dell'istinto femminile, ovvero di quelle donne che hanno saputo – attraverso un percorso interiore e per molti versi alchemico – liberarsi dai condizionamenti tipici della cultura patriarcale, maschilista, oppressiva, passando così da uno stato di oscurità per approdare ad uno stato di Luce, di illuminazione interiore. Un po' ciò che accade all'aspirante massone o aspirante Iniaziato, il quale, attaverso dei riti di perfezionamento passa dal suo stato di profano, condizionato dalla cultura (o incultura) dominante, ad uno stato di spiritualità interiore, di illuminazione che squarcia ed allontana l'ignoranza dalla sua psiche e dalla sua anima”.

Luca Bagatin prosegue poi nel raccontare l'origine della Massoneria, la quale deriva dagli Antichi Misteri, dalla gnosi, dagli antichi culti tipici dell'Antica Gracia e dell'Antico Egitto, proseguendo nel raccontare dei “Rex Deus”, le antiche famiglie nobili custodi della gnosi cristiana, i quali appoggieranno i Templari, i quali, a loro volta, entreranno in contatto con la cultura sufi islamica e con le corporazioni di muratori medievali, ovvero i conoscitori della cosiddetta Geometria Sacra, coloro i quali – attraverso le loro conoscenze gnostiche ed influenzati dai “Rex Deus” - costruiranno le cattedrali gotiche, racchiudendo in esse particolari simbolismi iniziatici e mistici.

Bagatin, dopo aver delineato il “viaggio” che egli compie nel raccontare il suo “Universo Massonico”, popolato da inusitate scoperte poco note persino a molti massoni, torna a parlare di universo femminile e di Donne Selvagge, tratteggiando alcune figure cardine del suo “Ritratti di Donna” fra le quali Ilona Staller ed il suo spirito fricchettone, hippie e libertario che la porterà, da pornostar, ad approdare nel Parlamento italiano proponendo leggi attualissime che vanno dalla lotta alla violenza sulle le donne sino all'insegnamento della storia delle religioni nelle scuole pubbliche, in luogo dell'ora di religione cattolica. Bagatin racconterà poi la vicenda della femminista libertaria Roberta Tatafiore, fondatrice, assieme ad altre, del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, con il quale anche Bagatin stesso, giovanissimo, collaborà e che deciderà, alcuni anni fa e per propria convinzione personale, di suicidarsi. E la figura di Debdeashakti, al secolo Debora De Angelis, attivista per le liberà sessuali, per il diritto all'affettività ed alla sessualità per i disabili, artista dell'eros e profonda studiosa di spiritualità ed esoterismo. E poi molte altre figure racchiuse e raccontate, anche attraverso interviste, oltre che articoli, presenti in “Ritratti di Donna: studiose, massone, donne di spettacolo, da Patrizia Tasselli a Metis Di Meo, da Patricia Vezzuli a Francesca Vigni, da Ursula Davis a Valentina D'Agostino e molte altre, rese da Bagatin in modo non mediatico, bensì umano, ovvero alla ricerca del loro lato più “Selvaggio”, istintuale e creativo.

Ritratti di Donna", anche in quanto parla di un universo che ha sempre eccitato – in tutti i sensi – il mio universo interiore, è forse il libro al quale sono più legato”, spiega Bagatin, aggiungendo che il saggio contiene anche alcune poesie e ballate dedicate a donne che ha amato o comunque che ama e che lo hanno ispirato nel corso della sua vita.

Universo Massonico" invece rappresenta la mia passione per la spiritualità, nata sull'onda emotiva della mia identificazione con il Generale Giuseppe Garibaldi che, pochi sanno, oltre ad essere stato un grande condottiero, fu anche un teosofo ed un esoterista, oltre che eminente massone e socialista di ispirazione umanitaria e sansimoniana”.

La Conferenza, ricca anche di moltissimi interventi dal pubblico, ha suscitato notevole curiosità ed interesse.

www.studiostampa.com




Enrico Spinelli, Luca Bagatin, Irene Saccomani, Giancarlo Bertollini



15 febbraio 2012

33



33 trentini andarono a Trento tutti e 33 trotterellando, proferisce la celebre filastrocca.
Dica 33, dice il medico per auscultare il paziente.
33 è l'età in cui si dice che morì il Maestro Gesù, detto "Il Cristo".
33 sono i gradi del Rito Scozzese Antico ed Accettato della Massoneria.
33 sono le vertebre della colonna vertebrale, alla cui base giace l'energia Kundalini.
33, da oggi, è anche la mia età anagrafica e, ordunque, visti i precedenti usi e significati del numero 33, potrei anche ritenere il 2012 un'annata perfetta. Forse anche a causa dell'imminente fine del mondo (si tratterà, poi, di comprendere di quale mondo, nello specifico, si intende parlare).
Non c'è 32, infatti, senza 33 e, superati i trent'anni, checchè ne dica certa vulgata "giovanilistica" senza alcun fondamento biologico e psichico, non si è più giovani. Figuriamoci passati i 32 !
Predisponiamoci, dunque, ad una rinnovata maturità.
Nel segno dell'Acquario, ovviamente
 





18 gennaio 2010

"Prendimi l'anima": un film sulla storia d'amore fra Sabina Spielrein e Carl Gustav Jung



Che cos'è l'anima, che cos'è la psiche ?
Può l'anima nei suoi risvolti più profondi, spirituali ed interiori, essere in profonda comunicazione con la psiche ?
Che cos'è l'amore ?
Amore e Psiche, gli eterni amanti descritti da Apuleio e raffigurati dal Canova in un'allegoria che racchiude profondissimi significati mistici e psicologici.
Sono queste immagini, queste figure, che mi sono affiorate alla mente allorquando ho rivisto il bellissimo e drammatico film di Roberto Faenza: "Prendimi l'anima".
Un film del 2002 che ricorda la profonda e tormentata storia d'amore fra lo psichiatra Carl Gustav Jung ed una sua paziente, l'ebrea russa Sabina Spielrein, poi diventata a sua volta celebre psicoanalista.
Una storia che venne alla luce proprio di recente, anche per mezzo dello studio delle conversazioni epistolari fra il padre della psicanalisi Sigmund Freud ed il suo allievo Jung.
Sabina Spielrein, fragile donna che nel 1904 fu ricoverata - a soli vent'anni - in una clinica nei pressi di Zurigo in quanto gravemente malata di isteria. Probabilmente in quanto maltrattata dal padre.
Qui la accoglierà amorevolmente uno Jung alle prime armi, dedito a sperimentare per la prima volta i metodi di Freud.
Metodi diametralmente opposti rispetto a quelli coercitivi in voga all'epoca fatti di docce fredde e camicie di forza.
Il metodo freudiano - che sarà poi alla base di quello junghiano - si fonderà infatti sul dialogo franco ed aperto fra paziente e medico e sulla libera associazione delle parole (mai come in questo film sono stati messi in evidenza, sul grande schermo, i rudimenti di tale metodo).
Sarà proprio la fiducia della Spielrein nei confronti di Jung a garantirle la piena guarigione. Una guarigione - raffigurata - nel film di Faenza, dalla bellissima scena della Spielrein (interpretata da una magistrale Emilia Fox) che canta e suona "Tumbalalaika", canzone d'amore russa della tradizione ebraica, accompagnata dai sorrisi e dagli applausi di tutti i malati psichici della clinica. E da uno Jung che si farà coinvolgere nella danza, con l'evidente disapprovazione di tutti gli altri psichiatri, che già allora lo consideravano un tipo bizzarro.
"Non ci può essere cura senza amore", afferma Jung nel film stesso, che ricorda una delle sue celebri massime: "Dove l'amore impera, non c'è desiderio di potere, e dove il potere predomina, manca l'amore. L'uno è l'ombra dell'altro".
Sarà così che, dopo la guarigione, Jung continuerà a frequentare la donna, incoraggiata da lui stesso ad intraprendere studi in medicina. E sarà così che i due si innamoreranno perdutamente l'uno dell'altra in un'unione perfetta e simbiotica, erotica e passionale.
Jung donerà alla Spielrein, dunque, una pietra, rammentandole che gli uomini primitivi erano soliti credere che l'anima umana fosse contenuta in essa. Egli l'aveva così allegoricamente resa "custode della sua anima".
Carl Gustav Jung è purtuttavia sempre un uomo sposato e si vedrà costretto ad interrompere bruscamente il rapporto con la Spielrein, che nel frattempo si laureerà e sposerà successivamente il medico russo Pavel Scheftel che le darà due bambine.
E' così che la Spielrein tornerà nella sua Russia, a Mosca, ove fonderà un asilo per bambini: l'Asilo Bianco.
Jung, comunque, non la dimenticherà al punto che continuerà a sognarla e saranno proprio i suoi sogni premonitori (ricordiamo che lui stesso si occuperà in diverse occasioni della sua vita di questo particolare fenomeno della psiche, così come dei cosiddetti "fenomeni occulti" di cui si era già occupato nella sua tesi di laurea) a segnalargli i momenti di pericolo corsi dalla donna. Che saranno purtroppo molti.
Nell'Asilo Bianco la Spielrein avrà modo di sperimentare nuovi metodi educativi improntati allo sviluppo della creatività e della massima libertà dei bambini, insegnando loro anche primi rudimenti di educazione sessuale.
E' davvero commovente la scena in cui la Spielrein riesce a far sorridere un bambino chiuso in sé stesso e profondamente triste, distraendolo con un simpatico scimpanzè. Quel bambino è Ivan Ionov, tutt'ora vivente ed ultra ottantenne che non dimenticherà mai quanto fatto dalla psicoterapeuta per lui.
A Mosca, Sabina, aderirà anche al nascente bolscevismo, ma dovrà presto ricredersi nel momento in cui la repressione stalinista le imporrà con la forza di chiudere l'Asilo e metterà all'indice i suoi metodi educativi, considerati contrari alla morale comunista.
E' così che, morto il marito nelle cosiddette "purghe staliniane", la donna tornerà nella sua natia Rostov per tentare di fondare un asilo clandestino, ma i nazisti che stavano avanzando in Unione Sovietica la prenderanno e la trucidetanno assieme alle figlie ed a centinaia di altri ebrei in una sinagoga.
Il film di Faenza è strutturato su due livelli: da una parte la storia di Sabina Spielrein, della sua storia con Jung e della sua carriera di psicoterapeuta infantile e dall'altra quello di due giovani studiosi, Marie e Fraser, che, ai nostri giorni, a Mosca, tenteranno di ricostruire la storia di questa incredibile donna.
Una donna, la Spielrein, che influenzò profondamente l'opera di Jung e finanche di Freud, come documentato dai rapporti epistolari che ebbero i tre.
Nel suo diario personale, ella volle appuntare che avrebbe desiderato - una volta morta - che la sua testa andasse a Jung al fine di sezionarla e di studiarla, mentre il suo corpo avrebbe voluto fosse cremato affinché le sue ceneri fossero sparse ai piedi di una quercia con una semplice lapide con sopra scritto: "Anch'io sono stata un essere umano".
"Prendimi l'anima" è dunque un'opera unica nel suo genere, che parla di anima e di amore a partire da due storie autentiche: quella di un fine studioso dell'inconscio come Jung e quella di un ex malata di mente poi brillante psicanalista.
Un rapporto eterno: anima e amore, destinato ad affascinare e ad entrare sempre e comunque nella vita quotidiana di ciascuno di noi.

Luca Bagatin




19 agosto 2009

CIAO, NANDA !




A sinistra: Fernanda Pivano e Jack Kerouac
A destra: Fernanda Pivano, Andrea Carlo Cappi ed Andrea G. Pinketts

La Nanda ci ha lasciati all'età di 92 anni.
E' inutile che di questo breve post ne faccia un articolo. Non avrebbe senso.
Di solito non amo i commiati, perché consapevole che la Vita continua. Sempre e comunque. Anche se in forme talvolta a noi comuni (im)mortali sconosciute (ma ne siamo proprio certi ?).
La Nanda, quando avevo 17 anni, mi ha appassionato alle letture beatnik e dunque ad un certo tipo di scrittura: frenetico, jazzistico, a tratti incessante e surrealmente energetico.
A 17 anni lessi tutto quanto potevo sui '50, i '60 ed i '70 americani, attraverso i libri e gli articoli della Nanda.
Avrei voluto viverli davvero quegli anni. Sarei morto alcolizzato come Bukowski oppure vissuto sino agli 80 anni suonati come l'eroinomane William S. Burroughs.
Avrei urlato SHOT ME ! come Kerouac, il cattolico, il mammone, il vagabondo zen alla ricerca del Satori in quel di Parigi.
E poi ritrovai la Nanda nelle prefazioni ai libri di Andrea G. Pinketts, che è un amico, e che la Nanda considerava un vero scrittore post-moderno.
Di Beatnik, oggi, non ce ne sono più. O forse siamo rimasti in pochi e non sappiamo più nemmeno che cazzo voglia dire questo termine.
O forse non lo abbiamo mai saputo veramente.
Battuti o beati ? Parassiti ? Pidocchi ? Antiborghesi anfetaminizzati ma mai irregimentati ? Buddhisti zen con la passione per il Tantra ? Drogati, sfigati, inculati.
Beat è il viaggio dantesco, il beat è Cristo, il beat è Ivan, il beat è qualunque uomo, qualunque uomo che rompa il sentiero stabilito per seguire il sentiero destinato
(Gregory Corso)

Beat: è il beat da tenere, è il beat del cuore, è l’essere beat e malmessi al mondo…
(Jack Kerouac)

Beat è Cristo. Beat è il battito del cuore.
E' l'essere malmessi al mondo ?
Forse. Anzi....perché no ?
Fernanda Pivano - a noi italiani spagettiemandolino fanfanberlinguerianizzati ci ha fatto amare tutto questo.
Generazione dopo generazione.
E poi Bukowski, Hemingway.....tutti i duri e gli impuri della letteratura mondiale.
Duri & impuri che non ci sono pressoché più, nel panorama cloroformizzato, mediocritizzato, mediocaZZizzato d'oggi.
Ma chi se ne frega, infondo.
Il solco è stato tracciato ai tempi del conformismo piccolo borghese, spaccando letteralmente il muro di certa ipocrisia.
Oggi non ci resta che proseguire, risvegliare, animare.
Psicosessualmente le coscienze !
Sopra di noi solo il Cielo.
Oh Yea !
E grazie, Nanda.

Luca Bagatin



12 giugno 2008

MESSAGGIO PER IL GAY PRIDE by Peter Boom

Proseguiamo con la rubrica di Peter Boom in esclusiva per questo blog.
Questa volta Peter desidera inviare un messaggio al Gay Pride di Roma che si è tenuto sabato scorso.

Luca Bagatin


MESSAGGIO PER IL GAY PRIDE

di Peter Boom

Finti moralisti, dichiarando di insegnare "la morale" invece di considerare la propria immoralità, continuano imperterriti a falsificare il concetto "Natura".

Ciò che costoro asseriscono sia la Natura, natura non è. Allora succede che alcuni "religiosi" (purtroppo frustrati e deviati dal loro stesso credo) si sfogano con minori innocenti invece di mettersi apertamente con uomini o donne in un reale rapporto di affetto-amore e sessuale.

La pedofilìa è un reato tra i più gravi, una violenza su piccoli esseri umani che ancora non sanno difendersi.

L'attuale capo supremo della cosiddetta religione cristiana (cattolica?) impose il segreto sui suddetti crimini dei suoi sottoposti, i quali venivano soltanto spostati in sedi diverse dove, sapendosi impuniti, potevano ricominciare con ancora maggiore foga.

In termini penali questo si chiama "plurifavoreggiamento della pedofilìa" e sarebbe pertanto perseguibile per legge.

Non ho mai sentito che qualche alto prelato abbia mai obiettato contro tali disposizioni del capo supremo della detta religione e di consequenza se ne deduce che essi tutti sono conniventi.

I delitti, i crimini contro l'umanità, le truffe bancarie e finanziarie, etc., etc., non hanno trattenuto un gran numero di politici italiani dal regalare sempre più soldi (di tutti) al Vaticano (circa 40 miliardi all'anno).

Quanti GLBTQ e/o pansessuali non sono fuggiti verso paesi più liberi, quanti di noi non sono stati avviati verso il suicidio (Alfredo Ormando), verso la disperazione, quanti sono stati ricattati, licenziati, maltrattati, considerati peccaminosi, snaturati, di serie B !!!

No, noi non siamo di serie B, non siamo affatto innaturali! Difendiamoci dalla falsa ideologia clericale, facciamo le nostre manifestazioni in quanto esseri umani liberi e uguali a chiunque altro.

Anch'io sarò presente alla manifestazione di libertà che si tiene a Roma sabato 7 giugno con un corteo da Piazza della Repubblica, concentramento alle ore 15.00 e partenza alle ore 16.00, con gran finale a Piazza Navona.

Peter Boom, militante gay da una cinquantina d'anni, paroliere-cantante del primo disco gay in Italia (Lui ama lui e Fuori - 1972) e fondatore della Teoria della Pansessualità, riconosciuta e pubblicata dalla Federazione Europea di Sessuologìa.

http://digilander.libero.it/pansexuality



30 maggio 2008

AVETE MAI ASSASSINATO MICHELANGELO ? articolo by Peter Boom


Sono 50 anni che faccio il militante gay e onestamente non so più cosa fare per rompere l'orrenda barriera antigay italiana.
Ora, a 72 anni, mi sono veramente stufato e tenterò ancora di richiamare tutti alla propria responsabilità.
A cominciare dall'ex-Capo dello Stato Ciampi, che stimo per molte ragioni, ma che nel 2002 mi sentivo costretto a tirare in ballo nella sua qualità di più alto responsabile politico in Italia.
Lui, aveva nominato gli ebrei, ma non le altre categorie assassinate durante l'olocausto, altri numerosi esseri umani, che ancora sono scomodi e non mi si dica che era una dimenticanza casuale.
Il Capo dello Stato rappresentava il popolo italiano, ma evidentemente non rappresentava Michelangelo e una bella fetta dei residenti passati, presenti e futuri.
Poi c'era, molto più grave ancora, quel capo che si spacciava per "infallibile tramite" tra un Dio cattivissimo e l'umanità. Asserendo di rappresentare Gesù Cristo, questo capo blaterava giudizi dall'alto del suo palazzo imponente indossando sontuose vesti ricamate d'oro e ... il suo successore ancora peggio.
E poi i preti cacciavano via travestiti e femminielli.
Una parte rilevante della popolazione è "panolebi" (pansessuale, omosessuale, lesbico, bisessuale, trans, etc.), gente che viene torturata psicologicamente dal non dire di certi e dalle condanne di altri. Torturati fino alla più nera disperazione, fino al suicidio, soprattutto coloro che vivono in provincia e sono la maggior parte.
A loro è stato insegnato che è meglio nascondere il sesso, l'amicizia, l'affetto, l'amore e a vergognarsi di se stessi.
Ancora oggi Alfredo Ormando non è ancora riuscito a farci vergognare di questa società che si vanta di essere civile e cristiana, neanche bruciandosi vivo in piazza San Pietro.
Quando un omosessuale impazzisce, si droga, si dà all'alcool, si lascia ammazzare o si suicida, allora cercano di nascondere la vera causa di tutto questo. L'omosessuale, anche dopo morto, rimane una vergogna, come era una vergogna fino a non molti anni fa avere un figlio andicappato.
Abito a circa 80 chilometri da Roma, città gloriosa per la sua storia, sede della cristianità e ancora sento dire: "Ammazzerei tutti i froci", "Meglio un figlio drogato che un figlio frocio", "Se mio figlio fosse frocio, lo ammazzerei".
Pensate che in queste condizioni una ragazza o un ragazzo possa dire apertamente di essere gay? Rischierebbe troppo. Non si può contare su molti spontanei "coming out" il "dichiararsi" a causa del terrore di venir scherniti, allontanati dalla famiglia, dagli affetti, dagli amici, di perdere il lavoro e di venir in ogno modo ostacolato, condannato, emarginato.
Nelle grandi città i gay possono usufruire di luoghi di incontro, alcuni anche molto pericolosi come dimostrato dall'alto numero degli omicidi. Anche lì moltissimi nascondono ancora la propria naturale inclinazione agli amici, alla famiglia, sul lavoro o a scuola.
Chi è responsabile di tutte queste disgrazie?
Chiedo ufficialmente che venga aperto un'inchiesta da parte delle istituzioni. Una seria indagine da attuare in collaborazione tra Forze dell'Ordine, università, sociologi, psicologi, psichiatri, operatori sociali e organizzazioni panolebi.
Un'arma efficace contro la distruzione continua di moltissime vite è necessaria.
Non crediate che io abbia paura di denunciare per grave inadempienza civile e sociale il Capo dello Stato e per omicidio volontario plurimo attraverso l'uso della parola un Papa anticristiano.
Una denuncia che va fatta in Italia, in Europa, nel mondo.
Da troppo tempo è tempo di cambiare.


MI PERMETTO DI RISPONDERE... by Luca Bagatin


Mi permetto di aggiungere una riflessione.
Sono al 95% d'accordo con quanto scrive l'amico Peter, però forse un tantino mi pare esageri e non so se questa esagerazione possa far bene alla "causa".
Mi spiego meglio: perché sollevare un vespaio coinvolgendo forze dell'ordine, sociologi, psicologi, psichiatri e compagnia bubbola che forse di sessualità non ne sa molto di più di chi la vive di già con pienezza e profonda apertura mentale senza bisogno di alcun "titolo altisonante, blasonato e certificato dalla Legge e dall'Ordine" ?
La questione, insomma, potrebbe essere molto più semplice e pertanto potrebbe essere trattata come tale.
Se una persona ama un'altra persona del proprio sesso perché ci si scandalizza (specie se le due persone in questione sono due "lui") ?
Si provi a riflettere, ad approfondire.
Si scoprirà che ci si scandalizza perché si è nel profondo ossessionati dal sesso. Si è, insomma, maniaci del sesso in piena regola ! (Che poi questa ossessione sia diffusissima - specie nei Paesi ove la religione monotieista istituzionalizzata è preminente - è un altro discorso).
Ci si immagina prima di tutto l'atto sessuale, specie quello fra due maschi, e lo si giudica "contro natura". E già il concetto di "giudizio", in sé, è fuorviante (in quanto ogni giudizio porta inevitabilmente al pregiudizio).
Le Chiese e le religioni istituzionalizzate monotieiste, poi, hanno fatto della paura del sesso la loro verità fondante e già per esse il sesso è "contro natura" e lo si giustifica solo se "teso alla procreazione della specie" (come se non fossimo già troppi nel Mondo !). E questo perché l'orgasmo che si verifica per mezzo dell'atto sessuale è un fenomeno fisico che più ci può avvicinare all'Estesi Divina sperimentabilissima anche per mezzo delle più diffuse tecniche di meditazione orientale ed occidentale. Ovvero l'opposto di ciò che insegnano le Chiese le quali pretendono di essere l'"unico tramite fra l'individuo e Dio" (sic !).
Perché, insomma, vergognarsi del proprio orientamento sessuale e del sesso in generale, se si è una persona in grado di intendere e di volere che non vuole arrecare danno ad alcuno ma solo vicendevole piacere ed amore ?
Perché non tentare di ovviare alla "fobia del sesso" da parte di coloro i quali sono pieni di pregiudizi e riportarli, pian piano, verso una piena consapevolezza dell'altrui e quindi della propria sessualità ?
Secondo me si risolverebbero gran parte dei problemi se l'educazione sessuale diventasse finalmente materia di studio obbligatoria sin dalle scuole elementari.
Sarebbe un primo passo sicuramente obbligato.


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
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 Giuseppe Mazzini