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  lucabagatin [ Blog di Luca Bagatin, utopico, utopista, scrittore e liberalsocialista mazzinian-repubblicano..."Et in Arcadia ego". Questo blog è dedicato alla memoria dell'attore Peter Boom (1936 - 2011), già per lungo tempo collaboratore di questo spazio web ]
 
 
         
 


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11 settembre 2015

Né con Obama, né con Putin. Con gli oppressi e gli sfruttati, per la Civiltà dell'Amore

VERSUS

Da diverso tempo noto, nel panorama politico ed in quello dei cosiddetti “social-network”, l'avanzare di nuove polarizzazioni che ricalcano pressoché totalmente le vecchie polarizzazioni tipiche dei tempi della Guerra Fredda: da una parte i “filo-occidentali” e dall'altra i “filo-russo/cinesi”.

Francamente tale nuova polarizzazione, in un mondo che dovrebbe invece essere finalmente multipolare (oltre che multietnico e multireligioso), mi preoccupano non poco.

Lo stesso conflitto in Siria, che vede da una parte contrapporsi i putiniani agli obamian-hollandiani mi preoccupa non poco.

Posto che un governo legittimo è e deve sempre essere sostenuto, ed in questo caso il governo legittimo è quello di Bashar-al-Assad, direi che si potrebbe anche andare oltre.

Personalmente sono da sempre molto critico nei confronti dell'Occidente ed in particolare del suo sistema capitalistico/edonistico, ma, parimenti, sono da sempre critico nei confronti del sistema comunista/socialista reale/statalista, oggi per molti versi incarnato dalla Russia di Putin e dalla Cina, le quali peraltro si sono inventate un sistema capital-socialista che, nei fatti, garantisce ricchezza solo a pochissimi oligarchi ed affama e sfrutta i popoli.

Ritengo peraltro che, sullo scenario geopolitico odierno, non esistano peggiori criminali di Putin (che fece assassinare peraltro anche il giornalista di Radio Radicale Antonio Russo, oltre che Anna Politkovskaja), della Cina capital-comunista (che imploderà su sé stessa, con tutte le sue barbarie) oltre che il resto del sedicente mondo libero che, grazie alle invasioni di Libia e Siria, ha prodotto fenomeni terroristici e destabilizzatori come l'Isis.

Spirali di speranza, come ho scritto negli ultimi anni, vi sono da qualche tempo unicamente in America Latina. Ma solo se la gran parte di quei Paesi saprà essere libera dai “giochi geopolitici” delle grandi potenze egemoniche (USA, Russia, Cina in primis), come dovevano essere liberi dagli opposti imperialismi (capitalista e comunista) i Paesi del Terzo Mondo nel periodo della Guerra Fredda (come negli ideali di Juan Domingo Peron), pur non essendoci riusciti o non del tutto, salvo rare esperienze come quella peronista e gheddafiana e, solo in parte, cubana.

Recentemente ho avuto modo di dibattere sul web con un amico che si definisce “socialista scientifico” e che difende le posizioni di Putin.

Con lui ho voluto porre la seguente analisi, che parte da lontano, ovvero dalla contrapposizione – in seno alla Prima Internazionale dei Lavoratori – fra mazziniani e garibaldini da una parte e fra socialisti-marxisti dall'altra.

Un'analisi che va oltre la politica e la cosiddetta realpolitik e va a toccare l'umanità e lo spirito, ovvero la liberazione dai suoi bisogni materiali, per giungere a quelli spirituali.

Garibaldi muoveva critiche a Marx ed al suo socialismo scientifico proprio in quanto quest'ultimo non teneva conto dell'essere umano e della sua universalità, anche spirituale. Garibaldi, come Mazzini, del resto, non era ateo, ma teosofo e si rifaceva al "socialismo del cuore", al socialismo di ispirazione cristiana di Saint Simon. Così come Chavez, Peron, Sandino e persino Gheddafi se vogliamo, avevano un'ispirazione spirituale e non-materialistica dell'esistenza.

Mazzini, pur non essendo socialista, parlava di "Dio e Popolo", ovvero di un Dio incarnato nel Popolo stesso e viceversa. Il Dio degli insegnamenti del Cristianesimo gnostico.

La spiritualità è, in questo senso, superiore alla politica. Lo fu per lo stesso Gandhi che a Mazzini ed ai "Doveri dell'Uomo" si ispirò.

In questo senso tutte le dottrine anti-capitaliste ed anti-comuniste hanno una base spirituale e gnostica. Il mazzinianesimo, il garibaldinismo, La Terza Posizione peronista, persino l'impostazione chavista (ogni discorso di Chavez si rifà al Cristo Redentor) o quella di Evo Morales e di Rafael Correa, Presidente socialista cristiano dell'Ecuador e di coloro i quali danno alla Madre Terra valore spirituale e costiuzionale.

Il socialismo scientifico, che poi si è inverato nelle teorie economiche di Marx ed Engels, lungi dall'avere una visione spirituale ed umanitaria, ha piuttosto un'impostazione materialistica ed industrialista (ovvero progressista in senso tecnologico e non spirituale) non diversa dal capitalismo. E ciò comporta: distruzione dell'ecosistema, di ogni forma di spiritualità, affetto, amore, condivisione fra le persone, sessualità libera ecc.... Laddove il capitalismo mercifica, il socialismo scientifico abolisce, opprime, sopprime.

Il mondo, da sempre e non da oggi, si divide dunque in sfruttatori/edonisti/oligarchi (politici, imprenditori, criminalità organizzata...) ed in persone alla ricerca di amore e liberazione dai bisogni. Purtuttavia ci hanno voluto far credere che tutto dipenda dalla politica e dall'economia, quando, io credo, tutto dipenda dalla quantità di amore e di spiritualità che ciascuno è in grado di contrapporre al Potere.

Dunque, ancora una volta, attenzione a lasciarsi abbagliare dalle pseudo-democrazie occidentali e dalle oligarchie neo-sovietiche.

I cittadini diventino, finalmente, protagonisti del loro destino. Imparino ad autogovernarsi e ad autogestire il proprio lavoro. Liberandosi, così, dal giogo delle ideologie, delle strutture e delle sovrastrutture economico-politiche, per approdare dunque alla liberazione ed all'elevazione dello spirito.


Luca Bagatin



2 settembre 2015

Il Socialismo Arabo di Mu'Ammar Gheddafi

Oggi sappiamo che quelle “primavere” erano delle estati torride, oppure dei freddi inverni.

Oggi sappiamo che quelle “primavere arabe” furono dei veri e propri Colpi di Stato sostenuti dalla NATO, da Francia, Gran Bretagna e Stati Uniti d'America in primis e non hanno affatto portato democrazia, anzi, hanno completamente spazzato via - in Libia - la Jamahiriyya, ovvero il governo delle masse popolari voluto dal Colonnello Mu'Ammar Gheddafi, barbaramente ucciso nel 2011.

Oggi Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Italia, Germania e compagnia triste, piangono per l'avvento di un'immigrazione incontrollata da loro peraltro causata, attraverso la destabilizzazione di Paesi sovrani, dalla Libia alla Siria, oggi in mano a Daesh, ovvero quell'Isis terrorista di cui sentiamo tanto parlare, per decenni peraltro finanziato dagli amici degli Stati Uniti d'America, come di recente raccontato dall'ex generale Wesley Clark, in funzione anti-sciita.

Ecco che cosa ci hanno “regalato” i nostri sedicenti governanti “democratici e liberali” che oggi si stracciano le vesti, come Obama – il quale farebbe bene ad iniziare ad accogliere un po' di profughi, viste le sue totali responsabilità belliche che meriterebbero un'incriminazione, assieme a Sarkozy e Cameron, per violazione dei diritti umani – come le varie Merkel, Hollande, Renzi...e quel Cameron che pensa che sia sufficiente chiudere, nazisticamente, le frontiere...sic !

Che tristezza questi “soloni” euro-yankee, i cui padri politici hanno per secoli sfruttato il Terzo Mondo, arricchendosi alle spalle dei poveri, sfruttando le loro risorse anziché insegnare loro ad usarle al meglio.

E' per questo che saggi come “Socialismo e Tradizione” di Mu'Ammar Gheddafi, edito dalla casa editrice Edizioni all'Insegna del Veltro (www.insegnadelveltro.it) aiutano a conoscere meglio un grande idealista e successivamente Capo di Stato, ingiustamente accusato di barbarie e di essere un vile dittatore.

Mu'Ammar Gheddafi, di cui ci ripromettiamo di parlare in diversi altri articoli, nato in una poverissima famiglia di beduini, fu un rivoluzionario incruento che, nel 1969 – a soli ventisette anni – rovesciò il regime monarchico di Re Idris I al-Senussi. Egli rovesciò quel regime corrotto senza alcun spargimento di sangue, solo con la forza della ragione, del carisma nel convincere le masse incolte, povere e sfruttate. Ed alle masse restituì il potere e la sovranità, in accordo con i principi del Socialismo Arabo enunciati da Gamal Abd el-Nasser, Presidente dell'Egitto negli Anni '50 e primi '60. Un socialismo – quello di Nasser e Gheddafi - alternativo rispetto al comunismo marxista ateo e materialista ed al capitalismo sfruttatore. Un socialismo che ricercava l'autogestione dei mezzi di produzione e l'inclusione delle masse nell'attività di governo, al posto dei partiti e dei parlamenti.

Un socialismo adatto ai Paesi non allineati e del Terzo Mondo, ma assolutamente esportabile in ogni Paese che volesse e voglia includere il popolo nelle decisioni politiche, in ogni Paese che abbia compreso che democrazia significa “forza di popolo” e non “forza di una parte del popolo”, ovvero delle oligarchie partitocratiche, delle sette, delle ideologie totalitarie o dei sistemi economici fondati sullo sfruttamento del lavoro salariato.

Di questo il Presidente Gheddafi parla diffusamente nel suo “Libro Verde”, nel quale enuncia i principi della sua rivoluzione sociale e di cui parleremo in successivi articoli.

Il saggio “Socialismo e Tradizione” è invece un raro testo, di piccole e maneggevoli dimensioni, presentato da Claudio Mutti, già presidente dell'Associazione Italia-Libia negli Anni '70.

Nell'introduzione Claudio Mutti spiega il ruolo strategico e geopolitico della Libia di Ghieddafi, la quale, con la “Rivoluzione Verde” del '69, è riuscita a liberarsi non solo della monarchia corrotta, ma anche e soprattutto dell'imperialismo statunitense e inglese, rilanciando il panarabismo ed il panafricanismo, ovvero ricercando l'unità – in pieno spirito di fratellanza - dei popoli arabi e africani. Tentativi, purtroppo, tutti falliti, ma che ricordano molto i tentativi del Presidente del Venezuela Hugo Chavez – ottimo amico di Gheddafi – di ricercare un'unità dei Paesi Latinoamericani e, nel passato, i tentativi del Presidente dell'Argentina Juan Domingo Peron, di ricercare l'unità dei Paesi non allineati e non asserviti né all'URSS, né agli USA.

Come ricorda Claudio Mutti, fu dal 1999 in poi che Gheddafi diventò in particolare “Ghieddafi l'Africano”, intervenendo spesso nella risoluzione di conflitti sul continente africano e fu anche forse l'unico ad arginare il fondamentalismo islamico, ricordando che l'Islam è fondamentalmente una religione di pace, che guarda all'emancipazione dei popoli.

Solo i governi dell'unico vero Centro-Sinistra che l'Italia abbia mai conosciuto, ovvero i governi Craxi e Andreotti dialogheranno con questo leader africano e così farà - opportunisticamente e per un breve lasso di tempo - il solito Berlusconi che purtuttavia – con il sostegno dei cattocomunisti oggi al governo - tradirà Gheddafi ben presto e sosterrà anche lui la guerra contro la Libia a fianco delle potenze imperialiste e neo-colonialiste.

Nel saggio “Socialismo e Tradizione” troviamo dunque un'importante testimonianza di chi sia stato il Colonnello e Capo di Stato Mu'Ammar Gheddafi. Nel testo, infatti, sono riportati suoi importanti discorsi pronunciati nel corso degli Anni '70, che delineano le linee guida della Rivoluzione Verde Libica e dell'Unione Socialista Araba.

Mai come oggi è necessario comprendere chi sia stato questo uomo. Solo così possiamo capire le ragioni per le quali è stato barbaramente ucciso ed il drammatico presente che stiamo solo per iniziare a vivere. Un presente drammatico per il quale dobbiamo ringraziare solo i tanti sedicenti “democratici e liberali” di cui abbiamo già parlato, assetati di potere e di ricchezza. Da Obama a Cameron, da Hollande alla Merkel sino a Renzi e compagnia. Persone tutt'altro che amate dai loro stessi popoli, i quali, presto o tardi, dovranno iniziare a risvegliarsi.


Luca Bagatin



16 agosto 2015

Alcune massime di Mu'ammar Gheddafi tratte dal "LIbro Verde" sui partiti che tolgono potere ai cittadini e sull'economia autogestionaria. Prospettive attuali per nuovi orizzonti.

Quando il parlamento è il risultato della vittoria elettorale di un partito, è il parlamento del partito e non del popolo. Rappresenta il partito e non il popolo ed il potere esecutivo detenuto dal parlamento è il potere del partito vincitore e non del popolo.

(...)

Questo significa che i parlamenti sono divenuti uno strumento per usurpare e monopolizzare a proprio vantaggio il potere del popolo. Questo è il motivo per cui è divenuto, oggi, diritto dei popoli lottare, attraverso la rivoluzione popolare, per distruggere questi strumenti di monopolio della democrazia e della sovranità che si denominano parlamenti, i quali usurpano la volontà delle masse. E’ diritto dei popoli proclamare solennemente il nuovo principio: "Nessuna rappresentanza al posto del popolo".

(...)

Il partito è la dittatura contemporanea. E’ lo strumento di governo delle moderne dittature poiché rappresenta il potere di una parte sul tutto. E’ il più recente sistema dittatoriale. Poiché il partito non è un individuo, esso da luogo a un’apparente democrazia, formando assemblee e comitati senza contare la propaganda svolta dai suoi membri.

(...)

La domanda è: una volta che si verifica una deviazione della legge, chi controllerà la società per avvisarla di tale deviazione ? Democraticamente nessuna parte può, in nome della società, pretendere il diritto di controllo. Ciò significa che spetta alla società di controllare sestessa. E’ una dittatura la pretesa di una qualsiasi parte, sia essa un individuo o un gruppo di individui, di essere responsabile della legge, perché democrazia significa responsabilità della società intera e, pertanto, il diritto di controllo spetta a tutta la società.
E’ questa la democrazia, che si esercita attraverso lo strumento di governo democratico che è il risultato della organizzazione della società stessa nei congressi popolari di base.

(...)

Il sostentamento è una necessità assoluta per l’uomo. Non è ammissibile, in una società socialista, che per l’appagamento dei propri bisogni l’uomo debba dipendere da un compenso sotto forma di salario o di carità da qualsiasi parte essi vengano.
Nella società socialista non dovrebbero esserci salariati, ma  associati, poiché i proventi sono prerogativa personale dell’individuo, sia nel caso in cui li procuri da se stesso nei limiti delle sue esigenze, sia che detti proventi costituiscano una parte della produzione nella quale l’individuo stesso è un elemento fondamentale. In ogni caso i proventi non possono derivare da un salario percepito per una attività produttiva effettuata per conto di terzi.

Prossimamente sarà cura di questo blog parlare diffusamente della figura e delle prospettive politico-ideali del Presidente e Colonnello Gheddafi, ingiustamente e barbaramente ucciso a causa dell'invasione Occidentale (anglo-franco-statunitense in primis) della Libia.
Una storia che merita di essere conosciuta. Una storia di lotta agli opposti imperialismi (capitalista e comunista) durante la Guerra Fredda e successivamente all'Islam radicale. Una storia di indipendenza economica, alla ricerca dell'unione dei Popoli Africani, sfruttati da secoli di colonianismo. Una storia di democrazia partecipativa alternativa a quella conosciuta in Occidente, ma che merita di essere diffusa.





4 agosto 2015

Le politiche nazifasciste di Cameron e Hollande. Stop allo sfruttamento del Terzo Mondo da parte dell'Occidente pseudo-democratico !

Pensano di costrastare un fenomeno che hanno creato loro.

E vogliono contrastarlo con misure barbariche, naziste. A Calais, a Ventimiglia....

Stiamo parlando delle ex grandi potenze colonialiste, Francia e Gran Bretagna, peraltro grandi esportatrici di armi nel mondo assieme anche al nostro Paese e non solo.

Paesi che hanno bombardato impunemente Stati sovrani quali la Libia, regalandoci così i criminali di Daesh, l'Isis, peraltro amico dei loro amici imperialisti statunitensi.

Paesi che oggi vogliono contrastare l'immigrazionismo, avendo però per secoli e decenni sfruttato la manodopera a basso costo e le risorse naturali del Nord Africa, dell'America Latina e non solo.

La stessa barbara uccisione del leone Cecil in Zimbabwe e di altre specie protette non è che la metafora di un Occidente barbarico, edonista, opulento e pseudo-democratico che depreda un Terzo Mondo i cui usi e costumi vogliono essere legittimamente diversi e che necessita solo di pace e prosperità e non già di sradicamento, deportazione finanche in nome di presunti “diritti umani” da esportare, di “democrazia” elettiva che non funziona nemmeno da noi.

E così Cameron e Hollande si trasformano in nuovi Hitler, ponendo steccati come fa la fascista Francia di Hollande che, anziché chiedere scusa – coprendosi il capo di cenere - ai popoli del Nord Africa e Terzo Mondo e aiutandoli ad uscire dalla deportazione, dallo sradicamento, dalla fame e dall'analfabetismo, li discrimina, li vuole fuori, pone steccati e aiuta quella Gran Bretagna che per secoli ha fatto strage di vite umane in nome di una Corona che non si è dimostrata diversa dall'Olocausto nazista e dalle barbarie sovietiche, specie se contiamo i numeri delle vite umane trucidate e calpestate nei secoli.

Occorre una visione diversa del pianeta e dell'Europa. Una visione che globalizzi i sentimenti umani e non già gli interessi dei Governi, degli Stati, delle imprese, del sistema bancario e dei ricchi.

Occorre chiedere scusa a chi ha subito i danni del colonialismo e del capitalismo, ai quali non solo va condonato ogni debito, ma non vanno più vendute armi e vanno anche offerte - a titolo gratuito e di risarcimento danni - risorse affinché questi si emancipino attraverso sistemi che riterranno loro e solo loro più consoni alla loro cultura e mentalità.

Pura utopia, allo stato dei fatti, lo sappiamo. Ma l'unica alternativa alle barbarie moderne prodotte proprio dalla nostra sedicente “civiltà”.


Luca Bagatin



30 luglio 2015

Mattarella (sedicente) massone e dintorni: come il complottismo gossipparo e la massonofobia rafforzano il Potere da sempre

Parecchi cosiddetti “organi di informazione” (leggi “organi di deformazione”), pur di vendere copie e ricercare un sensazionalismo effimero che, peraltro, avvantaggia solamente le élite al potere, tirano in ballo le solite assurdità relative ad una presunta massoneria deviata.

Lo fecero già con il falso scaldalo P2, che vide peraltro assolti tutti i componenti della Loggia Propaganda nr. 2 – per nulla deviata né segreta – da qualsiasi nefandezza ad essi attribuita (ed attribuibile, diversamente, al mondo politico ed economico, che nel frattempo è gravemente peggiorato).

Oggi lo fanno parlando di un Mattarella ospite di una sedicente loggia massonica. Ovviamente deviata. Sic !

Ora, per costituire una qualsiasi associazione, abbia essa il nome “massonica” o “bocciofila”, è sufficiente andare da un notaio e costituirla. Detto ciò, la Massoneria è un'altra cosa e, per chi avrà la pazienza di studiarne i rituali d'iniziazione, il carattere spirituale ed esoterico della medesima, avrà la possibilità di comprenderla meglio. E di comprendere che, se vuoi far carriera, faresti meglio a costituire un partito, un'azienda, una rete d'affari che gestisca “la roba” (tanto per citare Ernesto Rossi).

Taluni giornalisti in cerca di notorietà e taluni politicanti o aspiranti tali, invece, preferiscono ignorare tutto ciò e utilizzano il nome Massoneria per coprire la verità. Preferiscono non dire, ad esempio, che il problema è il sistema economico capitalistico e bancario ed il sistema politico odierno che sfrutta i cittadini ed i popoli, specie i popoli del Terzo Mondo. Un sistema che non funziona ed è dannoso, oltre che criminale.

La Massoneria, Istituzione antichissima fondata da Muratori Operativi sulla base delle conoscenze gnostiche, esoteriche e misteriosofiche dell'Antico Egitto e dell'Antica Grecia e successivamente costituita da filantropi, alchimisti e rivoluzionari sociali, diversamente, è una scuola che fornisce un rigoroso metodo di elevazione morale i cui scopi - come enunciato dal conte Alessandro di Cagliostro – sono tre: Fratellanza dell'umanità senza distinzioni; Uguaglianza fra tutti i cittadini ed i popoli; Libertà dai dogmi e da ogni tipo di catena, oppressione, sia essa morale o sociale.

Detto ciò è assai improbabile che i signori del Fondo Monetario Internazionale siano massoni e così i tanti mafiosetti di casa nostra e altrui, le tante mentalità mafiose che albergano le nostre città. Roma in primis, la quale ha dimenticato ogni ideale Risorgimentale ed alla quale andrebbe tolto il titolo di Capitale d'Italia.

Ma fa comodo a molti far credere il contrario. Fa comodo non rammentare che massoni furono non già ricchi banchieri come Mario Draghi, bensì grandi idealisti e condottieri quali George Washington, Simon Bolivar, José de San Martin, Giuseppe Gaibaldi, Ernesto Che Guevara, Juan Domingo Peron (quest'ultimo componente della Loggia Propaganda nr. 2), Salvador Allende e molti altri che, specie nel mondo latino, hanno lottato e lottano ancora per l'emancipazione dei popoli e per la loro elevazione morale, sociale e culturale.

Fa comodo, ma tali informazioni vanno diffuse con sempre maggior frequenza (anche perché spesso censurate), perché la massonofobia è una forma di discriminazione antica che, ancora una volta, serve da copertura ai troppi che siedono ai vertici del Potere. Così come ieri serviva al Trono ed all'Altare per le medesime ragioni.


Luca Bagatin



25 luglio 2015

La Revolucion Ciudadana in Ecuador ed il Primer Taller de Verano a Roma



Rafael Correa, Presidente dell'Ecuador

L'Ecuador è un piccolo grande Paese. Un piccolo grande Paese che, dal 2007 sta avanzando sotto il profilo socioeconomico grazie all'avvento del primo Presidente autenticamente democratico ed inclusivo che l'Ecuador abbia mai conosciuto, ovvero dell'economista Rafael Correa con suo movimento Alianza PAIS (Patria Altiva i Soberana) (www.alianzapais.com.ec), il quale ha avviato una vera e propria Rivoluzione Civile, la cosiddetta Revolucion Ciudadana.

Una Rivoluzione democratica e civile, che ha portato il Paese a rinegoziare il debito, a ridurre l'influenza straniera (in particolare dei rapaci USA), a ridurre la provertà, l'analfabetismo ed a permettere l'inclusione nella vita politica dei cittadini.

Di tutto questo e di molto altro si è parlato nel “Primer Taller de Verano – Buen Vivir y Revolucion Ciudadana” organizzato a Roma dal 23 al 25 luglio scorsi, presso il Dipartimento di Economia dell'Università degli Studi Roma Tre, in collaborazione con l'Ambasciata dell'Ecuador in Italia ed il Ministero ecuadoriano degli Affari Esteri e della Mobilità.

Un workoshop al quale io stesso ho partecipato e che ha visto come relatori, fra gli altri, l'Ambasciatore della Repubblica dell'Ecuador in Italia Dr. Juan Fernando Holguin, la Dr.ssa Federica Zaccagnini, il prof. Salvatore Monni e molti altri.

Si è parlato del Buen Vivir equadoriano, ovvero il nuovo modello di sviluppo, ispirato al “buon vivere” tipico dei popoli andini indigeni. Un modello che pone al centro del progetto politico-economico l'essere umano, anziché inseguire modelli edonisti che producono ricchezza effimera o comunque detenuta nelle mani di pochi.

L'Ecuador, come gli altri Paesi dell'America Latina, proviene da secoli di sfruttamento coloniale, da successive dittature militari, da pseudo-democrazie autoritarie che hanno distrutto l'economia del Paese e creato fortissimi squilibri e disparità sociali.

Con l'avvento del cosiddetto Socialismo del XXIesimo Secolo - un'alternativa sia al socialismo reale novecentesco che al liberalismo - al quale si ispirò anche Rafael Correa, anche l'Ecuador, come già avvenuto per il Venezuela di Chavez, per l'Argentina di Kirchner e per la Bolivia di Morales (e successivamente l'Uruguay di Mujica), iniziò a cambiare marcia.

Iniziò così ad attuare finalmente politiche alternative alla corruzione dilagante, politiche di rinnovata ricerca della sovranità nazionale, politiche di inclusione sociale e di lotta alla povertà ed all'analfabetismo, oltre che politiche di inclusione dei cittadini nel processo politico.

Un nuovo modello, dunque, che potrebbe essere di assoluta ispirazione per un'Europa nella quale è completamente fallito sia il modello liberal-democratico che social-burocratico.

Un'Europa che per secoli ha sfruttato il Terzo Mondo e che ne ha ancora per molti versi paura. Un'Europa che conosce benissimo quella che io definisco la “società del piacere” effimero, dell'edonismo egoista, della dittatura del danaro, ma che non conosce un'alternativa possibile, quella che nell'ambito del movimento “Amore e Libertà” (www.amoreeliberta.altervista.org www.amoreeliberta.blogspot.it) ho definito “Civiltà dell'Amore” e di cui parlo nel mio ultimo saggio sociopolitico.

Una Civiltà dell'Amore che è totalmente in linea con la Rivolucion Ciudadana di Correa e degli altri leader dell'America Latina che hanno avviato questo processo. Un processo che ricerca – forse per la prima volta nella Storia – un modello di sviluppo nel quale la popolazione, le persone economicamente più disagiate in particolare, sono poste al centro della visione politica.

Purtuttavia l'Ecuador del Presidente Correa, così come altre realtà affini e che abbiamo già sopra citato, sono sempre a rischio di colpo di Stato da parte dell'opposizione, appoggiata molto spesso da nazioni straniere che hanno tutto l'interesse nel far prevalere interessi particolari e tutt'altro che popolari.

La Revolucion Ciudadana, la Rivoluzione Civica Equatoriana è ad ogni modo avviata e merita di essere conosciuta e diffusa in tutto l'Occidente cosiddetto “democratico”.

Perché mai come in questo preciso momento storico necessitiamo di una seria Rivoluzione Civica sul modello del “Buen Vivir”.


Luca Bagatin


Foto realizzata da Maddalena Celano



16 giugno 2015

Un'alternativa latina, ellenica e terzomondista all'Unione Europea globalista

Lo abbiamo visto anche in quest'ultima occasione: l'Unione Europea semplicemente non c'è. O, meglio, c'è solo quando deve battere cassa e pretende che Stati sovrani come la Grecia o la nostra Italia, rispettino i patti di stabilità. Ma di quale stabilità stiamo parlando, visto che il debito degli Stati è comunque matematicamente impagabile ? Ma di quale stabilità stiamo parlando ? Forse di quella dei banchieri, delle grandi imprese e delle multinazionali che attraverso le misure di austerità e della flessibilità del lavoro possono continuare ad arricchirsi alle spalle del prossimo.

Così come è facile oggi per la Francia scaricare il peso dell'immigrazione sull'Italia. Proprio la Francia che decise per prima di bombardare l'ultimo baluardo contro il fondamentalismo islamico e contro gli sbarchi indisciminati, ovvero il Colonnello Gheddafi.

E' facile per le potenze globaliste d'Europa scaricare il peso sui Paesi Euromediterranei, già preda di una pesante crisi economico-finanziaria dalla quale possono uscire solo attraverso un comune sforzo di solidarietà, di abolizione del debito e di misure che vadano incontro alle esigenze dei poveri e dei diseredati.

Ecco, forse più che un'Unione Europea ci vorrebbe un'Unione dei Paesi Euromediterranei e del Sud del Mondo, in un rinnovato dialogo con il mondo ellenico, latino, latinoamericano, terzomondista, per sconfiggere fame, terrorismo, povertà, esclusione, che certo non sono risolvibili con l'accettazione supina alle regole del mercato capitalista, allo sradicamento dei popoli ed alla loro “democratica” deportazione, all'instaurazione di fantomatici grandi mercati transatlantici che di fatto impongono, ancora una volta, gli interessi di Washingon al mondo intero.

Un'Unione latina, latinoamericana, ellenica, terzomondista, alternativa tanto al blocco Nordamericano che a quello Russo-putiniano che, nei fatti, rappresentano i due nuovi blocchi di una nuova Guerra Fredda nella quale a rimetterci sono e saranno i popoli, i poveri, gli oppressi di sempre.

Utiopia o forse l'unica autentica realtà possibile ?


Luca Bagatin



11 gennaio 2015

La "Dottrina Peronista"

“La Dottrina Peronista”, oltre ad essere il testo fondamentale del Peronismo, fu la raccolta principale degli scritti e dei discorsi del Presidente e Generale Juan Domingo Peron (1895 - 1974), il quale governò democraticamente l'Argentina dal 1946 al 1955, prima di essere defenestrato ed esiliato dai regimi dittatoriali successivi.

“La dottrina peronista”, testo pubblicato nel 1947 e poi ripubblicato a più riprese anche dopo il ritorno di Peron in Argentina (1973) dopo il suo esilio forzato ed imposto dai dittatori che lo defenestrarono, durato ben 18 anni, è oggi testo purtroppo di difficile reperibilità nel nostro Paese (ma scaricabile in lingua originale nel sito ufficiale del Partito Giustizialista argentino: http://www.pjbonaerense.org.ar/archivos/doctrina%20peronista%20anaseb%2015%20jun%202014.pdf)

Tale testo, che consta di ben 670 pagine nella sue prima edizione, illustra la visione politica, sociale ed umanista di Juan Peron, il quale fonde in sé dottrine e suggestioni di ispirazione socialista, nazionalista, cristiana ed anarchica, dando così vita ad una nuova dottrina ideale di “terza posizione”, come egli stesso l'amava definire, né di destra né di sinistra, che supera tanto la visione capitalista del mondo e dell'economia, che quella tipicamente marxista/comunista.

Già ne “Le venti verità del giustizialismo peronista”, Peron enuncia la sua visione di democrazia, ovvero dichiara che “la vera democrazia è dove il governo fa ciò che il popolo vuole e difende un solo interesse: quello del popolo”, sgomberando così il campo da ogni possibile equivoco su ciò che rappresentava e rappresenta il Peronismo, che è stato l'esatto opposto di una dittatura totalitaria ed oligarchica.

Per Peron ed il Peronismo, esiste una sola classe di individui: quelli che lavorano e che producono, per il bene della nazione e dunque a beneficio del popolo medesimo ed in questo senso promuove – come peraltro fece il nostro Giuseppe Mazzini nel suo “Doveri dell'Uomo” (1860) - l'unione fra capitale e lavoro, ovvero un'alternativa reale al capitalismo, pur senza sfociare nel livellamento collettivista. In questo senso Peron, nella sua “Dottrina”, promuove il ruole del sindacato e del sindacalismo attivo e pone una critica alla società capitalista definendola “né cristiana né civile” ed a quella comunista affermando che l'unico scopo del comunismo è quello di “dominare il popolo” ed è per questo che il suo ideale si riassume nel trinomio: “Vogliamo un'Argentina socialmente giusta, economicamente libera e politicamente sovrana”, ciò che infatti egli riuscirà ad ottenere durante i suoi dieci anni di governo, realizzando un giusto equilibrio fra diritti degli individui e quelli della comunità.

Pur essendo laico, al punto che durante il suo mandato soppresse l'educazione religiosa nelle scuole, introdusse il divorzio e legalizzò la prostituzione – tutte cose che gli costarono una scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII – la sua visione rimase sempre cristiana, al punto da enunciarlo nei suoi discorsi, che concorreranno a formare la sua “Dottrina”. Il Presidente Peron riteneva infatti che solo una visione “cristiana e profondamente umanista” potesse contrastare lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo tipico del capitalismo ed al contempo lo sfruttamento dell'uomo da parte dello Stato tipico del comunismo, ovvero solo una visione basata sulla “giustizia” e sull'”amore”, valori cardine del Giustizialismo peronista, inteso appunto come dottrina di “giustizia sociale” e di “aiuto sociale”.

Ridicole poi le accuse mosse a Peron da parte dei suoi nemici di xenofobia o di filo-nazismo, al punto che egli scrisse e dichiarò, l'8 dicembre del 1945: “Non abbiamo pregiudizi razziali. Gli uomini decenti e di buona volontà saranno sempre accolti in questa patria generosa e buona”.

Interessante poi la promozione del cooperativismo da parte della “Dottrina” di Peron, che apriva all'autogestione delle imprese da parte dei lavoratori, oggi una realtà in molti Stati dell'America Latina.

In attesa della pubblicazione in lingua italiana di una nuova edizione dellla “Dottrina Peronista”, non possiamo non notare delle similitudini fra il pensiero mazziniano e quello peronista. Entrambi di matrice laica e cristiana al contempo. Entrambi di matrice nazionalista nel senso di esaltazione dei valori specifici di ciascuna nazione e di ciascun popolo sovrano. Entrambi rivolti appunto ai popoli, spesso oppressi, tanto dal giogo straniero quanto dagli opposti imperialismi.

Si pensi che fu Peron a definire “Terzo Mondo” i cosiddetti “Paesi non allineati”, invitandoli ad emanciparsi – come aveva fatto l'Argentina – e ad opporsi democraticamente all'oppressione ed all'influenza statunitense e sovietica, così come Mazzini invitò i popoli di tutta Europa a ribellarsi ai loro sovrani e, tanto Peron quanto Mazzini invitarono gli operai, i lavoratori tutti ad associarsi in libere cooperative ed a concorrere alla formazione di una Patria giusta, libera e sovrana.

Interessanti tali similitudini e francamente mi stupisce che nessuno storico serio – tranne il sottoscritto che è uno storico per passione, ma non certo un cattedratico - le abbia mai notate.

Sarebbe interessante, oggi, viste le similitudini fra Argentina ed Italia, proporre agli studenti dei due Paesi uno studio comparato della “Dottrina Peronista” e dei “Doveri dell'Uomo” mazziniani.

Sono certo che, quantomeno la Presidentessa argentina Cristina Fernandez de Kirchner, erede diretta della tradizione peronista, la quale, assieme al defunto marito Néstor ha – pur fra molte difficoltà – risollevato le sorti del suo Paese (riducendo la povertà, la fame, l'analfabetismo), sarebbe certamente favorevole.

E sono parimenti certo che i nostri studenti imparerebbero finalmente e davvero i valori della giustizia, della libertà, della tolleranza e della fratellanza fra i propri simili. Aspetti di cui, mai come oggi, abbiamo urgente necessità.


Luca Bagatin



3 settembre 2014

Juan Domingo Peron, il giustizialismo, il socialismo nazionale, l'umanitarismo in favore dei popoli

Juan Domingo Peron (1895 – 1974) - Presidente della Repubblica Argentina dal 1946 al 1955 - fu personaggio senza dubbio emblematico nel panorama geopolitico della Guerra Fredda ed il suo pensiero giustizialista, ovvero socialista nazionale, fu ed è tutt'ora un pensiero di scottante attualità, specie dopo l'avvento della globalizzazione e della conseguente crisi economico-sociale che attanaglia il mondo ormai da parecchi anni.

Iniziamo con il dire subito che Juan Peron non fu un populista nel senso spregiativo del termine. Egli fu uno dei pochi politici nella Storia ad essere dalla parte del popolo ed a servirlo, offrendo allo stesso una prospettiva umanitaria.

Eletto democraticamente, alla guida dei descamisados, ovvero dei più poveri dei poveri argentini, e sostenuto dalla moglie Eva Duarte (1919 - 1952), soprannominata affettuosamente dal popolo Evita - la quale si occuperà per tutta la sua pur breve vita di diritti delle donne e degli anziani - l'allora Colonnello Peron divenne Presidente della Repubblica Argentina e fondò, poco tempo dopo, il Partito Giustizialista, ovvero un partito socialista, nazionale e cristiano, ma di matrice anticlericale, come egli stesso amava definirlo.

La dottrina sulla quale Peron fondava la sua politica era una chiara ed inequivocabile terza posizione: alternativa al capitalismo borghese ed al marxismo comunista. Ovvero alternativa ai due imperialismi: quello statunitense e quello sovietico.

Il suo governo – che mai accettò aiuti, prestiti o investimenti stranieri - fu caratterizzato sin da subito da politiche in favore del popolo, dell'alfabetizzazione dello stesso e dello sviluppo del lavoro e riuscì, attraverso la nazionalizzazione delle imprese pubbliche, in pochi anni, a ripianare la totalità del debito pubblico che i governi dittatoriali precedenti avevano accumulato, ottenendo una bilancia dei pagamenti in attivo e riuscendo ad accumulare un'ampia riserva aurea. Sotto il profilo della laicità, inoltre, il governo Peron fu avanzatissimo per l'epoca, al punto che introdusse la legge sul divorzio, soppresse l'educazione religiosa nelle scuole e legalizzò la prostituzione e ciò gli costò peraltro la scomunica da parte del Papa dei cattolici Pio XII.

Nel settembre 1955, un'alleanza fra clero, militari e servizi segreti statunitensi, ad ogni modo, bloccò ogni nuova riforma peronista: un Colpo di Stato guidato dal generale Pedro Eugenio Aramburu, infatti, destituì il Presidente Juan Peron da ogni carica e lo costrinse all'esilio. Un esulio che durò sino al 1973. In Argentina, peraltro, il Partito Giustizialista fu dichiarato illegale e per quasi vent'anni l'Argentina ed il suo popolo subirono un lungo susseguirsi di dittature militari e di violenze, oltre che di pesantissime crisi economiche e di ruberie di Stato, che non permisero più al Paese di risollevarsi come aveva fatto, invece, durante il decennio peronista.

Juan Domingo Peron, ad ogni modo, nel suo esilio di Madrid, scriverà, nel 1967, una sorta di testamento politico, di documento storico e di esortazione al popolo ed ai popoli e lo intitolerà, emblematicamente, “L'ora dei popoli”. In tale testo, che anticiperà il suo ritorno trionfale in patria nel 1973, oltre a denunciare i suoi nemici in patria, denuncerà il pericolo dell'imperialismo yankee, ovvero statunitense, e l'avanzare dell'imperialismo sovietico e comunista. Inoltre, fu forse il primo a denunciare le manovre speculative dei governi USA relative al dollaro, fra cui il fenomeno dei signoraggio, e del Fondo Monetario Internazionale che, peraltro, sono tutt'oggi all'origine della crisi economica che stiamo subendo e fu il primo che, durante il suo mandato di governo, propose l'unificazione dell'America Latina, ovvero la fondazione degli Stati Uniti Latino-Americani.

Peron nel suo “L'ora dei popoli”, a proposito del giustizialismo e delle sue prospettive scrive infatti: Il giustizialismo si fonda su tre grandi premesse: 1) La necessità di promuovere una riforma che il mondo dei nostri giorni, con la sua inarrestabile evoluzione, stava segnalando come un imperativo ineludibile. 2) La necessità di una integrazione latino-americana per creare, grazie ad un mercato ampliato, senza frontiere interne, le condizioni più favorevoli al nostro sviluppo; per migliorare il tenore di vita dei nostri 200 milioni di abitanti; per creare le basi dei futuri Stati Uniti Latino-Americani, posto che spetta all'America Latina nelle questioni mondiali. 3) L'opportunità di realizzare un'integrazione storica che permetta di consolidare quella liberazione per la quale lottano oggi quasi tutti i popoli sottomessi.

La lotta in favore dei popoli sottomessi, infatti, fu la costante del pensiero e dell'azione di Juan Peron. La sua terza posizione, infatti, coincideva con quel Terzo Mondo sfruttato e depredato da Stati Uniti ed Unione Sovietica ed in tal proposito scriveva, anche riferendosi alla dittatura antiperonista che stava in quegli anni martoriando l'Argentina: I governi usurpatori di quelle dittature che pretendono di affermare la propria esistenza con la protezione straniera non possono durare. I governi militari e imposti dal Pentagono e dal Fondo Monetario Internazionale, incorreranno nella stessa sorte in Vietnam come in America Latina, in quanto nulla di stabile può essere fondato sull'infamia.

Socialismo nazionale, integrazione storica del Terzo Mondo e dell'America Latina, sovranità popolare, tutti aspetti che gli imperialismi non potevano e non possono tollerare.

Juan Domingo Peron, nonostante il ritorno trionfale in patria nel 1973 e la sua successiva rielezione, lasciando presto il governo nelle mani della seconda moglia Isabelita - che certo non aveva il piglio e l'anima sociale di Evita - non riuscì, causa anche la sua morte avvenuta nel 1974, ad impedire l'avvento di nuovi golpe militari che soffocarono ogni possibile riforma in Argentina.

Oggi, nel 2014, forse, avremmo necessità di un nuovo Juan Domingo Peron. L'avrebbe l'America Latina, ancora non unificata ed ancora attraversata da una grave crisi socio-economica. E l'avrebbe l'Europa, unita solo dall'economia e dal continuo sfruttamento monetario e tartassatorio che noi cittadini subiamo ogni giorno, peraltro soggetti alle scelte di politica internazionale dei soliti USA e del solito Fondo Monetario Internazionale.

Una terza posizione di carattere umanitario, socialista libertario e nazionale sarebbe utile all'uscita della crisi.

Ma, per ora, possiamo solo guardare agli esempi del passato. Agli esempi di personalità che, da Simon Bolivar a Giuseppe Mazzini, dai coniugi Garibaldi (Anita e Giuseppe), passando per i coniugi Peron (Evita e Juan) e per il socialismo libertario di Hugo Chavez, hanno offerto al mondo prospettive diverse e alternative. Prospettive oltre le divisioni e le ideologie di destra e/o di sinistra, bensì sempre dalla parte dei popoli e degli oppressi.


Luca Bagatin


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