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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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28 dicembre 2015

Per salvare il Pianeta occorre puntare alla decrescita

La situazione è critica e stiamo forse andando verso un punto di non ritorno.

Mai come in questi ultimi tempi stiamo vedendo e subendo i danni dovuti al surriscaldamento globale, ai cambiamenti climatici ed allo smog: già l'abbiamo visto con un caldo da record l'estate scorsa ed oggi lo vediamo con un inquinamento da record in Pianura padana come non mai nella cosiddetta “terra dei fuochi”; con le inondazioni in Gran Bretagna; con tornado e inondazioni in Texas e continui terremoti in Asia. La lista dei danni causati dal cambiamento climatico è lunga e potrebbe diventare, nel corso dei prossimi anni, davvero critica per l'intero Pianeta. Una situazione, in sostanza, forse ancor più preoccupante del terrorismo dell'Isis perché potrebbe mietere molte più vittime e modificare radicalmente il nostro modo di vivere.

La cosa sembra preoccupare solo di recente i politicanti i quali, a parte qualche misura inuile e palliativa come la circolazione delle automobili a targhe alterne, sembrano non fare altro.

Da tempo poniamo una seria critica al sistema economico globale dell'accumulazione della ricchezza e della crescita economica che, nei fatti, si traduce in industrie di ogni tipo che inquinano. E che, invece, senza tanti giri di parole, andrebbero chiuse e riconvertite. Pensiamo alla situazione critica della Cina capital-comunista, oltre che all'impero del capitalismo globale, ovvero gli USA, massimo responsabile, assieme alla Cina e all'India (ove il pessimo governo ha ridotto i controlli sull'inquinamento delle fabbriche) del surriscaldamento del Pianeta e del cambiamento climatico. Pensiamo alla distruzione della foresta Amazzonica, autentico polmone verde del Pianeta e ad interi ettari di verde, di boschi, di foreste in tutto il globo terrestre in nome di un progresso che, nei fatti, è una vera sconfitta e un vero regresso per tutti gli esseri viventi.

Ci stiamo scavando la fossa con le nostre mani in nome di un benessere effimero e di una crescita che rende solo una piccola parte del pianeta ricco, grasso, grosso e fottutamente opulento alla faccia dei miliardi di persone che da secoli sono sfruttate, private del loro sostentamento, della loro cultura e persino delle loro colture.

Ecco, forse anche noi dovremmo imparare a vivere come loro e tornare alle colture agricole, ovvero alle culture originarie degli antichi popoli della terra. Puntando dunque alla decrescita economica, come prospettato da decenni dall'economista francese Serge Latouche e sostenuto anche dal filosofo Alain De Benoist, il quale afferma, fra le altre cose: “Decrescita non significa arresto di ogni attività economica o la fine della storia. Bisogna solo abituarsi a moderare il nostro modo di vivere, cioè capire che “più” non è sempre sinonimo di “meglio””.

Per vivere meglio e magari evitarci un cancro ai polmoni o altrove, in sostanza, occorre pensare ad un nuovo equilibrio fra uomo e natura, ponendosi il problema della sovrappopolazione de Pianeta e puntando ad un'economia basata sull'autogestione, sulla cooperazione, sul baratto, sulla cosiddetta economia del dono praticata anche ai giorni nostri, peraltro, dalle società matriarcali ancora esistenti. Ovvero un'economia che non crei bisogni indotti, bensì soddisfi i bisogni necessari a vivere. L'esatto opposto dell'economia di mercato che, nei fatti, ci sta portando al baratro sotto il profilo umano, sociale, materiale e, non ultimo, sotto il profilo della salute.

Detta così sembra pura utopia, ce ne rendiamo conto, specie in una società capitalistico-borghese fondata sull'egoismo, sui bisogni indotti e sui bassi istinti, ove i politicanti di turno trovano cosa buona e giusta l'”aumento dei consumi” quando, in realtà, ciò si traduce in una nuova schiavitù del lavoro, in aumento dell'inquinamento (e dunque dei cambiamenti climatici), in accumulo della ricchezza in mano a pochi banchieri e politicanti loro satelliti e sodali.

Ecco che, allora, questa utopia può rappresentare l'unica via di fuga da un punto che rischia di diventare di non ritorno ed ove l'unico responsabile, l'unico terrorista, rischia di essere rappresentato dall'essere umano stesso.


Luca Bagatin



26 novembre 2015

Sui conflitti, sulla democrazia, sulla religione, sulla libertà, sull'economia. Riflessioni di Luca Bagatin

Democrazia è governo di popolo.
Non governo della maggioranza.


Non credo in nessuna religione.
Per questo credo in Dio.


I conflitti, ogni tipo di conflitto, nascono dalla nefasta propensione umana dell'invadere la sfera altrui. E ciò può avvenire in molti modi: giudicando il prossimo, facendogli violenza nelle innumerevoli forme possibili (da quella verbale a quella fisica), disturbando o interessandosi agli affari altrui, rompendo le cose altrui (sia metaforicamente che fisicamente) ecc...
Chi si fa gli affari propri campa cent'anni.
Chi non se li fa, finisce per creare situazioni di conflitto e spesso non campa a lungo o, quantomeno, ci auguriamo che ciò non accada.
Una società che voglia evitare i conflitti deve imparare a non essere una società di rompicoglioni (nelle più varie forme possibili).


(Troppa) libertà (di scelta) è schiavitù.


Penso che l'unica lotta efficace alla disoccupazione si trasformarla in tempo libero. E che ci guadagno ? Tempo libero. E come vivo ? Con il baratto. E cosa baratto ? Ciò che non serve a te, ma serve ad altri. E viceversa.


L'Italia è il Paese delle infarstrutture inutili e dannose (vedi TAV e probabile ponte di Messina). Da decenni osservo anche la realizzazione di inutili rotonde stradali e quant'altro...e poi i Comuni italiani, le Province e le Regioni sono sempre lì a battare cassa e a lamentarsi !
I danari pubblici andrebbero usati per una cosa sola: fare stare bene i cittadini, non i politici e le aziende appaltatrici !




3 maggio 2015

Gli scontri di Milano e le manifestazioni violente rafforzano da sempre il Potere. L'alternativa è voltare le spalle al Sistema

E' chiaro che non sono teppistelli, ma terroristi. E' grave che a chiamarli “teppistelli” sia il Capo del Governo, che, come solitamente fa, tende a minimizzare un atto gravissimo. Atto gravissimo che, peraltro, rafforza il Potere ed il Governo in carica. E tutti i governi repressivi.

Come nella Genova del G8 2001, anche questa volta è andato in onda un vero e proprio atto di guerriglia che, anziché danneggiare i Potenti, ha danneggiato la povera gente, la quale dovrebbe essere risarcita dagli stessi terroristi arrestati e dalle loro famiglie, siano residenti anche nella Papua Nuova Guinea !

Danneggiare abitazioni, automobili private, piccoli negozi, oltre ad essere un atto di terrorismo (e come tale andrebbe considerato e sanzionato), è un atto che con la lotta alla globalizzazione ed al sistema economico, non ha davvero nulla a che vedere. Anzi.

E' un danno alla cittadinanza (e cittadini sono anche i poliziotti, con stipendi da fame, come già ci ricordò Pier Paolo Pasolini), a persone inermi già tartassate dagli Stati e dai Governi e già sfruttate dal capitalismo, al punto che fa pensare che i black bloc, oltre che degli scalmanati, siano anche dei provocatori prodotti dal sistema globalista.

Noi, che siamo cresciuti a pane raffermo e controcultura, preferiamo ricordare un militante controculturale e libertario puro, uno che ha subito e affrontato spesso le angherie del governo statunitense (al punto da essere costretto ad andare in clandestinità alla fine degli Anni '70 e a doversi sottoporre a plastica facciale), che ha combattuto il sistema solamente con la goliardia e la nonviolenza: Abbie Hoffman.

Abbie Hoffman fu, fra le altre cose, il leader del partito degli Yippie e protagonista di tutte le battaglie contro la guerra nel Vietnam negli Anni '60 e '70 e di una lotta serrata al sistema capitalistico al punto che goliardicamente, nel 1967, si mise a gettare biglietti da un dollaro sugli scambisti della Borsa di New York e organizzò numerosissime manifestazioni provocatorie e nonviolente contro il Sistema (come proporre la candidatura alle elezioni politiche di un maiale chiamato Pigasus o facendo marciare 50.000 persone attorno al Pentagono con il proposito di far lievitare l'edificio in aria).

Abbie Hoffman fu la persona che, assieme a Timothy Leary (che Nixon definì “l'uomo più pericoloso d'America”), diede più filo da torcere ai governi statunitensi ed al Sistema politico-economico di qualsiasi altro. Ed il tutto attraverso l'uso del cosiddetto “teatro di strada”, della nonviolenza, della goliardia, dell'irrisione, della de-mediaticizzazione del Sistema.

Questo i ragazzi ed i ragazzini di oggi nemmeno lo sanno. A loro basta trasformarsi in terroristi, far parlare di sé in televisione, postare video idioti nei cosiddetti “social” (che di sociale non hanno proprio nulla e sono stati ideati – non a caso - dall'ennesimo ragazzino in cerca di fama e soldi !) e fottere la povera gente, dando così una mano al Sistema politico-economico imperante.

Se volete fare la rivoluzione davvero, allora fatela contro i Potenti. Che hanno nomi e cognomi e che appaiono continuamente nei media. E soprattutto improntate la vostra vita in modo tale che il Sistema non vi riguardi più, che sia solo un'illusione. Smettendo così di collaborare con esso.

Non comperate più gli ultimi modelli di smartphone; non comperate più automobili (smettete di guidare, visto che esistono i mezzi pubblici !); non guardate la televisione e, comunque, se lo fate, cambiate canale quando trasmettono la pubblicità commerciale; non accettate alcuna offerta commerciale (che è l'ennesima ruberia legalizzata !); smettete di acquistare prodotti di marca e prodotti da multinazionali, le quali sfruttano da sempre i lavoratori; usate la rete, ma solo per diffondere messaggi d'amore e solo per ricercare rapporti d'amore e per comunicare messaggi profondi e meditati, che non inseguano stupide mode o piaceri effimeri; cercate di comprendere che i doveri (verso voi stessi, i vostri cari, l'umanità) sono più importanti dei diritti (leggere un rivoluzionario vero come Giuseppe Mazzini non vi farebbe male !); smettete di andare a votare, perché i politici ricercano il vostro voto solo per poter manipolare il vostro modo di essere e di vivere: informatevi ed autogestitevi, quindi; iniziate a coltivare la terra, anche un piccolo orto in casa, in modo da cercare di essere autosufficienti il più possibile; create reti sociali, società cooperative autentiche, con lo scopo di autogestire il vostro stesso lavoro; smettete di dare peso agli eventi mediatici e voltate loro le spalle.

Ritiratevi progressivamente dal Sistema, dunque. Smettete di essere consumatori/elettori/individui passivi. Acquisite consapevolezza spirituale e morale. Rifiutate il materialismo ed il modernismo.

Tutte cose che spaventeranno qualsiasi Potente, specie se attuate su vastissima scala. E che ci restituiranno un mondo migliore e delle persone più consapevoli, spiritualmente attive, autogestite.


Luca Bagatin



11 gennaio 2015

La "Dottrina Peronista"

“La Dottrina Peronista”, oltre ad essere il testo fondamentale del Peronismo, fu la raccolta principale degli scritti e dei discorsi del Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974), il quale governò democraticamente l'Argentina dal 1946 al 1955, prima di essere defenestrato ed esiliato dai regimi dittatoriali successivi.

“La dottrina peronista”, testo pubblicato nel 1947 e poi ripubblicato a più riprese anche dopo il ritorno di Peron in Argentina (1973) dopo il suo esilio forzato ed imposto dai dittatori che lo defenestrarono, durato ben 18 anni, è oggi testo purtroppo di difficile reperibilità nel nostro Paese (ma scaricabile in lingua originale nel sito ufficiale del Partito Giustizialista argentino: http://www.pjbonaerense.org.ar/archivos/doctrina%20peronista%20anaseb%2015%20jun%202014.pdf)

Tale testo, che consta di ben 670 pagine nella sue prima edizione, illustra la visione politica, sociale ed umanista di Juan Peron, il quale fonde in sé dottrine e suggestioni di ispirazione socialista, nazionalista, cristiana ed anarchica, dando così vita ad una nuova dottrina ideale di “terza posizione”, come egli stesso l'amava definire, né di destra né di sinistra, che supera tanto la visione capitalista del mondo e dell'economia, che quella tipicamente marxista/comunista.

Già ne “Le venti verità del giustizialismo peronista”, Peron enuncia la sua visione di democrazia, ovvero dichiara che “la vera democrazia è dove il governo fa ciò che il popolo vuole e difende un solo interesse: quello del popolo”, sgomberando così il campo da ogni possibile equivoco su ciò che rappresentava e rappresenta il Peronismo, che è stato l'esatto opposto di una dittatura totalitaria ed oligarchica.

Per Peron ed il Peronismo, esiste una sola classe di individui: quelli che lavorano e che producono, per il bene della nazione e dunque a beneficio del popolo medesimo ed in questo senso promuove – come peraltro fece il nostro Giuseppe Mazzini nel suo “Doveri dell'Uomo” (1860) - l'unione fra capitale e lavoro, ovvero un'alternativa reale al capitalismo, pur senza sfociare nel livellamento collettivista. In questo senso Peron, nella sua “Dottrina”, promuove il ruole del sindacato e del sindacalismo attivo e pone una critica alla società capitalista definendola “né cristiana né civile” ed a quella comunista affermando che l'unico scopo del comunismo è quello di “dominare il popolo” ed è per questo che il suo ideale si riassume nel trinomio: “Vogliamo un'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”, ciò che infatti egli riuscirà ad ottenere durante i suoi dieci anni di governo, realizzando un giusto equilibrio fra diritti degli individui e quelli della comunità.

Pur essendo laico, al punto che durante il suo mandato soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, introdusse il divorzio e legalizzò la prostituzione – tutte cose che gli costarono una scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII – la sua visione rimase sempre cristiana, al punto da enunciarlo nei suoi discorsi, che concorreranno a formare la sua “Dottrina”. Il Presidente Peron riteneva infatti che solo una visione “cristiana e profondamente umanista” potesse contrastare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo tipico del capitalismo ed al contempo lo sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato tipico del comunismo, ovvero solo una visione basata sulla “giustizia” e sull'”amore”, valori cardine del Giustizialismo peronista, inteso appunto come dottrina di “giustizia sociale” e di “aiuto sociale”.

Ridicole poi le accuse mosse a Peron da parte dei suoi nemici di xenofobia o di filo-nazismo, al punto che egli scrisse e dichiarò, l'8 dicembre del 1945: “Non abbiamo pregiudizi razziali. Gli uomini decenti e di buona volontà saranno sempre accolti in questa patria generosa e buona”.

Interessante poi la promozione del cooperativismo da parte della “Dottrina” di Peron, che apriva all'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, oggi una realtà in molti Stati dell'America Latina.

In attesa della pubblicazione in lingua italiana di una nuova edizione dellla “Dottrina Peronista”, non possiamo non notare delle similitudini fra il pensiero mazziniano e quello peronista. Entrambi di matrice laica e cristiana al contempo. Entrambi di matrice nazionalista nel senso di esaltazione dei valori specifici di ciascuna nazione e di ciascun popolo sovrano. Entrambi rivolti appunto ai popoli, spesso oppressi, tanto dal giogo straniero quanto dagli opposti imperialismi.

Si pensi che fu Peron a definire “Terzo Mondo” i cosiddetti “Paesi non allineati”, invitandoli ad emanciparsi – come aveva fatto l'Argentina – e ad opporsi democraticamente all'oppressione ed all'influenza statunitense e sovietica, così come Mazzini invitò i popoli di tutta Europa a ribellarsi ai loro sovrani e, tanto Peron quanto Mazzini invitarono gli operai, i lavoratori tutti ad associarsi in libere cooperative ed a concorrere alla formazione di una Patria giusta, libera e sovrana.

Interessanti tali similitudini e francamente mi stupisce che nessuno storico serio – tranne il sottoscritto che è uno storico per passione, ma non certo un cattedratico - le abbia mai notate.

Sarebbe interessante, oggi, viste le similitudini fra Argentina ed Italia, proporre agli studenti dei due Paesi uno studio comparato della “Dottrina Peronista” e dei “Doveri dell'Uomo” mazziniani.

Sono certo che, quantomeno la Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, erede diretta della tradizione peronista, la quale, assieme al defunto marito Néstor ha – pur fra molte difficoltà – risollevato le sorti del suo Paese (riducendo la povertà, la fame, l'analfabetismo), sarebbe certamente favorevole.

E sono parimenti certo che i nostri studenti imparerebbero finalmente e davvero i valori della giustizia, della libertà, della tolleranza e della fratellanza fra i propri simili. Aspetti di cui, mai come oggi, abbiamo urgente necessità.


Luca Bagatin



17 settembre 2014

Aforismi e riflessioni per la Rivoluzione dell'Amore. By Luca Bagatin



Ciò che non hanno mai compreso gli economisti ed i politici, è che - per uscire dalle crisi (economiche, civili, umane, sociali) - è necessario sostutuire i rapporti economici, di classe, geopolitici e politici, con rapporti d'amore, sentimentali e sessuali.
Questo governo è così poco credibile che, per ogni atto che fa, è costretto ad inserire la parola "buona": "svolta buona", "buona scuola"...
Ma dubito che i cittadini italiani siano così cretini dal lasciarsi abbindolare.

Matteo Renzi che parla di meritocrazia mi pare più che un ossimoro.

Solo chi ha conosciuto davvero l'Inferno può pensare di aspirare al Paradiso.
L'unico mistero sulla vita e sulla morte di Moana è che i media, il giornalismo (ed il giornalettismo) d'accatto, non l'hanno mai amata né compresa.
A differenza delle persone comuni.
Le regole servono a chi non sa regolarsi. Per tutti gli altri valga il motto: Fai ciò che vuoi sarà tutta la legge.



3 settembre 2012

In memoria del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. A trent'anni dall'omicidio perpetrato dalla mafia e dalla classe politica di allora. Che lo lasciò solo.



A trent'anni esatti dall'omicidio del Generale dell'Arma dei Carabinieri Carlo Alberto Dalla Chiesa, desideriamo ricordarne brevemente la vicenda ed omaggiarne la memoria.
Il Generale Dalla Chiesa fu indiscusso eroe della lotta al terrorismo ed alla mafia in Italia.
Lasciato solo dalla classe politica di allora, fu inviato a combattere la mafia in Sicilia come prefetto di Palermo, con pochissimi uomini e mezzi, nonostante le ripetute richieste del Generale stesso, il quale richiedeva poteri speciali che le autorità politiche mai gli fornirono e sempre gli negarono e le cui massime responsabilità vanno al Presidente del Consiglio di allora, Giovanni Spadolini.
Fu così che, tragicamente, il Generale Dalla Chiesa e la moglie, Emanuela Setti Carraro, saranno assassinati a colpi Kalashnikov.
"Qui è morta la speranza dei palermitani onesti", sarà la scritta che comparirà, nei pressi del luogo dell'attentato, il giorno seguente, 4 settembre 1982.
Con Carlo Alberto Dalla Chiesa, forse, morirà anche la speranza degli italiani in una politica più onesta e trasparente, che lasciava morire uno fra i pochi servitori dello Stato onesti.
Oggi, la figlia del Generale Dalla Chiesa, Rita, parla di "omicidio politico". E' forse possibile darle torto ?

Luca Bagatin


Da "Il Venerabile" di Pier Carpi (Gribaudo & Zarotti, 1993), pagg 441 - 442 - 443

"L'incontro tra Carlo Alberto Dalla Chiesa, impacciato nel suo abito borghese che era stato costretto a portare da quando era stato discriminato, e il presidente Spadolini fu imbarazzante e glaciale. Spadolini trattò con disprezzo quell'uomo, che non reagì solo per il senso del dovere. Ma quando Spadolini, riferitosi a lui e alla P2, disse che si trattava della vera "questione morale", di una gran pulizia da fare, il generale non seppe resistere. E replicò energicamente.
"Lei è la vera questione morale, presidente", gli disse. "Lei che sta portando la nostra economia alla bancarotta, lei che si circonda di ministri incapaci. La questione morale sono i partiti che hanno fagocitato tutto, dalla magistratura alla polizia, per annidarsi ovunque si possa rubare, negli enti pubblici, nelle banche. I politicanti che chiedono tangenti per concedere quello a cui i cittadini hanno diritto, che operano in collusione con la mafia e tutta la criminalità organizzata, che assegnano appalti ai parenti o a chi paga meglio. La questione morale sono gli ospedali fatiscenti, la salute pubblica nelle mani dei politicanti, la scuola al massimo degrado, i criminali che siedono in parlamento grazie alla vergogna dell'immunità parlamentare. I brogli elettorali, i miliardi per il Sud rubati, le tasse spietate contro i ceti più deboli, il fatto che senza una tessera non si vinca un concorso o non si trovi lavoro [....] Debbo continuare ?".
Mentre cercava di ricomporsi, dopo quello sfogo che gli era stato strappato letteralmente, il generale Dalla Chiesa osservava Spadolini, livido in volto, le mani tremanti, mentre stava in piedi dietro alla sua enorme scrivania nera, tutta intarsiata come un antico confessionale.
"Anche la P2, centro corrotto e corruttore, è questione morale", disse Spadolini senza alzare lo sguardo perché temeva quell'uomo forte e leale. "E lei aveva presentato domanda di iscrizione a quella loggia segreta, che io ho sciolto e...".
Aggiustandosi gli occhiali, Carlo Alberto Dalla Chiesa parlò deciso.
"Io la interrompo, e non mi scuso se lo faccio. Sono stanco di ascoltare queste parole, che portano a frasi fatte, ripetute e risapute, usate da coloro che, senza un motivo, cercano di criminalizzare gli altri o di condannarli alla morte civile, come è successo con me. Basta, basta davvero... Io ho fatto la domanda, ma nella P2 non sono mai entrato. Per quanto ne sapevo, per le persone che conoscevo, si tratta di uomini per bene, servitori dello Stato, che oggi si vuole togliere di mezzo, per puri scopi di interesse personale e per un processo politico che, mi ascolti bene, tende a cambiare le istituzioni. A mettere fuori gioco anche lei, perché qui si cerca di portare al governo i comunisti. Lo so come lo sa lei, e può immaginare cosa accadrà in Italia, quel giorno. Cosa accadrà anche a lei".


P2, P3, P38, Pd, PdL

di Luca Bagatin

da "La Voce Repubblicana" del 23 luglio 2010

Sono una volta di più concorde con l'analisi del prof. Aldo Alessandro Mola, saggista e storico, relativamente a questa storia della P3, che nei fatti non ha nulla a che vedere nè con la Massoneria - che è un'organizzazione esoterica di uomini perbene - nè tantomeno con la P2 che fu una Loggia regolare del Grande Oriente d'Italia sulla quale sono state dette e scritte un mucchio di fandonie.
Il prof. Mola, che di recente ha scritto un approfondito, documentato e mai smentito saggio sulla P2 ("Gelli e la P2 fra cronaca e Storia" Bastogi editrice), chiarisce che questa "P3" è solo una formula.
Giornalistica perlopiù. Una formula che coinvolge - eventualmente - solo faccendieri o giù di lì.
La P2, come ricorda lo stesso Mola, era una Loggia coperta ma regolare del GOI, il cui scopo era noto persino al Generale dei Carabinieri, ex partigiano ed eroe dell'antimafia Carlo Alberto Dalla Chiesa che di essa fece parte: ovvero scongiurare gli opposti estremismi e consolidare la vita democratica.
Non a caso, fra il 1994 ed il 1996, la Corte di Assise di Roma e la Corte di Cassazione assolsero i "piduisti" dall'imputazione di complitto militare e politico.
Il nostro Paese è decisamente molto strano. E' il Paese dei falsi golpe e dei falsi miti.
Il liberale Edgardo Sogno, il repubblicano Randolfo Pacciardi e - successivamente - il socialista Bettino Craxi furono messi alla gogna, mentre i parolai, i populisti ed i cattocomunisti andarono al governo: Berlusconi, Prodi, Bossi, Di Pietro.....
Sogno e Pacciardi - eroi della Resistenza antifascista - accusati di golpe militare, mentre dall'altra parte il Partito Comunista - sostenuto dall'Urss - si accaparrava via via consensi sino all'inevitabile declino con il crollo del Muro e dunque comunismo internazionale.
Ed ecco avanzare allora lo sapuracchio di Tangentopoli: in galera e vilipesi gli esponenti dei partiti demcratici, liberali, repubblicani, socialisti e sugli altari i rappresentanti dell'autoritarismo: comunisti, fascisti, leghisti, neoberlusconiani.
Sino ad arrivare ai giorni nostri ove nel Pd si vogliono "scomunicare" i massoni ed i laici, mentre dall'altra parte - nell'altro "comitato d'affari" - si baciano le pile del Vaticano.
Comitati d'affari, appunto.
Non la P2, ma il Pd, il PdL ed i loro satelliti estremisti e giustizialisti: IdV e Lega Nord.
Conventicole d'affari che hanno imposto una legge elettorale truffaldina ed antidemocratica, che manda al macero milioni di voti, che impedisce agli elettori di votare i loro rappresentanti.
Centri di potere bipartisan che truccano le regole del gioco, che mangiano alle spalle del cittadino, oggi molto più di ieri: perché senza regole, senza ideali, senza un minimo di ritegno.
Questa l'Italia di oggi che, infondo, è il prodotto di quella di trent'anni fa. Di quella che credeva alle P38 ed agli scontri di piazza piuttosto che al dialogo ed alle regole democratiche.
Di quella che "sognava la rivoluzione" che sarebbe finita inevitabilmente nell'"involuzione": dei costumi, del linguaggio, della politica.
Di quella dei "misteri" montati ad arte da certa stampa per vendere più copie e da quella che "tirava a campare", scaricando sui cittadini-elettori le sue esclusive responsabilità.
Un panorama decisamente triste. Da ripensare. Da ricostruire.



26 agosto 2009

OMOFOBIA: UN PROBLEMA NAZIONALE ED INTERNAZIONALE by Peter Boom

IL PROBLEMA.....
presentazione di Luca Bagatin


Il problema è sempre lo stesso: il cazzismo.
No, non il razzismo in sé, proprio il cazzismo, avete capito bene (anche nella sua variante "teocazzica o "teocazzista"...peggio mi sento !).
L'ignoranza, l'incultura, la stupidità mista a conformismo ipocrita inculcato ed in(o)culato dalla "tradizione". Che altro non è che il radicamento e la propagazione di tale beotaggine.
Beotaggine che nasce poi sempre ed esclusivamente dalla paura. Paura di sé stessi e del proprio simile.
Paura della perdita di ipotetiche radici (ma le radici sono una roba amara già di per sé, provate a mangiarle come faceva il contdino vicino a casa mia quando ero bambino !).
Paura del progresso e dunque dell'evoluzione interpersonale.
L'evoluzione della coscienza.
Sono estremamente estermista ?
No, sono spietatamente sincero. Come sempre.
Ma non vado oltre qui. Non avrebbe senso, visto che l'amico Peter Boom, inviandomi i due pezzi che seguono, spiega le cose per benino - perlomeno per quanto concerle l'omofobia, tornata tristemente alla ribalta della cronaca nera internazionale e nazionale - con importanti segnalazioni utili all'approfondimento.

Luca Bagatin

TERRORISMO ANTIGAY

di Peter Boom



Il terrorista antigay, uccidendo a Tel Aviv almeno tre giovanissimi gay e ferendone molti, ha sparato contro la “propria” omosessualità, cioè per dimostrare a sé stesso ed agli altri di non avere tendenze omosessuali. E' persona che soffre di una grave forma di omofobia interiorizzata.

Chi è al cento per cento eterosessuale non avrebbe mai sentito l'esigenza di essere violento o anche critico nei confronti di omosessuali. Anzi, direbbe uno in meno nella caccia alle donne, o se donna una in meno nella conquista dei maschi.

Una grave colpa hanno certe religioni, soprattutto monoteiste ed i loro direttorii, per le continue ed infami condanne dell'omosessualità esponendo altri esseri umani allo scherno, al disprezzo, all'esclusione e in certe regioni alla flagellazione, alla carcerazione ed addirittura alla pena di morte. Tutto questo con la scusa di una “legge naturale” che non corrisponde a nessuna realtà umana.

La vera NATURA del sesso sta invece descritta nella Teoria e la Filosofia della Pansessualità che si può consultare gratuitamente e senza pubblicità sul sito più grande del mondo sulla sessualità umana, creato dal professor Erwin J. Haeberle, eminente sessuologo della Humboldt University di Berlino: http://www2.hu-berlin.de/sexology (cliccare su LINK e poi su SEXUAL ORIENTATION) o direttamente su: http://www.pansexuality.it (italiano e inglese).

Importante è comunque la ferma condanna dello schifoso ed esecrabile attentato da parte dei due rabbini-capo e del governo d'Israele.

Ora spetta al poco cristiano Vaticano di firmare presso le Nazioni Unite la proposta del Presidente francese Sarkozy per la depenalizzazione dell'omosessualità, proposta che la Santa Sede si è rifiutata di firmare adducendo ridicoli e vergognosi pretesti preteschi.

Nel mondo islamico è solo agli inizi un dibattito sull'ammissibilità dell'omosessualità (http://thejakartapost.com/news/2008/03/27/islam-039recognizes-homosexuality039.html ).


Peter Boom negli anni '70, allora cantante ed attore professionista e Peter Boom oggi, militante per i diritti civili degli omosessuali ed ideatore della Teoria della Pansessualità


GAY ATTACCATI DA PERSONE SOFFERENTI DI OMOFOBIA INTERIORIZZATA

di Peter Boom


Gravissimi fatti agevolati dal Vaticano e dallo Stato Italiano che si rifiuta di approvare una legge contro l'omofobia. Ha dato un forte segnale di buonsenso il Sindaco di Roma Gianni Alemanno chiedendo l'immediato arresto e conseguente carcerazione per l'uomo che con un coltello ha gravemente ferito un ragazzo omosessuale spaccando la testa ad un altro con una bottiglia

Oggi dunque, in Italia, non si va in carcere quando si aggredisce e ferisce gravemente una persona. Bel esempio di giustizia!!!

Immaginiamoci allora se la faccenda si fosse svolta così:

Aggredito con un coltello un ragazzo omosessuale. L'aggressore è rimasto gravemente ferito.

Il ragazzo omosessuale è stato immediatamente associato alle carceri per aver procurato gravi lesioni. Il sindaco ed il vescovo si sono recati in ospedale per esprimere la loro solidarietà all'uomo ferito.”

Il governo italiano rimane latitante nel riconoscere i diritti di tutti i cittadini, anzi sembra di non conoscere del tutto i diritti civili ed umani della persona.

Può l'Italia essere ancora giudicato un paese civile?


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"La vita mi pesa, ma credo sia debito di ciascun uomo
di non gettarla se non virilmente o in modo che rechi
testimonianza della propria credenza."

 Giuseppe Mazzini