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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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10 novembre 2010

Costituiamo l'Unione Democratica Liberale ed alleiamoci ai finiani: per la Nuova Repubblica




E' necessario, oramai, organizzarsi.
Le elezioni potrebbero essere alle porte e non dobbiamo farci trovare impreparati. Non come al solito, quantomeno.
"Uniamoci a coorte, siam pronti alla morte. L'Italia chiamò", dovrebbe essere, dunque, il nostro risorgimentale motto. Un'Italia laica, liberale, libertaria.
Occorre mettere infatti in piedi un'aggregazione politica che metta assieme laicità, libertà economiche ed individuali e diritti civili.
Occorre dunque sciogliere o federare in un un'unica formazione: Repubblicani, Liberali e Radicali (se lo vorranno).
Occorre mettere in piedi una nuova "cosa", ovvero una nuova "casa" con la quale puntare almeno al 4 % dei consensi.
Occorre mettere in piedi un soggetto unitario di tutti i laici-liberaldemocratici-liberalsocialisti da chiamare, magari, Unione Democratica Liberale.
Un'aggregazione che possa parlare di unioni civili, diritti di cittadinanza, legalizzazione di marjiuana e hashish, testamento biologico ed eutanasia, ricerca scientifica, diritti degli omosessuali, oltre che di abolizione delle Province, riduzione della spesa pubblica e riduzione delle imposte.
Un'aggregazione - questa possibile Unione Democratica Liberale - capace di coalizzarsi su pochi ma concreti punti programmatici con Futuro e Libertà di Fini (che già al suo interno gode di associazioni culturali laiche come "Libertiamo", "GayLib" e "Socialismo e Libertà"), con l'Udc e con tutti coloro i quali vogliono puntare all'alternativa tanto a Berlusconi quanto ad una sinistra cattocomunista e giustizialista.
Terzo Polo ? Giammai !
Secondo o primo polo al massimo. Ovvero garantire un'alternativa a Berlusconi ed ai suoi alleati di estrema destra per mezzo di una nuova coalizione capace di attrarre laici e cattolici oltre la destra e la sinistra.
Ove i laici facciano davvero i laici in Parlamento ed ove al governo si occupino di pochi ma concreti punti programmatici e di riforma.
Per una Nuova Repubblica. Per una Terza Repubblica.
I punti programmatici da mettere sul tappeto sono presto detti: abolizione delle Province; privatizzazione della Rai; riduzione della spesa pubblica improduttiva; progressiva riduzione delle imposte sino ad arrivare - possibilmente - ad un'aliquota unica; separazione delle carriere dei magistrati; spoliticizzazione del CSM; politica estera filo occidentale e filo israeliana con conseguente chiusura dell'amicizia politica berlusconiana con la Russia di Putin, la Bielorussia di Lukashenko e con la Libia di Gheddafi. No, dunque, all'amicizia fra Italia ed i Paesi dittatoriali.
Tutti punti sui quali nè Pd nè PdL sono d'accordo, ma sui quali, in Italia, i consensi raggiungono vette elevate e che saranno capaci di restituire credibilità al nostro Paese a livello internazionale.
Armiamoci e partiamo, dunque. Le elezioni sono più vicine di quanto non possiamo nemmeno immaginare.

Luca Bagatin



5 novembre 2010

Sentieri Repubblicani: il nuovo sito web nel solco della migliore cultura mazziniana

Giuseppe Mazzini, il simbolo del PRI e Renato Traquandi, autore di sentierirepubblicani.it

Trovo da sempre che Renato Traquandi sia rarissimo esempio di giornalista e miltiante politico capace di portare quella ventata di cultura ed impegno che mancava da tempo.
Riportai sul mio blog un suo ottimo pezzo tratto da "La Voce Repubblicana" il 10 gennaio 2008, dal titolo "Ideario Repubblicano".
Renato, militante Repubblicano di Arezzo di lungo corso, è anche parente stretto del militante partigiano del Partito d'Azione Nello Traquandi, sepolto nel cimitero di Trespiano assieme a Carlo e Nello Rosselli, Ernesto Rossi e Gaetano Salvemini.
Della storia e delle idee politiche di Renato Traquandi condivido praticamente tutto. Ci leggevamo già da tempo sul web ed entrambi abbiamo sempre auspicato un'unificazione fra i partiti laici, liberaldemocratici e liberalsocialisti in alternativa a questo bipolarismo.
E, poi, Renato fu, in gioventù, seguace di Randolfo Pacciardi, eroe partigiano della Guerra di Spagna, mazziniano e promotore dell'Unione Democratica Nuova Repubblica, alla quale anche lui si iscrisse. Aggregazione mazziniana anticomunista oltre che antifascista, che teorizzava la nascita di un partito di ispirazione repubblicano-gollista sul modello della Francia. Per questo subì, assieme a Pacciardi e anche al già partigiano liberale Edgardo Sogno, l'accusa di golpismo da parte di Luciano Violante. Accusa che terminò con una piena assoluzione di tutti i coinvolti.
Questa, fra l'altro, è una vicenda che ho ricordato più volte anche qui, sul mio blog.
E' stato per me, dunque, un gran piacere leggere su "La Voce Repubblicana" di sabato 30 ottobre scorso, un pezzo di Renato Traquandi che presentava il nuovo sito web da lui curato: www.sentierirepubblicani.it.
Un sito graficamente giovane, che, nel maremagnum di internet, ha la sola pretesa (certo non piccola) di raccogliere interventi e saggi di storia politica e culturale repubblicana, come non è mai stato fatto sino ad oggi.
Sentieri Repubblicani, infatti, ha per sottotitolo "Scuola Repubblicana" ed è, dunque, un agilissimo strumento di consultazione ed approfondimento per tutti coloro i quali voglono saperne di più sul nostro Partito Repubblicano Italiano.
Un partito vivo più che mai, come gli ideali di quel Giuseppe Mazzini che, in un'epoca di grandi sconvolgimenti, gettò le basi per un'Italia, un'Europa ed un Occidente laico, moderno ed affratellato. Contro ogni totalitarismo e fondamentalismo politico e/o religioso.

Luca Bagatin



5 marzo 2010

5 marzo 1910: nasceva il liberale Mario Pannunzio


Mario Pannunzio ed Ernesto Rossi

Oggi, 5 marzo 2010, ricorre il Centenario della nascita di Mario Pannunzio, il giornalista liberale che fondò - fra gli anni '40 e gli anni '60 - "Risorgimento Liberale" ed "Il Mondo".
Testate anticonformista, anticomuniste, antifasciste ed anticlericali che raccolsero l'intellighenzia laica, liberaldemocratica e liberalsocialista di quegli anni: da Gaetano Salvemini ad Ernesto Rossi; da Benedetto Croce a Luigi Einaudi; da Ugo La Malfa a Nicolò Carandini, passando per intellettuali liberi del calibro di George Orwell, Thomas Mann ed Ennio Flaiano.
Esperienza editoriali, politico-culturali uniche nel loro genere che - per la prima volta - teorizzarono la nascita di una Terza Forza politica liberale capace di contrastare le "chiese" comunista e clericale.
Questo blog - che dalla sua nascita si rifà politicamente al pensiero di Mario Pannunzio e che lo ha anche ricordato più volte - non può che, in collaborazione anche con il Centro Pannunzio di Torino, continuare a ricordarlo ed a portarne avanti i propositi di emancipazione individuale contro il conformismo, le ruberie, i dogmi, i pregiudizi, i potentati ed i monopoli.
Alla ricerca di una Terza Forza. Da costruire e rilanciare.

Luca Bagatin



23 novembre 2009

GELLI E LA P2 FRA CRONACA E STORIA: una recensione al saggio del prof. Alessandro A. Mola



Di Licio Gelli e della Loggia Propaganda 2 sono state scritte un sacco di cose.
Quasi tutte pressoché a sproposito a cominciare dal fatto che fu una "Loggia segreta".
La P2, Loggia all'Ordine del Grande Oriente d'Italia, fu - diversamente - una Loggia "coperta" di diretta pertinenza del Gran Maestro dell'Obbedienza.
"Coperta" in quanto al suo interno vi erano personalità di spicco (del panorama culturale, politico, artistico ecc...) che - per la loro particolare posizione professionale - preferivano non rivelare l'appartenenza alla Massoneria e dunque figurare unicamente "all'orecchio" del Gran Maestro, come si dice in gergo massonico.
Si pensi solo al fatto che la Loggia Propaganda Massonica (poi P2) fu fondata nel 1877 e di essa vi faceva parte anche il Vate della letteratura risorgimentale Giosue Carducci e l'ottimo ed indimenticato Sindaco di Roma Ernesto Nathan.
Tutto ciò e molto altro ancora è spiegato dettagliatamente e con una ricchissima documentazione e bibliografia dallo storico Alessandro Aldo Mola - Medaglia d'Oro per la Cultura dal 1980 - nel suo ultimo saggio "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" edito dalla Bastogi.
Mola, senza faziosità alcuna, racconta di come il "presunto scandalo" P2 non fu che il pretesto per una lotta senza quartiere contro i massoni e la Massoneria italiana, da sempre vista con sospetto da settori clericali, fascisti e comunisti.
Mola ripercorre così - come già fece lo scrittore Pier Carpi nel suo "Il Venerabile" nei primi anni '90 - la vita di Licio Gelli sin dai tempi della Guerra di Spagna quando combattè a fianco dei franchisti e successivamente in Italia a Capo del Fascio di Pistoia. Sino a quando salvò da morte certa 62 prigionieri fra ebrei e partigiani, evitando così la loro deportazione nei campi di sterminio in Germania.
Ciò gli vantò un attestato da parte del Comitato di Liberazione Nazionale di Pistoia e gli consentì, a guerra finita, di rifarsi una vita. Prima come commerciante di prodotti di cancelleria e via via, negli anni '50, nell'ambito della Permaflex ove divenne direttore dello stabilimento di Frosinone.
E così, successivamente, come racconta Mola, Gelli decise di farsi iniziare massone negli anni '60 con l'obiettivo di rendere la Massoneria un organismo in grado di risolvere le controversie internazionali e nazionali. Un po' come durante il Risorgimento italiano o con la fondazione della Società delle Nazioni e dell'ONU.
Nulla, insomma, di oscuro e di occulto. Anzi.
Un capitolo molto denso del saggio di Mola, oltre a quello dell'amicizia fra Gelli ed il generale Peron, è infatti dedicato alla fondazione dell'OMPAM da parte di Licio Gelli, ovvero dell'Organizzazione Mondiale Per l'Assistenza Massonica.
Un organismo sovranazionale, appunto, in grado di "contribuire a soccorrere ed ad elevare le condizioni morali, spirituali e materiali dell'Uomo e della Famiglia umana, operando secondo i principi etici propri dell'insegnamento massonico", come dichiarato dal promotore stesso.
Un organismo che faceva leva proprio sulla fratellanza massonica che era l'unico principio in grado di superare tutte le divisioni in fatto di politica, razza, religione....
Un organismo "alla luce del sole", che fu riconosciuto anche in sede ONU alla stregua della Fao e dell'Unesco e che si proponeva di integrare l'opera umanitaria laddove le giurisdizioni massoniche non disponessero di strutture economicamente  e giuridicamente idonee per operare sia all'interno dei singoli Stati che a livello internazionale.
Operazione ambiziosa che purtroppo la stampa nostrana omise di far conoscere al grande pubblico. E che si arenò con l'avvento del presunto scandalo P2, nel 1981.
L'OMPAM fu tuttavia un'operazione autonoma di Gelli e per nulla legata al Grande Oriente d'Italia, anche se egli stesso propose all'allora Gran Maestro del GOI, Lino Salvini, di nominare il suo predecessore - Giordano Gamberini - alla carica di Ambasciatore del GOI presso l'OMPAM.
Licio Gelli, sia detto per inciso, allora non era ancora Venerabile della Loggia P2, anche se la P2 era attiva e nota ai Gran Maestri sopra citati ed ai loro predecessori senza scandalo alcuno come spiegato all'inizio di questo articolo.
Gelli fu solamente un personaggio particolarmente attivo sia all'interno che all'esterno della Massoneria. Il che lo porterà ad occuparsi di cose estranee alla stessa Istituzione come ad esempio  di politica (si noti bene che le Costituzioni di Anderson del 1723, vietano espressamente ai massoni di occuparsi di politica e religione in Loggia).
Ma ad ogni modo anche qui nessuno scandalo "profano", come rilevato dall'ottimo Alessandro Mola nel capitolo dal titolo "Gelli per la Seconda Repubblica".
Alla metà degli anni '70  - vista l'estrema fragilità e litigiosità della coalizione di Pentapartito e l'incalzante terrorismo rosso e nero - l'Italia si trovò ad un bivio: o una dittatura clericale di estrema destra, oppure un ancor meno auspicabile regime di estrema sinistra.
Licio Gelli stilò così il famigerato "Schema R" (Rinascita), all'indomani dell'avanzata del Pci alle elezioni amministrative del 1975.
Lo "Schema R", come documentato dal saggio di Mola, non fu altro che un piano riformatore, che elaborava la strategia politica per arginare la dilagante avanzata dei comunisti - alleati alla dittatura sovietica - in Italia, per mezzo di un rafforzamento della coalizione di Pentapartito (Dc, Psi, Psdi, Pri, Pli) a partire dalla Democrazia Cristiana, a patto che essa si depurasse da correnti ed alchimie che la rendevano inefficiente ed inefficace.
L'obiettivo finale di Gelli non era altro che un ritorno ai "fasti ed al prestigio della Segreteria De Gasperi".
Un rafforzamento, dunque, della democrazia centrista e moderata. Altro che autoritarismo filo-fascista tanto sbandierato dalla grande stampa dell'epoca !
Gelli delineò nel suo "Schema", anche un elenco molto preciso di riforme che - peraltro - erano condivise dalla gran parte degli italiani di allora e di oggi e che proprio oggi  - trent'anni dopo - sono di scottantissima attualità e dibattito.
Dalla riforma presidenziale all'abrogazione dell'immunità parlamentare; dalla riduzione ad una Camera dei Deputati sino all'abolizione dei ministeri e degli enti inutili quali le Province; dall'introduzione di pene severissime per i reati di corruzione perpetrati da politici, funzionari e pubblici ufficiali sino alla privatizzazione del carrozzone Rai-Tv. Riforme allora necessarie come lo sono oggi.
Al punto che lo stesso Gelli precisò subito che tutto ciò "non preludeva ad un colpo di Stato", bensì intendeva "scongiurare l'irreparabile jattura di una guerra civile e allontanare dall'Italia il pericolo di un governo dittatoriale di ispirazione comunista o fascista".
Chi accusò Gelli di cospirazione politica sulla base dello "Schema R" o fu in mala fede oppure quello "Schema" non lo lesse punto. Come i fatti - documentati dal Mola - si sono incaricati di dimostrare.
Che poi, forse, il Gran Maestro di allora - Lino Salvini – avesse concesso troppo "potere massonico" a Licio Gelli, siamo d'accordo.
Licio Gelli fu elevato al grado di Maestro Venerabile della P2 il 9 maggio 1975 e ciò fu un po' un'anomalia visto che la P2 era storicamente di pertinenza del Gran Maestro in carica.
Come un'anomalia massonica fu che Gelli iniziasse gli aspiranti Fratelli "in punta della spada", ovvero senza alcun rituale massonico, come ricordò anche il prof. Claudio Bonvecchio in un recente convegno sulla Massoneria tenutosi a Pordenone. Ma, come il Bonvecchio ed il Mola ricordano: la P2 divenne il capro espiatorio del malaffare di gran parte delle forze politiche di allora, le quali montarono ad arte la famosa "teoria cospirazionista ai danni dello Stato", istituendo addirittura una costosissima ed inutile Commissione Parlamentare d'Inchiesta presieduta da Tina Anselmi e che si concluse con nulla di fatto. Mettendo a nudo unicamente l'ignoranza di gran parte dei politici e dei magistrati di allora in fatto di Massoneria ed Esoterismo.
La P2, dunque, non era affatto una organizzazione segreta, bensì una "Loggia coperta" come ve ne sono moltissime anche all'estero e per i motivi già sopra spiegati.
Il saggio di Alessandro Mola lo chiarisce, citando anche le sentenze della Corte d'Assise di Roma che fra il '94 ed il '96, assolsero sia la P2 dalle accuse di "complotto ai danni dello Stato" che lo stesso Gelli per le innumerevoli accuse attribuitegli.
Il tutto documenti alla mano, come peraltro - un vent'ennio fa - fece anche lo scrittore e regista Pier Carpi con il suo "Il caso Gelli" (1982) ed il romanzo "Il Venerabile" (1993). Scritti che gli costarono l'esilio da parte del panorama culturale dell'epoca....sic !
Rimane solo una domanda di fondo, che emerge dalla conclusione stessa del saggio di Mola: perché i mass-media tacquero in merito a queste sentenze al punto che ancora oggi Gelli e la P2 sono bollati con marchio d'infamia ?
Quella di "Gelli e la P2 fra cronaca e storia" è senza dubbio una lettura appassionante, dunque, che permette al lettore di addentrarsi in una vicenda mai del tutto trattata per com'è stata nei fatti, con un'analisi dell'Italia degli ultimi trent'anni.
Un'Italia ancora incapace di scrollarsi di dosso il suo pesante passato.

Luca Bagatin



12 novembre 2009

"Alleanza" per che cosa (esattamente) ?



"Alleanza ics l'Italia".
Che roba sia, ancora non sappiamo, anche se l'aspetto - già di primo acchito - sa un tantinello di vecchio e di stantio a parte quella "goliardica" ics o per che dir si voglia - un po' verde e un po' rossa - posta fra le parole "Alleanza" e "l'Italia".
Sarà che chi ha fondato questo nuovo raggruppamento è in primis Francesco Rutelli, noto per la sua incoerentissima storia politica: dall'antimilitarismo radicale, laico ed ambientalista al clericalismo cattocomunista sino al centrismo filo-casiniano. Con questi cambi di casacca, in quest'Italia ove ormai l'indistinzione e la mancanza di identità, storia e cultura politica la fanno da padrone, è riuscito anche a farsi eleggere Sindaco di Roma per due mandati e pure a farsi candidare a premier dell'Ulivo nel 2001.
Ad ogni modo e comunque, l'unica cosa che sappiamo di questa "Alleanza", promossa anche dall'ex Udc Bruno Tabacci ed alla quale hanno aderito anche Paolo Guzzanti e Giorgio La Malfa, è proprio il rapporto privilegiato che avrà con l'Udc di Pierferdinando Casini. Per il resto di programmi e di temi centrali ancora non se ne parla. Almeno sino all'assemblea nazionale del movimento, che si terrà a Parma l'11 ed il 12 decembre prossimi.
Anticipazioni pare non ve ne siano a parte il contestare questo bipolarismo basato su una "destra" populista imperniata sull'asse Berlusconi-Lega e su una "sinistra" giustizialista ed illiberale.
Sì, va bene, siamo d'accordo e lo siamo da anni però.....però non vediamo come quest'alleanza indistinta, non dissimile dai minestroni Pd e PdL, possa rappresentare qualche cosa di alternativo.
A me, personalmente, ricorda moltissimo l'UdR fondata e poi subito dopo distrutta dall'ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga nel 1999. Un partito nel quale confluirono anche sparutissimi esponenti laici, che si dissolse subito - appunto - per volontà stessa del suo fondatore e che soprattutto era completamente priva di una base programmatica (dall'UdR nacque unicamente l'Udeur di Mastella, a dirla tutta).
Un progetto già visto, dunque.
Ma un progetto senza uno straccio di programma riformatore non può stare in piedi e soprattutto senza una classe dirigente rinnovata ed identitaria.
Il dialogo fra laici e cattolici può anche star bene e giovare al Paese, così come avvenne negli anni '50 e '60 della Prima Repubblica, ma su pochi e condivisi punti di riforma che prevedano quantomeno: una drastica riduzione della spesa pubblica improduttiva; abolizione delle Province e comunità montane; separazione delle carriere dei magistrati e spoliticizzazione del CSM; riduzione progressiva delle imposte; introduzione di ammortizzatori sociali dignitosi a chi ne ha realmente bisogno; innalzamento dell'età pensionabile; privatizzazione della Rai.
Pochi punti sui quali i cittadini possano essere d'accordo all'80 e/o 90 %, evitando finalmente di dare ascolto alle lobby burocratiche del nostro Paese che mai ci permetteranno di uscire dalla crisi che - invero - viviamo da decenni.
Non sono certo gli incentivi statali all'automobile, alle banche o alla grande industria che ci possono rendere un Paese finalmente responsabile, bensì una vera e propria rivoluzione liberale che parta dalla razionalizzazione della spesa pubblica.
Quest'Alleanza per l'Italia vorrà farsi carico di un programma come questo, che al momento stanno auspicando solamente certi settori dell'attuale maggioranza di governo (Francesco Nucara, Antonio Martino, Renato Brunetta, solo per citarne alcuni) ?
Ne dubitiamo, ma se ad ogni modo ci stiamo sbagliando: ben venga !

Luca Bagatin



27 febbraio 2009

Il nuovo bipolarismo (senza più il PD): Liberali contro Conservatori



Il bailamme maggioritario e confusionista degli ultimi quindici anni sembra abbia portato ad un ribaltamento delle posizioni politiche dei partiti italiani.
In tutta questa confusione notiamo tuttavia una rivalutazione delle tematiche laiche e liberali che caratterizzarono il nostro Paese negli anni '70 e '80 (e che videro uniti socialisti, repubblicani, liberali e radicali): pensiamo al "caso Englaro"; ma anche alla discussione sulla libertà di ricerca scientifica senza condizionamenti dogmatici; sulle coppie di fatto e sui nuovi diritti di cittadinanza.
Ora, con tutti ciò, la necessità di un Polo Liberaldemocratico a vocazione maggioritaria che porti avanti queste istanze e difenda le conquiste del passato, si impone.
Un Polo Liberaldemocratico che dovrà necessariamente scontrarsi con uno Conservatore.
Oggi ci troviamo in totale assenza di un'opposizione credibile (visto e considerato anche la pessima gestione governativa dei precedenti governi ulivisti-unionisti-prodiani-cattocomunisti), in calo vertiginoso nei consensi e nei sondaggi e senza una cultura di riferimento saldamente laica e democratica (il PD è nei fatti una sintesi fra la cultura del vecchio PCI togliattian-berlingueriano e la DC demitiana).
Oggi ci troviamo un governo per certi versi liberale e per altri no. Da una parte abbiamo interessanti riforme liberalsocialiste del mercato del lavoro e sugli ammortizzatori sociali - per quanto limitate - nonché riforme della pubblica amministrazione; dall'altra abbiamo posizioni da Medioevo sui diritti individuali e la ricerca scientifica. Oltre che sciagurate posizioni concilianti con la pseudo-democrazia russa di Vladimir Putin.
Il Presidente Berlusconi non fa certo una bella figura quando afferma che Eluana Englaro andava "salvata" in quanto poteva avere dei figli. E la medesima pessima figura - questa anche a livello internazionale - la fa ogni qual volta parla dell'amico Vladimir.
E' anche per questo che eminenti personalità del PdL come Paolo Guzzanti, Massimo Teodori, Guglielmo Castagnetti ed altri l'hanno abbandonato per approdare ad altri lidi liberaldemocratici.
E non è un caso che Gianfranco Fini, già leader di AN, stia prendendo posizioni in linea con la liberaldemocrazia europea su coppie di fatto, sull'antifascismo (accompagnato giustamente dall'anticomunismo), su ltestamento biologico e per una politica estera filo-occidentale ed a fianco di Israele (anche qui, invece, i cattocom sono divisi).
"Il Giornale" di qualche giorno fa ha ironizzato su un Gianfranco Fini possibile leader del PD. Nulla di più sbagliato.
Il PD è un partito confusionista e scarsamente riformatore, come abbiamo scritto. Gianfranco Fini, diversamente, è un grande leader liberaldemocratico e la stessa AN sta mutando gran parte del suo dna al punto da annoverare Piero Gobetti fra i suoi ispiratori.
Ovviamente, come ha spiegato anche il prof. Pier Franco Quaglieni del Centro Pannunzio, AN fa un'operazione errata e strumentale. Però a parer mio non è impensabile o strumentale il fatto che una parte dei suoi elettori-militanti sia autenticamente liberale, non di destra e nemmeno postfascista.
Con ciò voglio semplicemente dire che per avere un rinnovato bipolarismo all'occidentale anche in Italia e che veda contrapporsi Liberali a Conservatori, è necessaria una scomposizione del PdL.
Altro che partito unico !
Una volta fuori gioco il PD - e questo è il momento - ecco che potrebbero compattarsi i liberali, laici, repubblicani e persino i socialisti non attratti da un centrosinistra alla deriva. Ed ecco che di tale rassemblement potrebbe far parte a pieno titolo Gianfranco Fini (magari anche come leader, chissà) ed i liberali del suo partito che decideranno di seguirlo, Renato Brunetta, Jas Gawronski, ed ancora Capezzone, Della Vedova ed i liberali oggi nel PD come Valerio Zanone, la Sbarbati ecc...
E soprattutto, auspichiamo, moltissimi giovani da inserire da subito nella futura classe dirigente di questo possibile Polo Liberaldemocratico.
Ecco che il sogno dei Mario Pannunzio e de "Gli amici del Mondo" si realizzerebbe: ovvero la costituzione di un grande partito liberale di massa, non di destra, progressivo, ma al contempo rigoroso e soprattutto filo-occidentale.
Che si contrapponga ad un partito conservatore, che purtroppo nel nostro Paese finirebbe comunque per essere vaticano, medievale, a tratti cattocomunista, a tratti clericofascista.
Beh, siamo comunque il Italia: il Paese della Controriforma....come ebbe a dire Ugo La Malfa.

Luca Bagatin


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini